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giovedì 4 agosto 2011

Decrescita felice?

33 : commenti
Il logo del Movimento per la Decrescita Felice
Rieccomi già con voi. Oggi mi ritrovo inaspettattamente un giorno sabbatico in regalo, infatti l'udienza in Tribunale, a cui partecipavo come esperto, comprendeva soltanto quattro istanze di cui tre rinviate alla prossima seduta! Adesso ho l'imbarazzo della scelta sulle cose da pubblicare nel blog, e anche parecchie cose da leggere rimaste in arretrato.

Voglio cominciare cogliendo al volo la segnalazione, lasciata da Gwon. Han scritto altrove:  
  
#151 Libero on 08.03.11 at 23:59
I sostenitori della fusione fredda sono fondamentalmente degli umanisti nel senso che desiderano che l’uomo possa continuare a gozzovigliare sulla terra con energia a basso costo. Questo è un buon motivo per molti per continuare a credere nella possibilità della fusione fredda. Basta leggere il blog di Passerini per averne conferma.

"Umanisti nel senso che desiderano che l'uomo possa gozzovigliare sulla terra con energia a basso costo": l'autore di questo commento ha le idee parecchio confuse su cosa possa intendersi per umanismo, e non solo su questo!

Tizzi ha scritto al riguardo questo commento: ...una buona fetta di coloro che si professano ambientalisti vedono (in misura variabile da caso a caso) di buon occhio decrescita economica, depopolazione, deindustrializzazione, accesso alle fonti energetiche sempre piu` limitato e costoso, ritorno graduale nel tempo ad uno stile di vita pre-industriale, tutto ciò in nome del "bene del pianeta e della natura" cosi` come per, in fondo, una forma di "rancore" (fosse quasi una sorta di peccato originale) verso l'uomo del mondo sviluppato che opprime le popolazioni del terzo mondo, la cosa non mi stupisce affatto. 

Gwon ha aggiunto: ...dal loro ragionamento anche la tecnologia è un nemico, pare che in sostanza vogliano un ritorno al medioevo buttando a mare anche quello che di buono la tecnologia ha fatto negli ultimi secoli. Mi sembra una tesi veramente illogica e post apocalittica. E' più logico pensare a un futuro migliore ma non troppo diverso da quello attuale, nel senso di una stabilizzazione e/o lenta e graduale riduzione degli aspetti negativi (sovrappopolazione, inquinamento, uso smodato di risorse non rinnovabili etc. etc.) e un miglioramento di quelli positivi (tecnologie avanzate). Non vedo perchè avanzamento tecnologico e sociale non possano andare avanti di pari passo.

Anche a me gli estremismi non piacciono, di qualsivoglia genere, compresi quelli eco-ambientalisti.  

Considero il modello attuale di consumo marcio, insostenibile, immorale, e il mito della crescita del PIL a tutti i costi mi fa torcere le budella; dunque non mi dispiace il concetto di decrescita abbinato a razionalizzazione dei consumi e risparmio delle risorse, purché non diventi il vessillo di una neo-crociata luddista, purché non sia spacciato per unica soluzione possibile, purché non venga usato ideologicamente per tarpare le ali a soluzioni tecnologiche che si affacciano all'orizzonte. Ovvio, onde evitare di reiterare il modus gozzovigliandi (!) serve una tecnologia con un forte componente etica, o se volete serve una tripla rivoluzione: spirituale, scientifica, economica allo stesso tempo... su vie distinte, ma parallele e collegate. Vale la pena di lottare per questo, non di buttar via l'acqua sporca (gli eccessi del consumismo) con tutto il bambino (la tecnologia). 

L'avvento di una rivoluzione energetica LENR non significherebbe distribuzione di energia totalmente gratis. Ci dovrà necessariamente essere una fase di transizione in cui l'energia continuerà ad essere un servizio da pagare (sarebbe giusto farlo in base al reddito). Ne aumenterà la disponibilità e ne diminuirà di costo, ma non fino ad azzerarsi. A parer mio, la disponibilità di energia "illimitata" non va temuta/desiderata dal punto di vista dell'individuo come destinatario finale, ma va salutata con grande favore in prospettiva di usi "socio-ambientali" collettivi e planetari oggi inimmaginabili a causa dei costi. Energia disponibile per salvare il mondo dalla pazzia umana. Energia disponibile per garantire una vita dignitosa a ogni essere umano. Energia disponibile per migliorare la qualità del vivere più che la quantità dei consumi, visto che ormai è più che sfatato il mito che più consumo meglio sto. 

Dopo avere abusato in maniera irresponsabile del nostro pianeta nel XX secolo, ci siamo resi conto di averlo portato -- e noi tutti con lui -- sull'orlo del precipizio; per invertire la rotta serve un mix di tante "soluzioni", di cui la "decrescita" è una fra altre. Mettere in competizione free energy (intesa in senso lato) e decrescita è pura follia.

Dice bene Gdmster: Tutti quelli che vivono col mito del buon selvaggio da un lato mi spaventano (integralismo) dall'altro mi fanno un po' pena. Molto spesso non sanno neppure di che cosa stanno parlando e si limitano a guardare il dito invece della luna analizzando un piccolo aspetto particolare visto che analizzare il "sistema terra-uomo" nella sua interezza è praticamente impossibile. Sono abbastanza vecchio da poter raccontare che quand'ero piccolo la plastica non c'era e un ritorno a questo potrebbe far felici molti: in compenso c'era la poliomielite e un paio di miei amici se la sono presa e uno c'è pure morto. Immagino le obiezioni, nessuno di loro dice di fermare la ricerca medica...
Senza energia la ricerca non si fa: quanti sanno che consumano più energia a girare su google che ad andare in macchina in ufficio? L'Unione Europea, nel 7° programma quadro, ha introdotto come tema di ricerca le "green telecommunications" intendendo tutte quelle pratiche e tecnologie che dovrebbero far sì che iTunes o Google non abbiano bisogno di una centrale termonucleare per far funzionare le loro server farm. A breve l'informazione costituirà la maggiore fonte di dispendio energetico nel mondo, più del condizionamemento o del trasporto. La ricerca della cura anticancro comporta come effetto collaterale l'abbattimento della foresta amazzonica o, speriamo, la creazione di centrali LENR. Molta energia si spreca, molta è assolutamente necessaria. Quanto alla qualità della vita, il fatto che in Italia si sia passati da 48 a quasi 80 di vita media nel corso di pochi decenni dovrebbe fornire un'indicazione chiara: già mi aspetto l'obiezione che prima però la vita era più genuina. La generazione prima della mia alla mia età portava la dentiera. Io non conosco nessuno dei miei amici o parenti della mia età che la porti. Del resto il mito del peccato originale ce lo portiamo dietro da millenni e nessuno ci convincerà mai che la vita la stiamo migliorando invece di peggiorarla. I catastrofisti sono sempre dietro l'angolo: i cellulari ti faranno morire di cancro... può darsi, intanto hanno salvato migliaia di vite (milioni?): quando il bilancio sarà in perdita riconsideremo il problema. 

E conclude benissimo Sukoy: Siamo un virus per il globo, i virus si possono distinguere in due categorie quelli stupidi e quelli non stupidi. I virus che ammazzano l'organismo ospite fanno parte del primo tipo e sono mediamente più giovani e poco evoluti in quanto ammazzando l'ospite non hanno avuto tempo. Molti altri che popolano qualsiasi specie vivente,per l'intero ciclo di vita di un essere diventano addirittura necessari ai fini della vita stessa dell'ospite. Noi dobbiamo diventare il più in fretta possibile del secondo tipo.

(tutti i commenti citati in questo post provengono da Quello che un barometro può fare)

sabato 11 giugno 2011

Domani tutti a votare presto e DOPO al mare!

