Siamo appassionati d’Amore, onestà, spiritualità, arte, poesia, politica, democrazia, sostenibilità, tecnologia, green-energy, medicina naturale, cambi di paradigma, rivoluzioni scientifiche e “tante cose infinite, ancor non nominate”. Siamo uno specchio capovolto della realtà: fuori c’è il patriarcato e guerre, prevaricazioni e disuguaglianza sociale; qui c’è una "società gilanica". Fuori c’è l’economia del petrolio, qui siamo pro mobilità elettrica, fotovoltaico, sistemi d'accumulo ecc.

>>>> CERCHI LIBRI SUL BENESSERE DEL CORPO, DELLA MENTE E DELLO SPIRITO?

BACHECA DEL BLOG

22passi è un blog non una rivista on line, pertanto la responsabilità di quanto scritto in post e commenti dovrebbe appartenere solo ai rispettivi autori. In ogni caso (cfr. Sentenza Corte di Cassazione n. 54946 del 27 dicembre 2016), le persone fisiche o giuridiche che si reputassero diffamate da determinati contenuti, possono chiederne la rimozione contattando via email l'amministratore del blog (vd. sezione "Contatti") e indicandone le "coordinate" (per es. link, autore, data e ora della messa on line).
Visualizzazione post con etichetta scaffale dei ricordi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scaffale dei ricordi. Mostra tutti i post

lunedì 27 febbraio 2012

Guardiamoci negli occhi

33 : commenti
Nei sessantadue mesi di vita di 22 passi d'amore e dintorni, non mi hai mai nemmeno sfiorato l'idea di scrivere un post come il presente, ma alla luce degli attacchi sconsiderati e vergognosi degli ultimi giorni, che qualificano definitivamente la particolarissima etica dei loro autori, completo l'opera d'apposizione di puntini sulle i iniziata ieri, dopodiché mi resterà solo di avviare azioni più drastiche.


Per sviluppare quanto voglio spiegare devo prenderla ab ovo.

Sono nato il 10 luglio 1965 a L'Aquila, alle ore 8 del mattino, da padre umbro e madre sarda. Dopo avere abitato dal 1967 al 1973 a Bologna, vivo dal 1973 a Perugia.


Mio padre è diplomato al Liceo scientifico e laureato in Scienze Naturali. Ha lavorato prima come educatore, poi come quadro e dirigente presso un ente soppresso nel 1978, poi alla Regione Umbria dove è stato funzionario del Servizio Beni Ambientali. Grande appassionato di mineralogia e fossili, ferreo razionalista, darwiniano ortodosso, in politica si è "evoluto" -- ahimè -- da democristiano, a socialista, a berlusconiano fino al midollo. Lungo questo percorso è diventato ateo.


Mia madre è diplomata al Liceo classico e laureata in Lettere Antiche. Ha fatto l'insegnante di Italiano, Latino, Storia e Geografia, alla Scuola media per il primo terzo della carriera e al Liceo scientifico per i restanti due terzi. D'impostazione abbastanza razionale, ciononostante di grande cuore, è sempre stata amante del Latino, della letteratura e delle arti sopra ogni altra cosa, così come in politica è sempre stata di sinistra e in religione è sempre stata credente nella dottrina della Chiesa Cattolica.


Per concludere l'excursus, mio nonno paterno era proprietario del mulino del paese e di appezzamenti a mezzadria; mia nonna materna proveniva da una famiglia di possidenti terrieri della Barbagia; mio nonno materno era Maresciallo dell'Arma dei Carabinieri e fu eroe delle guerre d'Africa.


Scrivo tutto ciò affinché gli amanti di èlite, classi e divisioni sociali, gente che non stimo quando incontro nella realtà e che purtroppo vedo infestare anche il web, possano incasellarmi nelle loro griglie, tipo: "figlio di genitori laureati provenienti da famiglie della piccola borghesia provinciale". 


Dall'estrazione all'istruzione.


Fatto il liceo classico, mi sono iscritto a Ingegneria. Dopo avere dato Analisi Matematica I, Analisi Matematica II, Fisica I, Fisica II, Chimica, Geometria I, Disegno I, Metodi di Osservazione e Misura (con media 24,5/30), a seguito anche di una peculiarissima esperienza (che ho raccontato qui), ho sentito distintamente che quella non era la mia strada. Ho quindi preso la laurea breve (triennale) in Servizio Sociale (massimo dei voti cum laude), sostenuto l'Esame di Stato per esercitare la professione di Assistente Sociale e ottenuto dopo qualche anno la qualifica di Assistente Sociale specialista. Ho preso infine, mentre lavoravo, una seconda laurea (quadriennale) in Scienze Politiche (108/110). Tra Ingegneria, Servizio Sociale, Scienze Politiche ho sostenuto e superato 53 esami universitari, tutti frequentati, salvo due o tre. Per inciso, sogno, quando andrò in pensione, di potermi prendere un'altra laurea in Fisica e soprattutto in Architettura.


A lavorare sul serio ho iniziato a 27 anni. Per il mio profilo professionale rimando al qui linkato curriculum vitae. Lo dedico in primis ai tre o quattro biliosi incrociati su internet nell'ultimo anno, che me lo hanno chiesto in più occasioni, che si divertiranno a trovarci le prove della mia incapacità a controbattere alla pari ai loro "dagli all'untore"... cosa persino comica visto che proprio quello dell'untore è il loro hobby preferito!


Bene, esaurite le formalità, veniamo alla parte più connotativa di questo post.


Dio mi ha dato un dono prezioso: una memoria "random", anarchica e ribelle, che mi restituisce informazioni in modo imprevedibile, più che a comando; rispetto agli standard della nostra società potrebbe essere definita una pessima memoria. Di conseguenza io e il nozionismo siamo a due estremi opposti; ciononostante, giusto per fare un simpatico esempio, sono un ottimo risolutore di parole crociate (da ragazzo ero un fan di Piero Bartezzaghi), giacché spesso mi sovviene la definizione corretta senza saper spiegare perché sia quella né in quale occasione l'abbia appresa. Se qualcuno mi chiede la trama di un libro che ho letto, di un film, che ho visto, raccontarla mi risulta difficile quanto ricordare un sogno fatto prima di svegliarmi (non ricordo quasi mai i sogni che faccio), questo pure se si tratta di libri o film che mi sono piaciuti tantissimo, fino a coinvolgermi e commuovermi. Se mi chiedete cosa ho fatto ieri a quest'ora, devo concentrarmi parecchio per riuscire a ricordarmelo, ma è probabile che non ci riesca. Così ha sempre funzionato la mia memoria. 


Come ho fatto in queste condizioni a superare 53 esami universitari? Scorgendo e costruendo collegamenti tra concetti e nozioni da apprendere, una ginnastica mentale di cui chiunque possiede un'ottima memoria non ha bisogno. 


Quando ero ragazzo ero sconcertato di essere così, mi sentivo diverso dai miei coetanei, ora lo considero un grande dono: da qualche anno ho capito che se avessi avuto una memoria perfettamente efficiente sarei con tutta probabilità diventato un valido ingegnere, membro del CICAP, oppositore di qualsivoglia fenomeno incontemplabile dalla stretta logica o in contraddizione coi filtri della razionalità. Avrei continuato la strada su cui la mia vita viaggiava, come su binari, fino a circa 22 anni di età, una strada fatta di poca umiltà, molta presunzione, arrogante razionalità oltranzista, ateismo e disconoscimento delle esigenze del nostro Sé, di quella nostra autentica totalità, di cui scorgiamo solo un piccolissimo riflesso e che chi è saggio chiama semplicemente Anima. Invece ho desiderato, un po' per scelta e un po' per forza, d'essere l'opposto di come ero allora, quando cioè ero molto simile a Tia, Mwatt, Shine, Nessuno, per citare alcuni commentatori (bannati e no) di questo blog, o persino a Franchini, Bardi, Ocasapiens, per citare chi sparla spesso e volentieri di me nei loro siti. Ovviamente non sto dicendo che ingegneri, chimici, matematici ecc. non rendano servizio all'umanità, tutt'altro: il mondo ha senz'altro bisogno e fame di persone in grado di progettare edifici, ponti, macchine, materiali, formule, chip, software, metodi, sistemi, teorie; il guaio accade quando queste persone si auto-convincono che avere acquisito tali competenze corrisponda necessariamente ad avere raggiunto una comprensione più completa del mondo, come se artisti, filosofi, mistici non servissero a questo quanto gli scienziati, ma fossero solo un orpello.


