22 PASSI D'AMORE e dintorni

IL BLOG DI QUEI 2+2 GATTI APPASSIONATI D'AMORE, POESIA, SPIRITUALITÀ, LIBRI, MUSICA, POLITICA, DEMOCRAZIA,
TECNO-ECO-SOSTENIBILITA', ENERGIE PULITE, COLD FUSION, LENR "E TANTE COSE INFINITE, ANCOR NON NOMINATE"

CERCHI LIBRI SUL BENESSERE DEL CORPO, DELLA MENTE E DELLO SPIRITO? OPPURE...

sabato 31 gennaio 2015

Il sabato della sciarada - 43-44-45-46-47

0 : commenti

Cari lettori del blog, si avvicina la fine dell'indisciplinatissima rubrica della sciarada "settimanale" (si fa per dire!) di 22 passi: si concluderà tra 5 settimane esatte, allo scadere di un anno dalla prima puntata.

Beh, siamo franchi, saremo in quattro gatti a sentirne la mancanza: io, Claudio, Silvio e l'E-Cat! Ma intanto, i pochissimi affezionati si godano questa e le prossime ultime uscite.

E buon fine settimana a tutti.

43. ...NON SI SCORDA MAI
La tua xxxxx yyyy passione
è la xxxxxyyyy del cuore! 
44. ALL'UFFICIO TURISMO
"Xxx yyyyy euro, dove posso dormire?"
"Né alberghi, né pensioni, né bed&breakfast...
può provare ai xxxyyyyy... che altro dire!" 
45. STRAGE LACUSTRE
In lago son caduti due xxyyyyy:
non hanno trucidato alcun cristiano
xx hanno fatto mattanza di yyyyy. 
46. ERE GEOLOGICHE
Se xxxxx quanto tempo ci hanno messo
quei vecchi monti per esser yyyyy
e diventar le colline d'adesso
si resta a bocca aperta e xxxxxyyyyy. 
47. SCAVO ARCHEOLOGICO
Quell'archeologo ha rinvenuto
un bel vaso della civiltà Xxxx
xxxxyyyyyy in un pertugio ad imbuto
nello yyyyyy dell'epoca più antica.

venerdì 23 gennaio 2015

Chenāqchī-ye ‘Olyā: Codice organico immutato da diecimila anni

121 : commenti
(Post di Franco Sarbia)

Si trova in Anatolia il sito archeologico di uno dei più antichi centri protourbani al mondo: Çatalhöyük, edificato agli albori del neolitico, fu abitato tra il 9400 e il 7800 BP (Before Present: Prima del Presente). Le sue case dai tetti piani sono addossate le une alla altre e in tutta la sua estensione non ci sono strade che lo attraversino. Fin dall'apertura degli scavi, da oltre mezzo secolo, i suoi particolarissimi caratteri sono stati ritenuti esclusivi e le loro ragioni sono rimaste largamente inesplicate. Mai mi sarei aspettato di veder emergere una risposta proveniente dall’abisso del tempo in Chenāqchī-ye ‘Olyā, un villaggio tuttora abitato del quale nessuno finora aveva svelato la straordinaria similitudine con le caratteristiche di Çatalhöyük: rese oggi perfettamente leggibili dall'accoppiamento strutturale di questo organismo vivente con il suo ecosistema. L'ho scoperto la scorsa estate durante il mio viaggio in Persia: sperduto ai confini del cielo.
Chenaqchi-ye Olya è un villaggio Armeno situato in Iran su un altipiano tra le montagne del Markazi alla quota di 2389 m slm, nei pressi di una sorgente, ai piedi del monte Kūh-e Chenāqchī di 2883 m. È interamente edificato in mattoni crudi, e muri esterni intonacati d'argilla impastata con paglia di cereali e sterco di mucca. Il nucleo più antico non ha strade, attraverso le rampe d'accesso ai tetti piani ricoperti d'argilla gli animali sono ricoverati nei cortili e nelle stalle, le persone scendono alle case con piccole scale di legno.
Il villaggio  condivide queste qualità costruttive, e molte altre, con l'antichissimo Çatalhöyük: situato a 1533 chilometri di distanza a Ovest, nelle vicinanze del fiume Carsamba sul fertile altipiano di Konia antistante il Tauro a 1008 m slm. Non risulta che qualcuno, finora, abbia rilevato la speciale natura di Chenaqchi-ye Olya: un organismo il cui codice generatore è giunto fino a noi immutato da 10.000 anni come un fossile vivente.
A differenza di Çatalhöyük, incendiato e abbandonato attorno al 7830 BP, eventuali tracce del nucleo originario di questo borgo potrebbero essere state assimilate dal processo ininterrotto di edificazione, manutenzione, restauro e ristrutturazione nel corso dei secoli. E tuttavia le peculiarità strutturali dell’ambiente naturale accoppiato al villaggio ne lasciano supporre una ragguardevole antichità. Il poggio sul quale si trova è confinato da uno strapiombo di roccia ed è difendibile su un solo fronte. Poiché sufficientemente lontano dalla parete della montagna, e per la sua posizione sopraelevata, è al riparo sia da frane e valanghe, sia da esondazioni. Dalla sorgente il rivo scorre alla base del poggio, prima di precipitare, con la cascata Charagan, in un laghetto ai piedi del dirupo. La neve copiosa d’inverno, in primavera lascia il posto ad abbondante foraggio, poi permane a chiazze fino a giugno e alimenta le sorgenti per tutto l’anno. A dispetto dell’altitudine, sull'altipiano sovrastante il villaggio, i cereali giungono a maturazione, mentre a ridosso del paese, nel bacino di afflusso alla cascata, verdeggiano latifoglie e varietà di alberi da frutta, e specialmente di noci: importante riserva energetica invernale. A valle i canali derivati dalla pozza sottostante irrigano gli orti del pendio che da questo si apre in lieve declivio.
La presenza di bovini oggi prevale in Chenāqchī-ye ‘Olyā come fu in Çatalhöyük, precocemente, alcuni millenni prima che si diffondesse a oriente e lungo la valle dell’Eufrate al termine del processo di domesticazione. Sebbene le capre s’adattino perfettamente al clima montano, l’abbondanza di prateria erbosa degli alti pascoli e la scarsità di piante arbustive favorisce assai più il pascolo dei bovini. L’allevamento delle mucche si integra particolarmente con l’agricoltura di montagna: non reca danni agli alberi da frutta e produce ottimo concime composto da sterco, foglie e paglia del letto. I buoi sono insostituibili per l’aratura del duro suolo d’alta quota e per il tiro di slitte o carri su strade scoscese.
Quando la neve alta impedisce il pascolo, i bovini richiedono un ricovero caldo e asciutto. E i coloni li accompagnano dalle rampe sui tetti piani del villaggio fino ai cortili d’accesso alle stalle. Le coperture ne reggono perfettamente il peso perché sostenute da una potente travatura, talmente fitta di tronchi ravvicinati da apparire sovradimensionata, vista dall'interno delle case. I solai sono concepiti in modo da sostenere oltre al passaggio degli animali anche il massimo gravame raggiungibile dalla neve. La copertura d’argilla fine e compressa, incrostata dal sole, ha una forte capacità impermeabilizzante. Anche quando la manutenzione scarseggia non vi crescono erbacce neppure in primavera, tanto è compatta. I tetti sono piani: in modo che il manto nevoso sciogliendosi non crei rigagnoli e il lastrone di ghiaccio che si forma durante la notte alla sua base non scorra verso i bordi erodendo la superficie.
Se prima dell'avvento degli spazzaneve a motore, d’inverno a quella altitudine, su montagne dove abbondano le precipitazioni nevose più che la pioggia, su quel poggio esposto al vento, vi fossero state state strade sarebbero state immediatamente rese impraticabili dalla neve ventata. E sarebbe stata fatica improba mantenerle sgombre. Così invece l’abbondante manto nevoso permane a lungo alto sui tetti piatti, protraendo la sua azione termoisolante per tutta la stagione fredda. Né la bufera può arrecar danni alle case così protette sotto la spessa coltre.
La struttura del villaggio, dimensionata per trarre vantaggio dalle rigide condizioni climatiche, è altrettanto appropriata per contenere i danni dei movimenti sismici, grazie all'altezza limitata delle case, alla fitta griglia di pareti di mattoni crudi, dal lato esterno ispessito e impermeabilizzato con intonaco multicomponente, alle robuste travature estese senza soluzione di continuità per l’intera area coperta.
D’estate la configurazione piana delle coperture e gli usci a scendere permettono di utilizzare il regime di brezza per la regolazione della temperatura e dell'umidità. Al tramonto la fresca corrente di montagna scende nelle case attraverso le aperture, mentre il sole più caldo del mezzogiorno incidente sui tetti pompa aria calda verso l’alto e aspira aria fresca e umida in discesa verso il fondovalle attraverso le camere interrate. La compattezza dell’insediamento e la quasi totale assenza di aperture lungo il perimetro esterno lo rendono anche relativamente protetto dai razziatori e dai lupi, ma le ragioni della configurazione compatta del villaggio, come s’è visto, non sembrano principalmente difensive, al contrario di quanto s’era finora immaginato per Çatalhöyük. La quota  di quest’ultimo è inferiore a quella di Chenāqchī-ye ‘Olyā, e tuttavia durante il suo lungo ciclo di vita tra il X e l'VIII millennio BP, la mezzaluna fertile era caratterizzata da condizioni climatiche diverse dalle attuali, con abbondanti precipitazioni che tra la Cappadocia e il Tauro oltre i mille metri erano principalmente nevose. Successivamente, fino al VI millennio BP si sono andate progressivamente riducendo, compromettendo la produttività dell’agricoltura di montagna.
Le caratteristiche strutturali ed urbanistiche giunte fino a noi dalla notte dei tempi attraverso Chenāqchī-ye ‘Olyā sono certamente il prodotto evolutivo dei primi insediamenti umani al termine della glaciazione di Wurm: quando in aree montane caratterizzate dal ritiro stagionale dei ghiacciai, alle latitudini nord fra i 35° e i 38° dei due paesi a confronto, l’abbondante foraggio alimentava una sovrappopolazione di grandi erbivori. Le civiltà millenarie che si sono incontrate e avvicendate sullo stesso allineamento, sono testimoniate fin dal XII millennio BP dal tempio megalitico di Göbekli Tepe, a circa 1000 km da Chenāqchī-ye ‘Olyā, dai siti abitati da piccole comunità della “produzione incipiente”, all’origine delle prime pratiche agricole e di allevamento, quali Shanidar e Zawi Chemi, poi sempre più a levante Tell Shemshara e Kamir Shahir, rispettivamente a 400 km a 200 km dal nostro villaggio. Da qui dopo un’incubazione di alcuni millenni prese avvio la rivoluzione agricola all’origine della nostra era. Possiamo quindi immaginare che le tecniche d'interazione virtuosa con gli elementi naturali, di protezione dalle calamità e dalle depredazioni, e di minimizzazione dei consumi energetici grazie alla capacità di autoregolazione termoigrometrica di Çatalhöyük, dimostrate dalla sua millenaria sostenibilità, si siano evolute proprio a partire dalla risposta alle condizioni estreme del precedente lungo periodo glaciale, e si siano infine conservate in Chenāqchī-ye ‘Olyā perché specialmente appropriate ai rigori dell'alta montagna. 
La supposta remota genesi di Chenāqchī-ye ‘Olyā (چناقچي عليا) sembra trovare conferma nelle basi Assiro-Accadiche dell’etimologia del nome. Diverse parole assonanti possono aver contribuito a definire l’attuale denominazione. Per Chenāqchī si può fare riferimento a: Qanājû, Qanû, appezzamento di terreno; Qanānu: fare un nido, annidare, insediare una fattoria con terreni agricoli, una casa colonica, appezzamento di terreno con casa affidato ai coloni; Kanāku, sigillo sigillare, chiudere una casa, una porta; Ganānu, confinare una persona; Qannu, confine, intorno, esterno di una regione, periferia. Mentre per Olyā è indiscutibile le derivazione dall’accadico elīu: superiore, parte superiore, pinnacolo, cima, più alto. L'ipotesi trova conferma nell'attributo dell'omonimo sottostante villaggio di Chenaqchi-ye Sofla, da accadico šapliš: a valle, inferiore.  Immaginando i possibili incroci tra le basi di senso complementare, il significato sintetico originario di Chenāqchī-ye ‘Olyā risulta essere semplicemente “Borgo protetto di montagna” superiore, di confine.

