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sabato 19 marzo 2016

Giornate del FAI a Perugia

22 : commenti

Post di Daniele Passerini (22passi)

Cosa fate domani? 

Se volete godervi - finché dura! - l'anticipo di primavera di questi giorni e siete in cerca di una meta per una gita fuori porta, consiglio la Villa del Colle del Cardinale, aperta al pubblico questo weekend in occasione della Giornata FAI. Ci siamo andati per la prima volta oggi e siamo rimasti a bocca aperta.

Questa splendida villa cinquecentesca si trova a una decina di chilometri da Perugia, nella frazione di Colle Umberto, di fronte a Monte Tezio (961 m), meta escursionistica degli abitanti del capoluogo umbro.

La villa, restaurata dopo essere stata acquistata dallo Stato alla fine del secolo scorso, è notevole; il grande parco circostante non è da meno.

Giusto per darvi un'idea di quanto ci sia da vedere, potete cliccare e ingrandire una piccola selezione delle foto scattate oggi pomeriggio.
Raggiungere il luogo è facile. Una volta a Colle Umberto, se non avete il navigatore, basta chiedere o seguire le segnalazioni arancioni della Giornata FAI.

Buona visita!


Villa del Colle del Cardinale
Strada per Sant'Antonio
Colle Umberto - Perugia

Domenica 20 marzo

visite guidate dalle ore 10:00 alle ore 18:00


PER APPROFONDIRE:

giovedì 14 maggio 2015

Pietre che cantano

36 : commenti
(Post di Franco Sarbia)


In principio fu il verbo. «Questo suono di luce, che dapprima creò soltanto un mondo puramente acustico e luminoso, costituisce la sostanza primordiale di tutto il creato»: accordo aureo del quale risuona tutto ciò che appare e la pietra ne è materializzazione. Sono inni al cielo le stele della civiltà megalitica. E quando assumono forma di uomini o animali come a Göbekli Tepe rappresentano l’espressione musicale delle creature viventi, prima come imitazione ed articolazione dei loro versi poi come simbologia e codifica dei suoni.

Seguendo questa geniale intuizione, attraverso l’interpretazione delle testimonianze di remote culture, il musicologo Marius Schnaider nel saggio che reca il nome di questa nota è giunto a stabilire inequivoche equivalenze tra le note musicali ed i “mostri” rappresentati nei capitelli di tre chiostri di monasteri romanici catalani. Ed a decodificare la musica scandita dal ritmo e dall’orientamento delle colonne con il succedersi delle ore. Ad esempio a San Cugat ha ricostruito con esattezza la composizione dell’inno mozarabico Barchinon laeto Cucufate vernans dedicato al santo patrono del monastero.

Per noi quelle testimonianze, e chissà quante altre della simbologia medievale e dell’arte rinascimentale ad essa ispirata, sono perdutamente mute. Né conosciamo o siamo in grado di ascoltare le voci “gorgoglianti” dei doccioni delle chiese gotiche: le Gargolle o Gargoyles. Tali sublimi mostruosità simboliche di pietra scolpita furono concepite per associare alla loro vista il paesaggio sonoro dei Templi.


Durante i temporali, la celeste manifestazione del rombo dei tuoni e l'armonia della musica sacra si combinavano con i suggestivi versi prodotti dallo sgorgar dell'acqua dagli orifizi delle gargolle, alimentati dalle grondaie. Queste furono progettate per emettere dagli scarichi, come flauti, un concerto di suoni diversi a seconda della loro configurazione e dell'altezza da terra. Vi lascio immaginare quali dovevano essere i suoni prodotti dalle dissacratorie gargolle defecanti. Ebbene di tanto straordinaria ricchezza “multimediale” ante litteram se cercate in rete troverete questo solo video amatoriale che documenta accidentalmente il concerto delle gargolle, relativamente moderne, di Notre Dame di Parigi.

Franco Sarbia

domenica 12 aprile 2015

Nel segno dell'Arte: Leonardo e i Maestri Sordi.

