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domenica 14 aprile 2013

Quanto conta la coerenza quantistica? Tanto!

16 : commenti
L'organizzazione generale delle prime fasi di raccolta della luce nella fotosintesi naturale (fonte: Nathure Physics)
Curiosamente pare essere passato in sordina un articolo uscito un paio di mesi fa su Le Scienze, che a sua volta divulga una ricerca pubblicata su Nathure Physics (rivista con impact factor 18.967): 
La fotosintesi di alcuni batteri che vivono nelle profondità marine si basa su delicati fenomeni di coerenza quantistica delle proteine che costituiscono il “corridoio” biochimico per il trasferimento di energia con un'altissima efficienza. Questa scoperta mette in discussione l'idea secondo cui alcune proprietà quantistiche siano troppo "delicate" per partecipare attivamente ai processi biochimici e pone le basi per uno sfruttamento più efficiente del'energia solare.
 Il 99 per cento circa dell'energia solare assorbita grazie alla fotosintesi viene convertita in energia chimica. Questa strabiliante efficienza, irraggiungibile per qualunque cella fotovoltaica, è dovuta almeno in parte alla capacità della natura di sfruttare il fenomeno della coerenza quantistica. A scoprirlo è stato un nuovo studio condotto sulla base di una simulazione al computer da Alex Chin, ricercatore dell'Università di Cambridge, e colleghi dell'Istituto di fisica teorica di Ulm e del Politecnico di Cartagena, che pubblicano i loro risultati su "Nature Physics".
Vi invito a leggere tutto l'articolo:


Un altro passetto avanti verso la riabilitazione post mortem di Giuliano Preparata (1942-2000) e Jacques Benveniste (1935-2004) e la comprensione scientifica di fenomeni come le LENR e la memoria dell'acqua.

Su quest'ultimo dibattutissimo argomento consiglio di leggere anche:
Tornando all'intreccio tra fenomeni quantistici e fotosintesi, per approfondirlo rimando ancora a Le Scienze, che ha pubblicato pochi giorni fa questo articolo, di cui è fonte Science (impact factor > 31): Carotenoidi, il "lato oscuro" della fotosintesi.

Per ultimo segnalo che proprio sulla memoria dell'acqua sarà incentrato il prossimo convegno di Choerence (vedi brochure) che si svolgera a Roma, nella consueta sede della Casa dell'Aviatore, il prossimo 23 aprile.

22passi.blogspot.com: post n. 2088 (-134)

venerdì 8 giugno 2012

DNA, waves and water

107 : commenti
Vi ho citato spesso nell'ultimo anno, un lavoro di Luc Montagner ed Emilio del Giudice. Per la precisione, l'articolo DNA waves and water, di Luc Montagnier, Aissa, Del Giudice, Lavallee, Tedeschi e Vitiello, pubblicato nel 2011 dal Journal of Physics, è scaricabile in inglese da questo link:  


Vi riporto un articolo, molto equilibrato, di Marcella Sardo che commenta questo lavoro su Corriere Informazione. 

***
Dna, onde e acqua: una scoperta che poggia su fisica, medicina e omeopatia

Una ricerca condotta tra ricercatori italiani e francesi ha confermato che l’acqua capta le onde di bassa frequenza del DNA e le memorizza per poi ritrasmetterle in modo amplificato.

DNA, waves and water”, questo è il titolo dello studio pubblicato nel Journal of Physics e ha, come firmatari del progetto fisici, matematici e medici che, parallelamente, hanno lavorato sullo stesso progetto per arrivare a una soluzione condivisa. Si tratta del premio Nobel per la medicina, Luc Montagnier, i biologi Lavallè e Aissa, il fisico International Institute for Biophotonics, di Neuss in Germania Emilio Del Giudice, il fisico teorico del Dipartimento di matematica ed informatica dell' Università di Salerno Giuseppe Vitello e il fisico del White Hb di Milano Alberto Tedeschi.
La tesi esposta, in realtà, non è nuova ma tale teoria, che circola dalla fine degli anni ’80 non aveva ancora un fondamento scientifico.

Campi di applicazione della ricerca
I vantaggi dello studio sono innumerevoli e applicabili in diversi campi da quello macroscopico dell’astrofisica a quello microscopico del corpo umano. Basta pensare, infatti, che il solo corpo umano è composto dall’80% di acqua nei bambini fino a scendere al 65% negli anziani e nel cervello, comunque, la percentuale rimane sempre alta dato che la materia cerebrale letteralmente galleggia nel liquido.
L’acqua, inoltre, è presente in grande abbondanza nel pianeta terra e, addirittura, nell’universo.

Quanti misteri ancora ignoti potranno essere decifrati?
La raccolta di un campione di acqua successivamente analizzato può trasmettere innumerevoli informazioni sul “viaggio” intrapreso e su cosa quella materia ha incontrato nel suo percorso.
Dal punto di vista medico, invece, sarà possibile analizzare l’acqua biologica presente nel nostro corpo e sfruttarla per rendere le cure più efficaci. Una biopsia, infatti, consentirebbe di individuare malattie quali Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, artrite reumatoide, Hiv-Aids, influenza A o epatite C e, successivamente, i farmaci diluiti nel liquido potranno diminuire la quantità del principio attivo immesso nel corso riducendone anche gli eventuali effetti collaterali.
Le conclusioni della ricerca e la rivista che ha deciso di pubblicare lo studio comporta un altro risultato sorprendente sottolineata da uno dei ricercatori, il Prof. Giuseppe Vitello: “Il dato molto importante da sottolineare è che una rivista ufficiale di fisica come il Journal of Physics ha pubblicato per la prima volta una ricerca che normalmente sarebbe di competenza di un Journal di biologia o medicina. Un passo ulteriore a dimostrazione che la moderna fisica quantistica può dare un contributo fondamentale alle ricerche mediche di frontiera”.

