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mercoledì 14 aprile 2010

Ci sono creature assegnate...

Ci sono creature assegnate che non riescono a incontrarsi mai e s'aggiustano ad amare un'altra persona per rammendare l'assenza. Sono sagge.
(Erri De Luca)


Dopo avere perso quello che per 11 anni avevo creduto l'amore della mia vita, averne incontrato altri che sono durati molto meno, essermi illuso per quasi 5 anni di averlo trovato ancora, sono (o ero?) giunto a credere che, a meno di incontrare una vera anima gemella, sia (o fosse?) meglio per me restare solo, ma pur sempre libero di continuare a cercare. Poi, quando meno te l'aspetti, arriva una frase come quella di Erri De Luca (tratta dal libro Tre Cavalli), come un proiettile a colpire in pieno la tua resistenza... o fissazione? Magari sto diventando saggio.


P.S. confrontate ora le parole di Erri de Luca a quella contenute in Mine vaganti di Ferzan Özpetek! E un'ultima cosa. Il "rammendo" in questione non è riempire un vuoto, ma curarlo e guarirlo. Io almeno lo sento così.

6 : commenti:

Francesca Fogliata ha detto...

Non credo non si incontrino mai. Certo la pazienza è la virtù dei forti, e a volte devo ammettere di non esserlo. Ma scegliere una persona per rammendare un'assenza proprio no.
E cito Battisti: "troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante". (http://www.youtube.com/watch?v=cBXipeMUnE0&feature=related).
Ed io la voglio vivere una vita luminosa e fragrante... :)

Daniele ha detto...

Ciao Francesca. Erri De Luca non parla dell'assenza di una persona che abbiamo perso, ma dell'assenza di una persona che non si è mai incontrata, che pure in qualche modo si sa che esiste. In questo senso il rammendo non è riempire un vuoto, ma curarlo. Io almeno quella frase l'ho sentita così.

Adri Formenti ha detto...

se ci si accontenta non si cerca oltre....

Debio Della Tessera ha detto...

Spesso mi sono trovato a "rammendare" e proprio quando meno me lo aspettavo ho smesso. Ho smesso di soffrire, di subire quello che non mi apparteneva e che non volevo esclusivamente per non restare solo. Poi l'assenza è diventate presenza, imprescindibile sazietà. Chiamala come vuoi, l'altra parte del cielo, la metà della mela, anima gemella, il risultato non cambia, hai finalmente trovato l'altro te. Amante, amica, sposa, sorella, concubina, padrona, strega... tutto ciò per cui hai aspettato e vagato tanto ora è proprio davanti a te.

Daniele 22passi ha detto...

@Debio
Premetto che mi sbagliavo... non sono diventato saggio. Ho preferito restare solo che provare la sensazione di accontentarmi.
L'amante, amica, sposa, sorella, concubina, padrona, strega mi capita di incontrarla nei miei sogni... per il resto ho smesso di cercarla.
Chissà se è abbastanza cocciuta e folle da riuscire a trovarmi... :)

S. ha detto...

chissà se poi l'hai trovata...

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