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domenica 5 dicembre 2010

La porta è aperta. Vita di Goliarda Sapienza

4 : commenti
Tra le ricerche su Google che conducono più visitatori a Ventidue passi d'amore e dintorni spiccano quelle relative a Goliarda Sapienza (1924-1996) e, in particolare al suo libro più famoso, L'arte della gioia, cui ho dedicato, da lettore entusiasta, una piccola recensione e altri accenni sparsi nel blog. Sono stato poi ben lieto e orgoglioso di inserire due anni fa, anche l'incipit de La porta è aperta. Vita di Goliarda Sapienza, per gentilissima concessione dell'autrice Giovanna Providenti. Finalmente - da pochi giorni - è possibile acquistare e leggere questa accurata biografia, costruita in forma di romanzo, pubblicata da Villaggio Maori Edizioni. 

Lascio la parola a Natalia Aspesi per presentarla come si conviene.
"Sono grata a Giovanna Providenti per quest'assoluto atto d'amore: ricostruire la vita di una grande scrittrice che, per aver osato uscire da ciò che ci si aspettava da una signora che scrive, è stata respinta, isolata, oltraggiata da una critica polverosa, presuntuosa e terrorizzata da ogni imperio letterario femminile libero e imprevedibile, che osi uscire dai canoni fissati dalle mode. Spero che questa volta i critici e gli editori si accorgano subito del valore di La porta è aperta, una biografia rigorosa eppure costruita come un romanzo appassionato che comincia molto prima che Goliarda nasca, raccontando come in una saga le vite dei suoi singolari genitori. Capitolo dopo capitolo Giovanna Providenti intreccia spesso la vita di Goliarda a quella di Modesta, la protagonista di L'arte della gioia, in un gioco di specchi che riflettono due vite singolari, temibili, appassionate che non hanno paura dello scandalo né dell'irregolarità né della crudeltà. È un lavoro sapiente quello di Giovanna che fa riflettere anche su come dieci, trent'anni fa, malgrado il femminismo, malgrado l'apparente libertà, la femminilità potesse ancora essere una prigione, una esclusione, un'invisibile ragnatela che certe volte pare calare tuttora su donne che non stanno alle regole, ai nuovi conformismi in cui si cerca di rinchiuderle. Minuziosa, ricca, documentata, raccontando un personaggio difficile e ancora sconosciuto, se non per i fatti ormai noti (il cinema, il teatro, un furto, l'impegno politico, la prigione, la miseria, gli amori), questa biografia riesce a farne un grande personaggio: a comunicarci quanto la figura anomala di Goliarda sappia parlarci di quella ribellione, e di quel dolore silenzioso che tante donne quasi sempre nascondono per difendersi dalle ferite del mondo." (Natalia Aspesi dalla motivazione al Premio Calvino 2009, di cui il testo "La porta è aperta. Vita di Goliarda Sapienza" è stato finalista)
Aggiungo che la brava Giovanna Providenti collabora al mensile Noidonne, alle attività del Circolo Bateson e del Master in gender studies dell'Università Roma Tre. Prima di scrivere il romanzo biografico su Goliarda Sapienza, ha curato i volumi La non violenza delle donne (Libreria Editrice Fiorentina, 2006) e Spostando mattoni a mani nude. Per pensare le differenze (Franco Angeli, 2003), pubblicato numerosi saggi su riviste e volumi e alcuni racconti sulla rivista Marea.

