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sabato 4 agosto 2012

Di certi mulini si parla più all'estero
che nell'Italia che ha tradito Galileo

È estate, il momento adatto per consigliare qualche lettura. 
Oggi, chiacchierando con un nuovo amico, è rispuntato fuori dai cassetti caotici della mia memoria un libro di cui ho sentito parlare tantissime volte, al punto che ne conosco abbastanza il contenuto, pur non avendolo ancora letto... una lacuna a cui rimedierò però presto.

Si intitola Il mulino di Amleto e i suoi autori sono Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend. Tanto per cambiare la versione italiana di Wikipedia è colpevolmente omertosa riguardo Giorgio De Santillana: ci dice che nacque a Roma nel 1902, vi si laureò in fisica nel 1925, trascorse due anni a Parigi e altri due anni al dipartimento di fisica di Milano. Tornato poi a Roma insegnò alla Sapienza storia e filosofia della scienza. Nel 1936 si trasferì negli USA, dove fu professore al MIT e morì infine a Beverly nel 1974. Tutto qui.

Tanto per cambiare, la voce anglofona è più accurata. Con un po' d'orgoglio americano - di avere preso l'ennesimo cervello dall'estero - spiega che "De Santillana era un italiano-americano filosofo della scienza e storico della scienza, professore al MIT. Si trasferì negli Stati Uniti nel 1936; divenne un cittadino naturalizzato degli Stati Uniti nel 1945; nel 1948 si sposò. Nel 1941 iniziò la sua carriera accademica presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT), diventando assistente l'anno successivo. Dal 1943 al 1945 ha prestato servizio nell'Esercito degli Stati Uniti come corrispondente di guerra. Finita la guerra, nel 1945 tornò a MIT e fu fatto professore associato nel 1948 e professore ordinario di Storia della Scienza presso la Scuola di Lettere e Filosofia nel 1954. Nel 1969, ha pubblicato con Hertha von Dechend un libro intitolato Il mulino di Amleto, saggio sul mito e la struttura del tempo. Questo libro fu focalizzato sulla comprensione della connessione tra le storie mitologiche dell'Egitto dei faraoni, di Babilonia, della Grecia, del cristianesimo ecc. e le antiche osservazioni riguardo le stelle, i pianeti e, soprattutto, la precessione degli equinozi di 26.000 anni."
Questa è la quarta di copertina dell'edizione italiana pubblicata da Adelphi:
Il mulino di Amleto è uno di quei rari libri che mutano una volta per tutte il nostro sguardo su qualcosa: in questo caso sul mito e sull’intera compagine di ciò che si usa chiamare «il pensiero arcaico». Cresciuti nella convinzione che la civiltà abbia progredito «dal mythos al logos», «dal mondo del pressappoco all’universo della precisione», in breve dalle favole alla scienza, ci troviamo qui di fronte a uno spostamento della prospettiva tanto più sconcertante in quanto è condotto da uno dei più eminenti illustratori del «razionalismo scientifico»: Giorgio de Santillana. Proprio lui, che aveva dedicato studi memorabili a Galileo e alla storia della scienza greca e rinascimentale, si trovò un giorno a riflettere su ciò che il mito veramente raccontava – e capì di non aver capito, sino allora, un punto essenziale: che anche il mito è una «scienza esatta», dietro la quale si stende l’ombra maestosa di Ananke, la Necessità. Anche il mito opera misure, con precisione spietata: non sono però le misure di uno Spazio indefinito e omogeneo, bensì quelle di un Tempo ciclico e qualitativo, segnato da scansioni scritte nel cielo, fatali perché sono il Fato stesso. È questo Tempo che muove il «mulino di Amleto», che gli fa macinare, di èra in èra, prima «pace e abbondanza», poi «sale», infine «rocce e sabbia», mentre sotto di esso ribolle e vortica l’immane Maelstrom. Di questo «mulino di Amleto» gli autori seguono le tracce in un percorso vertiginoso, da Shakespeare a Saxo Grammaticus, dall’Edda al Kalevala, dall’Odissea all’epopea di Gilgameš, dal Rg-Veda al Kumulipo, vagando dalla Mesopotamia all’Islanda, dalla Polinesia al Messico precolombiano. I disiecta membra del pensiero mitico, che ama «mascherarsi dietro a particolari apparentemente oggettivi e quotidiani, presi in prestito da circostanze risapute», cominciano qui a parlarci un’altra lingua: là dove si racconta di una tavola che si rovescia o di un albero che viene abbattuto o di un nodo che viene reciso non cerchiamo più il luogo di quegli eventi su un atlante, ma alziamo gli occhi verso la fascia dell’eclittica, la vera terra dove si svolgono gli avvenimenti mitici, il luogo dove si compiono i grandi peccati e le imprese eroiche, il luogo dove si è compiuto il dissesto originario, fonte di tutte le storie, che fu appunto lo stabilirsi dell’obliquità dell’eclittica. Da quell’evento consegue il fenomeno delle stagioni, archetipo della differenza e del ritorno dell’uguale. Così il «mulino di Amleto» si rivelerà alla fine essere la stessa «macchina cosmica». «I veri attori sulla scena dell’universo sono pochissimi, moltissime invece le loro avventure»: Argonauti che solcano l’Oceano delle Storie, navighiamo qui sulla rotta di quelle avventure, che vengono ricomposte usando frammenti della più disparata provenienza, vocaboli dei molti «dialetti» di una lingua cifrata e perduta, «che non si curava delle credenze e dei culti locali e si concentrava invece su numeri, moti, misure, architetture generali e schemi, sulla struttura dei numeri, sulla geometria». Ma il mito si lascia spiegare soltanto in forma di mito: la struttura del mondo può essere soltanto raccontata. È questo il sottinteso dalla forma labirintica, di temeraria fuga musicale, che si dispiega nelle pagine del Mulino di Amleto. Qui la Biblioteca di Babele torna finalmente a essere invasa dai flutti del Maelstrom e, attraverso un velo equoreo, intravediamo la dimora del Sovrano spodestato, Kronos-Saturno, che un tempo stabilì le misure del mondo e del destino. Frutto di un lungo lavoro in comune con Hertha von Dechend, Il mulino di Amleto apparve negli Stati Uniti nel 1969 e da Adelphi nel 1983. Questa nuova edizione ampliata tiene conto della revisione che Hertha von Dechend, dopo la morte di Santillana (1974), condusse in funzione dell’edizione tedesca del 1993.
A questo punto, a metterci ancora più in guardia circa la non oggettività della versione italiana di Wikipedia è che di Hamlet's Mill esiste una dettagliata pagina in inglese (qui), mentre non esiste nessuna pagina in italiano su Il mulino di Amleto. Proprio la conclusione della pagina in inglese ci apre gli occhi sui motivi per cui Wikipedia italiana ha calata la damnatio memoriae sull'opera di Giorgio De Santillana: benché controversi, Santillana e von Dechend hanno utilmente identificato e raccolto un'erculea quantità di dati rilevanti. Tuttavia, le conclusioni che gli autori traggono dai loro dati sono stati virtualmente ignorati dalla comunità scientifica e accademica.

