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martedì 14 luglio 2009

domenica 5 luglio 2009

Perugia, 06/07/09 - Musiche dal Mondo

Domani, lunedì 6 luglio ore 21.30, a Perugia, presso la chiesa del complesso monumentale di Santa Giuliana, tra gli appuntamenti della manifestazione Musiche dal Mondo 2009, si esibiranno:
  • Larnaca Progressive Movement Choir di Cipro;
  • Coro dell'Università di Perugia (in cui milito tra i tenori).
Non sono riuscito a rintracciare il programma del coro cipriota, il nostro è il seguente:
musica sacra
  • Ave Rex Gloriae di G. Caccini
  • Panis Angelicus di Comi, Silivestro
traditional spirituals
  • Deep River
  • Go Down, Moses
  • Swing Low
  • I'm Gonna Sing
  • Give Me That Old Religion
È l'ultimo concerto che il coro universitario perugino terrà nell'anno accademico 2008/09. Si ripartirà in autunno, con la nostra abituale tournée in una nazione europea: quest'anno sarà la volta dell'Ungheria.

LINK:

Jethro Tull: un mito in concerto a Todi



Vado a sentirli stasera a Todi nella cornice di Piazza del Popolo. Suonano da oltre 40 anni ma è la prima volta che fanno tappa in Umbria. Non so se faranno un repertorio centrato sui loro "classici" (come quello del video) o sui brani più recenti (che in verità non conosco), ma son certo che in ogni caso non mi deluderanno.

LINK:

Nudo Fiore

Da: “La posada di doña Carmen

di Walter Gioia - OGE, 2009


Tu, nudo fiore, doni il tuo profumo

a ognuno. Accogli il sole,
le nubi da cui piove. A nuove aurore
ti apri e non ti chiedi
se incontrerai dolore o avrai carezze.
Preziosi pollini a lievi brezze
affidi. E poi sorridi al cielo, al tutto,
e all’affilata sorte che ti addita:
la tua morte è un frutto per la vita.

Quando la rete è fatta di persone...

Un regalo che mi è arrivato qualche giorno fa.
Era un po' che non ricevevo un "riconoscimento"... grazie!
:-)

sabato 4 luglio 2009

Un uomo dall'egocentrismo smisurato

(articolo di Stefano Corradino da www.articolo21.info)

Berlusconi e il disturbo vincente.
Intervista allo psichiatra Luigi Cancrini

La democrazia - affermava Winston Churchill - funziona quando a decidere sono in due e uno è malato". Il problema è che in Italia chi governa è malato ma decide da solo... L’esistenza di una vera e propria patologia la rileva ad Articolo21 Luigi Cancrini, celebre psichiatra e fondatore negli anni Settanta di una fra le più importanti scuole di psicoterapia del nostro Paese parla del nostro premier anche all’indomani delle sue dichiarazioni sulla tragedia di Viareggio. Per CancriniSilvio Berlusconi è un personaggio dall’egocentrismo smisurato. Finché ciò lo ha riguardato come imprenditore è andata bene. Il problema nasce con l'acquisizione del potere politico. E quando un normale narcisismo viene fortemente alimentato e si coniuga con il troppo potere il risultato è una patologia, un vero e proprio disturbo della personalità. Conosco questo tipo di patologie, ho dedicato un capitolo di un mio libro a Hitler e Stalin...”

"Adesso vado a Viareggio e prendo in mano io la situazione". Questo ha detto Berlusconi commentando la tragedia del treno esploso. Sempre lui. "Io" al centro di tutto...
Lui ha un’immagine di sé grandiosa, direi inutilmente e dannosamente grandiosa come succede spesso a chi, intorno, ha persone che gli dicono solo "sì"...

Intende dire che il consenso popolare amplifica l'autostima?
Non solo. E' un meccanismo interessante da studiare e che hanno vissuto i dittatori storici. Una studiosa americana ha scritto una biografia interessante su Beria (capo della polizia segreta sotto Stalin, ndr) in cui lei dimostrava bene come lui avesse acquisito un potere straordinario su Stalin proprio perché alimentava continuamente la sua paranoia.

Intorno ad una persona che si crede sempre più grande ed importante di quello che è, c'è sempre qualcuno che lo alimenta
È così che la persona perde il contatto con la realtà. Un contatto che normalmente è assicurato dal fatto che riceviamo un flusso di informazioni positive o negative su di noi e, continuamente, correggiamo il tiro. Nel caso di Berlusconi piuttosto che modificare il proprio percorso lui si vuole circondare solo di persone che lo esaltano e ogni critica viene da lui trasformata in attacco o complotto.

Lei è uno psichiatria di fama. C'è un modo per definire questo comportamento da un punto di vista "clinico"?
Sì, è disturbo della personalità. Silvio Berlusconi è un uomo dall'egocentrismo smisurato. Finché ciò lo ha riguardato come imprenditore è andata bene. Il problema nasce con l'acquisizione del potere politico. E qui, il troppo potere e un narcisismo normale fortemente alimentato si trasformano in un fattore patologico, un vero e proprio disturbo narcisistico della personalità".

Se è un disturbo andrebbe curato
Non si farà mai curare

Non sono un esperto di psichiatria ma mi domando: un disturbo patologico come quello da lei tracciato, oltre al rischio di essere autolesivo può produrre anche danni anche alla collettività?
Tempo fa ho scritto un libro "Oceano borderline" nel quale studiavo molti disturbi della personalità. E ho dedicato un capitolo ai "disturbi vincenti" la cui patologia si esprime in un successo spropositato. Ho studiato le biografie di Hitler e Stalin che hanno curiosamente in comune un'infanzia con un padre alcoolista, violenze e maltrattamenti e che poi si riscattano in un grande delirio. Disturbi vincenti sono anche quelli dei capi mafia, persone molto intelligenti che ritengono di stare svolgendo un compito importante. Il Padrino ad esempio. Forse Berlusconi, per fortuna, non ha ancora questi tratti così "grandiosi" ma il rischio della progressiva perdita del contatto con la realtà può essere fortemente dannoso per gli altri.

Pericoloso anche per se stesso immagino…
Non necessariamente. Se pensiamo alla questione delle feste e delle squillo lui è rimasto assolutamente imperturbabile alle critiche. Proprio perché lui è convinto di poter fare qualsiasi cosa in modo indisturbato e le persone che ha intorno lo assecondano.

Questa patologia del premier a suo avviso si può aggravare?
Sicuramente. E la condizione indispensabile perché un disturbo della personalità non si espanda è legata inevitabilmente alla presenza dei contrappesi rappresentati dalla magistratura (la legalità) e dalla informazione (libertà di stampa). Studiando Hitler ad esempio è facile ricordare che la sua prima azione fu contro i magistrati. La stessa cosa vale per Mussolini. L'equilibrio dei poteri è in questo contesto indispensabile. Se una democrazia è sufficientemente forte questo disegno non riesce e a un certo punto la persona cade. Se invece cadono i contrappesi si va verso un disastro. La dittatura. Con le folle a seguire il personaggio carismatico di turno. Quindi la difesa della normalità di Berlusconi sta nella tenuta della democrazia.

In questo contesto che ruolo ha la tv? Il possesso di un impero televisivo amplifica il potere e il rischio di condizionamento dell'opinione pubblica
Ovviamente sì, ma la tv essendo un mezzo così diffuso e capillare contiene in qualche modo, al suo interno, anche gli "antivirus".