Il velo di Maya, che tante culture, tradizioni, religioni, descrivono con termini differenti, eppure in modo sorprendentemente simile, è tanto più denso e impenetrabile quanto più viene analizzato con strumenti meramente razionali. Al punto che chi coltiva esclusivamente le Scienze cosiddette esatte è totalmente inconsapevole che tutto il sapere da esse accumulato in millenni è relativo solo a una piccolissima superficie delle cose e che tale limitazione si estende nell'infinitamente grande quanto nell'infinitamente piccolo, così in alto come in basso, pure se questa verità bussa con sempre più insistenza alle porte della loro idolatrata scienza mainstream (si pensi per esempio a materia ed energia oscure).

La mia croce è conoscere e avere sperimentato, in tante e tante occasioni, sia la realtà di chi crede solo alle scienze esatte, sia la realtà di chi commette l'errore opposto, affidarsi solo ed esclusivamente all'intuito senza coltivare anche strumenti razionali, quanto mai utili e necessari anch'essi alla nostra evoluzione. Mi trovo dunque al centro di questi due mondi, ne conosco e parlo entrambi i linguaggi, osservo quanto ancora siano troppo poche le persone che camminano insieme a me in questa terra di mezzo rispetto a quelle che camminano o completamente nel mondo laterale della razionalità o nel mondo laterale dell'irrazionalità, entrambi parziali.


E credo sia stata proprio la visione da tale prospettiva centrale ad avermi fatto scoprire quanto livello di istruzione, saggezza e bontà d'animo, non vadano automaticamente a braccetto come credevo una volta, anzi: chi accumula conoscenze tramite lo strumento della mente, se non acquisisce consapevolezza anche per altra via, tenda a utilizzare il suo sapere per difendersi dalle paure e insicurezze insite nella natura umana, contro il suo prossimo. Anche inconsapevolmente.


Per questo ritengo di dover testimoniare con tutte le mie energie l'importanza di questa via centrale, fare il tifo per un premio Nobel come Brian Josephson che prova con estrema onestà intellettuale ad aprire la Scienza anche a fenomenologie per le quali ancora non possediamo  veri e propri strumenti di osservazione e misura, idem dicasi per gli scienziati che cercano di portare la conoscenza della Natura oltre i modelli acquisiti e piuttosto che negare a priori l'esistenza di certi fenomeni, come fanno molti loro sciagurati colleghi, lavorano per costruire modelli più avanzati capaci di contemplarli e spiegarli, e mi vengono subito in mente Preparata, Arata, Del Giudice, De Ninno, Montagnier, Hagelstein ecc.


Continuerò a usare il blog per mostrare tutto questo e nel contempo denunciare i tentativi di tapparmi la bocca, tipo l'inaudita campagna denigratoria e mistificatoria che è stata messa in piedi nei giorni scorsi. È una promessa che faccio a chi ha capito come stanno davvero le cose e solidarizza con me, ma soprattutto agli ego ipertrofici a cui invece rompo tanto le scatole. Continuerò con molta serenità, determinazione e tutto l'aiuto che Dio vorrà darmi.


Riguardo la campagna denigratoria in questione, cito un commento scritto ieri sera da Vincenzo da Torino che trovo molto equilibrato e condivido in pieno. 


vincenzo da torino ha detto...


Ritengo che occorra fare una chiara distinzione.


Negare l'olocausto degli Ebrei in particolare e pure di altre minoranze è inaccettabile come pure parlare di revisionismo storico al riguardo. Può esser utile un maggior approfondimento storico per stabilire i numeri unicamente per evitare esagerazioni e ad uso della storia, ma la cosa sa di macabro ed offensivo ugualmente. Diverso il discorso del rapporto di Hitler con alcuni capi Ebrei. Qui c'è molto da approfondire. Hitler giustificò la rappresaglia contro gli Ebrei denunciando il " complotto ebreo-sionista" che minava lo stato e la Germania oltre il mondo intero. Ma, come sappiamo, molti ebrei aiutarono Hitler. In Israele scoppiò il caso dei capò ebrei di cui si chiedeva la condanna. Essi si giustificarono con lo stato di necessità per salvare la loro vita. La polemica diventò molto incandescente nei media israeliani. Allora i capò a loro difesa tirarono in ballo i capi Ebrei i quali non denunciarono all'opinione pubblica la realtà dei campi di concentramento, sempre, secondo loro, per evitare che Hitler infierisse sugli stessi Ebrei. I capi Ebrei per giustificarsi tirarono in ballo Pio XII, accusandolo di negligenza, dopo averne lodato, anche a costo della vita, l'impegno per salvare migliaia di ebrei assieme ai vari enti ecclesiastici sollecitati in modo accorato. In realtà Pio XII riferì molto dettagliamente agli americani su quanto era a sua conoscenza. Non fu creduto proprio perchè i capi Ebrei lo negarono! Infatti la scoperta dei campi di concentramento fu in parte una amara scoperta per molti (non tutti!) americani.


Complimenti a Daniele per l'immane sforzo di equilibrio e obbiettività.Grazie !


26 febbraio 2012 23:08



Ai finti moralisti che stanno strumentalizzando - loro sì, e in modo rivoltante - una delle più grandi tragedie di tutti i tempi per attaccarmi sul piano personale, ribadisco, per l'ennesima volta, di segnalarmi una benedetta volta (post, data, ora) i commenti che si ritiene siano da cancellare in quanto palesemente offensivi di un popolo, di una minoranza o di una fede religiosa. Ci sono quasi 50.000 commenti lasciati dentro questo blog, 50.000 aghi dentro un enorme pagliaio! Ne avrò letti la metà, se va bene, leggerli tutti è al di là delle mie possibilità di tempo e d'attenzione; soprattutto per questo (e ricordo che siamo dentro un blog non dentro una testata giornalistica) il box di editing dei commenti riporta "come io sono responsabile di ciò che scrivo nel blog, voi e solo voi siete responsabili, moralmente e legalmente, di quanto scrivete nei commenti". Ciò detto, chi mi ritiene ugualmente responsabile di qualunque cosa sia stata scritta in tali commenti, senza fare nulla di concreto (post, data, ora) per aiutarmi a risolvere il problema, è non solo parte del problema, ma a tutti gli effetti legalmente perseguibile per diffamazione e danni nei miei confronti.


Un'ultima osservazione prima di concludere questo lungo post, tutta la polemica in questione è stata sollevata, dai soliti noti, a mo' di cortina fumogena per distogliere l'attenzione dalla lettera del prof. Francesco Malatesta, mi riferisco in particolare alla versione integrale (questo pdf), rispetto alle cui argomentazioni scientifiche pro Arata e Celani, gli indefessi denigratori italici della fusione fredda sono restati in silenzio. Qualcuno si è limitato a rispondere: "...sembra che tutti e due dovremmo arrivare alle stesse conclusioni. Invece non è successo, certamente perché abbiamo letto libri diversi" (sic!). Si tratta della stessa persona che, riguardo la possibilità del riconoscimento scientifico delle LENR senza se e senza ma, aveva scritto: "Io invece sarei disperato, perché dovrei buttare via tutti i miei libri. Sarebbe come un gioco del domino, dove tutto finisce per cadere, compreso il principio di esclusione di Pauli. Una catastrofe alla quale non saprei far fronte. Chiedo rispetto per gli anziani".


