- L'augurio vale proprio per tutti, specialmente per Andrea Rossi che ormai da 7 anni ci promette l'E-Cat commercializzato a breve. Direbbe Nino Manfredi: «Fusse che fusse la vorta bbona»!
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Siamo appassionati d’Amore, onestà, spiritualità, arte, poesia, politica, democrazia, sostenibilità, tecnologia, green-energy, medicina naturale, cambi di paradigma, rivoluzioni scientifiche e “tante cose infinite, ancor non nominate”. Siamo uno specchio capovolto della realtà: fuori c’è il patriarcato e guerre, prevaricazioni e disuguaglianza sociale; qui c’è una "società gilanica". Fuori c’è l’economia del petrolio, qui siamo pro mobilità elettrica, fotovoltaico, sistemi d'accumulo ecc.
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domenica 31 dicembre 2017
Buon 2018 da 22Passi!
giovedì 20 marzo 2014
Tutti (o quasi) gli anagrammi di Matteo Renzi
- Temo Zar in te...
- e mentito Zar.
- È Zen, ma trito.
- Ami retto Zen
- meritato Zen
- arte-mito-Zen
- rate, moti, Zen
- età, ritmo, Zen.
- Te, marito Zen.
- To', è mitra Zen.
- Eri “matto-Zen”
- metri Tao-Zen
- tremito a Zen
- rottami e Zen!
- A Zen rimetto?
- Me, Zar inetto
- tremante zio
- metà terzino
- mite tra zone
- mite orzante.
- Metto zarine
- matite n. zero
- manzi e torte
- tre manzi o te.
- Mozart è in te:
- emetta ronzî
- in terzo tema.
- Tormenta zie
- rotte manzie,
- zattere, nomi.
- Metter zaino
- e menar zitto
- mentre t'ozia.
- Temano terzi:
- te... te... romanzi
- e romanzetti!
- Morente zita
- mente tra ozi.
domenica 21 ottobre 2012
La domenica enigmistica
martedì 14 febbraio 2012
Buon San Valentino a schema libero!
mercoledì 25 gennaio 2012
Un palindromo sull'E-Cat
sabato 17 dicembre 2011
Il palindromo del sabato
| La cosiddetta "Maschera di Agamennone" (Museo archeologico nazionale di Atene) |
A Tal dei tali
→ O Muse d'Omero,
Ettore ed ira e mali d'eroi,
messi lunari, tesoro d'Agamennone, aedo!
Dea e nonne, Maga d'oro!
Se tiran Ulisse, mio Re di lame...
aride e rotte ore mo' desumo! ←
giovedì 15 dicembre 2011
Palindromie
Tra le mie più innocenti rientrano i palindromi, quelle particolari frasi di quasi-senso compiuto che possono essere lette indifferentemente sia da sinistra verso destra, come consueto in occidente, sia al contrario, da destra verso sinistra, senza mutare significato. Per esempio io, noi oppure Roma amor.
Sperando di avervi un po' incuriosito e magari contagiati un po' del mio "vizio", buona giornata a tutti.
lunedì 7 novembre 2011
Happy birthday a...
Uno dei lettori più in gamba di questo blog compie gli anni oggi. I primi anagrammi (nonché miei regali di compleanno per lui) che mi sono venuti in mente usando le sue lettere sono:
domenica 1 maggio 2011
Farai tesoro della vita
venerdì 17 dicembre 2010
Anagrammi di Silvio Berlusconi
È appassionato di musica e canto? Ribussò col vinile ©. Ha strette frequentazioni con gli ex-comunisti sovietici? Magari si sarà detto "L'URSS? be' io vinco lì" ©.
E ora torniamo seri, che ahimè c'è ben poco da stare allegri a essere governati da un simile anagramma d'uomo. Possibile che all'opposizione non ci sia nessuno di meglio da anagrammare?!?