Franco Sarbia
Valdengo, 22 Gennaio 2015

Per la datazione ho scelto la modalità BP, Before Present, perché rispettosa dei diversi calendari adottati dalle culture presenti nell'area;
Le coordinate geografiche di Chenaqchi-ye Olya sono: 35°22'40.00"N; 49°39'39.00"E
Le immagini dall’alto in basso sono: 1) Nucleo storico di Chenaqchi-ye Olya dall’alto; 2) Çatalhöyük: ricostruzione virtuale; 3) Çatalhöyük: sculture taurine; 4) Skyline del villaggio dalla cascata Charagam; 5) Çatalhöyük: Struttura di un interno; 6) Chenāqchī-ye ‘Olyā: rampe d’accesso e coperture; 7) Laghetto alla base della cascata. La documentazione fotografica su Çatalhöyük è stata raccolta in rete.

mercoledì 14 gennaio 2015

Violazioni della barriera di Coulomb
senza più tabù

103 : commenti
È il momento della "riscoperta" delle LENR (Low Energy Nuclear Reaction)! La Scienza comincia a ricordare che i primi riferimenti ad anomale sezioni d'urto per certi ioni D+ sono stati fatti da persone come Hans Bethe (1906-2005) e altri grandi fisici del XX secolo. 

Gran parte di questo lavoro sulle reazioni a energia relativamente bassa - che si verificano ben al di sotto della prevista barriera di Coulomb - non è stato più portato avanti dopo la seconda guerra mondiale, quando è invece stata finanziata a spron battuto la ricerca sulla fisica delle alte energie. Tra le eccezioni a tale oblio rientrano le "stripping reactions", dove ancora una volta sono emerse anomalie che non sono state ancora comprese e continuano ad essere oggetto di indagine; vedansi gli "anomalously large screening effects" studiati da Czerski e altri alla Humboldt University di Berlino.

Di tutto questo se ne parlò, per esempio, al seminario sulle LENR svoltosi il 3 giugno 2013 al parlamento europeo, di cui 22 passi fornì ampia copertura: 

In particolare se ne occupò Konrad Czerski nella sua relazione, sempre scaricabile da 22 passi  o da questa pagina web dell'ENEA:

Lasciamo Czersky e l'Università di Berlino, e torniamo in generale alla "riscoperta" delle LENR.

Oggi le violazioni della barriera di Coulomb e le LENR si studiano in molti enti di ricerca, persino dentro il "tempio" europeo delle alte energie, il CERN: fuori dalle polemiche dei blog, senza pubblicità, con discrezione e competenza. 

Fidatevi di quel che dico.

martedì 6 gennaio 2015

Una Teoria Giocattolo per una Teoria del Tutto:
noi siamo in (3|1), molto vicini a (2|2) !