Ho rispetto per gli anziani saggi, che restituiscono al mondo il dono della vita ricevuto nascendo, non per quelli arroccati alle loro certezze scricchiolanti.

lunedì 20 febbraio 2012

Ciao Nonna 'Tonietta

5 : commenti
Cliccare sull'immagine per leggere l'articolo
Il 20 febbraio del 2006 accompagnai a Cagliari mia madre e mia figlia a festeggiare i 100 anni di mia nonna Antonietta Contu, insieme a centinaia di parenti. Dio la riprese con sé un anno e mezzo dopo.

Sono passati 6 anni e mi sembra ieri.

mercoledì 5 ottobre 2011

22 anni fa e passa...

8 : commenti

22 anni fa: il mio libretto universitario d'ingegneria...
Col consenso della controparte, pubblico uno scambio di email di qualche settimana fa, con no dei lettori del blog, che mi ha davvero fatto assai piacere e pure riportato alla mente qualche bel ricordo.

Il testo della mail inviatami è in verde, mentre le mie risposte, intercalate al testo pervenuto, sono in azzurro.

***

Solo un incoraggiamento
… A cui non deve necessariamente rispondere.
E perché non dovrei? :)
È un piacere e dammi pure del tu.

Buonasera Daniele,
Mi sembra che la situazione dell’E-cat dopo i recenti sviluppi la stia impegnando oltremodo.
Mi impegnava molto più questa primavera. Ora ho molto meno tempo ed energie da dedicarci… più che altro sto "abbandonando" i commenti del blog… già faccio fatica a star dietro alle email gentili ed educate… ai commenti non voglio più dedicare l'attenzione e la pazienza di una volta, anche perché ormai sono troppi per poterli seguire tutti.

Probabilmente non ce n’è bisogno, ma volevo incoraggiarla a continuare in questa preziosa opera di informazione.
Ce n'è, ce n'è bisogno! :))

Se dovessimo contare solo sui “mainstream media” non sapremmo nulla di questa interessantissima storia. E se posso darle un consiglio, non si curi del clima teso e polemico, o degli apparenti voltafaccia di chi scrive nel suo blog: mi sono fatto l’idea che ben pochi italiani sappiano scrivere (e non mi ritengo tra questi, sia chiaro), e che spesso le e-mail o i messaggi nei blog siano carichi di significati non voluti.
Sì è così, sto cercando proprio di curarmene sempre meno.

Se mai dovesse trovare il tempo e la voglia di rispondermi, posso chiederle di togliermi una curiosità? Giuseppe Levi è per caso parente del professor Levi insegnante di Fisica II al biennio di Ingegneria di Perugia nel 1982? Lo ricordo con grande stima non solo per il 30 e lode che mi diede/dette, ma perché mi ha veramente insegnato molto. Sarebbe un’altra coincidenza che mi lega in qualche modo a questa storia, e una bella simmetria con il caso di mia moglie che alla Facoltà di Matematica di Bologna ha avuto il professor Focardi come insegnante di Fisica.
Certo che è figlio di Franco Achille Levi, e di chi se no!!!
E pure io detti Fisica II con lui, ma 5 anni dopo di te…
se ti ricordi un po' che tipo era il Prof. Levi, capisci perché ho fiducia piena in suo figlio?! :)

Non credo che scriverò mai nel suo blog, sono troppo riservato per farlo, ma continuerò sicuramente a seguirla. Con spirito critico certamente, ma con un forte ottimismo di fondo.
Grazie 1000

Cordiali Saluti
Daniele
[mail firmata]

P.S. Se hai un profilo su fb chiedimi l'amicizia

Mi è sembra giusto accompagnare a questo post la foto del mio libretto di ingegneria, "congelato" al momento di quando abbandonai quel "percorso" per dirottarmi verso il conseguimento di una laurea breve triennale in Servizio Sociale (conseguita con massimo dei voti e lode) e poi di una laurea piena (quadriennale) in Scienze Politiche (con 108/110). Ci misi un bel po' per capire che Ingegneria non era la strada che volevo percorrere nella vita, avevo comunque la media del 24,4… non disprezzabile.

mercoledì 2 marzo 2011

...allora sì che m'arrabbio!

4 : commenti
Non molti giorni fa mi è tornato in mente un episodio successo 5 anni fa o giù di lì. Partecipavo a un week end di meditazione, secondo le regole di Osho. Per inciso, trovo che Osho abbia scritto libri molto ispirati, ma se penso alle persone che ho conosciuto legate a quel percorso spirituale, non mi sembra che i semi che ha lasciato dietro a sé siano sempre ben germogliati. Chiuso l'inciso, eravamo in un grande salone di un agriturismo sui monti a est del Subasio, tra Assisi e Valfabbrica, e quel pomeriggio facevamo quella che nelle scuole di Osho chiamano "meditazione dinamica", se non erro. C'era una fase in cui i partecipanti al gruppo dovevano lasciarsi andare a sentimenti di amore e fratellanza e allora giù sorrisi, abbracci et cetera, ma ahimè niente bunga bunga... tutti comunisti insomma! E c'era una fase in cui, all'opposto, dovevamo lasciarci andare a sentimenti aggressivi, tirando fuori la rabbia che avevamo dentro, salvo passare ai fatti ovviamente. Ed ecco che uno mi punta, viene verso me e con tutta la rabbia che aveva in corpo (tanta!!!) inizia a urlarmi addosso, a insultarmi pesantemente, a dirmene davvero di tutti i colori. Be' la cosa mi sembrava talmente forzata che sono scoppiato a ridere e di brutto: non riuscivo proprio a entrare in risonanza con la rabbia di quella persona. Però ci ho provato, mi sono calato nel ruolo e ho iniziato a urlare e insultarlo anche io... e sono scoppiato a ridere quasi subito, di nuovo. E quello, se forse prima si era dovuto sforzare (devo dire che gli veniva molto naturale), a questo punto si è incazzato ancora di più: mi ha guardato con gli occhi iniettati di sangue e mi ha gridato a due centimetri dal naso "sei finto, sei finto, tu sei finto, capito? sei finto!". Be' io non mi sentivo e non mi sento per niente finto: io sono così. Sorrido tutte le volte che vedo qualche automobilista perdere le staffe in mezzo al traffico, per esempio.

Ma quando mia figlia non fa i compiti per scuola... allora sì che m'arrabbio!

lunedì 14 febbraio 2011

Non vale!

11 : commenti
Già, oggi è San Valentino...

Sabato scorso ho accompagnato due amiche, C. e M., a vedere Femmine contro maschi, un film che mi ha fatto ridere poco, ma soprattutto mi ha innervosito perché ruotava - molto banalmente - attorno agli stereotipi sui maschi più triti e caricaturali che ci siano. Per inciso, la più brutta parte che ho mai visto recitare alla Littizzetto.

Alla fine del film C. e M. si sono messe a parlare delle loro ultime disavventure sentimentali, e io zitto che non avevo per nulla voglia di parlare della mia, ed ero pure afono per il mal di gola. Alla fine M. insisteva e insisteva e insisteva a tirarmi dentro "e dai racconta, ci pensi ancora ad A... oppure c'è qualcun'altra? E dai racconta...". Voleva sdrammatizzare e farmi ridere, perché sa che con me di solito funziona. Ma questa volta no, anzi, sono scoppiato! E con la poca e roca voce che avevo...