Per avere altre informazioni su La porta è aperta. Vita di Goliarda Sapienza, o acquistarlo on line, Giovanna Providenti mi ha lasciato i seguenti link:
P.S. Sono così tornato a occuparmi di letteratura con la A maiuscola. Ultimamente avevo invece dato parecchio spazio all'agonia di un governo cui resta solo da staccare la spina, parlandone per dovere civico, non certo nel mio interesse di blogger. Infatti ho ampiamente verificato in questi ultimi anni come ogniqualvolta il blog tratti del mal-governo del Signor B, immediatamente calino gli accessi. Non voglio pensare che tra gli algoritmi di Google ve ne sia pure qualcuno pro-PdL, mi limito a credere che la gente sia talmente nauseata da girar la testa altrove non appena s'imbatte nelle gesta di Brancaleon-Berlusconi e dei suoi prodi ministri... siccome penso che proprio l'assuefazione  al peggio sia uno dei più pericolosi cancri della democrazia, continuerò a tapparmi il naso e a parlarne fino a quando - Dio ti ringrazio - rivedrò l'Italia governata da un vero, competente e rispettabile esecutivo.

lunedì 5 aprile 2010

Goliarda l'è lieta

8 : commenti
Poco fa, un po' immalinconito per aver dovuto lasciare mia figlia, volevo pensare ad altro. Così mi sono messo a giocare con le lettere dei titoli dei miei libri (e non solo di quelli), per anagrammarne fuori altre frasi e portare alla luce significati sommersi nell'inconscio. Non volevo perderci più di una mezz'oretta, così mi sono fermato ai primi anagrammi venuti in mente, o meglio, saltati all'occhio, visto che amo utilizzare le tessere dello Scarabeo, apparecchiate a letto o sul tappeto (il tavolo invece m'ispira poco).

Sospensioni di gravità [Giri di vita non sospesa.] [Noi, spesso, grani di vita.] [S'ingrassò pieno di vita.] [Sognò neri passi di vita.] 


Ventidue passi d'amore [Spersi due vite amando.] [Tu sedevi amando serpi.] E d'un tratto mi accorgo per la prima volta (!) che in entrambi i titoli sono presenti le lettere del mio cognome... diavolo di un inconscio, quanto la sa lunga! Dunque quando scelsi quei titoli, mi "suonarono bene" anche per questo.


Ecco così che da Sospensioni di gravità vengono fuori (per esempio) [Passerini: sogno di vita.] (quello sempre!) [Passerini: so d'ogni vita.] (è vero, credo che le anime si reincarnino di vita in vita) e da Ventidue passi d'amore [Passerini: me, dote d'uva.] (considerato che abito in Via dell'Uva non è tanto balzano) [Passerini: tu dove da me?] (suona come un'invocazione... alla mia anima gemella!) 


 A questo punto l'occhio mi cade su una mensola di fronte a me, alla copertina di un libro che ho messo in bella vista, L'arte della gioia di Goliarda Sapienza... ma vuoi vedere che... eh sì: [Goliarda l'è lieta] [Goliarda, tal è lei] E chi ha letto questo libro e sa qualcosa di cosa abbia rappresentato per la autrice, può ben comprendere quanto questi due anagrammi siano pertinenti. Mi piace questo nuovo gioco!

venerdì 31 ottobre 2008

I blogger fanno "rete"!

2 : commenti
Il piacere di collaborare... Oggi il blog Pagina 69 pubblica la prima pagina 69 che ho inviato, tratta da L'Arte della gioia di Goliarda Sapienza (Edizione Stampa Alternativa, 2006). In futuro proporrò senz'altro su Pagina 69 nuovi estratti di altre opere. Invito ognuno a fare altrettanto con i suoi libri preferiti. È il bello del web 2.0: l'unione fa la forza, i blogger fanno "rete"! Buona giornata. P.S. Ho già parlato: de l'Arte della gioia qui e di Pagina 69 qui.

sabato 13 settembre 2008

La biografia di Goliarda Sapienza, di G. Providenti (II)

1 : commenti
CAPITOLO PRIMO
- seconda parte -

(continua dalla prima parte)