Omeopatia
La lettura dello scritto scientifico potrebbe generare un’analogia con i principi sui quali si basa l’omeopatia, vale a dire l’assorbimento di sostanze o principi attivi tramite l’acqua. Un fondamento potrebbe esserci anche se non tutti i dettami di questa scienza officinale sono automaticamente confermati dalla presenza e trasmissione di onde tramite l’acqua.
Ed è per questo che i medici, nonostante questa scoperta, sconsigliano ai malati di affidarsi esclusivamente a questa cura ma, al contrario, di farsi seguire da un professionista che possa individuare la diagnosi e la terapia più idonea.

Marcella Sardo

Peccato che Giuliano Preparata (1942-2000), uno degli apripista di questo tipo di studi, non sia più con noi: di qui a qualche anno si sarebbe preso molte molte molte soddisfazioni e tolto tanti tanti tanti sassolini dalle scarpe. La scienza del futuro sorriderà delle "certezze assolute" di molti scienziati scientisti dei nostri giorni. Che brutta bestia il neopositivismo dell'epistemologia contemporanea!

martedì 27 marzo 2012

Fierezza e orgoglio italici

99 : commenti
Dopo il Colloquim del 22 marzo scorso al CERN di Ginevra, abbiamo assistito sconfortati al solito teatrino di chi applica alla scienza gli stessi metri che io applico ai blog. A parer mio, infatti, come la forma e il modo di comunicare, allorché si scrive nei blog (o nei forum), finiscono con l'assumere spesso più importanza dei contenuti, allo stesso modo non ho dubbi che, in casa della Scienza, debba contare soltanto la sostanza e che fermarsi alla forma, ai "riti" e ai noblesse oblige di chi si sente appartenente a una élite, più che a una comunità accademica, rappresenti un atteggiamento antiscientifico, quanto mai oppositivo al progresso.

Questo blog farà sempre il tifo per premi Nobel del calibro di Brian Josephson e Luc Montagner, da anni in prima linea nel portare la comunità scientifica ad aprirsi a tutte quelle  nuove acquisizioni prossime a modificare, in modo profondo, la mappa cognitiva "standard" del mondo, ancora comunemente accettata, ma sempre più traballante. Fa il tifo per gli out-sider come Andrea Rossi, pronti a giocarsi tutto pur di seguire il suo daimon inventivo. Fa il tifo per Focardi, Piantelli, Arata, il compianto Preparata e quant'altri hanno avuto l'onestà intellettuale di sfidare il pensiero mainstream dall'interno, a costo di farsi dipingere come visionari da chi non sa guardare oltre i propri paraocchi. Fa il tifo per i ricercatori come Celani Srivastava, Celani, Del Giudice ecc. che cominciano a segnare punti importanti, quasi decisivi, a favore delle loro "squadre" multidisciplinari.

A dispetto dei tafazzini e dei cicappini con la puzza sotto il naso e l'anglofilia sugli occhi, a noi il simpatico "british-ciociaro" con cui Francesco Celani ha presentato le LENR al CERN è suonato come un inno di fierezza e orgoglio italici. Ed esattamente in questa chiave riporto volentieri l'email che oggi il nostro fisico di Frascati ha girato al suo indirizzario.

***

Cari Colleghi,

desidero informarVi che il "Colloquium" tenutosi al CERN il 22 marzo 2012 sulle LENR ha avuto un indubbio successo.

Speakers sono stati il Prof. Yogendra Srivasta (Univ. Perugia) e lo scrivente.

* Yogendra ha parlato degli aspetti teorici, soffermandosi su un nuovo modello basato sulla "Interazione Debole" (di cui è coautore di alcuni articoli insieme a Larsen e Widom).
La relazione di Yogendra è disponibile all'indirizzo: 
* Io mi sono occupato degli aspetti prettamente sperimentali ed ho effettuato una carrellata (oltre 1 ora) su alcuni degli esperimenti più significativi, sopratutto dal punto di vista degli eccessi termici.
La mia relazione è scaricabile dal sito sotto indicato:  
* Desidero ringraziare il Prof. Brian Josephson, Premio Nobel in Fisica (mi legge in copia), per avermi immediatamente inviato il link.

* Desidero ringraziare tutti Voi che avete avuto la pazienza di seguire tale complessa linea di ricerca con costanza e, molto spesso, abnegazione.
Da parte mia, ero convinto che la verità sarebbe venuta a galla, nonostante insabbiamenti, depistaggi e purtroppo, ancora "altro".

Grazie per la Vostra attenzione,

Francesco CELANI

domenica 4 settembre 2011

Il lato scientifico dell'omeopatia

135 : commenti
Spero che Andrea Valeri (nella foto accanto) apprezzi che pubblichi qui, integralmente, un suo ottimo paper scientifico, per dargli più visibilità di quella assicurata dal pdf da cui l'ho estratto.

Per rivoltare un "giochetto" tipico di troll e debunker, sono solo un po' di pulci nell'orecchio per chi non ha perso la capacità di ragionare... ;-)

P.S. L'autore ha sviluppato la sua argomentazione giusto in 22 punti... numero azzeccatissimo! :-)

***

L’omeopatia come medicina sperimentale:
il ruolo della ricerca
  
Andrea Valeri, dip. di ricerca clinica e bibliografica

1. In ambito convenzionale, viene spesso affermato che la medicina convenzionale (MC) è basata su “evidenze sperimentali”; per questo motivo può essere definita una “medicina scientifica”. La medicina omeopatica ha solo “dati anedottici” (per i più critici) o “limitate evidenze cliniche” (per i meno critici)

2. Quando è nata la medicina sperimentale? Quand’è che il metodo sperimentale è stato applicato in medicina?

3. La definizione della base sperimentale della medicina è spesso attribuita a Claude Bernard (1818-1878), fisiologo francese e studioso del sistema nervoso.

