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giovedì 21 agosto 2008

Olimpiadi dei giorni d'oggi

1 : commenti
Nutro sentimenti contrastanti riguardo queste spettacolari Olimpiadi cinesi, ormai quasi all'epilogo. Avevo già accennato, qualche post fa, alle inquietanti suggestioni figlie dell'improponibile (speriamo!) confronto tra i giochi Olimpici del 1936 a Berlino e quelli in corso a Pechino, puntualmente alimentate questi giorni da chi accosta la saetta Usain Bolt al memorabile Jesse Owens.
Le vite umane dovrebbero valere molto più di qualche centesimo tolto o qualche centimetro aggiunto a un record mondiale. Ma è questo il messaggio che ci arriva da queste Olimpiadi? Sono alquanto disgustato dal rifiuto del CIO di tributare un minuto di silenzio alle vittime del disastro aereo di Madrid di ieri. Prima ancora, mi chiedo perché non sia stato dedicata qualche iniziativa alle migliaia di vittime dell'Ossezia. E se la denuncia del Dalai Lama di centinai di civili uccisi il 18 agosto dalle milizie cinesi in Tibet è vera, perché restare in silenzio? The show must go on sempre e innanzitutto? Temo che questa attenzione a non disturbare la pax romana nella quale si svolgono i Giochi, sia un segno di quanto le ex potenze economiche siano diventate dipendenti dai capitali della nuova grande Cina. Mi chiedevo alla vigilia se queste sarebbero state semplicemente Olimpiadi di campioni, oppure di eroi pronti a qualche gesto coraggioso in favore dei diritti umani. La risposta l'abbiamo avuta tutti: sono state innegabilmente Olimpiadi di grandi e straordinari campioni, ma pare che gli eroi mal s'addicano ad un mondo dove l'omologazione, l'inquadramento, l'irreggimentazione, prevalgono sul gesto coraggioso capace di testimoniare in favore delle minoranze, dei lutti, della libertà. Forse gli unici eroi di Pechino 2008 sono state le atlete Georgiana e Russa che si sono abbracciate sul podio esorcizzando il conflitto in corso, e pure gli attivisti pro-Tibet - tra il pubblico non tra gli atleti - arrestati fuori dagli stadi dalla Polizia cinese (quando non è impegnata ad oscurare qualche sito occidentale!). Eroi a parte. Dove sono i campioni di una volta, quelli che vincevano con umiltà? Oggi molti vincitori sembrano compiacersi di umiliare gli sconfitti... molti sconfitti si comportano come bambini capricciosi... lo avete visto l'atleta che ha buttato per terra la medaglia, perché di metallo inferiore a quello ambito? Alla faccia dello spirito decubertiano! E io - povero illuso - che sognavo che qualche medaglia fosse restituita in segno di protesta contro l'occupazione del Tibet! Ma certi atleti sono ancora "essere umani"? Erano proverbiali le atlete della CCCP mascolinizzate a suon di ormoni e peggio, cosa dire però di un Michael Phelps che si ingurgita 12.000 calorie al giorno... non è una forma di doping edule pure questo? Che succederà al metabolismo di questo sportivo quando smetterà di nuotare a livello agonistico? Che razza di esempio ci dà Phelps quando dichiara che la sua vita consiste in mangiare, nuotare, dormire e null'altro? Può ancora chiamarsi sport tutto questo? Si può ancora credere che l'importante non è vincere ma partecipare quando ai vincitori gli sponsor promettono premi da 6 zeri? Altro che medaglie! Non amo volgermi al passato, ma spero in futuro di rivedere piccoli grandi uomini come il nostro Pietro Mennea... che veramente correvano solo per la gloria e con il cuore prima ancora che con i muscoli!
P.S. Proprio poche ore dopo avere scritto queste righe ho letto una intervista a Margherita Granbassi, che un po' risponde a qualche mio dubbio sul comportamento troppo acquiescente degli atleti a Pechino, quasi avessero subito una qual sorta di plagio collettivo. I cinesi si sono dimostrati maestri nell'arte di ipnotizzare e "distrarre" le masse, camuffando la realtà e censurando persino in tempo reale le dirette. E tutto il mondo, dai governi nazionali al CIO, s'è dimostrato fin troppo attento - come fa chi ossequia chi ostenta le leve del potere - a non rompere il giocattolo olimpico che il popolo cinese ha introiettato - ahimè in buona fede - come elemento d'identità e orgoglio nazionale. L'autoritarismo del XXI secolo è subdolo: ha sempre più le forme esteriori delle democrazie e allo stesso tempo gli apparati di potere e di controllo psicologica delle coscienze ispirati a quelli delle dittature. La Cina è solo l'esempio più incombente e vistoso.

