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venerdì 13 marzo 2020

Mia moglie Elisa...

Mia moglie Elisa è infermiera professionale. 

Era in posizione utile nella graduatoria di un concorso fatto un paio di anni fa. 

Così martedì 10 ha ricevuto dall’Azienda Ospedaliera un telegramma: la proposta di un contratto a tempo determinato di 6 mesi “per integrare la presenza di personale infermieristico presso le strutture attualmente interessate nelle misure organizzative atte a fronteggiare l’eventuale gestione di pazienti sospetti o affetti da coronavirus (COVID-19), ed a garanzia dei livelli essenziali di assistenza.

Mercoledì 11 si è licenziata da dove stava lavorando (nel privato, a tempo indeterminato)...

...stamattina ha firmato il contratto con l’Azienda Ospedaliera...

...e da domattina prenderà servizio “in prima linea” all’Ospedale della nostra città.

Amore mio, sono orgoglioso di te. ❤️❤️❤️

24 : commenti:

CLaudio Rossi ha detto...

Sono le persone come Elisa a tenere in piedi questo paese.
Grazie.

mario massa ha detto...

Grazie Elisa.

Pensavo che davanti a questi eventi 22Passi si risvegliasse per discutere della situazione: considerando poi che siamo quasi tutti costretti in casa questo silenzio è molto strano.

Dal momento che la moglie di Daniele lavora nella sanità ho una domanda:

In Corea hanno adottato (oltre all'indagine sui movimenti) la strategia dello screening di massa e pare che funzioni. Qui da noi sembra che la strada non sia percorribile perchè non abbiamo abbastanza laboratori specializzati (l'abbiamo adottato solo a Vò Euganeo e anche lì sembra aver funzionato).

Perchè se il costo di un test rapido specifico per per gli anticorpi CoV-2 (tipo Right Sign o simili) è di meno di 7 euro e sono disponibili (per il solo personale medico) da più di un mese, danno risposta immediata in 10 minuti e hanno attendibilità 96%, non viene adottato in massa per screening?

Perchè l'Istituto di Sanità dice che bisogna continuare con i (pochi) tamponi (che costano 10 volte di più, hanno minore attendibilità e richiedono analisi di laboratorio con ritardo anche di una settimana)? La scelta sembra non tenere conto che le ultime indagini direbbero che il 75% dei casi è asintomatico.

Chiaramente i due sistemi non sono equivalenti (il tampone dice se sei contagioso, l'analisi IgG e IgM se hai gli anticorpi), ma a me, che non sono un medico, pare anche più utile l'informazione sugli anticorpi.

https://www.praxisdienst.it/it/Medicina/Laboratorio/Test/Test+rapidi/Test+rapido+Coronavirus+Right+Sign.html

sono solo un misero test ha detto...

Caro Mario,

mio avversario di tanti duelli verbali, anche durissimi, siamo tutti qui, non andiamo da nessuna parte. Purtroppo c'è ben poco da discutere.

Ci resta solamente, non ho nessun pudore ad ammetterlo, da piangere per lo strazio di chi deve morire da solo e vedere morire un familiare da solo; da agnostico fin dentro il midollo, non ci resta che pregare per me, per te e per tutti quelli che conosciamo. E toglierci il cappello davanti a Elisa e tutti quelli che in questo momento si stanno facendo un mazzo così, sperando che basti, per salvare la pelle a noi e ai nostri familiari.

mario massa ha detto...

@SSUMT
"Purtroppo c'è ben poco da discutere"

Caro Ssumt, spero che i numeri di oggi ti abbiano tirato un po su il morale. Speriamo che domani il calo sia confermato.

La discussione non deve necessariamente essere critica, ma potrebbe essere costruttiva.

Qui:
http://www.farmacista33.it/coronavirus-kit-per-test-rapidi-in-commercio-le-indicazioni-di-federfarma-/politica-e-sanita/news--52496.html

la spiegazione del governo del perchè non vuole i test del sangue veloci.
Mi chiedevo se è proprio necessario che l'OMS testi 200 diversi tipi di test prevedendo di dare un risultato tra alcune settimane: non è un farmaco (che ovviamente deve seguire tutta la trafila del caso per garantirne la sicurezza).