Nei giorni successivi, a Gaeta, si sparge la voce che un’artista di Roma, molto importante e illustre, è venuta a morire proprio qui, in questa amena cittadina sul mare, intrappolata dal suo carcere. Un soffio di voce gaetana, sinceramente onorata, che avrebbe determinato la sorte travagliata dell’ultima dimora di Goliarda[ii]. Ma ormai lei è già morta: sola e senza onori, lasciando il meglio di sé, per chi l’avesse saputa leggere:
Morendo, una persona dà la sua vita per un’altra. Parti di te che si amputano per rinascere nuove, innestate nel meglio che quell’amore ti aveva dato. Si muore così per lasciare il meglio di sé a quelli che ti hanno saputo leggere. E so che quando sarà per me, sarà giusto e utile, per me e per le persone che, amando, ho anche necessariamente oppresso. Non temo la morte. Temo il delitto che c’è in natura e che uccide a tradimento, prematuramente. Questo temo: la natura criminale.
Che tipo di crimini ha in mente, quando, negli anni Sessanta, Goliarda Sapienza scrive queste parole? Modesta, la protagonista del romanzo L’arte della gioia, supera molti ostacoli facendo uso della morte e del delitto in una visione esistenziale e simbolica di continuo rinnovamento. Simbolico difficile da comprendere in pieni anni di piombo quando i molti editori e intellettuali italiani a cui il romanzo era stato dato da leggere lo avevano rispedito al mittente, ricacciato dentro la cassapanca, dove Goliarda se lo cullava con gli occhi di madre pieni d’aspettativa. Ma non troppo: non era una donna a tal punto sicura di sé, a tal punto ambiziosa.
“Come tutti gli individui sani sono molto ambiziosa”, fa dire a Modesta mentre inizia a raccontarla. Ma poi cancella questo incipit originario di L’arte della gioia.
Nel film di Citto Maselli, “Lettera aperta a un giornale della sera”, del 1969, Goliarda recita se stessa in questo momento della sua vita: un’intellettuale indaffarata e fuori dal coro che va ogni giorno in biblioteca per fare ricerche con l’intento di scrivere un romanzo storico coraggioso.
Le cineprese di Citto la riprendono nella sua casa di via Denza a Roma. Eccola: come ogni mattina fatica ad alzarsi dal letto, anche se è già sveglia. Nel buio tasta la presenza rassicurante delle sigarette sul comodino e prima dei cerini trova l’orologio.
“Oh dio è tardissimo”, dice recitando, ma dentro di sé sa benissimo che oggi lei è un’altra donna rispetto a quella che era stata per molti anni, piena di doveri e di scadenze. Oggi è una scrittrice, una donna libera, anche a costo di patire la fame!
Ha intanto trovato i cerini e ne sfrega uno sul lato ruvido della scatola. La fiamma le illumina il viso: le occhiaie molto visibili circondano il suo sguardo traboccante vitalità. Si alza, finalmente, e apre la persiana per fermarsi lì, a guardare oltre il vetro accendendosi un’altra sigaretta. Il gesto lento di portare alla bocca il piccolo involucro bianco la calma e l’aiuta a pensare. A trasformare il suo senso di isolamento dagli altri in una solitudine costruttiva.
Nello stesso momento in cui lei sta componendo l’inizio del romanzo di Modesta, non lontano da lei, alcune donne urlano in piazza la propria liberazione e fanno il femminismo. Altre girano le manovelle del ciclostile a ritmi produttivi sempre più crescenti, come il proliferare di collettivi, movimenti, partiti, comunità e ideali famiglie elettive dentro cui vivere beati...
Lei sta alla finestra e, mentre guarda passare il treno dell’attuale rivoluzione, scandaglia il territorio variegato della propria coscienza: è possibile vivere una esistenza intensa e libera senza bisogno di passare da una all’altra chiesa?