sabato 16 agosto 2008

Un lampo di 9 secondi e 69

0 : commenti
Un destino scritto nel nome! Oggi il giamaicano Usain Bolt ha vinto a Pechino l'oro nei 100m, stabilendo in 9 secondi e 69 centesimi il nuovo primato mondiale della specialità: lampo sulla carta d'identità (bolt in inglese significa lampo) così come sulle piste. E data l'età (solo 22 anni!) e la facilità disarmante con cui ha staccato di ben 20 centesimi gli avversari, farà certo parlare di sé - e potrà ritoccare il suo già incredibile record - ancora molte volte. Su quanto il nostro nome possa influire sulla nostra sorte rimando alla storia zen di Grandi Onde, un lottatore giapponese di sumo. E dalle stelle alle stalle. Sarà lietissima del record di Bolt la Procter&Gamble, che produce l'omonima marca di detersivo: la pubblicità a costo zero migliore della storia!!! :-)

giovedì 7 agosto 2008

Pechino 2008: Olimpiadi di campioni o d'eroi?

0 : commenti
Ci siamo. Domani si aprono le Olimpiadi 2008 di Pechino, imponenti e fastose - si dice e s'è intravisto - come mai prima d'ora, divenute oggetto di dibattiti e discussioni trasversali a ogni schieramento politico, di certo fonte di più d'una inquietudine. Infatti un evento in teoria esclusivamente sportivo (ma in un mondo complesso e globalizzato nulla può più essere esclusivo) s'è trasformato giocoforza nella cassa di risonanza della questione tibetana e nell'occasione per puntare il dito contro il totalitarismo cinese o in generale - più onestamente - contro l'autoritarismo che va diffondendosi in tutto il mondo in modo strisciante, subdolo e mellifluo; si parla non a caso sempre più di dittature dolci.
Questa è la seconda volta che affronto su questo blog il tema del ruolo attivo che potrebbero avere gli atleti alle Olimpiadi 2008 (quel post venne anche citato e linkato su Blogosfere). Vincere una medaglia olimpica ha un grande valore sportivo (e oggigiorno pure economico!) ma non è un valore; testimoniare a favore dei diritti civili e delle libertà individuali (come fecero Tommie Smith e John Carlos alle Olimpiadi del 1968 in Messico) non ha un valore intrinseco ma è di per se un valore universale! Torniamo alle inquietudini dunque, prendendo spunto dalle notizie sui Giochi che hanno catturato la mia attenzione. L'urbanizzazione della "nuova Pechino", concepita in funzione delle imponenti costruzioni olimpiche, ruota attorno ad un asse viario lungo 5 miglia che unisce la nuova stazione ferroviaria all'Olympic Green attraversando la Piazza Tienanmen. L'architetto autore del progetto ha un nome che non passa inosservato, lo stesso del padre, quell'Alber Speer a cui Adolf Hitler aveva affidato il progetto di una nuova Berlino capace di tramandare alle generazioni future la magnificenza del III Reich: in particolare Albert Speer padre aveva disegnato un asse viario lungo 5 chilometri e largo 120 metri quale fulcro della riorganizzazione degli spazi e dei volumi urbani. Sono rimasto senza parole leggendo di questo parallelismo tra Berlino 1936 e Pechino 2008. Non me la sento proprio di liquidarlo come una semplice e innocente coincidenza. M'inquieta anche la censura sul web. Perché se la Cina ritiene di potere oscurare in modo plateale siti come la BBC o Amnesty International senza che il suo ruolo e la sua immagine ne abbiano a soffrire i casi sono due: è governata da irresponsabili autolesionisti - e ne dubito - oppure devo amaramente concludere che non teme alcuna conseguenza. Così come pensa di potere fare il bello e cattivo tempo in Tibet. Ora è chiaro che la Cina odierna non ha assolutamente nulla a che spartire con la Germania nazista degli anni '30... però il pensiero scivola sempre lì. Trovo invece addirittura comico il botta e risposta verificatosi negli ultimi giorni tra qualche voce dell'establishment politico e di quello sportivo. «Il gesto dell'atleta tedesca Imke Duplitzer, che ha annunciato di non prendere parte alla cerimonia inaugurale dei Giochi per protesta contro il mancato rispetto dei diritti umani in Cina, sia da stimolo per tutti gli atleti, compresi quelli italiani», questo l'invito rivolto ai nostri atleti dal Senatore Maurizio Gasparri. «Perché - replica il presidente del CONI Petrucci- si chiede allo sport di sostituire la politica?». E continua spiegando che se i nostri atleti hanno ricevuto il tricolore dal presidente della Repubblica Napolitano è un