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domenica 13 maggio 2007

Amore, fuoco e candele

Il bellissimo brano di tradizione sufi del persiano Farid ad-Din ad-Attar (1142-1220) riportato da Betty nel suo ultimo post mi ha fatto pensare a Jalal ad-Din Rumi (1207-1273), probabilmente il più famoso poeta-mistico sufi che non a caso fu profondamente ispirato da Attar. Sono così andato a sfogliare la sua Canzone d'amore per Dio - un libro in prestito che ho da restituire e penso acquisterò - per scegliere alcuni passi che mi sembrano consoni ad accompagnare le suggestioni evocate da Attar.

Senza il fuoco del tuo amore non posso più bere. 
Senza il tuo volto non posso più sognare. 
Nelle tue acque, tanto simili al vino, io piango e volteggio come la ruota di un mulino.

Il tuo amore mi ha svegliato dal sonno della vita e, come una candela, mi guida nella notte. 
Io sono un liuto tra le tue braccia. Tu sfiori con le dita le mie corde e poi mi sussurri: - Per quanto tempo ancora piangerai? 

Il cuore dell'uomo è una candela che si sta consumando, la separazione dall'Amato è uno strappo che si sta ricucendo.

Mi viene inevitabile accostare anche - chiedo venia se pecco un po' di presunzione - la prima poesia di Sospensioni di gravità (abbinata al Sole e alla Luna crescente) nonché la tavola di Anna Paola Maestrini ad essa ispirata (inserita a pag. 103 del libro).


La falena

una candela brucia 


fiamma è l'amore per te 
di cera le certezze che avevo 


ché non so privarmi del tuo fuoco

1 : commenti:

Betty ha detto...

Ti ringrazio Daniele per aver raccolto il filo teso dal post "farfalle e dintorni". Non avevo mai letto prima questi versi di Jalat-ad-Din Rumi. Sono struggenti, fanno male, fanno bene.
Come il disegno di quella falena accompagnato dai tuoi versi.

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