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mercoledì 17 ottobre 2012

Un bambino non è del padre,
non è della madre... è suo!
(autore: Valeria)

52 : commenti
All'inizio avevo pubblicato questa toccante riflessione di Valeria, senza alcuna premessa. Pensavo fosse inutile, forse perché, per deformazione professionale, conosco bene come funziona l'intervento del Giudice Minorile, chi sono i CTU, in quale groviglio di emozioni e interessi si trovino a dover intervenire assistenti sociali e mediatori famigliari, con l'obiettivo improbo di garantire sempre la migliore tutela del minore.

Ma temo che per molte persone gli unici riferimenti possano essere le informazioni veloci e sensazionalistiche "sparate" di tanto in tanto sui mass media. Preciso quindi che lo scopo dell'intervento di Valeria e portare l'attenzione dell'opinione pubblica su uno psichiatra americano, Richard Gardner, morto suicida nel 2003, che oggi si ricorda solo per avere modellizzato la PAS (sindrome da alienazione genitoriale), una generalizzazione pseudoscientifica atroce, disconosciuta dalla maggioranza degli psichiatri del mondo, che riscuote uno sciagurato successo presso avvocati e consulenti di parte che la usano strumentalmente, nelle aule di tribunale, per portare acqua al mulino di un genitore e discredito sull'altro, quando questi sono in "guerra" per l'affidamento dei loro figli.

Valeria ha scelto un caso di cronaca recente per esemplificare le estreme conseguenze delle teorie di Gadner e far capire bene a tutti che si parla di bambini, sentimenti e vite spezzate da una parte e di teorie farlocche dall'altra.

P.S. Valeria ci informa che, grazie all'eco dei recenti fatti di cronaca, è stato ribadito che la PAS non è più applicabile alle motivazioni di allontanamento del minore da uno o entrambi i genitori. La PAS non era (e non è mai stata!) inserita nel protocollo DSM-IV e non lo sarà nel DSM-V in corso di redazione. La PAS è un'invenzione di un medico psichiatra senza alcuna validazione scientifica. È auto-pubblicata [da Gardner], quindi senza valore scientifico. La PAS non esiste e tutte le ordinanze che la citano a motivazione di sofferenza del minore e invocano il suo allontanamento dal nucleo familiare o dal genitore "alienante" DEVONO ESSERE RIAPERTE E RIDISCUSSE". (da un commento lasciato da Valeria sul blog il 20/10/12). Vedasi recente interpellanza parlamentare.

***

Come iniziare? Forse oggi ho la sindrome da "foglio bianco". Non è facile parlare di Dolore.

Qui non si tratta di fusione fredda, di HotCat...non si tratta di scoperte scientifiche.

Qui si tratta di bambini, che sono sì una scoperta, la più bella di tutte, che non ha bisogno di peer reviewing, non ha bisogno di validazioni, perché è certa e magnifica e bellissima così com'è: il più bel viaggio che un essere umano possa fare nel corso della sua intera vita.

Trasmutazione, continua e miracolosa, di elementi, di semplici sensazioni che diventano pura Gioia, puro Amore, puro Orgoglio, pura Felicità di essere Genitori... diventarlo meglio.

Nessuno ci nasce.

Ognuno di noi, genitori, ricorda perfettamente il momento in cui varcò la prima volta la soglia di casa, di ritorno dall'ospedale, con quel fagottino piccolo, piccolo tra le mani... 3, 4 chili di Amore, di sorpresa, di felicità indescrivibile, di Mistero...

L'impaccio di cambiarlo la prima volta, la paura di fargli il primo bagnetto, l'ansia per le prime due linee di febbre, l'incanto nel guardarlo, mentre dormiva nella sua culla...

Responsabilità, in una parola. Il gravame intenso di un nuovo sentimento, difficile da sostenere, ma doveroso, imprescindibile: il senso di responsabilità per un esserino, altro da te, ma che è anche te, allo stesso tempo, indifeso e totalmente dipendente dalle tue scelte, dal tuo comportamento, dalla tua consapevolezza di adulto.

Poi, d'un tratto, qualcosa va in pezzi.
La coppia si sgretola, cominciano i dissapori, le liti violente, l'amaro in bocca dalla mattina, la voglia di andare via, lontano... ma da lei, da lui, non da tuo figlio.

