Nei sessantadue mesi di vita di 22 passi d'amore e dintorni, non mi hai mai nemmeno sfiorato l'idea di scrivere un post come il presente, ma alla luce degli attacchi sconsiderati e vergognosi degli ultimi giorni, che qualificano definitivamente la particolarissima etica dei loro autori, completo l'opera d'apposizione di puntini sulle i iniziata ieri, dopodiché mi resterà solo di avviare azioni più drastiche.
Sono nato il 10 luglio 1965 a L'Aquila, alle ore 8 del mattino, da padre umbro e madre sarda. Dopo avere abitato dal 1967 al 1973 a Bologna, vivo dal 1973 a Perugia.
Mio padre è diplomato al Liceo scientifico e laureato in Scienze Naturali. Ha lavorato prima come educatore, poi come quadro e dirigente presso un ente soppresso nel 1978, poi alla Regione Umbria dove è stato funzionario del Servizio Beni Ambientali. Grande appassionato di mineralogia e fossili, ferreo razionalista, darwiniano ortodosso, in politica si è "evoluto" -- ahimè -- da democristiano, a socialista, a berlusconiano fino al midollo. Lungo questo percorso è diventato ateo.
Mia madre è diplomata al Liceo classico e laureata in Lettere Antiche. Ha fatto l'insegnante di Italiano, Latino, Storia e Geografia, alla Scuola media per il primo terzo della carriera e al Liceo scientifico per i restanti due terzi. D'impostazione abbastanza razionale, ciononostante di grande cuore, è sempre stata amante del Latino, della letteratura e delle arti sopra ogni altra cosa, così come in politica è sempre stata di sinistra e in religione è sempre stata credente nella dottrina della Chiesa Cattolica.
Per concludere l'excursus, mio nonno paterno era proprietario del mulino del paese e di appezzamenti a mezzadria; mia nonna materna proveniva da una famiglia di possidenti terrieri della Barbagia; mio nonno materno era Maresciallo dell'Arma dei Carabinieri e fu eroe delle guerre d'Africa.
Scrivo tutto ciò affinché gli amanti di èlite, classi e divisioni sociali, gente che non stimo quando incontro nella realtà e che purtroppo vedo infestare anche il web, possano incasellarmi nelle loro griglie, tipo: "figlio di genitori laureati provenienti da famiglie della piccola borghesia provinciale".
Dall'estrazione all'istruzione.
Fatto il liceo classico, mi sono iscritto a Ingegneria. Dopo avere dato Analisi Matematica I, Analisi Matematica II, Fisica I, Fisica II, Chimica, Geometria I, Disegno I, Metodi di Osservazione e Misura (con media 24,5/30), a seguito anche di una peculiarissima esperienza (che ho raccontato qui), ho sentito distintamente che quella non era la mia strada. Ho quindi preso la laurea breve (triennale) in Servizio Sociale (massimo dei voti cum laude), sostenuto l'Esame di Stato per esercitare la professione di Assistente Sociale e ottenuto dopo qualche anno la qualifica di Assistente Sociale specialista. Ho preso infine, mentre lavoravo, una seconda laurea (quadriennale) in Scienze Politiche (108/110). Tra Ingegneria, Servizio Sociale, Scienze Politiche ho sostenuto e superato 53 esami universitari, tutti frequentati, salvo due o tre. Per inciso, sogno, quando andrò in pensione, di potermi prendere un'altra laurea in Fisica e soprattutto in Architettura.
A lavorare sul serio ho iniziato a 27 anni. Per il mio profilo professionale rimando al qui linkato curriculum vitae. Lo dedico in primis ai tre o quattro biliosi incrociati su internet nell'ultimo anno, che me lo hanno chiesto in più occasioni, che si divertiranno a trovarci le prove della mia incapacità a controbattere alla pari ai loro "dagli all'untore"... cosa persino comica visto che proprio quello dell'untore è il loro hobby preferito!
Bene, esaurite le formalità, veniamo alla parte più connotativa di questo post.