161 : commenti


Al momento attuale non è possibile interpretare compiutamente tutte le manifestazioni della realtà fisica all'interno di una teoria generale. La ricerca di una Teoria del Tutto è da molto tempo affrontata dalla comunità scientifica, e se fino ad una ventina di anni orsono (anni '90) si provava un sostanziale imbarazzo all’impossibilità di formulare una tale teoria, negli anni recenti, il problema sembra apparentemente perdere completamente di interesse. Il presente lavoro quindi, in controtendenza, si pone l’obbiettivo di arrivare ad una sua formulazione, cercheremo attraverso l’espediente di una Teoria Giocattolo di arrivare ad una Teoria del Tutto. Da questo punto di vista, l'unica e sola strada percorribile è quella di ricondurre la scienza nel suo più ampio ambito originale, quello filosofico.


La realtà è solo fisica? o solo matematica? o piuttosto la realtà siamo noi, le nostre menti e i nostri pensieri?

Cogliamo l'occasione per ringraziare Daniele Passerini dell'ospitalità nel suo meraviglioso blog. 


Pierluigi Cirilli    Francesco Santandrea    

    

mercoledì 31 dicembre 2014

Ti auguro tempo per guardare le stelle

44 : commenti
Sursum corda! 
Per aspera sic itur ad astra!

Buon 2015 a tutti gli affezionati lettori di 22 passi, con la poesia di un'autrice tedesca recentemente scomparsa. 



Ti auguro tempo

Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.

Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.

Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:

tempo per stupirti e tempo per fidarti 
e non soltanto per guadarlo sull'orologio.

Ti auguro tempo per guardare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.

Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.

Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.

Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

Elli Michler (1923-2014)


sabato 27 dicembre 2014

Il sabato della sciarada - 39-40-41-42

136 : commenti


39. A TAVOLA CON UNO SCREANZATO
Mentre mangiava del xxxyyyyy in salmì
il commensale accanto assai zzzzkkk 
le zzzzyyyyỳ e alitò in faccia lì per lì
tant'è ch'ella fu presa da un xxxkkk!

40. CONQUISTA DELLA GALLIA CISALPINA
Dopo avere xxxxxxxyyyy il vallo
i Xxxxxxx han yyyy battaglia ai Galli.

41. CAVE CANEM
Xxx ringhio difende il suo yyyy
e ci riesce proprio bene
perché più che un cane è un xxxyyyy!

42. SI USA IN CUCINA E PER DORMIRE
(la soluzione è un nome, genere maschile singolare, di 9 lettere)

mercoledì 24 dicembre 2014

Buon Natale 2014 con un bel regalo!

59 : commenti
Domani 25 Dicembre è in arrivo una strenna inaspettata per i lettori di 22 passi!

Alle ore 18.30 su Radio24, andrà in onda uno speciale della trasmissione Smart City sulle Low Energy Nuclear ReactionsMaurizio Melis intervisterà due fisici italiani: Francesco Celani (INFN e ISCMNS), veterano della ricerca internazionale sulla fusione fredda, e Stefano Bagnasco (INFN e CICAP), portavoce di chi non la ritiene ancora suffragata da sufficienti evidenze scientifiche.

Davvero un bel regalo, grazie Melis e Radio 24.

Buon Natale 2014 con tutto il cuore a tutti! Anche da MozArt, il nostro gatto di casa, che non è un E-Cat, ma quanto a energia non scherza neppure lui...



P.S. Chi non avesse avuto modo di ascoltare, o volesse risentire la puntata speciale di Smart City sulle LENR con Celani e Bagnasco, non ha che aprire questo link e andare a circa metà (29esimo minuto) del file audio:
http://audio.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/settimanali/Thu18.mp3

domenica 21 dicembre 2014

Energia nucleare in un reticolo atomico
– Ordine di causalità

33 : commenti
Julian Schwinger, Premio Nobel per la Fisica 1965.
Pubblico tradotto in italiano, un brevissimo articolo (quasi l'abstract di un precedente articolo scientifico) scritto nel 1991 dal Nobel Julian Schwinger (1918-1994).  Questo geniale fisico condensa in poche righe un paio di brillanti ipotesi in grado di spiegare:
  • come potrebbero avvenire spontaneamente fenomini di fusione (fredda) in reticoli di palladio caricati con idrogeno (e suoi isotopi);
  • come ciò potrebbe non necessariamente comportare rilascio di raggi gamma nell'ambiente. 
Ipotesi che hanno sicuramente ispirato il lavoro di un altro brillante fisico, italiano, che condivideva con Schwinger il nome di battesimo, parlo ovviamente di Giuliano Preparata (1942-2000).

Prog. Theor. Phys. Vol. 85, No. 4, April 1991, Progress Letters

Energia nucleare in un reticolo atomico

– Ordine di causalità –

Julian SCHWINGER

Department of Physics, University of California, Los Angeles, CA 90024

(ricevuto il 28 Gennaio 1991)

La ridottissima probabilità di superare la barriera coulombiana è un argomento comunemente utilizzato per negare la possibilità di reazioni di fusione nucleare a bassa energia (fusione fredda). Presenteremo di seguito alcune ipotesi sull'esistenza di meccanismi che potrebbero inficiare tale deduzione.

L'idea che possano aver luogo reazioni nucleari tra isotopi di idrogeno vicini tra loro e confinati all'interno di un reticolo di palladio viene generalmente esclusa in quanto ritenuta non compatibile con le leggi fisiche note. Questa convinzione si basa in gran parte sulla stima convenzionale di una probabilità estremamente piccola di superare la barriera coulombiana utilizzando energie con valori tipici dell'atomo [eV]. È implicita in questa logica l'esistenza di una correlazione, a prima vista evidente, tra il superamento della barriera coulombiana e il rilascio nell'ambiente di energie con valori tipici del nucleo [MeV]. È difficile mettere in discussione questa logica quando le reazioni avvengono nel vuoto. Ma possiamo ritenerla necessariamente valida anche in un ambiente costituito da un reticolo di ioni?
Come idea base per una risposta, cito una considerazione tratta da un lavoro scientifico presentato al Yoshio Nishina Centennial Symposium:[1]
"...il caricamento del deuterio nel reticolo del palladio non è uniforme. Sono presenti fluttuazioni della densità. Può accadere che una regione microscopicamente grande – benché macroscopicamente piccola – raggiunga uno stato di coerenza nel reticolo in grado di assorbire collettivamente l’energia nucleare in eccesso rilasciata da singoli fenomeni di fusione".
Sembrerebbe trattarsi di un normale meccanismo di causa effetto. Ma è possibile anche ipotizzare un meccanismo diverso in cui l'ordine causale viene invertito. Per quale motivo? Perché, a differenza del vuoto, il reticolo è un sistema dinamico, in grado di accumulare e scambiare energia.
Nel nuovo meccanismo la fase iniziale potrebbe essere descritta come una fluttuazione di energia all'interno di una zona uniforme del reticolo, che assorbe energia nucleare da una coppia pd (prozio-deuterio) o dd (deuterio-deuterio) e la trasferisca al resto del reticolo, lasciando la coppia di origine in uno stato virtuale di energia negativa. Questa caratterizzazione generica può essere resa più chiaro esprimendosi in termini di “fononi”. Le non-linearità associate a trasferimenti rilevanti di energia costituiscono una fonte di numerosi fononi di bassa energia in regime lineare. Una intensa emissione di fononi è quindi virtualmente in grado di assorbire l'energia da una coppia di particelle interagenti.
Come stato finale del nuovo meccanismo, si consideri l'esempio della coppia pd per cui esiste un legame stabile: l'3He. Se l'energia dello stato virtuale della coppia è sufficientemente vicina a quella dell'3He, si verifica una situazione di risonanza che porta ad un aumento della probabilità della reazione piuttosto che alla sua soppressione a causa della barriera coulombiana.
Sembrerebbero esistere due meccanismi caratterizzati da una scambio tra causa effetto. Ma non potrebbe trattarsi di esempi estremi di meccanismi che, in generale, non possiedono uno specifico ordinamento causale?:[1]
"...si ha a che fare, in sostanza, con una singola funzione d'onda che non permette una tale scomposizione."
Non è mia intenzione – né sono qualificato a farlo – affermare che le prove presentate a sostegno della cosiddetta fusione fredda siano solide. Piuttosto è mia intenzione far notare che l'argomento principale che ha portato a una sprezzante negazione della sua esistenza potrebbe essere basato su premesse false. In questo settore è necessario un lavoro di ricerca, non dogmi.