Glisso sulle dinamiche di coppia, all'indomani di una separazione conflittuale, anche se i giudici che trattano il diritto di famiglia si ostinano a rigiraci il coltello, quasi sadicamente spesso, speranzosi (o falsamente confidenti o, semplicemente, disinteressati al problema) che la schiera di cosiddetti esperti nella mediazione familiare potrà trovare il "bandolo della matassa".

Mi piace di più definirlo un semplice quanto inutile scarica-barile.

Non ho mai sentito di coppie in conflitto che abbiano trovato un accordo più ragionevole a seguito di una mediazione imposta dal Tribunale. Mai.

Lo stesso impianto dell'affido condiviso, legge del 2006, è una grande, galattica frescaccia, mi si passi il termine, poiché ridurre a più miti consigli una coppia in grave stato di conflitto, finalizzandone il risultato presunto alla corretta educazione ed alla cura dei figli, non può essere il presupposto solido di un affido per un minore.

È uno stupido controsenso, o per lo meno, lo è per chi conosce la vita dal di dentro e non dai faldoni sterili ed impersonali di una cancelleria di Tribunale.

Non sono molte le coppie formate da due persone intelligenti in questo senso. Esiste sempre una dispari sensibilità tra padre e madre... ed anche una piccola forbice, una lieve differenza tra i due comporta un gravissimo disagio nel mantenimento di una condizione ottimale per i figli. Sono equilibri estremamente instabili, dove la rabbia e il desiderio di rivalsa, dove la ripicca e il dolore per i torti subiti, sfociano sempre in una serie di ferite ingiuriose inflitte sulle carni vive di incolpevoli bambini... dei Cristi, dei piccoli Cristi sofferenti, spesso degli Ecce Homo, in carne ed ossa... vivi, addolorati, sofferenti e soprattutto INCOLPEVOLI.

Però un bambino non sa di essere innocente, non lo sa mai.

martedì 11 agosto 2009

Non si scherza con la statistica...

2 : commenti
"Le statistiche sono come i bikini. Ciò che rivelano è suggestivo, ma ciò che nascondono è più importante. ”
(Aaron Levenstein)
Un gruppo di ricercatori, di fronte a dati "anomali" ottenuti dalla somministrazione di un test, in primis dovrebbe chiedersi se non abbia concepito male il test stesso e/o la metodologia di somministrazione e/o se è in grado o meno di far si che venga attuato il protocollo sperimentale. Dovrebbe, ma spesso non lo fa. Il fatto. Le ultime prove INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del sistema educativo di Istruzione e di formazione) avevano rivelato in prima battuta che in Italia (per lo meno nelle materie di Italiano e Matematica) gli studenti di terza media del Meridione battevano quelli del Nord, a metà strada - manco a dirlo - si collocavano quelli del Centro. Per cominciare, la considerazione che le differenze fossero comunque minime avrebbe dovuto portare i ricercatori a chiedersi: ho elaborato delle prove adatte a misurare le variabili che volevo studiare? Nossignore, l'INVALSI ha fatto leva sulla presenza di dati "anomali", spiegabili - a suo dire - esclusivamente con la frode, e ha attribuito pesi correttivi ai risultati in modo da normalizzarli a quello che secondo il senso comune (o forse le aspettative della committenza politica) dovrebbe succedere: gli studenti migliori sono quelli Settentrionali, seguiti da quelli del centro, ultimi quelli del Sud! Ovviamente un corretto approccio scientifico avrebbe dovuto portare a formulare diverse ipotesi capaci di spiegare i dati ottenuti, a verificarla una ad una e quindi suggerire la migliore, ma forse è chiedere troppo a chi magari si era impegnato a tirare fuori dei risultati prima di andare in ferie. Dimenticavo (cito dal sito istituzionale): "l'INVALSI è soggetto alla vigilanza del Ministero della Pubblica Istruzione che individua le priorità strategiche delle quali l'Istituto tiene conto per programmare la propria attività. La valutazione delle priorità tecnico-scientifiche è riservata all'Istituto." In parole povere, l'INVALSI è soggetto al controllo del Governo, salvo rivestire di "scientificità" i dati che produce come meglio crede. APPROFONDIMENTI

mercoledì 5 agosto 2009

Col rosso le donne ne fan di tutti i colori!