Senti, io so solo che non sono come gli uomini di quel film, ma so che, esattamente come in quel film, alla fine voi donne che fate? scegliete sempre quelli più stronzi! 
E so solo che quando mia moglie mi lasciò per un altro, ho reagito, sì ho reagito, e dopo un mese stavo già con L.
E quando dopo un anno ho capito che con L. non poteva funzionare l'ho lasciata per mettermi con N.
E quando ho capito che non c'era verso che N. s'innamorasse di me, per farmene ragione e dimenticarla in fretta mi sono buttato in quattro avventure di fila, una dopo l'altra...
Finché è arrivata L. e sai benissimo com'è finita, dopo 5 anni... perché era già sposata e non poteva che finire così!
E poi si è innamorata di me G. ma io no.
E poi questa estate ho incontrato A. e so benissimo che devo smettere di pensarci, perché me l'ha detto in tutti i modi che a lei è durata tre settimane ed è finita lì... ma io so solo che sono 8 mesi che a parte lei non riesco a desiderare o voler frequentare nessun'altra donna... e so solo che questo non mi era mai successo... e che ora comincio davvero a preoccuparmi...  e che non farò mai più l'errore di innamorarmi di una che ha venti anni meno di me... e ora lasciatemi in pace per favore!

Ho voltato le spalle a M. e C., sono salito in auto, ho pianto per qualche minuto. Poi M. si è scusata con me e io mi sono scusato con lei. Oggi a ripensarci ridevo.

Buon San Valentino.

lunedì 24 gennaio 2011

Caldaietta a sudore freddo!

2 : commenti
"A proposito" di reattori a fusione fredda, al momento uno degli argomenti più caldi di questo blog, mi è tornata in mente la procedura di accensione della caldaia domestica dei miei vicini di casa, quasi altrettanto complicata... non ci credete? Questo è il testo della mail che mi mandarono a novembre, prima di rientrare a casa da una assenza prolungata. Anche se abbiamo poche occasioni di vederci, mi sono molto affezionato a loro e gli do volentieri una mano ogni volta che posso.

Visto che mi dicono che lì fa già freddino, domani potresti provare ad accendere i termosifoni? È un pochino complicato, ma se ti spiego tutti i passaggi potresti riuscirci.
Prima di tutto bisogna andare fuori ad aprire il rubinetto dell'acqua, poi attaccare la corrente che sta sulle nostre scale interne.
Poi bisogna girare il rubinetto per aprire il gas (mi pare sia giallo) che si trova sul muro sotto la caldaia e accendere la caldaia stessa mettendola su inverno (è un pulsante che si trova sul davanti), non mi ricordo se poi c'è pure un altro pulsante sul muro a destra per attaccarlo alla corrente, forse mi sbaglio.
In seguito va girato il pomello sotto la caldaia per far salire il livello dell'acqua; va tenuto aperto fino a che non raggiunge il livello giusto (impiegherà un minuto circa) e poi va chiuso bene, sennò sale troppo il livello ed esplode!
A questo punto manca solo regolare la temperatura; in salotto accanto alla porta che da sul corridoio c'è il timer. Sul lato sinistro mi pare ci siano i comandi; va messo su on, regolazione manuale e con il + o il - si mette alla temperatura desiderata. Vanno bene 18 gradi.
Se riesci bene, sennò pazienza!!

Una procedura degna di un count down stile NASA, nevvero? :-)

Il bello è che, a fronte di altre precisazioni più che superflue, quel semplice "accendere la caldaia" avrebbe invece richiesto una nota esplicativa tipo "non preoccuparti se pigiando il pulsante dell'accensione non senti nessun rumore, tu continua a tenerlo pigiato, abbi fede e vedrai che dopo un paio di minuti partirà la fiamma pilota". Alla fine, dopo un po' di tentativi e ragionamenti per esclusione, riuscii a farla partire, ma stavo veramente sudando freddo: non essere capace di accendere una caldaietta sarebbe stato uno smacco(*) insostenibile!

(*) Considerato che, più di 20 anni fa, superai 8 esami d'Ingegneria e nemmeno troppo male (24/30 di media).

lunedì 10 gennaio 2011

Rovinarsi crescendo day

11 : commenti
Seppure in ritardo aderisco con piacere all'iniziativa proposta per il 9 gennaio da bimboverde, a cui ho fatto caso solo ora. Eccomi qui accanto in villeggiatura coi miei a Cervia, poco dopo avere festeggiato il quarto compleanno, giusto nei giorni in cui l'uomo metteva per la prima volta piede sulla Luna!

domenica 5 settembre 2010

Come le costellazioni

4 : commenti
Cassiopea, Cigno, Lira, Serpente, Delfino, Aquila, Orsa Maggiore e Minore, Orione e tantissime altre. Verso i 20 anni passai un'estate a impararmi tutte le costellazioni boreali e i nomi delle principali stelle che gli antichi per primi avevano unito fra loro a formare tutti quei disegni. Poi la notte che fissando la sfera stellata non sentii più il solito brivido di meraviglia nel cuore, ma vidi una mappa di nomi, linee, numeri e bandierine di conquista, mi prese un colpo. Allora decisi che avrei dimenticato quanto avevo imparato, pur di riguardare ancora il cielo con gli occhi vergini e pieni di stupore di un bambino. Grazie a Dio ho dimenticato parecchie di quelle nozioni di astronomia da allora e, anche se non ho ovviamente riacquistato l'innocenza di un bimbo, ho almeno ritrovato tra le stelle un po' di quella poesia che avevo perso.
Come mi è venuto in mente questo ricordo? Be', si sa che le costellazioni sono solo una costruzione della fantasia umana: gli astri che le compongono sembrano vicini soltanto perché proiettati sulla (immaginaria) superficie concava della (virtuale) volta celeste, mentre in realtà appartengono a regioni dell'universo accomunate dal solo fatto di ricadere nel medesimo angolo di osservazione terrestre. Allo stesso modo oggi ho ricordato che le persone che si conoscono, anche se il destino le porta lontane lontane, possono restare collegate fra loro da fili invisibili ed essere sempre vicine vicine, proprio come le costellazioni. Da un certo punto di vista. E non parlo di connettersi con skype e wi-fi, ma col cuore! :-)

martedì 20 luglio 2010

L'incontro con Dio

3 : commenti
Ogni vita ha uno o più episodi centrali, verso cui le sue trame in divenire convergono e donde di nuovo diramano in inaspettate direzioni. Il punto centrale della sua vita si materializzò intorno ai vent'anni anni, se ricordo bene 22; una data ahimè imprecisata, ché egli non fu lucido da capire che di lì a qualche anno avrebbe rimpianto non averla annotata in memoria. Era uno studente fuoricorso del biennio d'Ingegneria, una media discreta (24,5 trentesimi) incastonata in una costanza mediocre (solo 8 esami registrati sul libretto), amante della razionalità a livello quasi patologico, nonché spirito ateo e scettico, seppure inguaribilmente idealista e romantico.

Quella mattina si trovava solo in casa, a scorrere gli appunti delle lezioni. Ripeteva e camminava in lungo e largo nell'appartamento dove viveva con la madre: 130 metri quadri al settimo piano di uno di quei condomini considerati allora di media borghesia. Quand'ecco, affacciatosi nel salone pavimentato di marmo bianco traslucido, venne come colpito e incuriosito da un riflesso di luce solare, che entrava dalla finestra della veranda e riverberava sul pavimento. Si avvicinò per vedere meglio cosa avesse di speciale quel luccichio. Pochi passi e di colpo si ritrovò sommerso, travolto, da un'onda inconcepibile di... pura liquida felicità! Le gambe cedettero e si trovò per terra inginocchiato senza capacitarsi del perché e del per cosa. Nessuna spiegazione razionale. Per la prima volta viveva uno di quei momenti di totale apertura in cui il cuore istantaneamente si estroflette e protende su tutto l'universo. Fu pure l'unica volta che egli ebbe percezione di una intensità emotiva così incontenibile e immotivata.

Sorrideva e rideva di gioia, il corpo e la mente fusi in un'unica divina sensazione di pienezza, mai sperimentata, che dico, nemmeno vagamente immaginata! Dopo un po' tornò in sé, chiedendosi se fossero trascorsi secondi o minuti. Si rialzò, continuava a sorridere estasiato, più che camminare i piedi scivolavano sul pavimento leggeri leggeri. Cosa diavolo era successo? Non si capacitava. Non era certo stato un sogno, perché continuava a sentire vividissimo il ricordo della felicità illimitata e incondizionata che aveva sentito scorrere in tutto il suo essere. Ma non aveva la più pallida idea di cosa l'avesse causata e liberata.

