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venerdì 1 marzo 2019

#konaEVtour 23-24 febbraio 2019

26 : commenti
Affinché quello che segue non sia scambiato per una comunicazione pubblicitaria, premetto questa breve sintesi:
Sabato 23 febbraio scorso 4 auto elettriche partite da Milano alle ore 8.00, dopo aver fatto sosta a Parma, Firenze, Valdichiana e Cortona, sono arrivate in Umbria nel pomeriggio fermandosi a Passignano sul Trasimeno e infine Perugia, dove i guidatori hanno cenato e pernottato. 
Domenica 24 mattina il tour ha toccato, dalle 9.00 alle 11.00, alcuni dei luoghi più suggestivi di Assisi. È ripartito poi alla volta di Milano, dove è arrivato alle ore 21.30 dopo ulteriori tappe a Cesena e Parma. 
Le 4 auto hanno percorso in tutto circa 1100 km a testa in un weekend ad emissioni zero, senza cioè emettere anidride carbonica, benzene, ossidi di azoto ecc. né polveri sottili (infatti la frenata elettrica rigenerativa può quasi azzerare l’uso di pasticche e dischi). 
La finalità di questa iniziativa, che non poteva che trovare nel cuore verde d’Italia la sua meta naturale, era dimostrare che le moderne auto elettriche “long range” (400-500 km) possono ormai consentire tranquillamente exploit del genere, viaggiando a 100-130 km/h in autostrada, 90 km/h su statale, 50 km/h in città, senza ansia d’autonomia. Ciò grazie a una rete infrastrutturale di ricarica, in continua espansione, già capillare quanto basta in molte Regioni d’Italia, tra cui l’Umbria. 
Il tour - totalmente privo di scopi di lucro - è stato totalmente concepito ed organizzato all’interno di Facebook da semplici proprietari di auto elettrica, che ci tengono a promuovere la propria esperienza “prosumer” e sono riusciti a trovare sponsor e collaborazioni per coprire tutte le spese del tour.

***

Sabato 2 marzo, alle 14.30 su Radio 24, nel corso della trasmissione L'Altro Pianeta, condotta da Laura Bettini, si parlerà del #konaEVtour un'iniziativa promozionale della mobilità elettrica, che ho contribuito ad organizzare, svoltasi lo scorso weekend del 23-24 febbraio. Lo scopo era dimostrare che oggi le auto elettriche di ultima generazione con oltre 400 km di autonomia, in sinergia con una infrastruttura di ricarica sempre più diffusa, permettono di affrontare in un weekend oltre 1100 senza ansia per l'autonomia. 


Le vetture coinvolte sono state quattro Kona Electric 64kWh della Hyundai, bianche con tetto nero (unico allestimento e colore commercializzato l'estate scorsa in Italia).

Alla guida di tre auto c'erano i loro proprietari, che vivono in Lombardia e sono diventati amici attraverso il gruppo fb "Hyundai Kona ELECTRIC fan group ITALY" di cui sono fondatore e amministratore (gruppo - ci tengo a sottolinearlo - non legato al marchio Hyundai se non da stima e rispetto). 

La quarta auto (alla cui guida si sono alternati un altro amministratore del gruppo, il giornalista di HDmotori che ci ha accompagnato e io stesso) apparteneva a Hyundai Italia che, saputo del nostro progetto, ha deciso di prestarcela per il weekend, come suole fare con i giornalisti che vogliono effettuare test drive e scriverci articoli.


L'iniziativa è totalmente nata all'interno del gruppo fb e è stata gestita ed organizzata autonomamente da privati cittadini appassionati alla mobilità elettrica. Forse proprio per questo ha trovato subito la collaborazione di due importantissimi supporter:

  • HDmotori - ha messo a disposizione del #konaEVtour un cameraman/giornalista per due giorni, curerà il montaggio di tutto il materiale registrato, diffonderà tramite i propri canali web e social l'iniziativa, di cui ha gia dato delle anteprime;
  • E-GAP - ha spostato da Milano a Firenze un proprio veicolo di ricarica mobile mettendolo a disposizione del tour per un rabbocco di energia dalle parti di Firenze.

Fino all'ultimo l'iniziativa era anche autofinanziata: i tre proprietari, oltre a mettere a disposizione le loro auto per il tour, avevano accettato di sobbarcandosi le spese di vitto, pernottamento e autostrada, idem dicasi per il guidatore della quarta vettura e per il giornalista al seguito. Ma all'ultimo momento abbiamo trovato due ulteriori sponsor che hanno coperto tutte le spese vive del tour: 
  • Enel X - ha fornito 4 tessere per ricaricare le auto gratis presso i suoi punti di ricarica ed ha diffuso tramite i propri canali social l'iniziativa.
  • Hyundai Toy Motor - in cambio di una sosta alla concessionaria di Perugia ha omaggiato la cena e ha fornito un piccolo rimborso spese sufficiente a coprire le spese del viaggio.

IL VIAGGIO

ITINERARIO: Milano - Parma - Bagno a Ripoli - Valdichiana - Cortona - Passignano sul Trasimeno - Perugia - Assisi - Cesena - Parma - Milano (al ritorno si è preferito fermarsi più a lungo ad Assisi e saltare le tappe programmate a S. Marino e Ravenna)
  • La partenza da Milano è avvenuta sabato 23 febbraio, ore 8.00.
1. I quattro guidatori pronti a partire da Milano
  • Dopo una breve sosta verso Parma, ci si è fermati 30 minuti verso Bagno a Ripoli, per l’intervento di E-GAP.
2. Il rifornimento on the road con E-GAP
    • Giunti al Valdichiana Outlet Village verso le 14:00, abbiamo sostato circa 1 ora per pranzare e ricaricare le auto alle colonnine di ricarica fast Ionity/Enel X, meta importante in quanto prima stazione in Italia ad alta potenza.


