lunedì 8 febbraio 2010

M'illumino di meno... tra luci e ombre!

Riporto il testo di una newsletter - pervenutami dalla Cooperativa Sociale Ponte Solidale, appartenente alla rete del commercio equo e solidale AltroMercato - che getta qualche ombra sulla notissima iniziativa M'illumino di meno, promossa da sei anni dalla trasmissione Caterpillar di RAI Radio 2, o meglio non tanto sull'iniziativa, lodevolissima, quanto su un suo importante quanto un po' "sospetto" sostenitore.

Cari tutti soci, amici e simpatizzanti,

invece che ricordarvi un appuntamento, questa volta la mia mail (che era in cantiere da un po' di giorni, frutto anche di una condivisione) è per lanciare una "provocazione". Sapete quanto ci appartiene, come cooperativa, fin dalla nascita, partecipare, promuovere e sostenere iniziative con una forte portata civica, sociale, ambientale [omissis], per una volta invece vorremmo confrontarci su una "non-adesione".

Il 12 febbraio, proposto da anni da Caterpillar, si svolge "m'illumino di meno", un evento ormai sentito e, tra l'altro, anche promosso da Ctm Altromercato e a cui aderiscono molte botteghe (pure noi lo facemmo lo scorso anno).
È di certo diventata una bella opportunità per riflettere sul risparmio energetico e su uno stile di vita più sobrio, cosa su cui, pur nelle nostre contraddizioni, siamo tutti concordi, consapevoli che è indispensabile correggere il nostro modo di consumare e su questo, anche come cooperativa, cerchiamo e cercheremo sempre meglio di vivere e proporre stili più sostenibili.

Nel contempo, è chiaro che non basta un giorno all'anno, ma deve essere appunto uno stile di vita, non una iniziativa estemporanea.
E c'è un "ma" che si aggiunge... da anni ormai partner significativo dell'evento è l'ENI, oggetto da tempo di diverse campagne di boicottaggio e/o segnalazione nel mondo del consumo critico. Basta curiosare su
http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/30169.html
http://www.unimondo.org/Guide/Ambiente
http://www.secondoprotocollo.org/?p=155
http://www.crbm.org/modules.php?name=browse&mode=page&cntid=1133
http://www.crbm.org/modules.php?name=download&f=viewdownload&cid=4&sid=8
http://www.zoes.it/content/blog/eni-nel-congo-brazzaville-gli-investimenti-italiani-nel-sud-del-mondo


o andando più indietro su
http://dorsogna.blogspot.com/2008/07/leni-sotto-processo-viggiano.html
http://www.unimondo.org/Notizie/Iraq-guerra-per-i-pozzi-dell-Eni.-ora-da-boicottare


Insomma un'azienda che da tempo fa politiche poco attente all'ambiente e forse con questa ed altre iniziative fa un po' di cosiddetto "greenwashing"... Capiteranno altre occasioni in cui magari potrà sfuggirci questa riflessione o in cui decideremo diversamente. E capiteranno mille altre occasioni in cui porteremo avanti contenuti simili. Questa volta (e come noi altre botteghe di commercio equo in Italia), vogliamo stare fuori dal coro. Crediamo sia ancora possibile scegliere chi avere come compagni di viaggio in azioni di economia solidale.

Ciao a tutti

F
abrizio
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Ponte Solidale società cooperativa sociale


Bottega del Mondo

V
ia San Bartolomeo 50
06135 Perugia, Ponte San Giovanni

Sapersi capire al volo

Io non pretendo il tuo amore. Lo desidero soltanto.
L’amore non si pretende, si dona.

(Anonimo)


Ho trovato nel web un decalogo delle qualità necessarie a una coppia per stare e crescere insieme.

Dieci regole di buon senso per la coppia:
  1. Dare spazio all’amore
  2. Essere coerenti
  3. Comunicare in maniera aperta e leale
  4. Riconoscere i propri errori
  5. Imparare a perdonare
  6. Rinunciare alla perfezione
  7. Far prevalere il “senso del noi”
  8. Alimentare la passione
  9. Creare intimità nella coppia
  10. Impegnarsi verso l’altro
Qui l'articolo con una dettagliata spiegazione delle dieci regole.

A me viene in mente un'altra qualità ancora più indispensabile alla vita di coppia, una qualità che probabilmente s'interseca con tutte le altre: sapersi capire al volo!

sabato 6 febbraio 2010

Umbria, terra di crisi e di speranza

L'Italia ha un cuore verde... sempre più al verde. Anche in Umbria il numero di famiglie in difficoltà è cresciuto in maniera esponenziale nell'ultimo paio di anni. Un segno di ciò è la lettera della Conferenza Episcopale Umbra al Presidente del Consiglio (vedi oltre), che mi pare davvero uno specchio fedele di questi tempi e che mi risparmio di commentare!

Un cuore verde, al verde, che batte al contempo sempre più multietnico. Dunque umanamente sempre più ricco. Proprio in questi anni, infatti, questa Regione ha concluso la scalata della classifica per presenza di popolazione straniera che vede ora in testa (dati ISTAT al 01.01.09) Umbria ed Emilia-Romagna col 9,7%, seguite da Veneto e Lombardia al 9,3% e da Marche e Toscana con l'8,4% (fanalini di coda Sardegna e Puglia solo all'1,8%).

Come si concilia la crisi della sua economia col fatto che l'Umbria si è trasformata nell'ultimo decennio in un luogo di stanziamento di cittadini stranieri, da luogo di mero transito che era in precedenza? Vi do la mia personale spiegazione. Penso che qui la cultura dell'accoglienza - particolarmente forte in Umbria in quanto intessuta con la predicazione di S. Francesco - riesce ancora sopravvivere, non è stata messa in discussione e attaccata come è avvenuto nelle Regioni del Nord. Se la scelta di dove stabilirsi fosse dettata dalla situazione del mercato del lavoro locale, l'Umbria non sarebbe di certo tra le prime scelte di nessuno!

Per inciso il Governo in carica insiste col dipingerci una popolazione straniera i cui costi sociali sono maggiori dei benefici. Assolutamente demagogico e soprattutto falso. I dati INPS infatti parlano chiaro, un italiano su 5 è pensionato, nel 2015 solo 1 straniero su 25 lo sarà! E il 9% del PIL nazionale del 2007 è stato prodotto proprio dagli stranieri. Immaginate in quale abisso sarebbe precipitata l'Italia senza questo loro prezioso apporto.

Be', credo che in futuro ne sentirete e vedrete delle belle dalla mia Regione!