4 : commenti
Mai come d'estate, per riempire le loro colonne, i giornali pubblicano pseudo-ricerche scientifiche che resta solo d'augurarsi non siano state finanziate con fondi pubblici! Questa di cui mi occupo oggi magari l'avrà commissionata il Consorzio del Chianti DOC!
Il bello è che gli stessi autori della ricerca "invitano alla prudenza" (sic!) causa l'inconsistenza del campione (798 donne). Fosse solo questo! Primo, le donne "studiate" appartengono tutte alla zona dove si produce il Chianti, quindi socializzate al consumo di vino in maniera direi non tanto bene generalizzabile. Secondo, il solito errore epistemologico di tutte le ricerche siffatte è osservare una covariazione tra due variabili stabilendo arbitrariamente un verso di causa-effetto: una donna che beve un buon rosso ne ricava maggior desiderio ed eccitabilità sessuale? E come si fa ad escludere che avvenga esattamente il contrario? Che una donna sessualmente più attiva tenda cioè a consumare più vino? Terzo, ma c'era bisogno di una ricerca per scoprire perché un uomo offre volentieri del vino a una donna!?
Beh, leggete l'articolo proposto da Corriere.it e fatevi quattro risate.
NON È UNA QUESTIONE DI ALCOL, MA DI SOSTANZE CHIMICHE Il vino rosso stimola
l'erotismo femminile
La scoperta di scienziati dell'Università di Firenze:
«Il vino migliora la risposta agli stimoli sessuali e il piacere»

MILANO - Un moderato consumo di vino rosso stimola l'erotismo femminile, ma l'alcol non c'entra. Lo hanno scoperto ricercatori italiani dell'Università di Firenze, che hanno pubblicato la loro ricerca nel Journal of Sexual Medicine. Sarebbero infatti sostanze chimiche, responsabili dell'aumento dell'afflusso di sangue ad aumentare il desiderio. «Uno o più bicchieri al giorno di vino rosso sono associati a una maggiore salute e a un maggiore piacere sessuale», ha detto Nicola Mondaini, professore a capo dello studio e che pubblicherà il mese prossimo anche un libro sull'argomento dal titolo Vino ed Eros.

ANALISI - «Questa scoperta ci permette di avere un'immagine più chiara del ciclo di risposta sessuale femminile». I ricercatori hanno analizzato 798 donne della zona toscana del Chianti, controllando il consumo di vino rosso e sottoponendole a questionari che misuravano la salute e il piacere sessuale. «Ne è risultato che il vino ha un impatto sulle funzioni sessuali femminili, migliorandone la risposta e il piacere», ha concluso Mondaini.

RISULTATI - Le donne che hanno partecipato alla ricerca sono state suddivise in tre gruppi: quelle che bevevano 1-2 bicchieri di vino rosso al giorno; più di due bicchieri e altri tipi di alcolici; astemie. Le donne del primo gruppo hanno detto di avere più desiderio sessuale e lubrificazione vaginale, mentre non ci sono state differenze nei gruppi per quanto riguarda orgasmo, soddisfazione, dolore ed eccitazione sessuale. Gli stessi ricercatori, però, invitano ad analizzare i dati con prudenza visto il ristretto gruppo sul quale è stato effettuato lo studio e la mancanza di esami di laboratorio.

04 agosto 2009

P.S. Mi sa tanto che i ricercatori fiorentini in questione sono dei toscanacci buontemponi che volevano farci sorridere un po'! Anzi li ringrazio proprio per avermi distratto un attimo e fatto ridere di gusto. Comunque, se è tutto vero quello che l'articolo riferisce, il Premio Ignobel quest'anno il Prof. Mondaini e collaboratori se lo sono già aggiudicato!

sabato 13 settembre 2008

La pseudoscienza delle fasce orizzontali dimagranti!

