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domenica 11 marzo 2012

Esiste la Free Energy?

342 : commenti
Continua la collaborazione dell'amico Andrea Rampado con 22 passi d'amore e dintorni. È da una decina di giorni che mi riprometto di pubblicare il suo contributo (compresa la relazione allegata) che segue, finalmente oggi ho trovato il tempo. 
Per inciso, si racconta di una "sfida" lanciata pochi anni fa da Andrea e raccolta dall'Ing. Fernando Russo, con esito ben diverso da analoghe sfide recentemente lanciate a professori, chimici, ingegneri, che non hanno avuto il coraggio di raccogliere il guanto.

***

Andrea Rampado vicino a un cavitatore meccanico
Caro Daniele, come promesso eccomi di nuovo qui a raccontarti un pezzettino della mia storia.

Come ho più volte avuto occasione di dirti, da più di 12 anni studio e mi occupo di sistemi per la produzione di energia, per la riduzione dei rifiuti e di tutto ciò che, prodotto dall'uomo, possa risultare alla fine di rilevante impatto ambientale. 
Ho vissuto parallelamente tutte le evoluzioni avvenute nel web: dalle chat tematiche, ai forum dedicati alle energie alternative (di alcuni sono stato fondatore e ancora oggi sono moderatore/amministratore), fino ai blog come il tuo e ai social network.
Ricordo con particolare nostalgia gli anni che vanno dal 2002 al 2006, quando nei forum si trovavano persone propositive, curiose, con molta voglia di approfondire e capire, in proporzione molte più di ora. Certo, come succede oggi molti erano scettici ed estremamente dubbiosi e negativi verso ogni possibile novità, ma alla fine quasi tutti si rimboccavano le maniche per dare il proprio contributo, sempre in positivo.

Tra tutte le iniziative nate nella rete, vorrei portartene come esempio una che rispecchia, in qualche modo, quanto si è verificato nel corso dell'ultimo anno in merito alle vicende di Rossi e, più in generale, nel mondo della fusione fredda o LENR. La questione verteva sulla free energy e/o sistemi over unit: come sempre, oltre alle solite elucubrazioni sul destino del mondo e su quanto potrebbe accadere se una tecnologia di questo tipo fosse resa disponibile, si discuteva su quale fosse la più promettente e magari su quale, tra le tante, valesse la pena di investire qualcosa per sottoporla a verifica. Ognuno metteva quel che poteva, chi le competenze, chi uno strumento di misura, chi, non potendo contribuire in altro modo e volendosi sentire parte attiva di un progetto, semplicemente qualche centinaio di euro; oltre a mettere in campo il mio intuito, solitamente facevo parte di questi ultimi.

Nel 2005, nel forum http://energierinnovabili.forumcommunity.net/?t=1683039 venne aperta una discussione sulla fantomatica "pompa idrosonica"; non era la prima volta, però in precedenza c'erano stati due attacchi hacker che avevano fatto perdere gran parte delle discussioni aperte. Problemi simili sono avvenuti  un po' in tutti i forum che ho avuto modo di seguire... ma sono certamente le marachelle di qualche ragazzino, non il segno di un'opera di insabbiamento, come qualche "complottista" crede. La questione "pompa idrosonica" era per me un argomento degno di approfondimento fin dal 2001, quando era comparso in rete un articolo che ne parlava (http://www.xmx.it/pompaidrosonica.htm). In buona sostanza si tratta di un dispositivo che genera calore sfruttando il fenomeno della cavitazione; il calore così generato è a quanto pare superiore, come quantità di energia, all'energia utilizzata per produrre il fenomeno della cavitazione: si tratta insomma di una una over unit, di free energy.
Ad aprire la discussione nel forum nel 2005 era stato un ingegnere di Milano, proponendo di indagare il fenomeno e verificare se le dichiarazioni che circolavano in rete su questa presunta over unit fossero fondate o, come spesso accade, solo frutto di fantasie o speculazioni.

In tre anni di ricerche avevo già raccolto un certo numero di indizi: ero stato parecchie volte all'estero, soprattutto in Russia, dove le tecnologie che sfruttano il principio della cavitazione erano note, ricercate, sviluppate e utilizzate fin dagli anni '60. Durante questi viaggi avevo acquisito un progetto completo, che misi in rete su un server remoto, a disposizione di chiunque avesse avuto la possibilità di realizzare un reattore a cavitazione o, in altre parole, una caldaia idrosonica, funzionante in pratica grazie a 1) una particolare geometria di una girante azionata da un motore elettrico all'interno di uno statore, 2) semplice acqua in cui, per le pressioni prodotte dalla girante, si sarebbe prodotto il fenomeno della cavitazione. La cavitazione avrebbe prodotto l'implosione di microbolle di vapore, l'implosione avrebbe prodotto quello che viene comunemente chiamato il fenomeno della sonoluminescenza, generando luce e calore.

