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| Bologna, 14 gennaio 2011: il professor Focardi presenta il test del reattore alla stampa |
A QUALCUNO PIACE FREDDA
L’annuncio shock è del fisico bolognese Sergio Focardi: «Ho realizzato la Fusione nucleare a freddo». Energia pulita, illimitata e a costo irrisorio. Fosse vero si aprirebbero scenari assolutamente senza precedenti. Ne abbiamo parlato direttamente con lui.
di Alessandro Ancarani (gagarin magazine.it)
Guardatevi intorno, in ogni direzione: per fabbricare o consumare tutto quel che vedete è necessaria una qualche forma di energia. Che costi poco o tanto, che serva per leggere al lume di un abat jour o viaggiare su un volo intercontinentale, abbiamo bisogno di energia. Ne consumiamo sempre, e sempre di più. Non ci basta mai. Per accaparrarcela a spese di altri facciamo le guerre.
Ora provate invece a immaginare una fonte d’energia praticamente illimitata, a costo zero e totalmente priva di emissioni inquinanti. Segnerebbe la fine della fame e della sete sul nostro pianeta. La fine di ogni conflitto bellico. La fine di ogni equazione costi/benefici se i costi diventano di colpo inesistenti. Si aprirebbero scenari di una portata tale che l’intera storia umana fino a noi diverrebbe insignificante al cospetto di quel che potrebbe riservarci il futuro.
Bene, questa fonte di energia esiste. È la fusione nucleare. Ma sfortunatamente dobbiamo starne alla larga: si tratta della reazione che alimenta il calore del nostro Sole e di tutte le stelle nell’Universo. Milioni di gradi la rendono inaccessibile ai nostri scopi. Da circa una ventina d’anni però, diversi scienziati in tutto il mondo si sono dati da fare per riuscire a replicarla a temperature inferiori ai 1000°C. Nel tentativo di renderla manipolabile «senza scottarsi». Nel tentativo di dar vita a un nuovo tipo di reazione nucleare: la Fusione fredda.
Fisici americani, russi e giapponesi, le migliori Università e Fondazioni scientifiche si sono cimentate nell’impresa. Tutto inutile. Pochi risultati apprezzabili, molta frustrazione e discredito. Fino allo scorso 14 gennaio. Quando un fisico bolognese, Sergio Focardi, afferma di avere la soluzione.
Ora provate invece a immaginare una fonte d’energia praticamente illimitata, a costo zero e totalmente priva di emissioni inquinanti. Segnerebbe la fine della fame e della sete sul nostro pianeta. La fine di ogni conflitto bellico. La fine di ogni equazione costi/benefici se i costi diventano di colpo inesistenti. Si aprirebbero scenari di una portata tale che l’intera storia umana fino a noi diverrebbe insignificante al cospetto di quel che potrebbe riservarci il futuro.
Bene, questa fonte di energia esiste. È la fusione nucleare. Ma sfortunatamente dobbiamo starne alla larga: si tratta della reazione che alimenta il calore del nostro Sole e di tutte le stelle nell’Universo. Milioni di gradi la rendono inaccessibile ai nostri scopi. Da circa una ventina d’anni però, diversi scienziati in tutto il mondo si sono dati da fare per riuscire a replicarla a temperature inferiori ai 1000°C. Nel tentativo di renderla manipolabile «senza scottarsi». Nel tentativo di dar vita a un nuovo tipo di reazione nucleare: la Fusione fredda.
Fisici americani, russi e giapponesi, le migliori Università e Fondazioni scientifiche si sono cimentate nell’impresa. Tutto inutile. Pochi risultati apprezzabili, molta frustrazione e discredito. Fino allo scorso 14 gennaio. Quando un fisico bolognese, Sergio Focardi, afferma di avere la soluzione.
