Siamo appassionati d’Amore, onestà, spiritualità, arte, poesia, politica, democrazia, sostenibilità, tecnologia, green-energy, medicina naturale, cambi di paradigma, rivoluzioni scientifiche e “tante cose infinite, ancor non nominate”. Siamo uno specchio capovolto della realtà: fuori c’è il patriarcato e guerre, prevaricazioni e disuguaglianza sociale; qui c’è una "società gilanica". Fuori c’è l’economia del petrolio, qui siamo pro mobilità elettrica, fotovoltaico, sistemi d'accumulo ecc.

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lunedì 25 dicembre 2017

L'errore di Linux

11 : commenti
Post di Daniele Passerini

Come regalo di Natale, 22 passi vi regala una piccola recensione de L'Errore di Linux, ebook di Angelo Maci che, come si può intuire dall'immagine di copertina, trascende lo stretto ambito informatico che il lettore potrebbe dedurre dal titolo.

Esattamente nove mesi fa, l'autore mi segnalò la sua opera con questa breve sintesi: 
"L'errore di Linux" parla di gentrification, eco-sostenibilità, open-source, tecnologia, mobilità, sharing-economy, e tanto altro, visto dal punto di vista di Linux (c'è persino un breve accenno alle L.E.N.R.). Partendo da tematiche concernenti Linux (il sistema operativo open-source gratuito e libero) e la relativa esperienza utente, vengono messi in luce alcuni importanti aspetti psicologici e viene mostrato come sia possibile assecondare le legittime esigenze di soddisfazione delle persone mediante modalità alternative a quelle consumistiche, anche attraverso la consapevolezza circa i valori e le sensazioni che l'uso di Linux può trasmettere, a patto però di non negare o trascurare quegli elementi che in Linux non si trovano ma che sono altrettanto importanti e di cui si esamina l'origine e il rapporto con dispositivi tecnologici, media e opere dell'ingegno. Quanto emerge nel libro alla fine si rivela utile anche più in generale per quel che riguarda le sfide che l'umanità si troverà ad affrontare quando le modalità odierne di produzione e consumo non saranno più sostenute dall'ecosistema e dalle risorse del pianeta.
Poi, per impedimenti personali del tutto casuali, L’errore di Linux è rimasto parcheggiato nel mio smartphone 8 lunghissimi mesi. E l'ironia della sorte me lo ha fatto iniziare proprio quando l’unico tempo che potevo dedicare a letture extra-lavoro o extra-studio - la notte, prima di addormentarmi - era particolarmente limitato. Solo per questo ho impiegato un intero mese, un paio di capitoli per volta, a concluderlo, ma già ora, per tutti gli stimoli e le suggestioni che mi ha lasciato, ho voglia di rileggerlo da capo tutto d’un fiato in un paio di giorni. 



Il libro è costruito sulla chiave (apparentemente semplice e “innocua”) della dualità “feriale/festivo”, che l‘autore - lungi dal farne una dicotomia riduttiva della complessità del reale - riesce ad elevare a vera e propria "euristica" con cui traguardare e passare al setaccio il modello di sviluppo e consumo della nostra società, catturandone contraddizioni, parossismi, insostenibilità. Il continuo ribaltamento di prospettiva tra feriale e festivo (e vi invito a leggere il libro per verificare voi stessi quanto quest’ottica sia potente e acuta) parte dall’antitesi tra software open e software proprietari, a cominciare dai sistemi operativi e dunque dalla storia di Linux, parallela a quella dei sistemi Microsoft ed Apple. Dalla informatica il discorso si allarga all’ambito giuridico del diritto d’autore, ai mass media in generale, all’economia, agli stili di vita e alla psicologia dei consumatori, allo sviluppo urbanistico, alla gentrificazione, alla trasformazione del mercato del lavoro e del lavoro stesso, alla produzione dell’energia, alla mobilità sostenibile ecc.

Non vi “spoilero” il motivo del titolo: scopritelo! Ribadisco solo che i temi affrontati vanno ben oltre le considerazioni su un sistema operativo: L’errore di Linux è nel complesso un testo di sociologia, un'analisi dei vicoli ciechi in cui l’umanità si dibatte, ahimè, spesso con ben poca consapevolezza.

L'ebook è scaricabile sia da Amazon in formato Kindle sia da Kobo in formato omonimo al costo di 8,90€. Qualunque sito tra i due scegliate, una volta aperto il link cliccate sull'immagine della copertina: nella finestra che si aprirà potrete leggere la parte introduttiva e decidere se vi interessa acquistare il testo completo. Sono pronto a scommettere che vi interesserà!

P.S. Su Kobo ho attribuito al libro 4 stelle su 5 anche se, in verità, sarebbe stato onesto dargli il voto massimo. Ho trattenuto una stella solo per stimolare l’autore a non fermarsi qui: L’errore di Linux è un saggio talmente geniale, che sarebbe davvero un peccato se tra qualche anno Angelo Maci non regalasse ai suoi lettori una nuova edizione, riveduta e ampliata.

mercoledì 4 febbraio 2015

Forse un giorno grazie alla tecnologia
potremo lavorare per essere felici
piuttosto che per sopravviere

46 : commenti
(post di Salvatore Boi e Daniele Passerini)

Amelia, la nuova incredibile intelligenza artificiale, è pronta e sta per essere lanciata sul mercato: quali implicazioni sociali sono dietro l'angolo?

La filmografia fantascientifica ci propone, ormai da diversi anni, futuristici sistemi evoluti di intelligenza artificiale come l'indimenticabile HAL9000 di 2001 Odissea nello Spazio (1968) o, recentemente, l'OS sensuale di Her (2013) e il robot assistente militare di Interstellar (2014). Ma davvero si tratta ancora soltanto di fantascienza?
Chetan Dube

Correva l'anno 1998 e a New York nasceva una nuova società di produzione software, la IPsoft. Il CEO della IPsoft era ed è Chetan Dube, un appassionato di matematica che pensa che Dio abbia usato la matematica per creare questo universo. La IPsoft oggi è una multinazionale diffusa in 10 nazioni e finanziata dalla stessa famiglia Dube.

Una delle idee di Chetan era quella di creare un'innovativa intelligenza artificiale e per farlo ha seguito l'esempio dei fratelli Wright, che per riuscire a costruire il loro aeroplano iniziarono con l'osservare e studiare il volo degli uccelli. In modo simile Chetan e i suoi super esperti (matematici, psicologi, informatici...) in 15 anni hanno ottenuto il successo da loro sperato. Nei primi 10 anni (1998-2008) non hanno compilato una sola riga di codice, hanno invece studiato approfonditamente il comportamento del cervello umano. Poi nei 5 anni seguenti (2008-2013) hanno iniziato a scrivere il software, suddividendolo in otto blocchi, o moduli, interoperanti e cooperanti, fino ad ottenere un programma di intelligenza artificiale (una versione moderna ed estremamente più potenta di Eliza) inizialmente strutturato per essere un ingegnere virtuale, in grado cioè di simulare il comportamento di un ingegnere umano che lavora e aiuta attraverso consulenze telefoniche, il tutto molto più velocemente di un ingegnere umano. 