I primi test non dettero i risultati sperati; in verità non erano stati condotti seguendo fedelmente alcuni semplici protocolli, come per esempio portare al giusto numero di giri la girante azionata dal motore elettrico. Quando si replica un esperimento, esso va replicato in tutte le sue parti, altrimenti come si può affermare di averlo confutato? A questo punto molti pensarono -- quasi tutti direi -- che la "pompa idrosonica" fosse una bufala, una leggenda metropolitana.
Sapendo che le cose non stavano proprio così, decisi di lanciare una scommessa: mettevo a disposizione un sistema la cui produzione di energia, dichiarata dal costruttore, era superiore a quella consumata, a patto che chi avesse voluto sottoporlo a test si impegnasse, a prescindere dai risultati ottenuti, a produrre una relazione conclusiva firmata. Chiaramente scommettevo sul fatto che un fenomeno strano, anormale, non conosciuto, si sarebbe verificato; di conseguenza chi si fosse occupato delle misurazioni e dei test, capendo che, prima o poi, altri esperimenti in altre sedi avrebbero confermato il fenomeno, non avrebbe mai rilasciato una relazione fasulla con tanto di nome e cognome, rischiando di perderci la faccia.

Cavitatore statico
Il guanto della sfida fu raccolto. Mi impegnai a comprare alcuni dispositivi costruiti per produrre acqua calda: si trattava di caldaie idrosoniche statiche, cioè prive di parti in movimento (né giranti, né motori elettrici). A prima vista possono sembrare delle semplici resistenze immerse nell'acqua che, per effetto Joule, cedono calore, in realtà il fenomeno è profondamente diverso, molto simile a un sistema elettrolitico che, per differenza di potenziale, produce la scissione dell'acqua in idrogeno e ossigeno, generando al tempo stesso anche calore. Però attenzione, in questo caso la produzione del calore non è effetto della rottura dei legami chimici dell'acqua, bensì della pressione generata dalla differenza di potenziale, pressione che produce cavitazione, quindi implosione, sonoluminescenza, luce e calore. Certo un minimo di elettrolisi si verifica, ma non è questo il fenomeno preponderante ai fini della produzione di calore, fatto che si può capire chiaramente dalla relazione che venne prodotta.

L'esperimento produsse dunque risultati interessanti, nonostante non potessero essere rispettati tutti i protocolli imposti dal costruttore. Per esempio, il contatto di terra non venne connesso al corpo metallico del cavitatore statico perché, essendo l’alimentazione del laboratorio derivata da una trifase a triangolo, tale connessione non è permessa per legge in caso di utilizzo domestico (l'utente rischierebbe di rimaner fulminato toccando i radiatori). Altra cosa non eseguita da protocollo fu utilizzare il cavitatore statico a poco più di un terzo della potenza di targa, invece che al massimo della sua potenza. Infine non venne sempre utilizzata acqua con un preciso grado di conducibilità elettrica.
I risultati migliori, di molto superiori a quelli riportarti nelle prove comparate, vennero ottenuti senza limitazione della potenza (limitazione necessaria in quanto la resistenza usata a scopo comparativo non raggiungeva la potenza del cavitatore) e non vennero inseriti nella relazione.
I risultati documentati furono comunque sufficienti a dimostrare il verificarsi di un probabile nuovo fenomeno che valeva la pena di essere indagato e ulteriormente approfondito. E questa è un'altra storia che racconterò a breve.


Andrea Rampado

sabato 10 marzo 2012

L22P 62-63-64-65-66/366

25 : commenti
Sono stato via dal blog quasi una settimana e domani tornerò per pubblicarvi qualcosa di originale, pur se non scritto da me. 

Tra qualche anno tutti quelli che hanno negato ESISTENZA a fenomeni LENR o di "coerenza" -- a cui è possibile ricondurre memoria dell'acqua o omeopatia -- potranno dire be' non mi pento: in base a quello che sapevo era impossibile, applicando il metodo scientifico era impossibile, quindi era legittimo attaccare, ridicoleggiare, offendere tutti coloro che credevano "fideisticamente" a queste 'cose'.
In realtà, ritenere che tutto ciò scientificamente dimostrato sia falso è un presupposto totalmente privo di valore, così come scambiare metodo scientifico (che ha valore euristico) con verità scientifica: il metodo può arrivare benissimo in ritardo rispetto alla verità. Spero almeno che tante parole gettate inutilmente al vento in tutti questi mesi serviranno di lezione a più d'uno.