59 : commenti


(Post di Franco Sarbia)

Leonardo riserva sorprese in ogni aspetto delle sue creazioni: rappresentazioni dell'inconscio collettivo, radicate nella misteriosa simbologia medioevale, ma proiettate dall'intelletto in un futuro che tale ancora rimane anche per noi. Qui si racconta come, in particolare dal 1482 durante e dopo il suo periodo milanese, si possano “vedere le voci” delle figure umane e divine dei suoi dipinti, quali: la Vergine delle rocce, il Cenacolo e la Gioconda, e come abbiano appreso a parlare.

Nel 1486 Leonardo da Vinci dipinge “La Vergine delle Rocce” in collaborazione con i fratelli de Predis, tra i quali operava il miniaturista sordo Cristoforo. E la firma in Lingua dei Segni: linguaggio universale di remotissime origini. Uno studioso americano, Joseph Castronovo recentemente scomparso, sostiene che la mano sinistra della Vergine segna l’iniziale allo specchio del mancino Leonardo, la destra dell'Arcangelo Uriel ha la configurazione “D” di “Da” e quella del Salvatore segna la “V” di Vinci. Insieme compongono le iniziali dell'autore in dattilologia moderna: L.D.V. Seguendo tale ipotesi potremmo ancora immaginare un livello di comunicazione più profondo, direttamente derivante dalla traslitterazione delle iniziali in: “Lex Dei Vincit”, come chiave di lettura del dialogo tra i personaggi del quadro. Giacché questi comunicano tra di loro con la postura del corpo e l’espressione del viso, ma le inequivocabili parole di tale messaggio, criptate in dattilologia ed espresse in lingua dei segni, sono affidate alle mani. La mano destra della Vergine sulla spalla del piccolo Giovanni Battista lo incoraggia, inclinando il corpo verso suo figlio, a preparare la via del Salvatore sulla terra. La sua mano sinistra configurata nella parola segno “Bambino”, poco sopra il grembo illuminato, si tende a proteggerlo: «Questo bimbo è frutto del mio grembo e del Santo Spirito. E il mio amore veglierà sul compimento del suo destino terreno». E amore e tenerezza esprimono anche i suoi occhi rivolti verso il basso, insieme a dolore.Tra la sua mano protettrice e il capo di Gesù si frappone, infatti, nell'indice teso di Uriel, il Disegno di Dio sulla terra: terribile per una madre. Uriel, “luce di Dio”, misteriosa figura di Angelo del giudizio, seduto sulla destra rappresenta il regno dei cieli, gli occhi di Dio sul mondo. La sua mano sinistra sostiene il piccolo Gesù «questo bimbo appartiene al cielo», afferma, mentre i suoi occhi rivolti all'orizzonte dell’universo osservante, e la mano destra a indicare il Battista ci raccontano: «Per salvarli, il Padre suo lo ha inviato tra gli uomini, ecco colui che lo annuncerà!». Il piccolo Giovanni inginocchiato, nell'adorazione dovuta al Divino, e proteso verso il Cristo con le mani giunte in preghiera, conferma le parole dell’Arcangelo e dichiara la sua fede: «Sì, io riconosco in te, Uomo e Dio, il Messia, a Te rivolgo la mia preghiera di salvezza per tutta l’umanità». Gesù, appoggiato con la mano sinistra alla madre terra, e attratto verso il cielo da Uriel, gli risponde con la mano benedicente: «Io vero uomo e vero Dio, nel nome del Padre mio, in verità ti dico che la tua fede vincerà».

