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domenica 12 agosto 2012

L'Invenzione


L’invenzione.

COMMEDIA IN UN ATTO 

di Alex Passi

Personaggi:
- Angelino Ferretti, 65 anni, direttore del dipartimento di fisica applicata dell’Università.
- Tiziana Malaguti, Bibliotecaria di Dipartimento, amica di Ferretti da quarant'anni. 
- il Senza Nome: personaggio maschile di circa 35 anni.

[La scena si apre sullo studio di Ferretti, un lunedì mattina. C’è un computer sulla scrivania con una stampante, un telefono, carte, portafoto. Lo studio è al piano terra, c’è una finestra nello studio con vetro smerigliato, dietro il quale si intravvede l’ombra di un’inferriata a forma di croce. Lo studio di Ferretti è ordinato e sobrio.
La porta dello studio si spalanca di colpo. Entra Ferretti un po’ trafelato. Chiude la porta e dopo qualche momento di esitazione si chiude dentro a chiave, poi va alla finestra, apre il vetro di pochi centimetri e con circospezione guarda fuori, tenendosi sul lato. Chiude la finestra, scrolla le spalle, si sfila la giacca e si siede sulla sedia. Apre il computer, guarda qualcosa in rete. Legge. Aggrotta le ciglia]
Ferretti [tra sé e sé]
Ci mancava anche questa.
[Rimane pensieroso a guardare nel vuoto. Fa’ per prendere il telefono, poi ci ripensa e rimette giù la cornetta. Bussano alla porta.]

Ferretti: Chi è?

Tiziana [da fuori]: Mo come sarebbe a dire “chi è”? Professore, sono Tiziana, c’è il caffé...

Ferretti [si alza e va alla porta]:
Arrivo subito, sig.ra Malaguti, un attimo.
[Apre la porta appena un po’ per assicurarsi che Tiziana sia sola]. Entri Signora, Buongiorno. [Tiziana entra con un vassoio e due tazzine di caffè; Ferretti chiude la porta e fa’ come per chiudere a chiave, poi ci ripensa].
Tiziana:
Ma come, ma si era chiuso dentro? Ohi. Ma cosa le succede, Professore -- ha proprio una brutta faccia. Si sieda, c’è qualcosa che non va?

[Ferretti non risponde; si affloscia sulla sedia dietro alla scrivania, mette tre cucchiaini di zucchero nel caffè e mescola meccanicamente per un buon mezzo minuto. Beve tutto di un fiato, poi guarda Tiziana con gratitudine].
Grazie, Signora Malaguti, lei è sempre gentilissima. Ho passato una strana mezzora.

Tiziana:
Bentornato sulla terra, Professore. Spero che il caffè sia più buono di quello solito. Stamattina abbiamo inaugurato la caffettiera nuova, di quelle che vanno con la cialda, quella che abbiamo comperato con i ... fondi neri della colletta docenti-non docenti. Allora, cosa succede?

Ferretti: Non mi era mai successo. Mi hanno inseguito. Qualcuno. Da fuori casa a sotto la porta del Dipartimento. Stavo quasi quasi per chiamare il 113...

Tiziana:
Ma chi l’ha inseguita?

Ferretti:
Beh, se lo sapessi ... non sarei preouccupato. Uno alto, biondo, con una sorta di cartella in mano, impermeabile da ... insomma, da Spia venuta dal Freddo. Agente. Man in black. B-Movie. Ma una faccia inquietante.

Tiziana:
Ma è sicuro? Come è andata?

Ferretti:
Sulle prime l’ho visto con la coda della mente, sa quando ci si accorge sì e no di qualcosa che in qualche modo ti disturba, ma rimane come sullo sfondo, come un disagio, un mal di testa che sta per scoppiare. Ero a prendere il giornale, e lui era dietro di me. Una specie di ombra. Non ci ho fatto caso al momento; ma poi sono andato per il cappuccino da Roversi, mi metto in piedi davanti al tavolino alto, quello per i clienti mordi-e-fuggi, alzo gli occhi dal giornale e questa volta non ho potuto fare a meno di accorgermi. Mi guardava fisso, come se volesse dirmi qualcosa. L’ho fissato anch’io, e non ha abbassato lo sguardo; ma non ha detto niente. Alla fine l’ho abbassato io. Mi sono sentito ... nudo, come se mi vedesse dentro. Ho pagato e sono filato fuori.