0 : commenti
Mi diverte punzecchiare la pseudoscienza da rotocalco estivo, ovvero quelle ricerche idiote (non si sa finanziate da chi e perché) che sembrano sortire l'unico risultato di mettere (brevemente) i loro autori sotto i riflettori. Leggete questo piccolo articolo tratto da www.corriere.it.
NUOVO STUDIO DI PSICOLOGI DELL'UNIVERSITÁ DI NEW YORK SU UNO DEI CAPISALDI DELLA MODA Le strisce orizzontali ingrassano? È falso, fanno sembrare più magre È il risultato dell'esame di 200 coppie di immagini di donne con abiti a righe verticali e orizzontali LONDRA — Qualcuno l’ha definita la prima regola della moda: le strisce orizzontali ingrassano, creano l’«effetto meringa». Quindi, vestirsi sempre con righe verticali, «che sfinano». Tutto sbagliato, tutto il contrario. I ricercatori della facoltà di psicologia dell’università di York hanno preparato duecento coppie di immagini di donna con abiti a strisce verticali e orizzontali e le hanno mostrate a un campione di osservatori chiedendo quali sembrassero più magre e slanciate. Il risultato è che le fasce danno un’immagine dimagrante più delle righe: la differenza di apprezzamento è del 6 per cento, un margine significativo, secondo il dottor Peter Thompson. In realtà la teoria non è nuova: era stata elaborate già nel 1867 dal tedesco Hermann von Helmholtz che aveva lavorato sull’illusione ottica in psicologia. OCCHIO E CERVELLO — L’occhio e il cervello agiscono insieme per interpretare e valutare l’ambiente che ci circonda. Il professor von Helmoltz aveva tracciato dei quadrati uguali per dimensioni, uno a barre orizzontali e uno a barre verticali e si era reso conto che la percezione umana creava l’illusione che quello in orizzontale fosse più alto. In natura il fenomeno fa parte della teoria dell’evoluzione delle specie: per esempio la zebra ha strisce orizzontali sulle zampe e il posteriore; così quando un leone la scorge da dietro è portato a valutare che abbia zampe lunghe che le permetteranno di correre veloce e lombi magri che non daranno abbastanza carne per sfamare il predatore. Inutile perdere tempo con la zebra. Tutto chiaro? Sì, anche se la storia della zebra a ben vedere non conforta tanto: perché una donna dovrebbe vestirsi in orizzontale se poi al «leone» non piace?
Guido Santevecchi 12 settembre 2008
Perfetta la conclusione in barzelletta del giornalista... i motivi per cui un leone sceglie la sua preda lasciamoli al leone! Ricapitoliamo. Sarti, stilisti, esperti di moda e noi tutti crediamo che le fasce orizzontali facciano apparire più robusti e le righe verticali più snelli (Dio, quanto è brutto il verbo "sfinare"... esiste davvero?). Che illusi! Per fortuna corre in nostro aiuto la "scienza" a redimerci da tale abominevole errore. Ma dico, siamo fuori di testa? Dubbio terribile (si fa per dire): i ricercatori hanno utilizzato foto ritoccate al computer con pattern a righe orizzontali o verticali, piuttosto che foto di individui che indossano indumenti reali a strisce o fasce. A giudicare dalla foto che accompagna l'articolo del Corriere parrebbe proprio così. In realtà, poiché non siamo le piatte creature bidimensionali immaginate da Edwin A. Abbot in Flatlandia, l'effetto di aggraziare (o appesantire) la silhouette dipende da molte altre variabili dell'interazione di una superficie rigata a due dimensioni con un corpo tridimensionale. Dipende in parole povere dal banale effetto prospettico delle righe sul nostro corpo (se ne indossiamo di verticali, ad esempio, un osservatore le vede infittirsi e restringersi ai nostri lati). Dipende dal loro spessore (un conto è indossare una camicia a righe/fasce sottili, un conto una stile "tenda da sole"). Dipende dal loro spessore reale (su un vestito aderente o su uno comodo, di tessuto di tela abbastanza rigida o di maglia cedevole). Dipende insomma se vestono bene o male. E anche mettendo da parte il buon senso e senza pretendere chiarimenti sull'estensione del campione, un margine del 6% - quello ahimè ritenuto significativo dall'autore della ricerca - significa che ogni 100 persone 53 avvalorano la sua ipotesi e 47 la contraddicono. Mi pare un po' pochino. Insomma datemi retta. Non correte a rifarvi il guardaroba: osservate in camerino come vi sta addosso un determinato abito e scegliete caso per caso. P.S. Mi sono già occupato di analoghe ricerche "d'alto livello": ad esempio a proposito di fiocchi rosa e azzurri e di ricerca del partner (qui e qui). Un buon giorno leggero e sorridente a tutti!

giovedì 19 giugno 2008

Le donne sposano i bravi ragazzi ma impazziscono per i bastardi!

