Continua la collaborazione dell'amico Andrea Rampado con 22 passi d'amore e dintorni. È da una decina di giorni che mi riprometto di pubblicare il suo contributo (compresa la relazione allegata) che segue, finalmente oggi ho trovato il tempo.
Per inciso, si racconta di una "sfida" lanciata pochi anni fa da Andrea e raccolta dall'Ing. Fernando Russo, con esito ben diverso da analoghe sfide recentemente lanciate a professori, chimici, ingegneri, che non hanno avuto il coraggio di raccogliere il guanto.
Per inciso, si racconta di una "sfida" lanciata pochi anni fa da Andrea e raccolta dall'Ing. Fernando Russo, con esito ben diverso da analoghe sfide recentemente lanciate a professori, chimici, ingegneri, che non hanno avuto il coraggio di raccogliere il guanto.
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| Andrea Rampado vicino a un cavitatore meccanico |
Caro Daniele, come promesso eccomi di nuovo qui a raccontarti un pezzettino della mia storia.
Come ho più volte avuto occasione di dirti, da più di 12 anni studio e mi occupo di sistemi per la produzione di energia, per la riduzione dei rifiuti e di tutto ciò che, prodotto dall'uomo, possa risultare alla fine di rilevante impatto ambientale.
Ho vissuto parallelamente tutte le evoluzioni avvenute nel web: dalle chat tematiche, ai forum dedicati alle energie alternative (di alcuni sono stato fondatore e ancora oggi sono moderatore/amministratore), fino ai blog come il tuo e ai social network.
Ricordo con particolare nostalgia gli anni che vanno dal 2002 al 2006, quando nei forum si trovavano persone propositive, curiose, con molta voglia di approfondire e capire, in proporzione molte più di ora. Certo, come succede oggi molti erano scettici ed estremamente dubbiosi e negativi verso ogni possibile novità, ma alla fine quasi tutti si rimboccavano le maniche per dare il proprio contributo, sempre in positivo.
Tra tutte le iniziative nate nella rete, vorrei portartene come esempio una che rispecchia, in qualche modo, quanto si è verificato nel corso dell'ultimo anno in merito alle vicende di Rossi e, più in generale, nel mondo della fusione fredda o LENR. La questione verteva sulla free energy e/o sistemi over unit: come sempre, oltre alle solite elucubrazioni sul destino del mondo e su quanto potrebbe accadere se una tecnologia di questo tipo fosse resa disponibile, si discuteva su quale fosse la più promettente e magari su quale, tra le tante, valesse la pena di investire qualcosa per sottoporla a verifica. Ognuno metteva quel che poteva, chi le competenze, chi uno strumento di misura, chi, non potendo contribuire in altro modo e volendosi sentire parte attiva di un progetto, semplicemente qualche centinaio di euro; oltre a mettere in campo il mio intuito, solitamente facevo parte di questi ultimi.
Nel 2005, nel forum http:// energierinnovabili. forumcommunity.net/?t=1683039 venne aperta una discussione sulla fantomatica "pompa idrosonica"; non era la prima volta, però in precedenza c'erano stati due attacchi hacker che avevano fatto perdere gran parte delle discussioni aperte. Problemi simili sono avvenuti un po' in tutti i forum che ho avuto modo di seguire... ma sono certamente le marachelle di qualche ragazzino, non il segno di un'opera di insabbiamento, come qualche "complottista" crede. La questione "pompa idrosonica" era per me un argomento degno di approfondimento fin dal 2001, quando era comparso in rete un articolo che ne parlava (http://www.xmx.it/ pompaidrosonica.htm). In buona sostanza si tratta di un dispositivo che genera calore sfruttando il fenomeno della cavitazione; il calore così generato è a quanto pare superiore, come quantità di energia, all'energia utilizzata per produrre il fenomeno della cavitazione: si tratta insomma di una una over unit, di free energy.
Ad aprire la discussione nel forum nel 2005 era stato un ingegnere di Milano, proponendo di indagare il fenomeno e verificare se le dichiarazioni che circolavano in rete su questa presunta over unit fossero fondate o, come spesso accade, solo frutto di fantasie o speculazioni.
