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domenica 24 novembre 2013

Due tributi alla memoria di Franco Selleri

31 : commenti
Addio a Franco Selleri
di Vincenzo Valenzi

Il grande fisico teorico italiano Franco Selleri [nella foto] ci ha lasciati qualche giorno fa (il 20 Novembre) in un silenzio irreale del nostro mondo poco avvezzo a chi canta fuori dal coro.
Eppure Franco Selleri ordinario di fisica teorica all'Università di Bari oltre ad aver dato contributi fondamentali alla teorie delle particelle (si legga memoria in suo onore di Cristian Corda) ha lavorato ad una revisione critica delle teorie correnti come si fa da sempre nella buona fisica.

È stato un nome famoso nella fisica e nella pubblicistica italiana, ma solo di recente ho avuto modo di incontrarlo a Londra un paio di volte nell'ambito dell'Accademia Telesio Galilei e di fare con lui lunghe chiacchierate. Un uomo mite senza toni esagitati ma capace di pensieri indipendenti e di esprimerli al meglio come ha fatto per ultimo nella opera sulla RELATIVITA' DEBOLE.

Avevamo messo in programma di discutere il suo libro in uno dei nostri meeting di COHERENCE e lui leggendo gli ultimi lavori di Giuliano Preparata ebbe modo di vedere come i vecchi attriti dei due fisici non avessero mai avuto grande senso essendo gli sviluppi ultimi dei due teorici largamente convergenti.

Oggi che è salito in Cielo lui da Ateo, sederà sicuramente al Tavolo dei Grandi di ogni tempo a dispetto di quanti vorrebbero dimenticare il suo contributo e passare in silenzio la sua stessa scomparsa (manco da scomparsa del gatto del vicino che osservammo conla morte di Martin Fleischmann).

Addio Franco ci mancherai con la tua mitezza e la tua indipendenza di cui c'è tanto bisogno oggi!!

Vincenzo Valenzi
***

Franco Selleri ci ha lasciato


di Christian Corda

Il noto collega fisico teorico italiano Franco Selleri è morto lo scorso mercoledì 20 novembre 2013 all'età di 77 anni. Era infatti nato a Bologna il 9 ottobre 1936.
Selleri ottenne il dottorato di ricerca cum laude presso l'Università di Bologna nel 1958. Dal 1959 è stato membro dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. È stato sia membro della New York Academy of Sciences che della Fondazione Louis de Broglie.
Ha anche fatto parte del Consiglio di Amministrazione della SIF (Società Italiana di Fisica). È stato Professore visitante, con diverse borse di studio e Titolarità di Cattedra presso varie università e istituti di ricerca esteri, fra cui vanno ricordati il CERN, il Centro di Ricerca Nucleare di Saclay, l'Università del Nebraska, la Cornell University, e l'Istituto Unificato di Ricerca Nucleare di Dubna. È stato premiato con una medaglia dall'Istituto polacco Gdanskie Towarzystwo Naukowe. L'Accademia delle Scienze Telesio ­Galilei, di cui è divenuto Vice­Presidente nel 2009,  gli ha conferito una Medaglia d'Oro nel 2010. Ha avuto in attivo oltre 200 pubblicazioni tecniche sulla fisica delle particelle, la teoria quantistica, la teoria della relatività, e la storia e la filosofia della fisica. Ha scritto anche numerosi libri ed è stato curatore di atti di convegni nazionali ed internazionali su vari rami della fisica.
Nato come fisico delle particelle, ramo di ricerca in cui raggiunse sin da giovane una notorietà internazionale per via di varie prestigiose pubblicazioni nelle più importanti riviste specialiste internazionali, era però soprattutto noto per le sue critiche alla teoria della relatività di Einstein e per averne sviluppato un'alternativa da lui chiamata relatività debole. Per tali critiche, è diventato membro della Natural Philosophy Alliance, un'associazione di eretici della scienza i cui membri sono convinti che gran parte della scienza ufficiale, dalla teoria della relatività, alla teoria quantistica, sino alla cosmologia, sia completamente errata. Selleri era dunque noto soprattutto come eretico. Per quanto chi scrive trovi molto questionabili, per non dire completamente errate e fuorvianti, la maggior parte delle critiche di  Selleri alla teoria della relatività, non può nascondere una certa ammirazione per gli eretici come lui. Va infatti enfatizzato che tanti tra i più grandi scienziati della storia, compresi Einstein e Galileo, vennero inizialmente considerati degli eretici. Inoltre, come giustamente ci ricorda il premio Nobel Gerard t'Hooft, i più grandi scienziati della storia sono stati soliti dire e scrivere  tantissime fesserie durante la loro carriera. Il punto è che le poche cose corrette che hanno detto e scritto sono poi passate alla storia della scienza diventando le fondamenta della scienza stessa. È dunque in un'ottica di “mente aperta” che, a mio parere, tutta l'opera scientifica di Selleri meriterebbe maggiore attenzione da parte della Comunità Scientifica, a partire dai suoi lavori in fisica delle particelle.