In Italia l'ortodossia scientifica oggi vince su quell'apertura mentale, che dovrebbe essere l'eredità più importante della scienza galileiana, e questo regolarmente si riflette su Wikipedia, una fonte informativa più in mano al CICAP che all'imparzialità. Non a caso nell'Università dove insegnò Santillana, scivolata oltre il 400° posto nella classifica degli atenei del mondo, adesso insegnano accademici che paragonano le LENR al moto perpetuo!

Per chi è invece curioso di leggere un libro che apre le menti, vi lascio i link per acquistare Il mulino di Amleto in versione tascabile o rilegata.

P.S. Ancora su Giorgio De Santillana

13 : commenti:

robi ha detto...

Nooo
Daniele il mulino di amleto
mi riporti a 35 anni fa
allora fu il primo testo ,con pretesto scientifico,a cercar di spiegare le leggende ,le saghe ,i racconti del mondo antico con una realtà comune all over the world . era uno studio troppo ardito per quei tempi infatti subito finì li.Dopo pian piano cominciarono a capire che la leggenda deve esser interpretata. Così miriadi di sapienti senza alcun studio o base reale di conoscenza ,cominciarono a pontificare la letteratura antica solo per il gusto di scrivere e vendere

robi ha detto...

Per noi che leggevamo don juan
trovare un testo scientifico occidentale così fuori di ghianda fu una vera gioia
finalmente anche qualche persona colta capiva che a parte il progresso, le lavatrici, la luna conquistata , esisteva nelle storielle del mondo un qualcosa che accomunava tutti i popoli.
C era un sale della terra che tutti spartivano e interpretavano

Il Santo ha detto...

Non ti è chiaro lo spirito di wikipedia. Se credi che una voce sia lacunosa perchè non la ampli piuttosto che rifugiarti dietro al solito complottismo?

Il Santo ha detto...