Per oggi mi rimetto in pari coi miei lustri. A domani.

[-1310]

2007
Martedì 6, mercoledì 7, giovedì 8, venerdì 9, sabato 10 marzo non scrivevo nulla.

2008


Giovedì 6 marzo: Vigilia di Donne di Vrindavan
Venerdì 7 marzo non scrivevo nulla.
Sabato 8 marzo: 8 marzo, giornata delle Donne (di Vrindavan)!
Domenica 9 marzo: Ok, buona la prima!
Lunedì 10 marzo: Corsi e ricorsi
 
2009
Venerdì 6 marzo: Lo smarrimento

Sabato 7 marzo: Unghie nel sole... da Firenze

Domenica 8 marzo: Buon 8 marzo alla Dea che ogni donna accoglie; Postilla
Lunedì 9 marzo: Waiting for Eternity di Tamara Farnetani

Martedì 10 marzo non scrivevo nulla.

2010

Sabato 6 marzo: Local Natives; Tutti in Spagna a comprar le figurine Panini!; Il successo è...

Domenica 7 marzo non scrivevo nulla.
Lunedì 8 marzo: Buon 8 marzo

Martedì 9 marzo non scrivevo nulla.
Mercoledì 10 marzo: B come BUFFONE



2011
Domenica 6 e lunedì 7 marzo non scrivevo nulla.
Martedì 8 marzo: Buon 8 marzo 2011

Mercoledì 9 marzo: Burocrazia 2.0 - Decreto flussi 2010
Giovedì 10 marzo: 12 marzo, puntata di Ulisse dedicata all'India


lunedì 5 marzo 2012

L22P 59-60-61/366

69 : commenti


Lunedì 3 marzo 2008 e martedì 3 marzo 2009 non scrivevo nulla.


Mercoledì 3 marzo 2010:
- Questo scoop lo dà solo il mio blog al momento!!!


Giovedì 3 marzo 2011:
- BOMBA ATOMICA SULLE RINNOVABILI?


***



Martedì 4 marzo 2008 non scrivevo nulla.

Mercoledì 4 marzo 2009:
- ...lontano anni luce...

Giovedì 4 marzo 2010: 
- Le dimissioni di Bersani


Venerdì 4 marzo 2011 non scrivevo nulla.

***

Lunedì 5 marzo 2007:
- Ti voglio bene Anto


Mercoledì 5 marzo 2008 non scrivevo nulla.


Giovedì 5 marzo 2009:

- Il mio "secondo lavoro" non retribuito...
- Un po' di pubblicità :-)


Venerdì 5 marzo 2010 non scrivevo nulla.


Sabato 5 marzo 2011:

- Sven Kullader e Hanno Essén parlano dell'E-Cat (video sottotitolato in italiano)

domenica 4 marzo 2012

Diritto dei popoli all'autodeterminazione:
VANTO dei NO TAV

106 : commenti
I NO TAV non minano la democrazia, rivendicano piuttosto il diritto dei popoli alla autodeterminazione e alla disobbedienza civile contro scelte e leggi inique.

Ho confrontato più volte le ragioni dei NO TAV e dei SI TAV, cercando di mantenermi obiettivo: ebbene le prime derivano da informazione, le seconde da mancanza di informazione. Ma i mass media e i Governi in carica tendono a sostenere esattamente il contrario. Pare che gli interessi economici in gioco siano troppo grandi per far si che chi ci governa e ci informa racconti la verità.

Per spiegarcela  accademici ed esperti sono scesi in campo col seguente appello (le sottolineature sono mie) al Presidente del Consiglio Mario Monti. Dopo averlo letto  sottoscrivetelo andando a questo link.

***

Al Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Prof. Mario Monti
Palazzo Chigi
ROMA

Gennaio 2012

Oggetto: Appello per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino – Lione, Progetto Prioritario TEN-T N° 6, sulla base di evidenze economiche, ambientali e sociali.

Onorevole Presidente,

ci rivolgiamo a Lei e al Governo da Lei presieduto, nella convinzione di trovare un ascolto attento e privo di pregiudizi a quanto intendiamo esporLe sulla base della nostra esperienza e competenza professionale ed accademica. Il problema della nuova linea ferroviaria ad alta velocità/alta capacità Torino-Lione rappresenta per noi, ricercatori, docenti e professionisti, una questione di metodo e di merito sulla quale non è più possibile soprassedere, nell’interesse del Paese. Ciò è tanto più vero nella presente difficile congiuntura economica che il suo Governo è chiamato ad affrontare.

