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domenica 14 febbraio 2010

quattordici febbraio

0 : commenti
Un trittico musicale in regalo, Morricone, Sakamoto, Nyman:
l'eterna storia dell'amare vibra tra queste loro note,
come solo il pianoforte sa raccontare.

giovedì 28 gennaio 2010

Non è poco, magari è più

1 : commenti

Eh sì, dimentico troppo le cose. 
Somiglio a una barca sul mare che lascia alle spalle la scia: veloce quel solco di spuma scompare, colmato dall'onda, mi resta solo il legno sotto i piedi, il sole sulla pelle, l'orizzonte in fondo agli occhi. 
Ma non è poco, magari è più.
Questa riflessione - e la bellissima musica di sottofondo (al di là di un piccolo plagio... qualcuno lo riconosce?!) - nasce da una visita su Sghemberie, il blog di Naimablu...

sabato 26 settembre 2009

I Found a Reason (Ora ho un perché)

3 : commenti
Semplicemente un gioiellino, essenziale e completo di tutto. Grazie a Charlyn "Chan" Marshall (in arte Cat Power) autrice di perfette emozioni in bottiglia e grazie a Pioggia Blu, il blog dove mi sono imbattuto in questo video!
Ora ho un perché ( I Found a Reason ) Oh ci credo, sì, in tutto quel che sei. Va sempre meglio... meglio... di come andò. Dovresti... venir venire qui proprio qui venir venire qui corri qui sì qui sì qui da me vieni qui. Oh ci credo, sì, in tutto quel che sei. Va sempre meglio... meglio... di come andò. Dovresti... sì qui sì qui da me proprio qui sì qui sì qui da me vieni qui sì qui sì qui da me corri qui. N.B. Nonostante il testo inglese sia semplicissimo, la mia traduzione in italiano di I Found a Reason è libera pur di potere essere cantata: ho scelto di rispettare la metrica originale cercando di mantenere il più possibile il senso originale: oh I do believe / in all the things / you say / what comes is better / than what came / before... / and you better... come / to me, better come to me / better run / better come / oh I do believe / in all the things / you say / what comes is better / than what came / before... / and you better... run / to me, better run to me /better come / better run.

venerdì 10 aprile 2009

Alessandra Cora

4 : commenti
...ora sali, poi svanisci, dove nessuno t'ode.

Il terremoto, tra le tante e troppe vittime, ha portato via anche la voce e i 22 anni di vita di Alessandra Cora, giovanissima promessa della musica italiana...



"Addio Alessandra, ti volevo bene". Il popolo di YouTube saluta per l'ultima volta Alessandra Cora, giovane cantante originaria di Capri uccisa dal terremoto a L'Aquila. Il padre di Alessandra, Maurizio è ricoverato al Gemelli di Roma insieme all'altra figlia che è in coma. Oggi il presidente del Senato, Renato Schifani, si è recato nell'ospedale romano e si soffermato a parlare con Maurizio Cora che nel sisma, oltre alla giovane Alessandra, ha perso la moglie di 55 anni. Alessandra aveva una sua pagina su YouTube dove si possono ascoltare le sue canzoni e molte cover.


(da www.repubblica.it del 09/04/09)

sabato 17 gennaio 2009

Semplicemente un mito

2 : commenti
Vedrai, Vedrai è del 1965, proprio come me... questa versione un po jazz, solo voce e piano, esalta - se è possibile esaltarlo ancora di più - l'immenso talento di Tenco. Ma ve lo immaginate Battisti, De André, Tenco quanto si divertono insieme Lassù?



Vedrai vedrai
(Luigi Tenco)

Quando la sera
tu ritorni a casa
non ho neanche voglia di parlare
tu non guardarmi
con quella tenerezza
come fossi un bambino
che rimane deluso
Si lo so
che questa
non è certo la vita
che hai sognato un giorno per noi
Vedrai vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà
Vedrai vedrai
che non sei finito sai
non so dirti come e quando
ma vedrai che cambierà
Preferirei sapere che piangi
che mi rimproveri d'averti delusa
e non vederti sempre così dolce
accettare da me
tutto quello che viene
Mi fa disperare
il pensiero di te
e di me che non so darti di più
Vedrai vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà
Vedrai vedrai
che non sei finito sai
non so dirti come e quando
ma vedrai che cambierà.

