Ventidue passi d'amore e dintorni è molto lieto di ospitare un articolo di
Vettore, storica "firma" del forum di
EnergeticAmbiente, che prende in esame le infinite polemiche e leggende metropolitane fiorite a partire dal vapore emesso dall'E-Cat.
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Improvvisarsi scienziati nell'era di YouTube
Iniziamo con un aneddoto
simpatico e significativo. Ai tempi dell'annuncio della "Fusione
Fredda" da parte di Fleischmann & Pons si sollevò un grande
scalpore, se ne parlava moltissimo nella comunità scientifica e
parecchi scienziati erano curiosi di verificare in prima persona quei
risultati. Purtroppo le informazioni disponibili erano poche ed
approssimative (perché l'annuncio fu dato alla stampa prima di
essere pubblicato su una rivista scientifica), così si cominciò a
discutere molto di qualcosa che non si conosceva ancora bene, e si
tentarono repliche un po’ improvvisate a causa della mancanza di
dati e protocolli. Un dettaglio che non era stato comunicato ad
esempio era la grandezza e la forma della cella elettrolitica
(dettaglio tutt'altro che secondario, come saprà chi ha fatto
qualche esperimento con le celle a plasma elettrolitico). Per
ovviare, alcuni scienziati presero a riferimento la foto pubblicate
sul Time, utilizzando come riferimento per le dimensioni la mano di
uno dei due scienziati che reggeva la cella. Così iniziarono gli
esperimenti, ma quasi nessuno ottenne risultati positivi. Molti anni
dopo furono proprio i due scienziati a rivelare che in quelle foto
non erano state usate le vere celle ma esemplari più piccoli, perché
secondo i fotografi del
Time quelle originali erano poco
"fotogeniche". Il resto della storia lo conosciamo tutti…
Qualsiasi persona saggia
e ragionevole trarrebbe una morale da questa storia (in realtà se ne
potrebbero trarre parecchie), in particolare: prima di giudicare un
lavoro scientifico occorre avere tutti i dati in mano, non ci si può
fidare delle notizie di seconda mano.
Arriviamo ai giorni
nostri, e consideriamo una storia che dovrebbe suscitare un interesse
addirittura maggiore dell'annuncio dei due scienziati americani, a
causa delle conseguenze potenzialmente più grandi: l'E-cat, la
straordinaria invenzione di Andrea Rossi. A dire il vero la
situazione è un po’ diversa rispetto a quella di 22 anni fa: in
questo caso la scoperta non viene dalla comunità scientifica, e
quindi non ne segue i canoni (ne è obbligata a farlo), e anzi la
natura prettamente industriale dell'invenzione implica quasi
necessariamente una limitazione intenzionale alla diffusione delle
informazioni. Quali sono allora in questo casi i criteri per
"validare" l'invenzione? Bisogna dare ragione
all'inventore: la validazione in questi casi viene soltanto dal
mercato. Questo è vero indipendentemente dal fatto che i fenomeni
fisici alla base del funzionamento del reattore siano o meno noti
alla fisica attuale. Non è sicuramente ne il primo ne l'unico caso
di dispositivi messi in commercio e basati su principi fisici
sconosciuti. Tali dispositivi, ancora più di quelli di cui è noto
il funzionamento, trovano consenso solo se svolgono bene la loro
funzione. Il percorso seguito da Rossi non è quindi in
contraddizione con nessun regola, ne logica, ne tecnica, ne legale (a
patto di conformarsi alle norme tecniche vigenti ovviamente).
Tuttavia nell'attesa
dell'immissione sul mercato, la grande curiosità e l'impazienza
suscitata nel pubblico spinge molte persone a cimentarsi in
divertenti sfide, al fine di confermare e dimostrare, in base ai
pochi e incerti dati posseduti, la loro opinione personale sulla
tecnologia. I risultati sono vari anche in funzione dell'impresa
assegnatasi, e possono avere un'attendibilità che spazia da quella
tipica dall'aruspicina alla certezza scientifica vera e propria. Ci
si avvicina di più alla prima quando si vogliono trarre certezze
generali in base a dati di partenza inesistenti o molto
approssimativi (o peggio di cui non si sa valutare la qualità), a
modelli non attinenti e a ragionamenti non applicabili. Invece si
possono più facilmente ottenere conclusioni che ricadono nella
seconda categoria quando si delimitano gli ambiti, si valuta
l'effetto delle approssimazioni dei dati e dei modelli su quelli del
risultato e si verifica che le conclusioni sono coerenti con le
ipotesi fatte. Questa tendenza ad improvvisarsi scienziati potrebbe
essere considerata positiva, visto il calo di interesse per i corsi
di studio scientifici che si riscontra da anni in tutti i paesi
industrializzati, ma purtroppo nell'immediato ha effetti deleteri. Il
lato negativo è che molti "avventizi" non si rendono conto
che la Scienza è un giocattolo complicato da usare, che ha delle
regole e che richiede una formazione specifica (non basta avere
un'infarinatura di fisica o di materie tecniche per giocare a fare
gli scienziati) e finiscono quindi, consciamente o meno, per svilirla
a disciplina retorica al servizio delle loro personali opinioni. La
"democrazia" del Web fa il resto, appiattendo le differenze
tra opinioni sensate e idiozie e trasformando tutto in "data
smog" da cui è impossibile discernere informazioni utili.