Conferenza Episcopale Umbra

All’On. Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Signor Presidente,

unendoci all’appello del Santo Padre per un forte impegno delle istituzioni a sostegno dei lavoratori a rischio per la crisi in atto, ci facciamo voce degli operai delle nostre comunità umbre, che nel panorama delle emergenze nazionali sentiamo meno menzionati, ma che vivono una situazione drammatica che pesa sulle prospettive dell’intera nostra Regione. I casi di criticità sono diversi, ma, soprattutto, preoccupa la crisi dell’azienda “
Antonio Merloni”, alla quale fanno capo migliaia di lavoratori sia in Umbria che nelle Marche.
Ci rendiamo conto che in una situazione di crisi generale anche la politica non può fare miracoli, se non si innesca un circolo virtuoso che impegni le categorie imprenditoriali, la finanza, le istituzioni e l’intera società civile. È appunto per questo che anche noi Pastori, con la Caritas e l’iniziativa specifica del Fondo di Solidarietà, stiamo dando un contributo. Prima ancora cerchiamo di portare avanti la nostra opera di sensibilizzazione delle coscienze, nella prospettiva di una rinnovata responsabilità sociale.
In questo momento ci sembra urgente far sentire a Lei, Signor Presidente, la nostra preoccupazione. A noi sembra che, se non si prendono a breve provvedimenti che scongiurino la chiusura dell’azienda oppure offrano ai lavoratori alternative valide, la situazione potrebbe sfuggire di mano. Finora il grido degli operai si è espresso nei termini di un appello dignitoso e fiducioso. Non vorremmo sfociasse in sentimenti di disperazione e rabbia. È in situazioni come queste che emerge quanto un sistema politico, sociale ed economico si ispiri a quei principi di solidarietà e di sussidiarietà che, da sempre proclamati nella dottrina sociale della Chiesa, sempre più si rivelano fattori chiave dello sviluppo e della pace.
La preghiamo pertanto di voler dare opportune direttive perché il grido dei nostri operai sia ascoltato. Ad un tavolo di concertazione convengano tutti gli organi interessati perché si possano decidere le linee di una soluzione valida e di non corto respiro per la nostra Regione. Naturalmente non dimentichiamo le altre Regioni interessate dalla crisi.

Nel ringraziarLa per l’attenzione, restiamo in fiduciosa attesa e affidiamo alla preghiera il buon esito dell’impegno che Lei e il suo Governo vorrete porre in questa grave situazione.


Assisi, 1 febbraio 2010


+ Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia, presidente della CEU

+ Domenico Sorrentino, arcivescovo-vescovo di Assisi-Nocera-Gualdo, vice presidente CEU
+ Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve
+ Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia
+ Giovanni Scanavino, vescovo di Orvieto-Todi
+ Mario Ceccobelli, vescovo di Gubbio

+ Domenico Cancian, vescovo di Città di Castello

+ Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno

ALTRI LINK:

mercoledì 3 febbraio 2010

SCOOP SULLA FUSIONE FREDDA!

"Se la fusione fredda funzionasse, allora vorrebbe dire che Dio è stato molto, molto buono con noi"

(Carlo Rubbia)


Beh, credo che Dio sia stato e sia molto, molto buono con noi, a dispetto di quello che ai nostri occhi umani spesso appare. E pure che attorno a noi sia tessuta una fitta trama di aiuti celesti a cui, per semplicità, si dà immagine e nome di Angeli Custodi. Così anche gli scienziati, mentre studiano, ricercano e sperimentano, devono avere i loro Angeli accanto, a infondere forza e ispirazione.

Il 24 maggio 2008 concludevo un post scrivendo: "Presto ne sentirete delle belle sulla fusione fredda". Lo spunto veniva da una notizia dell'Università di Osaka sull'ennesimo esperimento comprovante la possibilità di produrre energia pulita (senza radioattività) dalla fusione nucleare fredda, ovvero non innescata da alte energie, cioè quanto avevano annunciato al mondo, nell'ormai lontano 1989, i ricercatori statunitensi Fleischmann e Pons, salvo essere poi messi in berlina dallo scettico establishment accademico. Il fatto è che sapevo - da fonte più che attendibile - che in questo campo in Italia si stava ben oltre la ricerca teorica: era infatti già in fase avanzata la sperimentazione di una nuova tecnologia in grado di sfruttare la fusione nucleare fredda per produrre energia, a costi assolutamente concorrenziali, già ora su scala industriale e in futuro persino domestica.

Tra pochissimo uscirà l'annuncio di questa grande
- direi epocale - scoperta italiana, dietro cui sta l'ingegno e l'intraprendenza di un popolo che - la storia ci insegna - ha saputo spesso stupire le altre nazioni proprio nei momenti di crisi. Un doveroso grazie va al gruppo di ricercatori dell'Università di Bologna che ha contribuito ad aprire un nuovo importantissimo orizzonte nel panorama delle energie pulite e rinnovabili, in particolare al Prof. Sergio Focardi che guida questa ricerca da molti anni, nonché all'Ing. Andrea Rossi, l'industriale che ha scommesso i propri capitali sull'ingegnerizzazione e commercializzazione del nuovo sistema di produzione energetica (coperto da brevetto: "Method and apparatus for carrying out Nickel and Hydrogen exothermal reactions").

Accanto alle tante forme di energia pulita già operative e allo studio, la fusione fredda ora diventa realtà. Ancora uno sberleffo dunque, a chi sbandiera il "nucleare sporco" come scelta obbligata, a vantaggio non certo di noialtri cittadini, ma di quelle multinazionali chiamate a costruire le nuove (si fa per dire) centrali nucleari a fissione, veri e propri dinosauri che sarebbero da mandare a riposo piuttosto che da costruire ancora... evviva la lungimiranza! Siamo un popolo di santi, artisti, navigatori, eroi, inventori ecc. ma non si sa cosa abbiamo fatto di male per meritare i politici peggiori della nostra storia!

Mi auguro che chi ha interesse a lucrare fino all'ultimo sulla vendita delle fonti non rinnovabili (tra cui l'uranio), senza preoccuparsi delle conseguenze che pagheranno le generazioni future, stavolta non riesca più a boicottare la diffusione della fusione fredda come è successo da 20 anni a questa parte.

ALTRI LINK DI APPROFONDIMENTO:

Domande scomode...

Ma se è vero che Berlusconi ha bocciato la candidatura a Presidente della Regione Umbria del Sindaco di Assisi, Ing. Claudio Ricci (a sinistra nella foto), per via delle sue orecchie a sventola e del suo look poco cavalier-rampante, come diavolo ha potuto far insediare il Prof. Renato Brunetta su una comoda poltrona da Ministro???