Lei lo sa, che dopo questa intervista, oltre ai magistrati e ai giornalisti anche gli psichiatri potrebbero essere apostrofati come comunisti?
Confermerebbe le mie tesi, e darebbe più credibilità alla categoria.

corradino@articolo21.info

venerdì 3 luglio 2009

"Una pagina di pubblicità su Repubblica"

Il 25 giugno scorso G.E. ha avuto la brillantissima idea di aprire un gruppo su facebook con questa semplice proposta:
"Silvio Berlusconi dice di non dare pubblicità a La Repubblica. Diamo quindi una risposta forte e veloce a questo indegno attacco alla libertà di stampa: compriamo una pagina di pubblicità su Repubblica. Un euro a testa per pubblicare la PRIMA PUBBLICITA' SOCIAL mai realizzata. Compriamo tutti assieme una pagina per pubblicare una lettere aperta a Silvio Berlusconi firmata da tutti coloro che si iscriveranno al gruppo e che doneranno un euro per partecipare all'acquisto."
Il testo (ancora passibile di modifiche) che verra inserito (in più lingue) nella pagina è il seguente:

LA STAMPA NON PUÒ ESSERE SOGGETTA
AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE

Art. 21 Costituzione Italiana, 1948


BISOGNEREBBE
NON AVERE OGNI GIORNO SINISTRA E MEDIA CHE CANTANO LA CANZONE DEL DISFATTISMO E DEL CATASTROFISMO. ANCHE VOI DOVRESTE OPERARE, ANZI DOVRESTE FARE DI PIÙ: NON DATE PUBBLICITÀ A CHI SI COMPORTA COSÌ

Silvio Berlusconi ai giovani industriali italiani, 13 giugno 2009



Con questa sua dichiarazione rilasciata di fronte ai giovani imprenditori italiani, Silvio Berlusconi ha espresso l’invito a boicottare quelle testate che lo attaccano politicamente e personalmente sul piano della gestione della cosa pubblica e dei comportamenti etici personali invitandoli a sospendere gli investimenti in pubblicità perché non allineati col pensiero del Capo del Governo
.

È inaccettabile che questa infame forma di ricatto venga dal Premier. Questo comportamento richiama quelle forme di governo da lui stesso definite liberticide e staliniste. Complimenti!

Questo appello non è rivolto a quei cittadini preoccupati per Repubblica, esplicito oggetto di tale attacco, anche perché siamo convinti che la maggioranza degli imprenditori non aderirà all'invito avendo loro un senso dello stato e della democrazia molto più radicato e profondo rispetto a quello del Capo del Governo. Noi intendiamo rivolgerci a coloro che credono che questa forma di ricatto sia indegna, illiberale, antidemocratica , fascista e stalinista. Non contestiamo il Governo, le sue scelte o la sua politica, contestiamo la forma e la sostanza di chi lo presiede quando esprime queste modalità aberranti dell'esercizio del potere.



Egregi Presidenti:

Taro Aso, Gordon Brown, Stephen Harper, Dmitry Medvedev, Angela Merkel, Barack Obama e Nicolas Sarkozy


FATELO SAPERE, NON LASCIATECI SOLI !


Questa pagina è stata acquistata da un gruppo di liberi cittadini di diversi orientamenti politici che hanno deciso di autotassarsi perché fortemente imbarazzati, preoccupati per la progressiva perdita della libertà di stampa e per il ruolo di guardiano attento della democrazia che essa ricopre.


Seguiranno i nomi di tutti coloro che con le loro donazioni - a partire da un solo euro in su (io ne ho inviati trenta) - avranno permesso l'acquisto di questa pagina. L'idea è pubblicarla su La Repubblica l'8 luglio in occasione del G8 in modo che ne arrivi necessariamente notizia ai leader riuniti all'Aquila.

La donazione può essere effettuata in tre diversi modi: PayPal, PostePay, bonifico. Invito i lettori di questo blog a entrare a fare parte di questa iniziativa, ottimo esempio di partecipazione diretta dei cittadini al dibattito politico nazionale nonché nuova forma di protesta in mano al popolo.

Potete trovare tutti i particolari nel gruppo su facebook (in questo momento sta per superare i 2.000 iscritti) o - se non fate parte di quel social-network - in PAGINA SU REPUBBLICA, blog aperto oggi sulla stessa piattaforma che ospita Ventidue passi d'amore e dintorni. Muovetevì però che il tempo stringe!

giovedì 2 luglio 2009

IO MI CHIAMO CLANDESTINO

Il Vaticano oggi è sceso in campo per stigmatizzare il pacchetto sicurezza appena approvato a colpi di fiducia dal Governo... bravo, ma non poteva farlo prima!!

Poche ore fa sulla bacheca del gruppo che ho aperto su facebook (Solidarietà a La Repubblica e alla stampa italiana) è stato pubblicato questo intervento magistrale, ringrazio di cuore il suo autore.


Io mi chiamo clandestino, perché voglio vivere,

niente ombre, niente nascondigli,

perché dal mio sudore c'è la libertà,
libertà di stare con la mia famiglia,
e non soffrire o aver paura di vedermi strappato un figlio che nasce,
o che non possa andare a scuola.
Mi chiamo Clandestino, perché ho voglia di integrarmi
e rifarmi un altra vita

fuori dagli orrori delle guerre.
Mi chiamo Clandestino,
perché lo è il mio cuore e la mia anima,

mi chiamo Clandestino

per un domani di abbracci e pace universale di tutte le razze.

Claudio Clandestino.....


Questa parole sono la giusta protesta contro le vessazioni di cui la nuova legge renderà oggetto gli immigrati in Italia:
  • diventa reato l' ”ingresso e il soggiorno illegale nel territorio dello Stato” (non verrà punito con il carcere, ma con una multa da 5 mila a 10 mila euro e l’espulsione);
  • si prolunga da due a sei mesi il tempo massimo di permanenza nei centri d’espulsione. Le proroghe saranno autorizzate dal giudice di pace quando il cittadino straniero non collabora o no arrivano i documenti necessari all’espulsione dal Paese d’origine;
  • si confermano tre anni di reclusione e l’eventuale confisca dell’immobile per chi dà alloggio a pagamento, “per trarne ingiusto profitto”, a immigrati irregolari. Ma solo se questi sono senza permesso al momento della stipula o del rinnovo del contratto d’affitto;
  • i cittadini stranieri che vogliono sposarsi in Italia sono obbligati a esibire il permesso di soggiorno (i clandestini, quindi, non potrebbero sposarsi);
  • si alza da sei mesi a due anni (tre per i residenti all’estero) il termine dopo il quale chi ha sposato un italiano può chiedere la cittadinanza. I tempi di dimezzano se ci sono figli nati o adottati dalla coppia;
  • è previsto un contributo di 200 euro sulle richieste di cittadinanza. Metà del contributo servirà a finanziare la Cooperazione, l’altra metà andrà al Dipartimento immigrazione del Viminale;
  • viene subordinata l’iscrizione dei cittadini stranieri all’anagrafe alla verifica da parte del Comune dell’idoneità dell’immobile in cui abitano;
  • si obbligano gli sportelli di money transfer a fotocopiare il permesso di soggiorno dei loro clienti e a segnalare alla polizia quelli che non lo hanno. Chi non lo fa, perde la licenza;
  • è prevista l’esibizione del permesso di soggiorno per accedere ai servizi pubblici e per gli atti stato civile (escluse le prestazioni sanitarie o le iscrizioni alle scuole dell’obbligo);
  • i cittadini stranieri sono obbligati a sottoscrivere un ”accordo di integrazione” con un punteggio che crescerà o diminuirà in base al loro comportamento. Chi esaurisce i punti, perderà il permesso e sarà espulso;
  • è introdotto un contributo sulla domanda di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno che andrà da un minimo di 80 a un massimo di 200 euro;
  • è previsto il superamento di un test di italiano per chi chiede la carta di soggiorno.
(la fonte di questo elenco è www.stranieriinitalia.it)