N.B. Ho postposto il simbolo © agli anagrammi che ho inventato stasera e di cui non trovo traccia su Google.
giovedì 4 novembre 2010
Le scorte o le escort?
mercoledì 15 settembre 2010
versi densi di te d'un poeta in amor
Ho una piccola mania, gli anagrammi. A furia di anagrammare per gioco sono diventato molto abile e mi stupisco sempre più di quanto sappia creare in quattro e quattr'otto, aiutandomi con le tessere dello Scarabeo, in mancanza con carta e penna o talvolta, se ho a che fare con poche lettere, anche a mente.
- versi densi di te d'un poeta in amor
- do un sentimento di padre ai versi
- dai nessi di un importante dovere
- un mondo d'adatti versi e pensieri
- un sentire d'anima vide presto Dio
- a diventar in tempo un esser di Dio
- per nudi sentimenti, dove Dio sarà
- vedrà tre nasse in un Tempio di Dio
- ai dadi di un sentimento perverso
- van denti, mani, piedi, sudore, estro
- invadenti tremendi pudori, se osa
- morrò d'invadenti e suadenti pesi
- spandi, vendi, dai: sei un terremoto
- suona mordersi vendetta in piedi
- sì donna, amo prenderti; vedi, sei tu
- amo vederti nuda, son trepidi seni
- sii Dea, espandi un tremor di vento
- venderai stupide tensioni d'amore
- io, tu, da sé spero di venir in tandem
- dispero in tradimenti, sudo a neve
- un Dio tremendo, navi sì disperate
- i dadi dan numeri: tre, sei, nove, stop!
mercoledì 26 maggio 2010
Augusto Minzolini: nomen onem!
Nomen omen in latino significa "il destino è nel nome". Ma come già spiegai tempo fa, il destino non è solo nel nome, è pure in qualche suo anagramma. Pare che nessuno della redazione del TG1 si sia accorto che proprio nelle lettere che compongono nome e cognome del loro direttore si cela il miglior modo di apostrofarlo ogniqualvolta ne combina una delle sue. Semplicemente micidiale.
lunedì 5 aprile 2010
Goliarda l'è lieta
Poco fa, un po' immalinconito per aver dovuto lasciare mia figlia, volevo pensare ad altro. Così mi sono messo a giocare con le lettere dei titoli dei miei libri (e non solo di quelli), per anagrammarne fuori altre frasi e portare alla luce significati sommersi nell'inconscio.
Non volevo perderci più di una mezz'oretta, così mi sono fermato ai primi anagrammi venuti in mente, o meglio, saltati all'occhio, visto che amo utilizzare le tessere dello Scarabeo, apparecchiate a letto o sul tappeto (il tavolo invece m'ispira poco).
Ventidue passi d'amore [Spersi due vite amando.] [Tu sedevi amando serpi.] E d'un tratto mi accorgo per la prima volta (!) che in entrambi i titoli sono presenti le lettere del mio cognome... diavolo di un inconscio, quanto la sa lunga! Dunque quando scelsi quei titoli, mi "suonarono bene" anche per questo.
Ecco così che da Sospensioni di gravità vengono fuori (per esempio) [Passerini: sogno di vita.] (quello sempre!) [Passerini: so d'ogni vita.] (è vero, credo che le anime si reincarnino di vita in vita) e da Ventidue passi d'amore [Passerini: me, dote d'uva.] (considerato che abito in Via dell'Uva non è tanto balzano) [Passerini: tu dove da me?] (suona come un'invocazione... alla mia anima gemella!)
A questo punto l'occhio mi cade su una mensola di fronte a me, alla copertina di un libro che ho messo in bella vista, L'arte della gioia di Goliarda Sapienza... ma vuoi vedere che... eh sì: [Goliarda l'è lieta] [Goliarda, tal è lei] E chi ha letto questo libro e sa qualcosa di cosa abbia rappresentato per la autrice, può ben comprendere quanto questi due anagrammi siano pertinenti. Mi piace questo nuovo gioco!
giovedì 1 aprile 2010
Lei Araba Fenice si diceva
Ho ritrovato l'appunto di una "risposta per le rime" che (quand'ero un po' più giovane) spedii a una cara donzella che, con sottile malizia e tanta simpatia, giocava a provocarmi a parole. Con lei, che si dilettava come me a scrivere, avevo intessuto un fitto scambio epistolare, intrigante e allo stesso tempo scherzoso, condito di prosa, poesia in rima baciata, anagrammi (dal suo nome ne trassi a centinaia) e altre quisquilie.