Professore di Fisica Matematica e Direttore del Dipartimento di Fisica e Chimica 
dell’Istituto Universitario di Ricerca "Santa Rita" di Firenze

22passi.blogspot.com: post n. 2214 (-8)

giovedì 21 novembre 2013

A New Field in Physics Science

56 : commenti
Buongiorno a tutti, mi scuso per stare decisamente disertando il blog, ma gli impegni nella vita reale in queste settimane mi lasciano ben poco tempo per muovermi anche on line. Mi fa piacere riaffacciarmi un attimo per condividere con i lettori più curiosi alcuni interessanti articoli del China Institute of Atomic Energy sull'evidenza sperimentale di produzione anomala di Trizio ed Elio-3 sulla Terra, tra le cui possibili cause viene considerata anche l'ipotesi delle LENR:

A possible in situ 3H and 3He source in Earths interior:
an alternative explanation of origin of 3He in deep Earth
JIANG Songsheng, LIU Jing, HE Ming
China Institute of Atomic Energy, Beijing 102413, China
Abstract Origin of 3in the Earth is a mystery. Lacking a production mechanism, scientists assume 3He was trapped in the Earth, when the Earth was formed. In contrast to this assumption, we have found 3He and 3H concentrations in excess of the atmospheric values in the deep waters of the volcanic Lakes Pavin (France), Laacher (Germany) and Nemrut (Turkey). This paper reports the result of finding 3H in these three volcanic lakes that appear to originate from the mantle. Because 3has a half-life of 12.3 years, this 3and the resulting 3He must have formed recently in the mantle and not be part of a primordial reservoir. The nuclear reactions that generate tritium might be a source of "missing" energy in the interior of the Earth.
Si tratta di un articolo pubblicato nel 2010 su Naturwissenschaften e che sta circolando in questi giorni in varie mailing list. Purtroppo non posso renderlo disponibile ai lettori del blog in quanto coperto da copyright e scaricabile solo a pagamento (34,95€) dal sito di Springer. Posso però darvi un link da cui scaricare un successivo articolo del 2011, degli stessi autori e sul medesimo argomento... viva l'Open Science! ;-)


Anomalous Nuclear Reaction in Earth’s Interior: 
a New Field in Physics Science?
JIANG Songsheng (蒋崧生), HE Ming (何明)
China Institute of Atomic Energy, Beijing 102413, China
Abstract Tritium (3H) in excess of the atmospheric values was found at volcanic Lakes Pavin (France), Laacher (Germany) and Nemrut (Turkey), as well as Kilauea Volcano at Hawaii (USA) and other volcanoes. Because 3H has a short half-life of 12.3 years, the tritium and the resulting 3He must have formed recently in the Earth. The result suggests that nuclear reactions may generate a significant amount of tritium in the interior of the Earth, although we have not yet learned what the reaction mechanism may be responsible. The nuclear reaction that can be responsible for tritium production in the Earth is probably a new research field in physics science. Nuclear reactions that generate tritium might be a source of “missing” energy (heat) in the interior of the Earth. Finding in-situ 3H in the mantle may exhibit an alternative explanation of 3He origin in the deep Earth. 
Ricordate il convegno che si svolse dal 1 al 3 luglio 2012 al College di William e Mary a Williamsburg in Virginia (USA)? Gli argomenti che vi furono trattati erano molto attinenti ai due articoli cinesi sopra citati e li ritroverete tutti andando ad esplorare molto attentamente questo link: http://www.terrestrialnuclearprocesses.com. 
All'International Low Energy Nuclear Reactions Symposium (ILENRS-12), si parlò per l'appunto di fenomeni LENR che avvengono naturalmente nel nostro pianeta (e forse finanche nelle stelle, oltre ai fenomeni di fusione calda noti), temi che in USA destano grande interesse mentre qui in Italia hanno prodotto le ormai tristemente note 1000 firme contro il piezonucleare.

E già che ci siamo, vi invito anche a rileggere il post che scrissi in occasione del convegno a WilliamsburgLa storia si ripete, ripete, ripete...

Insomma, la vicenda della lenta accettazione delle LENR da parte dell'intera Comunità scientifica sembra ormai diventata paradigmatica dei limiti di un certo metodo scientifico, quel metodo scientifico sui generis declinato da tutti quegli scienziati più bravi a ripetere le "risposte sbagliate" imparate a memoria che a intuire e formulare le "domande giuste". Come abbiamo visto, soprattutto nell'Est (Russia, Cina, India, Giappone ecc.), ma anche negli USA, gli scienziati non solo sanno salire sulle spalle dei giganti dei secoli passati: da lì sanno anche spiccare il volo. Tutto il contrario di quella scienza autoreferenziale - e ben rappresentata in Italia dalle università che sprofondano nelle classifiche internazionali - zavorrata da tenaci recrudescenze di positivismo, ancorata agli interessi di chi vede la ricerca come un business piuttosto che come un vero e proprio imperativo etico ad esplorare la Natura, con mente aperta e scevra di preconcetti. 

Credere ancora che le reazioni nucleari possano avvenire solo ad alte energie (vedi Barriera di Coulomb, sezioni d'urto ecc.), è come credere che una "porta" si possa aprire solo buttandola giù a forza di colpi di ariete. Può invece bastare una piccola "chiave", costruita nel modo giusto e - compreso dove si trova la "serratura" - sapere come introdurla e farla delicatamente girare. Sono ormai tanti i ricercatori che hanno intuito empiricamente alcune chiavi e prova e riprova a volte sono riusciti, con un colpo un po' di fortuna e un po' di genio, a inserirla - al buio - dentro la serratura... ed ecco i picchi improvvisi di energia registrati e testimoniati da tanti ricercatori delle LENR!