Amelia
In breve tempo questo software viene battezzato Amelia, in onore della pioniera dell'aviazione USA Amelia Earhart, e parla 10 lingue. Oggi Amelia parla già 21 lingue e continua ad impararne sempre di nuove. Puoi rivolgerti a lei come faresti con un umano ed ottenere risposte che ti aspetteresti solo da un umano. Amelia capisce perfettamente il parlato delle persone, se ti rivolgi a lei usando un linguaggio ambiguo, ti pone alcune domande mirate ad eliminare l'ambiguità stessa: non analizza le singole parole, mira a comprendere il giusto significato dell'intera frase o domanda, il suo contesto.

Amelia... perplessa!
Uno degli aspetti dirompenti di Amelia, nel panorama delle intelligenze artificiali, è che oltre ad avere un buon quoziente intellettivo, ha pure un buon quoziente di intelligenza emotiva: non solo percepisce lo stato emotivo dell'interlocutore (se è arrabbiato, eccitato, triste, allegro ecc.), ma essa stessa sa manifestare emozioni attraverso espressioni facciali (del suo avatar virtuale), intonazione e contenuti verbali (del suo sintetizzatore vocale) coerenti con gli stati emotivi che vuole trasmettere.

Una locandina del film "Her" (2013)
Se "ospitata" da un buon hardware, è in grado di reggere anche 26800 conversazioni contemporanee. In caso di picchi di traffico a suo carico, Amelia si autoreplica, si duplica più volte per "parallelizzare" i processi. Recentemente ha letto oltre 4000 copioni di film (scritti in differenti linguaggi) in una notte. Come nel film citato all'inizio, “Her” di Spike Jonze, Amelia impara molto velocemente dalle conversazioni umane e la sua conoscenza cresce ad ogni conversazione che intrattiene. 

Amelia è già in campo in via semisperimentale (prevendita) e ha già risposto ad oltre 3 milioni di chiamate di consulenza help desk. La usa anche la Shell per dare assistenza tecnica agli ingegneri che riparano i guasti degli oleodotti. Invia mail, è collegata ad internet.

In "Her" era fantascienza, con Amelia è quasi realtà.
Per farle imparare un mestiere, ad esempio quello di operatore di call center, le si fanno ascoltare le conversazioni tra clienti e operatore per uno o due mesi, dopodiché ha imparato praticamente tutto. Messa all'opera, se si trova ad affrontare un quesito al quale non sa rispondere (perché magari non trova nemmeno in Internet la risposta), chiama un operatore esperto, chiede la risposta, impara, e per lo stesso tipo di problema non avrà più bisogno di suggerimenti. 

Ovviamente Amelia non dorme mai, è sempre attiva, non si ammala, non sciopera, non si lamenta, non si stanca mai dei compiti noiosi e ripetitivi. Forse siamo di fronte ad un mutamento epocale al cui confronto la diffusione delle prime macchine agricole è stato quasi un nulla. 

A questo punto la domanda che viene da porsi è questa: se prima o poi (forse prima di quanto immaginiamo!) le macchine provvederanno al 90-100% della produzione alimentare, tessile, meccanica, servizi... l'uomo cosa sarà chiamato a fare? Si potrebbe pensare ad un reddito garantito slegato dall'attività lavorativa (produttiva)?

Federico Pistono
Logo del Movimento Zeitgeist
Un talentuoso ragazzo, Federico Pistono, coordinatore nazionale italiano del Movimento Zeitgeist fino al 4 ottobre 2011, in una relazione presentata al "Future of Work Summit" tenutosi il 30/06/2014 in California presso l'Ames Research Park della NASA (che chi ha voglia può seguire cliccando qui) parla di un esperimento socio-economico posto in essere dal governo indiano. Dopo decenni di fallimentari e dispendiosi programmi di inclusione sociale e crescita economica posti in essere per i villaggi rurali più disagiati, il governo indiano ha cambiato radicalmente strategia, andando perfino a risparmiare sui costi; ha preso in via sperimentale 12 villaggi rurali disagiati, popolati da 60-90 abitanti; ha dato ad ogni abitante (ricco o povero, uomo o donna, giovane o anziano, a chiunque) 300 rupie (settimanali o mensili, ora non ricordo esattamente) e 150 rupie ai bambini. Gli unici vincoli erano che 1) tutti i movimenti in denaro dovevano avvenire in forma elettronica (azzeramento della corruzione) e 2) i soldi dei bambini fino a 7 anni di età dovevano essere gestiti dai genitori.

Il governo indiano prima di far partire la sperimentazione ha consultato i maggiori esperti sociologi, psicologi ed economisti: molti hanno contrastato e biasimato l'idea, motivando la contrarietà con catastrofiche previsioni di forte incremento di abuso di droghe, alcool, prostituzione, mancanza di volontà lavorativa. Il governo indiano ha comunque attuato il programma e i fatti gli stanno dando ragione. Non si è verificata nessuna delle tragedie sociali paventate dagli esperti.

Le persone invece, serene e contente del piccolo reddito costante e sicuro, hanno iniziato in stragrande maggioranza a intraprendere lavori, spesso di effettiva utilità sociale. Ora il governo indiano estenderà questo tipo di progetto ad altri 1000 villaggi rurali disagiati. Tutto ciò in realtà non significa che si possa estendere questo modello a tutte le realtà geografiche e socioeconomiche, significa solo che è una modalità rivelatasi straordinariamente vincente in quello specifico contesto.


E a voi, se riceveste un reddito (settimanale o mensile) slegato dalla vostra attuale attività lavorativa, non verrebbe il desiderio di trasformare in business il vostro amato talento o qualsivoglia hobby?

domenica 13 luglio 2014

#letteredamore

65 : commenti
Gli hashtag sono dei birichini che, ignari di spazi e punteggiatura, quasi quasi finirebbero per fare torto a castane, rosse e bionde! Ma questo post non parla di lettere da more, parla proprio di LETTERE D'AMORE, una selezione delle più belle corrispondenze amorose scritte e scambiate da donne e uomini di ogni carnato e chioma, figlie e figli del XIX e XX secolo, ora raccolte dal Corriere della Sera in una collana di 20 libri che, da dopodomani, usciranno in edicola ogni settimana al costo di 6,90€ ciascuno.

È sempre un gran conforto potersi rispecchiare nelle esperienze altrui - specie quelle di chi è in grado di raccontarle in modo chiaro e intenso - per scoprire in esse le nostre stesse emozioni, gioie, paure, desideri, ansie del cuore. Del resto l'amore è la chiave più potente che abbiamo per aprire la porta della nostra anima, per questo vale la pena seguirlo anche tra le pagine di un libro.

Martedì 15 luglio la collana si aprirà alla grande con le Lettere d'amore ad Albertina Rosa scritte da Pablo Neruda (1904-1973).
Per inciso, visto che si tratta di uno dei miei poeti preferiti, che sa coniugare magistralmente semplicità, intensità e profondità, su 22 passi trovate molte poesie di Neruda, come per esempio Ah immensità di pini, rumore d'onde che s'infrangono e Giochi ogni giorno, ispirate per l'appunto da Albertina Rosa.