loro dovere farlo sfilare nella cerimonia d'apertura. Gli inviti di Gasparri e Petrucci suonano scontati e pleonastici, avrebbero fatto meglio a starsene zitti entrambi. Politica è sport sono semplicemente due sottosistemi della società civile, non possono interferire su questioni che riguardano esclusivamente la coscienza delle persone. In altre parole un atleta ha il diritto è dovere di fare ciò che la sua consapevolezza di cittadino (del mondo) gli dice di fare: la sua coscienza è territorio off-limits. Altra notizia paradossale di ieri: rifiutato il visto d'ingresso in Cina all'ex pattinatore USA Joey Cheek, reo di aver speso il proprio nome in favore della battaglia per il rispetto dei diritti umani nel Darfur. Proviamo a metterci (con un po' d'ironia) nei panni dei previdenti funzionari cinesi che hanno respinto la domanda di visto. "Non sarà mica che questo Cheek - avranno pensato - già che viene qui a parlare della situazione in Darfur sotto i riflettori delle nostre Olimpiadi, finisca con l'accostarci quella del Tibet? Uffa con questo Tibet! Vogliono sempre la libertà quei tibetani montanari e semina-zizzania... che pretesa! Non ce l'abbiamo noialtri cinesi, figuriamoci se la possiamo concedere a loro! Ma cosa avranno poi questi occidentali ad accanirsi contro la nostra grande Repubblica: veramente pensano di essere più liberi di noi??? Non è forse vero che negli USA la polizia di frontiera è autorizzata a sequestrare sine die, a chiunque transiti in una dogana, il portatile, il palmare, il cellulare, qualsiasi dispositivo per immagazzinare dati, anche una semplice chiavetta USB? Non è forse vero che giusto ieri in Texas hanno giustiziato con l'iniezione letale l'ennesimo condannato a morte? Che il 12 giugno scorso la Corte suprema federale ha riconosciuto ai detenuti di Guantánamo il diritto di ricorrere alle corti civili federali contro la propria detenzione? E non è forse vero che in Italia l'esercito è sceso nelle strade e nelle piazze per garantire la sicurezza dei cittadini? Proprio come facciamo da tanto tempo noi in Cina! Insomma, perché vi scandalizzate così platealmente per quello che facciamo a casa nostra e non guardate ai panni sporchi di voialtri? " Le estremizzazioni sono caricature a tinte forti della realtà: servono a metterne meglio in evidenza le difficili sfumature. Al di là dell'aspetto provocatorio di questa immaginaria riflessione d'un cinese pieno di furor patrio, sono visceralmente schierato a favore della libertà del popolo tibetano e ancor di più alla salvaguardia della sua immensa tradizione spirituale. Il punto è che persino la weberiana etica protestante del capitalismo è ormai morta, seppellita dalle metastasi del liberismo più sfrenato, piegata alla pervasiva "religione unica" di un mercato finanziario mondiale i cui capitali sono ormai alimentati soprattutto da oriente, Cina e India in primis. Ma se in India, pur nelle sue mille contraddizione, come sottolinea spesso Federico Rampini, il Mercato si sviluppa nella cornice di uno Stato democratico, la Cina sta proponendo al mondo intero un ammiccante modello alternativo di Mercato in regime totalitario. Così a parole i governi occidentali auspicano la democrazia in Cina, di fatto stanno "cinesizzando" le libertà individuali nei loro stessi Paesi, usando la "guerra al terrorismo" per scavare la trincea su cui massacrare le libertà civili e individuali conquistate nel XX secolo. Per questo nessuna autorità occidentale, sportiva, politica, morale, ha osato mettere sul serio sul piatto il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino. Bush e Sarkozy mi sembrano esemplificare perfettamente le belle parole spese per salvare la faccia, parole a cui i governati cinesi, forti della dipendenza del mondo dall'economia della loro Nazione (e del fatto che restano ben pochi Stati a poter tirare la prima pietra della purezza democratica!) possono tranquillamente rispondere "fatevi i fatti vostri". Personalmente spero che in qualche atleta olimpico batta il cuore di un eroe ancora più che quello di un semplice campione. Così come fu in Messico nel 1968 per Smith e Carlos. Sono pronto ad applaudire. Che possa essere l'occasione per cominciare a costruire un mondo migliore adesso, prima che la realtà virtuale arrivi a consentire la manipolazione occulta e la censura invisibile persino di una diretta televisiva.