Un normale ospedale nell'area più colpita può decidere di comprarne 100 esemplari (costo totale solo 700 euro) e testarlo su 50 persone certamente guarite (che quindi dovrebbero dare esito positivo agli IgG e IgM) e 50 persone con i primi sintomi e positive al tampone (che dovrebbero dare esito negativo agli IgM e tendenzialmente negativo agli IgG). Un test che impegnerebbe uno o due infermieri (anche giovani e non specializzati) per una giornata. Dopo un solo giorno, se il risultato rispecchia la precisione molto alta dichiarata dai produttori (ne sono disponibili almeno 2 modelli già da un mese), avremmo un'arma importantissima (li hanno usati anche in Cina) che potrebbe essere usata anche dai medici di famiglia a tappeto: se risulti positivo, dopo 2 settimane puoi andare a lavorare perchè non puoi più infettarti e non puoi infettare (il problema economico viene dopo quello sanitario, ma se sarà troppo grave costerà anche in termini di vite umane come abbiamo già visto in passato nei momenti di crisi).
In più si scoprirebbe finalmente quanti sono realmente gli italiani che hanno avuto la malattia (si parla del 75% di asintomatici), dato fondamentale per le scelte future.

sono solo un misero test ha detto...

@MM

come è buffa la vita: i ruoli si ribaltano e sono dalla parte di chi è tendenzialmente scettico, o almeno da quella di chi non si attende miracoli.

non ho nessuno "valido" motivo per esserlo, se non quello di aver visto, nel corso degli anni, troppe case farmaceutiche promuovere il loro prodotto in base a ricerche basate a loro volta su statistiche quantomeno troppo ridotte, per non volere essere oltremodo negativo in un momento come questo. e puntualmente una ricerca concorrente arrivare a conclusioni opposte sulla base di numeri pressochè simili. e i medici al traino di una o dell'altra, sulla base di non ho ancora capito cosa (altro understatement). insomma, la scienza quando si mischia col business se le va un po' a cercare.

sui tamponi in particolare la mia esperienza personale, che ovviamente non vale un fico secco se non a spiegare l'atteggiamento, è assai negativa. dopo anni di dolori alle anche, vado dal dottore. mi chiede l'anamnesi e, valutando anche il panorama generale, si sofferma sulla situazione della gola che ha subito 2 interventi di tonsillectomia negli anni in cui i chirurghi toglievano frattaglie alla gente come io rimonto la bicicletta: "tanto questo non serve!".

il medico mi manda a fare un tampone alla ricerca dello stafilococco aureo. negativo. boh, si vede che sta troppo sotto, dice lui. si vede che non è quello, penso io. passa qualche mese e prendo una polmonite in agosto. nuovo tampone prima di iniziare l'antibiotico. negativo. insomma la faccio breve, il medico testone nel tempo me ne ha fatti fare 4, di tamponi. al quarto, effettuato lontano da qualsiasi fase acuta, l'infermiera mi chiede: "ma scusi, lei si è lavato i denti questa mattina?" e io serafico: "beh, ma certo...". e lei "ma noooo! torni domani". il giorno dopo il tampone era positivo.

problema risolto? no, perchè il medico pur bravissimo a capire l'origine dei guai, mi prescrive l'unica cosa a disposizione: il bactrim. negli anni ne ho fatti due cicli. il cocco è ancora lì.

ecco, parafrasando un illustre ingegnere reggiano, a certa scienza ci credo quando la vedo funzionare. è vero che prima o poi funziona, ma non basta una conferenza stampa.

mi fido molto di più degli epidemiologi che fanno un ragionamento talmente semplice che lo capisco perfino io: se non incontri nessuno il virus si attacca al tram, e poi dondola.



Vincenzo Bonomo ha detto...