Concludo il post consigliandovi un'ultima lettura, le 53 slides presentate da E.N. Tsyganov poco più di un mese fa a una conferenze della RASA tenutasi in Florida (USA): Cold Nuclear Fusion. È la versione divulgativa di un omonimo articolo di 6 pagine scaricabile (ahimè solo a pagamento) dal solito sito di Springer. ;-)

22passi.blogspot.com: post n. 2213 (-9)

P.S. Destino ha voluto che, proprio mentre scrivevo questo post, un lettore ha lasciato sul blog un link a un articolo pubblicato su Scientific American che cade davvero come il cacio sui maccheroni: A Basic Rule of Chemistry Can Be Broken, Calculations Show.
Lo dedico a chi crede ancora sul serio che i modelli atomici del XX secolo - costruiti in base allo studio delle particelle atomiche e subatomiche che si scontrano nel vuoto o giù di lì - siano validi anche nella materia densa, per esempio nel Palladio o nel Nichel caricati con Idrogeno o nel marmo schiacciato nelle presse... con buona pace del suo piccolo grande ego e delle sue sacre infallibili immodificabili dogmatiche banche dati.

martedì 12 novembre 2013

Il tonfo/tanfo di Sylvie Coyaud (terza parte)

169 : commenti
di Andrea Rampado

Dopo la prima e seconda, ecco qui la terza e ultima parte: il tanfo è insopportabile per cui è meglio non proseguire troppo oltre con questo argomento che ormai ritengo privo di ulteriore interesse, se non per un approfondimento strettamente scientifico. Noi capre tibetane siamo abituate al tanfo soprattutto quando piove, ma questo è un tanfo diverso, il tanfo dei palmipedi è troppo forte anche per noi.
Cacciatori di oche, tranquilli la stagione di caccia non è finita, è solo finito questo argomento...
È doveroso chiedere scusa a tutti quelli che ieri, per circa un paio d'ore, si sono ritrovati a leggere questo post incompleto: mentre preparavo la prima parte di lavoro, anziché salvare avevo pubblicato erroneamente il post incompleto.
Mi scuso con chi dal fanghificio non è riuscito a salvare una versione completa di questo post ed ha pensato che ci fosse qualcosa da nascondere.
Mi scuso soprattutto con Sylvie Coyaud che, delusa dal ritiro momentaneo di questo post, è impaziente di leggerlo al punto tale di anticipare i contenuti convinta che per l'ennesima volta dimostrerò che ha ragione lei nel sostenere che:
A proposito di integrità e comunicazione della ricerca, Andrea Rampado ha pubblicato ieri una bibliografia che dimostra come una singola sequenza parziale per un singolo gene non consenta di identificare una nuova specie come Ralstonia detusculanense, in assenza di pubblicazione valida. Dal 2002 la sequenza risulta citata da 10 papers, sulle migliaia che escono in materia ogni anno.
Il post è stato ritrattato, spero solo temporaneamente. Nel frattempo se qualche microbiologo è interessato, me lo dica e glielo mando. Sarebbe un peccato sprecare un lavoro così accurato.
Contenta lei. Ci tengo però a sottolineare che c'è una bella differenza tra un post ritrattato e un post ritirato perché incompleto e pubblicato, come questo, in prima battuta erroneamente.
Ugualmente tengo a sottolineare che una sequenza parziale del singolo gene specifico 16SrRNA, anche in assenza di una "pubblicazione valida", sia comunque riconosciuto in moltissime analisi genetiche svolte in più parti del mondo, come elencherò "a breve" più sotto.
Non sono 10 papers, sono 18, quindi Sylvie Coyaud mente o non sa contare, in entrambi i casi la sua opinione non conta più ormai; segnalo solo il fatto che è convinta, come altri, che avessimo pubblicato qualcosa di sbagliato. Ecco che la sua innata propensione alla mistificazione, dileggio e ricatto l'ha portata a scrivere di avere una copia del post ritirato e di poterlo rendere disponibile ai microbiologi per dimostrare le sue ragioni... Se fosse vero che ne ha una copia, perché ha riportato solo il feeder di Luca postato nel fanghificio?... Poverina, come si è ridotta.
Neppure se l'avessi pensata sarebbe venuta così bene. :-)))

