Siamo appassionati d’Amore, onestà, spiritualità, arte, poesia, politica, democrazia, sostenibilità, tecnologia, green-energy, medicina naturale, cambi di paradigma, rivoluzioni scientifiche e “tante cose infinite, ancor non nominate”. Siamo uno specchio capovolto della realtà: fuori c’è il patriarcato e guerre, prevaricazioni e disuguaglianza sociale; qui c’è una "società gilanica". Fuori c’è l’economia del petrolio, qui siamo pro mobilità elettrica, fotovoltaico, sistemi d'accumulo ecc.

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lunedì 14 aprile 2008

Il meme delle abitudini idiosincratiche!

5 : commenti
Ok, eccomi nominato all'ennesimo meme che gira su internet: dite almeno 6 vostre abitudini idiosincratiche. Ma i blogger che s'inventano questi tormentoni non hanno nulla di meglio da fare?! :-)
Va be', amo stare al gioco, per cui mi attengo scrupolosamente anche alle regole di questo qui.


REGOLAMENTO


  • Mettere il link della persona che ti ha nominato (ciao Danda!).
  • Mettere il presente regolamento del gioco sul proprio blog.
  • Indicare 6 abitudini o particolarità, non importanti. 
  • Nominare 6 persone aggiungendo il link al loro blog e avvisarle. 



Le prime 6 abitudini idiosincratiche che mi sono venute in mente sono le seguenti. 


UNO. Quando una persona parla in maniera logorroica o eccessivamente tecnica, e specialmente se usa troppo la testa e poco il cuore, è più forte di me: finisco col non ascoltarla più anche se faccio cenno di seguire il suo ragionamento. Mi capita al telefono ma anche a quattr'occhi, e i miei interlocutori sono sempre così attenti a quel che dicono, da non accorgersi che la mia attenzione è solo parziale. Ma se qualcuno mi parla veramente allora riceve il 200% della mia attenzione! 


DUE. Faccio la domiciliazione bancaria di tutto quello che posso: odio puffare le code agli uffici postali!!! 


TRE. Ho l'abitudine di stancarmi delle mie abitudini. Mi demoralizza sentirmi vincolato a fare sempre le stesse azioni: ho bisogno di sfide nuove che appaghino la mia curiosità e stimolino la mia creatività. L'unica cosa su cui sarei volentieri abitudinario è restare fedele all'amore della mia vita... peccato che finora ogni volta che ho pensato di averlo trovato poi mi sono dovuto amaramente ricredere! :-) 


QUATTRO. Ed ecco la peggiore abitudine: coltivo poco le amicizie, meno di quanto meriterebbero, lo riconosco. Quando ero sposato era una cosa che infatti tendevo a delegare a mia moglie. I miei amici devono essere ben resistenti alla siccità perché, proprio come faccio con le piante del mio appartamento, mi dimentico spesso di annaffiarli regolarmente. In altre parole tendo a scremare dal mio giro tutte le persone che vogliono sentirsi al centro dell'attenzione, quelle suscettibili e che si legano le cose al dito... be' in fondo è una bella tattica no!? Tanto chi mi conosce al di là delle apparenze, sa che è proprio quando c'è veramente bisogno (e magari gli altri amici si tirano indietro) che do veramente tanto. 


CINQUE. Dopo un po' perdo la voglia di spiegare come stanno veramente le cose a una persona che fraintende le mie intenzioni. Anzi finisco col perdere interesse per lei... pensi quel che vuole, è un "problema" suo non mio. Tendo a fare come il saggio zen che, a chi lo accusava ingiustamente di una colpa che non aveva commesso, rispondeva semplicemente: "Ah sì!?" 


E SEI. Ho l'idiosincrasia per i meme! Ma siccome voglio bene alle persone che me li propongono non me ne sottraggo mai e poi mai... :-)

Ed ecco i 6 "sfortunati" che si beccano la mia nomination:


1. Paola (Il cammino dell'uomo) - perché da quel che vedo sul suo blog, sento che si divertirà a partecipare a questo meme. 
2. La Cesira (Le avventure della Cesira) - perché mister Cesira è uno fuori dai ranghi ma assolutamente dentro se stesso, perciò sono curioso di vedere le sue risposte. 
3. Sonia (Circerie) - perché anche se praticamente non ci conosciamo (e questa può essere l'occasione...) mi suscita una istintiva simpatia; ha tanti blog e ho scelto quello che mi pare più adatto per un meme. 
4. Giò (Briciola Bipolare) – per vedere se serve a farla uscire dal suo lungo letargo... sveglia Giò, la primavera è arrivata! Ed era ora... 
5. Raffa (Sempre un po' di tutto un po'...) – perché potrebbe andarci a nozze su uno spunto così. 
6. Bea (Pensieri, parole, puntini, puntini, puntini...) - perché, anche se siamo troppo diversi per comprenderci, le auguro tutto il bene del mondo... e per restare in contatto va bene anche un meme. Ora non mi resta che informarli e il mio dovere è fatto!

sabato 12 aprile 2008

Una pausa... (bed's too big without you)

7 : commenti
Ogni tanto capitano momenti che vorrei mollare tutto, andare a letto, dormire per un mese di fila, senza mia figlia (mi perdoni) che ha bisogno della mia attenzione per le sue mille domande, senza le scadenze del lavoro che mi aspettano in ufficio, senza bisogno di dover riordinare e pulire la casa... allora mi sento talmente stanco che nemmeno le cose belle della vita come il sorriso di mia figlia o l'orgoglio di qualcosa portato a termine con successo mi bastano. E mi sento fragile, ché anche un piccolo incidente che normalmente mi scivolerebbe sopra finisce col buttarmi giù per terra. L'unica cosa che tutto il mio essere agogna è dormire, riposare, prendersi una pausa, chiudersi dentro una parentesi fin quando siano spuntate nuove robuste foglie alla mia anima. Staccare la corrente, uscire dal flusso del tempo, dai telefoni che squillano, dalle mail a cui rispondere, dai post da scrivere, dalle persone da incontrare... solo un lunghissimo sonno ristoratore e tanto, tanto silenzio. Credo che in questi momenti, in realtà, l'unica cosa che veramente è venuta meno è la capacità di accettare che non ho più una compagna accanto e di godermi comunque la mia vita. È venuto meno il mio amor proprio, fino al punto di sentirmi solo anche vicino a una figlia che stravede per me, di non provare più soddisfazione per i complimenti di un lettore di un mio libro o di un visitatore di questo blog... Sì, ogni tanto, nonostante la consapevolezza che mi riconosco, mi sento semplicemente solo e soffro di non potere condividere quello che mi entusiasma con una donna che sappia travolgere e far rifiorire il mio cuore... come cantava Sting coi Police 29 anni fa inesorabilmente: bed's too big without you!