[1] J. Schwinger, Cold Fusion -Does It Have a Future? in Evolutional Trends of Physical Science (Springer,Verlag, 1991).

Testo originale in inglese: http://ptp.oxfordjournals.org/content/85/4/711.full.pdf

martedì 16 dicembre 2014

E-Cat e shift isotopico
FEN Fenomeni Elettromagnetici Nucleari
Modello Elettromagnetico della Carica dell'Energia e della Materia

141 : commenti
(post di Francesco Santandrea aka SPAXIO)

L'11 e il 12 Dicembre uu.ss., sulle frequenze nazionali di Radio 24, sono andate in onda due puntate della trasmissione Smartcity condotta da Maurizio Melis in cui è stata fatta una sintesi della storia dell'E-Cat. 
Nella trasmissione del 12 Dicembre è contenuta un'intervista a Bo Höistad, professore di Fisica Nucleare dell'Università di Uppsala e coautore del TPR2 che ha messo in evidenza un importante fattore che avvalora fortemente i risultati dell'eccesso termico nel reattore di Andrea Rossi: il cosiddetto “shift isotopico”. In questo post cercheremo di illustrare a grandi linee cosa si intende con questo termine e, senza scendere troppo nel dettaglio, come sia possibile utilizzarlo per calcolare l'energia prodotta in un reattore LENR.

Partiamo da un'immagine (fonte Wikipedia) che riporta lo “sciame” di nuclidi presenti in natura.

Sempre da Wikipedia citiamo la definizione di isotopo:

Isotopo (dal greco ἴσος (isos) τόπος (topos) che significa "stesso posto") è un atomo di uno stesso elemento chimico, e quindi con lo stesso numero atomico Z, ma con differente numero di massa o peso atomico e quindi differente massa atomica.

La differenza dei numeri di massa è dovuta ad un diverso numero di neutroni presenti nel nucleo dell'atomo a parità di numero atomico.




Così ad esempio per l'idrogeno avremo questi 3 isotopi (immagine fonte Wikipedia):
Schematizzazione degli atomi di Idrogeno, Deuterio e Trizio

Altra importante osservazione da fare e che per tutti gli elementi presenti in natura esiste una composizione isotopica conosciuta, così ad esempio per l'Idrogeno si ha il 98,985 % di Idrogeno-1 (Prozio) e lo 0,015% di Idrogeno-2 (Deuterio).

Ritornando sulla prima immagine dello sciame isotopico possiamo vedere che esistono isotopi stabili e isotopi che decadono, il colore della singola tesserina del “mosaico” dei nuclidi indica il tipo di decadimento a cui sono soggetti gli isotopi i quadratini neri indicano gli isotopi stabili.

Ora veniamo a quello che ha detto il Prof. Höistad: nel reattore HotCat di Andrea Rossi dopo 32 giorni di funzionamento ininterrotto si è verificato uno shift-isotopico (spostamento isotopico), quindi la composizione isotopica degli elementi posti inizialmente nel reattore è cambiata.

Da questo semplice fatto si può evincere che siamo in presenza di “reazioni nucleari” (tra virgolette perchè ritengo che una definizione migliore sia fenomeni nucleari, e definirei un nuovo acronimo LENP (Low Energy Nuclear Phenomena) o ancora meglio ENP (Electromagnetic Nuclear Phenomena) o FEN in italiano. Per maggiori dettagli vedere le conclusioni del post.

Come si può calcolare l'energia rilasciata dagli spostamenti isotopici? 

Semplicemente (si fa per dire!) misurando in quantità e qualità le differenze isotopiche tra il combustibile iniziale e quello finale (ceneri) dell'esperimento.

Quanto di seguito riportato è puramente indicativo e per semplicità riporta la trasmutazione di un solo iniziale nuclide che si trasforma in due nuclidi differenti:

Combustibile iniziale del reattore composto da 0.01 moli di un solo isotopo con massa molare 65 grammi/mole quindi una quantità 0.65 grammi.

Combustibile finale (ceneri del reattore) variato in due isotopi rispettivamente con massa molare 65 e 64 grammi/mole con quantità rispettivamente di 0.0099 moli dell'isotopo 65 e 0.0001 moli dell'isotopo 64, si hanno 0,6435 grammi dell'isotopo con massa molare 65 e 0.0064 grammi dell'isotopo con massa molare 64.

Quindi dopo lo shift isotopico abbiamo un difetto di massa pari a 0.65 - ( 0.6435 + 0.0064) = 0.0001 grammi che tradotto in energia E=mc^2 sono 8.988*10^9 Joule

Avendo alimentato il reattore ad esempio con una potenza media di 1 kW possiamo calcolare l'energia elettrica immessa nel reattore nel periodo dei 32 giorni di test:

 32 gg * 86400 sec/gg * 1000 W = 2.76*10^9 Joule

il rapporto tra queste energie ci fornice il COP che a conti fatti risulta 3.25.

Ripetiamo che questo esempio non è esaustivo ma intende solamente illustrare come sia possibile risalire alla quantità di energia prodotta dagli shift isotopici.

Infine per concludere se nell'analisi isotopica viene presa solo una parte del combustibile finale occorrerà osservare delle regole per un campionamento corretto: mescolare bene le ceneri, evitare contaminazione con altre parti del reattore, ecc. e naturalmente nel calcolo del COP l'energia in ingresso andrà scalata dello stesso fattore di campionamento, così se ad esempio il campione preso è il 20% delle ceneri l'energia immessa dovrà essere scalata di un fattore 5, oppure si può moltiplicare per 5 il valore del difetto di massa misurato.


Considerazioni finali, ipotesi e rilancio di argomenti di Unificazione Elettromagnetica

Il COP inizialmente annunciato da Rossi con valori molto alti è via via sceso fino ad arrivare ai valori prossimi a 3 del TPR2 perchè?

A mio avviso non credo proprio che Andrea Rossi spari numeri, ma è probabile che i suoi reattori possano funzionare a vari regimi: spingendoli troppo i fenomeni nucleari (come definiti prima Fenomemi Elettromagnetici Nucleari) si incrementerebbero fino ad arrivare a reazioni nucleari classiche, che produrrebbero neutroni, fissioni, e radiazioni. Ovviamente questo non è desiderabile e quindi è meglio mantenere COP bassi senza pericoli. 

Questo si sposa anche con quanto recentemente affermato dallo stesso Andrea Rossi nell'intervista su salvo5puntozero.tv al minuto 31:48: dice che verranno eseguite sperimentazioni lunghe qualche anno per questioni legate alla sicurezza.

A mio avviso le LENP Low Energy Nuclear Phenomena sono una sorta di reazioni nucleari "morbide” e, a questo punto, possiamo definire meglio il campo delle LENR in ENP Electromagnetic Nuclear Phenomena, in italiano FEN Fenomeni Elettromagnetici Nucleari.

Quindi mi permetto di sottoporre nuovamente* all'attenzione di tutti l'ipotesi di modello elettromagnetico della materia, l'articolo “Unificazione Elettromagnetica, Concezione Elettronica dello Spazio, dell'Energia e della Materia”reperibile in rete
sia in Italiano: http://www.atlantedinumerielettere.it/energia2006/pdf/labor.pdf

* Già pubblicato sia su 22passi sia come link dell'articolo The Quantum Space Theory (QST) could explain the LENR sul Journal of Nuclear Physics di Andrea Rossi.

