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sabato 29 gennaio 2011

Alle riunioni di lavoro in treno!

2 : commenti
Periodicamente il ministro Brunetta annuncia lotte ai fannulloni, digitalizzazioni ed eliminazioni della carta e altre acque calde simili che saremmo tutti d'accordo a volere, se solo non fossero specchietti per allodole, proclami con fini politici e propagandistici. Infatti chi nella pubblica amministrazione ci lavora, come me, si rende conto che è in atto un autentico smantellamento del sistema pubblico. Un esempio?
Riporto il contenuto di una circolare, applicazione di norme della riforma Brunetta, arrivata a me e a tutti i miei colleghi qualche giorno fa. Lo stesso starà succedendo in ogni Ente Pubblico d'Italia.

Oggetto: UTILIZZO MEZZO PROPRIO - IMPOSSIBILITA' RIMBORSO SPESE

Ai Responsabili di Ufficio
del Settore [omissis]
SEDE

Il Dirigente dell'Ufficio Risorse Umane ha comunicato che sembra ormai pacifico, a livello dottrinario, in virtù della previsione dell'art. 6, comma 12 del D.L. 78/2010, convertito con  L. 122/2010,  che l'INDENNITA' CHILOMETRICA PER L'UTILIZZO DEL PROPRIO MEZZO DI TRASPORTO NON POSSA ESSERE PIU' PAGATA.
Ne consegue che i dipendenti che si recano in missione debbono utilizzare ESCLUSIVAMENTE I MEZZI DI SERVIZIO O QUELLI PUBBLICI. L'UNICA ECCEZIONE RIGUARDA I SOGGETTI CHIAMATI A SVOLGERE COMPITI ISPETTIVI.
I dipendenti che, comunque, vogliono far uso del proprio mezzo sono tenuti A RILASCIARE PREVENTIVA DICHIARAZIONE IN CUI ESONERANO L'AMMINISTRAZIONE DA QUALSIASI RESPONSABILITA' E RINUNCIANO ALLA RICHIESTA DEL RIMBORSO DELLE SPESE.

Invito ad informare  tutto il personale assegnato ai rispettivi Uffici.

IL DIRIGENTE
[omissis]

"Bravo Brunetta," diranno i soliti parlatori da bar, "non vedremo più tutti questi dipendenti pubblici in giro a non far nulla". No, perdite di tempo saranno proprio conseguenza del provvedimento di cui sopra. Mi spiego con l'esempio concreto dell'unità organizzativa in cui lavoro. Al mio responsabile fanno capo 10 unità di personale a cui corrisponde una macchina comunale assegnata a tutto l'ufficio: una Punto di 12 anni, di più non ci si può permettere coi tagli che girano. 
Prendiamo una mattina tipo. Il mio responsabile a una certa ora deve andare alla sede centrale a incontrarsi col dirigente (a 5 km), io a una riunione in Regione  nel Capoluogo (a 20 km), una assistente sociale deve fare un paio di visite domiciliari (nel raggio di 10 km), un'altra ha una convocazione al Tribunale dei Minori (a 20 km), l'impiegato dell'Ufficio Contratti deve recarsi all'Ufficio del Registro (a 20 km), quella dell'Ufficio Invalidi deve portare delle pratiche all'Ufficio Invalidi della ASL (a 2 km) ecc. Non sto esagerando, anzi sto semplificando. 
Come facevamo fino ad oggi con una sola auto? Chiaramente, dove possibile, ci siamo sempre organizzati per andar via insieme, laddove orari e destinazioni si conciliano. In caso contrario, quando l'auto dell'Ufficio era già impegnata, si usava il mezzo proprio, con in cambio un piccolo rimborso spese dall'Ufficio Personale a fronte di un foglio di missione controfirmato dal responsabile. L'ente ci ringraziava di mettere a disposizione il nostro mezzo privato, perché un dipendente non era obbligato. Lo faceva per adempiere coscienziosamente ai propri incarichi in minor tempo.
Fosse solo per il rimborso spese eliminato, continuerei a usare la mia auto anche per lavoro: non sono certo quei 10-20 euro in più al mese a cambiarmi la vita. Ma ovviamente farlo a mio rischio e pericolo (probabilmente  perdendo anche la copertura INAIL in caso di incidente/infortunio) proprio no!