N.B. Ricci era l'unico candidato di centrodestra che io, da sempre elettore di sinistra, avrei votato alle imminenti elezioni ragionali, non solo per esprimere un voto di protesta per come ho visto ultimamente amministrata la mia Regione, ma pure confidando potesse fare qualcosa di buono per essa.

martedì 2 febbraio 2010

Parentesi nera

Saranno i miei 45 anni alle porte, quel mezzo del cammin di nostra vita in cui i bilanci diventano affare delicato, fatto sta che sempre più spesso mi ritrovo a pensare che persino il 1984 di Orwell fosse meno peggio dell'avvio del XXI secolo. Sarebbero già disponibili tecnologie pulite a impatto ambientale zero, ma siamo succubi degli interessi delle multinazionali che ancora producono e vendono quelle inquinanti. Potremmo lavorare per realizzare pace e libertà sulla terra, ma siamo ipnotizzati dai "dividi et impera" dei demagoghi del teatrino della politica (assoldati dalle multinazionali di cui sopra).

Dio dacci un segno!

venerdì 29 gennaio 2010

Il topolino ha partorito una montagna di ca...rtapesta!

Apro (e chiudo) una parentesi sul Decreto Legislativo n. 150 entrato in vigore il 16 novembre 2009, noto come riforma della Pubblica Amministrazione (P.A.) del Ministro Brunetta, che mi riguarda direttamente visto che sono un funzionario pubblico. Mi soffermo in particolare sulle nuove norme che regolano il cosiddetto "salario accessorio".

Premetto una serie di principi generali, già chiari da molti anni.

Tutti i dipendenti pubblici sono tenuti a svolgere il loro impiego nei modi e tempi stabiliti dal contratto di lavoro collettivo, il corrispettivo è lo stipendio. Le inadempienze sono perseguibili civilmente (note di demerito, ammende pecuniarie, sospensione, licenziamento) e penalmente fino alla reclusione, in funzione della gravità. Naturalmente c'è modo e modo di svolgere le proprie mansioni, dalla sufficienza all'eccellenza, così i datori di lavoro, nel pubblico come nel privato, sanzionano i meno meritevoli e premiano i più meritevoli, adottando a tal fine appositi sistemi di incentivazione. Per incentivare la produttività dei propri dipendenti, ogni P.A. utilizza un apposito fondo annuo. Questi incentivi-produttività (salario accessorio) vanno distribuiti ai dipendenti in misura proporzionale al punteggio conseguito nella valutazione fatta dai loro dirigenti. Il limite di questa valutazione è che, pur ancorata a parametri oggettivi, contiene un grande margine di discrezionalità e si gioca quindi sulla relazione umana, quanto professionale, tra dirigente e subordinato, senza considerare eventuali pressioni sui dirigenti "dall'alto".

Prima della riforma Brunetta ogni Pubblica Amministrazione dava al 100% dei dipendenti un incentivo annuo per la produttività commisurato al punteggio attribuito dai dirigenti. I dipendenti che conseguivano un punteggio basso ricevevano un incentivo minore, quelli che conseguivano un buon punteggio ricevevano un incentivo più consistente. Il secondo era sempre stato il mio caso, ovvero un incentivo pari a un 70%-90% di una mensilità (una sorta di quattordicesima) a seconda degli anni: la variabilità dell'importo dipendeva dall'entità del fondo-produttività e dalla media dei punteggi dei dipendenti (a un "6 politico" per tutti corrisponderebbe un premio produttività medio uguale per tutti). Si tratta di un sistema che andava riformato, mi sta bene, ma non in senso peggiorativo!

Dopo la riforma Brunetta ogni Pubblica Amministrazione darà solo al 75% dei suoi dipendenti un incentivo annuo per la produttività proporzionale al punteggio attribuito dai dirigenti. Al 25% dei dipendenti "migliori" (o meglio coi punteggi migliori) verrà distribuito il 50% del fondo produttivita, al 50% dei dipendenti "intermedi" (o meglio coi punteggi intermedi) verrà distribuito il restante 50% del fondo produttivita, il restante 25% dei dipendenti (quelli coi punteggi "peggiori") non riceveranno nessun incentivo.

Se così facendo la produttività servisse davvero a premiare chi lavora meglio, non avrei nessuna obiezione da sollevare. Invece ne ho parecchie. Prendiamo un esempio concreto, il mio. Bisogna considerare che all'interno di una P.A. i conteggi per l'attribuzione degli incentivi per la produttività vengono fatti area per area. Nel Comune nel quale lavoro, la mia area è composta da Tributi, Ragioneria, Contratti, Invalidi Civili, Servizi Sociali per un totale di una quarantina di unità di personale. Metto la mano sul fuoco che è dura tra questi 40 dipendenti trovarne 10 che non facciano bene il loro lavoro, ciononostante 10 prenderanno una superquattordicesima, 20 una quattordicesimina, 10 assolutamente nulla. Ovviamente ci sarà il caso che l'ultimo dei classificati con punteggio "migliore" avrà pressoché lo stesso punteggio del primo di quelli con punteggio "intermedio" (ad esempio un 150, 01 contro un 149,99) ma soprattutto che l'ultimo dei classificati con punteggio intermedio avrà pressoché lo stesso punteggio del primo di quelli che non verranno incentivati (ad esempio un 100,01 contro un 99,99). Morale: io che lavoro in un Comune amministrato dal centro-destra da 13 anni, che risiedo, vivo e voto in un altro Comune e sono iscritto alla CGIL, secondo voi, a prescindere dalla efficacia ed efficienza di come lavoro, in quale categoria di premi-punizioni rischio seriamente di venirmi a trovare? Considerato questo, secondo voi la riforma Brunetta quanto mi può incentivare (a fare più del mio dovere)?

Il topolino ha partorito una montagna di ca...rtapesta: ecco la tanto strombazzata Riforma Brunetta!

Non me ne vogliano i Veneziani - che non lo augurerei proprio a nessuno - però spero che Renato Brunetta diventi sul serio Sindaco della Serenissima: forse finalmente scoprirebbe la differenza che passa tra un Ministero (su cui sono tarate la sua riforma e visione della P.A.) e un Ente comunale... allora chiederebbe scusa ai tanti lavoratori pubblici che ha più volte offeso e umiliato, fomentando una vera e propria campagna di denigrazione, facendo di tutti gli enti e di tutti i dipendenti un fascio. Qualche mela marcia e qualche lavativo c'è in ogni luogo di lavoro, pubblico o privato che sia, ma se tutti i dipendenti pubblici si mettessero a lavorare per quel che sono pagati o applicassero alla lettera le norme "borboniche" in vigore e le disposizioni burocratiche che regolano gli uffici, l'Italia si fermerebbe e la gente si renderebbe conto di quanto la loro attività silenziosa sia vitale.

giovedì 28 gennaio 2010

Non è poco, magari è più

Ahimè, dimentico troppo facilmente le cose. Al punto da somigliarmi a una barca sul mare che lascia alle spalle la scia.
Poiché quel solco di spuma scompare veloce, colmato dall'onda, mi resta solo il legno sotto i piedi, il sole nel cielo e l'orizzonte in fondo agli occhi...
Non è poco, magari è più.