Tiziana:
E lui?

Ferretti:
Ho controllato mentre andavo verso Strada Maggiore, ogni tanto mi sono guardato alle spalle per vedere se mi seguiva. Ma da quello che ho potuto vedere non era uscito dal bar. Ho pensato di essermi sbagliato e ho continuato. E subito prima di entrare in Strada Maggiore, ecco che me lo vedo arrivare da sinistra, dietro la Torre.

Tiziana:
Ma non è possibile, come ha fatto ad arrivare là senza farsi vedere?

Ferretti:
Non lo so, ma era là. Ho allungato il passo, tenendomi sul lato sinistro. Poi è successa un’altra cosa strana. Lui sarà stato dieci-venti metri dietro a me. Ogni tanto davo un’occhiata per vedere se mi stava ancora seguendo. Quando sono arrivato davanti alla chiesa di San Bartolomeo, mi volto indietro e non lo vedo. Mi volto dall’altra parte ed eccolo là sull’altro lato della strada. L’ho intravisto tra un bus in coda e l’altro, fitti che sembravano un treno merci. Poi quando sono passati gli autobus non c’era più.

Tiziana:
Come non c’era più? Sarà salito per via del Luzzo...

Ferretti:
Forse. Sta di fatto che non c’era più. Ho continuato tranquillo fino a Piazza Aldrovandi, non l’ho più visto. Ma mentre imboccavo via Petroni, me lo son visto arrivare da lontano, proveniente dal lato viali di via San Vitale. Insomma, o è un centomentrista, o ha il teletrasporto. E sarei più propenso a pensare alla seconda. Ho allungato il passo. Mi è sembrato non vederlo più, poi ho girato in via Unione, vado verso il Dipartimento, faccio via Selmi, non c’era nessuno, e quando arrivo in Belmeloro, davanti al Dipartimento, tacchete, ecco che mi arriva, proveniente ancora una volta dai viali. Assolutamente impossibile. Allora sono entrato. Non mi pare che mi abbia seguito dentro. Ho controllato, fuori dalla finestra adesso non c’è.

Tiziana:
Ma è sicuro che fosse la stessa persona? Perché ha ragione, non è possibile. Potrebbe trattarsi di una coincidenza... un sosia, che so.

Ferretti:
No, in Belmeloro l’ho visto bene -- era sempre lui, biondino con impermeabile e borsa sotto braccio. E sguardo di vetro inchiodato sul sottoscritto. Insomma, se voleva non farsi notare, beh... non c’è riuscito.

Tiziana:
Vuole che avvertiamo la Portineria?

Ferretti:
Ottima idea. [prende il telefono, fa un interno]. Bazzocchi, buongiorno. Sono Ferretti. No, non l’idraulico, il direttore, bravo. Senta, ha mica visto passare uno sui trent’anni, biondo, con un impermeabile bianco e una borsa nera? Nessuno? Solo le studentesse? Beh, quello non ha l’aria di essere una studentessa. Studenti maschi o presunti tali nessuno? Boh, sarà. Allora, per cortesia, se lo vede, gli dica di non salire negli studi, e mi chiami. Come? Il mansionario? Ma lasci stare, non le chiedo di fare il poliziotto, non deve chiedergli mica i documenti. Sì, lo so che c’è la legge sulla privacy. O insomma, quello non è uno studente. Se entra un estraneo, lei gli chiede gentilmente se ha bisogno, e se per caso vuole vedermi, gli dica di aspettarmi là. C’è la panchina. Ma sì, se insiste gli dica che comunque non sono in studio ma che mi può cercare al cellulare. Sì. Ma certo che sono in studio. No. Se dovesse passare, e può passare solo dalla portineria, preferisco incontrarlo nell’atrio. Non di sopra. Come? Quando? Senta, mi faccia una cortesia. Il caffè lo prenderà dopo, glielo offro io. Grazie, Bazzocchi, mi raccomando veh. A dopo. [riattacca e sbuffa. Cita:] “Il bidello svolge mansioni di custodia ed attesa”. Manco aspettasse Godot.