Caro SSUMT, ci si potrebbe anche chiedere (ovviamente lo sappiamo, la mia è una domanda retorica) come mai le case farmaceutiche non abbiano sviluppato un antivirale degno di questo nome sapendo perfettamente che le pandemie sono ricorrenti. E' passato più di un secolo dalla strage dell'influenza spagnola ma se ritornasse un virus con quella letalità le conseguenze sarebbero le stesse, nonostante il livello tecnologico dell'Umanità sia progredito tantissimo nel frattempo. Per quanto riguarda l'immunità di gregge sbandierata da improbabili premier albionici pare proprio che questo virus non ne dia, per cui precipitosi dietrofront di questi dilettanti allo sbaraglio. Nel mio piccolo oltre ad osservare le direttive governative seguo una blanda profilassi alimentare per cui mi premuro di consumare modiche quantità di acqua tonica ad ogni pasto (contiene chinino) e, alle brutte, confido nella soluzione idroalcolica di artemisia annua (la madre di tutti gli antimalarici) che custodisco nel mobiletto dei farmaci. Per il resto siamo nelle mani di Dio (per chi ci crede).

mario massa ha detto...

Avete visto questo video del 2015 di RAI3 (dal minuto 5 al 7)?

https://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5e3275ba-475c-4cf4-b402-1e27dc47565b.html#p=39

CLaudio Rossi ha detto...

@ mario massa
Sì il video aveva impressionato anche me per la descrizione del virus sperimentale. Mi sono confrontato con un interlocutore di altissimo profilo specialistico il quale mi ha assicurato che tutti i laboratori occidentali che hanno sequenziato l' RNA dei vari ceppi del Covid-19 diffusi attualmente nel mondo, hanno unanimente affermato che si tratta di un salto di specie naturale escludendo che possa trattarsi di un virus precedente o di una manipolazione.
Comunque stasera anche la RAI, nel corso del TG3, ha assicurato che il virus del servizio di Leonardo del 2015 non aveva nulla a che vedere con quello attuale.
Del resto te lo immagini che can-can mediatico avrebbe scatenato Trump se vi fosse stato un qualsiasi appiglio scientifico ad attestare l'origine cinese del Covid-19 ?

mario massa ha detto...

@Claudio Rossi

Leggi questo articolo di Le Scienze (in fondo trovi anche la versione originale in inglese di Scientific American) di marzo.

https://www.lescienze.it/news/2020/03/16/news/coronavirus_bat_woman_pipistrelli_sars-4697657/

La dott.sa Shi Zhengli, dopo aver temuto di essere stata lei la responsabile della pandemia, dopo l'analisi genetica assicura che il virus non è uscito dai suoi laboratori di Wuhan (quelli del servizio di RAI3).

E' probabile che sia come dice, ma rimane il fatto che lei è sicura che arriveranno altre pandemie dai pipistrelli anche peggio di questa e che il suo team che studia il problema da 15 anni non è stata per ora in grado di sviluppare farmaci o vaccinazioni, il che mi pare molto preoccupante.

mario massa ha detto...

Il filmato di RAI 3 è diventato virale e ovunque, sopratutto nelle trasmissioni televisive si sono affrettati a sostenere che è una fake news (da virologi e medici come Garattini a politici come Toninelli).

A sostegno di questo sostengono che l'analisi della sequenza genomica del coronavirus dimostra che non è stato creato in laboratorio.

Ora mi chiedo cosa distingue un cambiamento genetico "naturale" da uno fatto in laboratorio? Sono ignorante in materia, ma ritengo che sia possibile dichiarare che una certa sequenza è con ogni probabilità di origine artificiale e non naturale (perchè il cambiamento è troppo complesso perchè avvenga con un solo passaggio in natura), ma non il contrario: perchè mai in laboratorio non dovrebbe essere possibile realizzare un cambiamento che può avvenire spontaneamente in natura?