Come faremo d'ora in poi? Francamente non so. Prima ipotesi, si gira tutto il palazzo comunale sperando di trovare qualche ufficio la cui macchina in dotazione è disponibile o qualcuno che sta andando dove devi andare tu (e il primo che finirà aspetterà l'altro per tornare in sede). Seconda ipotesi, si prendono i mezzi pubblici, ovviamente con tempi biblici rispetto all'auto (e una spesa forse persino maggiore per l'amministrazione). Terza ipotesi, non si ottempera a qualche convocazione, si rimanda qualche visita domiciliare, si salta qualche riunione ecc.
Di sicuro, rispetto a prima, perderemo un sacco di tempo in più per gli spostamenti che ogni tanto gli incarichi richiedono, saremo meno efficienti per forza di cose e manderemo tutti i giorni tante di quelle maledizioni a Brunetta che gli fischieranno le orecchie da trasformarsi in un piffero!

Post scriptum di un anno dopo: le conseguenze sono state esattamente quello che avevo immaginato. :-(

mercoledì 8 settembre 2010

Di polo in frasca

8 : commenti
Sono il primo a dire che questo è un blog strano. Scritto da un tipo strano.
"Dovresti smettere di scrivere su quel blog," mi ha detto ieri una persona che mi vuole bene.
"Perché mai," le ho chiesto.
"Perché è una vetrina... ti metti in mostra... perché?"
Oh ci sono tanti perché.
È una vetrina certo, però non dei fatti miei.

Per esempio non ho scritto nulla di mio padre, 80 anni tra un paio di settimane, tanto poco espansivo quanto molto cardiopatico: dopo mesi di visite e preoccupazioni, gli hanno asportato oggi con successo una massa di carne manigolda cresciuta tra le sue corde vocali fino a rubargli la voce. Torno ora dalla stanza di ospedale dove si è svegliato dall'anestesia totale e dove passerò tutta la giornata di domani. In realtà ho un sano pudore a esternare i fatti miei... e quando comincio a farlo salto subito di palo in frasca, anzi di polo.

Avevo già parlato 2 anni fa del nuovo polo unico ospedaliero di Perugia, il S. Maria della Misericordia, preciso che ora, concluso l'accorpamento tra l'ex ospedale Silvestrini e l'ex policlinico di Monteluce, è evidente e apprezzabilissimo, lo sforzo compiuto per creare una segnaletica capillare e comprensibile: ottima l'idea dei percorsi colorati (rosso, blu, giallo, verde), dei nomi cartografici dati ai principali corridoi (Via del Grifo, Via Fortebraccio, Via del Leone, Piazza dell'Accademia, Piazza Silvestrini ecc.) che collegano i 12 blocchi principali, A-B-C-D-F (percorso rosso), L-M (percorso blu), G-H (percorso giallo), N-P (percorso verde)... mi sono divertito a orientarmi in questa cittadella della salute!

Ok è vero, metto spesso in vetrina emozioni e sentimenti personali (come ho fatto in gran parte degli ultimi post di luglio e agosto), ma soffermandomi decisamente più su cosa provo che sugli eventi che mi hanno portato a un particolare stato d'animo. Lo faccio magari in forma di poesia.
O astraendo comunque dal particolare al generale, privilegiando cioè solo quelle esperienze che presumo qualcuno possa avere interesse e utilità a confrontare con le proprie.

All'opposto, quando ne ho voglia, parlo di politica, ambiente, o semplicemente inserisco una canzone, un brano musicale, una poesia o qualsivoglia argomento mi appassioni e voglia condividere. Oh sì, è un blog un pizzico incoerente, eternamente in divenire, disordinato, come sono le persone che non si arroccano a un ruolo per sentirsi sicure.

Mi aiuta a tenermi allenato a scrivere. Offre di tanto in tanto cibo per l'anima a chi condivide la scala di priorità fuori moda con cui affronto la vita. È una sonora pernacchia a chi, Dio non voglia, venisse qui con meri intenti voyeuristici.
È un piccolo mondo virtuale a cui non sacrifico quello reale. È pure un colloquio segreto con le persone per me importanti. E mi piace interagire coi visitatori che lasciano un nick e un commento, anche se ahimè ci metto un po' a trovare il tempo per rispondere.