Sentiamo come nostro dovere riaffermare - e nel seguito di questa lettera, argomentare - che il progetto 1 della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, inspiegabilmente definito “strategico”, non si giustifica dal punto di vista della domanda di trasporto merci e passeggeri, non presenta prospettive di convenienza economica né per il territorio attraversato né per i territori limitrofi né per il Paese, non garantisce in alcun modo il ritorno alle casse pubbliche degli ingenti capitali investiti (anche per la mancanza di un qualsivoglia piano finanziario), è passibile di generare ingenti danni ambientali diretti e indiretti, e infine è tale da generare un notevole impatto sociale sulle aree attraversate, sia per la prevista durata dei lavori, sia per il pesante stravolgimento della vita delle comunità locali e dei territori coinvolti.

Diminuita domanda di trasporto merci e passeggeri

Nel decennio tra il 2000 e il 2009, prima della crisi, il traffico complessivo di merci dei tunnel autostradali del Fréjus e del Monte Bianco è crollato del 31%. Nel 2009 ha raggiunto il valore di 18 milioni di tonnellate di merci trasportate, come 22 anni prima. Nello stesso periodo si è dimezzato anche il traffico merci sulla ferrovia del Fréjus, anziché raddoppiare come ipotizzato nel 2000 nella Dichiarazione di Modane sottoscritta dai Governi italiano e francese. La nuova linea ferroviaria Torino-Lione, tra l’altro, non sarebbe nemmeno ad Alta Velocità per passeggeri perché, essendo quasi interamente in galleria, la velocità massima di esercizio sarà di 220 km/h, con tratti a 160 e 120 km/h, come risulta dalla VIA presentata dalle Ferrovie Italiane. Per effetto del transito di treni passeggeri e merci, l’effettiva capacità della nuova linea ferroviaria Torino-Lione sarebbe praticamente identica a quella della linea storica, attualmente sottoutilizzata nonostante il suo ammodernamento terminato un anno fa e per il quale sono stati investiti da Italia e Francia circa 400 milioni di euro.

Assenza di vantaggi economici per il Paese

Per quanto attiene gli aspetti finanziari, ci sembra particolarmente importante sottolineare l’assenza di un effettivo ritorno del capitale investito. In particolare:

1. Non sono noti piani finanziari di sorta
Sono emerse recentemente ipotesi di una realizzazione del progetto per fasi, che richiedono nuove analisi tecniche, economiche e progettuali. Inoltre l’assenza di un piano finanziario dell’opera, in un periodo di estrema scarsità di risorse pubbliche, rende ancora più incerto il quadro decisionale in cui si colloca, con gravi rischi di “stop and go”.
2. Il ritorno finanziario appare trascurabile, anche con scenari molto ottimistici.
Le analisi finanziarie preliminari sembrano coerenti con gli elevati costi e il modesto traffico, cioè il grado di copertura delle spese in conto capitale è probabilmente vicino a zero. Il risultato dell’analisi costi-benefici effettuata dai promotori, e molto contestata, colloca comunque l’opera tra i progetti marginali.
3. Ci sono opere con ritorni certamente più elevati: occorre valutare le priorità
Risolvere i fenomeni di congestione estrema del traffico nelle aree metropolitane così come riabilitare e conservare il sistema ferroviario "storico" sono alternative da affrontare con urgenza, ricche di potenzialità innovativa, economicamente, ambientalmente e socialmente redditizie.
4. Il ruolo anticiclico di questo tipo di progetti sembra trascurabile.
Le grandi opere civili presentano un’elevatissima intensità di capitale, e tempi di realizzazione molto lunghi. Altre forme di spesa pubblica presenterebbero moltiplicatori molto più significativi.
5. Ci sono legittimi dubbi funzionali, e quindi economici, sul concetto di corridoio.
I corridoi europei sono tracciati semi-rettilinei, con forti significati simbolici, ma privi di supporti funzionali. Lungo tali corridoi vi possono essere tratte congestionate alternate a tratte con modesti traffici. Prevedere una continuità di investimenti per ragioni geometriche può dar luogo ad un uso molto inefficiente di risorse pubbliche, oggi drammaticamente scarse.

Bilancio energetico-ambientale nettamente negativo.