4. L’opera fondamentale di Bernard è appunto: Introduction à l'Etude de la Médecine Expérimentale. Ecco cosa afferma Bernard sul metodo sperimentale:

"The complete scientist is one who masters both theory and experimental practice.
  1. he observes a fact;
  2. he conceives an idea with reference to this fact;
  3. on the basis of this idea he pursues a line of reasoning, plans an experiment and imagines and organizes its material conditions;
  4. this experiment produces more phenomena that shall be subjected to observation and so on. In a sense, the scientist's mind is always between two observations: one is the starting point of the reasoning, the other its conclusion"

5. In estrema sintesi, secondo Bernard il metodo sperimentale è basato:
  • sull’integrazione fra teoria e pratica;
  • sull’osservazione che genera ipotesi, che sono poi studiate in esperimenti. Il risultato di un esperimento diventa una nuova osservazione, ed il ciclo riprende.

Per Bernard l’esperimento è quindi il fattore centrale per lo sviluppo delle conoscenze in fisiologia, e quindi in medicina


6. In effetti, il primo medico che applicò e teorizzò estensivamente l’uso degli esperimenti in medicina non fu Bernard, ma Samuel Hahnemann.

7. Un problema centrale in medicina è conoscere le proprietà e le azioni delle sostanze medicamentose. Ecco cosa afferma a proposito Hahnemann [1]:
"The entire disease-arousing efficacy of the individual medicines must be known

that is, all the disease symptoms and condition-alterations that each medicine is especially able to engender in healthy people must first have been observed

before one can hope to be able to find and select from among the proven medicines, the apt homeopathic remedy for most of the natural diseases"

8. Hahnemann utilizza i proving per testare le proprietà delle medicine. Cos’è un proving?
"A controlled experiment in which a medicine is administered to a healthy individual to ascertain what changes (signs,symptoms, behavior) the medicine produces on the body and on the mind. The term “proving” as used by Hahnemann, refers to one trial with a single individual. Many such trials are required to fully test the powers of a medicinale substances." [1’]

Quindi il proving è un esperimento clinico (trial) condotto su di un singolo individuo sano somministrando una singola medicina; più trials condotti su diversi individui sani permettono secondo Hahnemann di conoscere le proprietà di quella medicina.

9. Hahnemann fonda quindi le basi della farmacologia sperimentale:
  • descrive le azioni di un medicinale non solo sulla base di una o più osservazioni empiriche, ma sulla base di un esperimento clinico (proving)
     
  • le proprietà del medicinale sono definite non sulla base di una singola osservazione (che può essere definita anedottica) ma sulla base di un insieme di osservazioni condotte con lo stesso disegno sperimentale (nello stesso proving od in altri provings che testano lo stesso medicinale). In questo modo si gettano le basi per la replicabilità delle osservazioni in farmacologia.

10. Hahnemann è stato il primo a praticare il metodo della sperimentazione sui sani per valutare l’azione dei medicinali [1’’]; i seguaci di H. eseguirono moltissimi provings, sviluppandone nel contempo la metodologia sperimentale.

11. Gli omeopati dopo Hahnemann introdussero un altro caposaldo della farmacologia contemporanea: l’uso del placebo come controllo e la cecità negli esperimenti (un gruppo di sperimentatori assumeva il verum - il medicinale omeopatico; un altro gruppo assumeva una sostanza di riferimento - il placebo; questi esperimenti furono condotti in singolo od in doppio cieco [2]).

12. Come mai oggi viene spesso affermato che “l’omeopatia non è basata sugli esperimenti, sulle prove?”. Ciò è dovuto a due fattori:
  • da un lato dall’azione di sistematico pregiudizio degli oppositori dell’omeopatia (il caso del placebo è illuminante: gli omeopati furono i primi ad introdurlo nelle sperimentazioni per distinguere l’azione specifica - farmacologica - da quella aspecifica - effetto placebo - del medicinale; comunemente viene invece affermato che “i medicinali omeopatici non superano la prova del placebo” o che “sono solo placebo”);
  • dall’altro lato dal fatto che molti omeopati e\o scuole di omeopatia attuali hanno “messo fra parentesi” la base sperimentale dell’omeopatia, parlando di una “omeopatia moderna o clinica” diversa dalla “omeopatia basata sui provings o classica”.

12’. Quali sono quindi le prove su cui si basano le proprietà dei medicinali omeopatici?
  • Quali informazioni affidabili (evidenze) abbiamo sui singoli medicinali per indirizzare il medico
    nella prescrizione?
     
  • E qual è quindi il ruolo della ricerca in omeopatia?

13. Livelli di evidenza dei medicinali omeopatici.

Fonti di evidenza:

1) sperimentazione sui sani: A
2) verifica clinica condotta dai medici omeopati: A’
3) verifica in trial clinici: A’’

14. Il massimo livello di evidenza su un medicinale omeopatico si ha quindi quando il medicinale ha proprietà sperimentate e verificate da 3 fonti distinte e concordi:

A A’ A’’

venerdì 29 luglio 2011

Come screditare proprio tutto…

29 : commenti
Bertoldo mi ha trascritto in alcuni commenti dei brani di un capitolo di Aqua di Roberto Germano edito da Bibliopolis. Ho cercato su internet e ho trovato le pagine da cui sono tratti. Oh, quante persone che lasciano commenti qui dentro sono perfettamente ritratte dalle parole che seguono!
***
Come screditare proprio tutto… (2)
Prima di cominciare a screditare qualcosa, preparate la vostra attrezzatura. Attrezzatura necessaria: una poltrona. Assumete la giusta espressione. Curate di avere un’aria condiscendente che suggerisca che le vostre personali opinioni sono sostenute dalla completa fiducia e credito divino.
Utilizzate termini vaghi, soggettivi, e di discredito, come "ridicolo" o "banale" in un modo da suggerire che abbiano tutta la forza dell’autorità della scienza.
Dipingete la scienza non come un processo di scoperta da condurre a mente aperta, ma come una guerra santa contro sfrenate orde di infedeli, adepti della ciarlataneria. Poiché in guerra il fine giustifica i mezzi, potete falsare, travisare o violare il metodo scientifico, o persino ometterlo del tutto, nel nome della difesa del… metodo scientifico.
Mantenete i vostri argomenti quanto, più astratti e teorici possibile. Ciò "manderà il messaggio" che le teorie accettate schiacciano ogni effettiva evidenza che possa sfidarle – e che perciò non vale la pena di esaminare nessuna evidenza di tal genere.
Rafforzate l’errore comune secondo cui alcuni argomenti sono di per sé non scientifici. In altre parole, confondete deliberatamente il processo scientifico col prodotto della scienza.
(Qualcuno potrebbe, naturalmente, obiettare che, essendo la scienza un metodo universale per la ricerca della verità, deve essere neutrale rispetto all’argomento, e che quindi soltanto il processo investigativo può essere scientificamente responsabile o irresponsabile. Se ciò accadesse, liquidate queste obiezioni utilizzando un metodo impiegato con successo da generazioni di politici: semplicemente rassicurate tutti che "non vi è alcuna contraddizione!").
Organizzatevi in modo tale da far sì che il vostro messaggio abbia eco in personaggi autorevoli. Il livello fino a cui potete travisare la realtà è direttamente proporzionale al prestigio dell’araldo da voi scelto.
Riferitevi sempre alle affermazioni non ortodosse dicendo "sostiene che", "si dice", e alle vostre asserzioni come "fatti" che sono "stabiliti".
Evitate di esaminare la tangibile evidenza. Ciò vi permette di dire impunemente "Non ho visto assolutamente alcuna evidenza a supporto di queste ridicole voci!" (Si noti che questa tecnica ha retto alla prova del tempo, e risale almeno ai tempi di Galileo. Semplicemente rifiutando di guardare attraverso il telescopio, le autorità ecclesiastiche hanno guidato la Chiesa per tre secoli, con trasparenza, svincolata dalla necessità di dover negare!).
Se diviene inevitabile esaminare l’evidenza, commentate di rimando: "non c’è niente di nuovo qui!". Se venite messi di fronte ad un’inconfutabile prova che è sopravvissuta ai test più rigorosi, semplicemente liquidatela con un "troppo comodo".
Identificate la necessaria componente scettica della scienza con la totalità della scienza. Enfatizzate quegli elementi della scienza angusti, stringenti, di rigore e di critica, a detrimento di quelli connessi all’intuizione, all’ispirazione, all’esplorazione e all’integrazione. Se qualcuno ha delle obiezioni, accusatelo di vedere la scienza in termini esclusivamente indistinti, soggettivi o metafisici.
Insistete che il progresso della scienza dipende dalla capacità di spiegare l’ignoto in termini del noto. In altre parole, scienza è uguale a riduzionismo. Potete applicare l’approccio riduzionistico in ogni situazione mettendo da parte via via sempre più evidenze fino a che il poco che resta si può finalmente spiegare interamente in termini della conoscenza già sistematizzata.
Minimizzate il fatto che la libera indagine e il legittimo disaccordo sono una parte normale della scienza.
Rendetevi disponibile per i produttori dei media che cercano "commenti bilanciati" su visioni non ortodosse. Comunque, acconsentite a partecipare soltanto a quelle presentazioni i cui limiti di tempo e i cui pregiudizi a priori, impediscano lussi come: discussioni, dibattiti e possibilità di replica.
Ad ogni opportunità, rafforzate la nozione che «ciò che è familiare è necessariamente razionale». Il non familiare è dunque irrazionale e di conseguenza inammissibile quale evidenza.
Affermate categoricamente che l’inconvenzionale deve essere rifiutato come, al massimo, un’onesta ma errata interpretazione del convenzionale.
Marchiate i vostri oppositori come "creduloni acritici". Liquidate sommariamente la nozione che anche voler sfatare tutto rivela un credo acritico, sebbene nello status quo.
Sostenete che, nell’investigazione di fenomeni non convenzionali, una singola pecca invalida il tutto. Nei contesti convenzionali, però, potete saggiamente ricordare il detto secondo cui: "dopo tutto, le situazioni sono complesse e gli esseri umani imperfetti".
Una lametta medievale
Il "Rasoio di Occam" (2), o "principio della parsimonia", dice che la spiegazione corretta di un mistero coinvolgerà, di solito, principi fondamentali. Insistete, dunque, che la spiegazione standard è quella corretta, perché non implica assunzioni ulteriori! Denunciate con forza che il Rasoio di Occam non è semplicemente un metodo filosofico empirico, ma una legge immutabile.

lunedì 25 luglio 2011

L'acqua non dimentica!

130 : commenti
Ci siamo!

Non solo nel panorama delle LENR e della fusione fredda si moltiplicano gli annunci. Tornano alla ribalta anche le teorie sulla memoria dell'acqua di Jacques Benveniste (1935-2004) e Masaru Emoto, bollate come pseudoscienza dalla spocchiosa scienza mainstream, schiava dei grandi poteri economico-militari molto più che del desiderio di scoprire.

Le novità arrivano da un gruppo di ricerca italo-francese: da una parte Emilio del Giudice, sempre in prima linea a tener viva la memoria del grande Giuliano Preparata (1942-2000), insieme a Giuseppe Vitiello e Alberto Tedeschi; dall'altra il premio Nobel per la medicina Luc Montagnier insieme a C. Lavallè e J. Aissa. Un team composto da fisici, medici e biologi.