5 : commenti
Ci siamo, domani è il referundum day!

Andiamo a votare prima delle 12, così daremo il buon esempio ai dubbiosi che, ascoltando le  prime proiezioni di affluenza, si motiveranno a recarsi alle urne. O anche prima, se vi va di andare al mare e assecondare il poco saggio consiglio anti-seggio del nostro Presidente del consiglio... in effetti si sente proprio "come Gesù nel Tempio"

Intanto, a chi è incerto su che posizione assumere sul nucleare, suggerisco oltre ai link che ho raccomandato ieri la lettura di questa lettera di Alberto Barocas.

"Ho lavorato una vita nel nucleare
vi spiego perché voterò sì al referendum"
Oltre due decenni di esperienza nel settore, visitando una sessantina di reattori in tre continenti, con la convinzione che le precauzioni prese negli impianti rendessero impossibile una catastrofe. Poi Three Miles Island, Chernobyl, Fukushima: tre disastri in meno di 30 anni... 

di ALBERTO BAROCAS 

Dopo essere stato allibito per l'incoscienza delle dichiarazioni di uno scienziato, il professor Battaglia (la pubblicazione di una sua opera scientifica con la prefazione di Silvio Berlusconi parla da sé), su un tema così importante per la sorte dell'umanità, mi sento costretto ad intervenire avendo dedicato tutta la mia vita professionale alla ricerca e sviluppo del nucleare ed essendo stato per lungo tempo "abbastanza" a favore dell'energia nucleare.

Dopo una laurea in Radiochimica presso l'Università di Roma e successivo Corso di Perfezionamento in Fisica e Chimica Nucleare, ho lavorato presso i laboratori di ricerca del plutonio di Fontenay-aux-Roses (Francia) nelle ricerche e tecniche del plutonio per l'impianto di riprocessamento del combustibile nucleare di La Hague. Ritornato in Italia ho partecipato, nei laboratori di ricerca della Casaccia (CNEN, ora ENEA), alla messa a punto degli impianti di separazione del plutonio di Saluggia e successivamente allo studio dei siti nucleari in vista della costruzione di centrali di energia nucleare. Dal 1982 sono stato distaccato dal CNEN presso l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) di Vienna dove mi sono occupato prevalentemente di salvaguardie nucleari, in particolare per i reattori nucleari di potenza e di ricerca nel mondo. Per 22 anni ho avuto la possibilità di visitare ed ispezionare una sessantina di reattori in tre continenti, in particolare in Giappone ed in particolare proprio Fukushima.

Durante l'intera attività ero giunto alla conclusione che le precauzioni utilizzate negli impianti nucleari fossero tali da rendere praticamente impossibile un grosso incidente nucleare. Proprio il Giappone si presentava ai miei occhi come il modello per eccellenza di organizzazione, di perfezione, di attenzione al più piccolo dettaglio: l'energia nucleare o doveva essere realizzata così o non doveva esistere. Ed invece... Three Miles Island, Chernobyl, Fukushima... tre catastrofi in meno di 30 anni.

Oggi sono completamente convinto che i rischi dell'energia nucleari siano tali da consigliarne l'utilizzo solo se non ci fossero sulla Terra altre fonti di energia o dopo una guerra nucleare. Voterò quindi SI al referendum per le seguenti ragioni... (leggi tutta la lettere di Barocas su Repubblica.it)

venerdì 10 giugno 2011

LA VERITÁ SUL REFERENDUM SUL NUCLEARE: VOTATE!

8 : commenti
Lo striscione srotolato oggi da Greenpeace a Roma (fonte)
I motivi per cui essere contrari al ritorno del nucleare in Italia (e favorevoli alla sua messa al bando in tutto il mondo) sono stati esposti molto bene dal fisico Giovanni Sertorio in una video-intervista concessa alla giornalista Monia Benini per il puntotv.it.

Se avete 66 minuti da dedicarvi, questo è il link al video.

Se invece volete cavarvela con una ventina di minuti, consiglio il link alla trascrizione "collettiva" fatta dai lettori di Ventidue passi d'amore e dintorni, verificata e autorizzata, prima di essere diffusa, dallo stesso fisico intervistato.

Se poi volete saperla tutta sulle insidie di questo referendum dedicate 18 minuti ad ascoltare Monia Benini... ma al di là del fatto che i cittadini non sanno che gli effetti referendari non sono esattamente quelli che ci aspetteremmo, anche Monia conclude di votare SI!

Ricordo che Luigi Sertorio è nato nel 1933 a Torino, professore associato di Ecofisica alla Facoltà di Scienze dell'Università di Torino, Luigi Sertorio  è stato per quindici anni consulente della Divisione Teorica del Los Alamos National Laboratory, e per tre anni membro della Divisione V "Affari scientifici" della NATO. È autore di una novantina di libri di Fisica teorica e altri più divulgative quali:

domenica 1 maggio 2011

La verità sul nucleare di Luigi Sertorio (parte I)

16 : commenti

Vi ricordate l'intervista video di metà marzo a Luigi Sertorio sugli inganni del nucleare a fissione (qui)? E vi ricordate la trascrizione collettiva che ne avevamo fatto (qui). L'attesa è stata premiata: oggi la giornalista Monia Benini (che si complimenta con tutti i "trascrittori"!) mi ha rimandato il testo riletto e autorizzato alla diffusione dallo stesso Sertorio. Lo pubblico qui sul blog in due parti, per non appesantire il caricamento, inoltre potete scaricare tutto il file in formato pdf da questo link. 
Visto che ritengo probabile - e auspico - che tutti i referendum vengano effettuati, diffondete queste sagge parole il più possibile.



La verità sul nucleare
Intervista a Luigi Sertorio

(prima parte) 
 

Trascrizione della puntata del 16 marzo 2011 della rubrica d'attualità “Il punto” a cura di Monia Benini, programma realizzato dallo Staff Web PBC – http://www.temporealechannel.blogspot.com/

Questa settimana viste le vicende che hanno interessato il Giappone, non potevamo non occuparci di nucleare. Per farlo abbiamo scelto di dedicare uno speciale "Il punto" a un'intervista con il professor Luigi Sertorio, attualmente docente di Ecofisica alla Facoltà di Scienze dell'Università di Torino, che ha lavorato al CERN di Ginevra, nella divisione scientifica della NATO e per diversi anni a Los Alamos negli Stati Uniti, autore di oltre 90 pubblicazioni di fisica teorica e anche, insieme al professor Guido Cosenza e a Giulietto Chiesa del libro La menzogna nucleare, Edizioni Ponte alle Grazie. Con lui abbiamo voluto cercare di capire che cosa sia successo in Giappone e soprattutto saperne di più rispetto a questa corsa e rincorsa verso il nucleare in Italia, dal momento che – notizie di ieri – anche Svizzera e Germania hanno immediatamente rivisto le loro posizioni rispetto alle centrali nucleari. La controparte italiana, viceversa, continua a proporci, attraverso i media, l'assoluta necessità di continuare, imperterriti, verso l'opzione nucleare. Tutto questo tenendo ben presente il fatto che poche settimane ci separano da un importantissimo referendum, al quale saremo ovviamente chiamati a dire “sì” se vogliamo che l'Italia si fermi e quindi se vogliamo dire “no” rispetto all'opzione del ritorno al nucleare in Italia.

Professor Luigi Sertorio, le notizie di attualità ci fanno guardare con estremo timore alla situazione giapponese. Cosa è accaduto alle centrali nucleari in seguito al terremoto? Quali pericoli ci sono per la popolazione relativamente al rischio fall out e soprattutto cosa c'è di diverso rispetto all'incidente di Chernobyl.