Non è strano che il virus sia partito proprio da Wuhan dove si trova questo laboratorio che da 15 anni studia proprio quei virus? La stessa direttrice del laboratorio ha detto che non ha dormito finchè l'esame delle sequenze genomiche non l'ha tranquillizzata sul fatto che non era partito dal suo laboratorio: questo significa che lei sapeva che il rischio c'era.

Se il passaggio è stato naturale, poteva avvenire in gran parte della Cina ove esistono quei pipistrelli: si tratta di un paese con 1.5 miliardi di abitanti, che probabilità c'era che la cosa accadesse proprio in quella città di "soli" 11 milioni di abitanti?

Come sapete sono tutt'altro che complottista, ma mi chiedo: è più probabile quella coincidenza, o che la dottoressa Shi Zhengli, in un paese dove 4 mesi fa i medici che dichiaravano l'inizio della epidemia venivano arrestati, sia stata costretta a dichiarare ciò che ha dichiarato?

Daniele Passerini ha detto...

Carissimi amici, vedo solo ora tutti questi commenti, scusate ma sto lavorando, sto preparando due esami (i primi orali via Skype della mia vita, a 54 anni!) che sosterrò il 10 e il 17 aprile e ho in ballo la partenza del lavoro di tesi. Perdonatemi quindi se per ora non parteciperò alla discussione (che tra l’altro mi interessa molto).
Solo una cosa.
Mario, buffo per una volta ritrovarti sul fronte “complottista”! Questo mi fa pensare a quanto siano banalizzatori quei personaggi mitici del debunking che tagliano l’opinione pubblica con l’accetta: i complottisti da quella parte e i pro science dall’altra. Eh, magari fosse così facile. Dipende dalle questioni. Una persona può essere ortodosso su un topic e complottista su un altro.
Un abbraccio a tutti, che di questi tempi (non) si nega a nessuno, buonanotte.
Nel 2021 torno davvero e nel 2022 si rilancia il blog alla grande! :D

mario massa ha detto...

Avete visto anche questo video sempre di Rai 3?

https://www.youtube.com/watch?v=psOEaMSqcp4

Ma a parte l'origine, vi siete chiesti se le modalità di contagio sono davvero quelle che fino ad ora sono state divulgate dai media?

Vi ricordate che all'inizio ci dicevano che il virus non resiste sulle normali superfici per più di pochi minuti? Poi hanno allungato i tempi e oggi sul sito salute.gov si legge:

"35. Quanto tempo sopravvive il nuovo Coronavirus sulle superfici?
Le informazioni preliminari suggeriscono che il virus possa sopravvivere alcune ore, anche se è ancora in fase di studio."

ma in realtà in questo studio del 17 marzo pubblicato su The New England Journal of Medicine (rivista medica fondata nel 1812 e con un impact factor superiore a The Lancet, quasi doppio di Nature):
https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2004973

si dice che su molte superfici il tempo di dimezzamento (non di sopravvivenza come si dice nel documento governativo) del virus è di ore (circa 6 per plastica e acciaio mentre sul rame resiste pochissimo). In pratica occorre attendere almeno 7 tempi di dimezzamento prima di poter dire che una superficie inquinata è diventata inoffensiva, quindi 2 giorni.

Lo stesso documento dice una cosa che nessuno ci ha mai detto: che il virus rimane attivo nell'aria per molto tempo: dopo 3 ore hanno misurato meno di una riduzione decimale, il chè significa che in un ambiente contagiato da un infetto l'aria può trasmettere il virus per molto tempo, anche 6 ore (due riduzioni decimali) dopo che l'infetto è andato via, se l'inquinamento era forte (per esempio un ascensore ove un contagiato ha starnutito).

Alessandro Pagnini ha detto...