Penso che questo modello possa essere considerato un passo avanti rispetto alla visione attuale della particelle, in estrema sintesi nel modello la “particellarità” scivola in secondo piano, passando dalle particelle stesse alle caratteristiche / proprietà elettromagnetiche dello Spazio che ne permettono e regolano l'esistenza.

Questo modello ha molto a che fare con il nanomagnetismo, l'Etere (che sta molto a cuore al nostro Bertoldo), studi sul vuoto quantistico / effetto Casimir (vedere i link indicati da Hermano Tobia sul suo commento inviato il 14 Dicembre alle 18:28).

Ho la netta impressione che abolendo l'Etere è stato gettato il "bambino con l'acqua sporca", spero di parlarne più approfonditamente in prossimi post anche con l'introduzione di nuovi argomenti.

Francesco Santandrea

lunedì 15 dicembre 2014

Il ritorno dell'E-Cat su Radio24

36 : commenti
Vi riporto le trascrizioni delle due puntate di Smart City di giovedì 11 e venerdì 12 dicembre, annunciate nel blog la scorsa settimana. Nella prima Maurizio Melis fa il punto sulla ricerca sulla fusione fredda in generale. Nella seconda il giornalista si occupa dell'E-Cat di Andrea Rossi e intervista al riguardo il prof. Bo Höistad, professore di fisica nucleare presso l'Università di Uppsala.

Smart City (Radio24) - trascrizione della puntata di giovedì 11 dicembre 2014.

Maurizio Melis:

Un saluto da Maurizio Melis. Dopo un anno e mezzo torniamo su una vicenda molto controversa, ma anche di grande fascino per le ricadute a dir poco epocali che avrebbe se dovesse concludersi positivamente. Parliamo di Andrea Rossi e della sua invenzione, l'E-Cat, un apparato che apparentemente è una sorta di caldaia a fusione fredda. Torniamo a parlarne perchè lo scorso 8 ottobre è stato reso pubblico il report dell'ultimo esperimento - questa vicenda va avanti da qualche anno - condotto sull'apparato da parte di un team di esperti provenienti dall'Università di Bologna e di Uppsala in Svezia. Di questo ultimo test e dei suoi risultati parleremo nella puntata di domani. 
Questa sera invece ci sembra importante spiegare perché, nonostante tutta la vicenda dell'E-Cat e in generale della fusione fredda sia considerata fortemente a "rischio di bufala", riteniamo di doverne parlare. È una precisazione necessaria visti gli attacchi al limite dell'insulto - e in qualche caso direi anche oltre - e le accuse di lesa maestà della scienza, che poi sistematicamente si levano ogni volta che tocchiamo l'argomento (non solo noi) anche se da parte di uno sparuto gruppetto - diciamo così - di accalorati.
Ma cominciamo con una breve scheda che ci riporta all'inizio di tutta questa storia, sentite:
La vicenda della fusione fredda - oggi si parla di LENR, reazioni nucleari a bassa energia - è una delle pagine più controverse della storia della scienza recente. Tutto iniziò con i due chimici Martin Fleischmann - all'epoca scienziato di fama mondiale - e Stanley Pons, che nell'ottantanove annunciarono di avere ottenuto reazioni di fusione nucleare tra atomi di Deuterio - un isotopo pesante dell'Idrogeno - all'interno di un elettrodo in Platino cui precedentemente era stato fatto assorbire - appunto - un grande quantitativo di questo gas. La notizia fece rapidamente il giro del mondo, che presto - così si diceva allora - avrebbe avuto a disposizione una fonte di energia pulita e illimitata. Insomma, era l'annuncio di una rivoluzione imminente. Purtroppo l'entusiasmo durò poco, infatti i toni trionfalistici dei primi giorni virarono verso tinte più tetre non appena cominciarono a piovere i fallimenti di coloro che tentavano di replicare l'esperimento. In pochi mesi si passò, dall'annuncio di una scoperta epocale, a parlare di una delle più incredibili storie di frode scientifica. La carriera dei due scienziati fu distrutta e nell'arco di poco più di un anno gli studi sulla fusione fredda furono quasi totalmente abbandonati.
Allora, c'è una domanda che dobbiamo farci a questo punto: è plausibile che gli studi sulla fusione fredda siano stati abbandonati un po' troppo frettolosamente? Beh, penso che ci siani varie ragioni per non escludere questo scenario. 
  1. Perché esperimenti condotti negli anni successivi - come quelli di Arata negli anni '90 e quelli condotti all'ENEA nel 2001 (tra i pochissimi ad aver ottenuto la pubblicazione su delle riviste scientifiche ufficiali) confermerebbero i risultati di Fleischmann e Pons e non sono mai stati smentiti.
  2. Perché la piccola comunità di ricercatori che ha continuato a lavorare su questo campo di ricerca ritiene di avere identificato col tempo alcuni parametri fondamentali senza cui la reazione non avverrebbe, parametri che erano ignoti quando si sono svolti la maggior parte degli esperimenti che a suo tempo sconfessarono la fusione fredda (e che quindi potrebbero non avere un valore di falsificazione).
  3. Perché il clima attorno a queste ricerche dopo la pessima gestione da parte di Fleischmann e Pons si è fatto così negativo da scoraggiare qualunque giovane ricercatore dal dedicarsi a queste ricerche, qualunque istituto di ricerca da sostenerle apertamente e anche - direi - qualunque rivista scientifica dal pubblicare articoli in merito. Il rischio, infatti, in questi casi, è di mettere in gioco la propria credibilità, che è tutto per uno scienziato... infatti il minimo che può accadere quando si dà anche un po' di corda a questi studi, è di essere accusati di incompetenza, quando non di truffa, anche se magari da una minoranza. Insomma, con un'atmosfera così pesante non c'è da stupirsi se su questo campo di ricerca si siano buttati alla fine molti personaggi "non ortodossi" - cioè non inseriti nella comunità scientifica, come lo stesso Andrea Rossi - attirati dal sogno del Santo Graal dell'energia e anche da un campo di ricerca dove la concorrenza della scienza ufficiale è sostanzialmente assente.
  4. Nonostante tutto questo - e arriviamo al quarto motivo di ottimismo - negli ultimi anni ci sono segni di una riapertura proprio da parte della comunità scientifica verso questo settore di ricerca. Al MIT, per esempio, c'è il professor Peter Hagelstein che sperimenta ormai da tempo un apparato "NANOR" che produrrebbe energia sulla base di una reazione di fusione fredda tra l'altro molto simile a quella di Fleischmann e Pons. In Italia per esempio questo tipo di ricerca si fanno sia all'INFN, dove lavora il fisico nucleare Francesco Celani [ndr a cui - è il caso di ricordare - i "lungimiranti" vertici INFN recentemente hanno prima tagliato i finaziamenti per la ricerca e infine chiuso il laboratorio], sia all'ENEA dove poche settimane fa è giunto Bill Gates per visitare il laboratorio di ricerca dedicato alle LENR diretto da Vittorio Violante. Sia Celani che Violante da qualche tempo - insomma - dichiarono di ottenere risultati significativi. Un altro esempio, Dennis Bushnell, il capo della ricerca della NASA, l'anno scorso si è espresso molto favorevolmente sulla possibilità che presto la tecnoilogia della fusione fredda possa diventare una realtà. E si potrebbe andare avanti.
Naturalmente tutto questo non costituisce una prova che la fusione fredda sia un fenomeno reale, però lascia anche intendere che la partita, per quanto controversa, è ancora aperta. Ed ecco perché noi continueremo a parlarne, a partire da domani, con un'intervista a Bo Höistad, fisico nucleare dell'Università di Uppsala, che ha partecipato all'ultimo test sull'E-Cat. Appuntamento a domani.

Smart City (Radio24) - trascrizione della puntata di venerdì 12 dicembre 2014.