P.S. Però nonostante tutto questo, la prima cosa che farò domattina è andare a votare. Con mia figlia. Poi al bar a far colazione, come mi piace fare la domenica. E poi, sempre insieme, ad Assisi ad aprire la mostra e poi smontarla domani sera per riportarla insieme a Tamara tra una settimana a Spoleto. Perché la vita non ha tempo di ascoltare le nostre lacrime... e domani è un altro giorno.

Ed ecco a voi il mio logo (provvisorio)

0 : commenti
Da oggi è tornato online www.22passi.it, il sito associato al mio dominio "storico". Al momento si tratta però di un vero cantiere aperto, con tante parti non funzionanti e contenuti provvisori, mutuati dal mio primo vecchio sito che ho smesso di aggiornare da quasi un anno e che prima o poi verrà cancellato dal server che continua imperterrito ad ospitarlo.

Ho creato al volo questo logo "provvisorio" ispirandomi a quello propostomi da Simone, l'amico webmaster che mi da una mano.

I tredici spunti per la vita di G.J.G. Marquez

5 : commenti
Ringrazio l'amica Enrica per avermi inviato questa "catena" attribuita a Gabriel Josè Garcìa Marquez.

13
SPUNTI
PER LA VITA

1 Ti amo non per chi sei ma per chi sono io quando sono con te.

2 Nessuna persona merita le tue lacrime, e chi le merita sicuramente non ti farà piangere.

3 Il fatto che una persona non ti ami come tu vorresti non vuol dire che non ti ami con tutta se stessa.

4 Un vero amico è chi ti prende per la mano e ti tocca il cuore.

5 Il peggior modo di sentire la mancanza di qualcuno è esserci seduto accanto e sapere che non l’avrai mai.

6 Non smettere mai di sorridere, nemmeno quando sei triste, perché non sai chi potrebbe
innamorarsi del tuo sorriso.

7 Forse per il mondo sei solo una persona, ma per qualche persona sei tutto il mondo.

8 Non passare il tempo con qualcuno che non sia disposto a passarlo con te.

9 Forse Dio vuole che tu conosca molte persone sbagliate prima di conoscere la persona giusta, in modo che, quando finalmente la conoscerai, tu sappia essere grato.

10 Non piangere perché qualcosa finisce, sorridi perché è accaduta.

11 Ci sarà sempre chi ti critica, l’unica cosa da fare è continuare ad avere fiducia, stando attento a chi darai fiducia due volte.

12 Cambia in una persona migliore e assicurati di sapere bene chi sei prima di conoscere qualcun’altro e aspettarti che questa persona sappia chi sei.

13 Non sforzarti tanto, le cose migliori accadono quando meno te le aspetti.


Quanto sono vere queste affermazioni, le sento profondamente risuonare in me...
E questo è ciò che mi suscitano (gli spunti degli spunti!)... a ruota libera:


1. L'energia (emozioni e pensieri) di un'altra persona ci tocca come uno schiaffo o una carezza: l'immagine che lei ha di noi ha un effetto reale e concreto su ciò che siamo. Questa è la ragione per cui chi ci ama veramente tira fuori il nostro meglio, rendendocelo visibile a noi stessi.

2. Tutto vero... purtroppo però il mondo è pieno di lacrime perché siamo qui in primis per imparare. Chi ci fa soffrire ci porta una lezione dura ma sempre utile. Per questo i saggi sanno che è stolto odiare il proprio nemico, ché lui in realtà è un nostro grande alleato.

3. Se qualcuno ci amasse esattamente come desideriamo, non porteremmo nulla di nuovo nella nostra vita... saremmo solo un Narciso che si guarda nel fermo immagine di uno specchio.

4. Il vero amico non si offende mai per quello che gli dici, proprio perché sa che tu sei un vero amico. Dovremmo imparare a riconoscere le intenzioni (nel cuore e nella pancia) piuttosto che ascoltare le parole (nella testa e sulla pelle).

5. L'amore non corrisposto è come il sole che splende sopra le nuvole nere, prima o poi ritroverà un campo da illuminare. È come l'acqua trattenuta da una momentanea diga, prima o poi si farà strada e rovescerà a valle.

6. Il sorriso è il primo atto con cui il bimbo comunica. Il sorriso vero è la chiave della nostra anima offerta a chi ci s'avvicina.

7. Non c'è nulla, ma proprio nulla di più bello, per due amanti di vedere lo stesso nuovo mondo attraverso il loro nuovo sguardo comune.

8. Il nostro tempo è prezioso, va donato a chi ha trovato la strada del nostro cuore... ma anche a chi ha smarrito la strada del proprio.

9. La persona "giusta" può essere quella sbagliata... la persona "sbagliata" può diventare proprio quella giusta... non c'è una regola, dipende da come le vite s'incrociano. E in questa imprevedibilità sta la magia di quell'opera d'arte infinita che è la vita.

10. Ogni cosa che si chiude annuncia che, appena saremo pronti, se ne aprirà una nuova.

11. Chi dà fiducia a una persona che la tradisce verrà comunque ripagato dall'Universo. Il problema vero è per chi ci tradisce, infatti lo fa proprio perché ignora quanto male stia facendo a se stesso. Il segreto è questo: il pugnale con cui veniamo feriti lascia la cicatrice più profonda nell'anima dell'assalitore.