Passò la giornata, e i giorni successivi, a domandarsi se avesse casualmente ingerito col cibo, la sera prima, qualche sostanza psicotropa... magari un'intossicazione alimentare aveva interferito coi suoi neurotrasmettitori... anche se un effetto così ritardato... e così forte... e così piacevole... no, non era verosimile. Ma allora? Ateo com'era non poteva trovare risposte collocate fuori se stesso, e nessuna ipotesi endogena reggeva. Pertanto, nelle settimane che seguirono, mano a mano che l'eco di quello che aveva provato si affievoliva lentamente, accantonò via dai pensieri quell'episodio inclassificabile e lo archiviò nel cassetto virtuale dei suoi x-files.

Soltanto una decina d'anni dopo comprese che quella Luce, quella mattina, aveva drasticamente modificato la traiettoria della sua vita, spalancando un ventaglio di nuove intuizioni, scelte, ricerche, scoperte. L'estate successiva lasciò la facoltà di ingegneria consapevole che non era la sua strada. Si mise a cercare qualcosa tale da aprirgli velocemente una prospettiva lavorativa e renderlo autonomo e indipendente dai suoi genitori. Inoltre cercava qualcosa che lo facesse sentire utile. Gli venne in mente una zia assistente sociale all'INAIL... A settembre partecipò alla selezione per iscriversi alla laurea breve triennale di servizio sociale della facoltà di Scienze Politiche. La prova consisteva in un tema d'italiano sulle motivazioni che ci spingevano a scegliere la professione di assistente sociale: arrivò primo. Dopo la maturità classica e quattro anni d'Ingegneria il nuovo corso fu una passeggiata. Mentre frequentava e studiava andò a vivere in un gruppo appartamento per disabili cui prestava assistenza come obiettore di coscienza. Lì per caso incontrò la donna che poi avrebbe sposato e ci andò subito a convivere. Dette i 21 esami curriculari e conseguì il titolo di Assistente Sociale in due anni invece che tre, massimo dei voti cum laude.

Di pari passo sentì sempre più forte il richiamo della dimensione spirituale. Finalmente capì che in quel riflesso di Luce sul marmo aveva incontrato il Divino, che era stato un segno non un sogno, e non dubitò mai più che questa vita è solo un tuffo nell'apparenza e che la vera realtà è posta ad altri livelli. Che esiste un luogo dove numeri e parole, mente e cuore, controllo ed emozioni coesistono armoniosamente, lungi dall'essere estremi di opposti. Rilesse i Vangeli, testi di Cristianesimo esoterico, Buddismo, Induismo e Zen, studiò astrologia, si avvicinò a reiki, yoga, qiqong e meditazione. Da questa storia sono nate molte altre storie, che esulano da questa, e molte altre ne nasceranno. Probabilmente le più belle devono ancora essere scritte.

E da tanto tempo che volevo raccontare questa mia esperienza "mistica". Mi bloccavo di fronte alla possibilità di essere preso in giro e soprattutto all'incapacità di trasformarne il ricordo in parole che parlassero a chiunque. Oggi ho sentito che era il momento giusto per provarci
(ho preferito usare la terza persona). Ma rispetto all'obiettivo di trasmettere quello che provai mi do una sufficienza scarsa!

giovedì 8 luglio 2010

Il caso non esiste

4 : commenti
"Dio è il braccio, il caso è la fionda, l'uomo è il sasso. Provate a resistere, una volta lanciati."
Victor Hugo

Nell'inverno a cavallo tra il 1980 e il 1981 avevo 16 anni, per prendere le mie prime e uniche lezioni di chitarra, una volta a settimana cambiavo due autobus e arrivavo dall'altra parte della città, in Via Bramante. Il Maestro Dell'Aira era un simpatico signore coi baffi alla Salvator Dalì, longilineo e dinoccolato, che per introdurmi all'arte delle sei corde mi insegnava brani degli anni '60 come Apache, Pietre, Paese mio, Montagne verdi e così via. Che impresa riuscire a prendere un barrè pulito! Non potevo certo immaginare che di lì a pochi anni avrei spostato senza fatica il La maggiore lungo tutta la tastiera usando solo due dita. E ancora meno potevo sapere che, due piani sopra l'appartamento dove andavo a imparare a suonare viveva, una ragazza quindicenne di nome Daniela...

Nell'inverno del 1991 facevo l'obiettore di coscienza in un gruppo appartamento per disabili: prestavo assistenza e convivevo assieme a loro. Mi ci ero trasferito da poco, ai primi di dicembre, e avevo ancora 9 mesi di servizio da completare. Un giorno verso la fine febbraio, mi trovavo nel soggiorno, l'ora morta tra le pulizie del pomeriggio e la cena, seduto al lungo tavolo da 14-16 coperti, a preparare un esame d'università e nessuno a ronzare intorno. Sentii la serratura della porta d'ingresso girare, voci, mi voltai e salutai Francesco, uno dei volontari che veniva ogni giorno a dare una mano in comunità. Lo accompagnava una ragazza bionda, alta, con gli occhiali sul naso e un'aria un po' svagata sulle spalle. Non la conoscevo, presentazioni, si chiamava Daniela, ciao piacere io Daniele, sorriso, poi feci per rimettermi a leggere e lei per andare con Francesco a riprendere il loro discorso. Ma l'occhio le cadde sul libro aperto davanti a me, Psicologia Generale del Canestrari: cominciò a farmi un mucchio di domande sul perché e percome lo studiassi. Lei era neolaureata in psicologia. Finì che si fermò a cena e che poi restammo a chiacchierare fino all'una come vecchi amici, solo mezz'oretta di pausa poco prima di mezzanotte, quando dovevo coricare ed assistere la persona tetraplegica a cui mi dedicavo in particolare. Il tempo era davvero volato. Quando ci salutammo sulla porta mi invitò alla sua festa di compleanno di lì a pochi giorni, anch'io volevo rivederla. Due settimane dopo stavamo già insieme, innamorati cotti. Al congedo dal servizio civile andai direttamente a convivere con lei nella casa che i suoi genitori le aveva appena regalato. Passati altri tre anni ci sposammo. Passati altri quattro anni nacque Arianna. Passati altri tre anni mi lasciò per un altro uomo. Dolore. Disillusione. Nuova vita, sulle macerie di quella crollata.
Ovviamente nel 1991, la prima volta che andai a conoscere i genitori di Daniela, riconobbi subito lo stesso condominio di Via Bramante dove 10 anni prima ero andato a prendere le mie prime lezioni di chitarra e interpretai tale coincidenza come un segno del destino. Tutt'ora lo credo. Perché Perugia non è Roma, ma nemmeno un paesino. Certo il destino in preparazione non era quello che sognavo: spesso i nostri desideri consci non sono inclusi nei progetti del nostro Sé superiore o, se preferite, nei disegni di Dio.

martedì 25 maggio 2010

Quando Vrindavan era ad Assisi

7 : commenti

Me l'hanno detto oggi: dopo due anni è stata appena caricata su youtube una intervista realizzata ad Assisi quando alla Pinacoteca Comunale era esposta la mostra fotografica Donne di Vrindavan (5-13 aprile 2008), con le immagini di Tamara Farnetani e le liriche e l'organizzazione del sottoscritto. Di solito in simili occasioni sono timidissimo, invece a rivedermi per la prima volta in questo video, pare che quel giorno fossi abbastanza disinvolto e a mio agio. Era tutto rigorosamente improvvisato e il merito del buon ritmo dell'intervista va a Corrado Attili di TEF Channel, impeccabile nel proporci le domande. Se avete la pazienza di vedervi tutto il filmato, fino a 3 minuti e 40 parla Tamara, poi proseguo io per altri 3 minuti e 40.

giovedì 13 maggio 2010

Ricordi del Salone del libro di Torino

0 : commenti
La vita di Bach [...]: una vita simile a quella dei santi, in cui tutto è avvenuto al momento giusto, che si pone in contrasto con lo sfaldamento della sua, fatta a pezzi dal proprio egoismo. Di qui, l'intenzione di "provare a fingere di vivere côté Bach. Vale a dire: dalla sua parte". (Dalla quarta di copertina di Côté Bach, di Lucia Tancredi: il protagonista confronta la vita "perfetta" di Bach alla propria...)