Da Agosto di quest'anno mi sono dedicato ad approfondire la questione dei due batteri trovati per caso durante gli esperimenti di fusione fredda nei laboratori di Frascati ad opera del dr. Celani.
Un classico caso di serendipity (1), infatti - cercando le cause che producevano una forte variabilità del ph della soluzione elettrolitica degli esperimenti di fusione fredda con acqua pesante e l'inspiegabile sparizione del Mercurio utilizzato, una volta introdotto in soluzione, per colmare le microfratturazioni del Palladio - hanno scoperto due nuove specie batteriche in grado di vivere in condizioni estreme come quelle di una cella elettrolitica. Ralstonia detusculanense e Stenotrophomonas detusculanense sono due i batteri scoperti che, presenti nella soluzione elettrolitica con i loro metaboliti (una specie di cacca batterica), sono in grado di modificare il ph e al tempo stesso, essendo molto voraci di metalli pesanti, sono in grado di far sparire il mercurio presente in soluzione. Tutto questo comportava una serie di problematicità sperimentali non semplici da superare, soprattutto per il fatto che i batteri erano già presenti nell'acqua pesante prodotta e acquistata dal Canada. Di necessità virtù, i ricercatori provano ad eliminare questi batteri con metodi alquanto pesanti, un antibiotico avrebbe ulteriormente inquinato la soluzione elettrolitica mentre con un irraggiamento gamma con 17 kGy (17 kilogray = 17x10^5 rem gamma radiation) dell'acqua pesante avrebbero risolto il problema. Questo tipo di irraggiamento dell'acqua pesante ha in seguito dato il via ad una serie di approfondimenti scientifici e sperimentali nell'ipotesi di un nuovo tipo di applicazioni in campo biologico di una proprietà insolita dell'acqua pesante, il "radiomimetismo". Nel periodico trimestrale di "Fisica in Medicina" che ho riportato come fonte (1), è ben descritto e approfondito quanto ho appena riportato. Tra le peculiarità di questi due nuovi batteri ci sono alcune applicazioni di estremo interesse in campo nucleare come la capacità di metabolizzare acqua contaminata da radionuclidi e metalli pesanti in quantità millimolari come il Mercurio, ma anche Cobalto, Nikel, Piombo, Cadmio e Uranio.
Misure effettuate presso il Centro Sviluppo Materiali di Castel Romano hanno mostrato che, dopo 8 ore di coltura, l’Uranio era pressoché scomparso dalla soluzione. Cioè si è constatato che la flora batterica, separata per centrifugazione, aveva accumulato il 99% dell’Uranio originariamente presente.
A seguito una carrellata di paper e pubblicazioni in merito ad analisi genetiche svolte in varie parti del mondo, dall'acqua della stazione spaziale, alle ceneri vulcaniche in Cile, a terreni contaminati da radionuclidi come l'Uranio, alle vasche di contenimento dei reattori nucleari spagnoli, nei bronchi di pazienti ammalati, negli intestini di neonati, ma soprattutto in generale questi batteri sono stati trovati in ambienti ostili ed estremi o associati alla presenza di radionuclidi.

lunedì 11 novembre 2013

Bartalucci e Celani su SKY 897

36 : commenti
Mi arrivano diverse segnalazioni di un interessante dibattito sulla fusione fredda, con Sergio Bartalucci e Francesco Celani, andato in onda su One Television (Canale 86 DT) e SKY 897, venerdì scorso 8 novembre alle 19:30. Lo trovate su youtube in due parti, per un totale di un'ora e mezza.

FUSIONE FREDDA. L'Italia è in prima fila insieme al Giappone per produrre energia pulita a basse temperature attraverso la Fusione fredda. Ne parliamo con il dott. Francesco Celani e dott. Sergio Bartalucci dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Frascati.



22passi.blogspot.com: post n. 2211 (-11)

domenica 10 novembre 2013

Introduzione all'agricoltura sinergica

285 : commenti
di Leano Ruscetta
(premessa di Silvio Caggia)

Negli ultimi due anni, nella stagione estiva, mi sono trasferito in montagna, dove ho collaborato con una amica e suo padre a coltivare un piccolo orto tradizionale. Non avevo una cultura contadina, e da buon rompiscatole ho passato il tempo a chiedere perché si fa una cosa o perché se ne fa un'altra... rimanendo molto insoddisfatto delle risposte, spesso in contrasto con le mie intuizioni basate sulle poche cognizioni di biologia che avevo.

Per fortuna un paio di mesi fa mi sono trovato, quasi per caso, a partecipare ad un corso di agricoltura sinergica tenuto da Sandro Giuliani e Leano Ruscetta ed ho finalmente trovato le risposte che cercavo, e con mia somma gioia ho scoperto che non solo molte delle mie intuizioni agricole avevano una base scientifica, ma che qualcuno le aveva già sviluppate e praticate! :-)


Visto l'interesse mostrato nei commenti dei post precedenti ho chiesto a Leano se poteva scrivere un post per 22 passi e lui si è subito prodigato a farlo.


Silvio Caggia

AGRICOLTURA SINERGICA

L'agricoltura sinergica è un metodo di coltivazione che nasce dagli studi di Emilia Hazelip (Barcellona, 1938 - 1 febbraio 2003), agronoma e naturalista spagnola trasferitasi in Provenza nei primi anni '60 (in una località arroccata sulle Alpi Marittime che sovrastano Cagnes-sur-Mer). Traendo ispirazione dal lavoro del microbiologo giapponese Masanobu Fukuoka (1913-2008) ed in particolare dopo aver letto il suo libro, La rivoluzione del filo di paglia, nel 1977,  riuscì a trasformare gli insegnamenti di Fukuoka, adattandoli alla cultura ed alle condizioni climatiche occidentali.

Emilia concentrò la sua attenzione sull'ecosistema orto, mondo ricco di biodiversità in cui convivono in equilibrio, ortaggi, verdure erbe aromatiche, piante da siepe ed ornamentali, fiori, microorganismi del suolo, funghi micorrizici, insetti in tutti i loro stadi di sviluppo, avifauna e fauna locale. Per questo motivo si suole parlare di giardino sinergico.