Questa riflessione - e la bellissima musica di sottofondo (al di là di un piccolo plagio... qualcuno lo riconosce?!) - nasce da una visita su Sghemberie, il blog di Naimablu...

sabato 23 gennaio 2010

Un grazie di cuore a tutte le "scale" della mia vita...

Nella vita ognuno di noi coglie solo quello che è in grado di ap-prendere.

Come quando da un albero non riusciamo ad afferrare e cogliere che i frutti a portata della nostra mano e della nostra levatura.

Per questo è importante per tutti circondarsi di buoni libri, amici, compagni di viaggio o di esperienze o di vita. Sono loro le scale che ci aiutano a prendere anche i frutti posti più in alto, spesso più gustosi e maturi. Ognuno di noi ha l'opportunità di incontrare le "scale" giuste e se ci pensa bene ne ha già trovato tante.

P.S. Di solito ci arrampichiamo sull'albero in inverno, lamentandoci di non vedere frutti attorno a noi... be', tocca resistere alla sensazione di scendere: prima o poi l'estate arriva sempre!

venerdì 22 gennaio 2010

Abbandonarci oppure resistere?

È un po’ immaginare la tua anima come una donna che viene spogliata, un conto è che venga spogliata con violenza, diverso è essere spogliata dalla persona che ti ama davvero più della sua vita per una notte d’amore che dura per l’eternità; opporresti la stessa resistenza pensando a questo?

(citato a memoria da una cara amica a proposito dell'Amore con cui Dio ci ama
e di come Egli ci dona la libertà d'abbandonarci oppure resistere a tale Amore)


Sì, a certe condizioni si può mischiare il sacro col profano.
C'è un punto dove erotismo e misticismo s'incontrano, cercando lo Spirito nella carne il primo, oltre la carne il secondo.
Momenti in cui l'Amore incondizionato e l'amore carnale di una donna e di un uomo si coniugano insieme.

Imbattendomi stasera nelle immagini e nella canzone di questo video, per me è stato istintivo collegarle alle parole in testa al post, che avevo letto pochi giorni fa... istintivo e inevitabile.

P.S. A questo punto mi viene voglia di rileggermi il Cantico dei Cantici...

Il sant'uomo e i cucchiai

Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese: "Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno".
Dio condusse il sant'uomo verso due porte.
Ne aprì una e gli permise di guardare all'interno.
C'era una grandissima tavola rotonda. Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.

Il sant'uomo sentì l'acquolina in bocca.

Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato. Avevano tutti l'aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca.

Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.

Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno".

Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì.

La scena che l'uomo vide era identica alla precedente. C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l'acquolina. Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici. Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio: "Non capisco!"

"È semplice", rispose Dio, "essi hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri! I primi, invece, non pensano che a loro stessi".


Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura.
La differenza la portiamo dentro di noi!!!


Conoscevo già questa paraboletta. Divertitevi a confrontarla con le varianti in cui, al posto di cucchiai e sant'uomo, ci sono le bacchette e un samurai oppure le posate e un contadino. Chissà la versione originale quale è!

Mi è stata inoltrata oggi via posta elettronica con l'ennesima "catena". Resto in attesa di nuove mutazioni...

mercoledì 20 gennaio 2010

Giralo per favore...

Oggi mi è arrivato questo sms:


Giralo per favore: bimbo
17 mesi necessita sangue
gruppo b positivo per

leucemia fulminante
3282694447 riccardo
capriccioli.gira l'sms per

favore e' urgente.


Sorvolo sul fatto che mi sia stato inviato dalla mia ex moglie, anche se già questo (lo confesso!) me lo ha fatto guardare con sospetto. :-)

Suppongo che di fronte a richieste di aiuto/inoltro come questa, se si facesse una ricerca statistica, verrebbe fuori (le cifre sono solo di fantasia) che il 60% (i "senza cuore") non fa nulla, il 30% (i "buoni samaritani") inoltra a una selezione dei contatti in rubrica, il 5% (gli "esagerati") inoltra indistintamente a tutto l'indirizzario e solo il 5% ("quelli che si fermano a riflettere") fa qualcosa di sensato, come telefonare al numero indicato per verificare se la richiesta è vera o falsa.

Come tutte le altre volte che mi erano pervenuti messaggi analoghi, anche stavolta ho immediatamente verificato che si tratta di una bufala: il numero 3282694447 è inesistente!

Cercando nella rete si scopre che il messaggio in questione gira addirittura da marzo del 2007 e periodicamente torna alla ribalta. Chi lo riceve, da un amico o conoscente magari ritenuto affidabile (la mia ex moglie ad esempio è una "stimata" psicologa-psicoterapeuta...), dà per scontato la sua autenticità findandosi della fonte, così inoltra e perpetua la catena. Pochi a quanto pare si pongono domande tipo: ma da quanto tempo gira questo messaggio? il bambino avrà ancora bisogno di sangue? ma sarà ancora vivo?

Pare che il bimbo Riccardo Caprioli malato di leucemia non sia nemmeno mai esistito!

Di questo messaggio esistono varie versioni, sia come sms che email, a volte il numero da chiamare è 035-556625 (anch'esso inesistente), a volte la leucemia diventa meningite ecc. C'è poi una variante che si conclude con del bieco 'terrorismo emotivo': "E' IMPORTANTE, SE LA FERMI 6 UN MOSTRO SENZA CUORE".

Cui prodest? Considerando quanto guadagnano dall'invio di sms le varie TIM, Tre, Vodafone, Wind ecc. il sospetto che dietro queste "catene" via GSM e UMTS ci siano le stesse compagne telefoniche è forte.