    3-4-5. Valdichiana, stazione di ricarica Ionity (nella prima foto, io in attesa delle auto)
    • Verso le 15.30-16.00 l'arrivo a Cortona, con una sosta di circa 1h, dove ci ha intervistato Radio incontri in blu.
    6. Cortona, Piazza Garibaldi
    • Dopodiché il tour ha fatto sosta sul Lago Trasimeno.


    7-8-9. Passignano sul Trasimeno, lungolago
    • È seguita la visita di cortesia alla concessionaria Hyundai Toy Motor Perugia, con successiva cena al Golf Club Perugia.

    10-11. Visita di cortesia alla concessionaria
    • Ultima tappa di sabato 23 al Country House, scelto per il pernottamento, dove ci siamo svegliati il mattino dopo.

      12-13-14. Perugia, pronti a partire dal Country House (da sx, Flavio, Davide, Christian, Simone e Massimo)
      • Dopo una breve sosta al Residence Parco dei Loggi, dove abito (sono il terzo nella foto), domenica 24 mattina si è ripartiti alle 8.00 alla volta di Assisi.
      15. Perugia, in ordine Davide, Flavio, io (che in Umbria ho sostituito Christian alla guida) e Massimo
        • Arrivati ad Assisi abbiamo toccato la Basilica superiore di S. Francesco, Piazza del Comune, la Rocca Maggiore, la Basilica di S. Chiara, la Basilica di S.M. degli Angeli.




        16-17-18-19-20. Assisi e Santa Maria degli Angeli
        • Dopo quasi due ore di sosta ad Assisi, la destinazione successiva è stata Cesena, fermi un'ora per pranzare e ricaricare alle colonnine fast di Enel X.
        21. Cesena, colonnina fast Enel X
        • Dopo un'ulteriore sosta di mezz'ora a Parma, il ritorno a Milano è avvenuto presso palazzo regione Lombardia per le ore 21:30.
        22. Milano, l'arrivo a Palazzo Lombardia
        La distanza totale coperta nell'arco delle due giornate è stata, ripeto, circa 1100 km. Senza alcun intoppo o imprevisto.

        L'iniziativa ha avuto (e continua ad avere) vasto eco sui social: in tutti i gruppi fb interessati alla mobilità elettrica, sulla pagina fb di Hyundai Italia, sulla pagina fb di Enel X, sulla pagina fb e sul sito di HDmotori ecc.
        A metà marzo saranno infine on line gli articoli e i video prodotti da HDmotori per documentare dettagliatamente il tour.

        La prossima volta proveremo a fare qualcosa di ancora più grande!

        giovedì 14 febbraio 2019

        And now for something completely different: A Valentine's Tale

        5 : commenti
        short novel by F.M.
        
        
        in un paesino della bassa bolognese abitava un filosofo.
        
        cioè, in realtà era un programmatore socialmente fallito che era arciconvinto di essere un filosofo.
        
        già il fatto che parlasse di sé in terza persona e fosse convinto di essere un filosofo denota chiari segni di squilibrio.
        
        d'altro canto, argomentava, un vero filosofo avrebbe potuto essere una persona socialmente vincente? evidentemente no, un vero filosofo avrebbe potuto essere solo una persona socialmente invisibile, meglio, inaccettabile come filosofo. una casalinga con la passione del kabuki, un allevatore montanaro con tanto tempo per pensare... una roba così. 
        
        d'altro canto, argomentava essendo convinto di essere un filosofo, lo squilibrio è malattia? non si regge forse tutto il creato sullo squilibrio? se tutto fosse in equilibrio niente evolverebbe. certo, evolve verso la fine, la morte. ma, pensava da filosofo, la morte non è la fine, è la metà della vita. la morte non è il contrario della vita, il contrario della morte è la nascita. la vita è la somma algebrica della nascita e della morte, ma, stranamente, con un piccolo ingranaggio eccentrico nel mezzo che ne provoca un piccolo sbilancio, squilibrio. è questo squilibrio che provoca l'evoluzione.
        
        ora, cosa ci sarebbe stato alla fine della catena di tutti questi piccoli squilibri, effettivamente era una cosa un po' troppo grande anche per il nostro illustre filosofo sconosciuto.
        
        quello che è interessante notare è che ne deduceva: certo, lo squilibrio di una persona è malato. ma lo squilibrio di una persona in un corpo sociale, all'interno di un sistema, è sano. produce evoluzione. la malattia è una iattura per chi se la prende, e per chi gli sta intorno, ma è socialmente, sistemicamente, necessaria. come la morte. come le zanzare. come i topi e le loro pulci. 
        
        per dire quanto era squilibrato, trovava delle analogie con alcune teorie della fisica, di cui capiva pochissimo, che si affacciavano in quel periodo sul palcoscenico della scienza di confine. un atomo ha delle proprietà, ma un insieme di atomi in un reticolo cristallino ha proprietà diverse, che non sono la somma delle proprietà degli atomi che lo compongono. una molecola d'acqua ha delle proprietà, ma un litro d'acqua diventa un sistema con proprietà diverse, al cui interno ci sono diversi sottosistemi che interagiscono con proprietà diverse.
        
        ora, queste cose non le aveva pensate lui, eh? le aveva lette. però le aveva trovate molto suggestive e in accordo su tante altre cose che gli sembravano vere osservando ciò che gli stava intorno.
        