12. Se noi riuscissimo a stare centrati nel nostro Sé, attireremmo sempre a noi tutte le persone e tutte le situazioni di cui abbiamo bisogno. Però attenzione: spesso ciò di cui abbiamo bisogno non coincide con ciò che desideriamo!

13. C'è un solo sforzo che non dobbiamo mai mollare: stare vigili e all'erta per accorgerci quando qualcosa fa chiudere il nostro cuore, e riaprirlo quanto prima.

venerdì 11 aprile 2008

Povertà di linguaggio

0 : commenti
Ma mi domando e dico: perché non riesco a parlare all'impronta con la stessa ricchezza di vocabolario e sintassi che so mettere in campo quando scrivo? Questa è la trascrizione dell'intervista fatta martedì mattina via telefono per Umbria Radio (105,2 MHz) con la giornalista Lucia Riccetti, o meglio della registrazione che mi è stata inviata, con i tagli eseguiti in studio, di quanto andato in onda ieri alle ore 17:40 nel programma 1200 secondi con... Notare la continua ripetizione di aggettivi, parole, congiunzioni, avverbi e verbi molto comuni come "bello", "cosa"," perché", "veramente", "parlare", "scrivere" ecc...


D.P. "...sono entrato un po' per caso in questo progetto. Ho conosciuto Tamara; ho visto le sue foto; mi sono piaciute tantissimo; ha detto che stava cercando qualcuno che scrivesse dei testi per loro e così è nata questa bella sinergia. Poi mi sono trovato anche ad organizzare tutto quello che era mettere in piedi la mostra: l'allestimento, trovare le sedi, contattare le persone... tutto questo. Scrivere le poesie è stata un'esperienza bellissima perché queste foto parlano da sole, raccontano veramente delle storie, trasmettono emozioni... per cui è stato bello dare voce alle donne che parlano attraverso queste foto."

L.R. "Ecco... dopo il successo ottenuto a Perugia ed Assisi, la mostra fa tappa a Spoleto: un'anticipazione su quelle che sono state le emozioni dei visitatori?"

D.P. "Guarda noi abbiamo il registro delle firme che è veramente pieno di commenti belli, toccanti... C'è chi rimane incantato dalle foto, chi coglie l'abbinamento proprio con le parole delle poesie che ho scritto. La mia ricerca infatti è stata proprio quella di creare un sintesi tra l'immagine e le parole. E quello che forse mi ha colpito è che questa sintesi è stata colta da tantissime persone, e forse diventa proprio il valore aggiunto di quella che è - e comunque resta - una mostra fotografica, perché le foto sono chiaramente la cosa principale. E sono foto veramente belle che sono state apprezzate da fotografi professionisti."

L.R. "La mostra si sposterà anche in altre città al di fuori dell'Umbria?"

D.P. "Noi stiamo prendendo i primi contatti al riguardo. Diciamo... ti posso... così... va be' non vorrei nemmeno bruciare delle cose, anche per scaramanzia preferisco non parlarne. Però sicuramente andremo fuori Regione, nel nord-est Italia, in altre città d'arte molto prestigiose e addirittura cominciamo a pensare anche all'opportunità di tradurre tutta la mostra in Inglese e portarla anche all'estero perché ci sono già state delle richieste in tal senso."

L.R. "Quindi un progetto - una mostra - in crescita, che è testimonianza di un linguaggio universale, anche se centrato sulle donne indiane."

D.P. "Sì, assolutamente universale, perché molte persone si sono stupite del fatto che ho scritto queste poesie pur non essendo mai andato in India... cioè molti non ci credevano! Persone che sono andate in India hanno detto <scritto sono le parole di una persona che è stata in India>>. E il discorso è che io ho cercato proprio quel terreno universale... di attingere a quel terreno universale in cui non c'è tutta questa differenza - che apparentemente c'è - tra un mondo come l'India, lontano, esotico, diverso dal nostro - senza dubbio - e il nostro mondo, che comunque - ripeto - hanno sotto delle cose comuni; e queste cose comuni emergono dai sentimenti, dalle emozioni, da quello che c'è negli sguardi di queste persone..."

Meglio che parlo di meno e scrivo di più, non c'è dubbio! :)

mercoledì 9 aprile 2008

Enrico Vaime e Donne di Vrindavan

2 : commenti
Sabato 5 aprile Enrico Vaime, nella sua chiacchierata di apertura della trasmissione Black Out - in onda su RAI Radio 2 dalle 8:45 alle 9:30 il sabato e la domenica - ha dedicato 30 secondi per invitare gli ascoltatori a visitare Donne di Vrindavan ad Assisi. Potete ascoltarlo in podcast (a circa 4 minuti dall'inizio) o leggere la trascrizione che ho qui riportato.
"...a proposito di India, vi voglio consigliare, se siete ad Assisi da oggi al 13, la visitazione di una mostra, una mostra fotografica: sono quaranta pannelli di fotografie di Tamara Farnetani con dei commenti poetici di Daniele Passerini che raccontano la condizione femminile in India. Il titolo della mostra è donne di Vrindavan e... beh è una maniera di partecipare. Le intenzioni sono anche quelle - come quelle iniziali di questa chiacchierata [allude alla Campagna SprecoMenoSubito dell'AMREF] - di carattere benefico."


Post Scriptum... l'anno dopo.

Una farfalla, una gatta, un leone...

0 : commenti
La mostra va bene.

Che le fotografie di
Tamara fossero fantastiche non avevo dubbi, che le liriche, nate dall'immersione in quelle immagini, potessero piacere altrettanto è una gran bella soddisfazione personale. Ma questo è niente. Ora c'è in ballo un'ipotesi che... sarebbe come vincere alla lotteria! Perciò Tamara e io stiamo a incrociare le dita, in fiduciosa attesa...

Ciò non toglie che ogni giorno che passa sento più forte il desiderio di nuovi stimoli: sono alla ricerca di un'ispirazione attorno a cui scrivere un nuovo libro. Oggi il destino mi ha fatto imbattere contemporaneamente in una farfalla, una gatta, un leone... sembrano personaggi perfetti per una favola. Devo scriverne una allora? Mia figlia lo vorrebbe tanto. Be' per adesso ci dormirò su. Già ieri notte ho fatto un bellissimo sogno, chissà che stanotte la suggestione di questi tre animali non mi porti qualche idea. Buonanotte e sogni d'oro.