Osservando l’opera nel suo insieme possiamo intendere, finalmente, un estremo livello di rappresentazione simbolica. Una luce intensa, la luce della creazione, proviene dall'orizzonte e ne sfuma il profilo, all'inizio di un aspro percorso in un paesaggio di sublime scenografia “dantesca”: nell'oscurità e nella sofferenza che hanno accompagnato, attraverso acque e rocciose asperità, il cammino dell’umanità prima del Cristo. Nell'intensa musicalità ritmata sugli elementi del paesaggio, ora una nuova luce, proveniente dal futuro, illumina le figure di primo piano in un ambiente vitale, ricco di essenze vegetali, tanto minuziosamente rappresentate da evocare gli aromi della terra fertile. È la luce della salvezza: sulla stretta via dell’estremo sacrificio aperta tra le rocce di un precipizio, sul bordo del quale appare seduto Gesù. In questo scenario il canto delle persone si leva come un inno a Dio. L’imposizione della mano della Vergine sopra il capo del Bambino, oltre al significato di “Leonardo”, “Lex” e Amore, richiama anche l'Inno "Veni Creator Spiritus". La mano di Uriel, celeste creatura, in posizione centrale, significa, “Da”, Deus, Disegno divino. Ma il suo indice puntato corrisponde sia al Padre normativo sia alla singolarità dell’unico Dio, e prima di tre persone consustanziali. La mano del Sacro bambino configurata come lettera “V”, rappresenta “Vinci”, Vincit, Vero, Verità, ma anche le due dita levate indicano in lui la seconda Persona del Figlio di Dio. Ecco allora che l’adorazione del Battista, diretta alle tre mani ravvicinate e riunite dal suo sguardo nel mistero della fede, appare rivolta alla Trinità: Spirito, Padre e Figlio. E questa costituisce la suprema ispirazione Divina che, al di sopra di Leonardo e con lui, firma l’opera sua.

Come Mozart forse anche Leonardo creando bellezza giocava, ispirandosi al Divino creatore. Così non possiamo dimostrare quali combinazioni di significato abbia inteso applicare mentre scopriva la modalità comunicativa di Cristoforo. Però anche noi possiamo divertirci ad immaginare altri possibili significati delle mani segnanti. Invertendone l'ordine potremmo supporre, ad esempio: "Virgo Deum Ligata", Vergine a Dio Congiunta; oppure il titolo “in volgare” dell’opera medesima, “Vergine Delle Rocce” perché, nel contesto della scena, la mano della Vergine può pure configurarsi quale parola segnata di “Rocce”. Un pensiero, allora, conclude logicamente questo infinito gioco interpretativo: «il fascino delle opere di Leonardo consiste proprio nella loro capacità di far risuonare e liberare la fantasia, nostra e di quanti abbiano tentato o tentino di svelarne il significato». Paradigma di tale capacità è la postura enigmatica di Monna Lisa che lascia immaginare allo spettatore: chi mai possa essere e cosa sia in procinto di dire o fare. Ciò che appare è indefinito. Infinito. Il suo atteggiamento eternamente lascia intendere che stia per succedere qualcosa, qualunque cosa, e lo spettatore inseguito dagli occhi di lei rimane in uno stato ipnotico ad aspettare che lei parli o sorrida, come fosse viva. Perché Monna Lisa non sorride, "sta per sorridere", non parla, "sta per parlare". Questo “voler essere” la proietta, vivente, nell'eterno presente dello spettatore, similmente a quanto accade osservando la propria immagine nelle opere specchianti di Michelangelo Pistoletto, figlio e discepolo di un padre sordo. La mano destra della Gioconda morbidamente appoggiata sulla sinistra è nella posizione d’attesa che assumono le mani delle persone sorde o degli interpreti di lingua dei segni quando stanno per dire qualcosa. Così lo spettatore conscio di trovarsi di fronte ad un immagine è indotto a pensare che la sua immobilità sia “sospesa” e che la persona rappresentata stia per animarsi e vivere proprio nel momento in cui viene osservata. Nella miniatura di Cristoforo De Predis, "La guarigione del sordomuto", sono analogamente configurate le mani degli Apostoli e dei parenti che attendono al prodigio del Cristo.