E visto che, per scelta, nel blog dedico pochissimo spazio e peso al mio lavoro, perché gliene dedico tanto in ufficio e qui mi rilasso e mi disfo del
"ruolo professionale", concludo proprio parlando del mio lavoro, con quel senso di gioiosa anarchia data dal concedersi d'essere consapevolmente contraddittori.

Dunque, oggi mi sono portato un po' lavoro a casa, era da parecchio che non accadeva. Non sono rigido nelle regole, ma di certo non portare lavoro a casa dall'ufficio per me è una regola aurea quanto non mettere la TV in camera da letto! Cosa è successo? Domani, come ho spiegato, prenderò un giorno di ferie per seguire le dimissioni di mio padre, e siccome non voglio rallentare un'attività che coinvolge parecchie persone, mi sono portato a casa gli appunti che ho preso ieri a un Tavolo della concertazione per ricavarne il verbale da mandare il prima possibile a tutte le persone che hanno partecipato, una trentina. In coscienza non posso fare altrimenti. Ovviamente è lavoro straordinario volontario e non retribuito.

Ecco perché tutte le volte che ascolto il ministro Renato Brunetta proclamare contro i fannulloni della Pubblica Amministrazione mi si torcono le budella. Come diceva il buon Totò: ma mi faccia il piacere! Eh sì, mi piacerebbe avere occasione di parlargli di persona, tanto più che per distrarsi dalle sue fatiche ministeriali viene spesso a riposarsi nella casa che possiede a Monte Castello di Vibio, un suggestivo paesello di fronte a Todi, una quarantina di chilometri da dove abito. Guarda il caso! Sapete perché è famoso urbi et orbi Monte Castello di Vibio? Perché tra le sue viuzze c'è il teatro più piccolo del mondo, il Teatro della Concordia (nella foto). Pare che adesso i Montecastellesi vantino un nuovo primato: ospitano pure il ministro più piccolo del mondo... si riferiranno all'altezza, alla levatura, o ad entrambe?

venerdì 28 maggio 2010

La rabbia degli statali

2 : commenti
...ma da sempre tu sei quella che paga di più se vuoi volare ti tirano giù e se comincia la caccia alla streghe la strega sei tu.
(Edoardo Bennato)

Quale è la percentuale dei "fannulloni" nel pubblico impiego? Visto che la "guerra ai fannulloni" è stata la principale occupazione del ministro Brunetta, un non addetto ai lavori potrebbe immaginare che sono la maggioranza. La realtà è che come pochi decilitri di petrolio bastano per inquinare uno specchio di mare pari a un campo di calcio, così basta una minoranza di lavativi per screditare un'intera categoria. Per esempio, un'amica che come me lavora nel comparto pubblico, mi ha raccontato di un'altra professionista con la sua stessa laurea, che chiamerò Fannullonella, in servizio nella medesima struttura. Bene, la mia amica ha ormai constatato senza ombra di dubbio che Fannullonella viene stipendiata 3500 € al mese per non fare assolutamente nulla, salvo marcare ingresso e uscita. Ovviamente, sia all'amica sia a me, sempre sommersi di lavoro in cambio di 1500 € al mese, basterebbe il pensiero che Fannullonella fosse pagata quanto noi a farci venire un diavolo per capello, figuriamo così! E quello che non comprendiamo e perché i superiori di Fannullonella non prendano provvedimenti. C'è poi il problema della competenza tecnica e delle qualità umane di chi ricopre incarichi di una certa delicatezza. Proprio oggi parlavo con una psicologa di un insegnate sotto indagine a Perugia per gravi azioni commesse contro gli alunni (notizia di oggi in cronaca locale), e lei ha preso la palla al balzo per raccontare che pochi giorni fa un preside le ha detto: "Gli insegnanti problematici non li metto mai tutti nella stessa sezione". Sarà anche una battuta, ma la dice lunga sulla brutta aria che tira nella scuola da un po' d'anni. Quel che è certo è che non si deve fare di tutta l'erba un fascio. In mezzo ai lavoratori di un ministero romano o di un grande ente, può ancora esserci qualche pecora nera imboscata tra i vicoli morti della burocrazia. Ma è molto meno facile che questo accada in un ente pubblico locale come un Comune, i cui dipendenti hanno quotidianamente di fronte cittadini che esigono servizi, o amministratori che chiedono conto dell'avanzamento di mille progetti. Ecco perché un dipendente pubblico coscienzioso rischia l'ulcera ogni qualvolta s'imbatte in un nuovo proclama del ministro Brunetta sulla “guerra ai fannulloni”. Personalmente non gli rimprovero l'intento, quello lo condivido, ma la tattica: non mi pare molto intelligente gettare il napalm su un campo di grano per eliminare le erbacce! Così la maggioranza degli statali, cioè quelli che fanno il loro dovere (e spesso più), sta vivendo il new-deal brunettiano. Non lo dico per difesa di categoria, ma per esperienza diretta, compresa quella di cittadino utente di altri dipendenti pubblici: gli impiegati e i funzionari ligi al loro dovere sono tantissimi, i “fannulloni” sono l'eccezione. A dirla tutta, se finora la nave Stato non è affondata è proprio in virtù dei sacrifici di chi al suo interno si fa in quattro per farla camminare, inventandosi ogni giorno come tamponare carenze di budget, di personale e di mezzi strumentali, in condizioni di lavoro che nel settore privato sarebbero inconcepibili e avrebbero portato al fallimento aziendale.