Martedì 22 luglio con Da qualche parte nel profondo sarà il turno dell'epistolario tra un altro poeta e una donna molto speciale.
Lui è Rainer Maria Rilke (1875-1926) - coevo di Hermann Hesse (1877-1962) e Carl G. Jung (1875-1961) - con cui condivideva l'interesse per buddismo e spiritualità orientale.
Lei è Lou Andreas-Salomé (1861-1937), psicanalista e scrittrice, amata non solo da Rilke - che fu il suo primo vero amore - ma anche da Friedrich Nietzsche (1844-1900) di cui rifiutò la proposta di nozze. Proprio questa delusione amorosa gettò il grande filosofo in depressione, ma lo ispirò anche a scrivere Così parlò Zaratustra, dimostrazione che, soprattutto nelle vicende del cuore, ogni male non viene mai per nuocere.

Le uscite di luglio si concluderanno martedì 29 con Quel viaggio chiamato amore. Lettere 1916-18  di Sibilla Aleramo (1876-1960) e Dino Campana (1885-1932).
La travagliata relazione di questi due poeti italiani - segnata in particolare dalla malattia mentale di lui - è stata rievocata da Michele Placido nel film Un viaggio chiamato amore (2002)... assolutamente da vedere.
Come Lou Andreas-Salomé, anche Sibilla Aleramo visse fuori dagli schemi e dai ruoli in cui la società ottocentesca ancora voleva relegata la donna e fu protagonista della rivoluzione femminista del XX secolo.

Come vedete, già solo le firme di questi primi tre libri aprono svariati e interessanti spunti e prospettive, ma le sette uscite successive non saranno da meno, con le passioni di poeti, pittrici, scienziati, scrittori e cantanti:
Seguiranno poi, fino al 25 novembre le ultime 10 uscite, dedicate ad altri personaggi dei due secoli scorsi che, tra tanti contributi impagabili ci hanno lasciato, nero su bianco, anche una traccia indelebile delle loro vite sentimentali, per esempio le Lettere d'amore di Sigmund Freud (1856-1939).

Buone letture, buone lettere d'amore.


P.S. Prego i lettori di 22 passi di rispettare il topic di questo post. Per commenti su altri argomenti ci sono altri post disponibili. Grazie.

lunedì 11 febbraio 2013

La guerra dell'Europa

42 : commenti
Mercoledì 20 Febbraio 2013, ore 17.30
Piazza Trento Trieste, Palazzo San Crispino
(in bus: 2-4c-7-8-11-21 fermata C.so Martiri della libertà; 1-4c-5-6-9-21 fermata C.so Giovecca)


Monia Benini presenta 
Introduce e legge brani tratti dal libro Mattia Babini 
"C'è una nuova guerra in Europa. Una guerra che si combatte senza fucili, senza cannoni, senza bombe, ma con le sofisticate armi di distruzione di massa della grande finanza internazionale. Una guerra che viene da lontano e che dilaga e contagia anche i paesi europei, grazie a truppe di occupazione con il colletto bianco, che sparano i loro colpi cliccando sulle tastiere e trasferendo in un attimo cifre virtuali da capogiro. Ma nella crisi che sta violentando la Grecia non c'è nulla di virtuale. È una sofferenza reale, cruda, drammatica, in ogni aspetto della vita quotidiana. Una situazione mai vissuta dal popolo ellenico, neppure sotto l'occupazione straniera. Il libro documenta dunque una nuova forma di guerra che ha protagonisti, strategie, tattiche e vittime ben definite. Dai colpi delle agenzie di rating allo schieramento della troika, dai provvedimenti del Fondo Monetario Internazionale alle misure della Banca Centrale e della Commissione Europea. Per chi vuole sapere cosa è successo realmente in Grecia e non si accontenta delle "veline" ufficiali."


***

Visto che in questi giorni, tra i commenti di questo blog, si discute animatamente delle prospettive dell'Europa Unita, ho volentieri colto l'occasione per invitare chi abita a Ferrara e dintorni alla presentazione di un libro che casca a fagiolo. 

Qualcuno ricorderà che 22 passi e Monia Benini hanno proficuamente collaborato in occasione della tornata referendaria del 2011:

domenica 5 agosto 2012

Ancora su Giorgio De Santillana

4 : commenti
Giorgio De Santillana
Per approfondire il valore e l'importanza dell'opera di Giorgio De Santillana (Roma, 1902 - Beverly, 1974) dopo il post di ieri, segnalo e consiglio a tutti la lettura di un breve articolo di Ario Libert che a ragion veduta definisce l'opera dello storico e filosofo della scienza italo-americano "uno dei più illustri ricercatori soppressi del XX secolo".

Detto articolo riporta il prologo a Storia del pensiero scientifico (1961), libro ormai introvabile, dove Santillana anticipava le tesi de Il Mulino d'Amleto (1969).  Da assimilare parola per parola!

Buona lettura.

sabato 4 agosto 2012

Di certi mulini si parla più all'estero
che nell'Italia che ha tradito Galileo

13 : commenti
È estate, il momento adatto per consigliare qualche lettura. 
Oggi, chiacchierando con un nuovo amico, è rispuntato fuori dai cassetti caotici della mia memoria un libro di cui ho sentito parlare tantissime volte, al punto che ne conosco abbastanza il contenuto, pur non avendolo ancora letto... una lacuna a cui rimedierò però presto.

Si intitola Il mulino di Amleto e i suoi autori sono Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend. Tanto per cambiare la versione italiana di Wikipedia è colpevolmente omertosa riguardo Giorgio De Santillana: ci dice che nacque a Roma nel 1902, vi si laureò in fisica nel 1925, trascorse due anni a Parigi e altri due anni al dipartimento di fisica di Milano. Tornato poi a Roma insegnò alla Sapienza storia e filosofia della scienza. Nel 1936 si trasferì negli USA, dove fu professore al MIT e morì infine a Beverly nel 1974. Tutto qui.