Poco fa ero in auto, di ritorno a casa. Tra uno scroscio di pioggia e una pausa di tergicristallo, ascoltavo alla radio un servizio dal salone del libro di Torino. Un amo tra i ricordi di tre e quattro anni fa: le due volte che partecipai anch'io a quel salone del libro, scrittore invisibile in una fitta foresta di tremila case editrici. Cirri e Solibello hanno intervistato Lucia Tancredi, autrice di Côté Bach. Libro che da quel poco che ho ascoltato dovrei già tenere sul comodino. Ma a colpirmi è soprattutto lei, l'autrice, prontissima a cogliere al volo l'occasione della vita, il collegamento in diretta nazionale a Caterpillar. Emozionata ma lucida, non perde un colpo. Spiega di avere venduto 1000 copie in 3 mesi. Penso alle mie 1000 copie vendute in 3 anni. Ma non sono i numeri a rendere il confronto impietoso. Al posto suo mi si farebbe il vuoto in testa. Lei invece va parlando della sua opera in modo preciso, risponde alle domande pertinentemente, si esprime con proprietà e intelligenza. L'ho compreso tre anni fa. Non potrò mai avere successo come scrittore, a prescindere da cosa, perché e come creo. Pubblicare un titolo è alla portata di tanti, saperlo promuovere, rendere visibile, vendere, è tutt'altro discorso. È il valore aggiunto che fa la differenza. No, impersonare il ruolo dell'autore non è proprio nelle mie corde. Perciò, lasciata cadere ogni velleità di poter diventare un "eroe" della carta stampata, mi restano un paio di consolazioni. Ritenermi un poeta artisticamente apprezzabile, a confronto di certa poesia che viene pubblicata spacciandola tale. La soddisfazione di essere entrato nel cuore di un po' di lettori affezionati. La sicurezza che conta più scrivere per appagare il proprio daimon che per colmare il portafoglio. Anche se va tutta la mia ammirazione a chi raggiunge ambo i traguardi. Sarò ancora per poco l'eroe di mia figlia: ha solo 12 anni e presto di questi errori di valutazione non ne commetterà più. Sono stato l'eroe di quelle due, tre donne che per qualche inesplicabile cortocircuito dell'anima si sono innamorate di me. Cose da folli.

mercoledì 13 maggio 2009

Gestazione, parto e nascita senza violenza (I)

14 : commenti
Mia figlia sarebbe dovuta nascere col parto acquatico all'Ospedale di Poggibonsi (SI). Questo fino a poche settimane prima del parto, quando la gravidanza, fino a quel momento del tutto nella norma e "fisiologica", fu valutata "a rischio" dal ginecologo: all'ultima ecografia il feto risultava inaspettatamente sottopeso. Ragion per cui mia moglie Daniela e io fummo costretti a cambiare programmi e fare nascere Arianna all'Ospedale di Monteluce a Perugia. Quando venne alla luce fu chiaro che il ginecologo aveva clamorosamente sbagliato a interpretare l'ecografia: pesava quasi 4 chili! Dopo il parto avvenuto nel cuore della notte Daniela cominciò ad avvertire delle lancinanti fitte inguinali. Sapendo quanto lei avesse solitamente una grande sopportazione del dolore, cominciai a preoccuparmi e a richiamare l'attenzione degli infermieri e dei medici. La cosa fu liquidata con un "È normale, molte donne fanno così dopo avere partorito...". Ma il tempo passava e i dolori invece di placarsi s'intensificavano. Dopo essermi incazzato con la dottoressa di turno, qualcuno si decise a fare un'iniezione di Voltaren (praticamente una dose da cavalli!) a Daniela, ciononostante lei per il dolore perse conoscenza. A questo punto la dottoressa finalmente capì che qualcosa non andava. Una telefonata concitata e via di corsa. Nemmeno due ore dopo il parto intubata in sala operatoria: intervento d'urgenza per complicazione post-partum. Cos'era successo? La ginecologa nel praticare l'episiotomia (il cosiddetto "taglietto precauzionale") aveva tagliato una vena senza accorgersene. Quando tutto s'era concluso aveva suturato il taglio, ma lasciato la vena aperta... risultato: emorragia interna! Invece di "andarsene" di lì a quattro anni chiedendomi la separazione, quella sera mia moglie rischiò seriamente di andarsene al Creatore per le conseguenze della medicalizzazione a tutti i costi della nascita. Per la cronaca l'episiotomia è fondamentalmente una pratica superflua: infatti la piaga puzzolente la fanno non solo i medici pietosi ma pure quelli che prima fanno meglio è! Tutto questo mi è tornato in mente, perché su questo blog è approdata da qualche settimana Maria Teresa Lanza dell'Associazione MATRES MATUTAE (Madri della Luce del Primo Mattino) di Albino (BG). Riporto in calce i link ai suoi due ricchissimi canali su YouTube dove si parla di parto naturale, allattamento al seno e molte altri interessanti approfondimenti. Come assaggio inserisco qui il video sulla Mozione per la nascita senza violenza del Movimento NonViolento:



Questo è il testo che accompagna il video:


Ho trovato casualmente su Internet la mozione (di seguito riportata approvata all'unanimità in occasione del XXII Congresso del Movimento NonViolento svoltosi a Verona dal 1 al 4 novembre 2007. Ritengo estremamente importante e significativo il fatto che una delle principali associazioni italiane che promuove la non violenza abbia avuto il coraggio di denunciare una VERITÁ anche se scomoda a troppi: quella della "CECITÁ EMOTIVA" della cultura odierna che SACRIFICA SULL'ALTARE DELL'IGNORANZA IL PARTO E LA NASCITA NATURALI. Ogni singolo punto della mozione ci esorta a interrogarci con serietà sulle pratiche ospedaliere applicate di routine al parto e alla nascita e che noi diamo per scontate, per "normali", ma che, purtroppo, NATURALI E INNOCUE NON SONO AFFATTO, come risulta da numerosi studi e dalle raccomandazioni prodotte già nel lontano 9 maggio 1985 dal Congresso sulla Tecnologia Appropriata per la nascita dell'Organizzazione Mondiale per la Sanità a dal libro "La Macchina del Parto" del coraggioso Marsden Wagner (neonatologo, epidemiologo, ex direttore e commissario straordinario dell'O.M.S.). Viene la tentazione di chiudere gli occhi, di allontanare lo sguardo, lo riconosco: è doloroso accettare di aprire la mente e il cuore sulle inutili crudeli sofferenze psico-fisiche imposte alle donne e ai loro piccoli durante il parto e la nascita. Ecco il prezioso testo della mozione approvata dal Movimento NonViolento: MOZIONE PER LA NASCITA SENZA VIOLENZA "Ogni donna è perfettamente preparata a partorire come ogni neonato è perfettamente preparato a nascere". A partire da questa frase di Lorenzo Braibanti, grande amico della nonviolenza, il Movimento NonViolento si impegna:
  • a diffondere un pensiero e una pratica di attenzione al momento della nascita nel qual le pratiche dannose comunemente accettate espropriano donne e nuovi nati di ogni soggettività e li sottopongono a violenze di ogni genere: fisiche, psicologiche, relazionali, sociali;
  • a diffondere informazioni e conoscenze e pratiche sulla nascita senza violenza;
  • a riconoscere le violenze (posizioni, solitudine, taglio cesareo, ecc.) e le espropriazioni cui sono sottoposte le donne durante il parto in ospedale, come violenze sessuali e di genere;
  • a lottare contro una medicina che si è sostituita al sapere delle donne e dei nuovi nati;
  • a riconoscere la nascita come bene comune.
LINK:

sabato 9 maggio 2009

Cambio di stagione

6 : commenti
Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie.  
Giuseppe Ungaretti
 