Proprio l'interdisciplinarietà è la chiave capace di aprire le porte ai nuovi paradigmi scientifici del XXI secolo.

La Chimica ha guidato il progresso della scienza nell'ottocento; la Fisica ha raccolto il testimone nel novecento; ma tutta la Scienza ha continuato a lungo a pagare tributo alla Chimica. Infatti, proprio in virtù dei grandi risultati è progressi ottenuti tramite i suoi modelli (deterministici e radicalmente legati a un concetto concreto di materia), la Chimica è stata assunta a modello di tutte le scienze esatte. Ma ora se vogliamo spingere più in alto l'asticella del progresso, della conoscenza del mondo, della consapevolezza umana, tocca cambiare paradigmi. È tempo di una nuova rivoluzione scientifica (cfr. Kuhn).

Come può funzionare l'omeopatia? si chiedono i chimici "all'antica". Non può, si rispondono. Il concetto di diluizione omeopatica viene contraddetto dal numero d'Avogadro: non esiste più alcuna traccia fisica/materiale del principio attivo nel medicamento. Nemmeno una sola molecola! Dunque non si tratta di farmaci capaci di curare, ma di semplice, pura, innocua... acqua.

Hai voglia a far capire a queste menti tetragone che nella materia l'informazione passa non solo attraverso particelle e legami atomici, ma anche per vie più sottili e meno evidenti... nemmeno tanto misteriose: onde elettromagnetiche a 7 Hz per esempio.

È meraviglioso vedere la vera Scienza abbandonare sempre più i paraocchi ereditati dalla Chimica dell'ottocento, e assumere la Fisica quantistica - quella dell'entanglement per esempio - come più degno paradigma guida.

Ne vedremo delle belle, prestissimo.

P.S. Ah dimenticavo. L'articolo di L. Montagnier, J. Aissa, E. Del Giudice, C. Lavallee, A. Tedeschi e G. Vitiello si intitola DNA waves and water ed è pubblicato sul Journal of Physics (qui sotto ho inserito il link dove scaricarlo).

giovedì 17 marzo 2011

La rivoluzione scientifica prossima ventura

5 : commenti
Brian D. Josephson
A chi pensa che la Scienza finisca dove lo decide la cosiddetta comunità scientifica, dedico questo articolo pubblicato tre anni fa sulla rivista Scienza e Conoscenza  che riporta una lunga intervista al Nobel per la Fisica Brian Josephson (accennai a lui qui). L'intervista si conclude con un breve intervento del dottor Francesco Scaramuzzi, fisico dell'ENEA di Frascati.


ALTE ENERGIE
di Massimo Teodorani, Vincent Gambino

Alte Energie... e Brian D. Josephson, Nobel nel 1973, pare restio a “volare basso”. I soggetti della sua indagine, infatti, non rispecchiano, da diversi anni, gli argomenti di un nobel che si rispetti. Per questo Scienza e Conoscenza, da sempre affascinata dall'”impertinenza della verità”, ha voluto essere presente a Roma, dove B.J. ha parlato, pur senza scoprirsi troppo, di cervello, telepatia, memoria dell'acqua e fusione fredda.

E' il 27 maggio 2008, ci troviamo a Frascati. L'aria è calda non solo per il forte sole; da pochi giorni è arrivata una notizia dal lontano oriente, la fusione fredda è stata realizzata di nuovo in laboratorio.

All' INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) un ospite straniero sta per tenere una conferenza dal titolo bizzarro: “Idee non convenzionali nella scienza: pronti per il Nobel o per essere spediti all'inferno degli eretici?”

Il Dott. Brian Josephson, attualmente parte del dipartimento di fisica dell'università di Cambridge, è un uomo molto controverso.
Nasce il 4 gennaio del 1940 a Cardiff nel Galles, brillante studente di fisica, alla giovane età di 33 anni viene premiato col premio Nobel (cosa più unica che rara) per le sue teorie, provate poi sperimentalmente, sulle particolari caratteristiche dei flussi elettrici tra due superconduttori separati da un sottile strato di materiale isolante. Questi superconduttori sono materiali che perdono tutta la resistenza elettrica quando vengono raffreddati al di sotto di certe temperature vicine allo zero assoluto. Questo effetto è stato predetto nel 1962 dal dott. Josephson.

Dopo il Nobel tuttavia la sua carriera non prosegue in modo convenzionale, infatti le sue ricerche spaziano in campi più borderline della fisica: lo studio di fenomeni atipici quali la telepatia e la visione a distanza, la connessione tra mente, materia e la mistica orientale, più recentemente gli studi sulla “matematica del cervello”.
La mia attenzione verso il dott. Josephson è stata suscitata infatti qualche anno fa grazie ad un suo breve articolo in difesa di una giovane adolescente russa dotata di capacità ESP.

La peculiare abilità della giovane (riesce a vedere all'interno dei corpi delle persone e a diagnosticare malattie) furono messa alla prova in un programma televisivo inglese che ne decretò la non veridicità, in modo poco scientifico.

Pochi dei suoi colleghi lo trovano, tuttavia, un genio, tra i più nell'ambiente scientifico lo considerano poco “serio”.
Incontro finalmente J. nell'auditorium del centro che lo ospita, è un uomo di bassa statura, dalla capigliatura disordinata, che veste una giacca bianca ed una camicia 
verde pisello con delle salamandre stampate… mi ricorda un po' Woody Allen.

Ha uno sguardo molto tranquillo che sembra tradire una certa volatilità dei pensieri, ma quando parla è concentrato, anche se un po' schivo, probabilmente a causa di una certa timidezza che traspare dalle sue movenze.
Mi chiede sottovoce: «Ma questa, la passeranno in tv?».