        arrivati fino a qui vi starete domandando: ma scusa, in cosa si differenzia quindi un vero filosofo da un pazzo? la risposta ovvia e logica è: in niente. non c'è alcun modo per una persona sana, equilibrata di riconoscere un pazzo da un filosofo. uno squilibrato potrebbe essere un pazzo o un filosofo, è un'equazione di secondo grado.
        
        e soprattutto, perchè dovrebbe esserci differenza? la natura ha tutti i biglietti della lotteria e, pian piano, se li sta giocando tutti. sta giocando tutti gli squilibri possibili, tutte le mutazioni genetiche possibili, tutte le neoplasie e i cancri possibili, tutte le nevrosi possibili. sennò come farebbe a compiere il suo disegno che è di evolvere verso... boh? comunque di evolvere? quindi perchè fare differenza tra un biglietto della lotteria e l'altro? tra uno squilibrio "tentativo riuscito" e uno dei molti miliardi di tentativi non riusciti? 
        
        e ancora. perchè un filosofo non potrebbe essere un pazzo, e viceversa? e contemporaneamente essere anche una persona sana, equilibrata? si è già detto, la natura le ha già giocate e se le giocherà tutte. in questo "tutte" ci stanno filosofi pazzi, pazzi filosofi, filosofi che hanno una sola idea strampalata e per il resto sono equilibratissimi, oppure totalmente idioti, e via così. tutte. tutte le combinazioni possibili. non solo. nel momento in cui una persona denota squilibrio, se per caso non avesse avuto voglia o inclinazione di diventare pazzo, facilmente gliel'avrebbero fatta venire. o peggiorare. si è già detto: al netto di valutazioni atomiche, molecolari, per la natura è uguale.
        
        all'interlocutore che faceva notare al nostro non più giovane filosofo: "scusa, eh? ma non ti stai accorgendo che tutto quanto dici è autopoietico, autoreferenziale, egocentrico?", il nostro, a caso tra i miliardi di risposte possibili, rispondeva: "ma tu l'hai trovato il tuo squilibrio? lo stai cercando?". al che l'interlocutore se ne andava con una scrollatina di spalle e un sorriso di compatimento. solitudine socialmente, sistemicamente, inaccettabile.
        
        non ci credrete, ma tutto questo noioso e folle pippone era solo... la premessa!!! la sostanza arriva adesso.
        
        di tutte le domande che si sono posti i filosofi dall'inizio della disciplina a oggi, una delle più importanti, se non la più importante per un sacco di persone soprattutto, non si capisce perchè, o forse sì, femmine, è: cos'è l'amore?
        
        ebbene, di nuovo non ci crederete, ma il nostro era arciconvinto di averlo capito. difficile da dimostrare, ma di averlo capito nella sua essenza questo sì. se ridete, avete due alternative: rileggere la premessa o allontanarvi con una scrollatina di spalle e una risatina di compatimento. per la natura, per dio, è uguale.
        
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        enunciato dell'amore:
        
        l'amore è un'energia che si libera dall'unione di due potenziali tramite un innesco.
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        freddino, eh? non sembra neanche che ci sia niente di nuovo. milioni di poeti hanno rappresentato l'amore mediante la metafora della fiamma che arde. e però già da una prima analisi di quanto enunciato discende una conseguenza importante e sottovalutata, se non addirittura incompresa: non ha senso dire "ti amo". ha senso come dire: l'ossigeno riscalda. non ha senso, non è vero. ha senso dire "facciamo l'amore", questo sì ha senso. ma il desiderio, la voglia di avere tra le braccia qualcuno non è amore: è manifestazione di esercizio del potere, di bisogno, di dipendenza, ossia il suo contrario (salvo il caso di amore genitoriale, tra impari, ma che prima o poi deve evolvere anche quello e riequilibrarsi, altrimenti rimane esercizio del potere).
        
        inoltre occorre notare che nell'enunciato non si fa assolutamente riferimento al fatto che i due potenziali siano omogenei e immutabili. nell'amore il "comburente" sta a destra in certi momenti, e in quei momenti il "combustibile" sta a sinistra, e poi si scambiano le posizioni. continuamente. se non riescono a farlo la produzione di energia cessa.
        
        e ancora si deduce che per fare l'amore, per liberare questa energia, occorre possedere dentro di sé una riserva di entrambi gli elementi, comburente e combustibile, equilibrata e abbondante.
        
        sappiamo tutti che per un certo periodo ci pensa la natura, dato un innesco, a produrre chimicamente il nostro potenziale. dopo, dipende dal potenziale che abbiamo dentro. ad alcuni è stato dato, ad altri no e, se vogliono, possono provare ad autoprodurselo. diventando adulti, cioè liberi, cioè indipendenti, e capaci di scegliere se vogliono che il potenziale si inneschi oppure no. difficilissimo. romagnoli (http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/unlibroalgiorno/2018/10/24/romagnoli-lamore-senza-fine_9ccc063c-4553-4b1e-aeee-ed5e50f510f3.html), un altro filosofo quasi compaesano del nostro, dice che sia facile. sì, certo, da vecchi è più facile per tanti motivi. ma facile in assoluto proprio no.
        
        però, caro filosofo in terza persona, che ti inventi pure un simplicio che dialoga con te come artificio narrativo e strumento dialettico per l'esposizione della tesi, giusto per dare il dovuto rilievo alle vette di delirio che si stanno raggiungendo, caro filosofo dicevo: ancora non è chiaro, gli enunciati e i corollari sono troppo astratti, troppo immateriali per poter essere introiettati fino in fondo, fino all'anima, fino alla comprensione veramente profonda. facci un esempio!
        