Dio mi ha dato un dono prezioso: una memoria "random", anarchica e ribelle, che mi restituisce informazioni in modo imprevedibile, più che a comando; rispetto agli standard della nostra società potrebbe essere definita una pessima memoria. Di conseguenza io e il nozionismo siamo a due estremi opposti; ciononostante, giusto per fare un simpatico esempio, sono un ottimo risolutore di parole crociate (da ragazzo ero un fan di Piero Bartezzaghi), giacché spesso mi sovviene la definizione corretta senza saper spiegare perché sia quella né in quale occasione l'abbia appresa. Se qualcuno mi chiede la trama di un libro che ho letto, di un film, che ho visto, raccontarla mi risulta difficile quanto ricordare un sogno fatto prima di svegliarmi (non ricordo quasi mai i sogni che faccio), questo pure se si tratta di libri o film che mi sono piaciuti tantissimo, fino a coinvolgermi e commuovermi. Se mi chiedete cosa ho fatto ieri a quest'ora, devo concentrarmi parecchio per riuscire a ricordarmelo, ma è probabile che non ci riesca. Così ha sempre funzionato la mia memoria.
Come ho fatto in queste condizioni a superare 53 esami universitari? Scorgendo e costruendo collegamenti tra concetti e nozioni da apprendere, una ginnastica mentale di cui chiunque possiede un'ottima memoria non ha bisogno.
Quando ero ragazzo ero sconcertato di essere così, mi sentivo diverso dai miei coetanei, ora lo considero un grande dono: da qualche anno ho capito che se avessi avuto una memoria perfettamente efficiente sarei con tutta probabilità diventato un valido ingegnere, membro del CICAP, oppositore di qualsivoglia fenomeno incontemplabile dalla stretta logica o in contraddizione coi filtri della razionalità. Avrei continuato la strada su cui la mia vita viaggiava, come su binari, fino a circa 22 anni di età, una strada fatta di poca umiltà, molta presunzione, arrogante razionalità oltranzista, ateismo e disconoscimento delle esigenze del nostro Sé, di quella nostra autentica totalità, di cui scorgiamo solo un piccolissimo riflesso e che chi è saggio chiama semplicemente Anima. Invece ho desiderato, un po' per scelta e un po' per forza, d'essere l'opposto di come ero allora, quando cioè ero molto simile a Tia, Mwatt, Shine, Nessuno, per citare alcuni commentatori (bannati e no) di questo blog, o persino a Franchini, Bardi, Ocasapiens, per citare chi sparla spesso e volentieri di me nei loro siti. Ovviamente non sto dicendo che ingegneri, chimici, matematici ecc. non rendano servizio all'umanità, tutt'altro: il mondo ha senz'altro bisogno e fame di persone in grado di progettare edifici, ponti, macchine, materiali, formule, chip, software, metodi, sistemi, teorie; il guaio accade quando queste persone si auto-convincono che avere acquisito tali competenze corrisponda necessariamente ad avere raggiunto una comprensione più completa del mondo, come se artisti, filosofi, mistici non servissero a questo quanto gli scienziati, ma fossero solo un orpello.
Il velo di Maya, che tante culture, tradizioni, religioni, descrivono con termini differenti, eppure in modo sorprendentemente simile, è tanto più denso e impenetrabile quanto più viene analizzato con strumenti meramente razionali. Al punto che chi coltiva esclusivamente le Scienze cosiddette esatte è totalmente inconsapevole che tutto il sapere da esse accumulato in millenni è relativo solo a una piccolissima superficie delle cose e che tale limitazione si estende nell'infinitamente grande quanto nell'infinitamente piccolo, così in alto come in basso, pure se questa verità bussa con sempre più insistenza alle porte della loro idolatrata scienza mainstream (si pensi per esempio a materia ed energia oscure).