Ho cercato al volo il link alla 'conclusione' di Nature,dove indicato da Mario, per una rapida rinfrescata della memoria, ma comunque l'avevo già vista e, tenuto presente che il mio inglese potrebbe anche fare talvolta cilecca, mi sembrava che, pur partendo con una certa baldanza, poche righe sotto non si parlasse più di certezza delle conclusioni, ma di probabilità. Questo si aggiunge alle domande già espresse da Mario (perchè in laboratorio no e in natura sì?), cui però potrebbe esserci risposta chiara, per chi è addetto ai lavori.
Inoltre, se pur nel 2015 non si trattava del COVID 19 (e certo...sarà stato il COVID 15 e i bene informati sostengono che convenga aspettare ad ammalarsi che tanto a settembre uscirà il più performante COVID 20 ;-) ), sappiamo adesso che lì, dove comunque non mi pare ci siano solo cinesi al lavoro, si stesse sviluppando il know how per fare questo genere di cose. Magari il virus odierno non era quello, ma uno realizzato successivamente, sempre con quelle modalità.
Ovviamente sono soltanto ipotesi e al momento non è possibile avere certezze. E forse non sarà mai possibile, basta guardare l'abbattimento dell'aereo su Ustica da quanto tempo è lì senza un colpevole, pur essendo chiaro che l'aereo è caduto. Qui nemmeno si sa se il virus è naturale, o artificiale, figuriamoci se mai scopriremo la verità, purtroppo. Ovviamente a meno di colpi di scena, che non sono frequentissimi ma ogni tanto capitano.

mario massa ha detto...

Ciao Alessandro, guarda anche questo articolo (io ho la versione definitiva apparsa su ResearchGate, questa è quella che si trova in rete):

https://img-prod.tgcom24.mediaset.it/images/2020/02/16/114720192-5eb8307f-017c-4075-a697-348628da0204.pdf

Gli autori sono 2 ricercatori di biologia sintetica cinesi (Botao Xiao e Lei Xiao della South China University of Thecnology).

Poichè hanno pubblicato su ResearchGate i virologi di fama si sono affrettati a dire che non sono attendibili o di peggio. A me pare che se ciò che dicono è vero (sono semplici fatti, non analisi sofisticate), i virologi possono fare tutti i discorsi teorici che vogliono, ma stanno difendendo l'indifendibile.

Alessandro Pagnini ha detto...

@ Mario
Letto. Dice cose che tutti penserebbero se non ci fosse un firewall di smentite che sostiene la impossibilità di questo scenario. Personalmente, come quasi sempre, conservo un margine di dubbio un po' x tutto. In questo particolare caso, il margine è particolarmente ampio e il muro di fuoco mo convince davvero poco

CLaudio Rossi ha detto...

Ribadisco il mio quesito: "Perchè Trump non ne avrebbe approfittato?"
Probabilmente è scientificamente indimostrabile e resta un'ipotesi, per quanto argomentata.

Alessandro Pagnini ha detto...

@ Claudio
Perchè Trump non ne avrebbe approfittato, dici? Mah...forse perchè, come dici tu, non è scientificamente dimostrabile e insistere potrebbe essere più dannoso che utile. Inoltre non è tanto chiaro cosa sia accaduto in quei laboratori, dove tra l'altro non credo lavorino solo cinesi. Poi, forse, fare troppo can can su una vicenda che potrebbe rivelare una falla nelle misure di sicurezza di certi siti, potrebbe anche nuocere per il clamore e le reazioni che possono scatenarsi nei confronti di alcune ricerche, che sicuramente vengono condotte un po' in tanti paesi, in maniera più o meno palese. Insomma, è difficile essere certi di qualcosa, per questo non me la sento di escludere niente.

mario massa ha detto...

Sarei molto più tranquillo se sapessi che questo virus è uscito per errore da un laboratorio. Significherebbe che è stato un fenomeno ben isolato che è estremamente improbabile che si ripeta.
Se invece i pipistrelli hanno nel loro ampio serbatoio di virus questo coronavirus (perchè, se la trasformazione è naturale, i pipistrelli se lo passeranno l'uno all'altro) è solo questione di tempo, ma anche se riusciremo a fermare completamente questa pandemia, la malattia riapparirà, magari localizzata perchè non ci coglierà impreparati, ma riapparirà (il fatto che anche nella lunga fase asintomatica di incubazione si sia contagiosi aumenta grandemente il rischio rispetto alle precedenti epidemie). E allora solo un buon vaccino potrà sistemare le cose, ma purtroppo non c'è certezza che si possa fare e che immunizzi in modo permanente (per la Sars del 2003 occorsero 20 mesi per arrivare alla fase dei test clinici). Ma poi un altro virus, magari peggio di questo (la Mers aveva una mortalità del 50% ma fortunatamente era molto meno contagiosa) farà il salto di specie e saremo daccapo.

