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venerdì 24 settembre 2010

Waka waka Minzolini... da Valigia Blu!

7 : commenti

Perugia capitale della satira (e del vero giornalismo)!

Quando ho visto per caso questo video su facebook, l'ho immediatamente inserito qui, tanto mi era piaciuto. Ma nella fretta non mi ero neppure reso conto che è stato girato a due passi da casa mia, opera di Valigia Blu, il sito nonché movimento d'opinione (già superata quota 200.000 sostenitori) fondato da Arianna Ciccone, direttrice del Festival internazionale di giornalismo (International Journalism Festival) che si tiene a Perugia. Brava!!!

Come ho scritto ad Arianna su facebook, da quando ho ascoltato questa versione non ricordo più come faceva sul serio la canzone di Shakira, che pure ho sentito ovunque per tutta l'estate!

Diffondete questo sacro testo urbi et orbi, non si sa mai...
magari Gheddafi se lo prende sul serio El Minzol Ini! ;-)

P.S. L'appuntamento per tutti quelli che vorranno ballare e cantare per chiedere le dimissioni di Augusto Minzolini è  venerdì 8 ottobre alle 11.30 a Roma, davanti alla sede RAI di Viale Mazzini. Per imparare i passi Valigia Blu a aggiunto il tutorial su YouTube!  Sarà una contestazione pacifica, allegra,  divertente e intelligente.

E impariamoci bene anche il testo!

WAKA WAKA MINZOLINI

Nasce un gattino, rutta un delfino
non è lo zoo ma la scaletta del TG1.
Gheddafi e Putin? Brave persone
se credi al succo dell'intervista di Capezzone.
Ti prego Minzolini
lo sanno anche i bambini
che ti dicono: “Oh, oh
ora esageri eh, eh
dice Masi che non si fa
nemmeno in Africa!”
Levati di là, eh eh
basta basta, eh eh
c'è Gheddafi che se gli piaci
ti prende in Africa.

Mills e Dell'Utri che confusione
se mi trasformi una condanna in assoluzione.
Oh Minzolini, noi siamo stufi
cantiamo in coro “lascia il lavoro ridacci la Busi.”
Ti prego Minzolini
lo sanno anche i bambini
che ti dicono: “Oh, oh
ora esageri eh, eh
dice Masi che non si fa
nemmeno in Africa!”
Levati di là, eh eh
basta basta, eh eh
c'è Gheddafi che se gli piaci
ti prende in Africa.

mercoledì 26 maggio 2010

Augusto Minzolini: nomen onem!

0 : commenti
Nomen omen in latino significa "il destino è nel nome". Ma come già spiegai tempo fa, il destino non è solo nel nome, è pure in qualche suo anagramma. Pare che nessuno della redazione del TG1 si sia accorto che proprio nelle lettere che compongono nome e cognome del loro direttore si cela il miglior modo di apostrofarlo ogniqualvolta ne combina una delle sue.
Facciamo un passo indietro. Gli indici d'ascolto del TG della prima rete crollano, ma Minzolini non ne vuole sapere di scendere dalla sua poltrona. A parere di molti, continua imperterrito a rendere il TG1 un docile strumento di propaganda. E si comporta all'interno della redazione come un piccolo dittatore. Epura chi lo ostacola o porta alle dimissioni (come ha da poco fatto la brava Maria Luisa Busi) chi sente la rotta data al TG1 in contrasto con la deontologia giornalistica. Cari giornalisti e care giornaliste che ancora lavorate al TG1, siete voi in primis a dover difendere l'onorabilità del vostro ruolo e della vostra funzione. Non siate caporali che si vendono per la pagnotta, siate uomini e donne con gli attributi. Prendete quelle sue 16 lettere, A-U-G-U-S-T-O-M-I-N-Z-O-L-I-N-I, anagrammatele come vedete qui sotto e ditegli in faccia:

"Giù tu! Il nazismo no!"
È nel suo stesso nome, è questo il bello.

Segnalo a questo punto un altro "definitivo" anagramma di Augusto Minzolini, che non è mio (purtroppo) ma è di uno dei figli del mitico Piero Bartezzaghi, non so però se trattasi di Alessandro (redattore della Settimana Enigmistica, anche lui come il padre) o Stefano (ludolinguista e collaboratore de La Repubblica):

Tg Uno: simulazioni
Semplicemente micidiale.


E se questo "gioco" vi è piaciuto, vi suggerisco di dare un'occhiata, già che ci siete, anche ad alcuni degli anagrammi che trovai per Giovanni Allevi, il noto pianista.

venerdì 21 maggio 2010

Resti la Busi e vada via "Scodinzolini"

2 : commenti
Brava Maria Luisa Busi a portare l'attenzione sul diritto dei telespettatori a una informazione libera da condizionamenti, in particolare se fatta dalla TV pubblica. Però mi si stringe il cuore a vedere tutti i giornalisti che si oppongono alla TV di regime far le valige, mentre direttori "mononeuronici" come Augusto Minzolini restano attaccati alle loro poltrone. Riporto il testo integrale (o almeno il più completo che sono riuscito a trovare) della lettera di dimissioni, dove la conduttrice espone per filo e per segno i motivi dell'addio.