Nel suo "Trattato de la pittura" Leonardo parla di Cristoforo – forse pensando anche a Pinturicchio, detto il “sordicchio” – quando consiglia ai ragazzi di osservare ed imparare l’arte dei sordi, «Non rinfacciatemi che vi propongo un insegnante che non parla, perché egli vi insegnerà meglio con i fatti, che tutti gli altri maestri attraverso le parole. Il buon pittore ha da dipingere due cose principali: l'uomo e il concetto della mente sua. Il primo è facile, il secondo è difficile, perché si ha a figurare con gesti e movimenti delle membra, e questo ha da essere imparato da chi meglio li fa che alcuna altra sorta d'uomini». Forse non sapremo mai in che modo si sia espressa l'influenza di Cristoforo su Leonardo per renderlo talmente abile nel rappresentare la cultura sorda nella sua arte. Di sicuro la curiosità di Leonardo lo aveva indotto ad indagare sulla modalità espressiva di Cristoforo avvalendosi dell’interpretariato dei due fratelli, Evangelista e Giovanni Ambrogio, che parteciparono alla realizzazione dell’opera. Possiamo immaginare che così, e interagendo con dei modelli umani, i due avessero modo di discutere come i sentimenti e le azioni dei diversi soggetti, e la comunicazione tra loro, fossero chiaramente rappresentabili senza la voce. E Leonardo, eccelso nel “pensare con le mani”, aveva presto compreso che il loro naturale potenziale comunicativo avrebbe dato la parola alle sue opere. Poiché non è immaginabile che la sua prescrizione non fosse basata sulla diretta esperienza, Leonardo poteva indicare i Sordi come "maestri" per l'insegnamento che egli stesso aveva tratto da loro. Egli aveva capito tutto della comunicazione visivo gestuale, ben oltre il confuso gesticolare quale appare ad un udente che ne ignora la potenza significante: peculiare di una originale cultura in grado di rappresentare compiutamente, in profondità, ogni concetto ed emozione, superando il silenzio, e svelando quanto le parole spesso nascondono. Ciò intendendo con chiarezza, Leonardo spiegava ai suoi allievi come saper ascoltare l'umanità, sentirla nel profondo, non dipenda dall'udito. Come ogni genitore di bambino sordo impara a capire, perché l’intelligenza è potenziata e le capacità cognitive sono sviluppate dall'abilità di riconoscere e ricordare il significato degli impercettibili movimenti del corpo, dell’espressione dei sentimenti e delle forme in rapido movimento: all'origine delle parole composte nell'aria con le mani come un canto silente.

Cristoforo, come tutti i Sordi all'epoca, era interdetto, i suoi fratelli dovevano sottoscrivere per lui gli atti notarili, il testo dei quali documenta così il suo modo di comunicare con loro in lingua dei segni. Pendevano sui sordi i pregiudizi dell’antica educazione Cristiana. Sant'Agostino, che per primo aveva documentato la posizione della chiesa sulla sordità, riconosceva alle persone sorde “possibili manifestazioni dell'anima” ma le riteneva ineducabili perché l'infermità impediva loro di apprendere le lettere con le quali comprendere il messaggio di salvezza della fede. Ebbene Leonardo oltre cinquecento anni fa proponeva le persone sorde come insegnanti di arti visive, unici nel figurare l’espressione profonda dell’anima e di comunicare il messaggio di salvezza che a loro stessi era precluso. Era tanto avanzato quel messaggio che, nel paese di Leonardo, dopo mezzo millennio dalla sua esortazione, ancora i sordi non possono insegnare nella scuola, neppure alle persone sorde. E la lingua dei segni attende ancora il riconoscimento dal Parlamento, in spregio della Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili.

Franco Sarbia

(Wiki articolo composto incorporando i commenti ad una nota ricevuti da persone sorde)


Valdengo, 12 Aprile 2015

Nell'immagine: particolare delle mani della prima versione della Vergine delle Rocce. Dipinto a olio su tavola trasportato su tela (199x122 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1483-1486 e conservato al Musée du Louvre di Parigi.

domenica 18 settembre 2011

FUKINAGASHI -mosso dal vento

9 : commenti
Dedicato all’estrema vulnerabilità 
a cui è soggetta ogni cosa 
che vive in natura.
Uomo compreso.

Siamo alla vigilia delle IX edizione di Bergamo Scienze (1-16 ottobre 2011), un collaudato festival di divulgazione scientifica che vanta un programma di spessore e contenuti a dir poco impressionanti, si vedano le 160 pagine di programma online dove sono state condensate  2 settimane e 2 giorni di eventi, mostre, laboratori ecc.