Noi tutti quando è l'ora cambiamo di stagione. Ieri sera alle 20, l'anima della sorella di mia madre, zia Gonaria, dopo 75 anni di quotidiane odissee è tornata alla sua Itaca celeste e ora riposa in pace. È stata la zia che ho conosciuto meglio. I primi ricordi di lei mi riportano a due o tre anni di età: mi scorrono davanti agli occhi tutte le vacanze trascorse coi miei cugini nella loro villetta al mare. Lei e suo marito erano molto espansivi, gioviali e aperti e le case in cui hanno abitato sempre piene di amici, ospiti e un po' di allegra confusione: a me bambino questo sorprendeva, abituato com'ero ai miei genitori molto più introversi e riservati. Io e i mie eravamo in tre. Mia zia ha avuto cinque figli, e per molti anni visse insieme a loro anche la cognata con sua figlia, quindi in totale erano nove persone. Se devo pensare a una famiglia che mi è stata di modello, oltre a quella in cui sono cresciuto, non posso che pensare a quella! Quando a 23 anni decisi d'interrompere gli studi d'ingegneria, l'idea di iscrivermi alla laurea breve in Servizio Sociale mi fu ispirata proprio da mia zia, che era assistente sociale all'INAIL. I miei primi impieghi nelle cooperative sociali, il concorso con cui entrai in Comune, la laurea magistrale in scienze politiche conseguita mentre lavoravo, l'impiego che svolgo oggi - che pur non avendo più nulla a che fare con l'assistente sociale riguarda ancora le politiche sociali - tutto ciò che sono dal punto di vista professionale, in fondo lo debbo realmente a lei. Ciao zia, grazie di tutto quello che mi hai dato, ti voglio bene e t'abbraccio forte.

lunedì 13 aprile 2009

Amarcord

6 : commenti
Riordinando casa mi sono saltate fuori queste due fotografie.
La prima riporta sul retro, in bella calligrafia a matita: "L'Aquila - 9/7/66". Ovvero il giorno precedente il mio primo compleanno. Sorrido di dolcezza a vedere mamma e papà felici insieme, purtroppo li ricordo più spesso litigare che così. Non a caso sono divorziati da molti anni ormai. Davvero strano ritrovare questa foto ora... a L'Aquila furono felici, più che a Bologna e a Perugia in seguito. Infatti hanno tutt'ora un bel ricordo della mia città natale e dei suoi abitanti. Purtroppo ho saputo da poco che la sorella di Graziella la mia baby-sitter di allora, è tra le sfortunate vittime del terremoto di lunedì scorso... mi dispiace tantissimo... La seconda foto mi ritrae a quattro anni nel parco di Cervia (RA) durante le vacanze estive. Mi ricordo molto bene di quelle due settimane al mare perché mentre ero lì coi miei genitori Neil Armstrong posò il primo piede umano sulla Luna: era la missione Apollo 11, il 20 luglio 1969. Apollo 11... L'Aquila città del 99... tutti imprinting del mio attaccamento al numero 11 e ai suoi multipli? Chissà. P.S. Però ero proprio un bel bimbo... pure coi capelli alla Beatles, magari ora! Devo essermi perso strada facendo...

mercoledì 8 aprile 2009

Terremoti...

4 : commenti
Partiamo... calcheremo il bagnasciuga mentre il mare rumoreggia... a sommergerci le onde mentre Mater Terra trema.

("Bagnasciuga", da Sospensioni di Gravità, A&B Editrice, 2006)

La mattina del 26 settembre 1997, quando crollò la volta della basilica superiore di S. Francesco, stavo lavorando nel centro storico di Assisi, dentro un edificio che fu gravemente lesionato dalle scosse; dopo quel giorno per un paio d'anni (allora ero uno degli assistenti sociali del Comune di Assisi) lavorai in favore dei nuclei terremotati di Assisi. Ciononostante il sisma di l'Aquila mi ha colpito emotivamente persino più di quello vissuto in prima persona (pur senza avere danni alla mia casa) in Umbria nel 1997, vuoi perché ha risvegliato emotivamente questi ricordi, vuoi perché ha colpito proprio la città dove il 10 luglio 1965 sono nato, vuoi perché... non so perché, sento solo che è così: questo terremoto mi ha devastato l'anima. Oggi ho formalizzato la mia richiesta di adesione al Gruppo Protezione Civile del Comune di Assisi... mi sento quasi in colpa di non averlo fatto molti anni fa. Sono contento, mi formerò, parteciperò alle esercitazioni e la prossima volta che potrò essere utile sarò pronto. Poi a metà mattina abbiamo ricevuto la benedizione pasquale nei nostri uffici dal parroco di Santa Maria degli Angeli. Mentre parlava lo sguardo mi è caduto su un quadro sulla parete, lo vedo quasi ogni giorno, ma non ci avevo mai fatto caso come in questa occasione: in primissimo piano Papa Giovanni Paolo II, sullo sfondo un panorama di Assisi e una data "24 gennaio 2002". Si tratta del poster commemorativo della visita che il Santo Padre fece alla città di S. Francesco. Sorprendentemente il mio primo pensiero è stato "il 24 gennaio 2002 ero ancora sposato"... Non provo più nulla per la mia ex moglie, non è certo lei a mancarmi bensì tutto ciò che allora pensavo di aver costruito insieme: in primis una famiglia intera; la sensazione rassicurante di credere di avere accanto "l'amore della mia vita", la donna con cui sarei serenamente invecchiato; il piacere di vivere in una casa acquistata, ridisegnata, arredata e impreziosita insieme. E allora ho capito! Ho capito il parallelo che il mio inconscio aveva tracciato tra chi perde una casa per un terremoto e chi la perde perché la persona che ami scopre improvvisamente, dopo tanti anni, di essersi sbagliata: che non sei più tu "l'amore della sua vita", ma un altro uomo. La stessa casa e la stessa famiglia che aveva attraversato indenne il terremoto del 1997 a me fu buttata giù nel 2002 dalla separazione. Certo, io e mia figlia quando siamo insieme siamo una piccola famiglia. Questo è già tanto. Ma tutto il resto mi manca. E benché abbia sgombrato le "macerie" e abbia accolto in cuore vari amori-tenda di fortuna, un vero amore-casa non sono più riuscito a edificarlo. Però sorrido ancora e questo mi rincuora.