Funziona davvero!

3 : commenti
Cavolo... il politometro di Repubblica.it funziona davvero!

sabato 5 aprile 2008

Primo giorno ad Assisi

2 : commenti
1. Tamara Farnetani, 36 anni - fotografa
Grazie Assisi!Grazie a tutti i visitatori che oggi hanno omaggiato della loro presenza la prima di Donne di Vrindavan nella città di S. Francesco e S. Chiara.
Grazie a Enrico Vaime che stamattina ha segnalato l'inaugurazione nel corso della trasmissione Black Out su RAI Radio 2 (so che qualcosa al riguardo è passata anche su LA7).
Grazie agli assessori Moreno Massucci e Maria Aristei Belardoni che hanno portato il saluto dell'Amministrazione comunale di Assisi; al Sindaco Claudio Ricci, all'assessore Roberto Paoletti e Daniele Martellini, ieri a Santiago per un impegno istituzionale. Il Comune di Assisi ha messa a disposizione di Donne di Vrindavan una location semplicemente fantastica! 
Grazie a Solidalequo-Assisi per l'abbondante e squisito rinfresco offerto in occasione dell'inaugurazione.
Grazie a tutti coloro che si sono portati a casa il catalogo della mostra (33 copie!) contribuendo alla raccolta fondi per Guild of Service: ad oggi abbiamo raggiunto quota 815 euro.Grazie alle Ragini - Giovanna Colombo, Gianna Orazi e Chiara Barbieri - che con la loro splendida esibizione hanno portato le note dell'India nel cuore antico di Assisi.
2. L'ingresso della mostra in Piazza del Comune
Grazie al grande Gianni Ricchizzi che ci ha fatto l'onore di venirci a trovare.
A tutti gli altri ricordo che resteremo ad Assisi, alla Sala Pinacoteca in Piazza del Comune fino a domenica 13 aprile, ogni giorno dalle 10 alle 19 o comunque finché c'è gente nell'esposizione. In particolare sabato prossimo (12/04/08), essendoci in programma un concerto in piazza, faremo volentieri le ore piccole!

Le foto che seguono non sono - purtroppo - di Tamara Farnetani ma semplicemente del sottoscritto... accontentatevi e accattateville!

P.S. Commenti dei visitatori








3. La Sala Pinacoteca, vano sull'ingresso principale










4. La Sala Pinacoteca, parte interna




















5. La Sala Pinacoteca, vano sull'ingresso secondario: pubblico del concerto di musica indiana 
















6. Il gruppo Ragini in azione
7. Chiara, voce solista delle Ragini























8. Il gruppo Ragini: da sinistra Gianna Orazi, Chiara Barbieri e Giovanna Colombo






















9. Insieme al loro maestro di sitar Gianni Ricchizzi





























Malauguratamente proprio oggi un lutto ha colpito la famiglia di Tamara, rendendo meno lieta una giornata altrimenti perfetta. Sincere condoglianze a lei e ai suoi parenti trentini.

venerdì 4 aprile 2008

Sì... si può fare

4 : commenti
Non sono per gli steccati. Non sono per le divisioni. Non sono per le contrapposizioni. Credo nel dialogo e nella civile convivenza di opinioni diverse. Ma di fronte alle elezioni si deve sposare l'uno o l'altro schieramento e il mio metro di giudizio allora è molto semplice: scelgo il candidato premier che più mi rispecchia, che mi possa umanamente rappresentare, che mi ispiri fiducia, che ritenga possa aiutare la nostra martoriata Italia a risollevarsi, a cambiare davvero. L'astensione, la scheda nulla, il rifiuto della scheda vidimata non sono scelte e per principio, di fronte al voto, io scelgo.



"L'idea di questo video nasce da un gruppo di ragazzi, tutti professionisti della comunicazione, che hanno deciso di mettere insieme le loro competenze nei diversi ambiti, dall'analisi semiotica alla regia, dall'ufficio stampa alla produzione cinematografica, per fare un "regalo" speciale a Walter Veltroni a pochi giorni dal voto." (da http://www.sipuofare2008.net/HOME.html)

La storia di Rama e Prianka

4 : commenti
Oltre i 35 pannelli con foto e poesie, Donne di Vrindavan offre al visitatori altri pannelli con approfondimenti, tra cui quelli con le testimonianze raccolte da 15 delle donne fotografate. Qui ad esempio riporto la lirica abbinata a una fotografia, la riproduzione del relativo pannello, la storia delle due donne (madre e figlia) ritratte. Le interviste sono state realizzate da Tamara Farnetani, mentre Kishan Bal, 22 anni, studente all'ultimo anno di lingue francese e inglese all'Università di Agra, ha curato la traduzione delle testimonianze delle vedove; quanto a me ho ottimizzato in italiano le trascrizioni volgendole in prima persona e in forma di racconto.
Con un sorriso stendiamo un filo
da un cuore all'altro
ad asciugare lacrime brune
dentro la luce.

C'era una bellissima bimba sulla scalinata del Tempio di Govinda; sedeva composta, pulita e ben vestita. Mi sono avvicinata con l’interprete e le ho chiesto cosa stesse facendo lì tutta sola...

PRIANKA
, 10 anni, parla Bengali e Hindi


La mia mamma va a salmodiare all'ashram da pochi mesi, io ogni mattina e pomeriggio l’aspetto qui fuori. Siamo venute a Vrindavan due anni fa con mio padre che aveva affittato un riskhò
(*); perché qui è comunque più facile vivere che nel Bengala Occidentale.
No, papà non è morto, non so più niente di lui ma credo che faccia sempre l’imbianchino a Calcutta. Purtroppo lui è un alcolista e gli piace anche giocare d’azzardo. Spesso la mamma lo supplicava di smetterla e di cambiare vita, ma lui niente e alla fine ha preso la sua roba ed è tornato a Calcutta.