Tra i tantissimi eventi di questo festival -- tra cui ciascuno può trovare quelli congeniali -- voglio segnalarne uno di carattere più culturale che scientifico e in grado di evocare temi di forte attualità: l’inaugurazione dell'istallazione Fukinagashi - mosso dal vento dell'artista Francesco Pedrini, che si svolgerà il 4 ottobre alle ore 18.30 presso Piazza Vittorio Veneto, a Bergamo naturalmente. A seguire ci si trasferirà presso la sede di ABenergie, promotore e ideatore del progetto, dove sarà allestito lo story-telling della genesi dell’opera, ci sarà un incontro con l'autore e il momento conviviale dell'aperitivo.

Un modo efficace di focalizzare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla "lezione di Fukushima" e contribuire alla costruzione di una nuova coscienza ambientale, in cui le energie pulite, rinnovabili, sostenibili siano condicio sine qua non.

Come ben ha insegnato C. G. Jung, i simboli appartengono al regno degli archetipi, sfuggono le leggi della casualità, sono collocati fuori dal tempo, senza un prima e un dopo. Complimenti perciò a chi ha colto per primo la potente sintesi che l'attualità ha rivelato all'interno della parola fukinagashi, come un soffio di vento a sollevar la polvere che ricopre un'iscrizione:

NAGASAKI + FUKUSHIMA = FUKINAGASHI

È opportuno precisare a questo punto -- io l'ho scoperto solo oggi, dopo aver intuito l'associazione/condensazione di termini di cui sopra -- che nell'antichissima tecnica, nonché arte, di coltivazione dei Bonsai, con fukinagashi si intende lo stile capace di ricreare nell'albero in miniatura la sensazione che sia cresciuto perennemente mosso dal vento in un'unica direzione. Fantastico!

Per me è impossibile essere a Bergamo in un giorno infrasettimanale, abito troppo lontano e impegni di lavoro e di famiglia me lo impediscono: invidio chiunque avrà la possibilità di partecipare il 4 ottobre all'inaugurazione e ad altri eventi di Bergamo Scienze 2011. 

DOWNLOAD PER APPROFONDIRE
VIDEO

mercoledì 11 maggio 2011

Appalachian Spring

11 : commenti
Visto che Google celebra oggi 117 anni dalla nascita di Martha Graham (1894-1991) ho pensato di darvi il buongiorno con una celebre messa in scena ed esecuzione della danzatrice considerata madre della danza moderna. Questa coreografia della Grahm per Appalachian Spring ci regala l'atmosfera dei quadri di Grant Wood (1891-1942). Buon mercoledì a tutti.


lunedì 30 marzo 2009

Magritte a Milano

15 : commenti
Un trittico in cui Magrite ha riassunto i suoi temi principali
La magie noire - La magia nera (versione meno nota)
Ho visto questo pomeriggio, in pieno sole, una giovane donna che aspettava il tram in compagnia del suo corpo. (René Magritte)

La magie noire, 1945 - La magia nera (versione più nota)
Le domaine d'Arnheim, 1962- Il territorio di Arnheim
La voix du sang, 1961 - La voce del sangue (la versione che mi piace di più)
Venerdì pomeriggio ho deciso che la mattina dopo alle 6.30 sarei salito sul treno per Milano. Era da novembre che desideravo vedere Magritte - il mistero della natura, la mostra sul più famoso pittore surrealista allestita a Palazzo Reale, nonché uno dei miei artisti preferiti in assoluto... ora o mai più visto che questo era l'ultimo weekend di apertura! E poteva diventare anche l'occasione di incontrare delle persone care a Como che non vedevo da qualche anno. La mostra a Palazzo Reale (90 minuti di fila per il biglietto e 120 per vederla quanto meritava) non ha deluso le mie aspettative. Qui accanto vedete la mia personale selezione delle tante opere esposte. Mi sono anche ricopiato alcune frasi di Magritte, quelle che più mi sono sembrate esemplificative del suo modo di concepire l'arte e la sua stessa funzione sociale.

