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venerdì 18 febbraio 2011

A qualcuno piace fredda

Bologna, 14 gennaio 2011: il professor Focardi presenta il test del reattore alla stampa
Ho scoperto per caso su internet questa intervista a Focardi rilasciata il 23 gennaio scorso. Contiene un po' di imprecisioni, ma nel complesso è un lodevole excursus di come il fisico dell'Università di Bologna sia arrivato alla realizzazione dell'E-Cat insieme all'Ing. Andrea Rossi.



A QUALCUNO PIACE FREDDA

L’annuncio shock è del fisico bolognese Sergio Focardi: «Ho realizzato la Fusione nucleare a freddo». Energia pulita, illimitata e a costo irrisorio. Fosse vero si aprirebbero scenari assolutamente senza precedenti. Ne abbiamo parlato direttamente con lui.
di Alessandro Ancarani (gagarin magazine.it)

Guardatevi intorno, in ogni direzione: per fabbricare o consumare tutto quel che vedete è necessaria una qualche forma di energia. Che costi poco o tanto, che serva per leggere al lume di un abat jour o viaggiare su un volo intercontinentale, abbiamo bisogno di energia. Ne consumiamo sempre, e sempre di più. Non ci basta mai. Per accaparrarcela a spese di altri facciamo le guerre.
Ora provate invece a immaginare una fonte d’energia praticamente illimitata, a costo zero e totalmente priva di emissioni inquinanti. Segnerebbe la fine della fame e della sete sul nostro pianeta. La fine di ogni conflitto bellico. La fine di ogni equazione costi/benefici se i costi diventano di colpo inesistenti. Si aprirebbero scenari di una portata tale che l’intera storia umana fino a noi diverrebbe insignificante al cospetto di quel che potrebbe riservarci il futuro.
Bene, questa fonte di energia esiste. È la fusione nucleare. Ma sfortunatamente dobbiamo starne alla larga: si tratta della reazione che alimenta il calore del nostro Sole e di tutte le stelle nell’Universo. Milioni di gradi la rendono inaccessibile ai nostri scopi. Da circa una ventina d’anni però, diversi scienziati in tutto il mondo si sono dati da fare per riuscire a replicarla a temperature inferiori ai 1000°C. Nel tentativo di renderla manipolabile «senza scottarsi». Nel tentativo di dar vita a un nuovo tipo di reazione nucleare: la Fusione fredda.
Fisici americani, russi e giapponesi, le migliori Università e Fondazioni scientifiche si sono cimentate nell’impresa. Tutto inutile. Pochi risultati apprezzabili, molta frustrazione e discredito. Fino allo scorso 14 gennaio. Quando un fisico bolognese, Sergio Focardi, afferma di avere la soluzione.

UN PASSO INDIETRO
L’uomo che potrebbe aver rubato il fuoco alle stelle ha 78 anni e comincia ad occuparsi di Fusione fredda due decadi orsono. A metà degli anni ’90 però è un collega dell’Università di Siena ad imbattersi in qualcosa di anomalo: studiando dei gangliosidi (materiale organico glicolipidico) per scopi biomedicali, Francesco Piantelli osserva un’anomala produzione di energia. È un biofisico, dunque ciò che ha davanti non rientra strettamente nel suo campo di indagine. Sottopone allora il tutto a Focardi ed insieme cominciano a studiare il fenomeno riuscendo a replicarlo in diverse occasioni. Generano notevoli quantità di energia, ma quello che li lascia attoniti è che nessuna legge scientifica conosciuta è in grado di spiegarne i motivi. Le consuete reazioni chimiche non c’entrano, si comincia a supporre che siano entrate in gioco interazioni nucleari inedite, che ci si trovi insomma, di fronte alla Fusione fredda. Chi scrive ha la fortuna di assistere in quegli anni ad alcune loro conferenze divulgative: l’entusiasmo è palpabile. Ciò nonostante non una lira di finanziamento arriva ai due scienziati. In seguito anche altri team di ricerca italiani fanno significativi passi avanti. Ma pure in questi casi tutto cade vittima di un oblio apparentemente ingiustificato.
Il tempo passa, Focardi - non più giovanissimo - deve affrontare traversie di salute che gli impediranno di proseguire la collaborazione con Piantelli. La sua esperienza rischia di finire a prender polvere in qualche faldone nel Dipartimento di Fisica. Fino a tre anni fa, quando un ingegnere di Milano, Andrea Rossi, raggiunge Focardi che si trova a Lido di Spina in villeggiatura. È la collaborazione tra i due che porterà a una svolta apparentemente decisiva.