Somewhere in the rainbow (il cuore)

Era lì. Lo vedevo toccare il campo mentre alle spalle dei suoi sette raggi colorati, in trasparenza, le fronde verdi degli alberi venivano agitate dalla pioggia battente. Era tra me e quei rami. A una decina di metri o poco più. Volevo fotografarlo, scendere dall'automobile, attraversare la strada e correrci sotto, immergermi nella sua luce come un pennello nell'acquerello. Sarebbe svanito? A quale nuova prospettiva avrebbe ubbidito l'irriverente segmento di circonferenza? Sfidava a colpi d'iride le leggi dell'ottica, almeno quelle che presupponevo. Ero stupito di scoprire che un arcobaleno potesse essere così piccolo e vicino, circoscritto al mio breve sguardo, a portata di mano. Ma non feci in tempo a fare nulla: dietro di me il sole fu di nuovo coperto e come uno zampillo d'acqua che viene chiuso, l'arcobaleno si ritirò dal cielo. Ne fui un po' deluso, ma non troppo, era più grande la gioia di avere ancora sugli occhi il tocco dei suoi colori. Ora sapevo perché qualcuno, migliaia d'anni prima, aveva potuto immaginare che alla fine dell'arcobaleno fosse sepolto un tesoro. Il fatto è che proprio quella mattina avevo deciso di mettermi alla ricerca del mio tesoro, quello nascosto dentro al cuore. E in fondo, in fondo, il primo indizio l'avevo appena trovato.

mercoledì 1 luglio 2009

Somewhere in the rainbow (la testa)

Non tutti i mali vengono per nuocere. Nel pomeriggio sono andato a Magione per una commissione di mia madre, ma il negozio era chiuso. Allora ho fatto una puntata al Lago Trasimeno e mi sono fermato a San Feliciano a prendere un gelato (oggi ancora non avevo mangiato niente), scoprendo una curiosità locale che ignoravo.

Tornando a Perugia il cielo andava abbuiandosi, finché all'altezza di Corciano s'è scatenato un "muro" di pioggia e grandine. Uscito dalla superstrada, sulla statale all'altezza di S. Mariano, alla mia destra è spuntato un po' di sole, alla sinistra s'è acceso in cielo quest'arco di luce. Purtroppo la foto non è di buona qualità: scattata com'è al volo dall'auto, col videofonino, sotto la pioggia, restituisce in minima parte la spettacolarità di questo arcobaleno. Peccato pure che l'immagine sia tagliata a destra, dov'era il montante del parabrezza. I sette colori infatti erano completamente disegnati, da un capo all'altro dell'arco, che era non basso, di più, era bassissimo, e non all'orizzonte ma proprio nel campo dinnanzi a me. Notate bene che l'arcobaleno sembra nascere proprio dalle spighe di grano e soprattutto che gli alberi sono dietro di lui!

Quella linea di alberi, lontana in quel punto cento, centrocinquanta metri dalla strada, non era parallela a questa, bensì vi si avvicinava mano a mano che l'auto avanzava. Naturalmente la rifrazione dei colori dava l'impressione che l'arcobaleno si spostasse nella stessa direzione in cui viaggiavo, così il fascio di luce colorata ha continuato a trovarsi tra me e gli alberi anche quando essi distavano solo dieci, venti metri da me.

Ahimè, m'è mancato il tempo di fare una nuova fotografia, ché una nuvola ha nuovamente coperto il sole. È la prima volta in vita mia che vivo un incontro così ravvicinato con un arcobaleno! A occhio e croce, persino la sommità dell'arco non distava più di quaranta cinquanta metri da me... altro che somewhere over the rainbow: somewhere in the rainbow!

Sono momenti come questi che illuminano e colorano la vita, oggi mi ci voleva proprio! :-)

domenica 28 giugno 2009

Barabba o Nostradamus?

"È fuor di dubbio che per la loro stessa natura i tormentoni
giochino con strutture che si avvicinano all'archetipo.
Anzi è forse questo il segreto dei tormentoni?
Sono l'assoluto, ben mascherato nella quotidiana banalità
di un motivetto da fischiettare."

......................................................................(Gino Castaldo)

Fabrizio Moro giura di avere scritto questa canzone cinque anni fa, a prova di ciò anche il fatto di averla cantata in concerto l'anno scorso.
Se è così, oltre alla carriera di cantante, che già fa bene, potrebbe intraprendere pure quella di profeta! Fate attenzione al testo...



"Risale a cinque anni fa. Era rimasto nel cassetto insieme ad altri quindici pezzi. È andato in stampa in tempi non sospetti, più di un mese fa. Anzi, la storia di Noemi mi ha penalizzato. Barabba doveva essere il singolo che anticipava l’album poi dopo tutto questo clamore ho dovuto rinunciare".

"Il mio riferimento non è a Berlusconi ma al presidente del consiglio in quanto simbolo del potere, quindi anche a quello che lo ha preceduto e a quello che verrà dopo. E poi Silvio non si incazza mai, sono io che mi devo arrabbiare con lui. Pagherei per passare una serata con lui: io con la chitarra come Apicella e intonare Barabba insieme. Sono sicuro che si divertirebbe".

(Fabrizio Moro)

Barabba
da il Segno di ogni cosa (2009)
di Fabrizio Moro

Non si può
andare in giro in volo
e mai con il metrò
avere un bel conto in banca
per rilassarsi un po'
comprare dieci case sparse
in tutto il mondo no, no
non si può

non si può
mandare a quel paese
chi non è cortese
e andare a cena fuori
più di una volta al mese
e non badare a spese
non si può, no

a meno che tu non sia
il presidente del consiglio
o sua figlia o suo figlio
il ministro degli interni
o sua moglie e tutti i suoi fratelli
l'allenatore della nazionale
o meglio ancora il cardinale

Barabba...

Non si può
avere le foto scandalistiche
sui giornali
le tette di tua moglie al vento
proprio non si può
portarsi a letto le ventenni
quando hai settant'anni
e fare i danni

non si può
fare colazione
in camera ogni mattina
e per curarsi bene
avere
una sola medicina
di marca colombiana
non si può, no

a meno che tu non sia
il presidente del consiglio
o sua figlia o suo figlio
il ministro degli interni
o sua moglie e tutti i suoi fratelli
l'allenatore della nazionale
o meglio ancora il cardinale

Barabba...
LINK:
P.S. Conosco poco questo cantautore, ma in questo brano, di primo acchito, lo sento a metà strada tra Edoardo Bennato e Rino Gaetano, ed è un un bel complimento.

Quanto vale la vita di un uomo?

Un accenno alla vicenda di Youssef Maged Al Molky, 47 anni. Il palestinese ritenuto tra i principali responsabili del sequestro della nave da crociera Achille Lauro, avvenuto nel 1985, e ieri sera espulso e rimpatriato a sorpresa con destinazione Siria, dove sarà passibile di pena di morte per quei reati (sequestro e uccisione del passeggero statunitense di origine ebraica, Leon Klinghofer) per i quali in Italia ha scontato interamente la pena di reclusione: 30 anni ridotti a 23 e 8 mesi per buona condotta. Inutili le opposizioni dei suoi avvocati. Caduti nel vuoto anche gli appelli della moglie italiana.

Ne parlava ieri sera il blog Haramlik ("Un’Italia sempre più immorale. E assassina.") e stamattina La Repubblica (qui in voce e qui con un articolo).

A questa notizia deve essere dato giusto rilievo perché 1) è immorale che uno Stato che aborrisce la pena di morte estrada una persona in una nazione dove potrà essere giustiziato; 2) si tratta dell'ennesima assurda conseguenza della pessima legislazione e gestione dell'immigrazione che l'Italia si ritrova oggi ad avere.