Dove per sinergia si intende l'azione simultanea di elementi combinati, in cui le diverse componenti interagiscono per realizzare una funzione comune, il cui effetto finale risulta essere superiore alla somma di tutti i singoli elementi compresi.

Questo metodo di agricoltura viene anche definito olistico poiché considera e valorizza interazioni complesse che connettono tutti gli organismi presenti nell'Ecosistema.

E questo legame di reciproca interdipendenza avviene su tutto l'arco della piramide alimentare che collega il macrocosmo degli organismi superiori (tra cui anche l'uomo) con il microcosmo dei microrganismi unicellulari che popolano il suolo e proliferano vicino alle radici delle piante che li nutrono attraverso la produzione di specifici essudati radicali.

È quindi un approccio sinergico ed olistico multidimensionale e multifunzionale complesso che si presenta invece nella pratica in maniera semplice così come il pianeta disvela con semplicità l'autofertilità del suo suolo agli occhi del contadino attento e sensibile.

Ed alla base della piramide Alimentare c'è la Pianta, il piccolo Alchimistail Trasformatore attraverso cui l'emanazione di Dio trasmuta in Vita sulla Terra. Una Pianta è composta, infatti per il 75% di acqua: del 25% di materia secca che rimane, il 20% è costituito di composti del carbonio (sintetizzati con l'aiuto della luce del Sole) e gas, solo il 5% della massa totale della composizione viene dal suolo,  e di questo 5% il 2,5% è azoto. Questo elemento può essere liberamente ottenuto dall'atmosfera in un modo continuo e simbiotico, associando la coltura desiderata con piante che fissano l'azoto atmosferico; il 2,5% che rimane è composto di minerali (provenienti dal substrato di roccia e presenti in forma solubile) che le piante prendono dal suolo. Il nostro Pianeta è una massa di minerali coperto da uno strato finissimo di suolo, costituito dai residui vivi e morti di piante, animali (microscopici e macroscopici) e funghi. Prima che avremo usato tutti i minerali a nostra disposizione, si sarà esaurito il processo di combustione del Sole.

Inoltre le piante sia sulla Terra che nell'acqua, essendo alla base della piramide energetica  e sostenendo quasi tutte le altre forme di vita, sono perfettamente in grado di mantenere e sostenere la materia organica e le comunità di vita del suolo e quindi il suolo stesso.

Negli ultimi cinquant'anni, diversi ricercatori si sono imbattuti per caso o per scelta nello studio della complessità delle interazioni che intercorrono tra gli esseri viventi che popolano il suolo e più in generale il Pianeta.

Si pensi che in un singolo cucchiaino di buona terra possono abitare fino a 600 milioni di microorganismi appartenenti ad un milione di specie differenti. In una manciata di buona terra ci sono più forme di vita di quante persone esistano sulla faccia del pianeta.

La mole di tale complessità induce oltre che ad un reverenziale rispetto anche ad una certa cautela, consapevoli di essere pionieri nella comprensione profonda dei reali meccanismi su cui l'equilibrio della vita presente sul Pianeta si basa.

Tuttavia gli studi trentennali ed i modelli di funzionamento del suolo elaborati da alcuni ricercatori, come il microbiologo australiano Alan M. Smith (ciclo dell'etilene e dell'ossigeno) o dalla dottoressa Elaine Ingham professore associato dell'Oregon State University (studio sulla biomassa e l'attività correlata dei microorganismi del suolo) ci informano già di quanto piante, suolo e microorganismi siano parte di un insieme unico, indivisibile, come un grande organismo che sostiene la vita sul Pianeta. E come in questo unico organismo giochi un ruolo importantissimo la Biodiversità: le piante con i loro essudati radicali nutrono proprio quei microorganismi propizi alla loro stessa salute, e bisogna avere un sacco di "piatti differenti, per differenti tipi di batteri e funghi. Qualcuno sarà sempre attivo, qualcuno sarà sempre pronto ad arraffare questi nutrimenti quando gli passano vicino. Si creerà quindi una rete nel terreno che aspetterà il passaggio dei nutrienti attraverso il suolo". (E. Ingham).

È grazie al generoso lavoro di questi studiosi, che nei corsi di agricoltura sinergica sono illustrati in modo dettagliato, che oggi si può affermare con certezza che le interazioni microbiche nel suolo giocano un ruolo chiave nel controllo biologico delle patologie delle piante, nel turn over della materia organica, nella mobilitazione dell'ossigeno e nel riciclo delle sostanze nutritive essenziali alle piante in forma solubile.

In natura i suoli incolti lasciati a se stessi tendono ad aumentare in modo prodigioso la loro fertilità volgendo ad un equilibrio via via sempre più complesso e ricco di vita. In natura quindi il bilancio energetico è positivo ed il pianeta si è evoluto per sostenere la vita. In natura il terreno non viene mai rivoltato (arato) e rimane sempre coperto di pacciamatura verde o di fogliame secco in decomposizione.