AL Dott. Augusto MINZOLINI 
Al CDR p.c. Dott. Paolo GARIMBERTI 
p.c. Prof. Mauro MASI 
p.c. Dott. Luciano FLUSSI 


Caro direttore, ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori. Come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: "la più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale". Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perché è un grande giornale. È stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte. Dov'è il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perché falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale. L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale. Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. È lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori. I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. È quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica. Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente. Pertanto: 1) Respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'è più alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo. 2) Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo. 3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l'intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di «danneggiare il giornale per cui lavoro», con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: "Il tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche". Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita 'tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editorialì e via di questo passo. Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20. Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno. Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere. 


Roma, 20 maggio 2010
Maria Luisa Busi

venerdì 16 aprile 2010

Libertà di satira

0 : commenti
Un uomo e un cognome che sono tutto un programma: letteralmente un pessimo TG1, forse il peggiore dal 1954. 


Minzognero
[min-zo-gnè-ro] ant. minzognere agg.
1 Che mente: un uomo m. ‖ SIN. bugiardo
2 Che è falso, mendace: un pretesto m. ‖ estens. Ingannevole, fallace: apparenza minzognera; sogno m.


Minzolente [min-zo-lèn-te] (pl. -ti)
A agg. 1 Che si comporta in modo irrispettoso, arrogante, impertinente: un ragazzo m.; risposta m.; modi minzolenti
2 ant. Insolito, fuori dell'usuale
B s.m. e f. Persona minzolente: siete dei minzolenti; che m.!


Minzolineare [min-zo-li-ne-à-re]
(minzolìneo, -nei, -nea, minzolineiàmo, minzolineàte, minzolìneano; minzolineerò; congiunt. pres. minzolìnei, minzolineiàmo, minzolineiàte, minzolìneino; minzolineerèi; minzolineànte; minzolineàto)
v. tr.
1 Tracciare una linea sotto una parola o una frase scritta per darle un particolare risalto nella lettura: m. le congiunzioni e gli avverbi; m. con la matita blu gli errori di ortografia ‖ estens. Pronunciare una parola, una frase scandendo le sillabe, per dare a esse un risalto, un'evidenza particolare
2 fig. Mettere in risalto, in rilievo; accentuare: nel suo discorso ha minzolineato la necessità di prendere seri provvedimenti; m. l'importanza di una missione; una musica di sottofondo minzolineava i punti più drammatici della commedia ‖ Richiamare l'attenzione di qualcuno su qualcosa; far notare: ci tengo a m. che sono stato accolto con estrema freddezza

Minzalzone [min-zal-zó-ne] s.m. (pl. m. -ni; f. -na, pl. -ne)
1 Persona spregevole, malfida: guardati da quel m.; pezzo di m.! ‖ scherz. Un bambino che è un vero m.! ‖ SIN. canaglia, furfante
2 ant. Assassino di strada, brigante ‖ Persona di aspetto miserabile: quando io venni al vostro servizio, io era povero m. Sacchetti
3 ST Nel periodo feudale, soldato a piedi, armato alla meno peggio Famoso è il team velico Minzalzone Latino, fondato nel 2002 dal Club Nautico di Roma, che ha partecipato alla Luis Vitton Cup 2003 e 2007.

Minzonello [min-zo-nèl-lo] s.m.
1 Ragazzo discolo e chiassoso che passa buona parte del suo tempo per strada: è uno dei minzonelli del quartiere; minzonelli che giocano al pallone ‖ estens. Ragazzo sveglio, vivace, birichino: i suoi figli sono due simpatici minzonelli
2 ant. Malfattore, furfante ‖ dim. minzonellìno; minzonellùccio | pegg. minzonellàccio Vedi anche la celeberrima pellicola muta di Chaplin Il Minzonello (1921).

Minzurellone [min-ʒu-rel-ló-ne] o munzerellone, munzerullone s.m. (pl. m. -ni; f. -na, pl. -ne) fam., tosc. Ragazzo grande o adulto che si comporta ancora in modo infantile pensando solo ai giochi e agli spassi.

Minzaliniano [min-za-li-nià-no] agg. ST Di J.V. Minzàlin (1879-1953) ‖ che riguarda Minzàlin e il periodo in cui fu al potere: politica minzaliniana; letteratura minzaliniana; purghe minzaliniane

mercoledì 24 giugno 2009

Se questo è (sempre) un uomo...

0 : commenti
1994 "Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. [...] Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla RAI nasceva dai salotti di GBR, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico.
Augusto Minzolini
2009 "Accade che semplici ipotesi investigative e chiacchiericci si trasformino in notizie da prima pagina nella realtà virtuale dei media o per strumentalizzazioni politiche o per interessi economici. È avvenuto in passato, come ricorderete, quando si tentò di colpire il presidente del consiglio di allora strumentalizzando la foto che ritraeva un suo collaboratore in una situazione definita scabrosa. È accaduto più volte in queste settimane in cui è stata messa sotto i riflettori la vita privata del premier in nome di un improvviso moralismo: abbiamo visto addirittura celebri mangiapreti vestire i panni di novelli Savonarola. Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici, non hanno nulla a che vedere con l'informazione del servizio pubblico. Nella settimana in cui gli Stati Uniti hanno scelto le nuove regole per proteggere il risparmio nel mondo, mentre esplodeva il caso Iran, e alla vigilia del G8, sarebbe stato incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco. Questa è la linea editoriale del Tg1 che vi ho promesso, cari telespettatori, fin dal primo giorno. E che continuerò a garantirvi."
Augusto Minzolini
Egregio Direttore del TG1, visto che è così bravo a cambiare idea, ci faccia un piacere: cambi anche lavoro. Grazie.
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