domenica 28 dicembre 2008

J.S. Bach, Concerto per piano e orch. #5 / K. Vonnegut, Mattatoio #5

11 : commenti
"Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso, e la saggezza di distinguere sempre tra le une e le altre."
(Kurt Vonnegut)
Questo video dura 10 minuti: perciò aspettate il momento giusto per ascoltarvelo tutto, anche se sono soprattutto i 3 minuti del secondo movimento (inizia a 3:32) - dove melanconia e speranza, tristezza e serenità si fondono insieme - a rendere questo brano immortale. Miracoli che solo la grande musica sa compiere.
Per me questo movimento di Bach resta indissolubilmente legato a un film del 1973, Mattatoio n. 5 (Slaughterhouse-five) tratto dall'omonimo romanzo di Kurt Vonnegut scomparso un anno fa. Un libro e un film assai particolari che consiglio di leggere e vedere: una storia di fantascienza che può piacere anche a chi non ama tale genere letterario, una critica feroce alla società moderna e ai suoi crimini, un inno al pacifismo, la testimonianza autobiografica dell'autore che, prigioniero di guerra dei tedeschi, nel 1945 visse in prima persona il bombardamento di Dresda, uno degli episodi più tristi della seconda guerra mondiale. Ho scelto un'esecuzione col grande Glenn Gould al piano, infatti proprio lui era l'interprete della colonna sonora del film.
BIBLIOTECA:

giovedì 2 ottobre 2008

Lo gnomo e lo struzzo

2 : commenti
Non prendo parte alla "guerra" tra fautori di Stefano Bollani e Giovanni Allevi: quanto sono personaggi diversi per carattere e per musicalità, tanto mi piacciono entrambi. Diciamo che parteggio per tutti e due.

Di Allevi ho già ampiamente parlato (vedansi la manciata di post su di lui). Stefano Bollani, oltre ad essere un grande e talentoso pianista jazz, possiede vis comica e verve cabarettistica di primissimo livello. Famose sono le sue parodie di cantanti famosi, di cui crea improbabili probabili canzoni: ne imita voce, tic e atteggiamenti, replica parole chiave e testi, fotocopia in modo irresistibilmente grottesco lo stile e l'essenza. Si vede ad esempio questa canzone-filastrocca di Angelo Bra... pardon, alla Angelo Branduardi!



Lo gnomo e lo struzzo

Alla fonte della giovinezza
gnomi, elfi e folletti
si danno l 'appuntamento
grande felicità.
Danza la primavera
danzano gli anni verdi
danza la primavera
danzerà.

Lo gnomo della montagna
vide in fondo a un fosso
lo struzzo dal collo grosso
e gli si avvicinò.
Danza la primavera
danza la salamandra
danza la primavera
danzerà.

Lo struzzo prese parola
hai mica visto un uovo
si tratta del mio figliolo
voglio scoprir dov'è.
Danza la primavera
danza lo spiritello
danza la primavera
danzerà.

Non so di cosa parli
il vento si sta alzando
orbene ormai è tardi
nel bosco tornerò.
Danza la primavera
danzano i tuoi capelli
danza la primavera
danzerà.

Lo struzzo sventurato
ancor non ha capito
che quel suo caro amico
il figlio si mangiò.
Danza la primavera
danza e non ti fidar
quando viene la sera
mal te ne coglierà.
Danza la primavera
danzano gli anni verdi
lo spiritello, la salamandra
gli anni verdi e la vanità.

Assolutamente da ridere anche Hai mai letto Kundera (pensata per Franco Battiato) e Non siamo affatto male (pensata per Jovanotti) e Copacabana (pensata per Paolo Conte).

P.S. Vi direte. Cosa c'entra tutto ciò con l'etichetta musica che tocca il cuore qui sotto? A parte che Bollani suona principalmente musica "seria" capace di emozionare, queste parodie a me fanno sganasciare da piegarmi in due: divertirsi così di gusto fa proprio bene al cuore! :-)