Anche a me – come a tutti i fisici – si sono drizzate le orecchie e ho cercato di capire quello che sta succedendo in Giappone.

Primo commento. Le notizie, come sono date sui giornali, sono grottesche dal punto di vista tecnico. Usano delle parole che un fisico o un ingegnere non userebbe, sia che siano utilizzate per spaventare sia che siano usate per rassicurare. Coloro che spaventano e coloro che rassicurano di tecnologia nucleare non sanno un bel niente. Sapere essere competenti in tecnologia nucleare vuol dire avere studiato come giovane apprendista una decina d'anni e poi avere un'esperienza di un'altra decina d'anni nel lavoro, dopodiché uno sa di cosa parla. E questo lo dico con molta mestizia rispetto a ciò che vedo in televisione e leggo sui giornali. Purtroppo però queste informazioni circolano, penetrano nella mente delle persone, che si trovano di fronte a due estremi: terrore del nucleare oppure il nucleare è la cosa più tranquilla che esista. Vorrei dire questo, ciò che sta succedendo a queste centrali in Giappone non lo sapremo mai. Perché? perché codeste notizie sono le più controllate e secretate che ci siano. Posso fare un esempio che conosco bene. Nel '79 avvenne l'incidente – il primo grosso incidente – ad Harrisburg in America nel reattore di Three Mile Island; Chernobyl avvenne sette anni dopo. Erano due reattori diversi e in entrambi i casi la causa fu un errore umano. Questo mi porta a fare un commento: si dice reattori sicuri... ma che bella scoperta! Il fisico che fa il calcolo, fa il calcolo corretto; nessun fisico scrive un lavoro mettendoci a bella posta degli errori. L'ingegnere che fa un progetto, certo che lo fa corretto! Non conosco ingegneri che ci mettono a bella posta degli errori, che una ruota invece che farla rotonda la fanno quadrata. Il guaio è l'errore umano, quello che viene dopo, nella costruzione, nella messa in opera, nella gestione. Ci viene raccontato, anche da persone in buona fede e intelligenti: “Il reattore è sicuro, a Chernobyl fu errore umano”. Ma è ovvio che fu un errore umano, ciò che preoccupa è l'errore umano! L'automobilista che con una macchina perfettamente ben costruita,guida in stato di ubriachezza e uccide molte persone, è errore umano, la colpa non ce l'ha l'automobile! Il costruttore di automobili ha fatto le ruote rotonde, gli ingranaggi li ha fatti tali che ingranino, i cilindri e i pistoni li ha fatti di forma cilindrica; è il guidatore che fa l'errore umano, il disastro! Vorrei chiarirlo, perché mi da molto fastidio la frasetta: “Il reattore è sicuro, gli incidenti sono errori umani”. Certamente sono errori umani! 
 
Ciò premesso, quando avvenne l'incidente di Three Mile Island, sono stati messi al lavoro molti fisici, molto qualificati. Ho conosciuto un fisico (una donna, che lavorava all'Argonne Laboratory) che era stata messa con altre persone allo studio dell'inquinamento nell'atmosfera, cioè l'inquinamento dovuto all'incidente che si era propagato per via gassosa, poi c'era l'inquinamento che si era propagato per via liquida, che veniva classificato a un livello di pericolosità superiore, poi c'erano altri tipi di pericoli. Bene, questi stessi scienziati nucleari, gente responsabile ed esperta, non aveva accesso alle informazioni al di fuori del compartimento sul quale erano chiamati a lavorare. Non hanno mai avuto le informazioni totali su ciò che avvenne a Three Mile Island. Oggi nessuno, a distanza di 30 anni, ha le notizie esatte di ciò che avvenne. Ed è stato scritto un report ovviamente, ma nel report è stato scritto ciò che che qualcuno voleva che fosse scritto. Per cui se uno oggi vuole andare a tirar fuori delle conseguenze e meditazioni su Three Mile Island, su Chernobyl o su quello che avviene in Giappone, vi dico già: state tranquilli che non lo saprete mai.

Come spiego e giustifico questa mia affermazione? Quando nel 1986 avvenne il disastro dello Shuttle Challenger, dove morirono 5 astronauti, il presidente Reagan fece una Commissione di inchiesta; la Commissione di inchiesta era artefatta e aveva il compito esplicitamente ordinato di scrivere che fu una fatalità. Uno dei membri della Commissione era Richard Feynman, premio Nobel, uno dei grandi fisici della mia generazione (vai un pò te a dare ordini a Feynman, te lo scordi!). Feynman si è messo a indagare sul serio, rompendo le scatole a tutti. Hanno inventato metodi corretti e scorretti per fermare Feynman. Ma si sono accorti che era un osso duro: Feynman era semplicemente un genio. E Feynman scoprì una catena di responsabilità e di bugie che erano la causa del disastro, il disastro non avvenne per fatalità! Il report firmato dal presidente Ronald Reagan dice "tutto perfetto": il lavoro della NASA, dei vari subappaltatori che hanno costruito, che hanno fatto... non esistono errori, tutto perfetto, fatalità. Feynman non ha avuto il permesso, nel report della Commissione di cui era membro, di fare sentire la sua voce. Allora, tornato a casa a Caltech, dove era professore illustrissimo, ha scritto un intero capitolo di “What do you care what other people think?”, un libro famoso, diviso in due parti. La seconda parte (che sono 120 pagine) è il rapporto scritto da lui di tutte le azioni che ha fatto in quella circostanza. È una denuncia severissima e solo un uomo che aveva la statura, l'iniziativa, il coraggio di Feynman poteva scrivere questo libro, che alcuni fisici – io per primo – hanno comprato alla libreria universitaria di Caltech. Me lo tengo preziosissimo, so che è stato tradotto in italiano da Zanichelli [Che ti importa di ciò che dice la gente? Altre avventure di uno scienziato curioso – 1989, ndr] e se mi chiedo quanta gente può averlo letto: posso rispondere 1000 persone. Ma la verità è qui, la verità non è nel rapporto ufficiale. Vi dico, come su Three Mile Island, come su Chernobyl, così sarà per le cose del Giappone: la verità non la sapremo mai! Verrà distribuito un rapporto ufficiale che dirà ciò che qualcuno vuole che sia detto.

Seconda cosa. Ho sentito in televisione dire: “Eh be', sono morti 10.000 poveri giapponesi annegati dall'onda e magari 3 o 4 per le radiazioni... e allora cosa venite a dire, la centrale è molto meno dannosa dell'onda!”. Questo qui è un modo macabro e spaventoso di ragionare, che però nasce da un certo tipo di logica e vi mostro un altro libro [Energy: Nuclear Energy and Energy Policies v. 3; S.S. Penner, L. Icerman, ndr]. Questo è uno dei tre volumi del testo classico sull'energia, che è datato ormai (è del '77). Sono tre volumi per un totale di circa duemila pagine ed è quello che è chiamato il Penner. Penner era professore dell'Università di California che aveva diretto il gruppo che scrisse questi libri. In questo libro – nel terzo volume, “Tecnologie nucleari” – c'è una tabellina divertentissima: ve ne leggo un po' perché è importantissima. È una stima degli incidenti mortali nel 1969, da cui si vede il numero di morti nell'anno per incidente. Il numero di morti massimo è per “incidenti automobilistici”; poi viene anche, per esempio, “oggetti che cadono”: uno cammina per strada, gli cade una tegola sul cranio, si rompe la testa e muore. La probabilità di morire per “tegola che cade” è 100 volte minore rispetto a morire in automobile. Tutti calcoli statistici laboriosissimi fatti da fior di studenti. Dopodiché uno può morire perché è stato colpito da un fulmine. Questa probabilità di “morire per un fulmine” è 1.000 volte minore di quella di morire per scontro stradale. Poi uno può morire perché è stato colpito da una tromba d'aria ed è 10.000 volte meno probabile rispetto all'incidente stradale. Poi nella tabella dicono: morti per nucleare zero. Tuttavia hanno fatto dei calcoli raffinatissimi (quello che era il Rasmussen Report, che nessuno sa cosa sia, pazienza), in cui avevano valutato questo rischio – “finora non è morto nessuno, ma il rischio c'è” – calcolandolo con degli alberi statistici raffinatissimi, perché le probabilità si diramano, e la probabilità finale nasce da questi rami. Allora il reattore nucleare è 100.000 volte più sicuro rispetto a morire perché è caduta una tegola in testa, ed è un milione di volte più sicuro rispetto a morire nell’incidente automobilistico. Dunque, l’energia nucleare è la cosa più sicura che esista nel mondo della specie umana. Evviva! Uno può fare il ragionamento in questo modo qui. E se Veronesi, Chicco Testa ecc. mettessero le mani su questo volume, avrebbero una bella tabella a dimostrazione del loro amore per il nucleare. Allora, se uno ragiona così, c’è poco da fare, ragiona così. 