NELL’UFFICIO DI PROMETEO
Mi presento da Focardi, al Dipartimento di Fisica dell’Università di Bologna, nove giorni dopo la conferenza stampa in cui, insieme ad Andrea Rossi, ha presentato reattore Nichel/Idrogeno. Si tratta di una macchina grande come uno scatolone. Nemmeno molto bella in realtà. Ma con un grammo di nichel, un po’ d’acqua e 600 watt di corrente elettrica è riuscita generare 12mila watt di energia. E non si tratta nemmeno della sua prestazione più brillante. «Prima di quel test - esordisce Sergio Focardi - ne abbiamo fatti molti altri. Con un rapporto tra energia prodotta ed energia consumata di circa 200 a 1. La prima volta la macchina funzionò per giorni, non esauriva mai il nichel. Ricordo di aver pensato che per bloccarla avremmo dovuto prenderla a martellate...».

Ora la questione va scissa: da un lato gli aspetti tecnologici, dall’altro quelli teorici. Sui primi vige il segreto industriale. Il reattore è stato brevettato, nelle intenzioni dovrebbe finire presto sul mercato e promette di avere dimensioni e costi molto contenuti. «Già ora - prosegue Focardi - è possibile miniaturizzare la macchina fino a renderla più piccola di una scatola da scarpe. Si potrà installare in qualunque casa come una normale caldaia. Attualmente i locali di lavoro di Andrea Rossi vengono riscaldati grazie a questa tecnologia». Insisto per conoscerne il costo possibile. «Difficile dirlo ora, a me piace ragionare ancora in lire e, perché no? Centomila lire...». Va inoltre tenuto presente che le scatole di scarpe possono essere collegate in serie generando un reattore via via più potente. «Al momento l’ingegner Rossi sta lavorando alla costruzione di una macchina da un megawatt»

LE NOZZE TRA NICHEL E IDROGENO
Il matrimonio tra Nichel e Idrogeno non ha nulla di strano in sé: questo metallo infatti è in grado di assorbire il gas. Ma a particolari condizioni di temperatura (Focardi si sbilancia facendomi promettere che non tenterò esperimenti in garage: il termometro resta sotto i 400°C) gli atomi eccitati del gas cominciano a urtare i nuclei di Nichel.
A questo punto teoria e pratica prendono due strade diverse. Sui testi di Fisica c’è scritto che gli atomi di Idrogeno e Nichel, entrambi a carica positiva, a queste temperature non hanno energia sufficiente per vincere la reciproca repulsione. Dovrebbero in sostanza rimbalzare via gli uni dagli altri in un autoscontro molecolare senza conseguenze. Rossi e Focardi invece sostengono che le cose vadano diversamente: l’atomo di Idrogeno penetra nel nucleo del Nichel fondendosi con esso. L’impasto nucleare automaticamente diventa Rame, liberando radiazioni gamma e la notevole quantità di energia di cui parlavamo prima.
Al termine dell’esperimento nello scatolone resta infatti del Rame (in un rapporto isotopico diverso da quello presente in natura, ulteriore prova - secondo Focardi - di reazione nucleare), vengono registrate radiazioni gamma di debole intensità (è sufficiente un sottile rivestimento in piombo per schermarle) e si libera energia. Dovrebbe registrarsi anche emissione di neutroni, ma Focardi sostiene che utilizzando Nichel e Idrogeno questa (temibile) fuoriuscita è completamente scongiurata dalla natura degli elementi utilizzati.
«Non so dire come mai tutto questo avvenga - sorride lo scienziato - Attendo che fisici più bravi del sottoscritto me lo spieghino. Però questa è l’evidenza dei fatti: o siamo di fronte ad una reazione nucleare oppure abbiamo violato il Principio di conservazione dell’energia. Tutto sommato non mi dispiacerebbe neanche violarlo... Sarebbe interessante».