Insomma, lo ripeto per l'ennesima volta, quando ricevete sms o email di questo tenore non inoltrate pedissequamente; nel dubbio che l'avviso possa essere vero, dedicategli giusto un minutino per verificarne l'attendibilità: basta una telefonata o una ricerca su google. Che vi costa?

mercoledì 13 gennaio 2010

Rodrigo y Gabriela

Cimentarsi in una cover è sempre un salto mortale, ecco qui qualcuno che ci riesce benissimo. Ieri ho sentito alla radio di sfuggita parlare di Rodrigo y Gabriela, un duo di chitarristi di origine messicana, che hanno cercato fama fuori patria trovandola, se ricordo bene, in Irlanda e da lì in tutto il mondo. Ho spulciato su youtube e ho scelto una loro incredibile Starway to Heven per chitarra classica che non può che far applaudire d'ammirazione gli stessi Led Zeppelin!



Da ascoltare a bocca e cuore aperti...

Le stagioni dell'amore

Stasera alle prove del coro abbiamo cominciato a studiare un nuovo brano, Seasons of Love, tratto dal musical Rent. Be', non conoscevo né l'una né l'altro, seppure Wikipedia spieghi come Rent sia stato replicato a Broadway dal 1996 al 2008 e considerato il musical più rappresentativo degli anni '90: un inno della Generazione X (in cui rientro per un pelo anche io!) quanto negli anni '60 Hair lo fu dei figli dei fiori.



Mi piace molto questa canzone, cantarla è trascinante... perciò la dedico a chi è nel mio cuore.


Seasons of Love

Five hundrend twenty five thousand
six hundred minutes
Five hundrend twenty five thousand
moments so dear
Five hundrend twenty five thousand
six hundred minutes
How do you measure, measure a year

In daylight, in sunsets, in midnights,
in cups of coffee, In inches, in miles
in laughter in strife,

In Five hundrend twenty five thousand
six hundred minutes
How do you measure a year in the life

(chorus)
How about Love
how about love
how about love
measure in love
seasons of love
seasons of love

Five hundrend twenty five thousand
six hundred minutes
Five hundrend twenty five thousand
journeys to plan
Five hundrend twenty five thousand
six hundred minutes
how do you measure the life of a woman
or a man

In truth that she learned
or in times that he cried
In the bridges he burned
or the way that she died

Its time now to sing out
though the story never ends
lets celebrate remember a year
in the life of frien
ds

Remember the love, remember the love,
remember the love
Measure in love
Oh you got to you got to remember the love
You know that love is a gift from up above
Share love, give love, spread love
Measure, measure your life in love
Seasons of love
Measure your life, measure your life in love


Le stagioni dell'amore

525.600 minuti
525.000 momenti preziosi

525.600 minuti
Come lo misuri un anno?
In giorni, in tramonti
In notti, in caffè
In centimetri, in kilometri
In risate, in battaglie

In 525.600 minuti
Come lo misuri un anno di vita?
Perché non con l’amore? (x3)
Misura con l’amore
Stagioni d’amore (x2)

525.600 minuti
525.000 viaggi da progettare
525.600 minuti
Come misuri la vita di un uomo o una donna?

In quante verità lei ha imparato?
O in quante lacrime lui ha versato?
In quanti ponti lui ha tagliato?
O nel modo in cui lei è morta?

È ora di cantare
Anche se la storia non finisce mai
Festeggiamo,ricordiamo,
un anno di vita dei nostri amici

Ricorda l’amore
Oh, devi, devi ricordare l’amore
L’amore è un dono del cielo
Condividi l’amore, dai amore, diffondi l’amore
Misura la tua vita con l’amore
Stagioni d’amore (x2)
Misura la tua vita, misura la tua vita con l’amore

mercoledì 6 gennaio 2010

Anche le case han bisogno di coccole

«Che cos'è un rito?» disse il piccolo principe.
«Anche questa è una cosa da tempo dimenticata», disse la volpe. «È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! lo mi spingo fino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza».

(da Il Piccolo Principe
di A. de Saint-Exupéry)



Chi mi conosce sa che sono tutto il contrario di una persona rigida e bisognosa di programmarsi l'esistenza. Anzi, diciamo pure che preferisco l'anarchia all'ordine e il caos creativo alle regole ottuse (non è il caso delle regole elencate nell'immagine, che sono auree!). Allo stesso tempo scelgo volontariamente, se lo ritengo utile e necessario, di aderire a un programma ben definito. Ovviamente parlo della vita privata, nel lavoro le regole vanno rispettate, al limite interpretate in modo non rigido (cioè umano) o riscritte d'intesa con le organizzazioni per le quali si opera.

Detto ciò, visto che da un po' di tempo mi trovavo in crescente difficoltà nello star dietro alle varie esigenze del mio appartamento (riordinare, pulire, lavare, stirare ecc.), ho deciso di darmi la semplice abitudine (o "rito") di dedicare a ogni ambiente un'attenzione particolare in un preciso giorno della settimana, ferme restando le regole auree di cui sopra: per esempio i piatti sporchi vanno sempre lavati (a mano e/o in lavastoviglie), se non la sera massimo il giorno dopo, il bagno va pulito se la sua igiene è compromessa e così via. Però dedicando un'attenzione speciale a una definita stanza almeno una mezz'ora al giorno, si finisce col mettere a posto e/o pulire qualche particolare che altrimenti non si noterebbe o si rimanderebbe.

Ecco il mio programma settimanale:
  • Lunedì, giorno della luna, astro simbolicamente legato all'acqua, dedicato alla pulizia settimanale di fondo del bagno;
  • Martedì, giorno di Marte, espressione per antonomasia dell'energia maschile, dedicato alla mia camera da letto;
  • Mercoledì, giorno di Mercurio, pianeta simbolo del mettere in rapporto e in comunicazione, dedicato al soggiorno (vi convergono attraverso sei porte/aperture tutte le altre stanze della mia casa);
  • Giovedì, giorno di Giove, portatore di giovialità e convivialità, dedicato alla cucina-tinello;
  • Venerdì, giorno di Venere, espressione per antonomasia dell'energia femminile, dedicato alla cameretta di mia figlia;
  • Sabato, giorno di Saturno, pianeta legato a limiti, regole, confini, dedicato ai locali esterni e/o di servizio quali l'ingresso, il sottoscale, il pianerottolo, la scala esterna e il box auto;
  • Domenica, giorno di Domineddio... riposo ovviamente, oppure quel che mi va!
Naturalmente può capitarmi di lasciare qualche stanza in disordine (non sarò mai schiavo di una casa!), ma almeno la "camera del giorno", a costo di andare a letto un po' più tardi, mi sforzo di metterla a posto. Questa è la mia nuova regola-abitudine-rito.