Non ti è chiaro lo spirito di wikipedia. Se credi che una voce sia lacunosa perchè non la ampli piuttosto che rifugiarti dietro al solito complottismo?

sono solo un misero test ha detto...

su Vortex annunciano che e' morto Martin Fleischmann. Peccato, stava per togliersi delle belle soddisfazioni.

Author ha detto...

mah.. il Ramo D'Oro di Frazer ha anticipato l'ottimo Mulino di Amleto di parecchi decenni...

da completare con l'"Infinito, un equivoco millenario" del Prof. Semerano e Le Colonne D'Ercole di Frau.

Daniele Passerini (22passi) ha detto...

@robi
Non dubitavo!!! :)))

@Il Santo
Non ti è chiaro lo spirito di wikipedia. Se credi che una voce sia lacunosa perchè non la ampli piuttosto che...
Ma ti avessi visto una volta, dico UNA, intervenire costruttivamente... ma che cosa ti hanno fatto da piccolo??? :)))
Lo spirito di Wikipedia mi è chiarissimo, tu sembri invece ignorare le "battaglie" che si svolgono in Italia per la scrittura di alcune voci. Quanto a me, ho solo una vita e 24 ore al giorno... non ho davvero tempo di mettermi a lottare su wikipedia oltre che nel blog. Posso però segnalare le questioni a chi può intervenire.

@sono solo un misero test
'...morto Martin Fleischmann. Peccato, stava per togliersi delle belle soddisfazioni.
Eh sì, la riabilitazione completa gli toccherà postuma.

@Author
mah...
mah... Il Ramo d'oro di Frazer l'ho letto, e non ha veramente alcun senso paragonarlo al Mulino d'Amleto, tanto meno citarlo per sminuire il secondo. Frazer ha classificato sicuramente costanti nei miti universali, ha fatto per primo uno studio comparato, questo sì, MA NON ha formulato alcuna teoria per spiegare l'origine comune dei miti e della magia. Jung lo usò tantissimo per rintracciare gli archetipi dei miti, ok, ma paragonare il Mulino d'Amleto ad esso è come dire che pere e angurie sono la stessa cosa perché sono entrambi frutti.
Gli altri due testi sono BEN POSTERIORI A QUELLO DI SANTILLANA che usci nel 1969 (!). Non li ho letti, ma, da quel che trovo su internet, la tesi del libro di Semerano /2005) è che lingue europee abbiamo un’origine ben più remota di quella ipotizzata, e che siano figlie della lingua accadica parlata nel terzo millennio a.C. in Anatolia, Siria, Mesopotamia. Possiamo dunque dire che, ispirandosi a Santillana, Semerano si focalizza su un aspetto particolare, ma siamo lontani dall'ottica universalistica del Mulino d'Amleto.
Il libro di Frau (2002), mi pare che si occupi del mito di Atlantide (che per Frau potrebbe essere la Sardegna, retrocedendo le Colonne d'Ercole ai limiti (Sicilia) della Magna Grecia.
Dunque possiamo dire che anche Frau ha tratto ispirazione da Santillana... e allora?

sandro75k ha detto...

troppo caldo per dormire ed anche per pensare...

Daniele Passerini (22passi) ha detto...

@Author
Scusa, ha ragione sandro75k, "troppo caldo per pensare... leggendo il tuo commento, forse perché ancora con le parole de Il Santo nelle orecchie (!), mi era sfuggito l'aggettivo ottimo e il senso della tua frase ne era risultato un po' stravolto.
Leggendo meglio, proprio Santillana, mi sono anche reso conto che non hai torto su Frazere e che del Ramo d'oro ricordo più il giudizio che ne dette Freud (e poi l'uso che ne fece Jung) che l'opera stessa.
Dunque correggo quanto ho scritto poc'anzi. Hai ragione, anche Frazer pensava ad un'origine comune di tutti i miti e riti. Purtuttavia, da quel che leggo su internet (Il mulino d'Amleto lo acquisto e divoro la prossima settimana), mi pare che, forse proprio perché c'è un secolo di differenza, Santillana porta molto altre il discorso aperto da Frazer. Verificherò e ti saprò confermare o correggere tale impressione.
Scusa ancora se ti ho risposto un po' bruscamente e grazie per avermi spinto a cercare altre fonti e ad imbattermi pure in questo: http://storiasoppressa.over-blog.it/article-materiali-giorgio-de-santillana-di-tempi-remoti-prologo-a-le-origini-del-pensiero-scientifico-1961-71138027.html

Daniele Passerini (22passi) ha detto...