Tanto per cambiare, la voce anglofona è più accurata. Con un po' d'orgoglio americano - di avere preso l'ennesimo cervello dall'estero - spiega che "De Santillana era un italiano-americano filosofo della scienza e storico della scienza, professore al MIT. Si trasferì negli Stati Uniti nel 1936; divenne un cittadino naturalizzato degli Stati Uniti nel 1945; nel 1948 si sposò. Nel 1941 iniziò la sua carriera accademica presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT), diventando assistente l'anno successivo. Dal 1943 al 1945 ha prestato servizio nell'Esercito degli Stati Uniti come corrispondente di guerra. Finita la guerra, nel 1945 tornò a MIT e fu fatto professore associato nel 1948 e professore ordinario di Storia della Scienza presso la Scuola di Lettere e Filosofia nel 1954. Nel 1969, ha pubblicato con Hertha von Dechend un libro intitolato Il mulino di Amleto, saggio sul mito e la struttura del tempo. Questo libro fu focalizzato sulla comprensione della connessione tra le storie mitologiche dell'Egitto dei faraoni, di Babilonia, della Grecia, del cristianesimo ecc. e le antiche osservazioni riguardo le stelle, i pianeti e, soprattutto, la precessione degli equinozi di 26.000 anni."
Questa è la quarta di copertina dell'edizione italiana pubblicata da Adelphi:
Il mulino di Amleto è uno di quei rari libri che mutano una volta per tutte il nostro sguardo su qualcosa: in questo caso sul mito e sull’intera compagine di ciò che si usa chiamare «il pensiero arcaico». Cresciuti nella convinzione che la civiltà abbia progredito «dal mythos al logos», «dal mondo del pressappoco all’universo della precisione», in breve dalle favole alla scienza, ci troviamo qui di fronte a uno spostamento della prospettiva tanto più sconcertante in quanto è condotto da uno dei più eminenti illustratori del «razionalismo scientifico»: Giorgio de Santillana. Proprio lui, che aveva dedicato studi memorabili a Galileo e alla storia della scienza greca e rinascimentale, si trovò un giorno a riflettere su ciò che il mito veramente raccontava – e capì di non aver capito, sino allora, un punto essenziale: che anche il mito è una «scienza esatta», dietro la quale si stende l’ombra maestosa di Ananke, la Necessità. Anche il mito opera misure, con precisione spietata: non sono però le misure di uno Spazio indefinito e omogeneo, bensì quelle di un Tempo ciclico e qualitativo, segnato da scansioni scritte nel cielo, fatali perché sono il Fato stesso. È questo Tempo che muove il «mulino di Amleto», che gli fa macinare, di èra in èra, prima «pace e abbondanza», poi «sale», infine «rocce e sabbia», mentre sotto di esso ribolle e vortica l’immane Maelstrom. Di questo «mulino di Amleto» gli autori seguono le tracce in un percorso vertiginoso, da Shakespeare a Saxo Grammaticus, dall’Edda al Kalevala, dall’Odissea all’epopea di Gilgameš, dal Rg-Veda al Kumulipo, vagando dalla Mesopotamia all’Islanda, dalla Polinesia al Messico precolombiano. I disiecta membra del pensiero mitico, che ama «mascherarsi dietro a particolari apparentemente oggettivi e quotidiani, presi in prestito da circostanze risapute», cominciano qui a parlarci un’altra lingua: là dove si racconta di una tavola che si rovescia o di un albero che viene abbattuto o di un nodo che viene reciso non cerchiamo più il luogo di quegli eventi su un atlante, ma alziamo gli occhi verso la fascia dell’eclittica, la vera terra dove si svolgono gli avvenimenti mitici, il luogo dove si compiono i grandi peccati e le imprese eroiche, il luogo dove si è compiuto il dissesto originario, fonte di tutte le storie, che fu appunto lo stabilirsi dell’obliquità dell’eclittica. Da quell’evento consegue il fenomeno delle stagioni, archetipo della differenza e del ritorno dell’uguale. Così il «mulino di Amleto» si rivelerà alla fine essere la stessa «macchina cosmica». «I veri attori sulla scena dell’universo sono pochissimi, moltissime invece le loro avventure»: Argonauti che solcano l’Oceano delle Storie, navighiamo qui sulla rotta di quelle avventure, che vengono ricomposte usando frammenti della più disparata provenienza, vocaboli dei molti «dialetti» di una lingua cifrata e perduta, «che non si curava delle credenze e dei culti locali e si concentrava invece su numeri, moti, misure, architetture generali e schemi, sulla struttura dei numeri, sulla geometria». Ma il mito si lascia spiegare soltanto in forma di mito: la struttura del mondo può essere soltanto raccontata. È questo il sottinteso dalla forma labirintica, di temeraria fuga musicale, che si dispiega nelle pagine del Mulino di Amleto. Qui la Biblioteca di Babele torna finalmente a essere invasa dai flutti del Maelstrom e, attraverso un velo equoreo, intravediamo la dimora del Sovrano spodestato, Kronos-Saturno, che un tempo stabilì le misure del mondo e del destino. Frutto di un lungo lavoro in comune con Hertha von Dechend, Il mulino di Amleto apparve negli Stati Uniti nel 1969 e da Adelphi nel 1983. Questa nuova edizione ampliata tiene conto della revisione che Hertha von Dechend, dopo la morte di Santillana (1974), condusse in funzione dell’edizione tedesca del 1993.
A questo punto, a metterci ancora più in guardia circa la non oggettività della versione italiana di Wikipedia è che di Hamlet's Mill esiste una dettagliata pagina in inglese (qui), mentre non esiste nessuna pagina in italiano su Il mulino di Amleto. Proprio la conclusione della pagina in inglese ci apre gli occhi sui motivi per cui Wikipedia italiana ha calata la damnatio memoriae sull'opera di Giorgio De Santillana: benché controversi, Santillana e von Dechend hanno utilmente identificato e raccolto un'erculea quantità di dati rilevanti. Tuttavia, le conclusioni che gli autori traggono dai loro dati sono stati virtualmente ignorati dalla comunità scientifica e accademica.

In Italia l'ortodossia scientifica oggi vince su quell'apertura mentale, che dovrebbe essere l'eredità più importante della scienza galileiana, e questo regolarmente si riflette su Wikipedia, una fonte informativa più in mano al CICAP che all'imparzialità. Non a caso nell'Università dove insegnò Santillana, scivolata oltre il 400° posto nella classifica degli atenei del mondo, adesso insegnano accademici che paragonano le LENR al moto perpetuo!

Per chi è invece curioso di leggere un libro che apre le menti, vi lascio i link per acquistare Il mulino di Amleto in versione tascabile o rilegata.

P.S. Ancora su Giorgio De Santillana

mercoledì 9 maggio 2012

Il dogma della peer review:
funziona male, ma è insostituibile.

37 : commenti


"Quando si tratta di valutazione della ricerca scientifica il giudizio dei pari è acclamato come il metodo per eccellenza. Nella realtà però il funzionamento della peer review è lontano dall'esser perfetto. Secondo Chubin e Hackett, che nel 1990 hanno condotto un'indagine per conto della Scientific Research Society, solo l'8 per cento dei ricercatori intervistati considerano la peer review un sistema di valutazione che funziona bene. Per qualcuno, anzi, il meccanismo della revisione tra pari ha lo svantaggio di ostacolare le tesi e i lavori più innovativi. Altri studi hanno dimostrato la grande discrezionalità dei pareri formulati dalla comunità dei peers (Rothwell e Martyn, 2000).

Sta di fatto però che finora nessuno ha escogitato un metodo migliore. La peer review resta il pilastro centrale dell'organizzazione della scienza moderna. Quindi non si scappa: è un processo di valutazione sul quale si deve intervenire per renderlo più efficace, ma ad oggi non c'è modo di sostituirlo."
 
Gianluca Salvatori (Il Sole 24 Ore)
 
***
 
D'accordo, però sarà il caso di cominciare a guardare seriamente al domani, visto che la filosofia del "continuare ad accontentarsi dell'oggi" ha condotto il mondo a essere quel che è. 