Uno Stato civile e di diritto come il nostro dovrebbe far sì che nessuno tocchi Caino.

Carissimo Pinocchio

Questa lettera circola da qualche giorno in rete...

Caro Presidente del consiglio,
oppure essendo una giovane donna dovrei dire “Caro Papi”?

Meglio in fondo iniziare con caro Silvio.
Mi rivolgo a te come individuo, non come rappresentante pubblico né come seduttore ultra settantenne che, cosciente di ciò che è, recita un ruolo di potere un po’ perverso, dove non si capisce dove finisce l’atteggiamento paternale ed inizia
qualcos’altro.
È in fondo quello che succede nelle famiglie quando un adulto abusa di un minore no? Si inizia per dimostrare affetto e si finisce con una mano sul culo…
Bene, tornando a noi caro Silvio vorrei dirti che sono una donna, che cerca di esserlo al meglio, manifestando nel suo privato e nella sua quotidianità le tante risorse che una donna ha. La creatività, la compassione, la forza, la bellezza, l’armonia, la sensitività… a volte non è facile essere donna sai? In questo mondo si lotta per manifestare ciò che si è, si lotta per una pari opportunità, si lotta per uno stipendio uguale a quello di un uomo, si lotta anche per non essere oggetti: per non consentire a ogni uomo che incontri di marchiarti come fanno i gatti con il loro territorio né di essere considerati cose da UTILIZZARE.

Eh già, lo dica al suo avvocato, che sono le cose che si utilizzano, le persone caso mai si vivono…
È un continuo slalom tra coraggio, battute a sfondo sessuale, sforzi, sguardi e a volte capita ancora che qualcuno si senta autorizzato a darti una pacca sul sedere in metropolitana solo perché ce l’hai rotondo.
Io come donna, lo sto cercando di cambiare questo mondo, rispetto gli altri e cerco di insegnare a mia figlia a farlo.
Il potere di una persona sull’altra deve fermarsi davanti a questo rispetto. E lei Signor Presidente di potere ne ha davvero tanto. E di rispetto? Soldi, sesso, forza e predominio la sua vicenda PRIVATA ma che è diventata molto PUBBLICA per il RUOLO di cui Lei è investito e per i LUOGHI dove si è consumata è la solita storia del misero potere umano. Quello per intenderci che comanda da millenni e guardiamo un po’ dove ha condotto il mondo.
Ma è possibile che non ci siamo evoluti neanche un po’? Siamo ancora all’arcaico IUS
PRIMAE NOCTIS ? Chi ha il potere ne abusi?
Insomma Signor Silvio lei è davvero felice di questa involuzione? La donna velina è il risultato odierno di EVA?

Vogliamo crescere o rimane nell’era del pisello e di tutti gli annessi e connessi che ci fanno sentire uomini?

Io da donna le dico che non mi sento rappresentata da Lei... Ma una parte di me si chiede se l’immagine di sé che sta dando è davvero quella che vuole rimanga registrata negli annali del tempo... Ma non possiamo sognare un sogno più grande che uno stuolo di signorine pronte a compiacerci? Il compiacimento di se stesso non riesce con i suoi ultra
settant’anni e i suoi successi a provarlo da sé?
Chissà cosa direbbe la sua mamma…

Con un sorriso,
Cristina

Egregio Presidente Silvio
Berlusconi
c/o Palazzo
Grazioli
Via del Plebiscito, 102

00186 ROMA

sabato 27 giugno 2009






Torno con i miei giochi:


ANEDDOTO E BRANO

Chi si cela dietro
questo anagramma?

È molto famoso.

Accerchiamento

I have a dream rispetto all'onnipotente Berlusconi:

che il G8 si trasformi in una "O" di Giotto...
quella che chiuderà il cerchio
della sua carriera politica.


Metto insieme qualche segnale di ciò:
Insomma, un po' di indizi non fanno una prova... ma una speranza sì!

(*) Sono particolarmente orgoglioso che la proposta sia partita anche dalla mia città, tra le proponenti c'è infatti la Prof. Angelica Mucchi Faina dell'Università di Perugia (con cui detti molti anni fa l'esame di Psicologia Sociale).


P.S. Ho scelto la vignetta a lato per accompagnare il post perché mi sembra ben esemplificativa di come all'estero vedano guidata l'Italia.

venerdì 26 giugno 2009

Tornerà l'ora di scrivere poesie

È tempo di fare il punto della rotta, ondivaga, di questo mio un po' trascurato blog.

Ultimamente ho parlato poco di poesia.

Ho avuto meno voglia di scherzare.

Ho riportato poche notizie e storie positive raccolte in rete, quelle che quanto più dan motivo di sperare in un futuro migliore (per tutto il pianeta), tanto più mi rendono felice.

Insomma, ho messo da parte i temi che in due anni e mezzo hanno contraddistinto queste pagine.

E ho parlato poco di me stesso.
E non ho più fatto visita alle amiche e agli amici della blogosfera assiduamente come prima .

C'è un motivo.

Per quella che è la mia sensibilità e - se me lo concedete - intelligenza, percepisco come tanti un "momento" di pre/emergenza democratica per l'Italia, e sento il dovere di contribuire per quel che posso a difendere i valori di libertà in cui credo.
Non ho mai fatto mistero di quali siano le mie inclinazioni politiche: sono di sinistra perché, per infinite ragioni, amo la solidarietà e la tolleranza e ho in avversione il neoliberismo e il capitalismo selvaggio.
Credo assolutamente nel valore del dialogo e nell'alternanza democratica tra forze politiche diverse, purché siano rappresentate da leader rispettosi delle regole della società civile, leader che non mirino a trarre vantaggio o profitto dalla loro posizione per se stessi, leader che sappiano rinsaldare l'unità nazionale piuttosto che spaccarla.
Fin troppe analisi sono state scritte, da persone ben più esperte di me, sui motivi per cui una fetta consistente dei nostri concittadini non si avveda della deriva liberticida a cui ci sta portando l'eccesso di potere (politico ed economico) nelle mani d'un unico tele-pervasivo "personaggio". Sta succedendo. In maniera non dissimile da come cominciò a succedere una novantina d'anni fa, se non che oggi i mezzi per il controllo di massa delle coscienze sono estremamente più raffinati e potenti.

So bene che di fronte a questi discorsi molti elettori di Berlusconi e della Lega, si sentono offesi. Scusatemi, lo riconosco, i Napoleoni, grandi o piccoli che siano, non mi sono mai piaciuti e mai mi piaceranno. E da questo non mi sposto.

Chi in coscienza avverte nella società che lo circonda un pericolo di autoritarismo e totalitarismo deve impegnarsi - nei limiti della non violenza e del confronto civile ovviamente - per difendere i valori costituzionali della repubblica in cui è nato e cresciuto. Si tratta di un imperativo morale a cui è impossibile sottrarsi.

Ed è proprio quello che sto facendo, in questo blog e soprattutto su facebook. Non ne vado pazzo, ma riconosco che facebook ha grandi potenzialità nel "fare rete", così vi ho fondato da qualche settimana il gruppo "Solidarietà a La Repubblica e alla stampa italiana" (ne parlavo qui) che comincia ad assorbire una buona percentuale del tempo che dedico al web: qui il link alla sede "viva" su facebook; qui il link alla vetrina "statica" su blogspot (accessibile anche a chi non fa parte di quel socialnetwork).

Non solo, al di là delle 36 ore di lavoro settimanali, sento il bisogno di impegnarmi su questi temi fuori da internet e dentro la vita reale, in qualsivoglia modo possa mettere a frutto quel paio di talenti che ho.