I FUSIONISTI CALDI
Parlare di infrangere la Legge di conservazione dell’energia come se si stesse scegliendo che film vedere al cinema. Amo gli scienziati. E amo ancor di più la giocosa ironia di cui spesso sono dotati. Tuttavia devo ammettere che lo humour scientifico di Focardi mi scuote. È una persona amabile. Ma in ambito accademico questo non basta per vedere accettate le proprie teorie. La comunità scientifica non ha voglia di scherzare, men che mai sulla Fusione fredda. In passato ha riservato l’etichetta di ciarlatano anche a premi Nobel che non sono stati in grado di dimostrare quanto asserivano. E sulle teste di Focardi e Rossi già adesso piovono scetticismi e critiche. Non gli si perdona di aver chiesto al mercato,  prima ancora che all’accademia, di validare le loro asserzioni. Possibile, mi domando, che non temano ripercussioni alle rispettive carriere? «Per quel che mi riguarda questo genere di ostracismo non mi ha mai fatto paura. La comunità scientifica afferma che ciò che sosteniamo è impossibile perché non esistono teorie che lo rendano possibile. Ma il punto vero è che non si può conoscere tutto. Anche il miglior fisico del mondo si occupa esclusivamente di singoli aspetti della Fisica». Punto non secondario inoltre, è che la Fusione fredda non è l’unica via verso la forma di energia perfetta. Esistono scienziati che stanno cercando di replicare quanto avviene nelle stelle, alle temperature delle stelle. Si tratta dei fusionisti caldi. E su di loro molti Stati del mondo, tra cui l’Italia, hanno scommesso forte. Entro il 2050 a Cadarache, nel sud della Francia, dovrebbe essere terminata la costruzione della prima centrale a fusione Deuterio/Trizio. Il costo previsto è 10 miliardi di euro. Le temperature in ballo nel processo sono nell’ordine dei milioni di gradi. Non esistendo un materiale che possa fare da scatola a queste condizioni, la camera di fusione verrà arginata da campi elettromagnetici.
I campi di forza non sono però in grado di contenere l’emissione di neutroni (la fonte da cui andrebbe ricavata l’energia). Questi presentano il non secondario inconveniente di attraversare qualunque materiale mettendone in crisi l’integrità strutturale. «Proprio per questo la Fusione calda non funzionerà - è convinto Focardi - Una volta in funzione una centrale deve andare a ciclo continuo. L’usura strutturale provocata dai neutroni invece costringerebbe a profonde manutenzioni periodiche. In secondo luogo nessuna città vorrebbe mai un impianto simile nelle proprie vicinanze: in caso di incidente Chernobyl al confronto parrebbe uno scherzo».

PERCHÉ PUNTARE SU UN SOLO CAVALLO?
Non so chi abbia ragione. So solo una cosa. Nello studio di Focardi non dovrei esserci io ma la troupe del Tg1, che invece ha ignorato la notizia. Non dovrei esserci io ma un dirigente dell’Enel, che invece tace. Non dovrei esserci io, ma un tecnico del Ministero per lo Sviluppo Economico, missing.
Se Focardi e Rossi abbiano ragione o torto costa pochissimo scoprirlo. Il vero delitto sarebbe non curarsi di accertarlo. Di aspettare che siano altri Stati a farlo. Per poi scoprire troppo tardi che la posta sul tavolo è quella che i due scienziati espongono nelle conclusioni del loro studio pubblicato sul Journal of Nuclear Physics: «Il nostro processo ed apparato tecnologico è il primo e unico sistema, oggi esistente, in grado di ottenere energia da reazioni di fusione nucleare. Inoltre, poiché gli ingredienti del processo sono Nichel e acqua (da cui ricaviamo per idrolisi l’idrogeno necessario), si tratta di una fonte di energia infinita per il pianeta, senza alcuna emissione in atmosfera».
Quando stiamo per salutarci domando a Focardi se pensa mai al Nobel. «Nooo, figuriamoci - una risata bonaria lo scuote - Poi sono io il primo a premiarmi per il mio lavoro. Io mi diverto». Prima di uscire mi volto un’ultima volta a guardarlo: è li in piedi, piantato in mezzo al suo studio, sorride sornione attraverso gli occhiali. Esco in fretta dal Dipartimento, sono frastornato, respiro due minuti l’aria gelida di Bologna. Tutto quel che ho sentito è troppo enorme. Non ho abbastanza immaginazione per contenerlo. Accendo la radio. Per fortuna che c’è Springsteen. Così, scendendo in A14 verso la contea di Darlington, gli orizzonti diventano sopportabili. C’è un sole accecante.
Se stiamo davvero per entrare in una nuova era dello sviluppo umano è bello che si cominci da qui. Da uno che si diverte.