Brunetta come ha pensato di porre rimedio a tutto ciò? Francamente non si capisce. Ha trasformato i congedi per malattia in quasi-arresti-domiciliari. Ha fatto sì che in un comune composto da 40 dipendenti in gamba, trenta (il 75%) beneficino di tutto il fondo incentivi-produttività e dieci (il 25%) siano in ogni caso “puniti” escludendoli a priori. Queste, in soldoni, alcune delle “innovazioni” previste dalla riforma Brunetta del pubblico impiego. Ho premesso tutto ciò per far comprendere quanto i dipendenti pubblici fossero già esasperati prima, e quanto, con la manovra anti-crisi del governo che va ad abbattersi soprattutto su di loro, siano inferociti adesso. Tanto più che sorge il sospetto che si tratti di un intervento programmato da tempo, procrastinato a dopo le elezioni, spacciato adesso come conseguenza della crisi greca. E a questo punto la pregressa campagna di denigrazione, stigmatizzazione e mortificazione dei dipendenti pubblici fa buon gioco, ché inventarsi un nemico a partire dal minimo casus belli, è sempre stato uno dei trucchi preferiti dai governanti per distrarre l'attenzione dei cittadini dai veri problemi. Del resto, quando tira vento di crisi e recessione e il gettito fiscale si riduce, pochi governi resistono alla tentazione di rompere il salvadanaio del pubblico impiego, piuttosto che pensare, per esempio, a una riforma dell'imposizione fiscale, con aliquote progressive in base al reddito. Pretendere che in tempi di crisi i dipendenti pubblici italiani - già tra i meno remunerati d'Europa, già tassati e tartassati alla fonte - accettino di buon grado di farsi agnelli sacrificali, non è un invito al buon senso, è una sorta di ricatto sociale. Chiederlo proprio a loro che tirano la carretta della pubblica amministrazione e garantiscono servizi pubblici vitali, è manifestazione di quella stessa miopia che taglia i finanziamenti a Scuola, Università e Ricerca, cioè proprio ai settori da cui dipende il futuro di una nazione. Nessuno penserebbe di escludere qualche cilindro al motore di una vecchia auto per farla andare più veloce, eppure questo è l'avventuroso esperimento a cui sta venendo sottoposto l'apparato statale. Ci penseranno poi i nostri figli a sostituire tutto il motore, ci penseranno loro a risolvere il rebus di come smaltire le scorie delle centrali nucleari ecc. Dalla scuola all'atomo: contesti diversi, ma strategie simili, accomunate dalla logica del navigare a stretta vista. Se un radar c'è, si fa finta che non ci sia. È ben significativo di questo ambaradan, l'intervista fatta a Giovanni Favorin (CISL-FP) da Nuccio Natoli (su La Nazione del 24 maggio 2010) 

LA RABBIA DEGLI STATALI 
«Sprechi clientelari, presenteremo i conti» 

«SIAMO STUFI di pagare per tutti, di essere chiamati fannulloni, di fare da capro espiatorio dei peccati che sono di altri. Stiano attenti, stavolta reagiremo». Giovanni Faverin, segretario dei dipendenti pubblici Cisl, più che alla difesa pensa all'attacco. --

mercoledì 3 febbraio 2010

Domande scomode...