Ha intanto spento una sigaretta e ne ha in mano un’altra, che ancora non accende, la rigira tra le mani, mentre ripassa in mente la propria presenza su questo pianeta e quella di Maria Giudice, sua madre. La rivede, delirante di verità, non sopravvivere alla tanto desiderata fine della dittatura, non sopravvivere alla falsa libertà del “fascismo bianco”, che aveva previsto. Rivede il confine di sua madre - e di se stessa - affacciata dal pozzo, aggrappata alla morte. O alla vita.
La protagonista del suo romanzo, Modesta, avrebbe detto di no a tutte le chiese, comprese quelle che proclamano la rivoluzione o la giustizia in terra. Sarebbe stata brava, più brava di lei e di sua madre: una donna capace di sfidare, centimetro per centimetro, cicatrice su cicatrice, il pozzo della malinconia.
Se è vero che Citto Maselli, suo compagno di vita per diciotto anni, l’aveva salvata due volte dal tentato suicidio è anche vero che è stata Goliarda, da sola, ad imparare a guardare dentro le profondità del pozzo, cadendo, sì, ma anche risalendo più ricca di prima.
Prova una forte emozione, mentre ci pensa. E l’ambizione di trasporre in poesia ciò che prova.
Avrebbe fatto fare e dire al personaggio di Modesta quello che lei sta imparando a sapere. Anche se non sa se osare, non sa se sia poi del tutto così!
La vita vera è tanto più complicata...
Finalmente si siede al suo tavolo di scrittura. Abbandonata quasi intera l’ennesima sigaretta nell’unico angolo del piccolo scrittoio che non sia pieno di fogli, incurante della cenere che sporca il pavimento, inizia a scrivere: le mani le tremano, gli occhi sono spugne inzuppate e si sente un fiume in piena.
È dall’1.1.1900 che sono sulla terra. È poiché, come tutti gli individui sani, sono molto ambiziosa, mi decido a raccontarvi le mie avventure. E se poi avrò la fortuna che qualche ragazzo o ragazzina leggendomi si innamori di me, allungherò (nell’invidia o nell’amore) ancora di qualche attimo la mia presenza su questo pianeta.
Solo più di trenta anni dopo la sua nascita, la sana ambizione del personaggio di Modesta, che pronuncia queste parole, ha trovato consensi ed editori in tutta Europa, facendo diventare Goliarda Sapienza, post mortem, la scrittrice affermata che non è mai stata in vita. La difficoltà ad emergere della sua opera letteraria ha come una sorta di coerenza esistenziale: non sarebbe possibile raccontarla senza il suo ricadere ogni tanto nel pozzo, senza i suoi molti crucci, tra cui, negli ultimi venti anni, quello di non vedere pubblicato la sua Modesta tanto amata.
Negli anni Ottanta, nonostante lo sfratto per morosità, i mobili pignorati, il conto del droghiere e del tabaccaio; nonostante, dopo la storia del furto, del processo e della colletta, quasi nessuno dei suoi vecchi amici la inviti più, Goliarda continua ostinata a fare letteratura: una delle cose meno redditizie al mondo e l’unica che le procuri vera gioia.
Sa di avere scritto qualcosa che le sopravvivrà. Ma teme moltissimo che questo non sia vero, come teme la propria fragilità. Forse teme che la pubblicazione del romanzo di Modesta, ed una eventuale imprevista notorietà, possa trasformarla in una persona irriconoscibile a se stessa. Anche per questo preferirebbe morire prima di diventare famosa.
Da morta è possibile allungare ancora di qualche attimo la propria presenza su questo pianeta: purché di lei si dica che è voluta diventare una scrittrice non per trovare qualcosa di desiderabile per se stessa, ma per cercare una strada diversa dalla semplificazione che separa il dolore dalla gioia come fossero due acerrimi nemici e non l’uno il risvolto dell’altra.