8 : commenti:

Anonimo ha detto...

Davvero bello questo articolo. Complimenti all'autore.

Bingel

Daniele ha detto...

Condivido. Stranamente Google Alert non me lo aveva segnalato, penso perché non è pubblicato su una pagina HTML ma solo linkato come link a un pdf. L'importante è che sono riuscito a scovarlo (cercando informazioni sul Prof. Piantelli, che stimo quanto te, credimi).

Lorenza ha detto...

Caro Daniele, ti seguo sempre, ma devo dire che questo articolo spiega davvero bene quello che è successo . Non resta che aspettare , ma nel frattempo ricordare un libro di Asimov che ho riletto di recente (Neanche gli dei) su un curioso modo di procurarsi energia sfruttando "buchi" che mettono in comunicazione universi separati e che risultano poi molto pericolosi. Gli scrittori di fantascienza hanno spesso affrontato questo tema dell'energia infinita , che sarebbe una cosa molto bella, ma poi genererebbe tutta un'altra serie di problemi, perchè se anche l'energia fosse infinita , lo spazio e l'aria e tutto il resto , qui da noi , non lo sono. Immagino la crisi ulteriore di chi , come me , ha immaginato la strada della decrescita come una possibile via d'uscita , si dovrebbe ridiscutere tutto daccapo cambiando i termini del problema . In fondo l'animale uomo è interessante perchè sa fare queste cose , cioè mediare fra fattori biologici , culturali, scientifici e mutamenti della realtà .Forse, con un 'energia infinita o quasi a disposizione si potrebbe finalmente pensare ad andar via da questo pianeta , almeno alcuni di noi. Guarda che vado a pensare stamattina...

Anonimo ha detto...

Lorenza, sei già maritata? Se no e se sei d'accordo, ovviamente, ti prendo io in moglie! :)

Mi sembra di averle scritte io stesso quelle righe, mi ci riconosco al 1000% Sono gli stessi pensieri che mi faccio da sempre.

Ho l'impressione che quel libro di Asimov dovrebbe piacermi.

Bingel

Daniele ha detto...

Ciao Lorenza, grazie della fedeltà!
Rispetto all'attuale modello di sviluppo insostenibile, l'unica possibilità di salvezza è la decrescita, certo. Se l'energia diventasse una merce sempre più abbondante il suo prezzo potrebbe solo scendere e un mondo con più ricchezza per tutti (non solo per pochi) sarebbe davvero possibile. Qualche mese fa non lo avrei immaginato, invece ora il sogno di fare in tempo ad assistere almeno all'inizio del suo avvento ce l'ho!
Un abbraccio

Daniele ha detto...

@Bingel e Lorenza
Devo aprire un'agenzia matrimoniale all'interno del blog??? ;)))

Lorenza ha detto...

Non credo sia necessario , sono sposata da quasi trent-anni e sono troppovecchia per queste cose, potrei dovorziare solo per accedere ad un patrimonio tipo quello di Silvio , basta che non mi chieda di frequentare i suoi amici...

Anonimo ha detto...

Cavolo, avrei dovuto capirlo subito che eri donna d'altri tempi! :)

...però fino ad un certo punto mi sa visto che non ti butti via per un po' di bunga bunga con Silvio! :)

Bingel

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