Ovviamente le associazioni giorno-pianeta-stanza, per quanto legate alla simbologia astrologica, sono soggettive e arbitrarie. Ma è un giochino che mi sta aiutando davvero: ho iniziato ad applicarlo da lunedì e funziona alla grande!

domenica 3 gennaio 2010

Giochi musicali

Chi mi sa dire al primo colpo cosa lega strettissimamente questi due famosi brani? Doot Doot (1983) dei Freur, indimenticabile gruppo "meteora" degli anni '80, e Born Slippy degli Underworld (1995, rimissata per il film cult Trainspotting nel 1996).
Ringrazio Sabrina per avermi fatto fare questa piccola scoperta.




Buona domenica

N.B. Se non sapete la risposta leggete con attenzione la breve scheda degli Underworld su Wikipedia...

sabato 2 gennaio 2010

L’inganno

Se a qualcuno viene in mente di innamorarsi fuori tempo, fuori stagione e anche fuori dalle proprie misure, io raccomando una devota anoressia, devota a se stessi. E un po’ di tristezza languida per piangerci sopra. La gente non ha mai capito quanto il male possa volgere al bene e come si possano usare anche le scorie per fare un bel palazzo. La fantasia è questa: le bucce di mela, i torsoli di mela buttati da Pinocchio si possono mangiare più tardi, quando non ci sarà più niente in tavola, neanche la poesia.

Ho letto oggi questo breve brano della compianta
Alda Merini (1931-2009)... mi ha molto colpito. Forse è un periodo in cui mi sento più buccia che polpa, e allora che persino una buccia di mela possa diventare utile, farsi poesia quand'anche l'ultima poesia del mondo fosse morta, è un'immagine che mi fa sentire migliore.
Fonte della citazione/ispirazione: FIGURE PARALLELE

Happy Tears di Cecilia Sugarman

Come promesso inizio il 2010 con il terzo (e ultimo) post consecutivo che inizia con la parola happy. La mia scelta è caduta su un video amatoriale di Cecilia Sugarman, una giovanissima ragazza di non so bene quale parte del mondo, che comunque canta in inglese, e molto bene, una canzone da lei composta intitolata per l'appunto Happy tears. Se un giorno diventerà famosa - la stoffa ce l'ha e glielo auguro - ricordatevi di me che l'avevo scovata nella rete! ;-)



Che le lacrime di tutti possano essere sempre portatrici di felicità.

Happy Tears
(words and music by Cecilia Sugarman, 2009)

A week or two is not enough
To hold in all the endless love
That we all share whenever we're together
With each other our hearts can feel free
Free to create memories
Memories that will always last forever

(rit.)
And these are happy tears we cry
Though I'll miss you through the years I'll try
To hold on to the good times we had
Imagining your smile makes me feel good, not bad
Look on the bright side: we'll see each other again
So I can wipe away your happy tears

Wave to everyone you meet
Squeeze together in the back seat
Do these things so that we can remember
All of the fun things we did
I don't know how I can live
Without you with me by my side forever

(rit.)
And these are happy tears we cry
Though I'll miss you through the years I'll try
To hold on to the good times we had
Imagining your smile makes me feel good, not bad
Look on the bright side: we'll see each other again
So I can wipe away your happy tears

Please don't take so long to come again
I'll be ready to see you no matter when
Send me a funny letter now and then
but please don't forget...

(rit.)
That these are happy tears we cry
Though I'll miss you through the years I'll try
To hold on to the good times we had
Imagining your smile makes me feel good, not bad
Look on the bright side: we'll see each other again
So I can wipe away your happy tears


Ed ecco la mia traduzione...

Lacrime Felici
(parole e musica di Cecilia Sugarman, 2009)

Una settimana o due non basta
a contenere tutto l'amore senza fine
che noi condividiamo ovunque siamo insieme,
l'uno con l'altro i nostri cuori possono sentirsi liberi
liberi di creare ricordi
ricordi che vivranno per sempre.


(rit.)
E queste che piangiamo sono lacrime felici
anche se anno dopo anno ti perderò, io proverò
ad aggrapparmi ai bei momenti che abbiamo avuto
immaginando il tuo sorriso che mi fa star bene, non male.
Guarda il lato buono della medaglia: noi ci rivedremo ancora,
così posso asciugare via le tue lacrime felici.


Fa un cenno a chiunque incontri
abbracciatevi nel sedile di dietro
fa queste cose così che noi possiamo ricordarci
ogni particolare di quando facevamo l'amore.
Non so come posso vivere
senza te al mio fianco per sempre.


(rit.)
E queste che piangiamo sono lacrime felici
anche se anno dopo anno ti perderò, io proverò
ad aggrapparmi ai bei momenti che abbiamo avuto
immaginando il tuo sorriso che mi fa star bene, non male.
Guarda il lato buono della medaglia: noi ci rivedremo ancora,
così posso asciugare via le tue lacrime felici.


Ti prego, non aspettare troppo a ritornare
io sarò pronta a vederti, non importa quando,
spediscimi una lettera divertente ora o poi
ma ti prego non dimenticare...


(rit.)
che queste che piangiamo sono lacrime felici
anche se anno dopo anno ti perderò, io proverò
ad aggrapparmi ai bei momenti che abbiamo avuto
immaginando il tuo sorriso che mi fa star bene, non male.
Guarda il lato buono della medaglia: noi ci rivedremo ancora,
così posso asciugare via le tue lacrime felici.

giovedì 31 dicembre 2009

Happy New Year

Ho appena postato su un bellissimo blog di cui sono indegno collaboratore (indegno perché trovo troppo poco tempo per collaborare) un proverbio perugino che - coi tempi che corrono - vale pure come augurio sui generis per questo Capodanno:

ha magnèto 'l terzo magnerà anco 'l quarto

Lunga vita alla saggezza e alle tradizioni popolari! Ben venga la "digitalizzazione globale" se servirà a conservarcele per il futuro. Buon anno a tutti da Ventidue passi d'amore e dintorni.

P.S. Visto che non c'è due senza tre, mi chiedo cosa m'inventerò per avere un terzo post consecutivo il cui titolo inizia con HAPPY... Boh, ci penserò l'anno nuovo. Comunque questa coincidenza - capitata senza averlo voluto - suona già di per sè un ottimo auspicio per il 2010!

Nella foto un tipico dolce umbro, il torciglione,
che staserà non mancherà su molte tavolate

Happy Nappy

A fine novembre accennai (qui) ad un'iniziativa partita dal mondo no-profit di Assisi per produrre in Umbria i pannolini lavabili o ecologici o eco-pannolini che dir si voglia. Bene, sono felicissimo di potere annunciare che il sogno sta diventando realtà. Vi presento Happy Nappy!

mercoledì 30 dicembre 2009

Vergogna Italia

L'episodio verificatosi domenica scorsa sull'Eurostar Bari-Roma, raccontato con dovizia di particolari nell'articolo che riporto integralmente qui sotto, mi ha fatto rabbrividire.