Buonasera da Maurizio Melis. Questa sera torniamo a parlare di Andrea Rossi e della sua misteriosa invenzione, l'E-Cat, un apparato - una sorta di caldaia - che funzionerebbe sulla base di una reazione di fusione fredda. Torniamo a parlare dell'E-Cat perchè lo scorso 8 ottobre è stato reso pubblico il report dell'ultimo esperimento condotto su questo apparato da parte di un team di esperti provenienti dall'Università di Bologna e di Uppsala in Svezia. Naturalmente data la pessima fama di cui gode questa branca della ricerca, caduta in disgrazia subito dopo la sua comparsa nel 1989, sin dall'inizio c'è molto scetticismo sulla possibilità che questo apparato funzioni veramente (e naturalmente non mancano le accuse di truffa). In effetti la maggioranza dei fisici nucleari ritiene che la fusione fredda - oggi si parla di LENR, reazioni nucleari a bassa energia - sia semplicemente impossibile:
  1. perchè è lontana anni luce dalle temperature di milioni di gradi che innescano la fusione nucleare nel Sole e nelle altre stelle;
  2. perché apparentemente la fusione fredda non emette radiazioni, ma solo calore, ciò cozza con quasi tutto ciò che sappiamo sulle reazioni di fusione nucleare.
Tuttavia una minoranza di fisici ritiene che queste argomentazioni non siano sufficienti a chiudere definitivamente il discorso e - al di là di questo - vari ricercatori negli anni hanno dichiarato di avere ottenuto evidenza che in realtà il fenomeno esiste. Ma torniamo all'ultimo test sull'E-Cat. Il report porta la firma di esponenti dell'Università di Bologna e di Uppsala e anche del Royal Institute of Technology svedese e sono gli stessi che avevano condotto il precedente esperimento a Ferrara, circa un anno prima. In passato, infatti, l'apparato - l'E-Cat - era stato sottoposto a test per misurare il calore prodotto. L'idea è che se un oggetto di una certa dimensione produce abbastanza calore, nulla che avvenga al suo interno - se non delle reazioni di tipo nucleare - possono giustificare questa produzione di energia. A questo tipo di valutazione - appunto - l'E-Cat era già stato sottoposto, ma con un'impostazione sperimentale che non consentiva di escludere completamente raggiri o errori di misura, cosa che naturalmente aveva dato adito - più che comprensibilmente - ad accuse di manipolazione. Oggi si può dire che questa prima obiezione sia stata superata: nell'ultimo esperimento l'E-Cat di Rossi - immaginate un cilindretto di 20 cm di lunghezza e 2 o 3 di diametro - ha prodotto energia ininterrottamente per 32 giorni, mantenendosi a una temperatura variabile tra i 1200 e i 1400 gradi, producendo oltre 3 volte l'energia assorbita drante il funzionamento. Ma l'aspetto più importante di questo ultimo test è che per la prima volta è stato possibile analizzare il combustibile prima e dopo la reazione, infatti delle reazioni nucleari lasciano delle tracce assolutamente evidenti. Ne ho parlato con Bo Höistad, professore di fisica nucleare all'Università di Uppsala, che ha partecipato appunto all'esperimento. Sentite com'è andata.
Bo Höistad  Quello che abbiamo trovato è uno slittamento isotopico, cioè, o sono cambiate le specie chimiche o la composizione isotopica (il numero di neutroni delle specie chimiche di partenza), cosa che ci ha sopreso moltissimo, perché eravamo molto scettici in proposito. Ma non si può essere così scettici da non provarci nemmeno e così abbiamo analizzato le ceneri con varie metodologie diverse, in modo da accertarci che tutte dessero gli stessi risultati e - come le dicevo - abbiamo trovato uno shift isotopico. E questo è un fatto sensazionale, perché non ci può essere uno shift isotopico senza che siano avvenute reazioni nucleari. Abbiamo un chiaro shift che riguarda il Litio e il Nichel, fatto ancora una volta sorprendente, ma anche utile per cercare di capire cosa può essere successo lì dentro. 
Maurizio Melis  Ecco, questo dato che avete rilevato - questo shift di Litio e Nichel - è coerente con la quantita di energia che avete misurato all'esterno sotto forma di calore? 
Bo Höistad  In effetti, considerato il quantitativo di combustibile e il tipo di trasformazione che ha subito (ora della fine del processo), possiamo stimare quanta energia debba essere stata liberata. Abbiamo fatto questo calcolo - che può leggere nella pubblicazione - e la rispostà è SI, il quantitativo di energia misurato è compatibile con quello prevedibile. 
Maurizio Melis  Professore, ci sono alcuni che sollevano dubbi sull'esperimento per il fatto che è stato Andrea Rossi - per quanto in vostra presenza - a inserire il combustibile - delle polveri - nell'apparato e poi a rimuoverlo a fine processo. Lei pensa che Rossi possa in qualche modo avere manipolato queste polveri sotto i vostri occhi? 
Bo Höistad  Naturalmente siamo stati molto attenti che nulla di "occulto" o di nascosto accadesse, come precauzione... ma la risposta è NO. Abbiamo manipolato noi le ceneri; Rossi era presente e ci ha assistito nell'operazione. 
Maurizio Melis  Ma siete stati voi a scegliere il campione da analizzare? 
Bo Höistad  Sì certo, abbiamo prelevato noi il campione. Ma insomma, cosa vuole che le dica, in linea di principio è possibile imbrogliare chiunque per una persona che ha davvero questo dono... 
Maurizio Melis  Insomma, un prestigiatore o qualcosa del genere... 
Bo Höistad  Esatto. Però direi che NON abbiamo operato su questa scala!
Nell'intervista a Bo Höistad - di cui potete leggere la versione integrale nella pagina di Smart City, sul sito di Radio24 [ndr. link ancora non disponibile], lo scienziato precisa più volte che in fisica un singolo esperimento - soprattutto quando presenta risultati straordinari - non è mai sufficiente a cambiare un paradigma assodato. È quindi necessario che questo esperimento venga ripetuto e confermato da un altro team indipendente. Insomma, ancora la prova del nove che l'E-Cat funziona non c'è, ma le condizioni affinché un importante istituto di ricerca si prenda la briga - una volta per tutte - di confermare o smentire questi risultati... beh, queste condizioni ora ci sono ed è anche il caso che finalmente qualcuno si faccia avanti. Ci fermiamo qui e ci diamo appuntamento a lunedì.

venerdì 12 dicembre 2014

Rispondo per le rime

72 : commenti
Io al PT Galvani di Pordenone con l'Hot-Cat il 12/10/12.
Due buoni amici, il primo ieri con una email, il secondo oggi con una telefonata, mi hanno avvertito che alcuni "accalorati" denigratori seriali negli ultimi giorni hanno messo in rete una foto (quella accanto) dove sono ritratto a fronte alta...

Sì, a fronte giustamente e con orgoglio alta, lo sottolineo. Mentre chi ha pubblicato e commentato tale foto unicamente per dileggiarmi, non a caso tende - in una inconscia pulsione alla decenza - a mostrare poco in giro la sua faccia. Eh sì, c'è chi va, come me, a fronte alta e chi può farlo esclusivamente mentendo a se stesso, dato che gettare fango sul prossimo per lavoro è cosa di cui ci si dovrebbe solo vergognare.

Senza cadere nel giochetto di dare soddisfazione agli "accalorati", andando cioè a protestare nelle loro aie campagnole e nei loro schoolyard o linkando qui le loro malefatte, li invito a CANCELLARE IMMEDIATAMENTE le parole e i link inappropriati che hanno appiccicato nei loro siti a questa foto autentica e sincera. 

Nel frattempo, a chi ha giocato con la mia fotografia rispondo per le rime, pubblicando a mia volta un'altra fedele "fotografia" a tutto tondo... e scusatemi se sono un po' peDante! :-)



Savona, Como ed il Cigno Nero

Le sue iniziali fan Savona e Como
un dì a un De-Benedetti-BLOG arriva
da lì diffama e attacca e marca ad uomo.
Chi è 'sta "franca" bipede giuliva?