S&C -  Che cosa è, secondo la sua esperienza, il cervello e in che modo è legato alla coscienza quale componente neurale? 
J -  Il cervello è un processore d'informazioni che svolge varie attività, e pressappoco questa è la visione che si ha del cervello normalmente. Con questo tipo di visione non si spiegano però fenomeni quali la telepatia o la visione a distanza, mentre grazie alla nuova fisica potremmo essere in grado di svolgere studi degni di nota.
Che cosa è la mente? La domanda è: dove si trova? Se prendiamo fenomeni come la visione a distanza possiamo intuire che non è necessariamente nel cervello, ma piuttosto è un qualcosa che non necessita di un supporto materiale.

martedì 15 marzo 2011

Emilio del Giudice a Firenze il 27 marzo

15 : commenti
È iniziata a Firenze il 30 gennaio scorso e si concluderà il prossimo 27 marzo 2011, la III edizione di Così è se ci pare, rassegna di iniziative incentrate su quelle questioni sociali che vengono di solito snobbate dai media, dedicata quest'anno al tema "UOMO – AMBIENTE. Problematiche ecologiche e strategie di risposta".

Se ne parlo adesso, quando ormai si avvicina alla sua conclusione, è perché ho scoperto oggi che in occasione della giornata conclusiva della rassegna si terrà questa conferenza pubblica:

Il miglior impiego delle energie:
idrocarburi, nucleare e rinnovabili
Relatori
Angelo Baracca (Università di Firenze)
Emilio Del Giudice (Infn di Milano)

domenica 27 marzo 2011, ore 17.00

A.S.D KOSEN

Via Confalonieri, 20 - FIRENZE
(zona Le Cure. Linea Ataf 1)
 

Spiego a questo punto che, grazie al dottor Francesco Celani (Infn di Frascati), ho avuto modo di parlare questo pomeriggio proprio col Dottor Emilio del Giudice e scoprire così che avrò occasione di incontrarlo presto alla conferenza in questione, tra soli 13 giorni e a soli 150 km da dove abito. Ricordo che Emilio del Giudice è stato collaboratore del professor Giuliano Preparata - uno dei più geniali fisici italiani del dopoguerra, prematuramente scomparso nel 2000 - e ne ha portato avanti lo spirito e le teorie: dalla ricerche sulla fusione fredda a quelle sui principi scientifici dell'omeopatia. 

Dopo avere letto il romanzo/inchiesta Il segreto delle tre pallottole (che meriterà una recensione a parte quanto prima), libro di cui Del Giudice è coautore insieme al giornalista di Rainews24 Maurizio Torrealta, non vedo l'ora di conoscere di persona a Firenze questo fisico dell'Infn che denuncia da anni l'uso militare in molti teatri di guerra di mini-armi nucleari a fusione fredda, ma che è anche vice-presidente della Fondazione Italiana Omeopatia, insomma un vero eretico" rispetto alla Scienza "ortodossa", chiusa nei sacri recinti dell'establishment accademico. In due parole: un mito.

L'invito naturalmente è esteso a tutte le lettrice e i lettori di Ventidue passi d'amore e dintorni interessati a questi argomenti

ALTRI LINK:

lunedì 14 marzo 2011

Lo strano caso
dell'allergia del CICAP all'omeopatia

25 : commenti
Il dottor Pindaro Mattoli - medico omeopata di Perugia
Segnalo la lettera aperta di un mio illustre e stimato concittadino, il dottor Pindaro Mattòli, a proposito del cul-de-sac in cui la crociata contro l'omeopatia sta trascinando il CICAP e chi in buona fede scredita un approccio medico con fior di evidenze cliniche e sperimentali a favore.


Lettera aperta di un medico di "omeopatica" stirpe
 
continua la disputa tra i sostenitori e i detrattori dell'omeopatia.
Ricevo questa lettera dal Dott. Pindaro Mattòli,  medico omeopata di Perugia e volentieri pubblico nel prosieguo del dibattito sulla crociata contro l'omeopatia. [ndr. nota di Alberto Magnetti, curatore sul blog di www.stampa.it della rubrica Appuntamenti con l'omeopatia]