Tornerà l'ora di scrivere poesie.
Ora son giorni da pamphlet. :-)

P.S. Da qualche giorno il gruppo di facebook ha un regolare trend di crescita di +25% di iscritti ogni 24 ore... se le visite sui blog aumentassero con ritmi simili simili sarebbe una pacchia per i blogger!

Indovina indovinello... come eravamo!

Nel '68, col nomignolo di Straccio, faceva parte del gruppo degli "Uccelli", allegri bontemponi che, durante gli scontri di Valle Giulia attraversavano gli schieramenti di polizia travestiti da pastori e con pecore al seguito. Poi è stato militante di Lotta Continua a Garbatella (Roma).

Oggi è un notissimo volto del giornalismo televisivo.
Chi sarà mai?
;-)


giovedì 25 giugno 2009

Hai due mucche...

Questa si che è didattica! Questo manualetto di sociologia politica circola nel web da un po': imperdibile! :-)


SOCIALISMO:
Hai 2 mucche.
Il tuo vicino ti aiuta ad occupartene e tu dividi il latte con lui.

COMUNISMO:
Hai 2 mucche.
Il governo te le prende e ti fornisce il latte secondo i tuoi bisogni.

FASCISMO:
Hai 2 mucche.
Il governo te le prende e ti vende il latte.

NAZISMO:
Hai 2 mucche.
Il governo prende la vacca bianca ed uccide quella nera.

DITTATURA:
Hai 2 mucche.
La polizia te le confisca e ti fucila.

FEUDALESIMO:
Hai 2 mucche.
Il feudatario prende metà del latte e si tromba tua moglie.

DEMOCRAZIA:
Hai 2 mucche.
Si vota per decidere a chi spetta il latte.

DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA:
Hai 2 mucche.
Si vota per chi eleggerà la persona che deciderà a chi spetta il latte.

ANARCHIA:
Hai 2 mucche.
Lasci che si organizzino in autogestione.

CAPITALISMO:
Hai 2 mucche.
Ne vendi una per comprare un toro ed avere dei vitelli con cui iniziare un allevamento.

CAPITALISMO SELVAGGIO:
Hai 2 mucche.
Fai macellare la prima ed obblighi la seconda a produrre tanto latte come 4 mucche. Alla fine licenzi l'operaio che se ne occupava accusandolo di aver lasciato morire la vacca di sfinimento.

BERLUSCONISMO:
Hai 2 mucche.
Ne vendi 3 alla tua Società quotata in borsa, utilizzando lettere di credito aperte da tuo fratello sulla tua banca. Poi fai uno scambio delle lettere di credito, con una partecipazione in una Società soggetta ad offerta pubblica e nell'operazione guadagni 4 mucche beneficiando anche di un abbattimento fiscale per il possesso di 5 mucche. I diritti sulla produzione del latte di 6 mucche vengono trasferiti da un intermediario panamense sul conto di una Società con sede alle Isole Cayman, posseduta clandestinamente da un azionista che rivende alla tua Società i diritti sulla produzione del latte di 7 mucche.Nei libri contabili di questa Società figurano 8 ruminanti con l'opzione d'acquisto per un ulteriore animale. Nel frattempo hai abbattuto le 2 mucche perché sporcano e puzzano. Quando stanno per beccarti, diventi Presidente del Consiglio.


P.S. La mente che ha concepito questo saggio "manualetto" è semplicemente geniale, cosa darei per conoscerla!

mercoledì 24 giugno 2009

Questo è un uomo!


Desideriamo un presidente di consiglio di cui poter essere fieri, di fronte alle nostre coscienze, ai nostri figli e all'opinione pubblica delle nazioni estere.

Santa Famiglia Cristiana! :-)

Se questo è (sempre) un uomo...

1994 "Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. [...] Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla RAI nasceva dai salotti di GBR, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico.
Augusto Minzolini

2009 "Accade che semplici ipotesi investigative e chiacchiericci si trasformino in notizie da prima pagina nella realtà virtuale dei media o per strumentalizzazioni politiche o per interessi economici. È avvenuto in passato, come ricorderete, quando si tentò di colpire il presidente del consiglio di allora strumentalizzando la foto che ritraeva un suo collaboratore in una situazione definita scabrosa. È accaduto più volte in queste settimane in cui è stata messa sotto i riflettori la vita privata del premier in nome di un improvviso moralismo: abbiamo visto addirittura celebri mangiapreti vestire i panni di novelli Savonarola. Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici, non hanno nulla a che vedere con l'informazione del servizio pubblico. Nella settimana in cui gli Stati Uniti hanno scelto le nuove regole per proteggere il risparmio nel mondo, mentre esplodeva il caso Iran, e alla vigilia del G8, sarebbe stato incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco. Questa è la linea editoriale del Tg1 che vi ho promesso, cari telespettatori, fin dal primo giorno. E che continuerò a garantirvi."
Augusto Minzolini

Egregio Direttore del TG1,
visto che è così bravo a cambiare idea, ci faccia un piacere, adesso cambi lavoro. Grazie.

martedì 23 giugno 2009

La pesante eredità di Milton Friedman

Ringrazio l'amica Rosella per avermi inviato alcuni estratti dell'ultima opera di Naomi Klein, -Shock Economy. L'ascesa del capitalismo dei disastri, Rizzoli, Milano 2007 (ed. originale: The Shock Doctrine, 2007).

Giusto in questi giorni mi era capitato di riflettere su come l'autoritarismo trovi terreno fertile per radicarsi in occasione di disastri naturali (o guerre o altre catastrofi umani): il brano che ho scelto è capitato, come sul dirsi, a fagiolo. Mutatis mutandis, valutate voi le determinazioni del governo italiano (le evidenziature rosse che vedrete sono mie) rispetto a come ricostruire l'Aquila o anche solo semplicemente rispetto a come smantellare il sistema scolastico pubblico a partire dalla riforma Gelmini.

Introduzione

Il fascino della tabula rasa. Tre decenni passati a cancellare e rifare il mondo


Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza. Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra. Allora Dio disse a Noé: "È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco io li distruggerò insieme con la terra". (Genesi 6, 11)

