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sabato 6 marzo 2010

Local Natives


Siete rimasti orfani anzitempo dei Police negli anni '80? Vi siete consolati con Nirvana, Radiohead, Jeff Buckley e i primi Coldplay? Se questi nomi, che ho messo insieme semplicemente d'istinto, vi dicono qualcosa e vi risuonano dentro, allora vi suggerisco di ascoltare una band emergente californiana, che a fine 2009 ha sfornato un CD d'esordio di quelli che lasciano il segno. Parlo del quintetto dei Local Natives:
  • Kelcey Ayer (voce/tastiere/percussioni)
  • Taylor Rice (voce/chitarra)
  • Ryan Hahn (voce/chitarra)
  • Andy Hamm (basso)
  • Matt Frazier (batteria)
Punti di forza
Originalità. Si intuiscono tanti tributi nelle canzoni dei Local Natives, dagli Eagles di fine anni '70 (sentitevi Who Knows Who Cares) fino al panorama indie degli 'anni zero', passando per i gruppi che ho sopra citato e molti altri ancora, eredità metabolizzate, rigenerate e interpretate con un'impronta sorprendentemente personale.
Vocalità. Al top. Cantano e interpretano i loro brani in modo convincente e accattivante; la voce solista è grandiosa e i cori (solo il bassista non vedo mai cantare nei video) sono di altissimo livello.
Formazione. Kelcey Ayer ricopre bene il ruolo di leader: canta i brani con passione, suona tastiera e percussioni (mi ricorda un po' Phill Collins) e all'occorrenza pure la chitarra. Ma i suoi compagni non sono semplici comprimari. Una band ha successo se ogni componente lascia un segno forte della sua presenza, e allo stesso tempo vi è un leader ben identificabile dal pubblico: i Local Natives esprimono questo mix.
Musica. L'impressione è quella di non essere di fronte a dei virtuosi, ma "solo" a dei buoni musicisti; proprio per questo gli strumenti si amalgamano bene tra di loro senza che nessuno prevalga sull'altro. Gli arrangiamenti sono molto curati, essenziali e raffinati, piacevolmente acustici piuttosto che elettronici. Ottima la dinamica, con alternanza di pieni e vuoti e capacità di creare crescendi e variazioni in strutture orecchiabili, ma non per questo banali.
Ritmica. La compresenza di batteria e percussioni, marca inconfondibilmente il sound dei Local Natives, potenziandone l'espressività.

Punti di debolezza
Al momento questa nuova band ha messo insieme in modo convincente un repertorio che si rifà comunque alle mode musicali del momento. Mi chiedo se sapranno stupirci ancora, se nel prossimo disco si fotocopieranno o se sapranno innovarsi ed esplorare nuove strade senza perdere smalto.
Vi lascio i video delle esecuzioni in studio delle due prime canzoni del disco, dove si può apprezzare la formazione suonare dal vivo, anche se il suono è meno curato. Buon ascolto.
E in più per finire, un'esecuzione acustica della loro Wide Eyes e solo voce e percussioni di Cecilia di Simon & Gurfunkel
P.S. Se le canzoni vi piacciono compratele: si trovano su YouTube, ma le ho scaricate lo stesso da iTunes. :-)

1 : commenti:

Caterpillar 1 ha detto...

invece di ringraziare Sviaggia! ;P

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