        va bene. credeva di averlo già fatto in passato, e che non fosse servito a niente, se non a ottenere una scrollatina di spalle e una risata di compatimento, ma comunque, l'avrebbe ripetuto.
        
        la scena è questa. domenica mattina presto, una famiglia ha in programma di trascorrere la giornata nella casa in montagna distante poche decine di chilometri.
        i tre figli men che adolescenti sono pronti, seduti sulla cassapanca del corridoio di ingresso con le giacche già indossate e le scarpe allacciate. il padre, in piedi di fianco ai figli e prossimo alla porta di casa, è anch'egli già pronto, con il cappotto addosso e il bastone da montagna in una mano, con l'altra fuma una sigaretta in attesa (paziente o impaziente non lo sappiamo e tutto sommato è irrilevante).
        
        la madre, seppur già vestita e truccata, è ancora in ciabatte e sta rifacendo i 4 letti di casa, 3 singoli e uno matrimoniale.
        
        per la madre è IMPORTANTE uscire con la casa in ordine, e non è IMPORTANTE arrivare in montagna mezz'ora dopo.
        
        per il padre è IMPORTANTE godersi quanto più possibile la giornata in montagna, al confronto la casa in ordine è un elemento del tutto non IMPORTANTE.
        
        alla fine dei lavori di riassetto, la famigluola parte e si gode la sua giornata in montagna.
        
        fine.
        
        bello, eh? vuole dire, il nostro filosofo: avete capito eh, cos'è l'amore, vero? noooo? allora ve lo spiega.
        
        se chiedeste a un branco di femminucce: "secondo te, il marito ama sua moglie?" probabilmente la risposta quasi unanime sarebbe: beh, no, se l'avesse amata veramente avrebbe rifatto lui i letti al posto di lei, o almeno le avrebbe dato una mano, perchè sapeva che per lei era importante, e così sarebbero anche partiti prima.
        
        se poi fate la stessa domanda a ruoli invertiti a un branco di maschietti: "secondo te, la moglie ama suo marito?" probabilmente la risposta quasi unanime sarebbe: beh, no, se l'avesse amato veramente avrebbe lasciato la casa in disordine e sarebbero partiti subito, perchè sapeva che per lui era importante partire il prima possibile.
        
        la verità è che queste due persone amano, quasi. hanno un potenziale dentro, ma non lo stanno usando. questo è l'amore saggio dei nostri vecchi, quello che i cinesi sintetizzano con "ama ciò che sposi, non sposare ciò che ami". grandioso, eh? per l'amor del cielo: nessuno intende sottovalutarne la portata. e anche una certa umana bellezza. avercene! ma non è amore. il filosofo de stoparde lo chiama "affettuosa tolleranza". bello, ma non è amore. i due vorrebbero il potere, non ci rinunciano, ma  tollerano. bello, ma non è amore.
        
        a questo punto uno dei più intraprendenti di voi potrà pensare: eh già! l'amore è quando lui rifa i letti al posto suo perchè sa che per lei è importante, e lei gli urla dalla porta di casa "dai, andiamo! lascia stare i letti li rifaccio stasera!", perchè sa che per lui è importante.
        
        grande passo in avanti. ma ahimè no, neanche questo è l'amore. vorrebbero il potere, ma ci rinunciano. bellissimo, ma non è amore.
        
        l'amore è quando lui rifà i letti, lei urla dalla porta di casa "andiamo!", e quello che succede, che si parta o non si parta, NON È IMPORTANTE!
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        guarda caso, quando due giovani innamorati si incontrano una sera, e la natura, che ha bisogno di creare nuova vita e nuove nascite e nuovi squilibri e nuove estrazioni della lotteria e nuova primavera, li rifornisce di una quantità di combustibile e comburente che sembra ingannevolmente inesauribile, i due giovani si domanadano a vicenda: "cosa facciamo stasera?". ed entrambi, una sola voce, si sussurrano vibrando: non è importante.

        sabato 12 gennaio 2019

        Il mio primo anno di fotovoltaico

        96 : commenti
        Il 20 gennaio 2018 ho attivato l’impianto fotovoltaico sulla mia bifamiliare: 3kW di pannelli Sunpower con ottimizzatori sul tetto, inverter SolarEdge e accumulo LG Chem da 10kWh in garage. Spesa totale onnicomprensiva (materiale, progetto, autorizzazione, istallazione ecc.): 17.000€* di cui la metà va in detrazione in 10 anni.


        Il BILANCIO ENERGETICO del primo anno è il seguente:

        3090kWh totali prodotti 
        di cui 
        2050kWh (66%) consumati 
        1040kWh (34%) ceduti alla rete

        3310kWh totali consumati 
        di cui
        2050kWh (64%) consumati 
        1260kWh (36%) presi dalla rete

        Fondamentalmente ho quindi prodotto il 97% (3090/3310) dell’energia che mi era necessaria. 
        Nonostante l’accumulo da 10kWh, ho dovuto riacquistare (con lo scambio sul posto GSE) tutta l’energia immessa in rete (1040kWh) e ulteriori 220kWh. Ciò non solo a causa di condizioni meteo contingenti, ma soprattutto di quelle stagionali-astronomiche (latitudine 43.11222000° - Perugia, Umbria, Centro Italia) e pure di una posizione non ottimale: ho il tetto in ombra nelle prime ore utili del mattino (a causa di una palazzina prospiciente a Est) e nelle ultime del giorno (a causa di una collina a Ovest).