Mio padre è diplomato al Liceo scientifico e laureato in Scienze Naturali. Ha lavorato prima come educatore, poi come quadro e dirigente presso un ente soppresso nel 1978, poi alla Regione Umbria dove è stato funzionario del Servizio Beni Ambientali. Grande appassionato di mineralogia e fossili, ferreo razionalista, darwiniano ortodosso, in politica si è "evoluto" -- ahimè -- da democristiano, a socialista, a berlusconiano fino al midollo. Lungo questo percorso è diventato ateo.
Mia madre è diplomata al Liceo classico e laureata in Lettere Antiche. Ha fatto l'insegnante di Italiano, Latino, Storia e Geografia, alla Scuola media per il primo terzo della carriera e al Liceo scientifico per i restanti due terzi. D'impostazione abbastanza razionale, ciononostante di grande cuore, è sempre stata amante del Latino, della letteratura e delle arti sopra ogni altra cosa, così come in politica è sempre stata di sinistra e in religione è sempre stata credente nella dottrina della Chiesa Cattolica.
Per concludere l'excursus, mio nonno paterno era proprietario del mulino del paese e di appezzamenti a mezzadria; mia nonna materna proveniva da una famiglia di possidenti terrieri della Barbagia; mio nonno materno era Maresciallo dell'Arma dei Carabinieri e fu eroe delle guerre d'Africa.
Scrivo tutto ciò affinché gli amanti di èlite, classi e divisioni sociali, gente che non stimo quando incontro nella realtà e che purtroppo vedo infestare anche il web, possano incasellarmi nelle loro griglie, tipo: "figlio di genitori laureati provenienti da famiglie della piccola borghesia provinciale".
Dall'estrazione all'istruzione.
Fatto il liceo classico, mi sono iscritto a Ingegneria. Dopo avere dato Analisi Matematica I, Analisi Matematica II, Fisica I, Fisica II, Chimica, Geometria I, Disegno I, Metodi di Osservazione e Misura (con media 24,5/30), a seguito anche di una peculiarissima esperienza (che ho raccontato qui), ho sentito distintamente che quella non era la mia strada. Ho quindi preso la laurea breve (triennale) in Servizio Sociale (massimo dei voti cum laude), sostenuto l'Esame di Stato per esercitare la professione di Assistente Sociale e ottenuto dopo qualche anno la qualifica di Assistente Sociale specialista. Ho preso infine, mentre lavoravo, una seconda laurea (quadriennale) in Scienze Politiche (108/110). Tra Ingegneria, Servizio Sociale, Scienze Politiche ho sostenuto e superato 53 esami universitari, tutti frequentati, salvo due o tre. Per inciso, sogno, quando andrò in pensione, di potermi prendere un'altra laurea in Fisica e soprattutto in Architettura.
A lavorare sul serio ho iniziato a 27 anni. Per il mio profilo professionale rimando al qui linkato curriculum vitae. Lo dedico in primis ai tre o quattro biliosi incrociati su internet nell'ultimo anno, che me lo hanno chiesto in più occasioni, che si divertiranno a trovarci le prove della mia incapacità a controbattere alla pari ai loro "dagli all'untore"... cosa persino comica visto che proprio quello dell'untore è il loro hobby preferito!
Bene, esaurite le formalità, veniamo alla parte più connotativa di questo post.
Dio mi ha dato un dono prezioso: una memoria "random", anarchica e ribelle, che mi restituisce informazioni in modo imprevedibile, più che a comando; rispetto agli standard della nostra società potrebbe essere definita una pessima memoria. Di conseguenza io e il nozionismo siamo a due estremi opposti; ciononostante, giusto per fare un simpatico esempio, sono un ottimo risolutore di parole crociate (da ragazzo ero un fan di Piero Bartezzaghi), giacché spesso mi sovviene la definizione corretta senza saper spiegare perché sia quella né in quale occasione l'abbia appresa. Se qualcuno mi chiede la trama di un libro che ho letto, di un film, che ho visto, raccontarla mi risulta difficile quanto ricordare un sogno fatto prima di svegliarmi (non ricordo quasi mai i sogni che faccio), questo pure se si tratta di libri o film che mi sono piaciuti tantissimo, fino a coinvolgermi e commuovermi. Se mi chiedete cosa ho fatto ieri a quest'ora, devo concentrarmi parecchio per riuscire a ricordarmelo, ma è probabile che non ci riesca. Così ha sempre funzionato la mia memoria.