Esiste una vasta letteratura scientifica nazionale e internazionale, da cui si desume chiaramente che i costi energetici e il relativo contributo all’effetto serra da parte dell’alta velocità sono enormemente acuiti dal consumo per la costruzione e l’operatività delle infrastrutture (binari, viadotti, gallerie) nonché dai più elevati consumi elettrici per l’operatività dei treni, non adeguatamente compensati da flussi di traffico sottratti ad altre modalità. Non è pertanto in alcun modo ipotizzabile un minor contributo all’effetto serra, neanche rispetto al traffico autostradale di merci e passeggeri. Le affermazioni in tal senso sono basate sui soli consumi operativi (trascurando le infrastrutture) e su assunzioni di traffico crescente (prive di fondamento, a parte alcune tratte e orari di particolare importanza).

Risorse sottratte al benessere del Paese

Molto spesso in passato è stato sostenuto che alcuni grandi progetti tecnologici erano altamente remunerativi e assolutamente sicuri; la realtà ha purtroppo dimostrato il contrario. Gli investimenti per grandi opere non giustificate da una effettiva domanda, lungi dal creare occupazione e crescita, sottraggono capitali e risorse all’innovazione tecnologica, alla competitività delle piccole e medie imprese che sostengono il tessuto economico nazionale, alla creazione di nuove opportunità lavorative e alla diminuzione del carico fiscale. La nuova linea ferroviaria Torino-Lione, con un costo totale del tunnel transfrontaliero di base e tratte nazionali, previsto intorno ai 20 miliardi di euro (e una prevedibile lievitazione fino a 30 miliardi e forse anche di più, per l’inevitabile adeguamento dei prezzi già avvenuto negli altri tratti di Alta Velocità realizzati), penalizzerebbe l’economia italiana con un contributo al debito pubblico dello stesso ordine all’entità della stessa manovra economica che il Suo Governo ha messo in atto per fronteggiare la grave crisi economica e finanziaria che il Paese attraversa. È legittimo domandarsi come e a quali condizioni potranno essere reperite le ingenti risorse necessarie a questa faraonica opera, e quale sarà il ruolo del capitale pubblico. Alcune stime fanno pensare che grandi opere come TAV e ponte sullo stretto di Messina in realtà nascondano ingenti rischi per il rapporto debito/PIL del nostro Paese, costituendo sacche di debito nascosto, la cui copertura viene attribuita a capitale privato, di fatto garantito dall’intervento pubblico.

Sostenibilità e democrazia

La sostenibilità dell’economia e della vita sociale non si limita unicamente al patrimonio naturale che diamo in eredità alle generazioni future, ma coinvolge anche le conquiste economiche e le istituzioni sociali, l’espressione democratica della volontà dei cittadini e la risoluzione pacifica dei conflitti. In questo senso, l’applicazione di misure di sorveglianza di tipo militare dei cantieri della nuova linea ferroviaria Torino-Lione ci sembra un’anomalia che Le chiediamo vivamente di rimuovere al più presto, anche per dimostrare all’Unione Europea la capacità dell’Italia di instaurare un vero dialogo con i cittadini, basato su valutazioni trasparenti e documentabili, così come previsto dalla Convenzione di Århus2.

Per queste ragioni, Le chiediamo rispettosamente di rimettere in discussione in modo trasparente ed oggettivo le necessità dell’opera.

Non ci sembra privo di fondamento affermare che l’attuale congiuntura economica e finanziaria giustifichi ampiamente un eventuale ripensamento e consentirebbe al Paese di uscire con dignità da un progetto inutile, costoso e non privo di importanti conseguenze ambientali, anche per evitare di iniziare a realizzare un’opera che potrebbe essere completata solo assorbendo ingenti risorse da altri settori prioritari per la vita del Paese.

Con viva cordialità e rispettosa attesa,

Sergio Ulgiati, Università Parthenope, Napoli

Ivan Cicconi, Esperto di infrastrutture e appalti pubblici

Luca Mercalli, Società Meteorologica Italiana

Marco Ponti, Politecnico di Milano



Riferimenti bibliografici: cfr. http://www.lalica.net/Appello_a_Monti

Note

1 L'accordo del 2001 tra Italia e Francia, ratificato con Legge 27 settembre 2002, n. 228, prevede all'art. 1 che "I Governi italiano e francese si impegnano (…) a costruire (…) le opere (…) necessarie alla realizzazione di un nuovo collegamento ferroviario merci-viaggiatori tra Torino e Lione la cui entrata in servizio dovrebbe avere luogo alla data di saturazione delle opere esistenti." Non ostante la prudenza contenuta in questo articolo, i Governi italiani succedutisi hanno fatto a gara per dimostrare che la data di saturazione della linea storica era dietro l'angolo. I fatti hanno dimostrato il contrario, ma – inspiegabilmente - non vi sono segnali di ripensamento da parte dei decisori politici.