Specialmente chi considera la teoria delle rivoluzioni scientifiche di Thomas Kuhn (1922-1996) una valida chiave euristica della storia della scienza, enfatizza il lato oscuro della peer review: d'essere spesso meno una prassi valida per selezionare le ricerche più utili all'umanità, che un "rito" al servizio degli interessi dei "baroni" accademici e delle lobbies industriali internazionali. In altre parole, quanto la peer review favorisce il progresso della scienza in ambiti di ricerca "privilegiati", tanto lo rallenta in quelli meno "à la page", ma che, ahimè, forse ora sarebbero proprio i più urgenti per tutti.
 
Su quel che funziona e non funziona nella peer review consiglio un saggio molto equilibrato, "La peer review nella teoria e nella pratica" dei sopra citati D.E. Chubin ed E.J Hackett, che potete leggere a questo link di Google-libri, da pag. 355 a pag. 390 del libro Valutare la scienza, a cura di R. Viale, Rubettino Editore, 2003.

giovedì 24 novembre 2011

Adolescenti in primo piano

64 : commenti
Se ultimamente trascuro il blog è anche per tutta una serie di impegni in ufficio che hanno scadenza in questo ultimo trimestre del 2011. Per esempio il  convegno “ADOLESCENTI IN PRIMO PIANO: tra voglia di protagonismo e desideri di fuga”, organizzato dalla Zona Sociale 3 dell'Umbria (Assisi, Bastia Umbra, Bettona, Cannara, Valfabbrica) che si terrà domani venerdì 25 novembre, dalle ore 9.00 alle ore 13.30, a Santa Maria degli Angeli di Assisi (PG), presso l'Ora Hotels Cenacolo.

A monte di tale iniziativa, c'è la consolidata collaborazione della Zona Sociale (formatasi nel 2002) con le scuole dell'Assisano, l'Azienda ASL 2 e le realtà associative del territorio. Durante il convegno si rifletterà sul compito degli adulti impegnati nell'educazione e nella cura degli adolescenti e saranno presentate le iniziative che la Zona Sociale ha realizzato e continua a realizzare per la promozione della salute nella fascia di età in questione, avvalendosi della professionalità degli operatori delle Cooperative ASAD e "La Goccia.

Rispetto a generazioni sempre più a rischio per la sfortunata congiuntura economica che sempre di più penalizza pesantemente ogni loro aspettativa per il futuro, il convegno intende fornire un’occasione per ripensare strategie educative, fattori protettivi e relazioni significative che le comunità locali possono mettere in campo per contrapporre, alla seduzione della fuga (alcol, droga, devianza, gioco, trasgressione ecc.), opportunità per essere protagonisti consapevoli della propria esistenza.

giovedì 10 novembre 2011

La relatività del torto

34 : commenti
Vi propongo un test.

Leggetevi questo racconto breve di Isaac Asimov (1920-1992), racconto che è una sorta di pietra miliare per molti (perdonatemi l'espressione) "feticisti" della razionalità.


Riflettete sulla "distanza" che separa un solido platonico, come la sfera, da un solido fatto a forma di "pera".


Riflettete su quale fosse la visione dell'universo quando si credeva che la terra fosse piatta e quanto sia infinitamente più complessa la visione dell'universo oggi. Provate a immaginare come potrà essere tra due millenni.

Scecherate il tutto e vediamo cosa ne viene fuori... nei commenti ovviamente.

La logica di Asimov è ineccepibile come sembrerebbe, oppure...? 

Unite i due emisferi cerebrali, che solo col sinistro ci si fa male! :-)

Buonanotte.

sabato 17 settembre 2011

Intervista all'autore del libro I segreti dell'E-Cat

421 : commenti
All'uscita de "I segreti dell'E-Cat" (vedi post pubblicato in questo blog), Mario Menichella ha promesso di scrivere per i lettori di "22 passi d'amore e dintorni" alcuni articoli in cui esporre i contenuti del suo libro. Abbiamo convenuto di proporre questo primo approfondimento in forma di intervista.
 
***

Cominciamo dalla fine: cosa pensi degli ultimi sviluppi sull’E-Cat?

Sono entusiasmanti dal punto di vista “mediatico”, ma non mi hanno meravigliato. Da molto tempo risulta chiaro che l’E-Cat produce energia in eccesso essendo stato in grado di auto-sostentarsi, ora perfino in test pubblici, sebbene il test più probante sia stato quello privato con Levi di molti mesi fa. Non sappiamo bene quanta ne produce, ma è certo che la macchina viene fatta funzionare largamente depotenziata poiché non è stato ancora ben studiato il regime critico, cioè quando la si lascia andare “a tutta birra”, e finché non la si ottimizza in tal senso non si riesce a tirarne fuori che una piccola parte del potenziale. Per l’impianto da 1 MW, Rossi garantisce un input/output power ratio di 1:5, cioè per ogni kWh elettrico fornito ne ottengo 5 termici, e già questo basta a rivoluzionare il settore termico, ma questo lo vedremo meglio in un futuro articolo. Fra l’altro, ho conosciuto Rossi a Bologna, in un incontro da me organizzato, l’8 settembre, il giorno dopo il test dell’impianto da 1 MW effettuato alla presenza di Mats Lewan, ma non sapevo di avere l’impianto quasi “sotto il naso”…

Eppure molti hanno criticato ferocemente questo nuovo test, negandogli qualsivoglia validità. Lo stesso Lewan si è rimproverato di averlo interrotto anzitempo...

Questa macchina – specie nella versione da 1 MW – non può essere valutata in base a dei brevi video, già solo perché i tempi scala con cui il processo di produzione di energia va a regime sono notevolmente più lunghi della normale pazienza di uno spettatore, oltre al fatto che è almeno parzialmente instabile e per avere una valor medio che ne tiene conto occorrono tempi di osservazione e misura ancora più lunghi. Non credo, quindi, che sarebbe cambiato molto se Lewan fosse rimasto lì un paio d’ore, che non sono sufficienti nemmeno con il singolo E-Cat da 10 kW, per il quale occorrono minimo 2 giorni di monitoraggio h24. Io penso che Rossi non abbia avuto in precedenza interesse a fare misure pubbliche serie, dato che non era ancora vicino alla commercializzazione, e quindi sarebbe stato prematuro. Il fatto che l’E-Cat fosse quasi “sotto il nostro naso” mentre lo si credeva negli Usa penso che dimostri come Rossi faccia le cose, da una parte, un passo alla volta e, dall’altra, con “colpi di scena” mediatici più o meno voluti. Quando sarà il momento, penso che ci sarà un test probante. Anche il discorso di una webcam che monitorerà in continuo il funzionamento dell’apparato da 1 MW mi sembra, almeno in linea di principio, un notevole passo avanti in tal senso, per i motivi di cui sopra.       
 
Perché hai scritto un libro sull’E-Cat?