Come ho fatto in queste condizioni a superare 53 esami universitari? Scorgendo e costruendo collegamenti tra concetti e nozioni da apprendere, una ginnastica mentale di cui chiunque possiede un'ottima memoria non ha bisogno.
Quando ero ragazzo ero sconcertato di essere così, mi sentivo diverso dai miei coetanei, ora lo considero un grande dono: da qualche anno ho capito che se avessi avuto una memoria perfettamente efficiente sarei con tutta probabilità diventato un valido ingegnere, membro del CICAP, oppositore di qualsivoglia fenomeno incontemplabile dalla stretta logica o in contraddizione coi filtri della razionalità. Avrei continuato la strada su cui la mia vita viaggiava, come su binari, fino a circa 22 anni di età, una strada fatta di poca umiltà, molta presunzione, arrogante razionalità oltranzista, ateismo e disconoscimento delle esigenze del nostro Sé, di quella nostra autentica totalità, di cui scorgiamo solo un piccolissimo riflesso e che chi è saggio chiama semplicemente Anima. Invece ho desiderato, un po' per scelta e un po' per forza, d'essere l'opposto di come ero allora, quando cioè ero molto simile a Tia, Mwatt, Shine, Nessuno, per citare alcuni commentatori (bannati e no) di questo blog, o persino a Franchini, Bardi, Ocasapiens, per citare chi sparla spesso e volentieri di me nei loro siti. Ovviamente non sto dicendo che ingegneri, chimici, matematici ecc. non rendano servizio all'umanità, tutt'altro: il mondo ha senz'altro bisogno e fame di persone in grado di progettare edifici, ponti, macchine, materiali, formule, chip, software, metodi, sistemi, teorie; il guaio accade quando queste persone si auto-convincono che avere acquisito tali competenze corrisponda necessariamente ad avere raggiunto una comprensione più completa del mondo, come se artisti, filosofi, mistici non servissero a questo quanto gli scienziati, ma fossero solo un orpello.
Il velo di Maya, che tante culture, tradizioni, religioni, descrivono con termini differenti, eppure in modo sorprendentemente simile, è tanto più denso e impenetrabile quanto più viene analizzato con strumenti meramente razionali. Al punto che chi coltiva esclusivamente le Scienze cosiddette esatte è totalmente inconsapevole che tutto il sapere da esse accumulato in millenni è relativo solo a una piccolissima superficie delle cose e che tale limitazione si estende nell'infinitamente grande quanto nell'infinitamente piccolo, così in alto come in basso, pure se questa verità bussa con sempre più insistenza alle porte della loro idolatrata scienza mainstream (si pensi per esempio a materia ed energia oscure).
La mia croce è conoscere e avere sperimentato, in tante e tante occasioni, sia la realtà di chi crede solo alle scienze esatte, sia la realtà di chi commette l'errore opposto, affidarsi solo ed esclusivamente all'intuito senza coltivare anche strumenti razionali, quanto mai utili e necessari anch'essi alla nostra evoluzione. Mi trovo dunque al centro di questi due mondi, ne conosco e parlo entrambi i linguaggi, osservo quanto ancora siano troppo poche le persone che camminano insieme a me in questa terra di mezzo rispetto a quelle che camminano o completamente nel mondo laterale della razionalità o nel mondo laterale dell'irrazionalità, entrambi parziali.
E credo sia stata proprio la visione da tale prospettiva centrale ad avermi fatto scoprire quanto livello di istruzione, saggezza e bontà d'animo, non vadano automaticamente a braccetto come credevo una volta, anzi: chi accumula conoscenze tramite lo strumento della mente, se non acquisisce consapevolezza anche per altra via, tenda a utilizzare il suo sapere per difendersi dalle paure e insicurezze insite nella natura umana, contro il suo prossimo. Anche inconsapevolmente.