Se puoi fare delle foto a me e mia madre?
Dipende da cosa dice lei. Vieni a trovarci all'ora di pranzo, noi abitiamo a pochi minuti da qui; ti spiego come arrivare...


RAMA
, 35 anni, parla solo Bengali.

La madre di Prianka, è una donna giovane e dai lineamenti delicati, con un bel sorriso e capelli lunghissimi. Durante l'intervista madre e figlia scherzano tra loro e sembrano molto unite. A conferma del racconto della bambina, Rama ha il sindoor, la riga rossa all’attaccatura dei capelli che di solito si dipingono solo le donne sposate, ed indossa un sari colorato (non quello bianco delle vedove). Le donne rifugiate a Vrindavan tendono ad organizzarsi in piccole comunità. Rama e Prianka abitano in una scuola frequentata dai figli degli immigrati bengalesi, che offre alle vedove originarie del Bengala alcune camere in affitto. Madre e figlia nella loro stanza cucinano, mangiano e dormono.


Mio marito se n’è andato quattro mesi fa. Ha detto che non vuole rivedere più né me, né la figlia. Mi sono trovata di colpo senza nessun sostegno economico. Non ero disposta a prostituirmi. Ho chiesto di potere salmodiare all’ashram in cambio di cibo e qualche soldo per pagare l’affitto. Qui a Vrindavan questo è l’unico modo per una donna sola di sopravvivere in modo onesto. A Calcutta ho due fratelli maggiori e mia madre anziana, ma non vogliono riprendermi con loro né aiutarmi. Non prendo nessun sussidio dallo Stato.
Mi sono sposata a quattordici anni, mio marito ne aveva venti. Il matrimonio è stato un trauma dal primo giorno: non sono mai stata felice con mio marito. Non mi piace vivere a Vrindavan, non mi piace andare a salmodiare. Non so leggere e scrivere, e per Prianka sarà lo stesso, visto che non mi posso permettere di pagarle la scuola. In questa situazione sarà pure difficile trovarle un marito.


(*) La bambina allude al cicle-rikshò, una bicicletta a tre ruote adibita a trasporto passeggeri. A Calcutta circolano ancora rikshò trainati a mano, mentre nel resto dell'India sono proibiti perché considerati disumani.

Un articolo su Vrindavan da dada.net

0 : commenti
Piegai le vecchie spalle sotto il pianto
poggiando pesi antichi sulla schiena,
un passo dopo l'altro fino a quando
imbiancherà l'asfalto dei pensieri.

Google Alert mi ha segnalato un articolo di Alessandra Loffredo pubblicato il 03/04/2008 su dada.net. Considerato che verte sul tema della mostra Donne di Vrindavan di cui parlo spesso su questo blog (necessariamente perché assorbe gran parte del mio tempo ormai) mi è sembrato doveroso riportarlo (con tutti i link che contiene). La foto accanto, riproduce uno dei pannelli della mostra con fotografia di Tamara Farnetani e parole del sottoscritto.