La Cina sapeva benissimo dove era iniziato il contagio (che sia partito naturalmente o da quel laboratorio) e ha fermato l'epidemia mettendo in rigidissima zona rossa 50 milioni di persone su 1.5 miliardi: come per noi chiudere Roma, non tutta Italia.
Da nonno e persona anziana mi permetto di far notare che su 10.000 morti in Italia, 8.500 hanno più di 70 anni, 9500 più di 60 anni la quasi totalità dei quali già con gravi patologie (è morto anche qualche giovane, ma solo 22 sotto i 40 anni). E' giusto sconvolgere il pianeta e distruggere l'economia (cosa che costerà anche in termini di vite umane) per salvare a tutti i costi questa categoria di persone sfortunate ma che, in fondo, la loro vita l'hanno vissuta? O è un atto di egoismo di una generazione rispetto a quella più giovane che, anche prima di questo evento, aveva un futuro molto incerto? Rallentare temporaneamente l'epidemia con mezzi comportamentali semplici (distanza sociale, mascherine, chiusura scuole) per permettere una corretta organizzazione soprattutto sanitaria mi pare giusto, ma siamo sicuri che mirare all'estinzione a tutti i costi dell'epidemia sia una buona idea?

Chiaramente fatta una scelta da parte dell'esecutivo, occorre remare tutti nella stessa direzione nel modo più rigoroso possibile, ma la domanda io me la faccio.

Alessandro Pagnini ha detto...

@ Mario
I morti sono tali, in presenza di queste misure, altrimenti sarebbero magari di più. La modulazione ottimale delle misure, che devono certamente tenere conto anche delle considerazioni relative al benessere mondiale in termini di produzione di beni e servizi, senza i quali avremmo, quantomeno nel medio periodo, problemi serissimi, è una di quei grattacapi che per fortuna altri sono delegati a dover fronteggiare. Per adesso, non mi sento di dover muovere critiche eccessive, tranne due: l'inazione se fosse confermato che l'allerta era già a conoscenza del Governo fin da Gennaio (comunque decidere cosa fare non era facile, ma nemmeno preparare qualche presidio sanitario, mi sembra davvero grave) e la recentissima apertura alle passeggiate coi bambini, che mi sembra più un contentino per rispondere alle critiche sulla scarsità degli interventi economici. Il tutto, a voler essere pignoli, è stato anche costellato da troppi ripensamenti/cambiamenti, che, oltre a fare felici i produttori di toner e cartucce, hanno dato l'impressione di una certa confusione, ma su questo vorrei essere indulgente.
Da adesso in avanti, pur tenendo presente che dei rischi rimangono, vanno sapientemente modulate le esigenze sanitarie con quelle economiche e vivaddio, anche quelle della libertà del cittadino, che ha dignità anche a prescindere dalla propria utilità produttiva.
Però finora non trovo gravissimi motivi di critica, anche se comprendo e sottoscrivo le tue ragioni. Il dilemma è decidere come, quando e quanto e lì ci saranno scontri, alcuni anche semplicemente creati per fare campagna elettorale, temo.

CLaudio Rossi ha detto...