Per questo ritengo di dover testimoniare con tutte le mie energie l'importanza di questa via centrale, fare il tifo per un premio Nobel come Brian Josephson che prova con estrema onestà intellettuale ad aprire la Scienza anche a fenomenologie per le quali ancora non possediamo veri e propri strumenti di osservazione e misura, idem dicasi per gli scienziati che cercano di portare la conoscenza della Natura oltre i modelli acquisiti e piuttosto che negare a priori l'esistenza di certi fenomeni, come fanno molti loro sciagurati colleghi, lavorano per costruire modelli più avanzati capaci di contemplarli e spiegarli, e mi vengono subito in mente Preparata, Arata, Del Giudice, De Ninno, Montagnier, Hagelstein ecc.
Continuerò a usare il blog per mostrare tutto questo e nel contempo denunciare i tentativi di tapparmi la bocca, tipo l'inaudita campagna denigratoria e mistificatoria che è stata messa in piedi nei giorni scorsi. È una promessa che faccio a chi ha capito come stanno davvero le cose e solidarizza con me, ma soprattutto agli ego ipertrofici a cui invece rompo tanto le scatole. Continuerò con molta serenità, determinazione e tutto l'aiuto che Dio vorrà darmi.
Riguardo la campagna denigratoria in questione, cito un commento scritto ieri sera da Vincenzo da Torino che trovo molto equilibrato e condivido in pieno.
vincenzo da torino ha detto...
Ritengo che occorra fare una chiara distinzione.
Negare l'olocausto degli Ebrei in particolare e pure di altre minoranze è inaccettabile come pure parlare di revisionismo storico al riguardo. Può esser utile un maggior approfondimento storico per stabilire i numeri unicamente per evitare esagerazioni e ad uso della storia, ma la cosa sa di macabro ed offensivo ugualmente. Diverso il discorso del rapporto di Hitler con alcuni capi Ebrei. Qui c'è molto da approfondire. Hitler giustificò la rappresaglia contro gli Ebrei denunciando il " complotto ebreo-sionista" che minava lo stato e la Germania oltre il mondo intero. Ma, come sappiamo, molti ebrei aiutarono Hitler. In Israele scoppiò il caso dei capò ebrei di cui si chiedeva la condanna. Essi si giustificarono con lo stato di necessità per salvare la loro vita. La polemica diventò molto incandescente nei media israeliani. Allora i capò a loro difesa tirarono in ballo i capi Ebrei i quali non denunciarono all'opinione pubblica la realtà dei campi di concentramento, sempre, secondo loro, per evitare che Hitler infierisse sugli stessi Ebrei. I capi Ebrei per giustificarsi tirarono in ballo Pio XII, accusandolo di negligenza, dopo averne lodato, anche a costo della vita, l'impegno per salvare migliaia di ebrei assieme ai vari enti ecclesiastici sollecitati in modo accorato. In realtà Pio XII riferì molto dettagliamente agli americani su quanto era a sua conoscenza. Non fu creduto proprio perchè i capi Ebrei lo negarono! Infatti la scoperta dei campi di concentramento fu in parte una amara scoperta per molti (non tutti!) americani.
Complimenti a Daniele per l'immane sforzo di equilibrio e obbiettività.Grazie !
26 febbraio 2012 23:08
Ai finti moralisti che stanno strumentalizzando - loro sì, e in modo rivoltante - una delle più grandi tragedie di tutti i tempi per attaccarmi sul piano personale, ribadisco, per l'ennesima volta, di segnalarmi una benedetta volta (post, data, ora) i commenti che si ritiene siano da cancellare in quanto palesemente offensivi di un popolo, di una minoranza o di una fede religiosa. Ci sono quasi 50.000 commenti lasciati dentro questo blog, 50.000 aghi dentro un enorme pagliaio! Ne avrò letti la metà, se va bene, leggerli tutti è al di là delle mie possibilità di tempo e d'attenzione; soprattutto per questo (e ricordo che siamo dentro un blog non dentro una testata giornalistica) il box di editing dei commenti riporta "come io sono responsabile di ciò che scrivo nel blog, voi e solo voi siete responsabili, moralmente e legalmente, di quanto scrivete nei commenti". Ciò detto, chi mi ritiene ugualmente responsabile di qualunque cosa sia stata scritta in tali commenti, senza fare nulla di concreto (post, data, ora) per aiutarmi a risolvere il problema, è non solo parte del problema, ma a tutti gli effetti legalmente perseguibile per diffamazione e danni nei miei confronti.