Giovanna Providenti

[ii]Grazie all’amministrazione comunale di Gaeta, e in particolare all’interessamento dell’ Associazione culturale “Novecento”, diretta da di Antonio Lieto, le ossa di Goliarda Sapienza riposano ora al cimitero comunale di Gaeta, in cui è anche stata apposta una stele: “in questa cappella riposa Goliarda Sapienza scrittrice e attrice voce libera innamorata di Gaeta”.

NEW! Dicembre 2010: La porta è aperta. Vita di Goliarda Sapienza, romanzo biografico di Giovanna Providenti è stato finalmente pubblicato.

venerdì 12 settembre 2008

La biografia di Goliarda Sapienza, di G. Providenti (I)

5 : commenti
Ventidue passi d'amore e dintorni ospita con orgoglio - credo in anteprima assoluta su internet - il primo capitolo della biografia di Goliarda Sapienza a cura di Giovanna Providenti. Autrice di un libro interessante quale La nonviolenza delle donne, Giovanna mi ha contattato questa estate, con un commento in calce al post che scrissi un anno fa sull'Arte della gioia, il capolavoro di Goliarda Sapienza. Abbiamo così scoperto di avere molte passioni ed esperienze in comune, e sono felice che abbia accolto la mia proposta di pubblicare su questo blog un brano tratto dalla sua biografia su Goliarda, ancora inedita e spero non per molto: questo lavoro di Giovanna merita un buon editore, e lo meriterebbe soprattutto Goliarda Sapienza la più grande e misconosciuta autrice italiana del '900. La biografia s'apre con la sua fine prematura e silenziosa, il 30 agosto 1996 a Gaeta.


CAPITOLO PRIMO
(prima parte)

La porta è aperta (1996 e 1969)

Quando hai chiuso la porta un’altra s’apre
Non esistono chiavi o serrature
Né sbarre, catenacci. Basta voltare
Lo sguardo e spingere
Piano con le mani

