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lunedì 9 agosto 2010

Nuovi passi...

2 : commenti
Ho deciso di scrivere una favola. Di quelle un po' alla piccolo principe.
I protagonisti sono due: lei una strega-fata del bosco cresciuta in città o qualcosa di simile, lui ancora non so... qualcuno comunque che aveva perso la memoria e comincia lentamente a ricordare dopo aver conosciuto lei. Sarà una bella storia d'amore, ma non solo. Se non suonasse troppo pretenzioso direi che riguarderà il senso della vita. Ancora non ho definito una trama (ci penso solo da ieri sera!); per ora mi piacerebbe che l'arco temporale della narrazione durasse un anno esatto e a grandi linee fosse suddiviso così: 1) l'incontro dei protagonisti e l'innamoramento; 2) una partenza, l'attesa e le prove da superare per potersi rivedere; 3) il vissero felici e contenti... Va be', è ancora tutto molto acerbo, ma parlarne mi serve proprio a far girare la ruota dell'immaginazione!

mercoledì 6 gennaio 2010

Anche le case han bisogno di coccole

6 : commenti
«Che cos'è un rito?» disse il piccolo principe.
«Anche questa è una cosa da tempo dimenticata», disse la volpe. «È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! lo mi spingo fino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza».

(da Il Piccolo Principe
di A. de Saint-Exupéry)



Chi mi conosce sa che sono tutto il contrario di una persona rigida e bisognosa di programmarsi l'esistenza. Anzi, diciamo pure che preferisco l'anarchia all'ordine e il caos creativo alle regole ottuse (non è il caso delle regole auree elencate nell'immagine). Allo stesso tempo scelgo volontariamente, se lo ritengo utile e necessario, di aderire a un programma ben definito. Ovviamente parlo della vita privata, nel lavoro le regole vanno rispettate, al limite interpretate in modo non rigido (cioè umano) o riscritte d'intesa con le organizzazioni per le quali si opera.

Detto ciò, visto che da un po' di tempo mi trovavo in crescente difficoltà nello star dietro alle varie esigenze del mio appartamento (riordinare, pulire, lavare, stirare ecc.), ho deciso di darmi la semplice abitudine (o "rito") di dedicare a ogni ambiente un'attenzione particolare in un preciso giorno della settimana, ferme restando le regole auree di cui sopra: per esempio i piatti sporchi vanno sempre lavati (a mano e/o in lavastoviglie), se non la sera massimo il giorno dopo, il bagno va pulito se la sua igiene è compromessa e così via. Però dedicando a una definita stanza almeno una mezz'ora al giorno di "cure e coccole", si finisce col mettere a posto e/o pulire particolari che altrimenti non si noterebbero o si rimanderebbero sine die.

Ecco il mio programma settimanale:
  • Lunedì, giorno della Luna, astro simbolicamente legato all'acqua, dedicato alla pulizia settimanale di fondo del bagno;
  • Martedì, giorno di Marte, espressione per antonomasia dell'energia maschile, dedicato alla mia camera da letto;
  • Mercoledì, giorno di Mercurio, pianeta simbolo del mettere in rapporto e in comunicazione, dedicato al soggiorno (vi convergono, attraverso sei porte/aperture, tutte le altre stanze della mia casa);
  • Giovedì, giorno di Giove, portatore di giovialità e convivialità, dedicato alla cucina-tinello;
  • Venerdì, giorno di Venere, espressione per antonomasia dell'energia femminile, dedicato alla cameretta di mia figlia;
  • Sabato, giorno di Saturno, pianeta legato a limiti, regole, confini, dedicato ai locali esterni e/o di servizio quali l'ingresso, il sottoscale, il pianerottolo, la scala esterna e il box auto;
  • Domenica, giorno del Sole e Domineddio... riposo ovviamente, oppure quel che mi va!
Naturalmente può capitarmi di lasciare qualche stanza in disordine (non sarò mai schiavo di una casa!), ma almeno la "camera del giorno", a costo di andare a letto un po' più tardi, mi sforzo di metterla a posto. Questa è la mia nuova regola-abitudine-rito.