Armi nucleari tattiche prive di massa critica
che sfruttano i principi della fusione fredda (2)

40 : commenti
Guarda un po' che coincidenza: il 2 marzo scorso pubblicavo un post (questo) che riprendeva l'ipotesi rappresentata dal fisico Emilio Del Giudice e dal giornalista Maurizio Torrealta nel libro Il segreto delle tre pallottole; la sera stessa RaiNews24 ha trasmesso un approfondimento sullo stesso argomento. 

Studio Corea

Il settimanale inglese " Nature" rivela l'analisi di uno scienziato svedese che potrebbe rivoluzionare la sicurezza nucleare come la abbiamo conosciuta finora: La Corea potrebbe essere in grado di produrre armi nucleari di piccola potenza. Ne discutono in studio il Generale Carlo Jean, l' analista strategico Alessandro Politi, la ricercatrice dell' Enea Antonella De Ninno ed il fisico teorico Emilio Del GIudice, conduce Maurizio Torrealta.

In conclusione, l'esistenza di armi nucleare tattiche prive di massa critica, in base a principi LENR, è sempre meno un'ipotesi di lavoro e sempre più una realtà, nota senz'altro agli USA, probabilmente all'URSS e ora anche alla Corea del Nord. Nota soprattutto a tutti quegli "esperti" che da più di 22 anni vengono pagati (penso molto bene) per raccontare al mondo che la fusione fredda non esiste, in altre parole per mentire e ingannare le masse. Già le masse, noi comuni cittadini che non apparteniamo a élite di potere, militari, politiche o intellettuali e, soprattutto, non abbocchiamo alle loro bugie.

venerdì 2 marzo 2012

L22P 57-58/366

32 : commenti
[- 1341 post]

Giovedì 1 marzo 2007 e sabato 1 marzo 2008: nessun post.



***

Venerdì 2 marzo 2007 non scrivevo nulla.


Domenica 2 marzo 2008:
- Il popolo di Sparta!


Lunedì 2 marzo 2009:
- In attesa del Rinsavimento siamo in pieno Medioevo venatorio


Martedì 2 marzo 2010:
- All'ultimo posto


Mercoledì 2 marzo 2011:
- La comunità scientifica apre all'E-Cat di Rossi
- ...allora sì che m'arrabbio!

Interrogazioni parlamentari
su fusione fredda ed E-Cat

21 : commenti
Tra pochi giorni saranno passati due anni da quando, nella seduta della Camera dei Deputati n. 301 del 18 marzo 2010, gli onorevoli Elisabetta Zamparutti, Marco Beltrandi, Rita Bernardini, Maria Antonietta Farina Coscioni, Matteo Mecacci, Maurizio Turco, tutti del PD, presentarono la seguente interrogazione (Cod. 4-06580) Al Ministro dello sviluppo economico e al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, rispettivamente Claudio Scajola e Maria Stella Gelmini.
Premesso che:
  • esistono ricerche sulla fusione fredda, quale possibilità di ottenere abbondante energia pulita a basso costo;
  • il fenomeno fisico della fusione fredda, che avviene in celle elettrolitiche adoperando il metodo di Fleischmann e Pons, o varianti come quelle suggerite da Giuliano Preparata e come replicata dal nostro gruppo all'ENEA di Frascati, risulterebbe provato nelle sue linee essenziali mentre non è ancora risolto pienamente il problema della captazione dell'energia prodotta, che viene emessa in modo molto repentino. In altre parole, a livello scientifico è tutto pronto, manca solo l'ingegnerizzazione del processo;
  • spetta ora agli ingegneri mettere a punto un metodo per l'utilizzo pratico della fusione fredda;
  • secondo esperti del settore, avendo a disposizione fondi e personale tecnico adeguato, per arrivare ad utilizzare concretamente energia dalla fusione fredda occorrerebbero al massimo 5-10 anni, certamente un tempo molto ridotto rispetto a quello che occorre per l'Iter (International thermonuclear experimental reactor), progetto di fusione calda per cui è previsto un tempo di realizzazione di 40-50 anni;
[L'interrogazione è volta a sapere]:
  • se il Ministro interrogato sia al corrente di quanto sopra esposto;
  • se risultino risorse e di che entità per la ricerca in questo settore;
  • se e come intenda sostenere l'ingegnerizzazione del processo.