@tutti
Cari Colleghi,
purtroppo ieri è morto Martin Fleischmann.
È un vero peccato che non abbia avuto il tempo di vedere le sue innovative idee realizzarsi.
ONORE al coraggioso Pioniere!
Bastavano pochi altri mesi!

Francesco Celani

Anto ha detto...

Daniele, grazie per avermi ricordato che non ho ancora letto Santillana :)


>la tesi del libro di Semerano /2005) è che lingue europee abbiamo un’origine ben più remota di quella ipotizzata, e che siano figlie della lingua accadica parlata nel terzo millennio a.C. in Anatolia, Siria, Mesopotamia.

A chi è interessato all'origine delle lingue europee, vorrei tanto consigliare un libro in cui si esprime la tesi che personalmente giudico la più probabile, la continuità linguistica dal Paleolitico, ancora fortemente osteggiata dalla linguistica mainstream che ci ha messo 30 anni ad accogliere le teorie linguistiche di Jimbutas e ora ci metterà altri trent'anni a capire che la Jimbutas, grande archeologa, si era però sbagliata nelle questioni linguistiche, materia che conosceva poco.

Questo il libro http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&ISBNART=07386-8

Questo il sito online http://www.continuitas.org/intro.html con la presentazione dela teoria.

Ho letto tutte le 2000 pagine e con la mia non tanto scarsa conoscenza della linguistica e dell'antropologia, non posso criticare neanche una frase.

Anto ha detto...

*criticare in senso negativo, volevo dire che approvo tutto.

RED TURTLE ha detto...

Fonte: http://fukushima-diary.com/2012/08/66-years-later-japan-dropped-more-than-168-hiroshima-atomic-bombs-on-itself-cs-137-base/
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66 ANNI DOPO, IL GIAPPONE SI LANCIA ADOSSO L'EQUIVALENTE DI
168 BOMBE ATOMICHE DI HIROSHIMA (basandosi sul contenuto di Cs-137)

Posted by Mochizuki on August 5th, 2012
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Alle 8:15 AM di 67 anni fa, Hiroshima venne colpita dalla prima bomba atomica
nella storia del mondo.

A causa di essa sono morte circa 280959 persone. Soltanto nell'anno 2012, non
meno di 5.729 moriranno per lesioni a lungo termine imputabili alla bomba o a danni
genetici attribuibili ad essa. (cf. Il Ministero della salute giapponese ha da sempre
nascosto i dati esatti riguardanti le vittime della bomba atomica)

Tengono una cerimonia ogni anno e dichiarano che non si ripeterà mai più la stessa
tragedia, ma il governo giapponese rimane riluttante ad amettere il fatto che la pioggia
nera ("black rain" o "purple rain") li colpì, in modo di non dover compensare le vittime.

Come dato di fatto, dovrebbero rivolgere queste dichiarazioni a loro stessi.

Secondo il rapporto del governo giapponese nel 2011, che si presume la stima più
moderata, i reattori di Fukushima (dal 1 al 3) hanno emesso circa 168 volte la quantità di cesio-137 rispetto alla bomba atomica di Hiroshima (fino al mese di agosto 2011).
(Al cesio vengono imputati disturbi cardiaci e rari tumori ai muscoli e al pancreas.)

Riguardo allo Iodio-131, si calcolano 63,000 tera-Bq in Hiroshima, mentre a Fukushima
sono stati liberati 160,000 tera-Becquerel. (Lo Iodio-131 causa tumori e gravi disfuzioni
tiroidee)

Riguardo allo stronzio-90, erano 58 tera-Bq in Hiroshima, mentre a Fukushima 140 tera-Bq.

Inoltre a Fukushima è stato emisso Cs-134, che non venne riscontrato a Hiroshima.

Non vie conteggiata la contaminazione dei mari.

Son passati circa 17 mesi dal 311-giapponese (11 marzo 2011). Le radiazioni sono
equivalenti all'esplosione di una bomba atomica di Hiroshima ogni 3 giorni.

In realtà queste stime sono per difetto, dal momento che i reattori sono pieni di fori, il
combustibile nucleare in parte è sparso e in parte ha formato un "blob" sul fondo di
concreto dei reattori, probabilmente in qualche caso si è verificata la "sindrome cinese"
(penetrazione del combustibile nucleare nelle profondità del terreno e inquinamento
della falda freatica) e nuova radiazione continua a fuoriuscire dagli edifici.
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IORI MOCHIZUKI

Fonti:
http://www3.nhk.or.jp/news/html/20120806/k10014096271000.html

http://www.tokyo-np.co.jp/article/feature/nucerror/list/CK2011082502000106.html

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