Non voglio giudicare il comportamento del controllore del treno, "una ragazza di venticinque anni truccata con molta cura e una divisa inappuntabile" che pare incarnare perfettamente lo spirito falso-efficentista e spesso disumano dei nostri tempi. Di certo la formazione che ha ricevuto dal suo datore di lavoro (Ferrovie dello Stato - Trenitalia) non contemplava (e sarebbe gravissimo) la possibilità di allargare le maglie di un regolamento alle esigenze di un portatore di handicap. Lo ha al contrario applicato alla lettera.

L'esecuzione di leggi, regolamenti e procedure dovrebbe essere sempre affidata a persone (debitamente formate), non ad automi, proprio perché è necessario usare anche compassione e buon senso nell'interpretazione di una norma. Se un essere umano si comporta come una macchina senza sentimenti, tanto vale mettere un robot al suo posto.

Mi auguro che Tenitalia, riveda velocemente le sue procedure e preveda delle sane eccezioni per le cosiddette "categorie protette". Che diventi una azienda umana piuttosto che un leviatano burocratico. Però parliamo della stessa società che non rimborsa i biglietti se non per ritardi superiori ad un'ora (in Spagna bastano pochi minuti) e che in caso di avversità meteo chiede ai passeggeri di portarsi panini e coperte. E allora forse i conti tornano.

La morale amara è che in questa Italia dei SUV, dei telefonini e della TV digitale, essere diversi, immigrati, poveri, disabili, handicappati, sta diventando una colpa; che troppo pochi cittadini se ne sdegnano (e questa è una vergogna nella vergogna); che alta velocità fa rima con alta inciviltà.

P.S. Possibile che i passeggeri del vagone non abbiano pensato a fare una colletta tra loro per pagare il sovrapprezzo del biglietto incriminato?


Privo di biglietto perché impossibilitato a farlo mostra i soldi al controllore.
Ma viene costretto a scendere dalla polizia ferroviaria
Quel ragazzo senza braccia
sul treno dell'indifferenza
di Shulim Vogelmann

(...) È domenica 27 dicembre. Eurostar Bari-Roma. Intorno a me famiglie soddisfatte e stanche dopo i festeggiamenti natalizi, studenti di ritorno alle proprie università, lavoratori un po' tristi di dover abbandonare le proprie città per riprendere il lavoro al nord. Insieme a loro un ragazzo senza braccia.

Sì, senza braccia, con due moncherini fatti di tre dita che spuntano dalle spalle. È salito sul treno con le sue forze. Posa la borsa a tracolla per terra con enorme sforzo del collo e la spinge con i piedi sotto al sedile. Crolla sulla poltrona. Dietro agli spessi occhiali da miope tutta la sua sofferenza fisica e psichica per un gesto così semplice per gli altri: salire sul treno. Profondi respiri per calmare i battiti del cuore. Avrà massimo trent'anni.

Si parte. Poco prima della stazione di (...) passa il controllore. Una ragazza di venticinque anni truccata con molta cura e una divisa inappuntabile. Raggiunto il ragazzo senza braccia gli chiede il biglietto. Questi, articolando le parole con grande difficoltà, riesce a mormorare una frase sconnessa: "No biglietto, no fatto in tempo, handicap, handicap". Con la bocca (il collo si piega innaturalmente, le vene si gonfiano, il volto gli diventa paonazzo) tira fuori dal taschino un mazzetto di soldi. Sono la cifra esatta per fare il biglietto. Il controllore li conta e con tono burocratico dice al ragazzo che non bastano perché fare il biglietto in treno costa, in questo caso, cinquanta euro di più. Il ragazzo farfugliando le dice di non avere altri soldi, di non poter pagare nessun sovrapprezzo, e con la voce incrinata dal pianto per l'umiliazione ripete "Handicap, handicap".

I passeggeri del vagone, me compreso, seguono la scena trattenendo il respiro, molti con lo sguardo piantato a terra, senza nemmeno il coraggio di guardare. A questo punto, la ragazza diventa più dura e si rivolge al ragazzo con un tono sprezzante, come se si trattasse di un criminale; negli occhi ha uno sguardo accusatorio che sbatte in faccia a quel povero disgraziato. Per difendersi il giovane cerca di scrivere qualcosa per comunicare ciò che non riesce a dire; con la bocca prende la penna dal taschino e cerca di scrivere sul tavolino qualcosa. La ragazza gli prende la penna e lo rimprovera severamente dicendogli che non si scrive sui tavolini del treno. Nel vagone è calato un silenzio gelato. Vorrei intervenire, eppure sono bloccato.

La ragazza decide di risolvere la questione in altro modo e in ossequio alla procedura appresa al corso per controllori provetti si dirige a passi decisi in cerca del capotreno. Con la sua uscita di scena i viaggiatori riprendono a respirare, e tutti speriamo che la storia finisca lì: una riprovevole parentesi, una vergogna senza coda, che il controllore lasci perdere e si dedichi a controllare i biglietti al resto del treno. Invece no. Tornano in due. Questa volta però, prima che raggiungano il giovane disabile, dal mio posto blocco controllore e capotreno e sottovoce faccio presente che data la situazione particolare forse è il caso di affrontare la cosa con un po' più di compassione.

Al che la ragazza, apparentemente punta nel vivo, con aria acida mi spiega che sta compiendo il suo dovere, che ci sono delle regole da far rispettare, che la responsabilità è sua e io non c'entro niente. Il capotreno interviene e mi chiede qual è il mio problema. Gli riepilogo la situazione. Ascoltata la mia "deposizione", il capotreno, anche lui sulla trentina, stabilisce che se il giovane non aveva fatto in tempo a fare il biglietto la colpa era sua e che comunque in stazione ci sono le macchinette self service. Sì, avete capito bene: a suo parere la soluzione giusta sarebbe stata la macchinetta self service. "Ma non ha braccia! Come faceva a usare la macchinetta self service?" chiedo al capotreno che con la sua logica burocratica mi risponde: "C'è l'assistenza". "Certo, sempre pieno di assistenti delle Ferrovie dello Stato accanto alle macchinette self service" ribatto io, e aggiungo che le regole sono valide solo quando fa comodo perché durante l'andata l'Eurostar con prenotazione obbligatoria era pieno zeppo di gente in piedi senza biglietto e il controllore non è nemmeno passato a controllare il biglietti. "E lo sa perché?" ho concluso. "Perché quelle persone le braccia ce l'avevano...".