Ovviamente le associazioni giorno-pianeta-stanza, per quanto legate alla simbologia astrologica, sono soggettive e arbitrarie. Ma è un giochino che mi sta aiutando davvero: ho iniziato ad applicarlo da lunedì e funziona alla grande!

lunedì 6 aprile 2009

Si fa presto a dire "volpe"!

5 : commenti
Un po' di mesi fa pubblicai il brano preferito di uno dei miei libri preferiti (qui il link al post in questione). Per chi - ahimè - non avesse ancora letto Il Piccolo Principe di Saint-Exupéry spiego che la sua volpe non ha la funzione maramaldesca attribuitale da Collodi in Pinocchio, insegna invece come si crea un legame, quanta magia ci sia nel "movimento" che unisce due persone, quale sia in fondo il segreto dell'amore. La volpe di Saint Exupéry chiede al Piccolo Principe di "addomesticarla", ovvero sceglie di legarsi a lui, pur sapendo che egli partirà, per volerlo le basta riconoscere di avere di fronte una persona speciale e appassionarsi a quel che lui racconta. Un ruolo di volpe in cui finisco col ritrovarmi spesso, quando incontro a tu per tu una piccola principessa e scelgo di vivermi un sentimento "rischioso" affrontandone la paura: meglio un rimorso che un rimpianto... ma sarebbe ancora meglio un bel presente capace di diventare un bel futuro, coincidenza rara! :-)

P.S. Grazie Naimablu!

mercoledì 26 novembre 2008

L'essenziale è invisibile agli occhi

8 : commenti
Dal libro che ha fatto passare alla storia Antoine de Saint-Exupéry, il capitolo che mi ha sempre incantato di più: l'incontro del piccolo principe con la volpe. In quel momento apparve la volpe.
« Buon giorno », disse la volpe. « Buon giorno », rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno. « Sono qui », disse la voce, «sotto al melo... »
« Chi sei? » domandò il piccolo principe, «sei molto carino... » « Sono una volpe », disse la volpe. « Vieni a giocare con me », le propose il piccolo principe, « sono così triste... » « Non posso giocare con te », disse la volpe, « non sono addomesticata ». « Ah! scusa », fece il piccolo principe. Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: « Che cosa vuol dire "addomesticare"?» « Non sei di queste parti, tu », disse la volpe, « che cosa cerchi? » « Cerco gli uomini », disse il piccolo principe. « Che cosa vuol dire "addomesticare"? » « Gli uomini », disse la volpe, « hanno dei fucili e cacciano. È molto noioso! Allevano anche delle galline. È il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline? » « No », disse il piccolo principe. « Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "addomesticare"? » « È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire "creare dei legami"... » « Creare dei legami? » « Certo », disse la volpe. « Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini e non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. lo non sono per te che una volpe uguale a cento mila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo ». « Comincio a capire », disse il piccolo principe. « C'è un fiore... credo che mi abbia addomesticato... » « È possibile », disse la volpe. « Capita di tutto sulla Terra... » « Oh! Non è sulla Terra », disse il piccolo principe. La volpe sembrò perplessa: « Su un altro pianeta? » « Si ». « Ci sono dei cacciatori su questo pianeta? » « No ». « Questo mi interessa! E delle galline? » « No ». « Non c'è niente di perfetto », sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea: « La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? lo non mangio il pane e il grano per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano... » La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: « Per favore... addomesticami », disse . « Volentieri », rispose il piccolo principe, « ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose ». « Non si conoscono che le cose che si addomesticano », disse la volpe. « Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami! » « Che bisogna fare? », domandò il piccolo principe. « Bisogna essere molto pazienti », rispose la volpe. « In principio tu ti sederai un po' lontano da me, cosi, nell'erba. lo ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino... » Il piccolo principe ritornò l'indomani. « Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora », disse la volpe. «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti ». « Che cos'è un rito?» disse il piccolo principe. « Anche questa è una cosa da tempo dimenticata », disse la volpe.« È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! lo mi spingo fino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza ». Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina: « Ah! » disse la volpe, « ...piangerò ». « La colpa è tua », disse il piccolo principe, « io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi... » « È vero », disse la volpe. « Ma piangerai! » disse il piccolo principe. « È certo », disse la volpe. « Ma allora che ci guadagni? » « Ci guadagno », disse la volpe, «il colore del grano '» Poi soggiunse: « Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. « Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto ». Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose. « Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente », disse. «Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo ». E le rose erano a disagio. « Voi siete belle, ma siete vuote », disse ancora. «Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa ». E ritornò dalla volpe. « Addio », disse. « Addio », disse la volpe. « Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi ». « L'essenziale è invisibile agli occhi », ripeté il piccolo principe, per ricordarselo. « È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi importante ». « È il tempo che ho perduto per la mia rosa ... » sussurrò il piccolo principe per ricordarselo. « Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa... » « lo sono responsabile della mia rosa... » ripeté il piccolo principe per ricordarselo.
P.S. Quando mi limito a pubblicare brani letterari o file musicali senza tante chiose di miei pensieri attorno, significa che ho avuto troppe cose da fare nella vita reale e poco tempo per specchiarmi allo schermo del computer a scrivere; oppure che le parole o la musica che ho semplicemente "quotato" su Ventidue passi d'amore e dintorni sono talmente belle ed eloquenti da non voler aggiungere nulla. Per questo brano de Il piccolo principe sono assolutamente vere entrambe le circostanze! :-)