Le polemiche sulla
misurazione dell'energia prodotta dall'E-cat sono un esempio di
quanto scritto sopra. La procedura adottata dal Dr. Giuseppe Levi per
eseguire la misura di energia in eccesso è lampante per semplicità
ed efficacia, ed è perfino conservativa nella stima (perché non
sono state tenute in conto le perdite di calore): si riscalda una
certa massa d'acqua e la si vaporizza, dal momento che l'energia
richiesta per queste operazioni è ben nota, è possibile calcolare
immediatamente l'energia generata. Eppure da quelle misure si sono
generate una quantità enorme di obiezioni, dovute in parte ad
incomprensioni in parte ad ignoranza, che si sono propagate come veri
e propri miti o leggende metropolitane.
Il primo mito riguarda
l'impatto della secchezza del vapore sul risultato. Qualcuno ha
sostenuto che una piccola variazione nel titolo del vapore potesse
portare ad una variazione quasi esponenziale dell'energia misurata,
visto che a piccole quantità di acqua liquida corrispondono grandi
quantità di volume di gas. Questo sarebbe vero solo se le misure
fossero state fatte sul volume di vapore all'uscita. Ovviamente le
misure sono state fatte in percentuale di massa (eseguirle in volume
non è ne pratico ne sensato), quindi al più l'impatto del titolo
del vapore è lineare.
È stato riportato da chi
ha eseguito la misura che il vapore era secco. Anche in questo caso
si sono scatenate fantasie di diverso genere sul metodo impiegato e
perfino sull'adeguatezza degli strumenti. In realtà valutarne la
secchezza non è affatto difficile: esistono più parametri che
possono dare un'indicazione, se considerati assieme. Uno di questi è
la temperatura: se è poco superiore a quella di ebollizione a quella
specifica pressione, il vapore è pressoché secco. Anche uno
strumento adatto a misurare l'umidità relativa può fornire un
indicazione. Lo strumento infatti può calcolare il titolo in base ai
due parametri misurati secondo il diagramma psicrometrico. Un altro
fattore che permette di assumere che il vapore è quasi secco è la
forma stessa del reattore e la dinamica della transizione di fase: la
parte calda orizzontale è sufficientemente estesa da consentire il
passaggio di fase nella prima parte ed un successivo riscaldamento
del vapore vicino l'uscita che contribuisce ad aumentarne il titolo.
Anche il tempo richiesto per vaporizzare una certa quantità di acqua
fornisce un'indicazione indiretta sulla secchezza del vapore. Tutte
queste verifiche sono state eseguite e comunicate, quindi i dubbi
sulla secchezza del vapore non sono affatto motivati.
Bisogna dire che questa
richiesta "smodata" di precisione è un retaggio del
passato: verificare eccessi di energia nei vecchi esperimenti di LENR
\ Fusione Fredda, che generavano piccole quantità di energia
(nell'ordine delle decine di Wh), e comunque meno energia di quella
assorbita, richiedeva una precisione molto grande al fine di evitare
errori consistenti. È chiaro però che con eccessi di energia così
macroscopici quella stessa precisione è del tutto fuori luogo, in
quanto non solo non necessaria, ma anche di difficile implementazione
da un punto di vista pratico.
Sempre riguardo al
vapore, un ulteriore presunto punto debole delle misurazioni eseguite
da Rossi consisterebbe nella velocità del vapore all'uscita del
tubo. Secondo molti critici la velocità di quel vapore sarebbe
troppo bassa per la potenza dichiarata. Ci si potrebbe chiedere se
questa velocità è mai stata misurata da nessuno. La risposta è
negativa, l'unica evidenza disponibile sono dei video su Internet.
Questo è un punto interessante, perché si presuppone di stimare da
video, che non si sa bene a quale fase dell'esperimento si
riferiscano, tra l'altro fortemente compressi, la velocità di
qualcosa che dovrebbe essere invisibile, e di affermare che questa è
insufficiente. Dopo astrusi calcoli, che rigorosamente non tengono
conto, oltre che delle incertezze sui dati disponibili, anche delle
perdite termiche, variazioni di volume, perdite di carico,
rallentamento, turbolenza e condensazione del vapore all'uscita del
tubo, si è pervenuto ad un valore dell'ordine di circa 10 m/s.
Questo valore sembra eccessivo per lo "sbuffo" che si vede
nel video. Per dare un'idea della velocità in questione, si può
confrontarla con qualcosa di più familiare, come il flusso d'aria
prodotto da uno starnuto o un colpo di tosse: questi raggiungono
velocità di picco comprese tra i 250 e più di 450 m/s km/h (69-125 m/s). Se proprio bisogna
trarre conclusioni qualitative, si direbbe proprio che uno starnuto o
un colpo di tosse non sembrano così tanto più veloci di quel flusso
di vapore, ossia probabilmente quel flusso può essere dell'ordine di
10 m/s…
Cosa possiamo concludere
quindi? Che in assenza di dati è più saggio astenersi dal giudizio
piuttosto che generare e propagare informazioni sbagliate. Che le
informazioni corrette e definitive verranno da test e da report
ufficiali o dall'esperienza diretta. E che l'attesa, anche lunga fa
parte del percorso scientifico: così come è normale dovere
aspettare anni per vedere pubblicato un lavoro su una rivista
peer-review, e normale dovere aspettare qualche mese per disporre di
misure ufficiali e ben condotte su qualcosa che rischia di cambiare
profondamente molte delle nostre convinzioni e abitudini.
Vettore