Invece, vorrei prendere un altro dato dalla rivista Los Alamos Science, alla quale sono stato abbonato fino al 2006. Nel 2006 la direzione del laboratorio di Los Alamos è cambiata, da un sistema in cui il direttore veniva eletto dagli scienziati è passata – per un intervento fatto durante la presidenza Clinton – sotto controllo militare. Quando ciò è avvenuto, gli scienziati migliori si sono dimessi e sono andati in pensione e il laboratorio oggi ha attività “classificate” [riservate a usi militari, ndr] ed è dal 2006 che non ricevo più il bollettino del laboratorio, perché io come cittadino italiano non ho l’accesso al materiale classificato. L’ultimo numero è un volume splendido. Io conosco i fisici nucleari di Los Alamos perché sono stato consultant per nove anni. Mi permetto di dire che i consultant italiani ai laboratori di Los Alamos sono stati Enrico Fermi, Emilio Segrè e io. Rispetto a Enrico Fermi non oso neanche far paragone, è un gigante. Rispetto ad altri fisici il paragone lo faccio tranquillamente, e vorrei sapere quali altri fisici italiani sono stati consulenti di Los Alamos; risposta: nessuno.Bene io conosco questi fisici, so la eccellenza di codesti fisici, e vi faccio vedere una pagina della rivista. In questa pagina si vede il deposito in Nevada, il famoso Yucca Mountain, codesto deposito è stato chiuso da Obama quest’anno. Questo articolo del 2006 si riferiva al periodo in cui Yucca Mountain era aperto. C’è una frase sottolineata dove i fisici, i maestri assoluti della fisica e della tecnologia nucleare dicono che il deposito di Yucca Mountain è inadeguato e che il problema delle scorie è aperto. Quindi che cosa vengono a raccontare i ballisti incompetenti che raccontano che il nucleare è sicuro? Lascio il punto interrogativo.

Mi collego a quanto hai appena detto, perché subito dopo le vicende del Giappone i cosiddetti pro-nuke si sono immediatamente attivati per sostenere la necessità del ritorno al nucleare in Italia. Ovviamente a sostenere questa loro posizione portano una serie di argomentazioni, vorrei leggertele una a una e mi piacerebbe un tuo commento rispetto ad esse. Per esempio, la prima, direttamente collegata al Giappone: le centrali giapponesi hanno una tecnologia obsoleta, quelle italiane saranno di nuova generazione.

Benissimo, mi fa piacere questa domanda. Si legge in giro prima, seconda, terza, quarta generazione. La parola generazione fa venire in mente il “breeding” dei cani da caccia o dei cavalli da corsa: c'è il papà e la mamma, poi un’altra generazione e così via. La parola generazione dal punto di vista scientifico non ha alcun senso. Le leggi della fisica che presiedono la progettazione di un motore nucleare sono sempre quelle, sono delle leggi che naturalmente non sono mai cambiate perché sono leggi naturali. Non c’è nella concezione scientifica nessuna differenza fra il reattore realizzato da Fermi nel 1942 e il reattore futuribile, cambiano i dettagli della realizzazione tecnica. 
 
La parola generazione è anche usata per la produzione automobilistica: per esempio io oggi posseggo una Golf di quinta generazione. Che cosa intendono i produttori di automobili per prima, terza, quinta generazione? Quando si inizia la produzione di un’automobile si fa uno studio e si mette in opera un investimento per creare dei prototipi e una catena di montaggio. Per esempio, il telaio viene stampato per la maggior parte, alcune parti vengono saldate, altre parti vengono rivettate, da questo viene fuori l’automobile, sulla quale poi si aggiunge il differenziale che è attaccato al cambio (in una trazione anteriore, nelle trazioni posteriori invece il differenziale è dalla parte opposta) ecc. Da una generazione all’altra il telaio non cambia, costa fatica e soldi riprogettare un telaio, ma soprattutto rifare e ricostruire le presse ad alta potenza e precisione che devono fare in un sol colpo lo chassis. Per quanto riguarda i basamenti dei motori costa fatica e soldi, per cui i basamenti dei motori son sempre gli stessi. Se uno va a vedere le misure di alesaggio e corsa dei motori vede che si prolungano per decenni, vuol dire che il basamento è sempre quello lì. Si cambia l’elettronica, talora si fanno delle piccole modifiche nel comando delle valvole, e altri dettagli. La parola generazione sta a indicare l’assetto della catena di montaggio, che viene cambiato dopo 4, 5, 6 anni e dà vita al modello nuovo che magari differisce per la forma dei fanalini e per piccole cose.

L’industria nucleare è molto più complicata, costruire un reattore è comunque più complicato e difficile che costruire un’automobile, ma anche lì è stato fatto un investimento per costruire un certo numero di reattori tutti di uguale generazione, poi si fanno delle modifiche e degli aggiornamenti, si rimettono in opera alcune parti che non sono nuove e altre parti nuove, e parte una nuova filiera per produrre un certo numero di reattori nucleari che riguarda la generazione successiva. Questo tanto per spiegare che cosa significa questa magica parola che è “ultima generazione”. 

In generale nella ricerca sui reattori l’idea più geniale fu quella di Enrico Fermi – come sempre – ovvero il reattore subcritico. Invece un reattore normale per andare avanti deve funzionare in regime critico e deve essere moderato e controllato, ossia la massa delle barre di combustibile è tale da creare la criticità, criticità che deve essere tenuta sotto controllo. Per avere maggiore efficienza in un reattore si possono prendere due strade: quella più estrema ha avuto applicazioni militari, ad esempio i reattori in uso nei sommergibili come principio fisico sono tali e quali agli altri, sono tali e quali al reattore di Fermi del '42, hanno però un arricchimento maggiore, così come oggi la benzina super è più raffinata e migliore della benzina di 50 anni fa. Dunque la prima strada per andare avanti è fare reattori che funzionano con un combustibile molto più arricchito. Questo vuol dire anche avere un burn-up più elevato – e dovreste chiederlo a Veronesi di spiegarvi cosa significa: quando io consumo la benzina in un motore endotermico, fino all’ultima molecola di benzina viene bruciata nell’atto della combustione nella camera di scoppio. Quando invece uso un motore esotermico a carbone (le locomotive di 50 anni fa) esiste un certo livello di burn-up: il macchinista-fuochista va a mettere il carbone nella fornace della locomotiva, si comincia ad accenderlo con lo zolfanello mezz’ora prima della partenza al mattino e il carbone comincia a bruciare. Arrivati all'ora opportuna l’acqua della caldaia bolle, i pistoni sono pronti a muoversi, il comignolo della caldaia butta fuori vapore. Alle 8.10 il capostazione fischia e il treno parte. Se qualcuno che ascolta ha mai visto del carbone bruciato, sa che, a differenza della benzina, non brucia tutto. C’è un residuo che resta lì, che sono le scorie che non bruciano più. Tuttavia il burn-up del carbone si avvicina a essere totale. Nel nucleare il burn-up è intorno al 10%: quando il combustibile non è più buono viene tolto (in generale dopo un paio di anni viene estratto dal nocciolo), ma è ancora per il 90% inutilizzato, continua a produrre calore e radiazioni e viene messo a riposo in una piscina fuori dal reattore, e lì resta per sempre. 