Di esser giornalista sé millanta
che all'Ordine non è nemmeno iscritta
di essere scientifica si vanta
ma senza laurea vende l'aria fritta!

Di Feltri l'è l'epigono più goffo
trombetta della macchina del fango
gran arte ha fatto del "metodo Boffo"
qual mercenaria del più basso rango.

Ché a corto d'argomenti se l'inventa
con la complicità dei suoi ghostwriters
e d'un paio di troll con nick da ghenga
che più che peer-reviewers sembran bikers.

Coyote molto e falsa gatta morta
di link insulsi spalma i suoi fraseggi
beffandosi di chi ha memoria corta
rilancia, bleffa e inganna coi magheggi.

Bugie quanto un politicante spande
di questo passo resterà in mutande
l'oca che non conosce il Cigno Nero.

giovedì 11 dicembre 2014

Stasera e domani torna l'E-Cat su Radio24

154 : commenti

Oggi e domani alle 20:55, sono in arrivo due puntate di Smart City - voci e luoghi dell'innovazione - imperdibili per chi continua a seguire la vicenda, realmente appassionante, dell'Energy Catalyzer (E-Cat) di Andrea Rossi (leggi oramai Industrial Heat e Cheerokee Investment Partners).

Maurizio Melis ripercorrerà tutta la storia dell'E-Cat, farà il punto della situazione e intervisterà in particolare Bo Höistad, professore di Fisica Nucleare dell'Università di Uppsala, uno degli autori dell'ultimo report pubblico che si è occupato di questa promettentissima nuova tecnologia LENR: Observation of abundant heat production from a reactor device and of isotopic changes in the fuel.

Buon ascolto dunque stasera e domani sera alle 20:55, sulle frequenze di Radio24.

venerdì 5 dicembre 2014

Andrea Rossi e Brian Ahern, da colleghi a competitors?

169 : commenti
Una delle rare foto di Brian Ahern scaricabile dal web.
Ieri sul JONP è apparso pressoché in sordina - cioè su un vecchio post del 12 agosto 2011 - uno scambio molto interessante tra andreino, un lettore di 22 passi, e Andrea Rossi. Ringrazio andreino di averci tempestivamente informato.

andreino
December 4th, 2014 at 7:12 AM
Dear Dr. Rossi,
recently you said that one of your competitor has replicated a lenr device.
Is that one much more similar to the e-cat or the hot cat or something else? Are the COP similar ?
Thank you 
Andrea Rossi 
December 4th, 2014 at 7:26 AM
Andreino:
I am referring to the work of Brian Ahern.
Warm Regards,
A.R.

Che Brian Ahern fosse da tenere d'occhio, era noto da un pezzo tra chi segue la "corsa alle LENR" con attenzione. Vediamo per esempio cosa si è scritto in passato di Brian Ahern qui su 22 passi.

Cominciamo dal 23 luglio 2011, allorché pubblicai in diretta sul blog (Diretta convegno da Viareggio) gli interventi del convegno sulla Fusione Fredda organizzato a Viareggio da Vessy Nikolova (autrice tre anni dopo della biografia di Andrea Rossi). Ecco quello che riportai di quanto Francesco Celani disse a proposito di interessi militari sulla fusione fredda:
18.12 - L'interesse militare sembra giustificato soprattutto dalla possibilità di produrre trizio a costi molto bassi tramite la fusione (il trizio viene utilizzato per mantenere operative le testate termonucleari). 
18.08 - Celani prende atto che i migliori ricercatori del settore finiscono col lavorare in laboratori militari (Los Alamos, Naval Research). Per questo viene naturale pensare che le campagne di denigrazione contro la fusione fredda da una parte, e gli investimenti militari sulla fusione fredda dall'altra siano due facce della stessa medaglia. 
18.01 - Anche Arata dal 2005 ha iniziato a utilizzare insieme a Pd e Zr anche il Ni. Queste ricerche sono state riprese negli USA da Brian Ahern che ha ottenuto 8W attorno a 500°C.
Il 10 ottobre 2011, nel post Sfida al vertice italico dei negazionisti dell'E-Cat esordivo così:
Basta leggere gli ultimi commenti pervenuti a uno dei precedenti post per constatare come si stia aprendo una acerrima battaglia di brevetti e annunci, senza esclusione di colpi, tra Andrea Rossi, Defkalion, Francesco Piantelli (e aggiungerei Brian Ahern in USA), per il possesso della tecnologia del reattore Ni-H.
Il giorno dopo portavo l'attenzione su come proprio Brian Ahern - avvalendosi dei pronti megafoni di S. Krivit - si dimostrava solertissimo (ma altrettanto poco efficace) nel contestare il test pubblico fatto da Rossi pochi giorni prima... The Battery of the E-Cat!

Ma attenzione, cinque settimane dopo, il 17 novembre, in un'intervista fatta da Maurizio Melis, Brian Ahern non sembrava più tanto scettico su Rossi, sembrava piuttosto un competitor impegnato a inseguirlo (Mr Kilowatt e Brian Ahern):
Mr Kilowatt: Tra coloro che stanno cercando di replicare l'esperimento di Rossi c'è Brian Ahern, un ricercatore indipendente ma molto considerato dalla comunità di coloro che si dedicano allo studio di queste reazioni nucleari a bassa energia, che alcune settimane fa ha affermato di essere riuscito ad ottenere una produzione di energia autosostenuta, cioè senza un input esterno, a partire da delle polveri che contengono al loro interno più o meno gli stessi "ingredienti" che utilizzerebbe Rossi. Ascoltate: 
Brian Ahern: Avevo a disposizione delle nanopolveri nel laboratorio nazionale dell'Iowa. C'è un solo posto in questo Paese in cui si può disporre di queste polveri. Le abbiamo messe in un contenitore e le abbiamo trattate riscaldandole fino a una temperatura di 400 gradi. La potenza media delle polveri era più alta di quanto mi aspettassi, fino a 90-95 watt. Ma questo non ha nulla a che vedere con i risultati di Rossi. Stiamo lavorando sugli stessi materiali, ma i suoi risultati sono molto migliori. 
Mr Kilowatt: Come sono costituite queste polveri? 
Brian Ahern: Il materiale è costituito da Zirconio, Nickel e Rame. Riscaldando lo Zirconio con l'aria, questo diventa una specie di ceramica creando delle piccole isole, e circondando la parte di nickel creando una struttura che può essere paragonata ad un "panino farcito". C'è un elemento speciale che non conosciamo, perché loro non ce l'hanno spiegato. Io sto provando diversi elementi per vedere se riesco ad aumentare l'effetto. I risultati di Rossi erano molto migliori. Io spero di riuscire a trovare il materiale giusto.
Sempre il 17 novembre 2011 su E pur si muove, la fusione fredda! riportavo le seguenti frasi di Francesco Celani:
È notizia recente, Ottobre 2010, che anche il Gruppo del Prof. Brian Ahern, in collaborazione con i Laboratori AMES (USA), è riuscito non solo a riprodurre i risultati di Arata (e successivi della Toyota) ma addirittura a migliorarli con un materiale basato su un composto ternario (ZrO2_65%-Ni_30%-Pd_5%) originariamente sviluppato (nel 2005) proprio da Arata.