La città delle vedove


Ancora oggi sono migliaia le vedove che mendicano a Vrindavan, o che si guadagnano nei templi una scarsa razione di riso a cambio di ore di canti devozionali.
I pellegrini che tornano da Mathura, nell' Uttar Pradesh, difficilmente rinunciano a una visita alla città di Vrindavan, poco oltre sempre sulle rive del fiume Yamuna, perché questo luogo riporta la mente alle amatissime avventure mitologiche del dio Krishna e le sue pastorelle, come narrato per esempio nel Gita Govinda. Le strette vie di questo centro di pellegrinaggio sono sempre affollate da mucche, venditori di lassi, mendicanti, questuanti e soprattuto da vedove indù vestite di bianco. "Radhaaaa..." La tipica forma di richiamo in uso a Vrindavan potrebbe far pensare, erroneamente, che queste donne siano l'orgoglio di una terra compassionevole, dove abbondano i templi dedicati a Krishna e a Radha, appunto, la sua pastorella-amante favorita e simbolo dell'anima del fedele.
In realtà, migliaia di vedove conducono una vita miserabile nei Dharmashalas - ricoveri per pellegrini - e nei caravanserragli di Vrindavan, completamente dipendenti dal buon cuore dei loro proprietari. Le più povere, quelle che non possono permettersi nemmeno di alloggiare in quei luoghi, in genere terminano i loro giorni ammucchiate ai bordi delle strade, o in squallidi rifugi proporzionati dallo Stato. La maggioranza di loro, emarginate dal sistema sociale, sono giunte qui dal West Bengala svariate decadi fa, dando alla città l'orribile soprannome di Città delle vedove.
Sciamano da ogni angolo della città la mattina e la sera verso e dagli innumerevoli bhajan ashrams, per cantare canti devozionali senza sosta durante tutto il giorno, a cambio di circa 3 rupie e una magra porzione di cibo, in nome, in suffragio o per conto di ricchi devoti lontani, o in alternativa affollano le strade nei dintorni dei templi per mendicare. Probabilmente mentre ripetono incessantemente il nome di Dio, queste donne senza più nome pensano costantemente a come far tacere la loro fame e la loro stanchezza. Ci si rivolge a loro rispettosamente come Mai, madre, ma queste donne sono le più sofferenti vittime dell'ingiustizia e dell'incuria sociale. Pochissime tra loro sanno dire da quando conducono questa vita, divenuta per tutte un tutt'uno con la loro memoria stessa. Forse arriverà il giorno fortunato nel quale un generoso benefattore regalerà loro dolci, yoghurt e pooris, o un nuovo sari bianco, una coperta e altre cose utili: nient'altro da sognare o da aspettare. Per dormire al coperto devono affittare un posto in un ricovero, se possono permetterselo, oppure arrotolarsi la sera nei dintorni dei templi o al di fuori, sulle verande, degli stessi Dharmashalas che rifiutano loro l'accoglienza. Quelle troppo vecchie per cantare o colpite da malattia grave dipendono in toto dalla carità dei bhajan ashrams. E forse parte delle donazioni raccolte dai questuanti in loro nome per le strade di Vrindavan giungerà loro davvero.
Ma nonostante l'enormità del problema, né il governo dell'Uttar Pradesh né quello del West Bengala hanno ancora pensato a come risolvere la questione. Quello dell'Uttar Pradesh ha offerto aiuto semplicemente provvedendo a qualche ricovero altamente inadeguato, e quello del West Bengala sta ancora decidendo tra un progetto di prevenzione per la migrazione di queste donne emarginate e la costituzione di case-famiglia dove raggrupparle quando le famiglie di origine le allontanano. Perché sono pochissime coloro che scelgono quella strada di propria spontanea volontà, e quando si tratta di una ricerca spirituale personale, si tratta comunque di una scelta temporanea. Ma il numero di vedove che giungono a Vrindavan continua a aumentare: sono circa 6.000.
Secondo il censimento del 1991, il numero delle vedove in India raggiungeva la cifra record di circa 33 milioni di donne, pari all'allora 8 % della popolazione femminile indiana. In una società patriarcale come quella indiana, una volta che una donna perde il marito, perde anche il suo stato sociale ed economico e si trova a dover fronteggiare una immensa pressione sociale e psicologica; viene costretta a continuare a vivere a casa dei suoi suoceri o a ritirarsi in centri religiosi. L'idea che una vedova si risposi continua ad essere del tutto estranea e fortemente osteggiata in buona parte del Paese e ancora più assurda appare alla maggioranza quella che una vedova abbia diritto ad ereditare una parte dei beni del marito.
Liberarsi della vedova, allontanandola verso un forzoso viaggio spirituale senza ritorno a Mathura-Vrindavan, è un'antichissima consuetudine della zona indiana orientale, di tradizione Vishnuita, e incoraggiata spesso dalla promessa - non sempre poi mantenuta - di venire accompagnate da costante supporto economico. Diversi studi sono stati eseguiti col fine di comprendere l'origine dell'emarginazione e della conseguente emigrazione su larga scala verso questa località delle vedove bengalesi e uno tra i più recenti di questi, eseguito dalla National Commission for Women, riporta: " La consuetudine della residenza presso la famiglia del marito e quella dell'eredità per via patrilineare, sono tra le cause principali della povertà e dell'emarginazione delle vedove indiane. L'eredità patrilineare di fatto priva le donne dell'eredità dei beni del proprio padre mentre i diritti sui beni del proprio marito, provenienti da quelli della sua famiglia, vengono spesso violati. Una moglie indiana diventa proprietà della famiglia acquisita e una volta che il marito viene a mancare, sono questi, suoceri e parenti del defunto, che di fatto decidono cosa darle e come trattarla. Poiché il matrimonio prevede in pratica la rottura di tutti i legami stretti con la propria famiglia d'origine, una vedova indiana non si sente nemmeno libera di tornare dai suoi genitori."
Kokila, ottant'anni, nemmeno si ricorda quando arrivò a Vrindavan, ma sa che non ha più avuto contatti con la sua famiglia da allora e sopravvive cantando Bhajan e chiedendo l'elemosina. Parbati, originaria del Nepal, venne abbandonata dal marito poco dopo il matrimonio: aveva 11 anni. Da allora, pur continuando ad esibire gli ornamenti da donna sposata, sopravvive come possono farlo qui le vedove. Kashi venne messa alle strette dal suo unico figlio, una volta morto il marito: le lasciò un angolino della casa dove dormire ma nient'altro, doveva arrangiarsi da sola per tutto il resto, e allora venne a vivere e sfamarsi qui.
Vivere sole, non avere nessuno che le protegga ha reso queste donne vulnerabili ed è certificato il fatto che soffrano spesso del peggiore tra gli sfruttamenti: chiamate anche Sevadasis, le vedove, soprattutto quelle relativamente più giovani e appetibili, devono servire in qualunque forma richiesta dai proprietari dei bhajan ashrams e dei Dharmashalas, in genere sacerdoti o generosi benefattori. E i servizi includono anche il sesso, per quanto una domanda diretta e specifica a questo proposito non otterà mai una chiara risposta. "Se confessassero di subire lo sfruttamento sessuale, diventerebbero delle fuoricasta anche per il loro stesso gruppo, perdendo così quegli esigui aiuti che tra loro ottengono" dichiara un funzionario presso un Ashram statale. Il comportamento dei governi rimane però del tutto inadeguato. "La cosa necessaria è promuovere un cambio profondo di atteggiamento, in modo da ottenere per queste donne la normale possibilità di condurre una vita dignitosa in casa propria, anche nella vedovanza, e non essere più obbligate dalla pressione familiare e sociale a emigrare per vivere una vita infima a Vrindavan o a Varanasi" commenta la sociologa Ranjana Kumari, direttrice del Centre for Social Research di New Delhi. La misura dell'ostracismo che queste donne hanno sofferto nei loro luoghi di origine, è data dal fatto che nessuna tra le intervistate ha manifestato su richiesta il desiderio di tornarvi, e di essere reinserite nel contesto sociale di provenienza, dichiarando tutte di preferire l'anonimato acquisito nella loro vita da vedove a Vrindavan.

giovedì 3 aprile 2008

Nessun valore di prova...

0 : commenti
Gira da un po' di giorni su internet questa fotografia: per l'articolo di fonte canadese che l'accompagna sarebbe la prova che l'esercito cinese avrebbe provocato ad arte gli scontri recentemente scoppiati in Tibet. Il canale di diffusione in Italia di tale notizia credo sia stato il blog di Beppe Grillo.

Oggi mi è stata inoltrata una mail firmata da tal Gregory Snegoff che recita: "Fate attenzione a non accettare tutto in modo acritico: la foto che sta girando di soldati cinesi portando in mano abiti da monaco tibetano risale al 2003 e non c'entra nulla con gli eventi recenti nel Tibet. (...) Ciò non significa che i cinesi siano degli agnellini per quanto riguarda i tibetani ma facciamo attenzione di non promuovere informazioni inesatte: le forze dell'ombra hanno già abbastanza aiuto.
Verità e amore."

