(post di Salvatore Boi e Daniele Passerini)
Amelia, la nuova incredibile intelligenza artificiale, è pronta e sta per essere lanciata sul mercato: quali implicazioni sociali sono dietro l'angolo?
La filmografia fantascientifica ci propone, ormai da diversi anni, futuristici sistemi evoluti di intelligenza artificiale come l'indimenticabile HAL9000 di 2001 Odissea nello Spazio (1968) o, recentemente, l'OS sensuale di Her (2013) e il robot assistente militare di Interstellar (2014). Ma davvero si tratta ancora soltanto di fantascienza?
| Chetan Dube |
Correva l'anno 1998 e a New York nasceva una nuova società di produzione software, la IPsoft. Il CEO della IPsoft era ed è Chetan Dube, un appassionato di matematica che pensa che Dio abbia usato la matematica per creare questo universo. La IPsoft oggi è una multinazionale diffusa in 10 nazioni e finanziata dalla stessa famiglia Dube.
Una delle idee di Chetan era quella di creare un'innovativa intelligenza artificiale e per farlo ha seguito l'esempio dei fratelli Wright, che per riuscire a costruire il loro aeroplano iniziarono con l'osservare e studiare il volo degli uccelli. In modo simile Chetan e i suoi super esperti (matematici, psicologi, informatici...) in 15 anni hanno ottenuto il successo da loro sperato. Nei primi 10 anni (1998-2008) non hanno compilato una sola riga di codice, hanno invece studiato approfonditamente il comportamento del cervello umano. Poi nei 5 anni seguenti (2008-2013) hanno iniziato a scrivere il software, suddividendolo in otto blocchi, o moduli, interoperanti e cooperanti, fino ad ottenere un programma di intelligenza artificiale (una versione moderna ed estremamente più potenta di Eliza) inizialmente strutturato per essere un ingegnere virtuale, in grado cioè di simulare il comportamento di un ingegnere umano che lavora e aiuta attraverso consulenze telefoniche, il tutto molto più velocemente di un ingegnere umano.
| Amelia |
In breve tempo questo software viene battezzato Amelia, in onore della pioniera dell'aviazione USA Amelia Earhart, e parla 10 lingue. Oggi Amelia parla già 21 lingue e continua ad impararne sempre di nuove. Puoi rivolgerti a lei come faresti con un umano ed ottenere risposte che ti aspetteresti solo da un umano. Amelia capisce perfettamente il parlato delle persone, se ti rivolgi a lei usando un linguaggio ambiguo, ti pone alcune domande mirate ad eliminare l'ambiguità stessa: non analizza le singole parole, mira a comprendere il giusto significato dell'intera frase o domanda, il suo contesto.
| Amelia... perplessa! |
Uno degli aspetti dirompenti di Amelia, nel panorama delle intelligenze artificiali, è che oltre ad avere un buon quoziente intellettivo, ha pure un buon quoziente di intelligenza emotiva: non solo percepisce lo stato emotivo dell'interlocutore (se è arrabbiato, eccitato, triste, allegro ecc.), ma essa stessa sa manifestare emozioni attraverso espressioni facciali (del suo avatar virtuale), intonazione e contenuti verbali (del suo sintetizzatore vocale) coerenti con gli stati emotivi che vuole trasmettere.
| Una locandina del film "Her" (2013) |
Se "ospitata" da un buon hardware, è in grado di reggere anche 26800 conversazioni contemporanee. In caso di picchi di traffico a suo carico, Amelia si autoreplica, si duplica più volte per "parallelizzare" i processi. Recentemente ha letto oltre 4000 copioni di film (scritti in differenti linguaggi) in una notte. Come nel film citato all'inizio, “Her” di Spike Jonze, Amelia impara molto velocemente dalle conversazioni umane e la sua conoscenza cresce ad ogni conversazione che intrattiene.