"Shock e sgomento" [Shock and Awe] sono azioni che generano paure, pericoli e distruzione incomprensibili per la popolazione, per elementi/settori specifici della società che pone la minaccia, o per i leader. La natura, sotto forma di tornado, uragani, terremoti, inondazioni, incendi incontrollati, carestie ed epidemie, può generare "Shock and Awe".
Shock and Awe: Achieving Rapid Dominance [Shock e sgomento. Come ottenere rapidamente il predominio], la dottrina militare per la guerra americana in Iraq.
Ho conosciuto Jamar Perry nel settembre 2005, al grande centro d'accoglienza gestito dalla Croce Rossa a Baton Rouge, Louisiana. Era in fila per la cena, distribuita con parsimonia da giovani e sorridenti adepti di Scientology. Ero appena stata fermata per aver parlato agli sfollati senza essere scortata da qualcuno dell'ufficio stampa, e ora stavo facendo del mio meglio per confondermi nella folla: una canadese bianca in un mare di afroamericani del Sud. Mi infilai nella coda per la cena, dietro Perry, e gli chiesi di parlarmi come se fossi una vecchia amica, cosa che lui fece di buon grado. Nato e cresciuto a New Orleans, era fuggito dalla città inondata una settimana prima. Dimostrava circa diciassette anni, ma mi disse di averne ventitre. Lui e la sua famiglia avevano atteso a lungo gli autobus per l'evacuazione; non vedendoli arrivare, si erano messi in marcia sotto il sole cocente. Infine si erano ritrovati lì, in un enorme centro congressi, un tempo teatro di convention farmaceutiche e "Carneficina nella Capitale: Il Meglio del Wrestling", ma che ora era invaso da duemila letti da campo e una folla di gente arrabbiata ed esausta, guardata a vista da nervosi soldati della Guardia nazionale appena tornati dall'Iraq.
La notizia che quel giorno stava facendo il giro del centro d'accoglienza era che Richard Baker, un importante membro repubblicano del Congresso nonché loro concittadino, aveva detto a un gruppo di lobbisti: "Siamo finalmente riusciti a ripulire il sistema delle case popolari a New Orleans. Noi non sapevamo come fare, ma Dio l'ha fatto per noi". Joseph Canizaro, uno dei più ricchi costruttori di New Orleans, aveva da poco espresso sentimenti analoghi: "Credo che abbiamo di fronte una tabula rasa da cui ripartire. E grazie a questa tabula rasa abbiamo grandi opportunità". Per tutta quella settimana l'Assemblea legislativa statale della Louisiana a Baton Rouge aveva brulicato di lobbisti aziendali intenti ad assicurarsi quelle grandi opportunità: meno tasse, meno regole, manodopera meno costosa e "una città più piccola e più sicura" - che in pratica valeva a dire radere al suolo le case popolari e sostituirle con condomini. A sentire tutti i discorsi su "nuovi inizi" e "tabula rasa", si rischiava di dimenticare il brodo tossico di macerie, rifiuti chimici e resti umani che distava solo qualche miglio di autostrada.
Jamar non riusciva a pensare ad altro. "A me non sembra davvero un modo per ripulire la città. Quel che vedo io è che nelle zone povere sono morte un sacco di persone. Persone che non avrebbero dovuto morire".
Parlava a voce bassa, ma un uomo più anziano in fila davanti a noi lo sentì e si voltò di scatto. "Ma cosa diavolo crede quella gente a Baton Rouge? Questa non è un'opportunità. È una stramaledetta tragedia. Sono ciechi?".
Una madre con due bambini intervenne: "No, non sono ciechi, sono cattivi. Ci vedono benissimo".
Tra coloro che videro opportunità nelle acque che sommersero New Orleans ci fu Milton Friedman, grande guru del movimento per il capitalismo sfrenato, nonché l'uomo cui dobbiamo la bibbia dell'economia globale contemporanea basata su un'estrema mobilità. Benché novantatreenne e piuttosto cagionevole di salute, "zio Miltie" - così lo chiamavano i suoi seguaci -trovò le energie per scrivere un editoriale per il "Wall Street Journal" tre mesi dopo la rottura degli argini. "La maggior parte delle scuole di New Orleans é in rovina", osservò Friedman, "come lo sono le case dei bambini che le frequentavano. Quei bambini ora sono sparsi per il Paese. Questa è una tragedia. Ma è anche un'opportunità per riformare radicalmente il sistema educativo".
L'idea di Friedman era che, invece di spendere parte dei miliardi di dollari destinati alla ricostruzione per ripristinare, migliorandolo, il preesistente sistema delle scuole pubbliche a New Orleans, il governo avrebbe dovuto fornire alle famiglie dei buoni spesa, da usare presso istituzioni private, molte delle quali a scopo di lucro, sovvenzionate dallo Stato. Era essenziale, scriveva Friedman, che questo mutamento epocale del sistema scolastico non fosse una misura provvisoria, d'emergenza, ma piuttosto "una riforma permanente".
Una rete di think tanks conservatori si gettò sulla proposta di Friedman e calò sulla città dopo l'uragano. L'amministrazione di George W. Bush appoggiò i loro piani con decine di milioni di dollari per convertire le scuole di New Orleans in "scuole charter", ovvero scuole pubbliche gestite da enti privati secondo le proprie regole. Le scuole charter sono fonte di profonde diseguaglianze negli Stati Uniti, e in particolare a New Orleans, dove vengono viste da molti genitori afroamericani come un modo di ribaltare le conquiste del movimento per i diritti civili, che garantiva a tutti i bambini lo stesso standard educativo. Per Milton Friedman, d'altro canto, l'intero concetto di sistema scolastico statale puzzava di socialismo. A suo parere, la funzione dello Stato era quella di "proteggere la nostra libertà sia dai nemici esterni sia dai nostri concittadini: mantenere la legalità e l'ordine, conferire forza operativa ai contratti privati, salvaguardare la competitività di mercato". In altre parole, garantire il servizio di polizia e l'esercito; ogni altra cosa, ivi compresa l'istruzione gratuita, costituiva un'indebita ingerenza nel mercato.
In stridente contrasto con la lentezza geologica nella riparazione degli argini e nel ripristino della rete elettrica, la vendita all'asta del sistema scolastico di New Orleans si svolse con rapidità e precisione militari. Nel giro di diciannove mesi, quando la maggior parte dei cittadini poveri era ancora in esilio, il sistema delle scuole pubbliche di New Orleans era stato quasi completamente rimpiazzato da scuole charter gestite da privati. Prima dell'uragano Katrina, il comitato dei direttori d'istituto gestiva 123 scuole pubbliche; ora solo quattro. Prima di quell'uragano, c'erano state sette scuole charter private in città; ora ce n'erano trentuno. Gli insegnanti di New Orleans erano stati rappresentati da un sindacato forte; ora il contratto sindacale era stato stracciato, e tutti i suoi 4.700 membri erano stati licenziati. Alcuni insegnanti, tra i più giovani, furono riassunti dalle scuole charter, con salari ridotti; ma tutti gli altri no.
New Orleans era adesso, secondo il "New York Times", "il principale laboratorio nazionale per l'uso su larga scala delle scuole charter", mentre l'American Enterprise Institute, un think tank friedmaniano, esclamava raggiante che "Katrina ha ottenuto in un giorno [...] ciò che i riformatori scolastici della Louisiana non erano riusciti a ottenere in anni di tentativi". Gli insegnanti delle scuole statali, intanto, mentre vedevano i soldi destinati alle vittime dell'inondazione impiegati per cancellare un sistema pubblico e sostituirlo con uno privato, chiamavano il progetto di Friedman "un esproprio educativo".
Definisco "capitalismo dei disastri" questi raid orchestrati contro la sfera pubblica in seguito a eventi catastrofici, legati a una visione dei disastri come splendide opportunità di mercato.
L'editoriale su New Orleans si rivelò l'ultimo suggerimento pubblicamente espresso da Friedman; meno di un anno dopo, il 16 novembre 2006, morì all'eta' di novantaquattro anni. Privatizzare il sistema scolastico di una città americana di media grandezza potrà sembrare un'impresa modesta per l'uomo osannato come il più influente economista dell'ultimo mezzo secolo, un uomo che contava tra i suoi discepoli parecchi presidenti degli Stati Uniti, primi ministri britannici, oligarchi russi, ministri delle finanze polacchi, dittatori del Terzo mondo, segretari del partito comunista cinese, direttori del Fondo monetario internazionale e gli ultimi tre direttori della Federal Reserve americana. Eppure, la sua determinazione a sfruttare la crisi di New Orleans per affermare una versione fondamentalista del capitalismo fu anche un commiato particolarmente appropriato per questo professore alto un metro e sessanta e pieno di energie, che all'apice della carriera si era descritto come "un predicatore all'antica che declama il sermone domenicale".
Per più di trent'anni, Friedman e i suoi potenti seguaci avevano perfezionato proprio questa strategia: attendere il verificarsi di una grande crisi o di un grande shock, quindi sfruttare le risorse dello Stato per ottenere un guadagno personale mentre gli abitanti sono ancora disorientati, e poi agire rapidamente per rendere "permanenti" le riforme. In uno dei suoi saggi più influenti, Friedman formulò la panacea tattica che costituisce il nucleo del capitalismo contemporaneo, e che io definisco "dottrina dello shock". Osservava che "soltanto una crisi - reale o percepita - produce vero cambiamento. Quando quella crisi si verifica, le azioni intraprese dipendono dalle idee che circolano. Questa, io credo, è la nostra funzione principale: sviluppare alternative alle politiche esistenti, mantenerle in vita e disponibili finché il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile". Alcune persone accumulano cibo in scatola e acqua in previsione di grandi disastri; i friedmaniani accumulano idee per il libero mercato. E quando la crisi colpisce - ne era convinto il professore dell'Università di Chicago - è fondamentale agire in fretta, imporre un mutamento rapido e irreversibile prima che la società tormentata dalla crisi torni a rifugiarsi nella "tirannia dello status quo". Friedman stimava che "una nuova amministrazione dispone di un periodo di sei-nove mesi in cui realizzare i principali cambiamenti; se non coglie l'opportunità di agire incisivamente in quel periodo, non avrà un'altra occasione del genere". Variazione sul tema del consiglio di Machiavelli per cui i danni andavano inflitti tutti assieme, questa si sarebbe dimostrata una delle eredità strategiche di Friedman più durature.
Friedman imparò a sfruttare uno shock o una crisi su larga scala verso la metà degli anni Settanta, quando fece da consigliere al dittatore cileno, il generale Augusto Pinochet. Non solo i cileni erano in stato di shock dopo il violento colpo di Stato di Pinochet, ma il Paese era anche traumatizzato da una grave iperinflazione. Friedman consigliò a Pinochet di imporre una trasformazione fulminea dell'economia: tagli fiscali, libero scambio, privatizzazione dei servizi, tagli alla spesa sociale e deregulation. Alla fine, anche i cileni videro le loro scuole pubbliche rimpiazzate da istituti privati sovvenzionati mediante buoni spesa. Era la più estrema trasformazione in senso capitalistico mai tentata sino ad allora, e divenne famosa come la "Rivoluzione della Scuola di Chicago", dato che molti degli economisti di Pinochet avevano studiato con Friedman presso quella università. Friedman predisse che la velocità, la subitaneità e la portata dei mutamenti economici avrebbero provocato reazioni psicologiche nell'opinione pubblica tali da "facilitare l'adattamento". Coniò un'espressione per indicare questa tattica dolorosa: "trattamento shock" economico. Negli anni che seguirono, ogni volta che i governi hanno imposto radicali programmi di libero mercato, il trattamento shock, o"shockterapia", è stato il metodo favorito.