Il contadino osservatore ed in sintonia con il pianeta emula le strategie che sostengono il bilancio energetico positivo proprio dei suoli incolti, imparando dal pianeta stesso ed in questo modo ottiene degli splendidi ortaggi, un meraviglioso giardino che migliora di anno in anno senza bisogno di apporti di nessun fertilizzante o diserbante o pesticida: in quanto l'equilibrio dell'ecosistema orto rispettato manterrà in salute ed arricchirà sia le piante che il terreno e più in generale il pianeta stesso.

Questo contadino oltre a poter contare su succulenti e gustosissimi ortaggi, si troverà a lavorare in uno splendido giardino in sintonia con le leggi che governano il pianeta e quindi in sintonia con se stesso, traendo un elevato nutrimento esserico.

Emilia Hazelip sulla base di tutte queste considerazioni ha elaborato un metodo pratico di coltivazione rispettoso della natura ed alternativo ai metodi tradizionali che invece hanno un impatto devastante sul suolo e non tengono conto in alcun modo delle ricerche eco-ambientali e podologiche del secolo scorso...

Nel suo metodo:
  • il terreno non viene concimato né arato (tranne che all'impianto dell'orto);
  • all'impianto dell'orto vengono previste delle aiuole coltivabili perenni (detti bancali) e non calpestabili e delle zone di camminamento calpestabili;
  • su queste aiuole viene effettuata una pacciamatura con paglia e residui vegetali ottenuti dalla triturazione di tutto ciò che non si usa del raccolto (la pianta produce molta più materia organica di quanta noi ne adoperiamo);
  • gli apparati radicali non vanno mai estirpati (a parte le cipolle ed altri tuberi commestibili) in quanto apportano materia organica, attirano organismi viventi microscopici e macroscopici, scavano il terreno e lo lavorano mantenendolo soffice;
  • sul bancale si consociano famiglie e specie vegetali differenti in rapporto alle relazioni benefiche tra esse (esistono molti studi in proposito);
  • su ogni aiuola devono essere presenti piante della famiglia delle leguminose, che sono azotofissatrici (dell'azoto atmosferico), piante della famiglia delle liliaceae e piante aromatiche e fiori che emettono sostanze repellenti nei confronti di alcuni insetti dannosi;
  • le piante si consociano anche in funzione di un'ottimizzazione della copertura aerea e radicale fitta e costante, quindi piante a sviluppo aere alto con piante a sviluppo aereo basso, piante con radici che vanno in profondità ed altre con radici meno profonde, piante a ciclo breve, con piante a ciclo lungo, con piante perenni ecc.;
  • i bancali saranno forniti alla messa in opera dell'orto di un impianto di irrigazione goccia a goccia e di un sistema di tutori per le piante rampicanti o bisognose di sostegno (fagioli, cetrioli, pomodori ecc.), i tutori meglio se permanenti, per non smuovere più il terreno, con tondini di ferro ricurvi (altrimenti cannicciato e bambù).
Speranzoso di avervi anche solo incuriosito ad un diverso approcio con l'agricoltura, con l'Orto e soprattutto verso IL NOSTRO MERAVIGLIOSO PIANETA, CHE CI OSPITA E CI NUTRE vi saluto ringraziandovi per l'attenzione dedicata....                      

Leano Ruscetta



22passi.blogspot.com: post n. 2210 (-12) 

sabato 2 novembre 2013

Dal flop della ricerca scientifica "nobile" alla speranza negli outsider derisi

136 : commenti
Nel XX secolo sembravamo esserci liberati della fede assoluta positivista nella scienza, non è stato così: il positivismo e il delirio di una razionalità onnipotente oggi è più vivo e vegeto che mai. Un articolo uscito qualche giorno fa su Il Messaggero riassume bene - e in modo equilibrato - la pericolosa situazione che vede oggi una buona fetta della Comunità scientifica recitare contro la Scienza una parte inquisitoria simile a quella svolta un tempo dalla religione. Infatti venegono bloccate ed etichettate troppo spesso e troppo facilmente come pseudoscienza le ricerca o teorie "scomode" (vuoi perché potrebbero mettere in crisi interessi economici molto forti o idee trionfalmente consolidate, vuoi per semplice inerzia mentale), mentre si proietta fuori di sé il "marcio" che non si vuole vedere (tipico meccanismo psicoanalitico di negazione) piuttosto che combattere sul serio il vero cancro che sta divorando la Scienza dall'interno.

Attenzione, è un discorso di proporzioni e ordini di grandezza: tutto ciò che la Comunità scientifica espelle e bolla come pseudoscienza (che a sua volta va - si noti bene - distinto in pseudoscienza ritenuta giustamente tale e in vera scienza ritenuta ingiustamente pseudoscienza) è davvero una piccola zanzara rispetto ai "pachidermi" a cui la stessa comunità scientifica (comprese le sue autorevoli riviste) danno patente di scientificità con leggerezza: insomma, una pseudoscienza autorizzata e col bollino di "vera scienza garantita" che si è diffusa indisturbata, poiché evidentemente NON minaccia interessi ed equilibri di potere del sistema dominante.

