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martedì 1 febbraio 2011

Ventidue passi d'amore

Moloch981 è un'amica blogger, squisita bibliofila e accanita lettrice. Tra le tante recensioni che pubblica sul suo blog, un anno fa cedette alla mia richiesta di inserire anche i miei libricini. A essere sincero mi aspettavo di essere stroncato e invece...

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Ho riletto il libro di Daniele Passerini dopo qualche tempo e devo dire che è stata un'esperienza strana. Difatti, mi spiace ma in parecchi punti la recensione si scosterà dall'autentica critica per toccare temi un po' personali.
Intanto, la stessa opera è, per così dire, "multiforme": nella mia mente le poesie sono ormai fuse con le fotografie di Marianna Prevoli, così come le presentarono i due artisti nella mostra congiunta datata dicembre 2006, tanto che alcuni abbinamenti poesia/immagine (penso in particolare a "18. La ricetta", una delle mie preferite, e le foto delle serrature) sono ormai inscindibili. Inoltre, è lo stesso autore che suggerisce e indica il filo conduttore che lega tutte le poesie (anche se in realtà Ventidue passi d'amore contiene anche brani in prosa: una specie di Vita nuova dantesca del XXI secolo? Senti che paragoni illustri, Daniele!), e a me è sempre piaciuto molto questo schiudere la porta sull'"officina" creativa del poeta, anche se il rischio è quello di prevalicare sulla ricerca autonoma di senso del lettore: ed ecco quindi il tentativo di inserire il ciclo di componimenti in una struttura di corrispondenze e rimandi che si fonda sulle teorie numerologiche e sul calendario Maya, e che si esprime anche graficamente (azzeccata l'idea di affiancare a quella araba la numerazione Maya). Quindi, quando parlo di opera multiforme, intendo dire che l'ambizione è quella di creare un microcosmo in cui tutto, parole, immagini, struttura, è strettamente collegato al resto.

Dicevo della mia "doppia lettura", 4-5 anni fa e oggi. Nel 2005-2006 ero nel pieno, anzi, agli inizi, di un periodo di sconvolgimento emotivo senza eguali nella mia vita "precedente": una situazione caratterizzata da desiderio fortissimo, continuamente frustrato e cocciutamente inseguito. Delle poesie di Daniele mi colpivano quindi soprattutto quelle sull'innamoramento (inteso quasi come una forza ineluttabile, vedi "6. La tentazione") e sulla crisi, sul non-incontro, sul rifiuto ("15. Il pentimento", "17. I doni", "18. La ricetta"). Se Daniele ha ancora con sé il registro dei commenti dei visitatori della mostra, vedrà che, se non ricordo male, avevo cercato di esprimere come queste riflettessero il mio stato d'animo. Una lettura, quindi, personale ma, se vogliamo, "parziale", che non era pronta a farli tutti, quei 22 passi.
Quando l'ho riletta oggi, ho scoperto che dell'opera apprezzavo ancora di più le riflessioni in prosa, contenute in Introduzione, Prologo ed Epilogo, su cui forse in passato mi ero soffermata di meno. Gran parte di ciò sarà dovuto al fatto che mi sto accorgendo ultimamente che questi ultimi passi non sono poi impossibili da fare e che anzi forse permettono di arrivare in nuovi, interessanti territori. Che anche se ti sembra, ripensando a un amore finito, di non essere riuscita a comunicare nulla, o che nulla ti sia rimasto, in realtà hai dato e ricevuto qualcosa. E che soprattutto sono infinite le possibilità di ricominciare. Curioso che lo stesso libro sappia trasmettere impressioni tanto diverse se letto in momenti diversi della vita, curioso e affascinante.

Torniamo a noi. Stilisticamente, tutte le poesie sono brevissime: immagino, però, che per arrivare a quei 4, 5, 6 versi "definitivi" ci sia stato un faticosissimo lavoro di forbici. Il dono della sintesi si è accompagnato comunque alla scelta di un ritmo capace di dare respiro alla lettura, così che, anche se pochissimi, i versi sembrano "risuonare" con un'eco più vasta, si prendono il loro spazio, insomma, non so come dire, ma scorrono con la giusta lentezza e senza affastellarsi. Aiuta anche la grafica: l'immagine, il titolo sulla pagina di sinistra, isolato, la poesia a destra, suggeriscono un'immagine di ordine e stabilità.
Più "prosaicamente", poi, interessante l'appendice con le spiegazioni di teoria numerologica e gli approfondimenti (necessariamente stringati) sul sito archeologico di Palenque (Messico), luogo-simbolo di grande importanza nell'economia dell'opera.

Daniele Passerini, Ventidue passi d'amore, A&B Editrice, Roma-Acireale (2005) | voto = 4/5
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