0 : commenti
Ecco la solita pseudo-psicologia estiva spiccia, pubblicata in questo caso sul Corriere della Sera. Beh, però in effetti il discorso torna, al di là del luogo comune in cui sguazza questo articolo! Insomma, se fossi una donna, letto l'articolo che segue mi sentirei... come minimo un po' incavolato con la mia testa, col mio cuore e col mio utero! Care amiche, proprio finché avranno tutto questo successo continueranno ad esistere gli uomini che vi cercano soltanto per divertirsi... imparate a scegliere meglio, o per lo meno se volete un figo bello e misterioso alla Sean Connery accettatene pure le probabili conseguenze!


Perché i «cattivi»
seducono di più


Narcisismo, impulsività
e «machiavellismo»

fanno breccia.

Il rappresentante tipico è James Bond

MILANO - L'avevamo sempre sospettato e adesso la scienza lo conferma. La cattiveria paga, almeno con le donne. Secondo uno studio condotto da ricercatori internazionali guidati dallo scienziato Peter Jonason, della «Mexico State University» di Las Crucis e ripreso dal settimanale New Scientist sarebbero proprio gli uomini «cattivi» ad attrarre il maggior numero di donne. Il motivo? Una triade di caratteristiche psicologiche negative come il narcisismo ossessivo, l'alta impulsività e l'abilità nell'essere manipolatori e machiavellici renderebbe gli uomini stile James Bond fortemente affascinanti tanto che anche le donne più belle non riuscirebbero a resistere

TRIADE NEGATIVA - I cattivi non solo appaiono più seducenti alle donne, ma hanno anche una vita sessuale più intensa: «Lo studio conferma - ha spiegato il professore Jonason al New Scientist- che persone con queste tre caratteristiche possono rappresentare una strategia evolutiva di successo». Lo studio ha preso in esame i test condotti su duecento studenti universitari nei quali erano evidenziati i tre tratti psicologici negativi. Ai ragazzi tra l’altro sono state formulate diverse domande sulle loro abitudini sessuali e sul numero di partner che avevano avuto nella loro vita. Infine essi hanno dovuto chiarire se preferissero storie brevi o relazioni stabili. I risultati della ricerca, presentata nel corso di un convegno della «Human Behavior and Evolution Society» a Kyoto in Giappone, ha confermato che gli studenti con i tre tratti psicologi negativi più marcati erano anche quelli che avevano avuto nella loro breve vita più partner sessuali. La maggior parte dei «ragazzi cattivi» ha del resto ammesso di preferire relazioni brevi, ma intense a lunghi rapporti monogami.

IL PROTOTIPO DI UOMO CATTIVO - Il cinema ci ha offerto diversi personaggi che si avvicinano a questo prototipo di uomo «cattivo», da James Dean a Jean Paul Belmondo, ma secondo il professor Jonason James Bond è quello che meglio rappresenta questo tipo di persona, perché racchiude in sé tutti e tre i tratti psicologici negativi: «Egli è chiaramente antipatico, ma è molto estroverso, ha un'estrema curiosità, uccide le persone e ha sempre tante donne» conferma Jonason. Lo stesso studioso afferma che le persone che nella vita reale sono simili a James Bond, seducendo una donna dopo l'altra, avranno un'intensa vita sessuale e naturalmente avranno più possibilità di avere figli. Tuttavia, date le loro caratteristiche negative, sfuggiranno sempre all'idea di diventare padri. Uno studio parallelo, condotto su un campione di 35 mila persone in 57 paesi dallo scienziato David Schmitt della «Bradley University» di Peoria, nello stato dell'Illinois (Usa) confermerebbe le intuizioni di Jonason. Lo studio dimostrerebbe il legame tra le tre caratteristiche negative e il successo riproduttivo negli uomini. «Nelle diverse culture è universalmente riconosciuto che gli uomini che possiedono questi tre tratti psicologici negativi hanno più possibilità di accoppiarsi» afferma Schmitt. «E di riuscire ad avere tante brevi relazioni con diverse donne».