mercoledì 7 maggio 2008

Ordine e pulizia dentro come fuori

2 : commenti
Ancora saggezza tibetana... letta in perfetta sincronicità con ciò a cui sto dedicando questa settimana: la cura della mia casa. Anche il feng-shui cinese (mettiamo per una volta d'accordo Tibet e Cina!) afferma chiaramente la corrispondenza psicologica tra ordine e pulizia delle stanze in cui abitiamo e ordine e pulizia della nostra mente; l'ho sperimentato tante volte.

Però senza esagerare: come il bello delle persone sta spesso proprio nei loro difetti così le nostre case non devono essere perfette e asettiche, ma trasmettere quel quid di "vissuto" e "umano" tale da renderle calde, accoglienti e un po' seducenti.


Ai tempi di Buddha

In passato, ai tempi di Buddha Shakyamuni, c'era un monaco molto ottuso chiamato Chudapantaka. Il Buddha gli aveva assegnato come pratica quella di pulire continuamente il tempio. Questo compito era combinato con la recitazione di due brevi frasi, 'dul pam' e 'dri-ma pang', che in tibetano significano 'abbandonare la polvere' e 'abbandonare le macchie'. Chudapantaka era così ottuso che non riusciva nemmeno a ricordarsi queste due brevi frasi, per cui quando si ricordava la prima si scordava la seconda, e quando si ricordava la seconda scordava la prima. Ma dopo un certo periodo di questa pratica, il monaco comprese quale fosse il vero significato delle parole che doveva recitare. Comprese che 'abbandonare la polvere' non si riferiva alla polvere esterna, quella della stanza, ma alla polvere interiore, quella della mente. E comprese che la seconda frase che doveva recitare, 'abbandonare le macchie', non si riferiva alla sporcizia dell'ambiente esterno ma a quella interiore della propria mente. Con questa semplice pratica di pulizia egli poté compiere sia una purificazione che un'accumulazione di merito, di energia positiva dentro di sé. Anche noi se teniamo la nostra stanza pulita, sentiremo che la nostra mente si acquieterà, sarà calma e gioiosa.

Da "108 Piccole Storie (sorte dall'incontro con i Lama tibetani)" - a cura di Francesco La Rocca - Je Tzong Khapa Edizioni (2004).

giovedì 3 aprile 2008

Nessun valore di prova...

0 : commenti
Gira da un po' di giorni su internet questa fotografia: per l'articolo di fonte canadese che l'accompagna sarebbe la prova che l'esercito cinese avrebbe provocato ad arte gli scontri recentemente scoppiati in Tibet. Il canale di diffusione in Italia di tale notizia credo sia stato il blog di Beppe Grillo.