Mario Menichella mentre intervista il Prof. Focardi
La risposta banale è perché sono un science writer, e questo è il mio lavoro. In realtà, per quanto riguarda i saggi di ampio respiro, io avevo “appeso la penna al chiodo” nel 2006, con quello che consideravo il mio ultimo libro. Poi, per una serie di coincidenze, mi sono letteralmente imbattuto nel reattore a “fusione fredda” di Rossi-Focardi e, poiché mi sono immediatamente reso conto della potenziale importanza dell’invenzione, quando sono stato contattato da un gruppo di Viareggio composto da Claudio Puosi, Vessy Nikolova e Fabiano Pallonetto per organizzare il primo grande convegno divulgativo in Italia sul tema della fusione fredda prendendo spunto dall’E-Cat, ho accettato con entusiasmo. Dopodiché, ho voluto condividere in un libro – cui ho dato il titolo di I segreti dell'E-Cat – tutte le informazioni che avevo appreso nel documentarmi approfonditamente, nonché quelle ottenute dai protagonisti e da esperti del settore, e ciò che di interessante avevo “scoperto”.

Ti riferisci per esempio all’intervista fatta a Focardi?

Anche, ma non solo. Senza dubbio la lunga intervista con Focardi realizzata per l’evento di Viareggio – e di cui su YouTube [qui] è stata messa solo la breve parte montata da un professionista del settore video, quella che abbiamo fatto vedere in pubblico – è stata da me concepita per “carpire” delle informazioni utili per chi volesse replicare la macchina. Infatti, sapevo che Focardi avrebbe parlato di tutto ma non del catalizzatore segreto, così gli ho chiesto “di tutto”… In effetti, il problema di replicare un E-Cat è che ci sono molti parametri liberi che la gente non conosce, ma che Rossi e Focardi non hanno mai nascosto, purché uno metta con pazienza insieme tutte le informazioni disponibili. Ed è quello che ho fatto nel libro, anche se poi strada facendo ho scoperto varie nuove cose interessanti che racconto…

Vuoi dire che col tuo libro ti rivolgi soprattutto agli amatori che cercano di scostruirsi un E-Cat in "cantina"?

Il libro di Menichella è ricco di illustrazioni molto curate.
Be', mi sono occupato per tanti anni di hobbistica scientifica, scrivendo articoli sugli hobby legati alla scienza più interessanti oggi “sulla piazza”, e credo che l’E-Cat sia uno degli argomenti più interessanti di cui uno scienziato dilettante si possa occupare. Tuttavia, non mi rivolgo solo ai semplici amatori, indipendenti o riuniti in gruppi. Infatti, stiamo parlando di una macchina che ha un potenziale economico notevole. Quindi, mi aspetto che aziende di ogni dimensione possano essere interessate a studiare questo oggetto ed a cercare di riprodurlo in maniera indipendente, se non addirittura a migliorarlo. Infine, credo che molti scienziati di università e istituti di ricerca italiani si stiano avvicinando con interesse all’argomento, e quindi anche loro rappresentano un pubblico significativo.

Ma è davvero possibile replicare l’E-Cat?

Certo che è possibile, almeno in gran parte. Dobbiamo tenere presente che l’E-Cat deriva dall’apparato di Focardi-Piantelli – che è estremamente semplice e di cui sappiamo praticamente tutto – al quale è stato aggiunto un “catalizzatore segreto” su cui sono possibili un numero limitato di ipotesi, di cui illustro nel mio libro le più concrete e ragionevoli. Quindi, i parametri liberi relativi al catalizzatore devono essere esplorati sperimentalmente da chi vuole provare a replicare la macchina, ma per tutti gli altri parametri in gioco, relativi ad es. al setup dell’apparato, basta documentarsi, ed il mio libro senza dubbio aiuta a farlo in poco tempo. Nella sua intervista, Focardi sembrava quasi volermi dire, in certi momenti: “il nostro apparato è semplicissimo!”. Ed anch’io penso che sia così. In ogni caso, di certo i materiali che occorrono per un’E-Cat sono tutti poco costosi...

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Attualmente, dato il successo dell’edizione italiana, sto ultimando la versione in inglese del libro, che si intitolerà Secrets of E-Cat. Attualmente non sono in programma altri eventi divulgativi tipo quello di Viareggio, ma non è escluso che non si possa fare qualcosa del genere anche in futuro. In ogni caso, darò ancora il mio piccolo contributo di divulgatore scientifico per cercare di far decollare questa nuova tecnologia potenzialmente rivoluzionaria, anche con qualche articolo “stuzzicante” per questo piacevolissimo blog. Mi piacerebbe che in Italia decine – se non centinaia – di aziende, università, ricercatori privati si dedicassero alla replicazione dell’E-Cat. Il mio libro può essere un ottimo punto di partenza: chi vuole saperne di più, trova indice, prefazione e altre info cliccando qui.

venerdì 9 settembre 2011

I segreti dell'E-cat

220 : commenti
È aquistabile on line da qualche giorno il nuovo libro di Mario Menichella!


L'autore ha promesso di presentarci personalmente il suo lavoro scrivendo prossimamente alcuni articoli originali per questo blog. Ho letto il libro e ho trovato la sua impostazione - a metà tra l'indagine e il manuale di istruzioni - particolarmente accattivante. Con impegno certosino Menichella ha messo insieme, in un inedito disegno coerente, tutte le informazioni che sono disponibili sull'E-cat (soprattutto in rete), ha fatto un'ottima estrapolazione logica delle "parti mancanti" e alla fine ha costruito un vero e proprio vademecum per chi volesse provare a cimentarsi in un tentativo di replica del reattore NI-H. Cum grano salis ovviamente, ché serve comunque una buona competenza tecnica.


N.B. Su questa operazione, non ci becco un euro! Lo faccio per Mario, che ha lavorato tanto a questo progetto, e in ricordo del prezioso contributo che dette all'organizzazione del Convegno a Viareggio di luglio. Ma prima o poi lo scrivo anche io un libro sull'E-cat: e non sarà un manuale, bensì qualcosa di più simile a un romanzo.


Altre informazioni e modalità di acquisto de I segreti dell'E-cat sul sito di Mario Menichella.*
*Attenzione il sito non si apre con tutti i browser: con Firefox ed Explorer non dovrebbero esserci problemi.

Questo è l'indice del libro.

Indice

PREFAZIONE p. 5

1. COSA È L’E-CAT
Cosa sono le reazioni nucleari a bassa energia, p. 10 – Vent’anni di ricerche sulla fusione fredda, p. 12 – La novità dirompente portata da Andrea Rossi, p. 15 – I rilievo di uno “scettico” alla presentazione dell’E-Cat, p. 18.

2. QUANTA ENERGIA PRODUCE
I primi metodi per calcolare l’energia in eccesso, p. 24 – I risultati speri-mentali ottenuti agli inizi, p. 27 – Le dimostrazioni pubbliche dell’Energy Catalyzer, p. 30 – Le incertezze relative al fattore di amplificazione, p. 34.

3. COME È FATTO L’E-CAT
L’architettura della versione commerciale, p. 40 – Quali sono i componenti interni dell’E-Cat, p. 42 – Come è fatta la parte più esterna dell’E-Cat, p. 45 – Le ricostruzioni successive del cuore del reattore, p. 47.