Francesco Tortora
19 giugno 2008

E i bravi ragazzi? Per loro viene in soccorso un altro studio (ma questi ricercatori non hanno niente di più serio di cui occuparsi?!) citato in conclusione di un altro articolo - molto simile - riportato sul sito di La Repubblica:

In soccorso dei bravi ragazzi, un'altra ricerca. Secondo una psicologa della University of Central Lancashire, anche se le donne scelgono gli uomini più inaffidabili per le relazioni più focose ma di breve termine, è degli uomini più affidabili e pieni di attenzioni che tendono ad innamorarsi. Con loro finiscono per mettere su famiglia. E questa sì che è una scoperta.

giovedì 27 marzo 2008

La ventiduesima volta scocca l'amore!?

5 : commenti
Sensibile come sono alle suggestioni del numero 22 non poteva sfuggirmi l'ennesimo inutile sondaggio di turno - britannico naturalmente (dona una certa qual aurea di autorevolezza!) - che ci spiega come servirebbero in media 22 appuntamenti per incontrare un partner con cui imbastire una relazione soddisfacente e stabile.

Be' insomma... Certo, sparando nel mucchio alla fine qualcosa si colpisce, sempre... ma ventidue colpi mi sembrano una raffica bella lunga. Considerando poi quanto costa un primo appuntamento, verrebbe fuori di sicuro una bella correlazione tra diminuzione dei redditi e aumento del numero dei single italiani! Suvvia, forse a essere meno frettolosi si sprecherebbero meno munizioni.
Personalmente mi sento più lo spirito del "cecchino": preferisco prendere bene la mira e sparo solo se sono ragionevolmente convinto di fare centro. Riconosco che ho una mira tutt'altro che perfetta, ma una sequenza di 21 bersagli mancati non l'ho mai messa insieme, grazie al cielo... mo' spero di non portarmi sfiga!

Ma questi sommi ricercatori (che non hanno di meglio da fare) precisano pure che al 25% delle persone bastano in media solo 5 appuntamenti per trovare la persona giusta! Be' certo non si può stabilire una regola senza prevedere una valida eccezione.
Vediamo un po': a volte ho fatto parte di questo fortunato 25% altre no... sarà dipeso da quello che avevo mangiato a pranzo o dalla fase lunare?!