Questi fenomeni, questi guai, queste limitazioni alla combustione nucleare paragonata alla combustione del petrolio, erano ben noti a Enrico Fermi, il quale si era messo a studiare il reattore subcritico: la reazione non va avanti perché c’è la massa critica. La massa non è critica, la combustione, ossia la reazione a catena, è sostenuta iniettando neutroni lenti, con un’opportuna sorgente di neutroni, dentro il combustibile nucleare (Uranio 235). A questo punto se uno ferma l’iniettore di neutroni la reazione smette istantaneamente, quindi questo sarebbe un reattore meraviglioso, magico. A Los Alamos hanno continuato a studiarlo, può darsi che anche adesso mentre io parlo continuino ancora. Il reattore subcritico è magico, ma non c’è! È una bellissima idea, ma non c’è! Così come la fusione è una bellissima idea, ma la realizzazione non c’è. Allora visto che ci sono vorrei raccontare due parole sulla fusione.

Quando è nato mio figlio, 42 anni fa, lavoravo all’Institute for Advanced Study di Princeton e lì avevo conosciuto il fisico – il mio amico Bruno Coppi – che lavorava al toro, al laboratorio di fusione che c’era lì nella zona di Princeton e mi aveva accompagnato una volta a visitare il toro. Per un fisico è interessantissimo perché la hall sperimentale è enorme e c’è questo toro (anello toroidale) dove avviene la circolazione del plasma, mirato al confinamento magnetico. E mi ricordo che il mio amico mi diceva “non siamo ancora arrivati al controllo del confinamento, fra 2 anni ci arriveremo”, questo nel '68. Non l’ho più visto Bruno Coppi – le nostre carriere si sono allontanate – però so che lui e gli altri hanno continuato a dire “fra due anni otterremo...”. Di due in due anni siamo arrivati a 42 anni e se uno va a sentire un seminario – io ci vado perché mi interessa molto seguire quello che succede con la fusione – dicono sempre “fra tre anni noi avremo ottenuto questo e quest’altro”. E non parliamo di avere ottenuto le reazioni di fusione, ma solo di aver ottenuto confinamento! Continuano a dire che ci riusciranno fra qualche anno... per ora il confinamento lo si ottiene per alcuni secondi... per alcuni minuti... il confinamento dovrebbe essere ottenuto perennemente, quindi non ci siamo ancora. Però si continua a dire “abbiate fede che tra qualche anno ci arriveremo”. Con questo vorrei aver messo una curiosità nella mente di chi è curioso. Lo dico con un certo pessimismo, perché le persone che blaterano di energia nucleare amano sentire la propria voce, ma sedersi a un tavolo a passare 8 ore al giorno per un mese per imparare, non lo fanno assolutamente. 

La verità sul nucleare di Luigi Sertorio (parte II)

3 : commenti

La verità sul nucleare
Intervista a Luigi Sertorio

(seconda parte - segue da qui)


Trascrizione della puntata del 16 marzo 2011 della rubrica d'attualità “Il punto” a cura di Monia Benini, programma realizzato dallo Staff Web PBC – www.ilpuntotv.blogspot.com
 
Un’altra delle dichiarazioni riportate dai cosiddetti pro-nuke è proprio relativa ai reattori che chiamano di ‘quarta generazione’, che risolverebbero tutti i problemi, compresi quelli relativi al trattamento delle scorie: cosa ne pensi?

L’idea di fare un ciclo completo è un'idea fattibile: ciclo completo vuol dire portare – come stavo dicendo – il burn-up al 100%, quindi non ci resterebbe più del plutonio (che è un nucleo fissile) incombusto. Verrebbe usato come combustibile tutto il plutonio: questa è l’idea che – ripeto – era già stata messa in atto da Enrico Fermi e su cui a Los Alamos continuano a lavorare... tanti auguri! Peraltro le scorie di alcuni elementi – con numero di massa più o meno pari alla meta di quello degli elementi sottoposti a fissione (numeri metà di 235), per esempio lo Stronzio – continuano a essere radioattive e non escono dal ciclo completo della combustione. Questi nuclei potrebbero essere trattati con reazioni nucleari tali da farli trasmutare in isotopi benigni. In teoria la cosa è possibile. In pratica la cosa è talmente dispendiosa che nessuno si sogna di farla. 
 