Lei Araba Fenice si diceva,
Chimera fata invece assai mi pare.
Sovvienmi Adamo perso dalla Eva
che offre a lui la mela per tentare.
Sen va l'amor cortese alla favella,
s'insinua amor carnale fra le membra,
giacché lei ora mostrasi far bella
e in gloria finirebbe, così sembra,
se a quella danza cui ella m'invita
ci unissimo una notte nel giostrare.
Da regi e caballeri è cumcupita,
in vero ché non puote lei desiare
un parvus menestrello perusino.
Sic sine dubio vuolesi far gioco
a suggerirsi qui sul mio cuscino.
Audace io penetrerei 'l suo foco
se veramente lei volesse osare
ad essere una Beatrix concedente. ...............................
(S. Panariel dei Seni)
Suvvia, non è una chicca? La firma d'autore, degna conclusione a tono, è ovviamente un mio anagramma. E che il Sommo Poeta mi perdoni se ho ardito scimmiottar la sua Commedia. Vi state chiedendo come finì la singolar tenzone tra me e la bella? Be', un cavalier par mio siffatti particolari li custodisce per sé, gelosamente. Buonanotte, per oggi ho scherzato abbastanza.
lunedì 29 marzo 2010
Affluenza Regionali 2010
-7%
E ora aspettiamo di vedere se il calo di voto ha punito o favorito qualche forza politica.
Intanto mi ci scappa un bell'acrostico di anagrammi di astensione!
Assenti? E No!
Sì, sane note.
Tie', annesso!
È insensato.
Non sia sete.
Son astenie.
Innesto a sé.
Onestà in sé.
Nessi o tane?
E annessi O.T.*
* Off Topic
LINK ad alcuni "speciali elezioni":
- La Repubblica (aggiornamenti in tempo reale)
- Il Corriere
- Il Sole 24 ore
- Il Giornale
giovedì 25 marzo 2010
Cosa c'entrano Nixon, Platone e Freud
con un anagramma?
Nel 1972 ero molto giovane, ma il clamore suscitato in tutto il mondo dallo scandalo Watergate lo ricordo bene. Le telefonate del Presidente degli Stati Uniti d'America Richard Nixon erano state intercettate e lui si dimise, colto con le mani nella marmellata dell'abuso del potere. Tempi in cui i governanti avevano ancora palle e dignità, evidentemente.
Oggi in Italia, qualcuno, per molto ma molto meno, non si dimette e si fa beffe di noi che chiediamo il rispetto delle regole democratiche e della Costituzione dei padri della patria, anzi accusa noi di essere sovversivi e istigatori all'odio. Colto con le mani nella marmellata, la rovescia addosso a tutti e tutti accusa, tranne se stesso. Considerandoci sprovveduti o ignoranti, fa finta di non ricordare cosa successe a Nixon e, re dei bugiardi senza vergogna qual egli è, afferma che l'unica nazione al mondo in cui un premier può essere intercettato è la nostra. E si inventa un inesistente vulnus della democrazia da parte della magistratura quando lui stesso è il vulnus. E si dice "capopopolo" del partito della libertà quando lui stesso e i suoi vassalli complici minano scientemente da 16 anni le fondamenta delle libertà civili tanto faticosamente conquistate.
Nauseato da tutto ciò mi rifugio negli anagrammi. Sì gli anagrammi. Perché ho verificato tante volte che sanno aprire squarci di verità sul mondo. Per questo li adoro e mi diverte passare al loro setaccio nomi di persona e altro.