Poche settimane fa, nella seduta della Camera dei Deputati n. 574 del 23 gennaio 2012 i medesimi onorevoli, hanno presentato una nuova interrogazione (cod. 4-14595) al Ministro dello sviluppo economico Corrado Passera.

Premesso che:
  • con l'interrogazione 4-06580 si richiamava l'attenzione del Governo sullo stato della ricerca applicata alla fusione fredda;
  • da allora, come segnala il sito http://www.pagina.to.it/index.php?method=section- &action=zoom&id=10444 sono avvenute alcune novità nell'ultimo scorcio del 2011 e nelle due settimane del 2012. In particolare l'ingegner Andrea Rossi e il fisico professor Sergio Focardi nel mese di ottobre hanno tenuto una pubblica dimostrazione di un dispositivo chiamato E-Cat basato sulla teoria della fusione fredda. Il sistema sarebbe in grado di erogare circa mezzo megawatt di potenza termica senza consumare che pochi grammi (1-2 g) di idrogeno e nichel che equivale alla potenza di un grosso motore diesel o della caldaia di un grosso condominio;
  • inoltre l'ingegner Rossi ha dichiarato di essere pronto a vendere 1 milione di questi reattori ad uso riscaldamento domestico della potenza di 10 kilowatt a partire dall'autunno del 2012. Il sistema di controllo è fornito da National instruments (colosso americano della strumentazione scientifica), la distribuzione sarebbe affidata alla catena Home Depot (mancano conferme ufficiali), leader del bricolage americano, la produzione sarebbe verosimilmente localizzata in USA;
  • alcuni membri della Royal Swedish Accademy of Sciences (l'istituzione più importante per la decisione dell'assegnazione del premio) erano presenti ai test di Rossi e hanno riportato commenti molto positivi;
  • l'ingegner Rossi è stato ricevuto dal governatore del Massachussets Bruce Tarr e al MIT (la più prestigiosa università tecnologica del mondo) con l'idea di avviare in quello stato la produzione del suo E-Cat;
  • anche il fisico italiano Francesco Celani è intervenuto sullo stato delle ricerche sulla fusione fredda alla conferenza dell'ISEO-WSEC (ONU) tenutasi il 10-12 gennaio a Ginevra, dove ha criticato la NASA per aver nascosto per oltre vent'anni i risultati ottenuti nel 1989;
  • successivamente sul sito della NASA è comparso un video che conferma l'interesse dell'ente spaziale a questa tecnologia e prevede un applicazione a breve per il riscaldamento domestico con sistemi nichel idrogeno molto simili all'E-Cat di Rossi che peraltro non viene mai citato;
  • per spiegare i fenomeni stanno emergendo due teorie: la teoria della coerenza che si basa sulle ricerche di Giuliano Preparata e che riconosce questi fenomeni come fusione fredda (si è svolto un congresso a dicembre sull'argomento) e la teoria degli americani Widom & Larsen abbastanza complicata, ma che esclude esplicitamente che si tratti di processi di fusione nucleare. La Widom & Larsen è preferita dalla NASA, poiché, a detta dei più maliziosi, costituirebbe un ottimo alibi per giustificare ex post l'ostracismo verso la fusione fredda condotto da tutta la comunità scientifica negli ultimi 20 anni;
[L'interrogazione è volta a sapere]:
  • se il Ministro interrogato sia al corrente di quanto sopra esposto e quali iniziative intenda assumere in merito allo stato della ricerca sulla fusione fredda anche in vista della definizione di una strategia energetica nazionale.

Si tratta di interrogazioni a cui i Ministri interessati rispondono per iscritto, non in aula. Subito prima di pubblicare il presente post, ho inviato email a tutti i suddetti onorevoli deputati chiedendo loro di informarci su cosa abbiano risposto due anni fa i Ministri Scajola e Gelmini e soprattutto adesso il Ministro Corrado Passera. 

N.B. un ministro può rifiutare di rispondere a un'interrogazione parlamentare, purché ne adduca motivazione.

Armi nucleari tattiche prive di massa critica
che sfruttano i principi della fusione fredda (1)

106 : commenti
Ringrazio Andrea Rampado, autore del prezioso contributo che segue, per averbe autorizzato la pubblicazione su 22 passi. Cari amici, il 2012 sarà l'anno della fine di tanti occultamenti della verità, stateve accuorti!