Pinochet facilitò l'adattamento anche attraverso le sue personali shock terapie: quelle applicate nelle tante camere di tortura del regime, inflitte sui corpi agonizzanti di chi era considerato un potenziale ostacolo sulla strada della trasformazione capitalistica. Molti, in America Latina, vedevano un legame diretto tra gli shock economici che impoverivano milioni di persone e l'ampia diffusione della tortura che puniva le centinaia di migliaia di persone che credevano in un diverso tipo di società. Come disse lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano: "Come salvare detta disuguaglianza se non a colpi di tortura con l'elettricità?".
Esattamente trent'anni dopo che queste tre distinte forme di shock erano calate sul Cile, la stessa formula è riemersa, con molta più violenza, in Iraq. Prima è venuta la guerra, con lo scopo - secondo gli autori della dottrina militare Shock and Awe (Shock e sgomento) - di "controllare la volontà dell'avversario, le sue percezioni e il suo intelletto, e renderlo letteralmente incapace di agire o reagire". Poi è venuta la shockterapia economica, imposta, in un Paese ancora in fiamme, da L. Paul Bremer, il governatore dell'Iraq nominato dagli Stati Uniti: privatizzazione selvaggia, completa libertà di scambio, un'aliquota d'imposta unica al 15 per cento, un governo di proporzioni ridottissime. Il ministro iracheno del Commercio ad interim, Ali Abdul-Amir Allawi, disse all'epoca che i suoi connazionali erano "stufi di essere cavie per esperimenti. Ci sono già stati abbastanza shock al sistema, non ci serve questa shockterapia economica". Quando gli iracheni opposero resistenza, furono rastrellati e portati in prigioni dove avrebbero subito fisicamente e psicologicamente altri shock, decisamente meno metaforici.
Ho iniziato a studiare il fenomeno della dipendenza del libero mercato dal potere dello shock quattro anni fa, nei primi giorni di occupazione dell'Iraq. Dopo aver fatto la corrispondente da Baghdad, dove avevo raccontato dei falliti tentativi di Washington di far seguire alla dottrina Shock and Awe la shockterapia, sono andata in Sri Lanka, diversi mesi dopo il catastrofico tsunami del 2004, e lì ho assistito a un'altra versione della stessa manovra: gli investitori stranieri e i prestatori internazionali si erano uniti allo scopo di sfruttare l'atmosfera di panico per consegnare l'intero litorale a imprenditori che vi costruirono grandi villaggi turistici, impedendo a centinaia di migliaia di pescatori di ricostruire le loro case vicino al mare. "Con un crudele rovescio di fortuna, la natura ha offerto allo Sri Lanka un'opportunità unica, e da questa grande tragedia sorgerà un importante polo del turismo internazionale", annunciò il governo dello Sri Lanka. Quando poi l'uragano Katrina colpì New Orleans, e la pletora di politici conservatori, think tanks e imprenditori edili iniziarono a parlare di tabula rasa e fantastiche opportunità, fu chiaro che il metodo privilegiato per imporre gli obiettivi delle grandi imprese, adesso, era quello di usare i momenti di trauma collettivo per dedicarsi a misure radicali di ingegneria sociale ed economica.
La maggior parte dei sopravvissuti a un disastro devastante vuole ben altro che una tabula rasa: vogliono salvare il salvabile e iniziare a riparare ciò che non è stato distrutto, vogliono riaffermare il proprio legame con i luoghi in cui sono cresciuti. "Mentre ricostruisco la città mi sembra di ricostruire me stessa", diceva Cassandra Andrews, residente della Lower Ninth Ward, una delle zone più colpite di New Orleans, mentre spazzava via i detriti. Ma i fautori del capitalismo dei disastri non hanno interesse a restaurare ciò che era prima. In Iraq, nello Sri Lanka e a New Orleans, la "ricostruzione" iniziò portando a compimento il lavoro svolto dal disastro, spazzando via cioè quanto rimaneva della sfera pubblica, per poi rimpiazzarlo in tutta fretta con una specie di Nuova Gerusalemme aziendale: il tutto prima che le vittime del disastro naturale fossero in grado di coalizzarsi e reclamare ciò che spettava loro di diritto.
Mike Battles l'ha espresso nel modo migliore: "Per noi, la paura e il disordine offrivano promesse concrete". Il trentaquattrenne ex agente segreto della CIA parlava di come il caos nell'Iraq post-invasione avesse aiutato la sua sconosciuta agenzia di sicurezza privata, la Custer Battles, a ricevere circa cento milioni di dollari in contratti governativi. Le sue parole potrebbero fungere da slogan per il capitalismo contemporaneo: paura e disordine sono i catalizzatori per ogni nuovo balzo in avanti.
Quando ho iniziato questa ricerca sull'intersezione tra superprofitti e megadisastri, pensavo di essere di fronte a una mutazione fondamentale del modo in cui la spinta a "liberare" i mercati si faceva strada in tutto il mondo. Sono stata parte attiva del movimento no global che fece il suo debutto mondiale a Seattle nel 1999, e quindi ero abituata a vedere questo genere di politiche, imposte facendo pressioni ai summit dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), o come clausole dei prestiti del Fondo monetario internazionale (Fmi). Le tre richieste tipiche - privatizzazione, deregulation e sostanziosi tagli alla spesa sociale - erano di solito molto malviste dai cittadini; ma quando si firmavano gli accordi c'era almeno il pretesto di un'intesa tra i governi che gestivano i negoziati, oltre al consenso tra i presunti esperti. Ora, lo stesso programma ideologico veniva imposto con i mezzi più apertamente coercitivi: sotto un'occupazione militare straniera in seguito a un'invasione, o subito dopo un cataclisma naturale. L'11 settembre sembra aver concesso a Washington il via libera per smettere di chiedere ai Paesi se desiderano la versione americana di "economia di mercato e democrazia" e iniziare a imporla con la forza militare dello Shock and Awe.
Approfondendo la storia della diffusione su scala planetaria di questo modello di mercato, tuttavia, mi sono resa conto che l'idea di sfruttare crisi e disastri era stato fin dall'inizio il modus operandi del movimento promossa da Milton Friedman: il fondamentalismo capitalista ha sempre avuto bisogno dei disastri per imporsi. Certo, i disastri stessi erano sempre più grandi e scioccanti; ma ciò che stava accadendo in Iraq e a New Orleans non era un'invenzione nuova, post-11 settembre. Piuttosto questi esperimenti di sfruttamento delle crisi costituivano il culmine di tre decenni di stretta osservanza della dottrina dello shock.
Visti attraverso la lente di questa dottrina, gli ultimi trentacinque anni hanno un aspetto molto diverso. Alcune delle più drammatiche violazioni dei diritti umani nella nostra epoca, usualmente considerate semplici atti di sadismo compiuti da regimi antidemocratici, in realtà sono state commesse con l'intento deliberato di terrorizzare l'opinione pubblica allo scopo di preparare il terreno per l'introduzione di "riforme" radicali in senso liberista. In Argentina negli anni Settanta, la "sparizione" di trentamila persone - molte delle quali attivisti di sinistra - a opera della junta fu un passo essenziale per l'imposizione di politiche ispirate alla Scuola di Chicago, esattamente come il terrore era stato complice della stessa metamorfosi in Cile. In Cina nel 1989, lo shock del massacro di piazza Tienanmen, e gli arresti di decine di migliaia di persone che seguirono, permisero al partito comunista di trasformare gran parte del Paese in una tentacolare zona di libera esportazione, popolato da lavoratori troppo spaventati per rivendicare i loro diritti. In Russia nel 1993, Boris Eltsin decise di inviare carri armati per appiccare il fuoco agli edifici del Parlamento e di chiudere in carcere i leader dell'opposizione: fu questo aspianare la strada per la privatizzazione a prezzi di saldo che fece nascere i famigerati oligarchi di quel Paese.
La guerra delle Falkland nel 1982 servì a uno scopo simile per Margaret Thatcher in Gran Bretagna: il disordine e il fervore nazionalista scaturiti dalla guerra le consentirono di usare una straordinaria durezza per sconfiggere i minatori in sciopero e accendere la prima frenesia di privatizzazioni in una democrazia occidentale. L'attacco Nato a Belgrado nel 1999 creò le condizioni per repentine privatizzazioni nell'ex Jugoslavia: un obiettivo che risaliva a prima della guerra. Il fattore economico ovviamente non fu l'unica causa di queste guerre ma, in ciascuno di questi casi, un grande shock collettivo fu sfruttato per preparare il terreno alla shockterapia economica.
Gli episodi traumatici che hanno assolto questa funzione di indebolimento non sono sempre stati apertamente violenti. In America Latina e in Africa negli anni Ottanta, fu una crisi di indebitamento a obbligare i Paesi alla scelta tra "privatizzazione o morte", per usare le parole di un funzionario del Fmi. Messi in ginocchio dall'iperinflazione, e solitamente troppo indebitati per opporsi alle pretese che accompagnavano i prestiti stranieri, i governi accettarono un trattamento shock con la promessa che ciò li avrebbe salvati da un disastro ben peggiore. In Asia, fu la crisi finanziaria del 1997-98 - paragonabile, per gli effetti devastanti, alla Grande depressione - a trasformare, aprendo a forza i loro mercati, le cosiddette Tigri asiatiche in quella che il "New York Times" ha definito "la svendita per cessata attività più grande del mondo". Molti di questi Paesi erano democrazie, ma le radicali trasformazioni economiche non sono state imposte democraticamente. Al contrario: come Friedman aveva ben compreso, l'atmosfera generale di crisi forniva il necessario pretesto per ignorare i desideri espressi dagli elettori e consegnare il Paese a economisti "tecnocrati".
Naturalmente, ci sono stati casi in cui l'adozione di politiche liberiste ha avuto luogo in modo democratico: si sono visti politici vincere le elezioni con programmi intransigenti, e gli Stati Uniti di Ronald Reagan ne sono l'esempio migliore; un caso più recente è quello dell'elezione di Nicolas Sarkozy in Francia. In questi casi, tuttavia, i crociati del libero mercato hanno incontrato la pressione dell'opinione pubblica e sono stati obbligati a temperare e modificare i loro piani economici radicali, accettando cambiamenti parziali al posto di una conversione totale. Il punto cruciale è che il modello economico di Friedman può essere parzialmente imposto in una democrazia, ma per attuarlo in tutta la sua portata ideale sono richieste condizioni di natura autoritaria. Perché la shockterapia economica potesse essere applicata senza vincoli - come lo fu in Cile negli anni Settanta, in Cina negli Ottanta, in Russia nei Novanta e negli Stati Uniti dopo l'11 settembre 2001 - è sempre stato necessario un qualche ulteriore grosso trauma collettivo che sospenda temporaneamente o sopprima completamente le consuetudini democratiche.
Questa crociata ideologica ha visto la luce nei regimi autoritari del Sudamerica, e nei suoi più ampi territori di ultima conquista - Russia e Cina - coesiste ancora oggi, in tutta serenità e generando grandi profitti, con una leadership dal pugno di ferro.