UN PASSO INDIETRO
L’uomo che potrebbe aver rubato il fuoco alle stelle ha 78 anni e comincia ad occuparsi di Fusione fredda due decadi orsono. A metà degli anni ’90 però è un collega dell’Università di Siena ad imbattersi in qualcosa di anomalo: studiando dei gangliosidi (materiale organico glicolipidico) per scopi biomedicali, Francesco Piantelli osserva un’anomala produzione di energia. È un biofisico, dunque ciò che ha davanti non rientra strettamente nel suo campo di indagine. Sottopone allora il tutto a Focardi ed insieme cominciano a studiare il fenomeno riuscendo a replicarlo in diverse occasioni. Generano notevoli quantità di energia, ma quello che li lascia attoniti è che nessuna legge scientifica conosciuta è in grado di spiegarne i motivi. Le consuete reazioni chimiche non c’entrano, si comincia a supporre che siano entrate in gioco interazioni nucleari inedite, che ci si trovi insomma, di fronte alla Fusione fredda. Chi scrive ha la fortuna di assistere in quegli anni ad alcune loro conferenze divulgative: l’entusiasmo è palpabile. Ciò nonostante non una lira di finanziamento arriva ai due scienziati. In seguito anche altri team di ricerca italiani fanno significativi passi avanti. Ma pure in questi casi tutto cade vittima di un oblio apparentemente ingiustificato.
Il tempo passa, Focardi - non più giovanissimo - deve affrontare traversie di salute che gli impediranno di proseguire la collaborazione con Piantelli. La sua esperienza rischia di finire a prender polvere in qualche faldone nel Dipartimento di Fisica. Fino a tre anni fa, quando un ingegnere di Milano, Andrea Rossi, raggiunge Focardi che si trova a Lido di Spina in villeggiatura. È la collaborazione tra i due che porterà a una svolta apparentemente decisiva.
L’uomo che potrebbe aver rubato il fuoco alle stelle ha 78 anni e comincia ad occuparsi di Fusione fredda due decadi orsono. A metà degli anni ’90 però è un collega dell’Università di Siena ad imbattersi in qualcosa di anomalo: studiando dei gangliosidi (materiale organico glicolipidico) per scopi biomedicali, Francesco Piantelli osserva un’anomala produzione di energia. È un biofisico, dunque ciò che ha davanti non rientra strettamente nel suo campo di indagine. Sottopone allora il tutto a Focardi ed insieme cominciano a studiare il fenomeno riuscendo a replicarlo in diverse occasioni. Generano notevoli quantità di energia, ma quello che li lascia attoniti è che nessuna legge scientifica conosciuta è in grado di spiegarne i motivi. Le consuete reazioni chimiche non c’entrano, si comincia a supporre che siano entrate in gioco interazioni nucleari inedite, che ci si trovi insomma, di fronte alla Fusione fredda. Chi scrive ha la fortuna di assistere in quegli anni ad alcune loro conferenze divulgative: l’entusiasmo è palpabile. Ciò nonostante non una lira di finanziamento arriva ai due scienziati. In seguito anche altri team di ricerca italiani fanno significativi passi avanti. Ma pure in questi casi tutto cade vittima di un oblio apparentemente ingiustificato.
Il tempo passa, Focardi - non più giovanissimo - deve affrontare traversie di salute che gli impediranno di proseguire la collaborazione con Piantelli. La sua esperienza rischia di finire a prender polvere in qualche faldone nel Dipartimento di Fisica. Fino a tre anni fa, quando un ingegnere di Milano, Andrea Rossi, raggiunge Focardi che si trova a Lido di Spina in villeggiatura. È la collaborazione tra i due che porterà a una svolta apparentemente decisiva.
NELL’UFFICIO DI PROMETEO
Mi presento da Focardi, al Dipartimento di Fisica dell’Università di Bologna, nove giorni dopo la conferenza stampa in cui, insieme ad Andrea Rossi, ha presentato reattore Nichel/Idrogeno. Si tratta di una macchina grande come uno scatolone. Nemmeno molto bella in realtà. Ma con un grammo di nichel, un po’ d’acqua e 600 watt di corrente elettrica è riuscita generare 12mila watt di energia. E non si tratta nemmeno della sua prestazione più brillante. «Prima di quel test - esordisce Sergio Focardi - ne abbiamo fatti molti altri. Con un rapporto tra energia prodotta ed energia consumata di circa 200 a 1. La prima volta la macchina funzionò per giorni, non esauriva mai il nichel. Ricordo di aver pensato che per bloccarla avremmo dovuto prenderla a martellate...».



















