
Nonostante Dante e tutte le liriche dei vati della letteratura studiate a memoria sui libri di scuola, ormai sento la rima più adatta alle filastrocche per bambini che ad altro. Così mi capita molto raramente di usare questo registro quando scrivo. Preferisco ispirarmi alla Poesia dove assonanza, metrica, oppure l'anarchia del verso libero, vincono sul geometrico rigore della rima. Per questo non ho mai pubblicato nessun verso in rima baciata e neppure accarezzata.
Però mi è venuto naturale sceglierla adesso, per scrivere di getto una piccola fiaba in bottiglia che s'intitola "L'Angelo e il tulipano" ed è naturalmente a lieto fine. Ed è una storia vera.
A un Angelo distratto cadde un seme
lontano dalle zolle, sull'asfalto,
e dopo, non passò nemmeno un mese,
ne nacque un tulipano bello ed alto.
Un uomo giunto lì giusto per caso
vedendo quel miracolo in fermento
pensò di trapiantarlo dentro un vaso
per ospitarlo in un appartamento.
Il fiore nato all'aria e con la pioggia
adesso in una stanza si appassisce
ché nonostante i petali che sfoggia
è trascurato da chi lo accudisce.
Ascolta, caro Angelo di Dio,
quel bulbo che smarristi fra la gente
fa' come fosse un pezzo di cuor mio:
annaffialo d'amore dolcemente.
Se il suo destino è stare in una serra
non soffra mai più sete né tormento,
ma portalo a colui che, sulla Terra,
ne corrisponda uguale il sentimento.