Tiziana:
Senta, questa storia è davvero troppo strana. Forse davvero bisognerebbe avvertire i carabinieri o quantomeno il Rettorato...

Ferretti [sorridendo]:
Mo’ . E gli racconto che sono stato inseguito dal un alieno con l’impermeabile e il teletrasporto. Sòrbole. A vag’a a tór la pension zinq’ ann prèma ... al manicomi! Facciamo i bravi e vediamo come butta.

Tiziana:
Pensa che c’entri il LEFE?

Ferretti:
Non so cosa pensare. Non so nemmeno se ho visto quello che ho visto. A parte LEFE, non abbiamo niente che possa interessare ... qualcuno a quel livello. È proprio per questo che avevamo messo tutto on line. Parola d’ordine: segreti zero. Beh, quasi zero. Anche quelli delle pulizie qui dentro sanno che LEFE va in blocco dopo sei giorni. E poi, l’esperimento lo stanno replicando in tre laboratori diversi. Tutto alla luce del sole...
E quanto alle altre ricerche del Dipartimento, o insomma, non credo proprio che la Science Instruments Corporation manderebbe uno a controllare che il rilevatore di raggi cosmici non usi un software taroccato. O la CIA per sapere come fa Samueli a far lavorare come una scheggia quaranta vecchi PC in parallelo — il nostro supercomputer made in Italy a costo zero. E quanto al sottoscritto, non mi pare di avere sgarbi in sospeso con la camorra, la massoneria, mariti gelosi, ... nemmeno con Equitalia. [pausa]
A proposito di LEFE. Ha mica telefonato Zanardi?

Tiziana:
No, il centralino automatico non mi ha passato niente. Forse è un po’ presto...

Ferretti:
Stamattina, quando mi sono alzato, non facevo che pensare al nuovo esperimento. Poi, dopo quello che è successo, mi quasi scappato di mente. Chissà come è andata. [suona il telefono] Ecco, ecco, forse è Zanardi. Sì è proprio lui, interno 0666.

“Pronto? Buongiorno Zanardi. Bene grazie, beh quasi. Allora come è andata? Ahi! Si è spento ancora? Quando è successo questa volta? alle 23:50, sempre di sabato? Ovvio che siamo daccapo. Sì lo so che doveva essere ancora una volta la volta buona, ma evidentemente non ci siamo ancora ... anzi non per un cavolo. Mi dispiace veramente, quasi incomincio veamente a pensare che non ci saremo mai. Mi mandi i dati via mail. Ma lei ha fatto proprio un ottimo lavoro. Davvero. E non da oggi, lo sa. Ci vediamo dopo, Zanardi -- passi quando vuole, sono in ufficio fino alle sei. Mi è successa una cosa un po’ strana stamattina... poi le dirò. A dopo [riattacca e scuote la testa].


Tiziana:
Cilecca?

Ferretti:
Alla grande. È andata male. Giuro — no non si deve giurare — diciamo che prometto sul pelo morbido del gatto di casa, che questa volta quasi quasi ci avevo sperato. Ma sa che è proprio una cosa che manderebbe in bestia anche Giobbe? La reazione parte perfetta, nichel catalizzato e idrogeno, quasi a costo zero. Crea venti volte più energia di quella che ci mettiamo dentro, emette elettroni in abbondanza che aspettano solo di essere catturati e trasformati in dueventi, non produce scorie radioattive, non inquina e ... sempre, ma sempre, il sesto giorno, ossia sabato sera, minuto più minuto meno, si spegne di colpo. Ma sono solo degli stupidissimi atomi. Fai partire la reazione ogni lunedì...

Tiziana:
Sono sei mesi che me lo dice, prof. Ferretti: “E si spegne prima della mezzanotte di sabato”.

Ferretti e Tiziana scandiscono in coro: “Comunicato Stampa: Il progetto LEFE — il Low Energy Fusion Enhancer — promette di rivoluzionare il modo in cui l’uomo genera energia nel suo ambiente, ma mai di domenica” [ridono].