***

Alla conferenza sulla "Storia delle reazioni piezonucleari" che si è svolta nel 2011 il 14 aprile al Politecnico di Torino è intervenuto il prof. Massimo Zucchetti, Professore ordinario-Impianti nucleari, Dipartimento di Energetica.
La sua relazione è il risultato di una ricerca bibliografica letteraria sull'utilizzo bellico dell'uranio impoverito, questa relazione, se confermata anche da prove sperimentali, potrebbe chiarire almeno in parte la tesi del complotto militare che impedisce, secondo i sostenitori della fusione fredda, la divulgazione e l'utilizzo di nuove reazioni nucleari.

Infatti per i sostenitori della "fusione fredda" esisterebbe un complotto ordito dai militari che ne impedirebbero la diffusione, lo studio e la conoscenza, cito Roberto Germano da "Il discredito patologico":

"Un altro fattore di rischio che ritengo importante aggiungere a quelli individuati da Josephson è l’interesse militare. Infatti, la Fusione Fredda sembra ricondurci direttamente ai cosiddetti proiettili all’Uranio impoverito, proprio in quel periodo (’90) utilizzati dagli USA per la prima volta nella I Guerra del Golfo, e la cui tecnologia (secondo lo stesso Fleischmann) sembrerebbe basarsi su tecniche e fenomeni strettamente correlati a quelli evidenziati da lui stesso a da Pons nell’89. Questo farebbe anche comprendere il perché degli “annunci drammatici”, fatti tramite l’inusuale mezzo della conferenza stampa (Fleischmann ha ammesso indirettamente, ma chiaramente, che era pedinato da ambienti militari in quei giorni critici a cui seguì la tanto biasimata conferenza stampa). In effetti, sono già alcuni anni che questo possibile nesso si è fatto strada al di fuori degli ambienti militari; se ne sono occupati recentemente anche i giornalisti di RAI NEWS 24 nei reportage “Il Rapporto 41, Fisica e metafisica di una rivoluzione scientifica scomparsa” di Angelo Saso, e “Khiam, sud del libano: anatomia di una bomba” (che ha vinto il Premio “Ilaria Alpi” 2007) di Flaviano Masella e Angelo Saso.
Gli indizi sono questi:
  • Il proiettile all'Uranio impoverito dovrebbe semplicemente forare il carro armato e non certo causare la fusione di ampie superfici metalliche, né generare radioattività.
  • I morti colpiti da tali proiettili sono stati rinvenuti scuri di pelle, come fossero stati esposti a radiazioni ionizzanti.
  • Il metallo del carro armato diviene radioattivo.
  • Nel bunker a Bagdad, dove furono usati proiettili più grandi, sono state trovate le impronte di uomini vaporizzati sulle pareti, come avvenne a Hiroshima e Nagasaki.
  • Tra le nanoparticelle ritrovate nelle zone “incriminate” si trova il Bario, elemento raro ed evidente prodotto di fissione dell’Uranio (l’altro è un gas, il Kripto, ed è quindi volatile).
Un possibile scenario interpretativo è che un proiettile di Uranio impoverito, caricato opportunamente di Deuterio fino a una certa soglia molto elevata (l’Uranio tende ad assorbire facilmente Idrogeno e Deuterio), quando impatta sull'obiettivo alle velocità enormi tipiche di questi proiettili, ovviamente si comprime. Si raggiunge così la densità critica di Deuterio nell'Uranio che dà origine a uno stato di pre-fusione nucleare fredda che innesca a sua volta un fenomeno di fissione nucleare sui generis, con grande emissione di calore e raggi gamma.
Saremmo di fronte, quindi, a un'arma nucleare, ma tattica (può agire su aree limitate) perché non ha bisogno di dover raggiungere la massa critica, e quindi potenze necessariamente di molto superiori.
Dunque, buona parte dei fenomeni sociologici inquisitori e antidemocratici propri della saga della Fusione Fredda troverebbe una semplice spiegazione ipotizzando un cosciente e ben riuscito tentativo di insabbiamento di segreti militari."
Secondo il prof. Massimo Zucchetti e il gruppo di ricerca e studio sulle reazioni piezonucleri, non si tratterebbe di un complotto militare, ne di mini bombe nucleari a fusione fredda, ma semplicemente di una reazione piezonucleare indotta dalla pressione, dall'impatto quindi del proiettile ad uranio impoverito con la corazza dei carri colpiti.

PER APPROFONDIRE:

mercoledì 29 febbraio 2012

L22P 56/366

11 : commenti
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2007, 2009, 2010, 2011 non erano anni bisestili.


Venerdì 29 febbraio 2008: India: tra passato e futuro
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