giovedì 25 settembre 2008

L'ultima volta che ho visto i tuoi occhiali

4 : commenti
Chiedo perdono agli autori di Sviaggi e in particolare a Cate: copio spudoratamente dal loro blog l'idea di inserire il video di questa delicata e malinconica canzone di Carlo Fava, raffinato autore e interprete, classe 1965 proprio come me. Il testo mi ha incantato... la musica lo accompagna alla perfezione.
L'ultima volta che ho visto i tuoi occhiali
Vedi come ci si mette a volte la vita; come una sentenza storta, un po’ di traverso e non ti fa passare né di qua né di là. Non ho più notizie di te, né tu di me. Non so se era abitudine, consuetudine, se era dirsi le cose e stare bene. So che era come se fosse stato per sempre. E cosa c’è che non va, che non torna, che se ne sta andando via? Secondo me sono gli oggetti che complicano le cose, così inanimati, così fermi, eppure piccoli irrinunciabili prolungamenti di noi stessi; se mettessimo in fila i nostri oggetti troveremmo le ore e i minuti di ogni cosa, di quando il tempo era solo davanti. Sto guardando il mio lampadario nuovo ed è come se una luce amica mi sfiorasse; potremmo fare delle belle cose io e te! Mi viene da pensare, sotto questa luce, mi viene da considerare… Ho comprato un lampadario nuovo talmente bello… Potremmo fare dei bei discorsi io e te, mi viene persino da leggere sotto questa luce, mi viene quasi da riflettere. Ma vedi come ci si mette la vita; come una sentenza storta, un po’ di traverso e non ti fa passare né di qua né di là. L’ultima volta che ho visto i tuoi occhiali Eran sul tavolo della cucina Eran nel cielo di una mattina Eran nel rosso del nostro tramonto Erano un saldo scambiato per sconto L’ultima volta che ho visto i tuoi occhiali C’erano nuvole fuori quartiere Eran finiti i posti a sedere C’era mercato nel posto sbagliato E c’era il tuo cuore in pessimo stato C’è un viaggio lungo c’è un viaggio breve C’è una stazione in mezzo alla neve C’è un treno che passa e si ferma al confine C’è un doganiere che segue il suo cane L’ultima volta che ho visto i tuoi occhiali Erano sporchi di carta carbone Era un ricordo di un’altra stagione C’erano idee di ogni ordine e razza Che stavano immobili in mezzo alla piazza L’ultima volta che ho visto i tuoi occhiali C’erano stelle senza cadere C’era un passaggio di nuvole nere C’era mercato nel posto sbagliato E c’era il mio cuore in pessimo stato C’è un viaggio lungo c’è un viaggio breve C’è una stazione in mezzo alla neve C’è un treno che passa e si ferma al confine C’è un doganiere che segue il suo cane C’è un viaggio lungo c’è un viaggio breve C’è una stazione in mezzo alla neve C’è un treno che passa e si ferma al confine C’è un doganiere che bacia il suo cane Vedi come ci si mette a volte la vita; come una sentenza storta, un po’ di traverso e non ti fa passare né di qua né di là. O così almeno mi sembra che sia.

domenica 14 settembre 2008

Il Pianista di Roman Polansky

5 : commenti
Non ho ancora visto Il Pianista, film che è valso al regista Roman Polanski la Palma d'oro al festival di Cannes del 2002 e ad Adrien Brody l'Oscar 2003 per il miglior attore protagonista. Ma lo farò. Per deciderlo m'è bastato imbattermi ieri mattina, per caso, in questo sequenza.
Frederic Chopin, ballata n. 1 in Sol minore, op. 2.

domenica 27 aprile 2008

Da Pessoa ad Allevi senza confini... nell'aria

0 : commenti
Voglio, avrò - se non qui, in altro luogo che ancora non so.
Niente ho perduto.
Tutto sarò.
Fernando Pessoa

lunedì 17 dicembre 2007

Non nascondere che sei fragile

0 : commenti
Il bello di internet... cercavo un'immagine per il post su Cristina Donà e mi sono imbattuto nel video di una canzone di L'Aura (nella foto) che mi ha lasciato anch'essa senza fiato. In una sola sera ho scoperto due canzoni una più bella dell'altra! Sono passati gli anni in cui riuscivo a tenermi aggiornato sulle novità discografiche: peccato perché ogni tanto scopro per caso qualche nuovo autore particolarmente ispirato, ma chissà quanti me ne perdo. Sia di L'Aura che di Cristina Donà avevo già orecchiato qualcosa, ma evidentemente troppo di sfuggita per apprezzarne il valore. In particolare, ricordandone l'esordio con la cover Radio Star, ritenevo - forse a torto - L'Aura un'autrice meramente commerciale. Inserisco una registrazione amatoriale dal vivo che rende ugualmente giustizia all'intensa performance di L'Aura, accompagnata solo dal piano.

DEMIAN - L'Aura

E’ la luce che si forma intorno a te quando ridi, quando parli di quel che non c’è, ed è l’oro che mi chiama e veglia su me che mi piace tanto di te.

E tu sognami e credici, non nascondere che sei fragile e amati per quello che sei e non smettere di ridere.

E’ quel tocco particolare che ti distingue; le tue mani bianche e tese verso l’argine. E’ il tuo corpo che mi chiama e parla di me che mi piace tanto di te.

E tu sognami e credimi non nascondere le tue lacrime e prenditi per quello che sei. Tu non smettere di ridere, è il modo per raggiungermi!