Tiziana, [subito seria]:
Ma mi dica una cosa, professore. È un po’ che ci penso, ed è un po’ un pensiero matto, non ha senso, ma... avete provato a farlo partire di martedì, o di venerdì? Cosa succede? Arriva fino alla domenica, o anche oltre?

Ferretti:
Guardi, dopo quello che è successo stamattina le mie difese immunitarie di riservatezza sono a zero. Complimenti, Sig.ra Malaguti, lei ha un intuito fino. Se dico “segreti quasi zero” per “quasi” intendo proprio questo. Ed è un grosso quasi. Però, mi raccomando, per carità, che non si sappia in giro, davvero. Mi butterebbero fuori di qui a calci. No, molto enfaticamente, non ci arriva mai alla domenica. Se parte martedì, si ferma sabato sera. Se parte venerdì, si ferma sabato sera. E domenica non parte. Abbiamo fatto un esperimento da dementi, ma è stato decisivo; si ricorda la missione che Zanardi ha fatto il mese scorso nel sud della Spagna e del Portogallo. Si è chiesta cosa mai andasse a fare quel povero diavolo di Ezio, in macchina tra Rosal de la Frontera, 1846 abitanti censiti e Vila Verde de Ficalho, 1459 anime nel 2011 — un orrido buco di posto dove non c’è assolutamente nulla, con una strada in mezzo e un confine di stato incustodito?

Tiziana: Non foste stati voi due a chiedere la missione, avrei detto: “le vacanze a spese del contribuente, ma moooolto low cost”. Ricordo che non si trovava nemmeno un albergo decente da quelle parti quando gli ho fatto la prenotazione. Pensavo che c’entrasse, che so, la latitudine, o qualche minerale nel terreno.

Ferretti:
Beh, non la latitudine. La longitudine. Il Portogallo è un’ora indietro rispetto alla Spagna. Il fuso orario. Zanardi aveva un LEFE nel baule. In Portogallo, al sabato sera, l’apparecchio fermava un’ora dopo. Una sera ha provato a portare un LEFE funzionante avanti e indietro sulla statale: di là ripartiva, di qua si fermava. Roba da matti. Ma questo non l’abbiamo mai né detto né scritto, ci avrebbero rinchiusi.
Che la reazione duri sei giorni ormai lo sanno in tanti, l’hanno replicato -- ma noi ci siamo parati un po’ il culo: quando abbiamo comunicato il protocollo, l’avevamo impostato dicendo che la pillola di Nickel e il catalizzatore dovevano essere miscelati prima, lasciati riposare due giorni, e poi immessi nel reattore il terzo giorno.
Così ovviamente, tutti apprestavano l’esperimento nel corso della settimana, mettevano la pillolina di Nichel catalizzato in naftalina durante il weekend e facevano il pieno di l’idrogeno lunedì. Spento entro sabato, sempre. Ma nessuno si mai accorto, almeno finora, che l’esperimento ha una perfetta memoria temporale legata al luogo e alla domenica. Prima o poi ci arriveranno anche gli altri, ma finora lo so io, lo sa Zanardi... e adesso anche lei -- ma insomma, ci conosciamo da trent’anni, so che è una persona discreta. Quella storia dei due giorni di incubazione degli ingredienti ... sono tutte balle, si prepara il reattore in dieci minuti.

Tiziana [rimane in silenzio per un po’]:
Porca d’una miseria. Ma questa è grossa. Non me l’avesse detto proprio lei, avrei chiamato la guardia medica e l’avrei fatta ricoverare. Non è possibile: un tubo di metallo che si ricorda il giorno della settimana? Ma siamo matti? Mi fa venire i brividi.

Ferretti:
Guardi, lei sa che vado a Messa, forse sono l’unico fisico del Dipartimento che crede in qualcosa che non sia la partita di calcio, almeno ci provo. Ciononostante, faccio molta, ma molta fatica a pensare che gli atomi di Nichel siano degli Anabattisti che non lavorano MAI di Domenica. Però c’è dell’altro, che mi distuba non poco, e la cosa l’ho saputa solo oggi. C’è stata un’eccezione... sconcertante.
Si ricorda Aaron Cohen?

Tiziana:
L’israeliano che è stato qui l’anno scorso? Università di Haifa?