0 : commenti
Ma se è vero che Berlusconi ha bocciato la candidatura a Presidente della Regione Umbria del Sindaco di Assisi, Ing. Claudio Ricci (a sinistra nella foto), per via delle sue orecchie a sventola e del suo look poco cavalier-rampante, come diavolo ha potuto far insediare il Prof. Renato Brunetta su una comoda poltrona da Ministro???

N.B. Ricci era l'unico candidato di centrodestra che io, da sempre elettore di sinistra, avrei potuto votare alle imminenti elezioni ragionali confidando potesse fare qualcosa di buono. E soprattutto per esprimere un voto di protesta per come ho visto governata la mia Regione, soprattutto nella materia del sociale.

venerdì 29 gennaio 2010

Il topolino ha partorito una montagna di ca...rtapesta!

4 : commenti

Apro (e chiudo) una parentesi sul Decreto Legislativo n. 150 entrato in vigore il 16 novembre 2009, noto come riforma della Pubblica Amministrazione (P.A.) del Ministro Brunetta, che mi riguarda direttamente visto che sono un funzionario pubblico. Mi soffermo in particolare sulle nuove norme che regolano il cosiddetto "salario accessorio".

Premetto una serie di principi generali, già chiari da molti anni. Tutti i dipendenti pubblici sono tenuti a svolgere il loro impiego nei modi e tempi stabiliti dal contratto di lavoro collettivo, il corrispettivo è lo stipendio. Le inadempienze sono perseguibili civilmente (note di demerito, ammende pecuniarie, sospensione, licenziamento) e penalmente fino alla reclusione, in funzione della gravità. Naturalmente c'è modo e modo di svolgere le proprie mansioni, dalla sufficienza all'eccellenza, così i datori di lavoro, nel pubblico come nel privato, sanzionano i meno meritevoli e premiano i più meritevoli, adottando a tal fine appositi sistemi di incentivazione. Per incentivare la produttività dei propri dipendenti, ogni P.A. utilizza un apposito fondo annuo. Questi incentivi-produttività (salario accessorio) vanno distribuiti ai dipendenti in misura proporzionale al punteggio conseguito nella valutazione fatta dai loro dirigenti. Il limite di questa valutazione è che, pur ancorata a parametri oggettivi, contiene un grande margine di discrezionalità e si gioca quindi sul rapporto umano tra dirigente e subordinato, al netto di eventuali pressioni sul dirigente "dall'alto".

Prima della riforma Brunetta ogni Pubblica Amministrazione dava al 100% dei dipendenti un incentivo annuo per la produttività commisurato al punteggio attribuito dai dirigenti. I dipendenti che conseguivano un punteggio basso ricevevano un incentivo minore, quelli che conseguivano un buon punteggio ricevevano un incentivo più consistente. Il secondo era sempre stato il mio caso, ovvero un incentivo pari a un 70%-90% di una mensilità (una sorta di quattordicesima) a seconda degli anni: la variabilità dell'importo dipendeva dall'entità del fondo-produttività e dalla media dei punteggi dei dipendenti (a un "6 politico" per tutti corrisponderebbe un premio produttività medio uguale per tutti). Si tratta di un sistema che andava riformato, mi sta bene, ma non in senso peggiorativo!

Dopo la riforma Brunetta ogni Pubblica Amministrazione darà solo al 75% dei suoi dipendenti un incentivo annuo per la produttività proporzionale al punteggio attribuito dai dirigenti. Al 25% dei dipendenti "migliori" (o meglio coi punteggi migliori) verrà distribuito il 50% del fondo produttivita, al 50% dei dipendenti "intermedi" (o meglio coi punteggi intermedi) verrà distribuito il restante 50% del fondo produttivita, il restante 25% dei dipendenti (quelli coi punteggi "peggiori") non riceveranno nessun incentivo.