"Esiste un movimento ideologico storico, articolato ma coerente, datato oramai da due secoli, che è completamente dedicato a contrastare l’Omeopatia. In verità è una cosa veramente singolare il fatto che rispettabili uomini di scienza e di cultura si siano dedicati e si dedichino tuttora a screditare l’Omeopatia con tanto alacre impegno: credo sia veramente un caso unico nella storia della scienza. Fra i tanti attivisti anti-Omeopatia c’è in Italia una associazione, il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) che periodicamente e con ammirevole sollecitudine organizza eventi e campagne di stampa contro le medicine non convenzionali e in particolare contro l’Omeopatia, la vera “bestia nera” da abbattere. L’ultima manifestazione è stata organizzata in Piemonte a inizio febbraio, su imitazione di un evento similare avvenuto in Inghilterra circa un anno fa, un “appuntamento nelle piazze per suicidarsi omeopaticamente”: i nostri eroi, con audacia sovrumana, hanno ingerito granuli omeopatici in gran quantità nell’intento di dimostrare la completa assenza di azione farmacologica o tossica dei medicinali omeopatici.
Il cavallo di battaglia del CICAP è da sempre la questione delle diluizioni omeopatiche: troppo alte per essere giudicate farmacologicamente attive.
Di fatto le diluizioni omeopatiche, al di là dell’undicesimo passaggio 1/100 (11 CH in termini omeopatici), oltrepassano il numero di Avogadro (per chi si intende un po’ di Chimica) e quindi non possono contenere molecole attive, ma solo acqua fresca, come afferma il celebre Prof. Silvio Garattini. In pratica, tutto l’effetto della Omeopatia si ridurrebbe a effetto “placebo”, frutto di suggestione. Il ragionamento non fa una piega, ma si dà il caso che la realtà a volte contraddice le opinioni più autorevoli, solide e apparentemente incontestabili. Come affermò Claude Bernard: “un fatto può contraddire una teoria, ma non il contrario”.
Su tale disputa vorrei dare un mio personale contributo, sia come discendente da una tradizione medica omeopatica familiare che data dalla metà dell’Ottocento (finora nove medici e due veterinari), sia, personalmente, come medico omeopata, come ricercatore e come interlocutore diretto del CICAP.
A cavallo della metà dell’Ottocento si verificarono in Italia diverse epidemie di Colera. In quegli anni la Omeopatia era fiorita già da qualche decennio in Italia e gli omeopati erano circa 500. Ovviamente, essi si adoperarono per curare il Colera. Le autorità militari censirono 6.307 casi di colerosi curati con l’Omeopatia; fra questi, anche i casi curati dal nonno di mio nonno, Dott. Agostino Mattòli (Bevagna 1801-1869) che, nel 1867, curò 193 concittadini contagiati dal colera (ne sono testimonianza un breve trattato intitolato “Cura del Colera Morbus”, tuttora presente presso la biblioteca Augusta di Perugia e una lapide che ancora oggi, nella via principale del paesino umbro, ricorda l’opera di assistenza medica del Dott. Agostino Mattòli a favore della popolazione). L’indice di mortalità dei pazienti affetti da Colera curati omeopaticamente in tutta Italia fu del 7,26%: all’epoca il Colera si portava via almeno il 50% dei malati. Potenza della suggestione sul vibrione del Colera! Nella mia famiglia ci sono stati anche due veterinari omeopatici (Dott. Sesto e Dott. Rifeo), vissuti nella prima metà del novecento, che esercitavano regolarmente con successo la terapia omeopatica, in un epoca in cui la farmacologia ufficiale era assolutamente sguarnita. Potenza della suggestione sugli animali!
Mio padre, Dante, appena laureato nel 1940, fu inviato come medico militare nell’isola di Pantelleria e, già istruito sulla Omeopatia dallo zio Corradino Mattòli, portò con sé una trousse di medicinali omeopatici. Nella zona dell’isola in cui era situata la sede dell’infermeria militare, Rekale, si verificavano epidemie estive di diarrea nei bambini con una mortalità del 20%. Mio padre consultò i testi di Omeopatia che aveva con sé e somministrò a tutti i bambini malati un medicinale omeopatico che limitò la mortalità infantile quasi a zero. Potenza della suggestione sui batteri patogeni intestinali! Personalmente esercito esclusivamente l’Omeopatia da circa trenta anni e, sulla scorta di migliaia di casi clinici curati più o meno con successo, nessuna più o meno colta e circostanziata disquisizione potrà dissuadermi da quello che ho constatato direttamente nella mia attività clinica giornaliera. Potenza della suggestione in clinica quotidiana!
Nei primi anni novanta ho ideato e avuto la possibilità di effettuare un esperimento presso l’Università di Perugia (Dip. di Medicina Sperimentale e Biochimica) sull'impiego di Phosphorus 30 CH nella terapia della fibrosi epatica sperimentale del ratto. L’esperimento intendeva dimostrare sia la validità della Legge dei Simili che sta alla base dell’Omeopatia (analogia fra l’azione tossica del Fosforo e quella del Tetracloruro di Carbonio), sia l’azione delle dosi ultra Avogadro, perché il Phosphorus era stato somministrato 30 volte diluito 1/100. I risultati, incontestabili, sono ancora pubblicati sul sito della FIAMO (www.fiamo.it – Dip. Scientifico). Potenza della suggestione sui ratti! Ho avuto a che fare direttamente con il CICAP in diverse occasioni, una prima volta nei primi anni novanta in un congresso organizzato a Perugia dal Prof. Bartocci, docente di Matematica presso la locale Università e studioso delle scienze “eretiche”, trascurate o osteggiate dalla scienza ufficiale. Al congresso era stato invitato anche il CICAP, con il quale il Prof. Bartocci era in corrispondenza. In quella occasione presentai l’esperimento di Phosphorus 30CH eseguito al Dip. di Medicina Sperimentale. Il presidente e gli altri rappresentanti del CICAP non mostrarono al momento il minimo interesse, ma in seguito hanno avuto una nutrita corrispondenza con il Prof. Bartocci a proposito dei “topi omeopatici perugini”. Traccia di tale evento è presente in una pubblicazione dello stesso CICAP, “Medicine Alternative” – una guida critica” (quaderni del CICAP – 2001): “… Va riconosciuto al Dott. Mattoli il merito del coraggio e della coerenza con le idee che sostiene. Fino ad ora è stato il solo fra tutti i suoi colleghi ad aver deciso di uscire dal terreno delle discussioni per lasciare parlare i fatti e gli esperimenti…”. Poco tempo dopo lo stesso Prof. Bartocci partecipò a un convegno del CICAP a Saint Vincent. Nell’occasione un Comitato francese di scettici, rappresentato da un tale Henri Broch, bandì uno strano concorso per chi avesse voluto dimostrare qualcosa di “paranormale” o di alternativo alla scienza. Il Prof. Bartocci propose il mio esperimento per il concorso ed ebbe poi una fitta corrispondenza con i promotori del concorso stesso, i quali, messi infine alle strette, preferirono una molto poco dignitosa ritirata strategica. Documentazione esaustiva su tutta la corrispondenza in merito è reperibile sull’interessantissimo sito del Prof. Bartocci, Episteme: http://www.cartesio-episteme.net/listast.htm al punto 11 della home page - “Il CICAP e l’Omeopatia: il caso Broch-Mattoli” – Documento 1 – Documento 2 – Documento 3 – Documento 4.
In un mondo fatto in massima parte di ipocrite apparenze e di suggestioni istrioniche a tutti i livelli, un sano scetticismo è indispensabile per mantenere un’equilibrata analisi della realtà e organizzazioni come il CICAP sono assolutamente utili. Ma quando si ha minimo sentore che un’istanza da sempre osteggiata potrebbe avere un fondo di verità, sia in virtù della sua sussistenza nel tempo, sia delle oramai numerosissime esperienze di laboratorio e cliniche, si impone una scelta: o continuare a negare, senza avere il coraggio di approfondire, per banale punto preso, utilizzando tutti i mezzi sconfinati derivati dalla posizione di “ortodossia” per tenere sotto scacco la verità emergente, oppure onestamente riconoscere, dopo attenta analisi, che quella determinata istanza può avere una sua recondita validità. Peraltro il fatto definitivamente dirimente, volutamente ignorato e tenuto sotto silenzio dagli scettici professionisti, della validità della Omeopatia in campo animale (clinica omeopatica veterinaria fin da metà dell’Ottocento e recenti sperimentazioni presso l’Università di Verona) e in campo vegetale (sperimentazioni di laboratorio degli ultimi decenni presso l’Università di Bologna e altrove), o il fatto che la validità dell’azione biologica delle diluizioni infinitesimali sia anche confermata da scienziati assolutamente attendibili come il Prof. Luc Montagnier, premio Nobel per la Medicina nel 2008, e i fisici Giuliano Preparata e Emilio Del Giudice, rendono semplicemente risibile l’accusa di effetto placebo invocato dagli zelanti della crociata anti-Omeopatia e la sceneggiata del suicidio omeopatico organizzata dal CICAP non fa altro che screditare l’attendibilità di detta associazione, che riveste peraltro un ruolo importante e utile nella nostra società.
La pertinacia del CICAP nel contrastare l’Omeopatia, soprattutto in maniera così grossolana e farsesca, esiterà presto in un vero suicidio del CICAP, nel senso che lo trascinerà al ruolo di “fenomeno folkloristico” della storia della Scienza, immagine grottesca del peggiore conservatorismo in campo scientifico. Supponiamo ora per ipotesi che la Omeopatia sia veramente una valida possibilità terapeutica. L’Omeopatia ha le seguenti caratteristiche: l’ individuazione terapeutica dei medicinali omeopatici avviene in maniera assolutamente inoffensiva ed economica, attraverso le nozioni della tossicologia tradizionale e attraverso sperimentazioni su volontari, con modalità assolutamente innocue e senza sacrificio di animali; la somministrazione di medicinali omeopatici avviene a dosi infinitesimali che non possono avere effetti collaterali dannosi, escludendo dunque qualsiasi effetto iatrogeno; la produzione di medicinali omeopatici è effettuata con una tecnologia non particolarmente complessa e ha costi molto ridotti rispetto ai farmaci convenzionali; l’effetto prevalente delle cure omeopatiche tende ad essere in genere risolutivo e non palliativo, come solitamente le terapie chimiche convenzionali; in due indagini, una tedesca e l’altra francese, di qualche anno fa, l’applicazione clinica omeopatica a livello sociale permetteva allo Stato un risparmio del 40 % circa sulle spese mediche.
Di fronte a tali fatti è facile prevedere l’effetto dirompente in senso positivo, sia a livello sanitario che sociale, se l’Omeopatia fosse estesamente applicata sulla popolazione, ma anche l’effetto dirompente in senso negativo sugli interessi del mondo produttivo farmaceutico convenzionale.
La conferma delle efficacia terapeutica dell’Omeopatia è infatti realisticamente un problema non solo scientifico, ma soprattutto politico. Infatti, a mio parere, il motivo reale per cui l’Omeopatia viene osteggiata con tanto accanimento è il fatto che è profondamente incompatibile con il sistema economico farmaceutico imperante e minaccia seriamente i suoi interessi. Ferma restando comunque la buona fede di molti avversari dell’Omeopatia, ai quali spero con questo mio scritto di aver suscitato almeno qualche ragionevole dubbio sulle loro certezze granitiche, e con i quali sarebbe necessario da parte dei medici omeopati tessere un dialogo non polemico ma produttivo, i detrattori sistematici e aprioristici della Omeopatia dovrebbero rendersi conto della grave responsabilità che si assumono davanti alla storia dell’Umanità, se continueranno a ostacolare indiscriminatamente lo sviluppo e la diffusione di una terapia efficace, spesso risolutiva, economica e priva di effetti collaterali. Negare l’Omeopatia è un crimine contro l’Umanità."