Il flop della ricerca scientifica in assenza di merito e rigore
di Giorgio Israel (pubblicato su Il Messaggero il 30/10/2013)

L’ultimo numero dell’Economist denuncia con un dossier (“How the science goes wrong”) il preoccupante declino della qualità della ricerca scientifica. Un numero sempre maggiore di articoli si rivelano privi di fondamento, basati su dati o statistiche sbagliati o taroccati, su analisi approssimative; il rigore nella selezione delle pubblicazioni è in caduta libera. La scienza – osserva la rivista – dal Settecento ha cambiato il mondo e ancora ha diritto a un enorme rispetto. Ma il suo status privilegiato si basa sulla capacità di fornire risultati quanto più possibile esatti e, soprattutto, di correggere i propri errori. Poiché questo accade sempre meno, ora è la scienza a dover cambiare.

Negli stessi giorni la rivista New Scientist batte sullo stesso tasto, mettendo sotto accusa, in particolare, le neuroscienze, ritenendo «ormai chiaro che la maggioranza dei risultati» ottenuti in questo campo «sono spuri come le onde cerebrali di un pesce morto». L’allusione è a una celebre esperienza di alcuni anni fa, in cui si sottopose a risonanza magnetica un salmone morto rilevando un’attività cerebrale quando il cadavere del pesce “vedeva” delle persone. Un approccio serio avrebbe dovuto suscitare un approfondimento delle correlazioni tra quelle tecniche e l’attività cerebrale, ma si è fatto finta di niente.
Le ragioni di questo andazzo preoccupante sono almeno tre. In primo luogo, il numero crescente di ricercatori che sgomitano per farsi largo in un palcoscenico troppo affollato. Poi il principio del “publish or perish” che, soprattutto nel contesto statunitense, obbliga il ricercatore a pubblicare secondo precisi obbiettivi quantitativi, altrimenti è spazzato via. Se un ricercatore, per essere confermato, deve pubblicare in quattro anni due libri e sei articoli, baderà poco alla sostanza e s’ingegnerà a inventare qualsiasi cosa pur di sfangarla. Ma la produzione di risultati davvero originali richiede talvolta lunghi periodi in cui si studia, si riflette o si sperimenta, senza pubblicare. Il terzo aspetto è dato dalla degenerazione dei sistemi di valutazione dei lavori. Si è ritenuto che l’introduzione dell’anonimato di chi dà un parere su un lavoro presentato a una rivista sia garanzia di autonomia, e invece esso si è rivelato un sistema perverso che consente al recensore di scrivere nel giudizio qualsiasi cosa senza metterci la firma e la faccia, e di compiere impunemente operazioni mafiose, come favorire gli amici e penalizzare i nemici o i concorrenti. A ciò si aggiunga l’idea “geniale” di valutare la qualità di un ricercatore o di una rivista senza leggere la loro produzione, mediante sistemi bibliometrici basati sul calcolo del numero di citazioni. In questi anni si sono moltiplicate le denunce degli effetti perversi di questo sistema, ma esso è sostenuto dai potenti interessi delle ditte che fanno i conteggi bibliometrici e la macchina infernale sembra inarrestabile.
Si aggiunga un aspetto che è forse il più grave di tutti. La qualità della ricerca è compromessa soprattutto in alcuni settori delle scienze biologiche, in particolare della genetica e delle neuroscienze. In questo ambito dominano due postulati: che tutto sia nei nostri geni e che i nostri pensieri siano rivelabili con tecniche di risonanza magnetica funzionale. Il carattere ideologico di questi postulati è confermato dal fatto che essi resistono a qualsiasi confutazione, anche ai salmoni morti: gli studiosi più avvertiti ripetono che il primo postulato è manifestamente falso, soprattutto nella pretesa di individuare mediante i geni, in modo meccanico, le nostre capacità intellettuali; e che la risonanza magnetica funzionale rileva processi macroscopici che individuano correlazioni troppo vaghe con l’attività mentale. Ma ogni avvertimento è vano perché è facile far ricerca su questi presupposti, “scoprendo” un giorno il gene della gelosia e l’altro il gene della generosità, o analizzando i flussi sanguigni cerebrali di una persona mentre fa una versione in prosa o legge una poesia; e su questa base scrivere articoli di valore nullo ma che servono a far carriera.
Fin qui il danno sarebbe serio ma resterebbe interno alla ricerca. Tuttavia, le cose si fanno gravi per tutti se dilagano di personaggi di dubbia competenza che vanno in giro a far seminari (magari nelle scuole) per spiegare che i bambini che hanno difficoltà con la matematica hanno difetti neuronali, senza essere ovviamente in grado di proporre altro che chiacchiere nebbiose. Ma di gran lunga più gravi sono i tentativi di mettere in piedi interventi massicci e promossi dallo Stato. Di recente, lo psicologo americano Robert Plomin, professore al King’s College di Londra, ha proposto di sottoporre i bambini a dei test genetici di massa per individuare la scelta scolastica migliore perché, secondo lui, dai geni si può dedurre in quale disciplina risulteranno migliori. Inutile dire che si tratta di affermazioni prive di qualsiasi base scientifica seria. Se è già problematico stimare quanto sia consigliabile fare certi interventi chirurgici per prevenire una malattia sulla base di un test genetico, la correlazione tra geni e disposizioni mentali e intellettuali è un territorio inesplorato. Difatti, è fin troppo evidente (e viene ripetuto invano dagli studiosi seri) che in questo ambito giocano tanti di quei fattori epigenetici, sociali, culturali, da rendere marginale il fattore genetico. Eppure c’è chi prende sul serio queste proposte. Non ci si rende conto di riproporre l’immagine del Brave New World di Huxley: una società totalitaria in cui la persona non ha scelta, perché nasce predeterminata a fare questo o quel mestiere, e a vivere in un certo modo. Già un secolo fa l’eugenetica, diffondendo miti analoghi, ha fornito basi pseudoscientifiche per i razzismi che hanno devastato il Novecento. Ora vediamo risorgere lo stesso spettro che, con la stessa inconsistente pretesa di scientificità, promette nuovi disastri sociali.