Io sono più radicale e adotto un approccio yin/yang.
Se per un paio d'anni non crescerà il PIL mondiale e avverrà una sorta di redistribuzione grazie alle misure di sostegno alle fasce meno fortunate, non sarà una sventura. Anche il rallentamento dell'economia ha lati positivi. E non si dica che la “crescita” va a vantaggio degli ultimi. La forbice si è sempre più allargata e gli investimenti sono da anni prevalentemente mirati a ridurre l'incidenza del lavoro sul prodotto finale. Basti ricordare i balzi delle quotazioni delle società che riducono il personale.
Dal rallentamento dell'economia alcuni benefici già ci sono stati ad esempio dal lato ambientale e comunque, se il rallentamento è dovuto, come in questo caso, ad una causa specifica e individuata, non c'è alcun motivo per cui – rimossa la causa – l'economia non recuperi interamente la flessione. Spero inoltre che questa brutta vicenda abbia contribuito a far rifletter molti sulla “hubris” della nostra società e sui fondamentali della vita.

Alessandro Pagnini ha detto...

La comunicazione al tempo del coronavirus:

1) Le passeggiate col figlio minore, si possono fare, vicino a casa.
2) Non c'è niente di nuovo, è sempre stato così, ma non era chiaro
3) ...però il bambino deve essere proprio piccino, mi raccomando
4) Ma che avete capito, il bambino lo si può si portare, ma quando si va a fare la spesa

Con questa chiarezza di idee e questa autorevolezza, alla fine di una lunga serie di passi troppo incerti e claudicanti (uno dei punti che contestavo bonariamente a questo governo, ma che adesso inizia a preoccuparmi), andiamo a trattare con il moloch Europa. Aldilà di visi truci di facciata, ho forti dubbi che ci siano competenze e personalità tali da poter tenere testa ai rappresentanti dei blocchi forti. Il mio timore è che ci gabellino una caporetto come una vittoria. Finiremo, ahinoi, per accettare il MES? Speriamo di no, ma non sono troppo ottimista.

mario massa ha detto...

Ho sentito poco fa al TG5 che il rappresentante italiano dell'OMS ha dichiarato che stima che al momento sia stato contagiato il 20% degli italiani. Se così fosse significa che i numeri che ci vengono dati, che rappresentano lo 0.2% della popolazione, non servono a nulla: la mortalità di questo virus sarebbe solo dello 0.12% cioè poco superiore a una normale influenza. Dubito che sia così, ma è chiaro che o questa persona parla a vanvera o i media raccontano panzane.

Alessandro Pagnini ha detto...

Caro Mario, se dai un'occhiata a questo articolo, vedrai la situazione determinata dalla....influenza di 2 anni fa (l'articolo è del 2018):
https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_gennaio_10/milano-terapie-intensive-collasso-l-influenza-gia-48-malati-gravi-molte-operazioni-rinviate-c9dc43a6-f5d1-11e7-9b06-fe054c3be5b2.shtml