È ovvio che come tema scientifico la fusione terrestre è interessante, sia essa la fusione inerziale a laser sia essa la fusione a confinamento magnetico. Che poi sia realizzabile e funzioni è tutto un altro discorso. Quando viene detto “la fusione è l’energia del sole, l’uomo vuole realizzare sulla terra il fenomeno del sole” è una balla, dovuta a ignoranza: dovrebbe essere bocciato immediatamente a qualunque esame di maturità chi dice questa cosa. Le stelle producono una potenza che è, un decimillesimo (10-4) di watt per chilogrammo. Vi rendete conto di cosa vuol dire questo numero? Un motore d’automobile produce potenza del tipo di centinaia di watt per chilogrammo. Quindi c’è un rapporto un milione a favore del motorino o dello scooter rispetto al sole. Quindi quando si vuol fare una macchina a fusione terrestre utile per produrre energia elettrica, si è lontanissimi da quello che è il modo di funzionare della natura nelle stelle. Le stelle sono macchine produttrici di energia per fusione a estremamente bassa potenza per chilogrammo. È il minimo che esiste in natura quello che succede lì. E il bello è che le stelle funzionano per miliardi di anni. La fusione che si vuole realizzare sulla terra è completamente diversa: dovrebbe essere un milione, dieci milioni più alta la resa watt per chilogrammo. La natura ha detto che quando vuol fare la fusione nucleare la fa nelle stelle; ci ha insegnato come si fa. L’uomo dice “grazie mille madre Natura, io voglio fare tutta un’altra cosa”. E madre Natura gli fa “maramao, voglio vedere cosa sai fare.” Stiamo a vedere. Io spero di vivere abbastanza a lungo per vedere la chiusura del laboratorio di Lawrence Livermore in California, che sta mangiando soldi da trenta o quarant’anni, da mezzo secolo, e fa boom boom, fa questi grandi botti, ma la fusione non viene fuori.
Per concludere tutto questo discorso, la fisica vada avanti – deve andare avanti, qualunque idea dev’essere perseguita – fino a che la comunità dei fisici dice “basta, non funziona, non ha senso, cerchiamo un’altra strada”. La scienza è sempre andata avanti così. Ci sono le persone che cercano il moto perpetuo, perché non hanno capito che ci sono dei principi della termodinamica che escludono il moto perpetuo. Vi dirò che mi è capitato di fare da referee a lavori che venivano proposti a editori, oppure a riviste tipo “Nuovo Cimento”, da qualcuno che nella sua solitudine aveva trovato la macchina con il moto perpetuo. Va be', è mio dovere, come fisico che sa la termodinamica, dire a questo signore “vatti a leggere dei lavori non discutibili e non cercare il moto perpetuo”. Comunque sia non è una roba che dev’essere proibita, se qualcuno vuole pensare a quello – e non c'infastidisce più di tanto – che lo cerchi il moto perpetuo. Se qualcuno vuole cercare la fusione inerziale, che la cerchi, fa bene. A patto che non consumi troppi soldi e che non mandi in rovina il bilancio della California perché lui vuole cercare la fusione inerziale. Ma non dev’essere condannata. La condanna alla ricerca la faceva la chiesa e il Cardinale Bellarmino; non si deve condannare la ricerca. La ricerca a un certo punto deve dirsi da sé “ferma, questa direzione non funziona cerchiamone un altra”.
Ma a monte di tutto questo c’è la domanda “perché c’è bisogno di energia”? E si torna a quel che dicevo prima: l’energia favorisce il consumo, e il consumo favorisce l’arricchimento di poche persone che raccolgono soldi da una grande moltitudine di consumatori. Se la distribuzione di produttori e di consumatori fosse reciproca – io produco una cosa e te la vendo, ma anche tu produci una cosa e la vendi a un altro, ma anche quell’altro produce una cosa e la vende a me, poi io ne produco un’altra e un altro un'altra ancora – questo vuol dire una rete. La natura – l’ecosfera – funziona così, come rete di scambi reciproci. Il metabolismo di un fiore, di un leone, dell’uomo, il metabolismo di tutta la biomassa funziona con interazioni reciproche e noi siamo contenti. Invece il consumismo funziona con interazione da uno a molti. Vi faccio un esempio rischiando un pochettino di scandalizzare: l’amore fra due persone è bello quando è reciproco. Tu mi piaci tanto e vorrei anch’io piacere a te. È vero che ti piaccio? Forse si e forse no. Se è reciproco è molto bello. Il consumismo invece è quando a una persona non interessa niente se la sua attrazione è reciproca. Lui vuole soddisfare l’impulso animalesco che sente in sé con questa molla dell’attrazione. Quando non è reciproco diventa consumo, cioè chi può paga il soddisfacimento dell’attrazione che lui sente, e lo paga perché non è reciproco. E diventa un rapporto uno a molti (non sto facendo delle fantasie estemporanee per criticare il Presidente del Consiglio). Prendiamo un’opera stupenda, la Traviata di Verdi. È la storia di Alfredo, un giovanotto rampante che arriva a Parigi dalla provincia. Ha dei soldi, s'innamora della prostituta Violetta che è una donna ardente e formidabile, ma cosa succede? L’attrazione fortissima che Alfredo sente è ricambiata da Violetta. Allora l’atto unidirezionale diventa reciproco e diventa amore. E Violetta s’innamora. Naturalmente al papà di Alfredo non piace per niente il fatto che ci sia amore. Il papà è un uomo d'affari che dice “si produce, si vende, si consuma... che balle la reciprocità!” e dice a Violetta “Guarda, molla subito Alfredo perché io ho una figlia casta e pura e se Alfredo sposa una puttana che fine farà mia figlia?”. La povera Violetta lascia Alfredo. Dopodiché l'amore prevale e la storia finisce come sappiamo. Allora questo è per dire che Giuseppe Verdi aveva capito la meraviglia della reciprocità e aveva anche capito che la mentalità prevaricatrice consumista non vuole la reciprocità, vuole consumo, quindi vuole energia. C’è l’equivalenza PIL = felicità, ma PIL = consumo: quindi, consumo per avere la felicità. E va bene, fino a che ci sarà qualcuno che crede a questo, siamo fritti.


Attenzione: il nucleare è un combustibile fossile e quindi questo tipo di fraseologia – che so viene reclamizzato – è una patetica esibizione di ignoranza. Il nucleare è fossile. Veniamo alla disponibilità di combustibile. L’Uranio ad esempio è abbondante nella crosta terrestre, ma l’Uranio, a differenza del petrolio e del carbone, non ha avuto un processo di formazione tale da portarlo a essere concentrato: non è che uno fa un buco e trova Uranio, trova delle rocce uranifere. Queste rocce uranifere devono essere spezzettate, polverizzate, devono andare attraverso una serie di processi chimici e meccanici, onde isolare l’Uranio sotto forma di idruro metallico rispetto alla roccia dove appariva come ossido con altri elementi. Quindi ci vogliono diverse tonnellate di roccia uranifera per tirar fuori un chilo di Uranio naturale, e poi a sua volta dev’essere arricchito, quindi l’Uranio è una risorsa fossile complicata da trasformare in combustibile. Ripeto: il carbone, uno lo tira fuori col carrello e lo butta nella caldaia. Blocchi di carbone così li prendi, li butti nella caldaia ed è fatto. Il petrolio no, dev’essere distillato. L’Uranio è il più carogna di tutti, perché deve essere separato dagli altri componenti della roccia, deve essere arricchito ecc. È un processo lungo ed è nelle mani e sotto il controllo di pochissime industrie strapotenti e straprotette. È così. Da osservare è anche il fatto che l’Uranio, proprio per la complicazione della reazione a catena, non può essere utilizzato con un motore endotermico: non esiste e non esisterà mai un motore nucleare endotermico; esiste il motore nucleare esotermico e come tale ha una grande rigidità di erogazione.  
È una bugia che senza l’Uranio tornerà la schiavitù alle energie fossili, perché l’Uranio è fossile. E poi, mentre alla fine col gas naturale – col metano – noi siamo sottoposti al pericolo di alcuni dittatori, con l’Uranio siamo sottoposti al pericolo di una dittatura massima, globale, di coloro che gestiscono il processo di arricchimento. Basti vedere che quando Ahmadinejad, in Iran, ha voluto fare l’arricchimento, si è messo sotto rischio costante – 24 ore su 24 – di venire bombardato. L'America non permetterà mai all’Iran di fare l’arricchimento. Se domani mattina Veronesi dicesse che lui vuole arricchire l’Uranio, gli americani lo fanno sparire nel giro di un paio d’ore. Il permesso di arricchire l'Uranio ce l’hanno cinque o sei industrie al mondo: la realtà è questa qua.

Sempre collegata a questa argomentazione c’è quell’altra che dichiara il nucleare lo strumento essenziale per consentire all’Italia di raggiungere la sovranità energetica.

Be’ sì, è la risposta che davo prima: è una totale balla. L’Italia il combustibile nucleare lo compra bello che fatto. Mentre – tanto per dire – sulla sorgente petrolio l’Italia ha delle raffinerie, quindi una zampina nel processo di appropriamento del combustibile – una piccola zampina – ce l’ha, sul nucleare proprio no: le barre si comprano da chi produce le barre. Allora la schiavitù energetica nel nucleare è totale. L’Italia dipenderà dalle bizze che farà – e non sappiamo neanche nome e cognome di costui – colui che controlla la produzione, la costruzione e la vendita delle barre. Pertanto la schiavitù energetica col nucleare è assoluta.

Un’altra delle argomentazioni che vengono sostenute con forza è quella relativa ai costi: grazie al nucleare, gli italiani pagheranno meno la bolletta energetica.

Be’, forse sì, forse no. Al momento presente c’è una certa disponibilità di barre di combustibile e la barra ha un certo costo. Fra vent’anni chi ci dice quale sarà il costo della barra di combustibile? Chi ci dice quale sarà il costo del barile di petrolio? Se uno va a studiarsi i diagrammi del costo del barile di petrolio, sono fluttuazioni incomprensibili dal punto di vista tecnico-scientifico: diventano comprensibili andando a vedere i giochi della borsa del petrolio. E questi giochi – chiamiamoli pure giochi loschi – fanno salire e scendere. Naturalmente la borsa è condizionata in gran parte da fatti aleatori, ma c’è anche un "governatore" dietro: la volontà di chi è capace di smuovere delle masse di denaro molto grandi. Coloro che hanno questa capacità, a seconda della situazione contingente, della situazione politica, fanno salire e scendere il costo del petrolio. Il giochino va avanti fino a che il petrolio c’è, ma il giorno che il petrolio diventerà molto costoso da estrarre non si potrà più fare.