        Anche producendo 3090kWh e consumando 3310kWh non ho ovviamente pagato solo il 7% della bolletta dell’anno scorso, e nemmeno il 36%: devo accontentarmi del 55,5%. Le spese fisse sono infatti notoriamente esorbitanti e il GSE (scambio sul posto) mi ha ridato indietro 75,36€ a fronte dei 1040kWh immessi in rete.
        Naturalmente, proprio per poter fare un paragone con la bolletta pre fotovoltaico, nel 2018 non ho cambiato gestore né abitudini di vita (tariffa bioraria e lavastoviglie, lavatrice e asciugatrice utilizzate di sera ecc.).

        Vedremo come andrà nel 2019; risparmierò qualcosa col cambio gestore, ma passerò a monoraria e sostituirò il fornello a gas con il piano ad induzione. 
        Nel mio piano di rientro a 15 anni avevo fatto 3 ipotesi: 
        1) abbattimento della bolletta del 50%/anno (e invece mi sono fermato al 44,5%);
        2) aumento del costo dell’energia acquistata al gestore pari a +1%/anno;
        3) calo rendimento pannelli pari a -0,5%/anno.
        Vedrò di anno in anno se sono stato troppo ottimista o pessimista.

        Ma nessuna sorpresa. Ho sempre ribadito che per una normale famiglia con normali consumi la scelta del fotovoltaico è in primis etica e ambientale (nel 2018 ho immesso in atmosfera 1227kg di CO2 in meno), non certo economica. Diciamolo: il fotovoltaico non è ancora alla portata di tutti, è ancora meno lo è l’auto elettrica. Ma è anche vero che con un’auto elettrica potrei, soprattutto d’estate, ricaricarla anche con l’energia che produco (piuttosto che venderla alla rete per poi riacquistarla a un prezzo maggiore).
        Insomma chi ha possibilità logistiche (casa indipendente con superficie utile sul tetto e box) ed economiche, può fare sinergia integrando fotovoltaico e auto elettrica. Tutto questo - sottolineo ancora - non per realizzare chissà quali risparmi (quelli riguardano consumi aziendali, non familiari) ma per essere una famiglia più “green” ed incidere meno sull’ambiente.

        * Ho pochissimo spazio utile sul tetto e l'ho utilizzato tutto per farci entrare giusti giusti 9 pannelli da 333kW. Ovviamente avrei potuto spendere meno se avessi avuto maggiore superficie utile. Inoltre il costo è veramente onnicomprensivo, la ditta mi ha seguito tutto, anche le pratiche per le autorizzazioni paesaggistiche. Dall'altra parte della strada (50 metri) da dove abito c'è una zona industriale, ma dove sto io è come se fossi in un parco nazionale e la pratica è stata portata in commissione ben tre volte per ottenere l'autorizzazione all'istallazione complanare invece che integrata. Avevo fatto altri preventivi, ma alla fine ho scelto quello più alto che (per esperienza di amici che si erano rivolti alla stessa ditta) mi garantiva la migliore qualità e zero pensieri.

        lunedì 24 dicembre 2018

        AUGURI!

        17 : commenti

        Cari amici, 
        felice Natale e buon 2019, l'ultimo degli anni '10.
        E già, son passati quasi 2 decenni dal capodanno millenario. E poiché s'invecchia insieme, vi auguro d'invecchiare bene, il prossimo e tanti anni ancora.

        P.S. Il blog è in stand bye dall'estate 2017, quando mi sono immatricolato di nuovo all'università. Ma sono piacevolmente sorpreso che - lurker non quantificabili a parte - ci siano ancora una ventina di voi che continua a passare e che sull'ultimo post del 5 ottobre scorso ha lasciato 250 commenti.
        Sono felice che siate sempre in forma, vi vedo infatti belli tosti come ai vecchi tempi!
        Un grande abbraccio a tutti.

        venerdì 5 ottobre 2018

        La prima caldaia ad idrogeno?

        272 : commenti
        Una "caldaia ad idrogeno" E.HY e l'inventore ing. Marco Bertelli.
        Qualche giorno fa, per puro caso, sento qualcuno parlare di una nuova caldaia domestica che un'azienda di Pisa (E.HY Energy Hydrogen) starebbe per mettere in commercio e subito mi si drizzano le orecchie: va ad idrogeno... produce acqua calda, ma anche elettricità... il serbatoio è incorporato nel box della caldaia stessa... un pieno di idrogeno, cui provvede la E.HY stessa, basterebbe a fornire una casa di acqua calda ed elettricità per circa un anno (da 8 a 20 mesi), rendendola completamente autosufficiente da un punto di vista energetico (idrogeno a parte). 
        La caldaia è disponibile da  6.200 a 6.800 euro, a seconda della potenza, e un pieno di idrogeno, salvo il primo compreso nel prezzo d'acquisto della caldaia, costa 600€. 

        Possibile - mi dico - che, dopo quasi 8 anni da quel fatidico 14 gennaio 2011, l'ingegner Andrea Rossi sia finalmente riuscito a mettere in commercio un e-cat domestico? No, stavolta l'ingegnere è un altro e si chiama Mario Bertelli.
        Corro a guardare il sito che reclamizza la sua invenzione, https://www.idrogenoverde.it; la homepage esordisce con queste parole: "Hydro. La prima caldaia ad idrogeno. La nostra esclusiva caldaia a idrogeno è in grado di fornire energia autonomamente per abitazioni, aziende o uffici. La caldaia, nello specifico, produce acqua calda sanitaria, da riscaldamento e energia elettrica. 100% ecosostenibile".