L'amore per l'ignoto equivale all'amore per la banalità: conoscere significa scoprire la banale conoscenza, agire significa cercare la banalità dei sentimenti e delle sensazioni. (1955)  

I titoli dei quadri non sono spiegazioni e i quadri non sono illustrazioni. (1946)  

Il linguaggio dell'autenticità dà alle parole significati che non hanno mai avuto prima. (1963)  

Essere surrealista significa bandire dalla mente il già visto e ricercare il non visto. (1947)  

Ho pensato che il progresso non esiste, che si tratta di un'idea nociva per la nostra salute, poiché impedisce un maggiore contatto con il reale [...]. L'idea di un progresso è forse legata alla convinzione che ci avviciniamo al bene assoluto, permettendo così a molto del male attuale di manifestarsi? (1946)

La fée ignorante, 1956 - La fata ignorante
La perspective amoureuse, 1935 - La prospettiva amorosa
A dire il vero il mio progetto era ben più ambizioso: visitare anche la mostra sul futurismo e sulle armature dei samurai giapponesi allestite contemporaneamente a Palazzo Reali. Ma dopo due ore di surrealismo ero talmente pieno di emozioni che l'idea di tuffarmi in un'altra mostra mi è sembrata ben più che surreale! Tanto più che così ho potuto passare più tempo coi miei amici di Como. Al ritorno a Perugia alle 20.30 di ieri sera, una bellissima sorpresa. Come sono sceso dal treno le nuvole si sono scansate e s'è affacciato a salutarmi un bianco sorriso di luna. Molto simile alla luna sottile di Magritte che sta sulla copertina del mio secondo libro: un po' sorriso, un po' barca, un po' coppa. Se ne stava curiosamente filiforme e orizzontale rispetto alla terra. Un filo di luna che sapeva di mollica e miele.
    Les compagnons de la peur, 1942 - I compagni della paur
    L'art de la conversation, 1950 - L'arte della conversazione
    La tombeau des lutteurs, 1960 - La tomba dei lottatori  
    L'empire des lumières, 1961 - L'impero delle luci (una delle tante versioni)

    domenica 18 gennaio 2009

    Da Corot a Picasso, da Fattori a De Pisis

    5 : commenti
    Si conclude oggi - ahimè - la più interessante mostra di pittura che abbia visto da molti anni a questa parte.

    Nonostante fosse proprio qui a Perugia, in pieno centro storico a Palazzo Baldeschi, e molti amici me ne avessero parlato più che bene sin da settembre, rimanda rimanda ho rischiato seriamente di perdermela; mi sono comunque perso sul serio il suo catalogo, andato ormai esaurito.

    Pregio e particolarità di Da Corot a Picasso, da Fattori a De Pisis, evento organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, sono l'ospitare, in due sezioni distinte, opere della Phillips Collection di Washington e della Galleria d'arte Ricci Oddi di Piacenza. In entrambi i casi si tratta di raccolte private messe insieme più o meno nello stesso periodo da dei ricchi collezionisti d'arte, Duncan Phillips (1986-1966) negli Stati Uniti e Giuseppe Ricci Oddi (1868-1937) in Italia, e divenute in seguito dei veri e propri musei.

    Da Washington è arrivata in Umbria una selezione di quadri dei maggiori maestri dell'impressionismo e delle maggiori avanguardie europee del Novecento tra cui Jean-Baptiste Camille Corot (1796-1875), Gustave Courbet (1819-1877), Édouard Manet (1832-1883), Paul Cézanne (1839-1906), Claude Monet (1840-1926), Henri Rousseau (1844-1910), Vincent Van Gogh (1853-1890), Vasilij Vasil'evič Kandinskij (1866-1944), Pierre Bonnard (1867-1947), Pablo Picasso (1881-1973), George Braque (1882-1963), Amedeo Modigliani (1884-1920).