Un'ultima osservazione prima di concludere questo lungo post, tutta la polemica in questione è stata sollevata, dai soliti noti, a mo' di cortina fumogena per distogliere l'attenzione dalla lettera del prof. Francesco Malatesta, mi riferisco in particolare alla versione integrale (questo pdf), rispetto alle cui argomentazioni scientifiche pro Arata e Celani, gli indefessi denigratori italici della fusione fredda sono restati in silenzio. Qualcuno si è limitato a rispondere: "...sembra che tutti e due dovremmo arrivare alle stesse conclusioni. Invece non è successo, certamente perché abbiamo letto libri diversi" (sic!). Si tratta della stessa persona che, riguardo la possibilità del riconoscimento scientifico delle LENR senza se e senza ma, aveva scritto: "Io invece sarei disperato, perché dovrei buttare via tutti i miei libri. Sarebbe come un gioco del domino, dove tutto finisce per cadere, compreso il principio di esclusione di Pauli. Una catastrofe alla quale non saprei far fronte. Chiedo rispetto per gli anziani".
Ho rispetto per gli anziani saggi, che restituiscono al mondo il dono della vita ricevuto nascendo, non per quelli arroccati alle loro certezze scricchiolanti.
E credo sia stata proprio la visione da tale prospettiva centrale ad avermi fatto scoprire quanto livello di istruzione, saggezza e bontà d'animo, non vadano automaticamente a braccetto come credevo una volta, anzi: chi accumula conoscenze tramite lo strumento della mente, se non acquisisce consapevolezza anche per altra via, tenda a utilizzare il suo sapere per difendersi dalle paure e insicurezze insite nella natura umana, contro il suo prossimo. Anche inconsapevolmente.
Per questo ritengo di dover testimoniare con tutte le mie energie l'importanza di questa via centrale, fare il tifo per un premio Nobel come Brian Josephson che prova con estrema onestà intellettuale ad aprire la Scienza anche a fenomenologie per le quali ancora non possediamo veri e propri strumenti di osservazione e misura, idem dicasi per gli scienziati che cercano di portare la conoscenza della Natura oltre i modelli acquisiti e piuttosto che negare a priori l'esistenza di certi fenomeni, come fanno molti loro sciagurati colleghi, lavorano per costruire modelli più avanzati capaci di contemplarli e spiegarli, e mi vengono subito in mente Preparata, Arata, Del Giudice, De Ninno, Montagnier, Hagelstein ecc.
Continuerò a usare il blog per mostrare tutto questo e nel contempo denunciare i tentativi di tapparmi la bocca, tipo l'inaudita campagna denigratoria e mistificatoria che è stata messa in piedi nei giorni scorsi. È una promessa che faccio a chi ha capito come stanno davvero le cose e solidarizza con me, ma soprattutto agli ego ipertrofici a cui invece rompo tanto le scatole. Continuerò con molta serenità, determinazione e tutto l'aiuto che Dio vorrà darmi.
Riguardo la campagna denigratoria in questione, cito un commento scritto ieri sera da Vincenzo da Torino che trovo molto equilibrato e condivido in pieno.
vincenzo da torino ha detto...
Ritengo che occorra fare una chiara distinzione.