Se così facendo la produttività servisse davvero a premiare chi lavora meglio, non avrei nessuna obiezione da sollevare. Invece ne ho parecchie. Prendiamo un esempio concreto, il mio. Bisogna considerare che all'interno di una P.A. i conteggi per l'attribuzione degli incentivi per la produttività vengono fatti area per area. Nel Comune nel quale lavoro, la mia area è composta da Tributi, Ragioneria, Contratti, Invalidi Civili, Servizi Sociali per un totale di una quarantina di unità di personale. Metto la mano sul fuoco che è dura tra questi 40 dipendenti trovarne 10 che non facciano bene il loro lavoro, ciononostante 10 prenderanno una superquattordicesima, 20 una quattordicesimina, 10 assolutamente nulla. Ovviamente ci sarà il caso che l'ultimo dei classificati con punteggio "migliore" avrà pressoché lo stesso punteggio del primo di quelli con punteggio "intermedio" (ad esempio un 150,1 contro un 150,0) ma soprattutto che l'ultimo dei classificati con punteggio intermedio avrà pressoché lo stesso punteggio del primo di quelli che non verranno incentivati (ad esempio un 100,1 contro un 100,0). Morale: io che lavoro in un Comune amministrato dal centro-destra da 13 anni, che risiedo, vivo e voto in un altro Comune e sono iscritto alla CGIL, secondo voi, a prescindere dalla efficacia ed efficienza di come lavoro, in quale categoria di premi-punizioni rischio seriamente di venirmi a trovare? Considerato questo, secondo voi la riforma Brunetta quanto mi può incentivare (a fare più del mio dovere)? Il topolino ha partorito una montagna di ca...rtapesta: ecco la tanto strombazzata Riforma Brunetta!

Non me ne vogliano i Veneziani - che non lo augurerei proprio a nessuno - però spero che Renato Brunetta diventi, come pare voglia, Sindaco della Serenissima: forse finalmente scoprirebbe la differenza che passa tra un Ministero romano (su cui sono tarate la sua riforma e visione della P.A.) e un Ente comunale... allora chiederebbe scusa ai tanti lavoratori che ha più volte offeso e umiliato, fomentando una vera e propria campagna di denigrazione, facendo di tutti gli enti e di tutti i dipendenti pubblici un fascio. Qualche mela marcia e qualche lavativo c'è in ogni luogo di lavoro, pubblico o privato che sia, ma se tutti i dipendenti pubblici si mettessero a lavorare per quel che sono pagati o applicassero alla lettera le norme "borboniche" in vigore e le disposizioni burocratiche che regolano gli uffici, l'Italia si fermerebbe e la gente si renderebbe conto di quanto la loro attività silenziosa sia vitale.

venerdì 25 settembre 2009

Vi preoccupereste di spaventare i piloti?

4 : commenti
Se aveste un'auto con il motore che perde colpi e rischia di grippare, vi preoccupereste di spaventare i piloti per farla camminare più forte? È esattamente quello che ha fatto il vanaglorioso Ministro Brunetta col pubblico impiego. Risultato, tanto rumore per nulla, nessuna reale riforma della Pubblica Amministrazione... e sì che ce ne sarebbe bisogno. Facciamo un esempio concreto: in ufficio lavoro con un PC (avrà 7, 8 anni di vita) che per aprire un normale file di scrittura o calcolo capita ci vogliano cinque minuti... avessi un vero computer, come quello da cui digito ora da casa mia, allora sì che potrei aumenterei la produttività! Altro che "cazzate" sui fannulloni. Le mele marce ci sono ovunque, bella scoperta, fare di tutta l'erba un fascio invece è solo demagogia! Per saperne di più. Il problema, caro Brunetta, è che lei quando descrive i "guasti" del pubblico impiego, e cerca le "cure", ha in testa soltanto i ministeri romani; venga a visitare i Comuni e a vedere in che condizioni dobbiamo adempiere ai nostri compiti e imparerà qualcosa. Grazie.

mercoledì 16 settembre 2009

Quiz!

0 : commenti
State navigando in internet e per caso vi imbattete nell'immagine qui accanto. Cosa ne pensate?
  1. È una pagina de Il Giornale diretto da Vittorio Feltri.
  2. È un nuovo blog aperto dal Ministro Brunetta.
  3. È la home page del Ministero della Pubblica Amministrazione.
  4. È lo scherzo di qualche "pasionario" del PdL.
La soluzione qui!

sabato 2 maggio 2009

Dovrebbero farne un impiego statale!