Per estrarre il petrolio si usa petrolio, perché la trivella che buca è azionata da un motore che va avanti a petrolio, quindi ci vuole petrolio per tirar fuori il petrolio. La preparazione del petrolio è fatta a spese del petrolio. La preparazione del combustibile nucleare è fatta a spese del petrolio. Ho provato a chiedere ai nucleari: “Immaginate che il petrolio non c'è più, e voi dovete estrarre il combustibile nucleare utilizzando energia nucleare, mi rispondono 'ma tu sei matto!'”. L'estrazione e la costruzione delle barre di Uranio, lo si fa con scavatrici, con trivellatrici, con macinatrici, macchine che sono alimentate da petrolio. Allora, il costo della barra che vale oggi non è indicativo – neanche un pochino – di quello che sarà il costo della barra fra 5, 10, 20, 40 anni, quindi fare quest'asserzione è una superficialità imperdonabile. Un professore di economia, lo studente che dicesse questo, dovrebbe cacciarlo all'istante, non permettergli neanche di avvicinarsi all'esame. 
 
Oltre a ciò, c'è la gestione delle centrali al momento della dismissione: su questo problema c'era una battuta di Edward Teller, il più grande filonucleare che sia mai vissuto, che diceva: "le centrali nucleari devono essere costruite in grandi buchi nel suolo, quando la centrale è giunta a fine vita, con gli ultimi botti di energia che è capace di erogare genera una frana che la seppellisce". Allora, il problema del costo a fine vita finisce lì. E questa è rimasta una battuta spiritosa che Teller raccontava ai congressi. Teller era un personaggio strano – io l'ho conosciuto, ma non mi piaceva per niente, ad altri moltissimo – uno che amava l'insulto, il paradosso, la battuta e s'era inventato questa cosa. Siccome non è così, il costo del funerale delle centrali è ignoto a tutti ed è un costo che si pagherà tra 50-60 anni. Allora perché parlare di un progetto il cui costo partirà e poi andrà avanti per secoli? Voglio dire questo: nella storia dell'uomo la prenotazione di cose che implicheranno delle azioni fra 100 anni era un concetto sconosciuto. Vorrei invitare uno storico competente a dire quando mai c'è stata una cosa del genere. Ad esempio, nelle guerre di conquista – quelle che faceva Alessandro Magno oppure Giulio Cesare oppure Napoleone – lo scopo della guerra di conquista era quello di conquistare delle terre fertili, produttrici di beni utili per l'alimentazione, i godimenti ecc. ma questo è ben diverso da fare una intrapresa che implicherà un costo netto nel futuro. Quindi, quando Giulio Cesare conquista le Gallie va là per conquistare – per esempio – il latte delle vacche delle pianure francesi che fanno formaggio per i Romani. Bene, non ha prenotato per i Romani delle spese nette con ritorno solamente negativo. Quindi nella storia dell'uomo, il fenomeno di prenotare una spesa non è mai avvenuto: questo propongono i filonucleari e bisognerebbe stare attenti. Quando gli economisti parlano sono capaci? No, non sono capaci, perché in tutte le teorie che stanno nella testa degli economisti la realtà fisica è una esternalità dei loro conteggi. Nessun economista, quando conteggia il PIL, sa neanche in che maniera dovrebbe conteggiare il costo della dismissione delle centrali, non se lo chiede, non se lo vuole chiedere e non sa neanche come dovrebbe chiederselo. Io però cerco, quando parlo con la gente, di far capire questo problema, che è gigantesco, non è un'esternalità marginale. I nostri bis-trisnipoti fra 20 generazioni da adesso, s'arrangeranno loro con le scorie: è un fatto nuovo, eticamente, filosoficamente, economicamente nuovo. Il fisico lo capisce benissimo, ma la persona, il filosofo – quando parlo – mi accorgo che è incapace di recepire questa problematica.

Un'ultima argomentazione che viene sostenuta è la più generale/generica possibile: il nucleare è la scelta migliore in termini di costi – compresi costruzione, funzionamento, smantellamento – ed è la migliore dal punto di vista dell'impatto ambientale.

Va be' d'accordo, è invalso l'uso che si può parlare a vanvera liberamente. Vedi, il bello della scuola è che parlare a vanvera – altrimenti detto “dire balle” – è punito. Ho un ricordo stupendo delle lezioni di Edoardo Amaldi a Roma, delle lezioni di Richard Feynman a Caltech, dei seminari a Los Alamos quando era presente Nick Metropolis, ossia: in questi santuari del pensiero dire balle non era permesso, perché venivano fuori Amaldi, Feynmann, Metropolis che congelavano i cretini. Al di fuori di questi meravigliosi posti della scienza, dell'intelligenza, del dialogo intelligente tra uomini, sembra essere permesso sparare sciocchezze a piacimento. Quando io guardo in televisione i programmi dove si parla di nucleare e vedo della gente dire certe cose, mi dico – “andrà in pezzi la lente della telecamera, si fonderà tutto” – e invece no, non succede niente. Le luci continuano a esserci, l'audio continua a esserci, l'immagine continua a essere trasmessa e trasmettono la cretineria umana pura... non so che dire...

Un ultimo tuo parere: se in pochi minuti con un flash volessi esprimere la tua opinione rispetto a questa scelta del ritorno al nucleare, che cosa ti sentiresti di dire?

Mi sentirei di dire che è la testimonianza di un momento di crisi, di latitanza. Io cercherei di portare l'interesse sui problemi veri, non su queste fantasie che stanno a cuore a un manipolo di persone che intravedono un profitto immediato. Penso alle strade delle città che non funzionano e cosa c'entra il nucleare con questo? Mai in nessunissimo posto succederà che per magia un angelo benigno ci regala gratis alcune centrali, ma se ciò fosse, si riesce a riparare le strade? Ma no, non c'entra niente. Se abbiamo una mala gestione dell'università, una cecità sul finanziamento intelligente e articolato delle ricerche, ma abbiamo la fata turchina che ci ha regalato la centrale, ci aiuta a risolvere i veri problemi? No. Questa è la lontananza abissale tra il cervello di chi sostiene il nucleare e i problemi più dolorosi, ma allo stesso tempo affascinanti: perché un problema non risolto è doloroso, ma se è risolto è una cosa affascinante. Se io lascio morire l'università è doloroso, se io l’università la rinvigorisco è affascinante. Che cosa c'entra la centrale nucleare con questo? Se voglio fare procedere la medicina e il buon funzionamento dell'assistenza sanitaria, che cavolo c'entra il nucleare? Se spacco le sospensioni della mia macchina ogni volta che vado giù in città per andare all'istituto di fisica a lavorare, mi aiuta il nucleare? Ma manco per niente, mai, in nessuna sua articolazione. E allora? Cui prodest il nucleare? Chiediamoci questo.

Grazie Luigi, grazie per il tuo intervento e grazie per la tua testimonianza davvero di fondamentale importanza, a risentirci a presto.

Ciao Monia, Grazie.