La mortalità generale non è che sia enormemente superiore a quella della influenza stagionale. Boh...forse il doppio, ma magari neanche. Il problema è che quando questo benedetto virus si incarognisce, sfocia in una broncopolmonite e questa, talvolta, in una forma ache brutale che impedisce l'interscambio gassoso negli alveoli. Se altre complicazioni dell'influenza, come quelle gastrointestinali, ad esempio, anche se gravi, possono essere gestite a domicilio o in reparti di minore specializzazione e con attrezzature non specifiche, il tipo di complicazione del coronavirus tende a richiedere reparti di terapia intensiva con il relativo personale e questi non sono dimensionati a dovere. Pare che in Germania, con una popolazione circa 1,5 volte la nostra, per la salute della quale noi schieriamo poco più di 5.000 posti in terapia intensiva, la disponibilità loro sia di circa 28.000. La nostra è una sanità sottodimensionata per fronteggiare ogni cosa che sia appena fuori dall'ordinario. Mi pare che la differenza non la faccia tanto il numero dei morti, ma il percorso che sceglie il virus, che obbliga ad uno sforzo titanico per mantenere le vittime entro numeri non poi troppo lontani da quelli della influenza NON COVID. Insomma, se non gestiamo, diluendoli, i casi di contagio, i numeri rischiano davvero di impennarsi, ma non tanto per la pericolosità intrinseca del virus, ma piuttosto per la nostra inadeguatezza a combatterle sul fronte dal quale arriva il suo attacco, mentre per altre influenze siamo meglio attrezzati. Come vedi, i segnali c'erano anche 2 anni fa e anche lì si parla di 'collasso delle terapie intensive', ma non abbiamo imparato niente, o forse non avevamo i soldi per fare molto di più, magari anche perchè la sanità non è realmente pubblica, o meglio, viene pagata coi soldi pubblici e viene concessa a tutti, più o meno bene, ma i profitti li fanno i privati che brevettano i farmaci e anzichè investire anche in 'ricerca pubblica', lo Stato paga miliardi alle case farmaceutiche per medicinali che a volte sono inutili se non dannosi. Per questo quando sento dire che la sanità è pubblica (e dal punto di vista dell'erogazione gratuita a tutti, fortunatamente è così ed è bene che lo rimanga), talvolta mi sento di specificare che la spesa è di sicuro pubblica (paghiamo noi), ma i profitti sono appannaggio dei privati. E qui non entro nel tema del come sia conveniente e con quale forza persuasiva, sia effettuata la 'promozione' dei vari medicinali. Per fortuna i medicinali ci sono, ci mancherebbe, ma è un po' come il cibo, che è necessario per vivere e aiuta a crescere bene se sano ed equilibrato, mentre porta problemi e vere e proprie patologie, se abusato e di tipo inadeguato (cibo spazzatura). I medicinali, per qualche fortunato, possono addirittura non servire mai, o quasi mai, ma comunque sono utili e bene accetti se somministrati correttamente, solo se necessario e non per far lucrare qualcuno e soprattutto se sono di buona qualità. Mi rendo conto che ho un po' allargato il fronte della discussione, ma l'argomento sanità si presta anche a questo tipo di riflessione.

Alessandro Pagnini ha detto...

Comunque io sono piuttosto incline a credere di aver già incrociato il virus: la mia compagna, Cristina, domenica 15 febbraio ha iniziato a tossire, tosse secca e ostinata, e in seguito, in serata è sopraggiunta la febbre, stabilizzatasi intorno a 38/39 e quasi incurante degli antipiretici, nonchè dei primi antibiotici ordinati dal suo medico curante. Io ho iniziato 3 giorni dopo ad avere tosse secca insistente e febbriciattola poco superiore al 37,5. Sabato 22 però ero già sfebbrato, tanto che avrei dovuto partecipare ad un seminario di aikido, ma ritenni imprudente precipitarmici avendo avuto febbre fino al giorno prima, pur non sospettando affatto di poter essere un eventuale 'untore'. Le condizioni di Cristina, tra l'altro erano sempre piuttosto severe e non volevo rischiare di trovarmi come lei. Dopo qualche altro giorno il suo medico le fece fare delle lastre, dopo le quali le diagnosticò una broncopolmonite, ordinandole una terapia conseguentemente più forte. Piano piano si è ripresa e ora sta bene, anche se da non molto ha ripreso ad avere un senso del gusto accettabile, che a quanto pare è uno dei segnali spesso associati proprio al coronavirus (anche se non solo a quello):
https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/20_marzo_31/coronavirus-quando-perdita-gusto-olfatto-sono-prima-spia-dell-infezione-43f5d20a-732b-11ea-bc49-338bb9c7b205.shtml

Io probabilmente me lo sono fatto, ma con sintomatologia lieve. Mia figlia, dato che viviamo insiene, è probabile che lo abbia avuto da asintomatica, magari. Mi piacerebbe avere conferma dal test anticorpale, almeno sarei più tranquillo.

Insomma il COVID non picchia tantissimo più forte di una influenza stagionale, ma picchia scorrettamente sotto la cintura e noi siamo così stupidi da non aver neppure messo una 'conchiglia' a protezione delle parti basse ;-)

Una certa esagerazione mediatica comunque c'è. Ancora non ho capito se è a fin di bene (far adottare il minimo di prudenza che serve), se è perchè fornisce facilmente qualcosa di cui parlare (giornalismo pigro e opportunista ;-) ) o se...... e qui per ora mi fermo :-)

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