    Da Piacenza è invece arrivata una selezione di opere dei protagonisti della pittura italiana tra Ottocento e Novecento tra cui Giovanni Fattori (1825-1908), Giuseppe de Nittis (1846-1884) Giacomo Grosso (1851-1920), Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), Carlo Carrà (1881-1966), Felice Casorati (1883-1963), Amedeo Bocchi (1883-1976), Massimo Campigli (1895-1971), Filippo De Pisis (1896-1956). La prossima volta che mi troverò tra Lombardia ed Emilia, senz'altro non dimenticherò di visitare la Galleria Ricci Oddi.

    Anche se come personaggio "televisivo" lo trovo alquanto arrogante e irritante, riconosco a Vittorio Sgarbi, curatore della mostra, il merito di avere allestito un percorso ricco, completo, coerente e stimolante a cui è pressoché impossibile restare indifferenti, mentre e facilissimo restare incantanti di fronte a numerose tele... come quelle che ho qui inserito (dall'alto a scendere):
    • Jean-Baptiste Camille Corot, Veduta dei giardini Farnese di Roma
    • Amedeo Bocchi, La colazione del mattino
    • Amedeo Modigliani, Elena Povoloski
    • Giacomo Grosso, Allo specchio
    P.S. Il quadro della mostra che forse mi ha colpito di più era di George Braque, ma nonostante abbia cercato in lungo e in largo su internet non riesco a trovarne nessuna riproduzione. Un'opera degli ultimi anni di questo artista francese, oltre il suo periodo cubista: un paesaggio con una bicicletta appoggiata a un palo, uno scroscio di pioggia e colori densi e incredibili... mi pare s'intitolasse Il temporale o qualcosa di simile.

    venerdì 21 novembre 2008

    A tutte le donne, con amore (Women in Art)

    6 : commenti
    Leonardo Da Vinci, Raffaello Sanzio, Tiziano Vecellio, Sandro Botticelli, Giovanni Antonio Boltraffio, Albrecht Dürer, Lucas Cranach il vecchio, Antonello da Messina, Pietro Perugino, Hans Memling, El Greco, Hans Holbein, Fyodor Stepanovich Rokotov, Peter Paul Rubens, Gobert, Caspar Netscher, Pierre Mignard, Jean-Marc Nattier, Élisabeth-Louise Vigée-Le Brun, Sir Joshua Reynolds, Franz Xaver Winterhalter, Alexei Vasilievich Tyranov, Vladimir Lukich Borovikovsky, Alexey Gavrilovich Venetsianov, Antoine-Jean Gros, Orest Adamovich Kiprensky, Amalie, Jean-Baptiste Camille Corot, Édouard Manet, Flatour, Jean Auguste Dominique Ingres, William Clark Wontner, William-Adolphe Bouguereau, Comerre, Leighton, Blaas, Renoir, Millias, Duveneck, Cassat, Weir, Zorn, Alphonse Mucha, Paul Gaugan, Henri Matisse, Picabia, Gustav Klimt, Hawkins, Magritte, Salvador Dali, Malevich, Merrild, Modigliani, Pablo Picasso: cinquecento anni di ritratti femminili nell'arte occidentale.



    Stavo andando a letto, quando mi sono imbattuto su Facebook in questo video. Non ci sono parole... è emozionante! L'opera d'arte è per definizione un veicolo di essenza. In questa "galleria di volti" (uno, nessuno, centomila) è rappresentata veramente tutta l'essenza della donna: mirandola ho avuto la precisa sensazione di abbandonarmi alle onde dell'archetipo femminile. E la sento ancora...
    • Il video, realizzato da Philip Scott Johnson, un video-artista statunitense, è stato nominato Most Creative Video 2007 YouTube Awards. Per vedere questo e altri suoi video in alta risoluzione, ecco il link.
    • La musica di sottofondo è di Bach, la Sarabanda dalla Suite per Violoncello N. 1 in Sol Maggiore, BWV 1007, eseguita da Yo-Yo Ma.
    • Qui l'elenco completo di tutte le opere utilizzate nel video.