5 : commenti


Questa sì che è utilità sociale, sarebbe da farne un vero e proprio impiego statale! Un "addetto al buon umore" così - diciamo uno ogni 10000 abitanti - in giro nei nostri quartieri, occupato a ridere e far ridere 6 ore al giorno, avrebbe effetti positivi sulla cittadinanza senza alcun dubbio! Sig. Ministro per la Pubblica amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta, la mia è una proposta serissima, ci pensi!!! :-)

venerdì 8 agosto 2008

Brunetta nel mondo delle favole

18 : commenti
Poiché mi sento punto nel vivo dalla questione, mi sembra doveroso riportare l'ultimo comunicato stampa di Carlo Podda, Segretario Generale Funzione Pubblica CGIL, relativo ai demagogici proclami del ministro Brunetta, ahimè non quella dei Ricchi e Poveri, ma quello dei ricchi e basta (a lato mentre gongola con Biancaneve). Questo inarrivabile genio della statistiche taroccate, a furia di raccontare favole e fandonie sui dipendenti fannulloni - pedissequamente diffuse e amplificate dalla stampa di regime - provocherà un autunno molto caldo. Non dubito che possa nascondersi qualche isolato caso di fannullone in mezzo ai tanti statali che, con stipendi ormai da fame, si fanno il cosiddetto per tenere in piedi la baracca pubblica, però né più né meno di quanto residualmente accade in ogni altro settore del mondo del lavoro.
TANTO RUMORE PER NULLA! Il sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione e per l’Innovazione presenta la seconda puntata dell’Indagine Pilota-Monitoraggio delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici annunciando trionfalmente che, in virtù delle misure adottate dal Governo nella lotta ai fannulloni, le assenze per malattia nel mese di luglio ’08 si sono ridotte del 37,1% rispetto al 2007 e che “la media delle assenze per malattia si porta su un valore medio di circa 10 giorni”. La notizia eccita i crociati contro i lavoratori pubblici, ma la notizia semplicemente non esiste, perché, come da tempo diciamo, già dal 2006 le statistiche ufficiali dell’ISTAT e della Ragioneria Generale dello Stato rilevano la media delle assenze per malattia del lavoro pubblico a 10,5 giornate annue. Solo chi è accecato da un furore ideologico può non accorgersi che persino il Ministero non può oscurare del tutto la verità. Infatti a pag. 17 si può leggere che ”il confronto con i dati del Conto Annuale non è del tutto corretto” poiché i dati della Ragioneria Generale fanno riferimento al totale delle assenze retribuite e non alle sole assenze per malattia, ma il rapporto nasconde accuratamente che i risultati presentati si basano proprio su questa sostanziale differenza. Comparare dati non omogenei è statisticamente scorretto, trarne valutazioni politiche lo è ancor di più, ma ci consola il fatto che l’indagine ci dà ragione. Inoltre continuiamo a rimanere perplessi sul carattere scientifico del campione tutt’altro che rappresentativo dell’universo delle pubbliche amministrazioni (210 contro le 3.200 registrate) che esclude settori come la sanità, la scuola, la maggioranza degli enti locali e quindi risulta rappresentativo di una piccola parte dell’universo che si pretende di analizzare. Ora che il dato delle assenze per malattia è riconosciuto anche dal Ministero sarebbe ora di smetterla con la criminalizzazione di un’intera categoria di lavoratori, tanto più se si considera che nel privato le stesse assenze si attestano a 9,6 giorni, come confermano i dati INPS. Nel rallegrarsi del risultato che aumenta la produttività delle amministrazioni pubbliche il Governo dovrebbe, come farebbe qualsiasi datore di lavoro privato, premiare i lavoratori anziché tagliare i loro attuali stipendi e continuare a negare le risorse per il rinnovo dei contratti. E se sul versante contrattuale non ci saranno radicali ripensamenti, in autunno il Governo potrebbe rimanere sorpreso da una nuova impennata delle assenze, ma questa volta quelle per lo sciopero dei dipendenti pubblici.
Roma, 7 agosto 2008
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