La "debolezza" di tale mail è quella di non citare fonti a suffragio di ciò che rivela - per esempio dove, in quale circostanza e da chi sia stata scattata la foto - ma non può essere certo ignorata per questo. Qual'è dunque la verità? Se menzogna e verità possono diffondersi con la stessa velocità e altrettanto bene, come possiamo distinguere l'una e l'altra? Non riesco a trovare un parametro razionale per riuscirci... so che quando ho visto la prima volta l'immagine in questione sono rimasto perplesso: non chiedetemi perché - non lo so davvero - eppure la foto e la sua interpretazione mi hanno un po' puzzato di falso. Ma l'intuito non ha nessun valore di prova...

mercoledì 2 aprile 2008

Un mostro cicciolone!

2 : commenti
Avevo dato a questo blog una certa "geometria", ora sta saltando. Le 22 categorie a cui m'ero vincolato mi stanno sempre più strette: presto modificherò quelle esistenti e ne aggiungerò altre. Per esempio la categoria giusta per il post che vado a scrivere ora potrebbe essere "vita da papà" (detto fatto!)... non so dove andrò a parare, salvo che lo spunto è dato da mia figlia.

Arianna ha ustioni di primo e secondo grado - questo recita il referto odierno - in seguito alla passeggiata sulla neve fatta domenica scorsa, con la madre e altre persone, a Castelluccio di Norcia. Nessun colpevole. È stato un incidente non preventivabile e inspiegabile: il suo fratellino di 2 anni (che ha per padre il nuovo compagno della mia ex) ha preso lo stesso sole e non ha avuto nessuna reazione, non s'è manco arrossato. Per me resta un mistero come sia potuto succedere questo incidente. Indubbiamente una serie di concause: primo vero sole di primavera, riverbero sulla neve, l'altitudine, il fototipo delicato di mia figlia (identica alla madre che però non s'è scottata), chissà, magari la mancanza di qualche vitamina (!?).
C'erano due coppie di adulti non sprovveduti, coi loro bambini: tutti senza cappello, occhiali da sole, creme solari, precauzioni ritenute inutili il 30 marzo... inutili per tutti salvo che per Arianna. Solo lei infatti è rimasta scottata e ustionata, con un edema (esploso lunedì pomeriggio) tale che la pediatra, fattasi descrivere la situazione per telefono, ha prescritto subito del cortisone.
Ieri mattina (martedì) alle 8.52 ho ricevuto dalla mia ex questo laconico sms: "Chiama Ari che sta male... ciao". Così, un giorno e mezzo dopo, ho scoperto che già da due mattine Ari aveva perso la scuola e ho ascoltato il resoconto di quello che le era successo dopo la passeggiata di domenica. Ho dovuto aspettare di uscire dal lavoro (tanto bene ieri avevo il rientro pomeridiano) poi sono corso da Assisi a Perugia per portarla entro le 20 a farla vedere in clinica oculistica (referto di cheratite) e poi alla farmacia aperta 24/24h a prendere collirio e pomata oftalmica. Anche oggi pomeriggio altri giri: dalla pediatra per le impegnative, poi alla clinica dermatologica per la visita e infine ultimo passaggio in farmacia. Ma oggi almeno riconoscevo la fisionomia della bambina che mi stava accanto! Quando l'ho vista ieri mostrava tratti somatici praticamente inuit: tutto il volto gonfio, occhi piccolissimi e orientali, il naso come rientrato in dentro per quanto gli zigomi erano annegati nel gonfiore generale. E sia Arianna che la madre hanno detto che rispetto al giorno prima era molto ma molto meno congestionata!!!

Ovviamente non ho fatto scenate, anche se immagino che a parti inverse la madre me ne avrebbe cantate quattro o persino otto; non ho fatto commenti perché ho visto bene quanto si sentisse in colpa per quel che era successo a nostra figlia. Il pasticcio ormai era fatto. L'unico mio pensiero è stato - ed è - che Arianna si rimetta il prima possibile. Poverina, oggi già meno, però ieri si vergognava di farsi vedere da chiunque: si sentiva un "mostro cicciolone"! Sono riuscito a trovare il modo di scherzare pure su questo e farla ridere. Approfittando del fatto che era giusto il 1° aprile, ieri sera a un certo punto ho finto di aver capito che era stato solo un pesce d'aprile; e giù a farle i complimenti per come aveva recitato bene, su quanto quella "maschera" sembrasse proprio pelle vera, a ipotizzare come tutti si fossero accordati con lei e la mamma - persino i medici dell'ospedale - per farmici cascare... il gioco delle parti è andato avanti per una decina di minuti!

Cercansi traduttori automatici!

4 : commenti
Ah be' mi consolo, vedo che non è un problema solo mio allora! :-) Riporto pari pari dal sito del Corriere della Sera... ogni tanto ci vuole anche qualche post facile facile così.

UNO STUDIO DELL' UNIVERSITA' DELL' INDIANA SU 280 STUDENTI MASCHI E FEMMINE DI 20 ANNI

Sesso, gli uomini capiscono poco il linguaggio femminile  
Al 68% delle ragazze è capitato di essere fraintese; un sorriso di cordialità confuso con uno ammiccante
STATI UNITI – Quando l'argomento è la sessualità, il sesso forte va in confusione e capisce fischi per fiaschi. Lo rivela uno studio condotto dall'Indiana University su un gruppo di 280 studenti (maschi e femmine, tutti ventenni), secondo il quale gli uomini tendono a sovrastimare l'interesse delle donne nei loro confronti vedendo profferte amorose anche quando queste non ci sono. QUANDO FRAINTENDONO – A quanto pare, infatti, per i maschi non è così elementare riconoscere un sorriso ammiccante da uno puramente cordiale. Il motivo? Semplice: gli uomini non riescono a interpretare correttamente le sottigliezze emotive alla base del linguaggio non verbale. E lo conferma un'inchiesta condotta tra le studentesse del college, da cui è emerso che al 68 per cento delle ragazze è capitato almeno una volta di essere fraintesa da un ragazzo, e aver quindi dovuto spiegare all'interessato che essere buoni amici non implica necessariamente l'innamoramento. E QUANDO NON COLGONO – Quindi verrebbe da dire che, effettivamente, alla fine gli uomini "pensano solo a quello". Ma così non è. Sembra infatti che poi, qualora si trovino di fronte a donne che effettivamente cercano di far capire che il proprio interesse è di natura sessuale, il maschio in questione non coglie il messaggio, scambiando le effusioni per semplici manifestazioni d'amicizia. L'incapacità maschile di interpretare correttamente il linguaggio del corpo è quindi a doppio senso. Insomma: che ci sia o meno un interesse sessuale, l'uomo e la donna sembrano davvero non essere mai d'accordo…
 
(di Alessandra Carboni - da www.corriere.it del 31 marzo 2008)

martedì 1 aprile 2008

L'epilogo di Ventidue passi d'amore

9 : commenti
E sempre per restare in tema con i recenti commenti sul blog (a cui naturalmente porgerò voce con calma), dopo l'incipit ecco l'epilogo...