Niente di giovane dietro una droga



Troppo carina questa canzone! È del 2005 ma l'ho scoperto solo poco fa grazie all'amica Caterpillar di Sviaggi. Il suo autore si chiama Gionata e vive a Lugano.
Ragazzi dategli retta: l'unica droga che vale è la felicità che si distilla dalla vita, non quella che si brucia con le sostanze.

Ecco il testo della canzone "Niente di giovane dietro una droga", dall'album Si può essere un'alba (2005).

Non c'è niente di giovane, dietro una droga.
Proprio niente di giovane, dietro una droga.

Presìdi medici e chimici, dietro una droga.
Uomini a corto di scrupoli, dietro una droga.
Consigli d'amministrazione, dietro una droga.
Ma proprio niente di giovane, niente di giovane.

Divento d'oppio dal ridere, quando canticchi di legalizzare
e non lo vedi che di fatto è già tutto legale,
non lo vedi che di fatto è già tutto legale.

Non c'è niente di giovane, dietro una droga.
Ci sono imperi e nazioni, dietro una droga.
Nessuna libertà, dietro una droga.
Il problemino è che la tua gioventù non la stai bruciando tu.

Divento d'oppio dal ridere, quando t'illudi di trasgredire
e non t'accorgi che di fatto è già tutto normale.
Non t'accorgi che di fatto è già tutto normale.
Non t'accorgi che di fatto è già tutto normale.
Non t'accorgi che di fatto è già tutto normale.

Sono il bacchettone.
Gonfiami di fischi.
Vengo a darti ragione.
La droga è distribuita molto meglio dei dischi.

Si può scopare alla grande, anche senza una droga.
Si può suonare da Dio, anche senza una droga.
E si può fare la pace, anche senza una droga.
E si può essere un'alba, anche senza una droga.

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