Nessun rumore. La luce, ancora accesa, non è stata spenta neanche di notte. E da alcune mattine nessuno ha più visto, al bar La Triestina, la solita signora che, dopo aver scambiato qualche parola con la regale ex contadina sorridente dietro il bancone, si siede a un tavolino a scrivere fitto fitto sui suoi taccuini. Oppure legge, o si mette a chiacchierare con la signora Rosa e altri avventori.
Probabilmente è sola in casa a rincorrere l’ispirazione di un nuovo romanzo.
Come mai però neanche risponde? La dirimpettaia ha provato a chiamarla dall’uscio spalancato della porta, ma non osa introdursi in casa senza invito. Per un senso antico di rispetto, forse.
O è già paura, presentimento?
Chissà se si è accorta che la porta è aperta. Se sa che Goliarda non ha l’abitudine di chiudere la porta, nemmeno quando esce. Se sa che, dopo i furti subiti negli anni Ottanta, aveva appeso all’ingresso dell’attico di Roma un avviso per i ladri:
“La porta è aperta: dentro non c’è nulla di valore. Soltanto cose vecchie (per me preziose). Entrate pure. Ma non rovinate nulla. Per favore…”.
Una cosa del genere sarebbe inconcepibile a Gaeta, dove Goliarda abita più tempo possibile negli ultimi anni della sua vita. La sua piccola abitazione, sessanta metri quadri su tre piani, si trova in un vicolo stretto, ogni portone un’abitazione, dove tutti si conoscono e un ladro sarebbe subito identificato[i].
Vicinissima, la via Indipendenza brulica di venditori di roba fresca e se serve qualcosa per cucinare si fa prima ad andare a comprarla anziché cercare nel frigorifero. In questo quartiere, crinale tra dentro e fuori, tra libertà e promiscuità, Goliarda, in tarda età, ha ritrovato se stessa e la sensazione dolciastra tinta di malinconia di quando era bambina.
La dirimpettaia non sa che, da piccola, Goliarda aveva vissuto in un quartiere molto simile a questo, la Civita a Catania.
Nel romanzo autobiografico inedito, che si intitola Io Jean Gabin, ne parla come “la casbah dove tutto si sapeva in un battibaleno, sempre con cento occhi addosso che ti spogliavano di ogni privacy e possibilità di avere dei segreti”. La casbah in cui era vissuta fino a diciassette anni doveva essere ancora più promiscua e caotica di questa di Gaeta, se fianco a fianco potevano vivere la numerosa famiglia dell’avvocato Giuseppe Sapienza “amato dai poveri e odiato dai fascisti, mio padre, ma da tutti rispettato e temuto”, e il resto del multiforme popolo del quartiere San Berillo: le molte donne derelitte “vittime della società che io fui costretta ad amare”, i vecchi e molti bambini e bambine dai nomi comuni, che a volte persino si ripetevano, ma nessuna che si chiamasse con “questo nome che tutti, in cortile, al mare, notavano con meraviglia… non c’era nessuna Goliarda o Goliardo in tutta Catania e per me in tutto il mondo. Ero sola”.
Nella palazzina di fronte, nello stretto vicolo, la luce non è stata ancora spenta. Strano, si sarà continuata a dire la dirimpettaia. Ma non si sente abbastanza intima per potersene preoccupare. E neanche abbastanza sicura della differenza tra questo silenzio, inconsueto e inquietante, e quello solito che fa una donna sola.
Non sa che Goliarda proprio in questo vicolo ha terminato di scrivere un romanzo molto lungo dal titolo che finisce con il nome di una bambina: Gioia, la figlia più amata, la più cullata, che ogni tanto, per salvarla dalla polvere e dalle tarme, sollevava dal disordine della cassapanca e se la portava a passeggio, procedendo contro o accanto al vento, lungo il litorale di Gaeta. Mentre la sua larga gonna svolazzava liberamente nell’aria odorosa di mare, con una mano tratteneva il cappello, insistentemente minacciato dal vento, e con l’altra aggrappava il grosso dattiloscritto, sulla cui prima pagina stava scritto grande a penna: L’arte della gioia.
Forse proprio perché un poco conosce questa donna un po’ stramba, che camminava spesso da sola in riva al mare, nemmeno al terzo giorno di luce accesa senza sosta la dirimpettaia prova ad entrare in casa della signora Goliarda. E solo quando il presentimento si è del tutto impossessato di lei, anche per via di un intenso e strano odore, dopo averla chiamata invano attraverso la porta spalancata, rientra in casa per chiamare il 112.
Il corpo senza più vita di Goliarda Sapienza è stato ritrovato dai carabinieri il 30 agosto del 1996: nella sua abitazione di Gaeta, riverso sulle scale tra un pianerottolo e l’altro. Il suo cuore aveva cessato di battere tre giorni prima del ritrovamento, trascorsi senza che il telefono avesse mai squillato e nessuno avesse provato ad entrare, nonostante l’esistenza di Goliarda sia stata ricca di amori e amicizie e le porte di ognuna delle case da lei abitate siano state sempre aperte.
Dentro la borsa i soliti notes che portava sempre con sé per scrivere ovunque andasse. Su un tavolo in disuso, poggiata in mezzo ad altre cose, un’agenda a fiori dove negli ultimi anni segnava ogni giorno il proprio peso e, se non aveva altra carta, scriveva emozioni dettate dal momento. L’ultima è la seguente: “la vita mi costringe a viverla … ho paura”.


[i] Nel diari dell’ultimo decennio di vita, G.S. spesso riferisce di essere seduta al bar “La Triestina” di Gaeta a scrivere. L’abitudine di G.S. a tenere la porta aperta sia a Roma che a Gaeta è documentata da testimonianze e scrittura privata. Nel diari si legge: “tengo sempre il portoncino socchiuso, tanto i ladri entrano anche se attrezzi cancelli, porte blindate eccetera! e per me usare la chiave è un supplizio, chissà perché?”, diari 3/1/1990 in AGS. Grazie al fatto che la porta era aperta gli amici potevano entrare e lasciarle doni, ad esempio Isa Bartalini le lascia un cuscino appena “smacchinato” e stirato. La frase apposta sulla porta della casa di Roma è nella testimonianza di Saro Fronte nel blog www.spaccaforno.it. Nel film di Paolo Franchi del 1996 compare un altro cartello rivolto ai ladri simile a questo.