4. ALLA SCOPERTA DEL SETUP
La sorgente di idrogeno e la relativa pressione, p. 53 – La temperatura di innesco della reazione nucleare, p. 56 – Il nichel in polvere: la quantità e le dimensioni ideali, p. 60 – La composizione isotopica e il trattamento del metallo, p. 63 – Una semplice lista di ciò di cui avete bisogno, p. 66.

5. IL CATALIZZATORE SEGRETO
L’importanza di un “additivo” nell’E-Cat di Rossi-Focardi, p. 70 – Qual è la funzione del catalizzatore nelle reazioni?, p. 73 – La possibilità che non sia un composto aggiunto, p. 76 – Alcuni indizi preziosi e… del tutto inattesi, p. 79 – Quali sono le conclusioni che si possono trarre?, p. 83.

6. I PRODOTTI DELLE REAZIONI
Le sostanze osservate nella polvere post-reazione, p. 90 – La questione improvvisamente si complica, p. 93 – Un assist per gli scettici: «Qui E-Cat ci cova», p. 96 – Alla ricerca di una spiegazione plausibile, p. 98.

7. I CONTROLLI SULLA RADIOATTIVITÀ
I livelli di radioattività al di fuori della macchina, p. 105 – L’assenza di neutroni nelle reazioni Ni-H, p. 107 – Le emissioni temporanee nella camera di reazione, p. 108 - La schermatura dei raggi gamma a bassa energia, p. 111.

8. LA NATURA NUCLEARE DELLE REAZIONI
Una reazione esotermica autosostentabile, p. 117 – La principale “firma” nucleare del fenomeno, p. 119 – La diversa energia delle reazioni chimiche e nucleari, p. 122 – Una stima teorica per ordini di grandezza, p. 125.

9. VERSO UNA POSSIBILE TEORIA
Il superamento della barriera coulombiana, p. 130 – Uno sguardo ai principali tipi di reazione possibili, p. 133 – Una previsione teorica rivelatasi poi errata, p. 136 – Quali teorie sulle Lenr sono applicabili all’E-Cat?, p. 138.

RINGRAZIAMENTI p. 142
L’AUTORE p. 144

sabato 6 agosto 2011

Amare il Mare della Donna.

17 : commenti
Oliviero Toscani - Foto pube castana (particolare) 
Il Mare della Donna [cela] la pienezza della beatitudine, 
Le sue profondità si completano con tutto quello che è perfetto,
Le sue acque più deliziose provengono dal pozzo Zamzam (*),
[Esse] riempiono la mente, l’anima, ed il cuore.
Le sue onde ardono [col fuoco] inestinguibile,
Il suo domatore si alza e ricade spinto da una [forza] immensa,
Le sue forti turbolenze scuotono violentemente il mondo [intero],
Molte navi affondano in quel mare.
I suoi fiotti sono immensamente fieri,
Le sue scogliere sono appuntite come delle lance,
Se [il navigante] è inesperto ed è poco specializzato,

La sua nave s’incaglierà sulla scogliera ed andrà in pezzi.
(Syar Bahr an-Nisa)

(*) "Secondo la tradizione, il patriarca Abramo condusse Agar e il loro figlio Ismaele verso l’interno dell’immenso deserto a nord della penisola Araba, in una desolata valle a sud della terra di Canaan. Vennero presi dalla sete e Agar, temendo per la vita del bambino, salì su una roccia per vedere se vi fosse qualcuno che poteva aiutarli. Non vedendo nessuno corse verso un altura, anche questa volta senza esito. In preda al panico, la donna corse sette volte da un punto all'altro, finché alla fine della settima corsa, stremata, sedette a riposare su una roccia. Apparve l’angelo, che le ordinò di alzarsi e di sollevare il fanciullo. Le annunciò che Dio avrebbe creato, per mezzo di Ismaele, una grande nazione. Quando riaprì gli occhi, Agar vide una sorgente d’acqua scaturire dalla sabbia proprio nel punto in cui in tallone del bambino aveva premuto il terreno. Da allora la valle divenne luogo di sosta per le carovane che percorrevano il deserto, poiché l’acqua era buona e abbondante: il pozzo prese il nome di Zam -Zam." (fonte)


Il mio sesto sento, esperto a percepir la mala fede o l'ego malato nel prossimo, unito per di più all'idealità di pretendere giustizia dagli eventi, quello e questa mi portano sovente a sdegnarmi di comportamenti e parole altrui, invece di restare in silenzio come il saggio Zen. E mi scordo pure l'insuperabile saggezza del Sommo Vate: non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

Me ne scordo, consapevolmente, pure quando qualcheduno, pensando di farmi dispetto, si taglia gli attributi da sé e mi appella con ciò che più piace a me stesso sentire, toccare, scoprire, aprire, amare, respirare, onorare, anche se -- ahimè, è vero -- single come mi ritrovo da quasi un anno, ora non ho un mio tempio d'amore da venerare, ma solo poche chiese amiche a cui bussare per trovare un po' di pace.

Chiedo scusa a tutti se in questo post mi concedo di sbracarmi e usare qualche licenza, a dispetto delle abitudini del blog e dall'educazione di chi ci commenta. A mia discolpa l'evidenza che nell'eros in particolare, sacro e profano, ascesi e lascivia, oblazione e perdizione, eleganza e volgarità, sublime e porcheria, s'accompagnano in un unico indissolubile abbraccio.

Siccome una sola "passerina" vale più di due "teste di cazzo" messe insieme, per rendere grazia a ciò donde tutto nasce del piacere e della vita, vi propongo un breve serissimo percorso poetico che parte e si conclude in Italia, da Tonino Guerra a Patrizia Valduga, passando per la Francia di Mallarmé, il Messico di Octavio Paz, la Spagna di Ana Rossetti. Con una sorpresa fatta in casa all'arrivo, giusto un piccolo... "triangolino"!

La figa
Tonino Guerra

La fica è una ragnatela
un imbuto di seta
il cuore di tutti i fiori;
la fica è una porta
per andare chissà dove
o una muraglia
che devi buttare giù.

Ci sono delle fiche allegre
delle fiche matte del tutto
delle fiche larghe o strette,
fiche di cazzo
chiacchierone o balbuzienti
e quelle che sbadigliano
e non dicono una parola
neanche se l’ammazzi.

La fica è una montagna
bianca di zucchero,
una foresta dove passano i lupi,
è la carrozza che tira i cavalli;
la fica è una balena vuota
piena di aria nera e di lucciole;
è la tasca dell’uccello
la sua cuffia da notte,
un forno che brucia tutto.

La fica quando è ora
è la faccia del Signore,
la sua bocca.
È dalla fica che è venuto fuori
il mondo, con gli alberi, le nuvole, il mare
e gli uomini uno alla volta
e di tutte le razze.
Dalla fica è venuta fuori anche la fica.
Ostia la fica!


Prosa dei folli
Stéphane Mallarmé (1842-1998)

Ella dormiva : il suo dito tremava, senza ametista
e nudo, sotto la sua camicia, dopo un sospiro triste
si fermò, alzando all'ombelico la batista.