Epilogo
C'è un luogo celato nei cuori, più grande di noi, antico quanto la luce. Là non soffia paura e scorre solo amore. Là può condurci anche uno sguardo.

C'è l'amore che si scambiano gli angeli. L'amore che si può scambiare per amicizia. L'amore che cambia le nostre vite. L'amore che riunisce maschile e femminile. L'amore che di solito si crede possa essere provato solo in due. L'amore che rinasce di vita in vita. E tanti altri. Ma prima viene la nostra capacità di amare, a prescindere da qualsiasi cosa facciano o provino coloro ai quali offriamo il nostro affetto. Amare è sentire - sentirlo veramente - che esiste al di là del tempo un luogo dove tra anima e anima non c'è alcuna separazione o incomprensione, nessun bisogno, nessuna parola. Amare è ricordare che io e la mia amata, a quel livello, eravamo così indistinti da non potere fare a meno di cercare ancora quell'unione, qui ed ora, per aprire crepe divine nel muro del tempo e della materia.


Ci innamoriamo solo di chi in qualche modo rievoca quell' antica fusione e nei cui occhi scorgiamo un tratto di noi stessi, perché per destini simili, comuni o comunque intrecciati, vibriamo con frequenze tra loro armoniche. Ognuno di noi ha il proprio suono, così insieme si può stridere o produrre un accordo. Per questo nella coppia l'amore è sempre un processo e mai un conseguimento, perché al pari degli strumenti musicali dobbiamo accordarci di continuo, per lo più inconsapevolmente, mano a mano che l'evoluzione dell'anima modifica altezza e intensità delle nostre note. Proprio l'affetto, dato e ricevuto con reciprocità, permette di cambiare all'unisono e di non stonare, rispettando e seguendo ognuno la melodia dell'altro.


Ma l'amore non è un sentimento che viene necessariamente ricambiato, nemmeno da chi sembra l'anima gemella. E questo può rivelarsi una fortuna, che superare una delusione giova alla nostra crescita più che conquistare un amore fra tanti possibili.


Per otto infiniti mesi ho desiderato che una sola persona, nessun'altra, ricambiasse il mio dono più grande. Poi ho preso in mano le redini della vita. Benché innamorato sono ragionevolmente passato attraverso e oltre il dolore, riconoscendo i limiti che Lassù hanno tracciato per me, proprio dentro e tramite un cuore inespugnabile. Certo, é stato faticoso riconoscere di non esser anime l'una destinata all'altra, la mia minuscola mente umana lo trovava ingiusto, perfino crudele... finché ho accettato e capito. Ed è stata una grazia: attraverso i suoi occhi distratti, la voce scanzonata, la contenuta follia, sono andato al di là di tutte le passioni vissute prima d'incontrarla.


Condivido tutt'ora progetti e amicizia con la donna che ha 'causato' questo libro. Le ho augurato con tutto il cuore d'incontrare l'amore incondizionato, anche se a volte significa lasciar andare l'amato su una strada diversa dalla nostra. Ho pregato che tutto il sentimento germogliato in me, ma non raccolto, tornasse seme e rinascesse negli occhi di un altro uomo, il suo uomo. Spero che lei un giorno ci cada come io caddi dentro gli occhi suoi. Che in lui questo fiore fruttifichi e cresca, fino ad attecchire anche in lei.
Adesso vivo senza trascinare rimpianti, cercando di leggere negli accadimenti le lezioni da comprendere, consapevole di meritare tutto l'amore che riesco a donare. Se penso alle donne amate, riconosco di avere colto tante emozioni, superficiali e profonde, sofferenze, gioie, esperienze ... soprattutto un po' di buon senso. Il cuore non si è mai assopito sui ricordi, ogni volta che si è chiuso dopo si è aperto ancora ed è diventato capace di accogliere sentimenti più grandi. La maturità porta incontri sempre più significativi, fa innamorare meno spesso e amare più intensamente ... sembra davvero una buona prospettiva.


Benedetti i limiti: in fondo ci offrono la coscienza di quel che c'è oltre.

Gli ostacoli sono doni preziosi

0 : commenti
L'incipit di Ventidue passi d'amore, le uniche parole di quel libro che non ho scritto io... mi sembrano perfettamente in linea con alcuni commenti che sono arrivati negli ultimi giorni su questo blog.

Ogni cosa che ti viene incontro è un Dono. Certo, anche il dolore. Soprattutto il dolore. Le perle più belle sono elaborazioni di corpuscoli
estranei, di parti non riconosciute del proprio Sé. Più l'ostrica elabora questo 'ospite' indesiderato, più la perla sarà perfetta, sferica, lucente e luminosa. Come un piccolo specchio della luce. Chi non incontra ostacoli non può elaborare perle.
Perciò gli ostacoli sono un bene incredibile, sono doni preziosi. Sta a te poi vederli come 'ostacoli' o 'punti di partenza' per un lavoro di abbellimento del mondo: ogni ostacolo rimosso, ogni centro ritrovato, forma una perla unica che va ad arricchire il patrimonio celeste e, di conseguenza, quello terrestre. La luce ha una moltiplicazione ben al di là dell'esponenziale. Una sola perla può diventare, per moltiplicazione celeste, un oceano di Luce.
un Angelo
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