sabato 12 marzo 2011

Il vero scetticismo scientifico

12 : commenti
"Se tutti gli scienziati bocciano un'idea, questa non dev'essere necessariamente presa come una prova che suddetta ipotesi sia assurda; al contrario, occorre esaminare con cautela le presunte motivazioni di queste opinioni e giudicare come queste reggono all'attento esame."

(Brian Josephson, Nobel per la Fisica 1962)


Ci vorrebbe gente come Josephson dentro il CICAP e la sua rivista Query on line, che dimostra di fare esattamente il contrario di quello che suggerisce Josephson. CICAP e Query on line hanno senso e utilità quando agiscono per smascherare impostori e ciarlatani del paranormale, ma quando cercano di dimostrare che non esistono fenomeni come fusione fredda o principi alla base dell'omeopatia o benefici per la il corpo e la mente derivanti da pratiche di meditazione ecc. (si potrebbe continuare a lungo), annaspano nel buio come un golem lobotomizzato che usi solo l'emisfero sinistro. Giudizio duro, lo riconosco, ma deriva da due mesi di full immersion in quello che Query scrive oppure ospita. Naturalmente vorrei in futuro avere più di un motivo per ricredermi, ma dovrà passare un po' d'acqua sotto i ponti.

P.S. consiglio la lettura di un'intervista a Josephson che trovo imperdibile.
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