    sabato 29 marzo 2008

    La modella di Cranach

    0 : commenti
    A febbraio m'ero occupato della Venere scelta come opera-simbolo per una mostra del pittore tedesco rinascimentale Lucas Cranach (1472-1553) alla Royal Academy of Arts di Londra; immagine assurta agli onori della cronaca per il fatto di avere turbato qualche coscienza abnormemente morigerata, che a me colpì invece per la sua grazia e il suo erotismo raffinato.
    Eccola, la inserisco nuovamente qui a lato. Le sue curve sono alquanto particolari, sconcertanti, quasi improbabili... eppure risulta così sensuale. Perché? Forse per quel sorriso malizioso e appena appena provocante. Per la finta ingenuità o forse la spudoratezza divertita di coprirsi - si fa per dire - con un tulle praticamente invisibile. Per lo sguardo sicuro di sé che sembra sfidarci a cogliere il frutto delle sue grazie, suggerendo allo stesso tempo che lo desidera anche lei perciò non ce lo impedirà.
    Oggi l'occhio mi è caduto su un'altra Venere dipinta da Cranach - Cupido si lamenta con Venere (1530) - e mi è parso evidente che la modella ritratta era la medesima che aveva posato per la Venere precedente. Osservate la seconda immagine. La pancetta morbida contrastante con un torace fin troppo magro (l'effetto degli stretti bustini in uso a quei tempi?)... i seni piccoli ma deliziosamente sagomati... ancora lo stesso sorriso un po' da Gioconda... la forma dei lobi... il mento, il naso, le sopracciglia: senza dubbio si tratta della medesima persona. Mi sono allora divertito a cercare su internet altre donne raffigurate da questo pittore ed a scegliere quelle riconducibili alle forme della medesima fanciulla. Forme particolari, moderne, di una bellezza diversa da quella canonica ai nostri giorni eppure inequivocabile; una bellezza archetipica, al di là delle mode e dei gusti. Ecco allora ancora un'altra Venere con un cappello a tesa larga dipinta nel 1529 nella terza immagine... sì è sempre lei, la nostra donna col velo invisibile che finge di coprire il suo pube. Notate bene il piede destro a 90° rispetto al sinistro: la medesima postura si trova anche nelle tre successive raffigurazioni di Eva sotto l'albero della conoscenza... è sempre la nostra modella. La stessa che ritroviamo più sotto in Apollo e Diana... nelle due diverse versioni di Giuditta vittoriosa su Oloferne (con la spada)... nella figura di nobildonna... nella Salomè che reca la testa di Giovanni... nella Maddalena (la donna con l'abito rosso). Sempre lo stesso sorriso. Ho cercato invano notizie della vita privata di Cranach. Mi chiedo chi fosse questa donna: la moglie, l'amante, una dolce ossessione? Da come ne ha messo su tela le forme percepisco amore, orgoglio e gioia d'aver conosciuto carnalmente quel corpo... o forse è solo la mia fantasia che galoppa. Avranno vissuto insieme? Oppure è bastato averla ritratta solo un paio di volte perché le sue forme si fissassero sugli occhi e forse nel cuore di Lucas?
    Non sono un esperto d'arte, non trovando nulla al riguardo in internet non so a quali fonti rivolgermi. Perciò se qualcuno ne sa qualcosa per favore si faccia vivo ad appagare la mia curiosità.

    domenica 17 febbraio 2008

    La Venere in metrò

    3 : commenti
    Si è felicemente conclusa la vicenda che aveva in questi giorni vista protagonista la Venere di Lucas Cranach (1472-1553), scelta come opera-simbolo per una mostra del pittore tedesco rinascimentale alla Royal Academy of Arts di Londra. L'autorità dei trasporti della capitale britannica aveva infatti vietato l'affissione del manifesto nella metropolitana, ritenendo la nudità di questa Venere potenzialmente offensiva per i passeggeri. Trovo ora su internet la notizia del ripensamento! Con tutte le pubblicità a sfondo palesemente sessuale che troneggiano irriverenti ovunque, prendersela con un quadro di mezzo millennio fa suonava più come una barzelletta che altro... sembra che, sotto sotto, i germi del puritanesimo e del vittorianesimo continuino a serpeggiare tra i sudditi di sua maestà. A volte la censura sa essere talmente becera e cieca che bastano sul serio le risate a seppellirla.
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