giovedì 21 febbraio 2008

Oltre il 4% dei confini conosciuti

0 : commenti
"L'essenziale è invisibile agli occhi"
(Antoine de Saint-Exupéry)


Per chi ha curiosità e tempo di gettare uno sguardo sulle ultime frontiere dell'astrofisica e di ampliare la propria visione del cosmo, segnalo sul sito de La Repubblica un interessante articolo di Luigi Bignami sulla materia oscura, della quale, dopo tanti annunci e smentite, pare sia stata finalmente provata l'esistenza.
La rivoluzione copernicana proiettò l'uomo dal centro alla periferia dell'universo... bazzecole. Le teorie sul fatto che la vita sia un fenomeno comune nell'universo abbondano; ormai la frequente scoperta di nuovi sistemi solari adatti ad ospitarla non fa più notizia... quisquilie infatti. Probabilmente è ormai solo questione di tempo perché siano scoperte prove di vita extraterrestre... ma questo è niente. Ora persino l'universo visibile si sta dimostrando ben poca cosa rispetto a ciò che potrebbe essere l'universo vero: la materia che noi conosciamo - gli atomi che compongono i gas interstellari, le stelle, i pianeti, i nostri corpi - sarebbe appena il 4% di ciò che esiste; un altro 24% sarebbe composto da materia scura (invisibile) e il rimanente 74% sarebbe energia oscura.
La visione che la fisica moderna sta mettendo insieme richiama alla mente quelle date dai mistici o dai chiaroveggenti: la materia sarebbe letteralmente un velo (di Maya) che copre e nasconde una realtà invisibile, alternativa, straordinariamente estesa e ramificata, quantitativamente e qualitativamente predominante rispetto a ciò che noi vediamo e consideriamo reale.