        Vado a curiosare tra le pagine. La sezione FAQ è una miniera di informazioni, per esempio alla sezione INTERVENTI trovo:
        • Posso chiamare il mio idraulico di fiducia per eventuali anomalie o interventi? Attualmente, solo i tecnici autorizzati (concessionari) possono effettuare operazioni all’interno e all’esterno di HYDRO. La caldaia è dotata di una tessera di riconoscimento che abilita l’operatore alla “modalità manutenzione”.
        • Perché questa misura di prevenzione? Attuiamo questa misura di precauzione proprio perché HYDRO non è come una normale caldaia. Gli operatori autorizzati sono del personale altamente formato e autorizzati ad intervenire in qualsiasi circostanza.
        • Se volessi spostare la caldaia? La caldaia è fissata al muro da appositi ganci di blocco. Questi evitano spostamenti e manomissioni nel vano idrogeno (presente nel posteriore della caldaia). Se dovesse spostarla è necessario il supporto di un nostro operatore.
        Viene precisato inoltre che la caldaia "rispetta a pieno le normative vigenti per la sicurezza" e che "la certificazione Enea sarà disponibile da Aprile – Maggio del 2019."

        Poi una veloce ricerca dentro il sito mi porta a questa brochure:

        "Il principio del funzionamento è molto semplice: il cuore della caldaia è la cella di fusione (brevetto di nostra proprietà, italiano al 100%) grazie alla quale l’idrogeno, attraverso un processo chimico-fisico, produce vapore acqueo. È proprio il vapore a dare il via al processo che garantisce energia elettrica mediante una turbina e acqua calda sanitaria e da riscaldamento." (pag. 2)


        Trovo anche qualche incongruenza: da una parte "consumo di idrogeno medio 0,07g/h" (pag. 9) mentre la tabella comparativa dei tre modelli di caldaia (pag. 10) riporta un consumo medio di idrogeno di 0,8g/h per la HYDRO G1/W1, di 1,0g/h per la HYDRO G2/W2, di 1,2g/h per la HYDRO G3/W3.
        Poiché la brochure spiega (pag. 9) che il contenuto d'idrogeno della bombola è pari a 1000g di idrogeno se il consumo fosse 0,07g/h un pieno basterebbe per 14.286 ore di funzionamento ininterrotto, cioè 595 giorni, cioè quasi 20 mesi. Ma se fosse 0,8g i 20 mesi diventerebbero meno di 2... qual è la verità?

        Proviamo un altro approccio. Sappiamo che il potere calorifico dell'idrogeno è pari a circa 120MJ/kg, cioè 2,4 volte quello del metano (50MJ/kg) e 2,6 volte quello del GPL (46MJ/kg): basta questo a spiegare i rendimenti promessi? Ci capisco poco di queste cose, ma, se non sbaglio, 120MJ/kg = 120.000J/g, e se il consumo fosse 0,07g/h, la caldaia in un'ora produrrebbe 120.000J/g * 0,07g = 8.400J che diviso 3.600 corrisponde a 2,33J al secondo, credo per definizione 2,33W. Ma la potenza termica dichiarata per il modello base è 23kW (4 ordini di grandezza di più!) e quella elettrica 3,3kW (tre ordini di grandezza di più!).
        Se anche 0,07g/h fosse un refuso e il consumo vero fosse 0,8g/h avremmo: 120.000J/g * 0,8g = 96.000J che diviso 3.600 corrisponde a 26,66W. Ma la potenza termica dichiarata per il modello base sarebbe sempre 3 ordini di grandezza di troppo e quella elettrica 2 ordini di grandezza di troppo! Dunque - se non ho commesso errori - la E.HY dichiarerebbe prestazioni semplicemente incompatibili con l'energia prodotta da una reazione chimica dell'idrogeno e rimarrebbe come spiegazione quella di una reazione nucleare, la mitica fusone fredda... o rendimenti molto ma molto inferiori a quelli prospettati! Francamente, propendo per l'ultima ipotesi, ma ovviamente posso sbagliare (sono solo un esperto di politiche sociali, non un fisico o un ingegnere).

        Invoco pertanto l'intervento del Gruppo Scientifico per la Valutazione Indipendente di Tecnologie: questo è pane per i loro denti.

        Aggiungo per completezza che di questa caldaia ad idrogeno ne ha parlato un paio di volte Il Giornale:
        E su YouTube ci sono diversi video del titolare della E.HY Energy Hydrogen, l'ingegner Marco Bertelli:

        giovedì 16 agosto 2018

        Sulla tragedia del 14 agosto a Genova

        167 : commenti
        Mettiamola così. 
        C’è un concessionario (che trae lautissimi profitti dalla concessione) cui compete la sicurezza e il monitoraggio dell’infrastruttura che lo Stato gli ha affidato.
        I suoi ingegneri nel 2009 valutano il ponte Morandi in condizioni di «assoluta sicurezza e stabilità», necessitante SOLO DI INTERVENTI DI ORDINARIA MANUTENZIONE. Poi «solo due anni più tardi, nel 2011, [la medesima struttura] è descritta come afflitta da “intenso degrado” ed è quindi “da anni oggetto di una manutenzione continua“

        Ora, sbaglierò ma vedo emergere due possibilità:

        1) effettivamente in soli 24 mesi si verifica - e viene monitorato e rendicontato - un imprevisto e drammatico ammaloramento strutturale del ponte... ma allora perché Autostrade non lo ha chiuso mettendo i governi di fronte al bisogno improcrastinabile di decidere con cosa sostituirlo velocemente? Si è forse creato un inciucio tra politica e Autostrade per rimandare la risoluzione del problema contando forse su un eccesso di pessimismo degli ingegneri?

