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venerdì 28 novembre 2008

A Cesare Tiberio...

Ho ritrovato questo brano inoltratami qualche anno fa via mail, senza fonte ovviamente. Mi piace come è sviluppato, mi piace come ne emerge la resa di una mente onesta di fronte alla forza della fede e del divino. Non vi svelo il finale! :-)
A Cesare Tiberio, appare in Galilea un uomo giovane che, in nome di Dio che lo ha inviato, predica umilmente una nuova legge. Dapprima credetti che sua intenzione fosse di sollevare il popolo contro i Romani. Ma presto i mie sospetti si cancellarono. Gesù di Nazareth parla meglio come amico dei Romani che non dei Giudei. Un certo giorno osservai, tra un gruppo di persone, un uomo giovane che, appoggiato al tronco di un albero, parlava tranquillamente alla moltitudine che lo circondava. Mi si disse che era Gesù. Questo potevo supporlo facilmente per la grande differenza che esisteva tra lui e quelli che lo ascoltavano. La capigliatura rossa e la barba conferivano al suo aspetto un insieme celestiale. Sembrava avesse circa 30 anni. Non avevo mai visto una faccia più amabile e simpatica. Che grande differenza c'era tra lui, con la sua carnagione chiara e quelli che lo ascoltavano con le loro barbe nere! Siccome non desideravo molestarlo con la mia presenza, proseguii il cammino, comandando tuttavia al mio segretario che si unisse al gruppo ed ascoltasse. Più tardi il mio segretario mi informò che non aveva letto mai nelle opere dei filosofi nulla che potesse paragonarsi agli insegnamenti di Gesù. Mi informò che Gesù non era un seduttore, né un agitatore. Per questo decidemmo di proteggerlo. Era libero di agire, di parlare e di riunire il popolo. Questa libertà illimitata provocava i Giudei, li indignava e li irritava; ma non i poveri, solo i ricchi e i potenti. Più tardi scrissi una lettera a Gesù e gli chiesi un colloquio al Pretorio. Si affrettò. Quando il Nazareno apparve, io stavo facendo la mia passeggiata mattutina e nel guardarlo i miei piedi sembravano legati con cinghie di ferro al pavimento di marmo, mentre io tremavo con tutto il corpo come un essere colpevole, mentre lui rimaneva tranquillo. Senza muovermi ammirai per alcuni istanti quest'uomo eccezionale. Non c'era nulla nel suo aspetto che fosse repulsivo, anzi in sua presenza sentii un profondo rispetto. Gli dissi che lui e la sua personalità erano come circondati da una semplicità contagiosa che lo ponevano in cima ai filosofi e ai maestri del suo tempo. A me e agli altri causava una profonda impressione dovuta alla sua amabilità, semplicità, umiltà e amore. Questi sono, nobile signore, i fatti che si riferiscono a Gesù di Nazareth. E mi sono preso tempo per informarti dei dettagli minori di questo tema. Credo che un uomo che sa trasformare l'acqua in vino, che cura gli infermi, che resuscita i morti, che calma il mare burrascoso, non è colpevole di un atto criminale. Come altri hanno detto dobbiamo ammettere che egli sia realmente il figlio di Dio.
Il tuo obbediente servitore, Ponzio Pilato

4 : commenti:

Surrealina ha detto...

Aiuto!!! Che altro dire??? Che cosa sono tutti questi simboli? Di certo mi hai stupita. Ma era davvero questo il testo??? Vado a dormire. Non è roba per me. 'notte. ;)

Daniele ha detto...

Sorry, ovviamente il carattere non era quello giusto!!! Ora è posto.

Donnachenina BLOG ha detto...

Ciao Daniele,
avevo già letto da qualche parte questo testo...ma di questo post,mi ha colpito maggiormnete l'immagine che tu hai usato.., la grande tenerezza con la quale Gesù, tiene in braccio la pecorella!
Ciao Daniele

Daniele ha detto...

Cercavo un volto di Gesù che corrispondesse alla descrizione che ne fa Tiberio (morale e caratteriale prima ancora che fisiognomica) e questa mi è sembrata quella che si avvicinava di più... anche se è un po' troppo Pasquale!

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