È stato quindi risolto, una volta per tutte, il “dramma/tabù” della “Fusione Fredda” riguardo la cosi-detta riproducibilità, o meglio dire, irriproducibilità trasferita.
E sempre lo stesso giorno usciva su e-catsite.com un post intitolato Un rivale di Rossi renderà pubblici i suoi risultati sulla fusione fredda/ LENR che il 23 novembre 2011 riportavo su 22 passi ( (Un articolo da e-catsite.com):
Lo scienziato Brian Ahern, dell’Ames National Laboratory parlerà dei risultati e della sua teoria sulla fusione fredda/LENR* il 7 dicembre a New York. Ahern ha lavorato di recente con il gruppo del Dr. George Miley all’Università dell’Illinois con esiti — come riportato sulle pagine di questo sito — in continuo miglioramento. Ahern ha procurato i nanomateriali adoperati negli esperimenti di Miley.
Secondo Ahern, “nel 1995 abbiamo fatto una scoperta di prim’ordine e fondamentale nel campo delle proprietà dei nanomateriali. La cosa è quasi del tutto ignota alla maggior parte dei tecnologi. Tutti i materiali elaborati entro particolari tolleranze mostrano modalità di vibrazione molto diverse da quelle di ogni altra aggregazione della materia. QUESTO FORNISCE UNA SPIEGAZIONE CONCISA ALLE DINAMICHE BIOENERGETICHE CHE SI OSSERVANO IN TUTTI GLI ASPETTI DELLA NATURA”.

“Nelle scorse otto settimane, sono rimasto folgorato da una nanotecnologia di ordine superiore, che avvincerà anche gli avversari più accaniti della LENR. Credo che tutta le LENR non siano altro che una nuova e inaspettata forma di nanomagnetismo”.

Per fonti delle citazioni e approfondimenti, si veda questo link.

È interessante notare come Ahern sia stato negli ultimi tempi uno dei massimi critici di Andrea Rossi, da lui accusato di frode in più di una occasione sulle pagine del New Energy Times. Sono accuse singolari, se si pensa che provengono da un individuo che ha lavorato a una tecnologia simile e si prepara ad annunciarla al mondo. Molte ipotesi sono state fatte sul perché Steven Krivit di New Energy Times abbia dato spazio alle accuse e abbia permesso che venissero riportate sulla pagine del suo blog. [...] 

Tuttavia, trovo che i recenti tentativi da parte di Krivit e Ahern di gettare discredito su Rossi siano riprovevoli e inopportuni, indipendentemente dal contesto e forse proprio in virtù del medesimo. Mi ricordano i tentativi di Edison di screditare Nikola Tesla nella "guerra delle correnti elettriche" tra l'Ottocento e il Novecento. Si spera che in questo processo non verranno folgorati né elefanti né cani, cosa per la quale Edison ottenne una notevole notorietà nel corso della "guerra delle correnti elettriche". Rossi ha dato del "serpente" a Krivit, riferendosi ai tentativi di quest'ultimo di denigrarlo da luglio in poi, e queste sue affermazioni devono essere valutate in tale contesto.
Arriviamo al 30 gennaio 2012. Nel post Il carteggio AG-DP scrivevo:
A dispetto della loro apoditticità e come avevo preannunciato mesi fa, scienziati della NASA hanno dato prova dell'interesse per le LENR del loro ente, che è entrato nella competizione dei brevetti accanto a Rossi, Piantelli, Ahern, Defkalion e chissà quanti altri. La stessa National Instruments è sempre più coinvolta nello sviluppo dell'E-Cat, ben più che da fornitrice di apparecchiature di raccolta dati e controllo.
Il 2 aprile 2013 portavo nel blog un nuovo articolo scientifico di Celani fresco di pubblicazione, Experimental Results on Sub-Micro Structured Cu-Ni Alloys..., il cui abstract iniziava così:
In the framework of those studies aimed to analyze anomalous effects (thermal and/or nuclear) due to the interaction among some specific materials (pure and/or alloys) and H2 (or D2), we focused, since 2011, on a specific alloy called Constantan (Cu55-Ni44-Mn1). We selected such material using our own considerations and intuitions and because, according to a scientific paper [1], it has the largest energy value for dissociation of H2 to 2H, i.e. about 3eV. Among others B. Ahern suggested that Ni-Cu-H can be used for heat generation.
Successivamente il 15 agosto 2013 pubblicavo un ulteriore sviluppo arrivato da Francesco Celani: Further progress/developments, on surface/bulk treated Constantan wires, for anomalous heat generation by H2/D2 interaction.
Cari Colleghi,
Vi trasmetto copia della versione COMPLETA della mia presentazione a ICCF18.
La versione precedentemente spedita era stata "depurata" della parte iniziale riguardo le complesse considerazioni "teoriche" sulla "energy localitation", a partire da E. Fermi (LANL-USA) nel 1954.
Al Fermi avevano fatto seguito i modelli di Brian Ahern (DARPA-USA) ed, in maniera completamente indipendente, Yoshiaki Arata (Univ. Osaka, Giappone).
Il tutto è stato integrato con gli esperimenti originali del Nobel Irving Langmuir sulla dissociazione e ricombinazione dell'Idrogeno (dal 1908).
Il nostro è stato, molto più modestamente, un lavoro di "unificazione" di quanto era già in" nuce", suffragato da prove sperimentali (da potenziare ulteriormente).
Ovviamente, il fatto di aver lavorato per circa 24 anni, senza pregiudizi e con estrema onestà intellettuale, nel campo "storico" della "Fusione Fredda", ci ha agevolato in tale complesso compito.
Il 23 settembre 2013, in S.P.Q.F.F dopo avere citato vari endorsement e brevetti sulla fusione fredda scrivevo:
Tutto questo per citare solo grandi enti/aziende scesi in campo nella "corsa all'oro" della fusione fredda, perché naturalmente sono in lizza anche i vari brevetti di Rossi, Piantelli, Celani, Ahern, quello finlandese della Etiam e tanti altri che navigano sotto il pelo dell'acqua.
Infine il 14 ottobre 2014, concludevo così la mia presentazione all'articolo Strategic Impacts of Breakthrough Energy Technologies di Daniele Poponi:
Detto in parole mie, la partita resta aperta non - come vorrebbero fare credere i patoscettici - sull'opzione che le LENR esistano o meno, ma solo su questa domanda: è giunta l'ora del possibile utilizzo delle LENR (dagli usi militari fino alla commercializzazione diffusa) per ottenere energia a bassissimo costo? 
È da gennaio 2011 che bramiamo una risposta. Tanti altri se lo chiedono sin dal 1989!
Rossi, Celani, Piantelli, Mills, Hagelstein, McKubre, Ahern ecc. (e aggiungo pure Darden e Olofsson): accelerate il passo per favore, l'umanità aspetta! :-)
A questo punto ho un regalo per chi ha avuto la pazienza di leggermi fin qui, una indiscrazione che ho raccolto sin dal 2011 - da una fonte appartenente al mondo della ricerca LERN - e che ho tenuto per me (e pochissimi amici) fino a questo momento.

Secondo il mio informatore, prima di tornare in Italia e cercare Focardi, Andrea Rossi aveva lavorato per un certo periodo proprio insieme a Brian Ahern nel medesimo laboratorio USA. Aggiungo (ma questa è solo una mia supposizione) di sospettare che potesse trattarsi di un laboratorio militare/governativo. 
Come sappiamo Rossi presentò a Focardi qualcosa di così strabiliante da convincerlo a mollare definitivamente Piantelli e imbarcarsi in una nuova strada con un personaggio discusso quale Rossi già allora era. 
Lo stesso Ahern deve avere avuto una parziale idea del know how portato da Rossi in Italia e, dopo anni di tentativi, sembrerebbe essersi molto avvicinato al traguardo se lo stesso Rossi ora lo considera il suo principale competitor.

Per correttezza vi informo che a suo tempo chiesi a Rossi se fosse vero che negli USA avesse lavorato fianco a fianco con Brian Aher nella ricerca sulla fusione fredda: beh, me lo smentì categoricamente definendola una sciocchezza. Ma chissà... 
Arriverà a questo punto una analoga smentita da parte di Brian Ahern?
Related Posts with Thumbnails