        2) La descrizione del 2009 era veritiera, quella del 2011 “anticipava i tempi”: nel 2011 qualcuno decide scientemente di “rallentare” gli interventi di manutenzione ordinaria che potevano mantenere la struttura nei margini di sicurezza. Perché? Per CREARE LE CONDIZIONI atte a consentire appalti urgenti e straordinari... ma questa sciagurata scelta avrebbe fatto precipitare la “finestra di sicurezza” del ponte Morandi più velocemente di quanto preventivato.

        In entrambi i casi le responsabilità penali sarebbero gravissime. Non è ammissibile che nel XXI secolo un ponte crolli così da un giorno all’altro arrecando lutti irreparabili e ferite infrastrutturali INCOMPATIBILI con una nazione civile, industrializzata e democratica.

        In questo scenario, usare la TRAGEDIA del crollo del 14 agosto per “sciacallare” CONTRO il governo in carica da pochi mesi è puro patrio masochismo. Dovremmo invece tutti insieme batterci per la verità fuori da ogni partigianeria politica.

        Ho tratto lo spunto da questo articolo:

        Il contesto in cui inquadrare la tragedia:

        domenica 22 luglio 2018

        N. 22 Pirrolisina

        0 : commenti

        Se come me ripetete a memoria dai tempi del liceo che gli aminoacidi esistenti sono 20, resettate: sono 22! :-)

        Pirrolisina (C12H21N3O3) 

        Ovviamente accolgo il numero ad oggi accreditato dalla MAGGIORANZA DELLA COMUNITÁ SCIENTIFICA: "In natura, conosciamo classicamente 20 amminoacidi proteinogenici; più recentemente se ne sono aggiunti altri due (1986, 2004): la selenocisteina (SEC), considerato marginale fino alla scoperta di un ulteriore amminoacido, il 22°, chiamato pirrolisina (presente anche in alcuni archeobatteri)[2][3]. Alcuni autori ammettono anche un 23° amminoacido proteinogenico, la N-formilmetionina, un derivato della metionina, che inizia la sintesi proteica di alcuni batteri."

        sabato 16 giugno 2018

        Area 22 di Brodmann

        9 : commenti
        Attenzione!

        Questo blog rispetto al linguaggio "ha un ruolo predominante nella comprensione della parola udita e di altri suoni" nonché "nella generazione e comprensione delle singole parole"; in particolare, rispetto alla musica, "aiuta a distinguere le differenze tra melodia e intensità del suono".

        Al momento il suo blogger si dedica a linguaggio e musica su altri fronti e in altri luoghi. Ma prima o poi ritornerà.
        Nel frattempo, un caro saluto a tutti.

        venerdì 1 giugno 2018

        Grazie Matteo Renzi, se non ci fossi stato tu...

        30 : commenti
        Ho tanti pensieri, emozioni, sensazioni suscitati dagli eventi politici degli ultimi giorni. Ne condenso al volo qualcuno.

        Per la prima volta dalla storia della Repubblica abbiamo una nuova forma di maggioranza di governo: praticamente una diarchia. L'eterogeneità delle posizioni di M5S e Lega - con buona pace di chi fa di tutta l'erba (gialla) un fascio (verde) - mi fa ben sperare in un controllo a vicenda nel mantenere la giusta rotta.

        Per la prima volta dalla storia della Repubblica ha vinto il voto degli esclusi e non quello dell'establishment. Non c'era mai stato un rimescolamento di carte così massiccio nella geografia politica italiana: lo reputo un aspetto estremamente positivo.

        La crisi di identità della sinistra - che ha radici antiche e che solo la rampante parabola di Renzi aveva dato a molti l'illusione di una magica risoluzione - è esplosa drammaticamente. Non è un caso che tra gli iscritti alla CGIL (come me) sono stati più quelli che hanno votato M5S (come me) o Lega piuttosto che il PD. Il punto è che, tra i governi di destra e quelli di sinistra che si sono alternati e succeduti negli ultimi 25 anni, nessuno, proprio nessuno, ha notato sostanziali differenze, anzi è parso fin troppo chiaro quanto le loro politiche fossero in continuità e tutt'altro che alternative. È inevitabile che se la sinistra tradizionale non saprà uscire dal vuoto cosmico in cui è precipitata - e rinascere nuovamente ricca di contenuti propri, forti, riconoscibili - sarà destinata a sparire del tutto. 

        Concludo con un riepilogo dei flash che ho scritto su Facebook nelle ultime 24 ore:

        Vincono tutti!
        MATTARELLA: la richiesta di sostituire Savona non era irricevibile.
        DI MAIO: si scusa con Mattarella, riporta Salvini a trattare.
        SALVINI: non resta col cerino in mano.
        L’ITALIA: c’è un governo per trattare con Bruxelles.

        Siamo laboratorio politico.
        L’alternanza tra forze contrapposte non si è dimostrata il massimo per giustizia sociale e democrazia.
        Proviamo la diarchia tra l’anima SX del M5S e quella DX della Lega: la politica yin&yang!

        Nessuno a menzionare il vero artefice del ribaltamento politico italiano: grazie Matteo Renzi, se non ci fossi stato tu a rottamare il PD chissà quanti anni ancora ci sarebbero voluti per avere un governo Conte!

        Chi accusa Di Maio d’esser puerile e instabile (prima loda Mattarella poi ne chiede l’impeachment poi chiede scusa e riapre la trattativa come suggerito da Mattarella) stima i burattini dei mercati finanziari e disistima le persone vere!

        CABALA POLITICA
        Anno: 2018 (‘18)
        Elezioni: 04/03/2018 = 4+3+2+1+8 = 18
        Legislatura: XVIII (18)
        Giorni per il Governo: 88 = 10 sett. + 18
        Giorno giuramento: 01/06/2018 = 1+6+2+1+8 = 18

        venerdì 18 maggio 2018

        Anno 2018, XVIII Legislatura... chissà se questa concidenza porterà il tanto atteso cambiamento!