E tu ascoltami e credimi non nascondere le tue lacrime e prendimi così come sei e non smettere di ridere, è il modo per raggiungermi…

E' anche in questo caso inserisco l'irrinunciabile link di approfondimento dell'autrice su Wikipedia.

giovedì 12 luglio 2007

Mad world

0 : commenti
Sempre sul blog Niente da dichiarare ho trovato il link a YouTube della nota riedizione di Mad World cantata nel 2003 da Gary Jules e desidero condividerlo con i visitatori di Ventidue passi d'amore e dintorni...
I quarantenni par mio ricorderanno senz'altro la versione originale dei Tears for fears, dal loro album d'esordio del 1983, The Hurting. Era una canzone che mi piaceva veramente tanto, e di solito in questi casi si resta irremovibilmente attaccati alla versione originale. Invece la felicissima interpretazione - voce, piano, archi - di Gary Jules riesce a non farmela rimpiangere. È il sound eccessivamente elettronico è un po' "barocco" degli anni '80 che semmai arrossisce un po' di fronte alle sonorità più rarefatte e raffinate che spesso nobilitano la musica "leggera" di oggi. Last but not least, le sequenze del video sono poetiche in modo quasi disarmante.

venerdì 6 luglio 2007

Le onde di Daniela Benaglia e...

0 : commenti
Questo post è dedicato a Daniela Benaglia, poetessa comasca, autrice per i tipi di OTMA Edizioni (Milano) di Maturando (2005) e di Amaro e Amaro (2006). Più di un anno fa avevamo scambiato a distanza i nostri libri d'esordio e scoperto richiami e rispecchiamenti tra diverse nostre poesie. Così anche se è capitato raramente di contattarci, da allora si è andato tessendo un filo sottile che si è teso nello scorso mese di giugno quando ci siamo prima spediti i nostri secondi libri e dopo sentiti spesso per telefono. Infine, giusto dieci giorni fa, approfittando di una vacanza di qualche giorno in Valchiavenna - a poco più di un'ora di auto da Como - ho avuto finalmente occasione di conoscere Daniela (e suo marito e la dolcissima figlia) e subito la conferma di essere anime molto vicine per sensibilità, passioni ed esperienze di vita. Era da tanto tempo che mi ripromettevo di pubblicare qui alcune sue poesie e ora che posso ben considerarla amica, e che lei ha pure accettato la mia proposta di entrare nello staff del blog, non posso aspettare oltre! Ho scelte quattro composizioni (le prime due sono tratte da Maturando le altre da Amaro e Amore) scegliendo piuttosto che quelle che mi piacciono di più quelle in cui Daniela parla delle onde del mare... un tema che è eterna fonte d'immagini e metafore davvero per tanti poeti e in cui anch'io amo tuffarmi.
Come onda di mare Fammi bere dell'acqua, così tanta, ch'io possa confondermi, onda di mare. Sciolta poi, cospargimi di sale dammi sapore. Mi cullerò nell'oceano, divenutomi amico. Mi scalderò con raggi di sole su distese di bianca sabbia. Rotolerò via, scivolando su conchiglie per unirmi all'infinito scorrere dell'alta marea. Dentro e fuori di me L'onda ti travolge e poi si rifugia nell'infinito mare e di ritorno porta con sé altro mare, altre onde, altro infinito, e si abbandona e si culla in te ed è ancora nuovamente infinito. Aspetto l'onda Aspetto l'onda alta per sommergere la quiete falsa e illusoria del tempo che, inesorabile, si prende la mia vita. Aspetto che mi riporti a riva sui granelli a cui resto legata di sabbia tiepida e incolore. Aspetto che TU sia quell'onda e con foga mi getto sullo scoglio nuovo, cercandoti impavida tra le punte aguzze, non ancora lisciate dall'usura del sale, ancora vergine del bagno di sole che rende opachi, quell'onda ancora fresca d'amore, pronta a infrangersi sul mio essere donna d'amare. Non sono più La mia vita di sbalzi, d'amore forte e debole, dal troppo al nulla amare a al non capire più... Sento, come in una conchiglia, il mare, ma come sposto l'orecchio muore e cerco altrove. ...e tu che guardi presente e a volte assente... e io - che non sento più - ho rotto la conchiglia? Non so! Seduta in spiaggia scruto l'onda che viene e va nella bassa marea.
(Daniela Benaglia)
Cito il critico Roberto Bramani Araldi che nella prefazione a Amaro e Amore così scrive di Daniela: "La sua poesia, si può ormai intuire, è poliedrica, quale riflesso di più anime emergenti improvvise nel racconto, che, nel momento nel quale si pensa ormai prevedibile, cambia improvvisamente direzione, come fiume che, giunto in prossimità della foce, si sbizzarrisce in continui meandri, e allora appaiono, come fiori appena sbocciati nella notte, quindi affascinanti per la loro giovane bellezza, i versi di squisita sensibilità poetica che vanno a nobilitare l'intera raccolta. E le onde di Daniela mi evocano altre onde - del mare e allo stesso tempo sonore:
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