Nel frattempo tutti i passeggeri che seguono l'evolversi della vicenda restano muti. Il capotreno procede oltre e raggiunto il ragazzo ripercorre tutta la procedura, con pari indifferenza, pari imperturbabilità. Con una differenza, probabilmente frutto del suo ruolo di capotreno: la sua decisione sarà esecutiva. Il ragazzo deve scendere dal treno, farsi un biglietto per il successivo treno diretto a Roma e salire su quello. Ma il giovane, saputa questa cosa, con lo sguardo disorientato, sudato per la paura, inizia a scuotere la testa e tutto il corpo nel tentativo disperato di spiegarsi; spiegazione espressa con la solita esplicita, evidente parola: handicap.

La risposta del capotreno è pronta: "Voi (voi chi?) pensate che siamo razzisti, ma noi qui non discriminiamo nessuno, noi facciamo soltanto il nostro lavoro, anzi, siamo il contrario del razzismo!". E detto questo, su consiglio della ragazza controllore, si procede alla fase B: la polizia ferroviaria. Siamo arrivati alla stazione di (...). Sul treno salgono due agenti. Due signori tranquilli di mezza età. Nessuna aggressività nell'espressione del viso o nell'incedere. Devono essere abituati a casi di passeggeri senza biglietto che non vogliono pagare. Si dirigono verso il giovane disabile e come lo vedono uno di loro alza le mani al cielo e ad alta voce esclama: "Ah, questi, con questi non ci puoi fare nulla altrimenti succede un casino! Questi hanno sempre ragione, questi non li puoi toccare". Dopodiché si consultano con il capotreno e la ragazza controllore e viene deciso che il ragazzo scenderà dal treno, un terzo controllore prenderà i soldi del disabile e gli farà il biglietto per il treno successivo, però senza posto assicurato: si dovrà sedere nel vagone ristorante.

Il giovane disabile, totalmente in balia degli eventi, ormai non tenta più di parlare, ma probabilmente capisce che gli sarà consentito proseguire il viaggio nel vagone ristorante e allora sollevato, con l'impeto di chi è scampato a un pericolo, di chi vede svanire la minaccia, si piega in avanti e bacia la mano del capotreno.

Epilogo della storia. Fatto scendere il disabile dal treno, prima che la polizia abbandoni il vagone, la ragazza controllore chiede ai poliziotti di annotarsi le mie generalità. Meravigliato, le chiedo per quale motivo. "Perché mi hai offesa". "Ti ho forse detto parolacce? Ti ho impedito di fare il tuo lavoro?" le domando sempre più incredulo. Risposta: "Mi hai detto che sono maleducata". Mi alzo e prendo la patente. Mentre un poliziotto si annota i miei dati su un foglio chiedo alla ragazza di dirmi il suo nome per sapere con chi ho avuto il piacere di interloquire. Lei, dopo un attimo di disorientamento, con tono soddisfatto, mi risponde che non è tenuta a dare i propri dati e mi dice che se voglio posso annotarmi il numero del treno.

Allora chiedo un riferimento ai poliziotti e anche loro si rifiutano e mi consigliano di segnarmi semplicemente: Polizia ferroviaria di (...). Avrei naturalmente voluto dire molte cose, ma la signora seduta accanto a me mi sussurra di non dire niente, e io decido di seguire il consiglio rimettendomi a sedere. Poliziotti e controllori abbandonano il vagone e il treno riparte. Le parole della mia vicina di posto sono state le uniche parole di solidarietà che ho sentito in tutta questa brutta storia. Per il resto, sono rimasti tutti fermi, in silenzio, a osservare.

martedì 29 dicembre 2009

Walking after you

Per questa canzone provai amore al primo ascolto, una decina di anni fa. Fu l'occasione in cui scoprii i Foo Fighters e il loro leader Dave Grohl, grande musicista alternative-rock-grunge, ex batterista degli irripetibili Nirvana, infine fantastica voce e chitarra dei Foo Fighters. Walking after you è un pezzo notevole sia a livello compositivo e d'arrangiamento, sia per il testo, in verità un po' ambiguo perché potrebbe riferirsi sia allo struggimento di un innamorato abbandonato, sia all'ossessione di uno stalker... a voi la scelta. Comunque sia una canzone di passione e tormento.



Ho scelto questa esecuzione live (dallo show americano di Letterman) perché è incorporabile nel blog, non certo per l'audio, ahimè di bassa qualità. Per apprezzare meglio la canzone sentila a questo link, gustandovi anche il suggestivo video originale in HD.


LA TUA OMBRA

Stanotte mi sono ingarbugliato nella mia coltre di nubi
Sognando ad alta voce
Le cose non vanno proprio senza te, è un dato di fatto
Non ti mollo, non ti mollo, non ti mollo

Se mi abbandoni, sarò la tua ombra
Se mi abbandoni,
sarò la tua ombra

Se tu accettassi di arrenderti, rinuncerei a qualcosa di più
Non eri adorata?
Non posso stare senza di te, è un dato di fatto
Non ti mollo, non ti mollo, non ti mollo

Se tu mi abbandoni,
sarò la tua ombra
Se tu mi abbandoni, sarò la tua ombra

Un altro cuore è spezzato in due,
non ti mollo


Non posso stare senza te, è un dato di fatto
Non ti mollo,
non ti mollo, non ti mollo

Se mi abbandoni,
sarò la tua ombra
Se mi abbandoni, sarò la tua ombra
Se mi abbandoni, sarò la tua ombra

Un altro cuore è spezzato in due, non ti mollo

N.B. Ho tradotto il testo liberamente, ad esempio espressioni come "I'm on your back" e "I'm walking after you" letteralmente significano "sto alle tue spalle" e "camminerò dopo di te", ho preferito renderle con "non ti mollo" e "sarò la tua ombra".


WALKING AFTER YOU

Tonight I'm tangled in my blanket of clouds
Dreaming aloud
Things just won't do without you, matter of fact
I'm on your back, I'm on your back, I'm on your back

If you walk out on me, I'm walking after you
If you walk out on me, I'm walking after you

If you'd accept surrender, I'll give up some more
Weren't you adored
I cannot be without you, matter of fact
I'm on your back, I'm on your back, I'm on your back

If you walk out on me, I'm walking after you
If you walk out on me, I'm walking after you

Another heart is cracked in two, I'm on your back

I cannot be without you, matter of fact
I'm on your back, I'm on your back, I'm on your back

If you walk out on me, I'm walking after you
If you walk out on me, I'm walking after you
If you walk out on me, I'm walking after you

Another heart is cracked in two, I'm on your back

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