Amelia è già in campo in via semisperimentale (prevendita) e ha già risposto ad oltre 3 milioni di chiamate di consulenza help desk. La usa anche la Shell per dare assistenza tecnica agli ingegneri che riparano i guasti degli oleodotti. Invia mail, è collegata ad internet.
| In "Her" era fantascienza, con Amelia è quasi realtà. |
Per farle imparare un mestiere, ad esempio quello di operatore di call center, le si fanno ascoltare le conversazioni tra clienti e operatore per uno o due mesi, dopodiché ha imparato praticamente tutto. Messa all'opera, se si trova ad affrontare un quesito al quale non sa rispondere (perché magari non trova nemmeno in Internet la risposta), chiama un operatore esperto, chiede la risposta, impara, e per lo stesso tipo di problema non avrà più bisogno di suggerimenti.
Ovviamente Amelia non dorme mai, è sempre attiva, non si ammala, non sciopera, non si lamenta, non si stanca mai dei compiti noiosi e ripetitivi. Forse siamo di fronte ad un mutamento epocale al cui confronto la diffusione delle prime macchine agricole è stato quasi un nulla.
A questo punto la domanda che viene da porsi è questa: se prima o poi (forse prima di quanto immaginiamo!) le macchine provvederanno al 90-100% della produzione alimentare, tessile, meccanica, servizi... l'uomo cosa sarà chiamato a fare? Si potrebbe pensare ad un reddito garantito slegato dall'attività lavorativa (produttiva)?
| Federico Pistono |
| Logo del Movimento Zeitgeist |
Un talentuoso ragazzo, Federico Pistono, coordinatore nazionale italiano del Movimento Zeitgeist fino al 4 ottobre 2011, in una relazione presentata al "Future of Work Summit" tenutosi il 30/06/2014 in California presso l'Ames Research Park della NASA (che chi ha voglia può seguire cliccando qui) parla di un esperimento socio-economico posto in essere dal governo indiano. Dopo decenni di fallimentari e dispendiosi programmi di inclusione sociale e crescita economica posti in essere per i villaggi rurali più disagiati, il governo indiano ha cambiato radicalmente strategia, andando perfino a risparmiare sui costi; ha preso in via sperimentale 12 villaggi rurali disagiati, popolati da 60-90 abitanti; ha dato ad ogni abitante (ricco o povero, uomo o donna, giovane o anziano, a chiunque) 300 rupie (settimanali o mensili, ora non ricordo esattamente) e 150 rupie ai bambini. Gli unici vincoli erano che 1) tutti i movimenti in denaro dovevano avvenire in forma elettronica (azzeramento della corruzione) e 2) i soldi dei bambini fino a 7 anni di età dovevano essere gestiti dai genitori.
Il governo indiano prima di far partire la sperimentazione ha consultato i maggiori esperti sociologi, psicologi ed economisti: molti hanno contrastato e biasimato l'idea, motivando la contrarietà con catastrofiche previsioni di forte incremento di abuso di droghe, alcool, prostituzione, mancanza di volontà lavorativa. Il governo indiano ha comunque attuato il programma e i fatti gli stanno dando ragione. Non si è verificata nessuna delle tragedie sociali paventate dagli esperti.
Le persone invece, serene e contente del piccolo reddito costante e sicuro, hanno iniziato in stragrande maggioranza a intraprendere lavori, spesso di effettiva utilità sociale. Ora il governo indiano estenderà questo tipo di progetto ad altri 1000 villaggi rurali disagiati. Tutto ciò in realtà non significa che si possa estendere questo modello a tutte le realtà geografiche e socioeconomiche, significa solo che è una modalità rivelatasi straordinariamente vincente in quello specifico contesto.
Per inciso Federico Pistono è autore del libro I robot ti ruberanno il lavoro, ma va bene così: come sopravvivere al collasso economico ed essere felici.
E a voi, se riceveste un reddito (settimanale o mensile) slegato dalla vostra attuale attività lavorativa, non verrebbe il desiderio di trasformare in business il vostro amato talento o qualsivoglia hobby?