E il suo ventre sembrò neve dove fosse,
mentre un raggio indora la foresta,
caduto il nido muschioso di un gaio cardellino


Toccare
Octavio Paz (1914-1998)

Le mie mani
aprono la cortina del tuo essere
ti vestono con altra nudità
scoprono i corpi del tuo corpo
le mie mani
inventano un altro corpo al tuo corpo.


Dei pubi angelici
Ana Rossetti

Divagare
per il doppio corso delle tue gambe,
percorrere l'ardente miele pulito,
soffermarmi, e nel promiscuo bordo,
dove l'enigma nasconde il suo portento,
contenermi.
Il dito esita, non si azzarda,
la così fragile censura trapassando
- aderito triangolo che l'elastico liscia -
sapendo cosa lo aspetta.
Comprovando, infine, il sesso degli angeli.


Vieni, entra e coglimi
Patrizia Valduga

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.

Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.


P.S. È la prima volta che leggo questa poesia della Valduga... 
se non ne fossi certo, penserei sia stata lei a ispirarmi la mia Innamoràle.

Il nostro breve viaggio nel Mare della Donna, si conclude con la sorpresa promessa: la dedica che apposi al mio libro  Sospensioni di gravità.


Alle anime che intingono il cibo della vita
nel miele salato delle contraddizioni.
Alle lune che cucinarono con me,
a quelle con cui avrei voluto
o che volsero in eclissi.
Ai banchetti santi
dell'amore.
A Lu'.


LINK AI LIBRI EDITI IN ITALIA DI:

Tonino Guerra, Stéphane Mallarmé,
Octavio Paz, Ana Rossetti,
Patrizia Valduga, Daniele Passerini.

venerdì 29 luglio 2011

Come screditare proprio tutto…

29 : commenti
Bertoldo mi ha trascritto in alcuni commenti dei brani di un capitolo di Aqua di Roberto Germano edito da Bibliopolis. Ho cercato su internet e ho trovato le pagine da cui sono tratti. Oh, quante persone che lasciano commenti qui dentro sono perfettamente ritratte dalle parole che seguono!
***
Come screditare proprio tutto… (2)
Prima di cominciare a screditare qualcosa, preparate la vostra attrezzatura. Attrezzatura necessaria: una poltrona. Assumete la giusta espressione. Curate di avere un’aria condiscendente che suggerisca che le vostre personali opinioni sono sostenute dalla completa fiducia e credito divino.
Utilizzate termini vaghi, soggettivi, e di discredito, come "ridicolo" o "banale" in un modo da suggerire che abbiano tutta la forza dell’autorità della scienza.
Dipingete la scienza non come un processo di scoperta da condurre a mente aperta, ma come una guerra santa contro sfrenate orde di infedeli, adepti della ciarlataneria. Poiché in guerra il fine giustifica i mezzi, potete falsare, travisare o violare il metodo scientifico, o persino ometterlo del tutto, nel nome della difesa del… metodo scientifico.
Mantenete i vostri argomenti quanto, più astratti e teorici possibile. Ciò "manderà il messaggio" che le teorie accettate schiacciano ogni effettiva evidenza che possa sfidarle – e che perciò non vale la pena di esaminare nessuna evidenza di tal genere.
Rafforzate l’errore comune secondo cui alcuni argomenti sono di per sé non scientifici. In altre parole, confondete deliberatamente il processo scientifico col prodotto della scienza.
(Qualcuno potrebbe, naturalmente, obiettare che, essendo la scienza un metodo universale per la ricerca della verità, deve essere neutrale rispetto all’argomento, e che quindi soltanto il processo investigativo può essere scientificamente responsabile o irresponsabile. Se ciò accadesse, liquidate queste obiezioni utilizzando un metodo impiegato con successo da generazioni di politici: semplicemente rassicurate tutti che "non vi è alcuna contraddizione!").
Organizzatevi in modo tale da far sì che il vostro messaggio abbia eco in personaggi autorevoli. Il livello fino a cui potete travisare la realtà è direttamente proporzionale al prestigio dell’araldo da voi scelto.
Riferitevi sempre alle affermazioni non ortodosse dicendo "sostiene che", "si dice", e alle vostre asserzioni come "fatti" che sono "stabiliti".
Evitate di esaminare la tangibile evidenza. Ciò vi permette di dire impunemente "Non ho visto assolutamente alcuna evidenza a supporto di queste ridicole voci!" (Si noti che questa tecnica ha retto alla prova del tempo, e risale almeno ai tempi di Galileo. Semplicemente rifiutando di guardare attraverso il telescopio, le autorità ecclesiastiche hanno guidato la Chiesa per tre secoli, con trasparenza, svincolata dalla necessità di dover negare!).
Se diviene inevitabile esaminare l’evidenza, commentate di rimando: "non c’è niente di nuovo qui!". Se venite messi di fronte ad un’inconfutabile prova che è sopravvissuta ai test più rigorosi, semplicemente liquidatela con un "troppo comodo".
Identificate la necessaria componente scettica della scienza con la totalità della scienza. Enfatizzate quegli elementi della scienza angusti, stringenti, di rigore e di critica, a detrimento di quelli connessi all’intuizione, all’ispirazione, all’esplorazione e all’integrazione. Se qualcuno ha delle obiezioni, accusatelo di vedere la scienza in termini esclusivamente indistinti, soggettivi o metafisici.
Insistete che il progresso della scienza dipende dalla capacità di spiegare l’ignoto in termini del noto. In altre parole, scienza è uguale a riduzionismo. Potete applicare l’approccio riduzionistico in ogni situazione mettendo da parte via via sempre più evidenze fino a che il poco che resta si può finalmente spiegare interamente in termini della conoscenza già sistematizzata.
Minimizzate il fatto che la libera indagine e il legittimo disaccordo sono una parte normale della scienza.
Rendetevi disponibile per i produttori dei media che cercano "commenti bilanciati" su visioni non ortodosse. Comunque, acconsentite a partecipare soltanto a quelle presentazioni i cui limiti di tempo e i cui pregiudizi a priori, impediscano lussi come: discussioni, dibattiti e possibilità di replica.
Ad ogni opportunità, rafforzate la nozione che «ciò che è familiare è necessariamente razionale». Il non familiare è dunque irrazionale e di conseguenza inammissibile quale evidenza.
Affermate categoricamente che l’inconvenzionale deve essere rifiutato come, al massimo, un’onesta ma errata interpretazione del convenzionale.
Marchiate i vostri oppositori come "creduloni acritici". Liquidate sommariamente la nozione che anche voler sfatare tutto rivela un credo acritico, sebbene nello status quo.
Sostenete che, nell’investigazione di fenomeni non convenzionali, una singola pecca invalida il tutto. Nei contesti convenzionali, però, potete saggiamente ricordare il detto secondo cui: "dopo tutto, le situazioni sono complesse e gli esseri umani imperfetti".
Una lametta medievale
Il "Rasoio di Occam" (2), o "principio della parsimonia", dice che la spiegazione corretta di un mistero coinvolgerà, di solito, principi fondamentali. Insistete, dunque, che la spiegazione standard è quella corretta, perché non implica assunzioni ulteriori! Denunciate con forza che il Rasoio di Occam non è semplicemente un metodo filosofico empirico, ma una legge immutabile.
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