Negare l'olocausto degli Ebrei in particolare e pure di altre minoranze è inaccettabile come pure parlare di revisionismo storico al riguardo. Può esser utile un maggior approfondimento storico per stabilire i numeri unicamente per evitare esagerazioni e ad uso della storia, ma la cosa sa di macabro ed offensivo ugualmente. Diverso il discorso del rapporto di Hitler con alcuni capi Ebrei. Qui c'è molto da approfondire. Hitler giustificò la rappresaglia contro gli Ebrei denunciando il " complotto ebreo-sionista" che minava lo stato e la Germania oltre il mondo intero. Ma, come sappiamo, molti ebrei aiutarono Hitler. In Israele scoppiò il caso dei capò ebrei di cui si chiedeva la condanna. Essi si giustificarono con lo stato di necessità per salvare la loro vita. La polemica diventò molto incandescente nei media israeliani. Allora i capò a loro difesa tirarono in ballo i capi Ebrei i quali non denunciarono all'opinione pubblica la realtà dei campi di concentramento, sempre, secondo loro, per evitare che Hitler infierisse sugli stessi Ebrei. I capi Ebrei per giustificarsi tirarono in ballo Pio XII, accusandolo di negligenza, dopo averne lodato, anche a costo della vita, l'impegno per salvare migliaia di ebrei assieme ai vari enti ecclesiastici sollecitati in modo accorato. In realtà Pio XII riferì molto dettagliamente agli americani su quanto era a sua conoscenza. Non fu creduto proprio perchè i capi Ebrei lo negarono! Infatti la scoperta dei campi di concentramento fu in parte una amara scoperta per molti (non tutti!) americani.
Complimenti a Daniele per l'immane sforzo di equilibrio e obbiettività.Grazie !
26 febbraio 2012 23:08
Ai finti moralisti che stanno strumentalizzando - loro sì, e in modo rivoltante - una delle più grandi tragedie di tutti i tempi per attaccarmi sul piano personale, ribadisco, per l'ennesima volta, di segnalarmi una benedetta volta (post, data, ora) i commenti che si ritiene siano da cancellare in quanto palesemente offensivi di un popolo, di una minoranza o di una fede religiosa. Ci sono quasi 50.000 commenti lasciati dentro questo blog, 50.000 aghi dentro un enorme pagliaio! Ne avrò letti la metà, se va bene, leggerli tutti è al di là delle mie possibilità di tempo e d'attenzione; soprattutto per questo (e ricordo che siamo dentro un blog non dentro una testata giornalistica) il box di editing dei commenti riporta "come io sono responsabile di ciò che scrivo nel blog, voi e solo voi siete responsabili, moralmente e legalmente, di quanto scrivete nei commenti". Ciò detto, chi mi ritiene ugualmente responsabile di qualunque cosa sia stata scritta in tali commenti, senza fare nulla di concreto (post, data, ora) per aiutarmi a risolvere il problema, è non solo parte del problema, ma a tutti gli effetti legalmente perseguibile per diffamazione e danni nei miei confronti.
Un'ultima osservazione prima di concludere questo lungo post, tutta la polemica in questione è stata sollevata, dai soliti noti, a mo' di cortina fumogena per distogliere l'attenzione dalla lettera del prof. Francesco Malatesta, mi riferisco in particolare alla versione integrale (questo pdf), rispetto alle cui argomentazioni scientifiche pro Arata e Celani, gli indefessi denigratori italici della fusione fredda sono restati in silenzio. Qualcuno si è limitato a rispondere: "...sembra che tutti e due dovremmo arrivare alle stesse conclusioni. Invece non è successo, certamente perché abbiamo letto libri diversi" (sic!). Si tratta della stessa persona che, riguardo la possibilità del riconoscimento scientifico delle LENR senza se e senza ma, aveva scritto: "Io invece sarei disperato, perché dovrei buttare via tutti i miei libri. Sarebbe come un gioco del domino, dove tutto finisce per cadere, compreso il principio di esclusione di Pauli. Una catastrofe alla quale non saprei far fronte. Chiedo rispetto per gli anziani".
Ho rispetto per gli anziani saggi, che restituiscono al mondo il dono della vita ricevuto nascendo, non per quelli arroccati alle loro certezze scricchiolanti.