In tre anni di ricerche avevo già raccolto un certo numero di indizi: ero stato parecchie volte all'estero, soprattutto in Russia, dove le tecnologie che sfruttano il principio della cavitazione erano note, ricercate, sviluppate e utilizzate fin dagli anni '60. Durante questi viaggi avevo acquisito un progetto completo, che misi in rete su un server remoto, a disposizione di chiunque avesse avuto la possibilità di realizzare un reattore a cavitazione o, in altre parole, una caldaia idrosonica, funzionante in pratica grazie a 1) una particolare geometria di una girante azionata da un motore elettrico all'interno di uno statore, 2) semplice acqua in cui, per le pressioni prodotte dalla girante, si sarebbe prodotto il fenomeno della cavitazione. La cavitazione avrebbe prodotto l'implosione di microbolle di vapore, l'implosione avrebbe prodotto quello che viene comunemente chiamato il fenomeno della sonoluminescenza, generando luce e calore.
I primi test non dettero i risultati sperati; in verità non erano stati condotti seguendo fedelmente alcuni semplici protocolli, come per esempio portare al giusto numero di giri la girante azionata dal motore elettrico. Quando si replica un esperimento, esso va replicato in tutte le sue parti, altrimenti come si può affermare di averlo confutato? A questo punto molti pensarono -- quasi tutti direi -- che la "pompa idrosonica" fosse una bufala, una leggenda metropolitana.
Sapendo che le cose non stavano proprio così, decisi di lanciare una scommessa: mettevo a disposizione un sistema la cui produzione di energia, dichiarata dal costruttore, era superiore a quella consumata, a patto che chi avesse voluto sottoporlo a test si impegnasse, a prescindere dai risultati ottenuti, a produrre una relazione conclusiva firmata. Chiaramente scommettevo sul fatto che un fenomeno strano, anormale, non conosciuto, si sarebbe verificato; di conseguenza chi si fosse occupato delle misurazioni e dei test, capendo che, prima o poi, altri esperimenti in altre sedi avrebbero confermato il fenomeno, non avrebbe mai rilasciato una relazione fasulla con tanto di nome e cognome, rischiando di perderci la faccia.
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| Cavitatore statico |
Il guanto della sfida fu raccolto. Mi impegnai a comprare alcuni dispositivi costruiti per produrre acqua calda: si trattava di caldaie idrosoniche statiche, cioè prive di parti in movimento (né giranti, né motori elettrici). A prima vista possono sembrare delle semplici resistenze immerse nell'acqua che, per effetto Joule, cedono calore, in realtà il fenomeno è profondamente diverso, molto simile a un sistema elettrolitico che, per differenza di potenziale, produce la scissione dell'acqua in idrogeno e ossigeno, generando al tempo stesso anche calore. Però attenzione, in questo caso la produzione del calore non è effetto della rottura dei legami chimici dell'acqua, bensì della pressione generata dalla differenza di potenziale, pressione che produce cavitazione, quindi implosione, sonoluminescenza, luce e calore. Certo un minimo di elettrolisi si verifica, ma non è questo il fenomeno preponderante ai fini della produzione di calore, fatto che si può capire chiaramente dalla relazione che venne prodotta.
L'esperimento produsse dunque risultati interessanti, nonostante non potessero essere rispettati tutti i protocolli imposti dal costruttore. Per esempio, il contatto di terra non venne connesso al corpo metallico del cavitatore statico perché, essendo l’alimentazione del laboratorio derivata da una trifase a triangolo, tale connessione non è permessa per legge in caso di utilizzo domestico (l'utente rischierebbe di rimaner fulminato toccando i radiatori). Altra cosa non eseguita da protocollo fu utilizzare il cavitatore statico a poco più di un terzo della potenza di targa, invece che al massimo della sua potenza. Infine non venne sempre utilizzata acqua con un preciso grado di conducibilità elettrica.
I risultati migliori, di molto superiori a quelli riportarti nelle prove comparate, vennero ottenuti senza limitazione della potenza (limitazione necessaria in quanto la resistenza usata a scopo comparativo non raggiungeva la potenza del cavitatore) e non vennero inseriti nella relazione.
I risultati documentati furono comunque sufficienti a dimostrare il verificarsi di un probabile nuovo fenomeno che valeva la pena di essere indagato e ulteriormente approfondito. E questa è un'altra storia che racconterò a breve.
Andrea Rampado