sabato 4 aprile 2009

Febbre di ricordi

5 : commenti
Arianna ha la febbre, poche lineette, quanto basta a stenderla. Stamattina poco prima delle 10 mi ha telefonato da scuola per dirmi che non si sentiva bene, così ho abbandonato in fretta e furia la riunione di lavoro a cui partecipavo ad Assisi e sono tornato di corsa a Perugia. Niente gara di atletica oggi pomeriggio a Spoleto, in forse l'invito a pranzo da amici per domani, si prospetta un weekend a casa. Abbiamo visto Wall-E e abbiamo pianto un po' (non prendetemi in giro, le storie d'amore mi commuovono sempre). Arianna, incassata una bella dose di coccole, ora sonnecchia. Io ho bisogno di mettere per iscritto pensieri ed emozioni... Questi giorni - ed è insolito per me - sono invaso dai ricordi. Penso sia la conseguenza d'un bel guaio d'un tormento che mi vivo 'sto periodo.
Agosto 2003, sono in vacanza in Sardegna con mia figlia. Sto guidando da Cagliari a Siniscola, lei dorme sul sedile reclinato. È passato un anno da quando mia moglie mi ha lasciato. Sostituito in quattro e quattr'otto dopo 11 anni di convivenza (4) e matrimonio (7) dal suo nuovo "fidanzato", così Daniela aveva presentato a nostra figlia l'uomo di cui, ricambiata, s'era follemente innamorata. Pochi giorni dopo la presentazione della domanda di separazione in tribunale, avevo incontrato Lory, ci eravamo piaciuti e messi insieme dopo essere usciti insieme un paio di volte. Più giovane e più bella di Daniela, più simile a me di carattere: mi era sembrato un miracolo, quasi troppo bello per essere vero. Ne era nato un rapporto intenso e tormentato, c'eravamo innamorati, eravamo molto presi l'uno dall'altro, c'era passione, un bel sesso, moltissimi interessi comuni. Ma lei era molto gelosa della mia ex moglie, questo stava all'origine della maggior parte delle nostre discussioni e seminava un filo di veleno nel nostro rapporto. Sì è vero, all'inizio non era stato facile per lei: mi ero separato ancora innamorato, ma proprio Daniela, col suo comportamento, in maniera molto dolorosa ma efficace, era riuscita a farmi disinnamorare rapidamente: non era passata nemmeno una settimana da quando avevo lasciato la casa che Ari mi aveva detto che il nuovo fidanzato della mamma dormiva al posto mio nel letto con la mamma! Lory a volte sembrava sentirsi come in trappola, succube dell'incubo ricorrente d'essere abbandonata da chi amava, più preoccupata che felice di essere innamorata di me: "Ti amo anche se sei separato e hai una figlia," mi diceva spesso, in perfetta buona fede, per dimostrarmi quanto mi amasse. Una frase che a me invece faceva male, e le spiegavo perché. Comunque il nostro rapporto, tra alti e bassi, era cresciuto, aveva superato le inevitabili difficoltà (e i pregiudizi dei suoi genitori), era andato consolidandosi; lei finalmente s'era decisa a trasferirsi da me a settembre. La convivenza era un passo verso scelte ancora più importanti a cui, io 38, lei 35 anni, pensavamo insieme. Quel giorno in auto ripercorrevo tra me e me le tappe della storia con Lory, ormai non avevo dubbi di amarla in modo pieno e senza remore. Era la donna con cui adesso sentivo forte il desiderio di costruire una nuova famiglia: io, lei, Arianna e sicuramente un nuovo figlio. Cose che ci eravamo detti, che ero pronto a realizzare, che mi riempivano il cuore di gioia mentre la strada correva sotto le ruote. Ero rimasto un po' male che non fosse voluta venire in vacanza con noi due, ma non se l'era sentita: l'idea di incontrare i miei parenti le era parsa prematura e aveva preferito farsi l'ultima vacanza con le amiche. Ci sentivamo spesso al telefono e ci scambiavamo tantissimi sms. Con una mano guidavo, con l'altra le scrissi questo (più o meno, come lo ricordo): "Ciao amore, siamo partiti, saremo da mio zio tra un paio d'ore, Arianna è qui accanto ke dorme. Volevo solo dirti ke stavo pensando a quanto t amo e ke è solo cn te ke vorrei passare il resto della mia vita. T amo." Pochi minuti dopo in risposta mi arrivò il seguente sms (anche questo, come lo ricordo): "..t 6 sbagliato..quel messaggio era certamente per la mamma di Arianna nn certo x me..io così nn ce la faccio a reggere..tu continui a pensare + alla tua ex ke a me..6 sempre il solito..". Provai a chiamarla, il telefono squillava sempre a vuoto, poi lo staccò del tutto. Le mandai sms spiegandole che s'era sbagliata, e di brutto. In tarda serata mi scrisse che era arrabbiatissima, che doveva farsela passare e che per un po' non voleva parlarmi. Si negò al telefono per un paio di giorni se ricordo bene. Ero a metà delle vacanze, ma per me finirono lì, mi sforzavo di non piangere in presenza di Arianna... nel modo più brutale possibile, avevo compreso che la donna che amavo non si fidava di me dopo un anno di vita da coppia regolare. Fu un brutto colpo. Cercai di essere oggettivo, di enfatizzare, come avevo spesso fatto le sue ragioni e sminuire le mie, ma di fatto quella sua reazione spropositata aveva aperto dentro di me una crepa destinata ad allargarsi... Tre mesi dopo incontrai per caso Anna: mi colpì, evitai di chiamarla per un mese, ma alla fine, considerato che la convivenza con Lory si stava dimostrando un disastro (mi ritrovavo un'ospite in casa, non una compagna!) volli rivederla. Quando Anna mi chiese - e mi sembrò di vivere dentro un film - se volevo andare con lei in Messico a Palenque, cinque giorni dopo scelsi di buttare Lory fuori di casa e fare la "pazzia" di quel viaggio. Anche se Anna si rivelò presto una donna totalmente inaffidabile, non mi sono mai pentito di quella decisione: un paio d'anni più tardi ne nacque Ventidue passi d'amore, un libro per il quale, pure se personalmente lo considero inferiore a Sospensioni di gravità, continuo a ricevere bellissimi feedback da molti dei suoi lettori. Lory non mi ha voluto più parlare, non la biasimo.

lunedì 31 marzo 2008

Una casa per sentirsi a casa

7 : commenti
Quando dopo 11 anni di matrimonio mia moglie mi disse "non ti amo più" si concluse la prima parte della mia vita... dolorosamente. Iniziò così la seconda, più faticosa, ma più autentica. E promisi a me stesso di amarmi di più e non ritrovarmi di nuovo ad accettare compromessi.

Ad amarmi di più sono riuscito abbastanza. Sui compromessi il discorso è ostico: son sempre più convinto che la
stessa vita sia un compromesso, tra la necessità di dovere cadere quaggiù e il farsi una ragione che in questa parentesi non abbiamo più le ali... ma se compromesso dev'essere che almeno sia spesso bagnato dalle gocce della felicità.... che sia un vivere nel cuore piuttosto che nella testa: meglio, molto meglio, restare invischiati nei sentimenti che nei pensieri: perché da un sentimento sbagliato si riesce a guarire, mentre un pensiero sbagliato ci può accompagnare anche per tutta la vita.La prima azione dopo la separazione fu trovarmi una nuova casa. Non poteva essere la casa dei miei sogni, fu perciò un saggio compromesso (eddaje coi compromessi!) tra i soldi che avevo e ciò che desideravo. E poi la casa dei sogni non voglio sceglierla da solo (che sogno mediocre sarebbe!), ma insieme alla prossima compagna che condividerà con me il fuoco del grande amore. Sei anni fa avevo bisogno di un "nido" dove curare le ferite, così ristrutturai la casa dove abito a mia immagine e somiglianza, nominandomi suo unico architetto e arredatore: uno spazio centrale più grande possibile, una bella stanza da letto, una stanza-casetta per Arianna, una cucina abitabile, un bagno piccolo, ma con tutto ciò che serve, armadi a muro, soffitte e ripostigli per sfruttare tutto lo spazio possibile. Solo 63 metri quadri, ma nessuno ci crede quando glielo dico: sembra più grande. E piace a tutti, trasmette calore ed è accogliente. Tra lavoro e impegni finisce che ci passo poco tempo, ma ci torno sempre volentieri perché mi ci ricarico. È una casa dove mi sento a casa. Qui ho scritto due libri, anzi, considerando il catalogo di Donne di Vrindavan, diciamo pure tre. Per quanto si possano amare quattro mura, amo questa casa. Ciononostante so già che ci resterò ancora un paio d'anni al massimo... sento chiaramente che è così, ho fede che qualcos'altro, più vicino ai miei sogni, si concretizzerà: con più spazio dentro e un giardino (e un piccolo orto) fuori, con il cane che vuole mia figlia e magari pure un gatto. E pure un camino (quanto mi manca!) e un tavolo da ping-pong! Però non venderò la casa di adesso: Arianna non vuole in alcun modo visto che ha deciso (e non ha nemmeno compiuto 10 anni) che quando sarà grande questa sarà la sua prima casa da viverci per conto suo!
Related Posts with Thumbnails