Chiaro il concetto? Se pseudoscienza è sinonimo di "errata descrizione e interpretazione della realtà" cominciamo a interrogarci seriamente sulle motivazione degli scienziati "senza peccato" che scagliano le pietre. Perché tanto accanimento per esempio contro "zanzare" come Valenzi, Celani, Scalia, mentre tanti altri "pachidermi" pseudoscientifici sono liberi di correre dentro a Università, Enti di ricerca, CERN ecc.? Seguite il denaro e troverete le risposte.

Per concludere, vi lascio il comunicato stampa di Vincenzo Valenzi relativo all'ultima conferenza sulla fusione fredda svoltasi pochi giorni fa a Roma e, in calce, le relazioni di Celani, Mastromattia e Scalia da scaricare e leggere sui vostri PC e dispositivi mobili. Sbaglierò, ma credo proprio che la cura al cancro che sta divorando la scienza arriverà dagli outsiders piuttosto che dalla comunità scientifica "ortodossa". Buon Weekend.

venerdì 1 novembre 2013

Protium Srl: al via l'azionariato per la fusione fredda di Piantelli

57 : commenti
Il "fronte" della ricerca LENR che fa capo al professor Francesco Piantelli è tornato a dare notizie di sé dopo parecchi mesi di silenzio. Lo ha fatto due giorni fa, tramite una mailing list del noto forum EnergeticAmbiente a cui si era iscritto chiunque fosse interessato a ricevere notizie sull’azionariato legato ai reattori LERN di Piantelli. Due giorni fa alla suddetta mailing list è stato inviato un Documento informativo (con allegato un approfondimento tecnico) in cui si ripercorre la storia e si fa il punto dei risultati raggiunti ad oggi dalle ricerche di Piantelli e - illustrata l'impostazione societaria del gruppo formatosi per finanziarne il proseguimento - si annuncia la possibilità per tutti di diventare soci investitori. Riassumo qui brevemente il contenuto del documento informativo. 

L'avventura della fusione fredda senese inizia nel 1990, con l'ormai famoso eccesso di calore scoperto casualmente da Piantelli in una coltura biologica posta su un supporto di nickel. Per spiegare tale fenomeno fu avviata una campagna sperimentale a cui collaborarono i professori Sergio Focardi (Università di Bologna) e Roberto Habel (Università di Cagliari) a seguito della quale:
Dopodiché, in mancanza di finanziamenti, per circa 10 anni non ci furono significativi avanzamenti finché a metà 2010 - dopo i primi annunci da parte di Rossi e Focardi e grazie all'ingresso in scena di alcuni investitori privati - l'attività di laboratorio poté ricominciare e il 16/01/2013 si arrivò alla registrazione di un nuovo brevetto (WO2013008219).

A differenza dagli altri concorrenti nella corsa alle LENR (Andrea Rossi in primis), il gruppo Piantelli ha scelto di lavorare in silenzio e con discrezione; attualmente la sperimentazione prosegue su due fronti principali:
  • studio e lavorazione di metalli di transizione (i “combustibili” per alimentare le celle LENR);
  • studio e analisi di più celle a confronto in contemporanea (alimentate da diversi tipi di “combustibile” e pilotate con diverse procedure). 
Viene riferito che l'incremento del numero di prove effettuate e dei relativi risultati ottenuti hanno portato a un aumento esponenziale nella comprensione del fenomeno, nel suo controllo e nello sviluppo dei reattori.

Per supportare la ricerca di Piantelli si sono dunque formate due società:
  1. la Nichenergy S.r.l. (composta esclusivamente dal prof. Piantelli e dai primi soci finanziatori che hanno consentito la ripresa dei lavori) che detiene la proprietà di tecnologia, brevetti e laboratorio, ed ha siglato un accordo con una multinazionale che contribuisce significativamente allo sviluppo della ricerca e che dividerà al 50% con Nichenergy S.r.l. gli eventuali introiti che ne deriveranno.
  2. la Protium S.r.l. di cui possono entrare a fare parte (tramite l'acquisto di quote societarie) tutti coloro (privati, aziende, società) che vogliono contribuire alla realizzazione del progetto investendo capitali o altre risorse e che riceverà il 20% di tutti gli introiti che Nichenergy S.r.l. ricaverà sul territorio della Comunità Europea.
Chi è interessato a ricevere il documento informativo (6 pagine) e l'approfondimento tecnico (33 pagine), può inviare una mail a fusionefredda@energeticambiente.it come è spiegato appunto su EnergeticAmbiente.

22passi.blogspot.com: post n. 2205 (-17) 
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