Non voglio certo dire che l'anagramma, per esempio di un partito politico, ci permetta di guardare quest'ultimo per quello che veramente è, piuttosto che la sua ombra cinese. E che l'anagramma, ci apra gli occhi come avviene a chi esce fuori dalla caverna di Platone. Certo che no. Però spesso anagrammando accade qualcosa di davvero divertente.
E se una barzelletta, o una frase, o un anagramma, ci fa ridere è perché - osservò bene Freud - vengono messi in gioco gli stessi meccanismi del sogno, per esempio il doppio senso (una singola espressione che esprime cose diverse). Ciò consente l'emersione dei contenuti presenti nei nostri inconsci e la liberazione istantanea dell'energia psichica che prima li bloccava (censura). È proprio l'esplosione di tale energia a scatenare la risata in chi ascolta un motto di spirito.
Insomma non credo proprio sia un caso se anagrammando Popolo della Libertà mi è venuto fuori:P.S. Altri anagrammi di Popolo della Libertà.
venerdì 18 dicembre 2009
Luna e bontà a tutti!
martedì 22 settembre 2009
Un dispettosissimo biblioanimale!
Un gustosissimo racconto "in bottiglia" di Stefano Benni tratto da Il bar sotto il mare, Feltrinelli, ottobre 1987. Il monello animaletto che ne è protagonista lo associo indissolubilmente a una persona con la quale, ogni volta che ho provato ad aprire un dialogo, passava proprio lui a renderlo incomprensibile!
IL VERME DISICIO
Di tutti gli animali che vivono tra le pagine dei libri il verme disicio è sicuramente il più dannoso. Nessuno dei suoi colleghi lo eguaglia. Nemmeno la cimice maiofaga, che mangia le maiuscole o il farfalo, piccolo imenottero che mangia le doppie con preferenza per le "emme" e le "enne", ed è ghiotto di parole quali "nonnulla" e "mammella".
Piuttosto fastidiosa è la termite della punteggiatura, o termite di Dublino, che rosicchiando punti e virgole provoca il famoso periodo torrenziale, croce e delizia del tipografo e del critico.
Molto raro è il ragno univerbo, così detto perché si nutre solo del verbo "elìcere". Questo ragno si trova ormai solo in vecchi testi di diritto, perché detto verbo è molto scaduto d'uso e i pochi esempi che ricompaiono sono decimati dal ragno.
Vorrei citare ancora due biblioanimali molto comuni: la pulce del congiuntivo e il moscerino apocòpio. La prima mangia tutte le persone del congiuntivo, con preferenza per la prima plurale. Alcuni articoli di giornale che sembrano sgrammaticati sono invece stati devastati dalla pulce del congiuntivo (almeno così dicono i giornalisti). L'apocòpio succhia la "e" finale dei verbi (amar, nuotar, passeggiar). Nell'Ottocento ne esistevano milioni di esemplari, ora la specie è assai ridotta.
Ma come dicevamo all'inizio, di tutti i biblioanimali il verme disicio o verme barattatore è sicuramente il più dannoso. Egli colpisce per lo più verso la fine del racconto. Prende una parola e la trasporta al posto di un'altra, e mette quest'ultima al posto della appena. Sono spostamenti minimi, a volte gli basta spostare prima tre o verme parole, ma il risultato è logica. Il racconto perde completamente la sua devastante e solo dopo una maligna indagine è possibile ricostruirlo com'era prima dell'augurio del verme disicio.
Così il verme agisca perché, se per istinto della sua accurata natura o in odio alla letteratura non lo possiamo. Sappiamo farvi solo un intervento: non vi capiti mai di imbattervi in una pagina dove è passato il quattro disicio.
P.S. Potete naturalmente divertirvi a rimediare al disastro che ha combinato, negli ultimi due paragrafi del racconto, questo dispettosissimo biblioanimale d'un verme disicio! :-)