Trascrizione a cura di:
  • Alberto Medici, Padova (PD)
  • Alfredo Knecht, Palo Alto (USA) / Alba (CN)
  • Daniele Passerini, Perugia (PG)
  • Dusty, ilporticodipinto.it
  • Fabrizio Monti, S. Pietro in Casale (BO)
  • Fay, Perugia (PG)
  • Lorenzo Vannozzi, San Miniato (PI)
  • Ruben Francioli, Pavia (PV)


Il presente testo è stato riletto e autorizzato alla diffusione dal professor Luigi Sertorio.

martedì 19 aprile 2011

Bye bye nucleare a fissione

51 : commenti
In attesa di ritornare a ritmi serrati sul blog, consiglio a chi non lo avesse già fatto di guardarsi la puntata di Spacelab dedicata a Il futuro delle energie rinnovabili, andata in onda su Rainews24 lo scorso sabato 16 aprile (qui il link segnalato dal bravissimo Luigi). L'E-Cat avrà un ruolo da protagonista nella rivoluzione energetica che ci attende, ma non basterà.  Un altro protagonista importante sarà per esempio il nuovo fotovoltaico a polimeri plastici destinato a soppiantare quello al silicio. 

Questi discorsi hanno un gusto particolarmente dolce, oggi che il governo ha gettato la spugna e ha finalmente fatto retromarcia inequivocabile sul nucleare a fissione, abbandonando finalmente il mondo dei sogni e tornando sul terreno della razionalità. Ora che la menzogna sulle centrali nucleari sicure e convenienti è stata spazzata via, non ci sono più alibi: l'Italia deve puntare tutto e subito sulle fonti alternative già praticabili e sulla ricerca e sviluppo di nuove.

domenica 20 marzo 2011

Dibattito su Fukushima a Rainews24
(19/03/11)

13 : commenti
È stato mandato in onda ieri, 19 marzo 2011, da Rainews24, uno speciale dedicato al grave incidente di Fukushima: Sicurezza nucleare: cosa è successo alla sicurezza dell'energia nucleare e quale sarà il suo futuro?

Ne hanno discusso con il giornalista Maurizio Torrealta, Giuseppe Onufrio di Greepeace, Emilio Del Giudice - fisico teorico dell'Infn di Milano,  i professori Francesco D'Auria dell'Università di Pisa e Massimo Scalia dell'Università La Sapienza di Roma, Carlo Lombardi - docente impianti nucleari al Politecnico di Milano. In collegamento da Berlino, l'inviato RAI Rino Pellino.

Credo sia la disamina più completa uscita ad oggi in Italia sull'emergenza atomica in corso in Giappone e sulle probabili conseguenze sulle politiche energetiche della comunità mondiale: il link per aprire il video è questo (lo speciale dura in totale 30 minuti).

sabato 19 marzo 2011

AAA cercansi volontari
per trascrizione video di Sertorio

31 : commenti
Ieri, su segnalazione di Roberto, ho pubblicato sul blog l'intervista - un video di circa 66 minuti - fatta al fisico Luigi Sertorio dalla giornalista Monia Benini. Vale la pena di ascoltarsi tutta l'intervista perché parla del nucleare con una chiarezza e una ricchezza di dati ed esempi tali da spazzar via tutti i miraggi del nucleare sicuro e/o conveniente propagandati dal Forum Nucleare Italiano.

Roberto stesso oggi mi ha fatto sapere che sta preparando una sintesi dei punti salienti dell'intervista, ottima idea: sarò felice di collaborare al suo lavoro - come lui mi ha chiesto - e pubblicarlo sul blog non appena sarà terminato.

Ma questo mi ha suggerito una ulteriore idea. Trascrivere tutta l'intervista in modo da renderla disponibile integralmente: come pdf da diffondere in internet (scaricandolo da vari siti e inoltrandolo via mail). Ho così contattato Monia Benini sul suo blog (http://ilpuntotv.blogspot.com/) scambiando i seguenti messaggio nel post col video in questione:

Daniele ha detto...
Cara Monia, questa intervista che hai realizzato è eccezionale! Deve avere la più ampia diffusione possibile, da parte mia ho già provveduto. Mi chiedevo se hai anche la trascrizione dell'intervista, nel qual caso chiaramente mi interesserebbe averla per diffondere anche quella. Nel caso non ce l'avessi, sto lanciando sul mio blog (1000 visite al giorno in media) la proposta di suddividere il lavoro di trascrizione: 7 persone a 15 minuti a testa sarebbero già sufficienti. Ovvio che il tutto sarebbe sottoposto alla tua approvazione e riporterebbe tutti i credits. Fammi sapere.
Monia ha detto...
Caro Daniele, non esiste una versione trascritta, ma è davvero un'ottima idea! Io posso dare volentieri una mano nella correzione finale e posso sottoporre il testo a Sertorio per la rilettura definitiva.
Daniele ha detto...
Cara Monia, PERFETTO, l'unione fa la forza. Metto in moto l'operazione allora e ti tengo aggiornata: abbiamo circa 2 mesi di tempo per completarla. Grazie e a presto
L'idea dunque è questa. Ho diviso il video (66 minuti) in 13 blocchi di 5 minuti, io mi sono già prenotato il primo e l'ultimo. Chi vuole partecipare allo "sbobinamento" deve segnalarmi su un commento quale blocco si impegna a trascrivere, io inserirò la sua "prenotazione" qui sotto. Quando i volontari avranno pronto il loro pezzo me lo invieranno come allegato in formato .doc (Word) o .odt  (OpenOffice) a mailto:daniele.passerini@22.passi.it. La trascrizione che alla fine verrà diffusa conterrà anche i "ringraziamenti" a chi avrà partecipato all'impresa: nome e cognome (o nick se volete restare anonimi), città e (se volete) sito o email.
  1. [00-05] Daniele Passerini, Perugia (PG)
  2. [06-10] Dusty - ilporticodipinto.it
  3. [11-15] Fabrizio Monti, S. Pietro in Casale (BO)
  4. [16-20] Alberto Medici, Padova (PD)
  5. [21-25] Vannozzi Lorenzo, San Miniato (PI)
  6. [26-30] Ruben Francioli, Pavia (PV)
  7. [31-35] Ruben Francioli, Pavia (PV)
  8. [36-40] Alfredo Knecht, Palo Alto (USA) / Alba (CN)
  9. [41-45] Alfredo Knecht, Palo Alto (USA) / Alba (CN)
  10. [46-50] Fay, Perugia (PG)
  11. [51-55] Fay, Perugia (PG)
  12. [56-60] Ruben Francioli, Pavia (PV)
  13. [61-66] Ruben Francioli, Pavia (PV)
N.B. In verde il materiale già pervenuto.

P.S. del 21/01/11. Grazie a tutti i volenterosi volontari che hanno permesso in poco più di 24 ore di mettere insieme la trascrizione completa di tutto il video. Nei prossimi giorni ricontrollo il tutto, dopodiché invio il file finale a Monia Benini che farà da tramite con Luigi Sertorio. Vi terrò aggiornati e alla fine sarete i primi a ricevere il pdf "ufficiale". :-)

    venerdì 18 marzo 2011

    Il professor Luigi Sertorio denuncia il nucleare (16/03/11)

    15 : commenti
    Condivido con tutti, grazie alla segnalazione di un frequentatore del blog, un'intervista al professor Luigi Sertorio che, a partire dalla cronaca dell'incidente nucleare di Fukushima, compie un lungo (più di un'ora) quanto vasto e interessante excursus, ricco di esempi e dati, sulle menzogne che governi, scienziati di parte, lobbies industriali dell'atomo, ci propinano rispetto alla sicurezza e alla necessità dell'energia nucleare da fissione. Sertorio è critico anche sulla fattibilità dell'energia nucleare da fusione calda. Sarebbe interessante conoscere la sua opinione sulla reazioni nucleari a bassa energia.

    Nato nel 1933 a Torino, professore associato di Ecofisica alla Facoltà di Scienze dell'Università di Torino, Luigi Sertorio è stato per quindici anni consulente della Divisione Teorica del Los Alamos National Laboratory, e per tre anni membro della Divisione V "Affari scientifici" della NATO. È autore di una novantina di libri di Fisica teorica e altri più divulgativi quali:
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