Oggi mi è stata inoltrata una mail firmata da tal Gregory Snegoff che recita: "Fate attenzione a non accettare tutto in modo acritico: la foto che sta girando di soldati cinesi portando in mano abiti da monaco tibetano risale al 2003 e non c'entra nulla con gli eventi recenti nel Tibet. (...) Ciò non significa che i cinesi siano degli agnellini per quanto riguarda i tibetani ma facciamo attenzione di non promuovere informazioni inesatte: le forze dell'ombra hanno già abbastanza aiuto.
Verità e amore."

La "debolezza" di tale mail è quella di non citare fonti a suffragio di ciò che rivela - per esempio dove, in quale circostanza e da chi sia stata scattata la foto - ma non può essere certo ignorata per questo. Qual'è dunque la verità? Se menzogna e verità possono diffondersi con la stessa velocità e altrettanto bene, come possiamo distinguere l'una e l'altra? Non riesco a trovare un parametro razionale per riuscirci... so che quando ho visto la prima volta l'immagine in questione sono rimasto perplesso: non chiedetemi perché - non lo so davvero - eppure la foto e la sua interpretazione mi hanno un po' puzzato di falso. Ma l'intuito non ha nessun valore di prova...

martedì 18 marzo 2008

Tibet e Olimpiadi

3 : commenti
(ANSA) LUBIANA, 17 MARZO - "Un boicottaggio delle Olimpiadi, per la repressione in Tibet, sarebbe un grave danno per lo sport". Così la presidenza slovena dell'UE. Il ministro sloveno dello sport Milan Zver - aprendo la riunione informale dei ministri dello sport dell'UE - si è detto "personalmente contrario al boicottaggio di Pechino 2008. Lo sport dev'essere uno strumento di dialogo interculturale". Anche per la Commissione Ue, boicottare le Olimpiadi "non e' la soluzione al problema dei diritti umani in Cina".

(ADNKRONOS/DPA) AMBURGO, 15 MARZO - "Il boicottaggio e' una strada sbagliata". Thomas Bach, vicepresidente del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), risponde cosi' a chi propone il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino 2008 alla luce della situazione in Tibet. Nella capitale Lhasa sono in corso scontri tra l'esercito e la popolazione delle regione. "Il boicottaggio e' una strada sbagliata", dice Bach. Il dirigente, riferendosi alla posizione della Cina, evidenzia che "il ricorso alla violenza e' sempre una battuta d'arresto".

"Io sono contro il boicottaggio perché è il modo più cinico di ottenere con il minimo sacrificio, sulla pelle degli atleti, un grande clamore". "Se uno decide di non andare deve poi essere coerente: e rompere anche economicamente. Cosa che in genere non avviene". (Franco Carraro)- Fonte.

Dicono che boicottare le Olimpiadi in Cina non servirebbe a nulla, che danneggerebbe solo gli atleti. Mah... non sarà piuttosto che gli interessi economici che ruotano attorno Olimpiadi sono altissimi? Altro che preoccuparsi di "danneggiare gli atleti"! Senza togliere nulla ai loro sacrifici, qui c'è una repressione violenta in atto e i Tibetani vengono non solo danneggiati ma uccisi.
Spero innanzitutto che il governo Cinese faccia una rapida inversione di rotta. Ma se così non fosse? Si andrebbe comunque ad "omaggiare" i dirigenti Cinesi partecipando e presenziando ai giochi a Pechino mentre loro si fanno beffa dei diritti umani in Tibet? Allora ad agosto tutti gli atleti dovrebbero avere il "buon gusto" di gareggiare con bandiere tibetane sulle loro maglie o fasce in segno di lutto, intonare sulle piste slogan pro-Tibet libero o quant'altro per costringere la Cina a comportarsi da nazione civile a 360° gradi. E sia ben chiaro, non dalla prospettiva di un occidente che abbia da insegnare qualcosa - che le schifezze, magari in maniera più pulita, si fanno anche da noi - ma da quella di un'umanità di popoli a cui ormai i confini nazionali vanno stretti e che reclamano il diritto alla fratellanza ed alla pace universale.
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