martedì 18 settembre 2007

Fiocchi rosa e fiocchi celesti

0 : commenti
Riporto questo articolo (preso da repubblica.it circa un mese fa) solo per poterlo commentare a modo mio... be' non ho potuto trattenermi. Riguarda i risultati di una ricerca pubblicata su Current Biology secondo la quale le preferenze cromatiche dei due sessi sarebbero influenzate dal fatto che, sin dall'alba dell'umanità, le giornate limpide (cielo azzurro) favorivano la caccia per gli uomini mentre le donne raccoglievano i frutti maturi (buccia rossa)!
Ragazze in rosa
ragazzi in blu, il colore è scritto
nei nostri geni.
(di ELENA DUSI)
ROMA - Non è un caso che sia rosa, il fiocco scelto per salutare la nascita di una bambina. Le donne scelgono infatti d'istinto questo colore, anche se chiamarlo rosa puro e semplice non sarebbe del tutto preciso. Il colore preferito da ragazze e signore è un sofisticato violetto-lilla-lavanda. Si parte dal blu, in assoluto il colore più amato dal genere umano. Da qui, una biologa inglese dell'università di Newcastle ha identificato con la massima precisione la tonalità preferita dalle donne, che contiene una decisa pennellata di rosa.
La spiegazione affonda le radici nella nostra storia antica, secondo la professoressa Anya Hurlbert, autrice della ricerca appena pubblicata dalla rivista Current Biology. "L'evoluzione potrebbe aver condotto le donne ad amare i colori legati al rosa e al rosso, che segnalano che un frutto è maturo e pronto da cogliere. Anche un uomo dalle guance colorite è probabilmente in buona salute". Si candida dunque a essere un valido padre. "La cultura - prosegue Hurlbert - non ha fatto altro che sfruttare questa inclinazione naturale" prosegue la ricercatrice. Ed è lungo questo percorso che il genere femminile è passato dalle mele rosse ai fiocchi rosa.
Lo studio inglese ha coinvolto 171 inglesi fra 20 e 26 anni, messi davanti a un computer e chiamati a scegliere in tutta fretta fra due rettangoli di colore diverso che comparivano sullo schermo. Per evitare che le scelte fossero influenzate dalla cultura o da un retaggio dell'infanzia, lo studio è stato ripetuto anche su 37 cinesi di etnia Han immigrati da poco in Gran Bretagna. In entrambe le categorie, rispetto al blu di base, le donne hanno dimostrato di apprezzare una tonalità più tendente al rosa, mentre per gli uomini non guasta mai un'aggiunta di verde. "Tornando indietro alle nostre giornate trascorse nella savana - spiega ancora Hurlbert - possiamo ben giustificare la preferenza maschile per il colore legato alle belle giornate adatte alla caccia e alle fonti d'acqua fresche e pulite".
L'occhio umano è strutturato per cogliere prima di tutto il blu, il rosso e il verde. I fotorecettori della retina incaricati di distinguere le differenti tonalità si chiamano coni. Quelli specializzati nel percepire il rosso sono i due terzi e si trovano al centro della retina. La vista del sangue è decisiva per far scattare la sensazione del pericolo, ed è importante che questo tipo di segnale arrivi molto velocemente al cervello. In periferia si trovano i coni specializzati nel blu (appena il 2 per cento del totale), che in genere dipinge il mare e il cielo, molto spesso relegati alle estremità periferia del campo visivo.
"Questa composizione della retina era nota da tempo – spiega Hurlbert – ma non ci aspettavamo una distinzione così netta fra le preferenze degli uomini e quella delle donne. Eppure, anche con un test al computer semplice come il nostro, abbiamo avuto risultati sorprendenti". La tappa successiva degli studi di Newcastle riguarderà i bambini e servirà a capire se le preferenze di uomini e donne sono innate (in questo caso i bambini dovrebbero dare gli stessi risultati degli adulti) o acquisite dall'ambiente che ci circonda. Ma sul futuro della ricerca inglese pesa l'editoriale del quotidiano inglese The Guardian, che ieri scriveva: "L'umanità non ha nulla da guadagnare da una scienza che indaga il colore preferito delle ragazze".
Ricapitoliamo, questa ricerca “scientifica” dimostra che le ragazze sono più attratte da un colore vicino al rosa e i ragazzi da un colore vicino celeste... solo questo basterebbe a candidarla all'Ig Nobel e ben ha fatto l'editoriale del The Guardian a stroncarla! Ma è la spiegazione addotta per tale propensione cromatica a essere tutto men che scientifica: è infatti costruita sulle pie e indimostrabili supposizioni della ricercatrice... un vero atto di fede!
Personalmente trovo più ragionevole la tradizionale (e ignota ai più) spiegazione di matrice esoterica: la consuetudine di associare il fiocco celeste ai maschietti e quello rosa alle femminucce non è conseguenza di un mero condizionamento biologico, ma la risposta a un vero e profondo bisogno fisico e psichico di rosa o azzurro a seconda del sesso.
I simboli sono molto potenti e si radicano a vari livelli nella cultura, nel mito e nell'inconscio collettivo e finiscono col determinare anche il nostro comportamento istintuale (e sociale). La polarità maschile-femminile si specifica in svariate antitesi tra queste quella Marte-Venere. La simbologia di Marte ha notoriamente a che fare con la guerra, l'aggressività, il colore rosso del sangue e del pianeta stesso. Al principio “attivo” della aggressività maschile (dal latino “ad gredior”, andare verso) si contrappone il principio “ricettivo” femminile, associato alla pace, al ricevere, accogliere, mediare. La Dea Venere nasce dalla spuma del mare blu. La Vergine Maria viene raffigurata in drappi azzurri. Non stupitevi perciò che in molte rappresentazioni esoteriche (come il segno zodiacale dei Gemelli dipinta da Johfra qui sopra) l'uomo sta nel rosa e la donna nell'azzurro.
E allora perché il senso comune associa ai bambini l'azzurro chiaro (celeste) e alle bambine un rosso chiaro (rosa)? Proprio perché d'istinto il sesso maschile compensa il suo eccesso di yang nutrendo di azzurro la propria parte femminile, mentre il sesso femminile compensa il suo eccesso yin nutrendo di rosso la sua parte maschile.
E ora se volete farvi due risate alla spalle della scienza (quelle più ottusa) andate a curiosare in questi link sul Premio Ig Nobel:
Su questo post di qualche mese fa trovate invece un link per il ciclo dei segni zodiacali di Johfra.
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