lunedì 10 settembre 2007

L'arte della gioia di Goliarda Sapienza

15 : commenti
L'arte della gioia è un libro speciale: il capolavoro di Goliarda Sapienza (Catania, 1924 – Roma, 1996) e probabilmente della letteratura italiana del '900. Pubblicato postumo nel 2000 è diventato in breve un autentico caso letterario e si annuncia, meritatamente, come un successo clamoroso. Il romanzo, raccontando la vita di Modesta, sua indimenticabile protagonista, ripercorre anche la storia d'Italia del '900 (non a caso l'autrice ha voluto che Mody nascesse il 1 gennaio 1900) e lo fa offrendone una visione forse troppo moderna rispetto alla coscienza media del XX secolo, se è vero che il manoscritto fu rifiutato e snobbato per 20 anni e solo con l'arrivo del XXI secolo è venuto alle stampe ed ha raccolto il giusto riconoscimento di critica e pubblico.

Lascio in calce il link a Wikipedia per conoscere i dati essenziali della vita di Goliarda Sapienza e i link a tre recensioni che ho selezionato in rete.

Da parte mia posso ribadire che L'arte della gioia mi ha emozionato e sorpreso: non immaginavo che qualcuno potesse avere scritto un'opera talmente spiazzante, ricca, appassionante, proprio qui in Italia, proprio negli anni in cui ero un bambino (Goliarda Sapienza ha scritto il romanzo dal '67 al '76).

L'arte della gioia comincia con questo attacco folgorante:
"Ed eccovi me a quattro, cinque anni in uno spazio fangoso che trascino un pezzo di legno immenso. Non ci sono né alberi né case intorno, solo il sudore per lo sforzo di trascinare quel corpo duro e il bruciore acuto delle palme ferite dal legno. Affondo nel fango sino alle caviglie ma devo tirare, non so perché ma lo devo fare. Lasciamo questo mio primo ricordo così com'è: non mi va di fare supposizioni o d'inventare. Voglio dirvi quello che è stato senza alterare niente."
Dopo di che l'autrice, con una scrittura veramente assoluta, trascina il lettore a scoprire la storia avventurosa di una donna che non si accontenta di recitare il ruolo assegnatole dalla sua nascita ma che decide, sin da bambina, di sceglierselo da sé, utilizzando le proprie risorse interiori e tutto ciò che il destino le porta, in gioia e in sofferenza, non sfidando bensì andando oltre le regole, le convenzioni, le convinzioni di seconda mano a cui le persone “normali” si piegano o adattano.
Modesta è un personaggio che vive intensamente, senza fuggire le prove e le sfide che le si presentano, cercando continuamente un equilibrio tra emozioni, corpo e pensiero e dimostrando in definitiva di essere riuscita a trovarlo.

Il ritmo narrativo è serrato, ogni capitolo è un cammeo che aggiunge particolari e dettagli ad una costruzione la cui prospettiva via via si alza, coglie nuovi orizzonti, si fa epica. I romanzi sono più d'uno, incastonati uno dentro l'altro: il racconto dell'esistenza di Modesta, l'epopea di una casata siciliana, la storia d'Italia attraverso le lotte politiche che insanguinano il '900. Ma è tutto il mondo e in particolare l'Europa a respirare dentro L'arte della gioia: il processo di emancipazione della donna, la diffusione del pensiero socialista e comunista, la rivoluzione culturale guidata dalla psicanalisi, la liberazione sessuale ecc.
Il ritmo rallenta solamente in corrispondenza della parte che percorre il ventennio fascista – penso non sia un caso – per ripartire nuovamente con l'arresto della protagonista, il suo invio al confino e la seconda guerra mondiale, e decollare ancora per altri voli tutt'altro che pindarici, dalla guerra di liberazione, alla ricostruzione, fino agli anni '60.

Che tutto questo ben di Dio risulti anche una lettura piacevole, avvincente e coerente è il segno del genio, della bravura e del grande cuore di Goliarda Sapienza.
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