Tra l'altro si aprono nuove prospettive epistemologiche: materia ed energia oscure non possono essere rilevate direttamente dai nostri strumenti (fatti di atomi), lasciano però tracce indirette, che costituiscono una sorta di "pistola fumante", quella da cui Dio - perdonate l'immagine un po' azzardata - avrebbe sparato il big bang! Si tratta dell'effetto detto lente gravitazionale: per quanto invisibile anche la materia scura possiede una massa, pertanto può deviare la luce e dunque lasciarci una sorta di "ombra" della sua posizione.
Ci vorrà ancora molto tempo per vedere metodologie simile applicate a tutti i fenomeni metafisici che ad oggi la scienza ha negato perché invisibili? Riusciremo a dimostrare l'esistenza dell'anima con la testa oltre che col cuore? Si dice che il XXI secolo e (e la cosiddetta Età dell'Acquario) concilierà insieme scienza e spiritualità, intanto già comincia a mettere la tecnologia al servizio di un'idea si sviluppo sostenibile. Tanti piccoli segnali convergono in questa direzione, sempre più numerosi. Il Piccolo Principe da lassù fa il tifo per noi.

domenica 30 settembre 2007

Pro (e contro) la new age

0 : commenti
Ho difeso in mille discussioni il "movimento" new age, sia dagli scettici "devoti" alla scienza, sia dagli apologeti delle tradizioni esoteriche pure. I primi rifiutano la new age come un coacervo d'irrazionalità. I secondi le rimproverano la banalizzazione di concetti complessi o persino l'avere reso accessibili, potenzialmente a tutti, dottrine riservate a pochi iniziati... un vero oltraggio per i "grandi sacerdoti" delle scuole misteriche! Di fronte ai primi, la posizione in cui mi colloco si può sintetizzare con quanto dice Saint-Exupery per bocca del suo Petit Prince "l'essenziale è invisibile agli occhi": spesso anche agli occhi della scienza, sempre più sofisticati, ma tuttora in difficoltà a esaminare lo Spirito con la stessa disinvoltura con cui sezionano la materia. Do però ragione a chi attacca quella parte di new age che piuttosto che cercare le Vie dell'apertura del cuore tende a scimmiottare la scienza mutuandone l'apoditticità e imitandone con esiti spesso ridicoli il linguaggio: una new age commerciale diventata business e mestiere per tanti sedicenti operatori spirituali. Ai secondi dico che la banalizzazione in cui spesso la new age cade è un rischio implicito nella divulgazione e che la "democratizzazione" delle conoscenze segrete è diventata - e lo sarà sempre di più - necessaria e urgente per restituire a tante persone un senso della vita, nuovi valori (dati dalla riscoperta della sapienza antica) e certezze costruite con spirito critico. Altra cosa per me importante (per discernere la new age "buona" da quella "cattiva") è che lo scopo della Conoscenza non può essere il potere (su chi non ha Conoscenza) bensì la felicità, quella nostra e quella collettiva... e qua il discorso sarebbe molto ma molto lungo! Insomma la new age è un grande calderone in cui galleggiano ottimi alimenti quanto junky-food (il cibo-spazzatura da fast food), però tirando le somme credo che a questo martoriatissimo mondo abbia fatto più bene che male. In questo senso difendo la new age. Quello che però mi trova concorde con entrambe le posizioni critiche è l'insofferenza per un certo "atteggiamento new age" proprio di chi, sentendosi appartenere a questo o quel filone della nuova era, spesso predica bene e razzola male, dimostrando d'essere molto più umano (inteso qui come contraltare del divino) e meno "illuminato" di quanto si dipinga. Insomma mi è capitato davvero tante volte di ascoltare o leggere la testimonianza del "mi-rigiro-la-frittata-come-mi-pare" di turno che ritiene di essersi illuminato e di avere ormai acquisito una sorta di "radar" che lo mette al sicuro da prendere fischi per fiaschi! Naturalmente luccicano anche dei veri fuochi, persino delle stelle, ma molto più numerosi sono gli specchietti per allodole, sedicenti nuovi Maestri, seducenti pseudo-guru ecc. Che l'uomo sia fatto ad immagine e somiglianza di Dio e che dunque sia Dio in potenza, è un assunto che condivido, che ciò stia succedendo realmente a milioni di persone a forza di "salti quantici" che si succedono con la frequenza dei reality in TV è un altro discorso... chi vivrà vedrà.
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