        117 : commenti
        Ecco dunque in 30 articoli (ho sudato freddo quando una delle prime bozze ne elencava 22!) il "contratto per il governo" che... lega M5S e Lega! Potete scaricarlo da questo link:

        CONTRATTO PER IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO

        SOMMARIO
        1. Il funzionamento del Governo e dei Gruppi Parlamentari 
        2. Acqua pubblica 
        3. Agricoltura e pesca – made in italy 
        4. Ambiente, green economy e rifiuti zero 
        5. Banca per gli investimenti e risparmio 
          Banca per gli investimenti 
          Tutela del risparmio 
        6. Conflitto d’interessi
        7. Cultura 
        8. Debito pubblico e deficit 
        9. Difesa
        10. Esteri 
        11. Fisco: flat tax e semplificazione 
          Sterilizzazione clausole IVA e accise 
          Detassazione e semplificazione per famiglie, imprese e partite IVA
        12. Giustizia rapida ed efficiente
          Area Magistratura e tribunali
          Area penale, procedura penale e difesa sempre legittima
          Certezza della pena
          Area civile, procedura civile e costi della giustizia
          Diritto di famiglia
          Reati ambientali e tutela degli animali
          Contrasto alle mafie
          Ordinamento penitenziario
          Giustizia tributaria 
        13. Immigrazione: rimpatri e stop al business 
        14. Lavoro 
        15. Lotta alla corruzione 
        1. Ministero per le disabilità 
        2. Pensioni. Stop legge Fornero 
        3. Politiche per la Famiglia e natalità 
        4. Reddito di cittadinanza e pensione di cittadinanza
          Reddito di cittadinanza
          Pensione di cittadinanza 
        5. Riforme istituzionali, autonomia e democrazia diretta 
        6. Sanità 
        7. Scuola 
        8. Sicurezza, legalità e forze dell’ordine
          Forze dell’ordine
          Vigili del Fuoco
          Polizia Locale e coordinamento con le forze dell’ordine statali
          Cyber security e contrasto al bullismo
          Gioco d’azzardo
          Occupazioni abusive
          Sicurezza stradale
          Campi nomadi
        9. Sport 
          Impianti
          Società e Associazioni sportive
        10. Sud 
        11. Tagli dei costi della politica, dei costi delle istituzioni e delle pensioni d’oro
        12. Trasporti, infrastrutture e telecomunicazioni
        1. Turismo
        2. Unione Europea
        3. Università e ricerca

        venerdì 4 maggio 2018

        Elettromobilità e reddito

        92 : commenti

        Post di Daniele Passerini

        Sappiamo da varie fonti statistiche e socioeconomiche oppure vediamo coi nostri occhi, se li teniamo aperti o non voltiamo il viso da un’altra parte, oppure sperimentiamo in prima persona, che l’allargamento della “forbice della diseguaglianza” (uno degli spiacevoli effetti della globalizzazione) da oltre un decennio riguarda in modo importante anche l'Italia. Cresce la fascia dei benestanti. Continua a ridursi la fascia del “reddito medio”. Cresce ahinoi la fascia degli indigenti e di chi si trova a rischio d'indigenza. 

        E colpisce quanto le distanze quantitative tra la maggioranza del "ceto medio", la minoranza dei ricchi e la minoranza dei poveri si stiano livellando. Si tratta di uno scenario impensabile solo 10-15 anni fa, che sancisce la vittoria del consumismo sui valori e la resa dell’interesse della collettività a quelli individuali, che prefigura una società spezzata in 3 "stili di vita": quello dei consumatori di beni di lusso (benestanti); quello dei consumatori “normali”; quello dei non consumatori (poveri). 

        In tale contesto parlare di auto elettriche rischia di essere bollato come velleitario, elitario e snob. Prima di una rivoluzione dell’elettromobilità servirebbero infatti ben altre “rivoluzioni” (sociali, morali, politiche) per ricostituire il patto solidaristico alla base di ogni società civile. Anche perché, in tessuti sociali complessi e interdipendenti in ogni loro parte come i nostri, se tutti avessimo il giusto potremmo stare tutti bene, se invece permangono privilegi da una parte e ingiustizie dall’altra non possiamo che risentirne tutti. 

        È chiaro che, sic stantibus rebus, lo iato tra potere d'acquisto delle famiglie e prezzi di listino fa sì che le auto a zero emissioni non rientrino nel “paniere” delle famiglie comuni, quelle che faticano ad arrivare a fine mese a causa della precarizzazione del lavoro (e diminuzione complessiva delle retribuzioni), della disoccupazione, della mancanza di ben-essere in senso lato. È vero che i costi di gestione di un'auto elettrica (EV) sono minori di quelli di un'auto a combustione (ICE), ma se i prezzi di acquisto restano ben maggiori, la gran parte delle famiglie viene tagliata fuori. 

        In altre parole, entrare nella e-mobility non è ancora una scelta dettata da convenienza economica, anzi, in molti casi è un lusso. Il motivo fondamentale può essere solo quello di voler contribuire in prima persona alla causa ambientale, per ridurre le emissioni di anidride carbonica, ossidi di azoto e polveri sottili, molto spesso come passo successivo all’istallazione di un impianto fotovoltaico sul tetto della propria abitazione (cosa che chi abita in un palazzo condominiale spesso non può nemmeno fare). 

        In conclusione: chiunque può, possa!
        Il suo gesto contribuirà a fare crescere il mercato delle EV e abbassare i prezzi.
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