Ferretti: Lui. Guardi questa mail, è arrivata questa mattina, ero così preoccupato per quell’altra faccenda che non ci ho pensato molto. Ma è importante.
[stampa un foglio dal computer, lo da a Tiziana che legge].
Caro Ferretti,
Provato tuo LEFE esperimento. No funziona di sabato. Anche quando noi fa partire due giorni prima. Noi molto perplessi, sentiamoci.
Aaron.”

Tiziana:
Ma come, il LEFE di Cohen è ebreo?

Ferretti:
L’abbiamo messo insieme Zanardi e il sottoscritto: sicché a rigori, dovrebbe essere mezzo Cristiano tiepido e mezzo Agnostico rovente tendente all’ateo. Forse è ebreo tra gli ebrei, cristiano tra i cristiani, buddhista a Lhasa, e sarei disposto a scommettere che a Tehran si fermerebbe prima della mezzanotte di giovedì. Abbiamo un esperimento che onora il terzo comandamento. Almeno lui.
[pausa]
Sa, questa volta Zanardi ce l’aveva messa tutta. Aveva trovato un catalizzatore alternativo per la reazione, ossido di stronzio... e via, non rida, Signora Malaguti — aveva fatto tutti i conti per benino e funzionava davvero... e meglio di prima. Abbiamo provato un giorno: perfetta. Due giorni: perfetta. E poi, lunedì scorso la prova lunga. Arresto alle 23:45 del sabato sera. Come Domeneddìo: lavora per noi sei giorni e si riposa nel settimo. Esattamente come i modelli precedenti...
[pausa]
Vuole saperne una? Con il primo prototipo, quello che sembra un maialino rivestito di piombo, ho fatto una cosa di cui un po’ mi vergogno, sa come la penso, Nostro Signore e la Scienza non vanno mescolati. Insomma, ho fatto benedire l’esperimento da don Tavazzani, quello che insegna Archeologia Cristiana, nel giorno la festa di Santa Rita, quando benedicono le auto a Bologna ... gli ho propinato la scusa che era uno strumento di lavoro.
Non è servito a niente -- anche se preventivamente e debitamente santificato, LEFE si è fermato puntuale al sabato sera, alle 23:59. E credo che Zanardi, che è un mangiapreti, sia particolarmente sconvolto da questa storia, di sicuro più di me. Gli ho detto di portare un LEFE nella sede dell’Associazione Laici e Agnostici Razionalisti ... non so se l’abbia fatto, l’avesse fatto penso me l’avrebbe detto.
Per parte mia sarei felice anche se le cose dovessero rimanere così per sempre -- se non altro mi darebbe tempo per meditare sulle basi naturali del riposo domenicale, forse mi farei frate, ma ...

Tiziana [sorridendo]:
Ma sua moglie non sarebbe contenta.

Ferretti:
Ovvio che no. E ovvio che non mi farei frate, lo sa benissimo. Elisa e io stiamo troppo bene insieme.
No, avevo un altro “ma”, piuttosto evidente. Quello che mi tiene sveglio di notte, fino alle quattro di mattina, è il pensiero è che siamo come bambini che guardano dentro una stanza piena di giocattoli e non possono entrare. Là dentro c’è una fisica nuova, scintillante, meravigliosa. E sconvolgente. Una macchina che potrebbe davvero risolvere tutti i problemi energetici di tutti, per sempre -- un “bagaglino” di quelli che, come la pubblicità della vecchia FIAT Panda, “ti chiede poco e ti dà molto”. Siamo chiusi fuori, possiamo solo rimaere appiccicati alla vetrina e mangiarci il fegato. Così com’è non serve a una brisa -- nessuno vuole un motore che non ti lascia andar via il weekend, una caldaia che si spegne ogni sei giorni e ti fa fare il bagno nell’acqua fredda, un reattore atomico grande come una scatola di scarpe che scalda tutto il locale, ma ti lascia senza corrente prima di mezzanotte in discoteca — e finora non abbiamo nemmeno provato a vedere se anticipa la chiusura natalizia, se rispetta Ognissanti, il Kippur, il compleanno di Muhammad e quant’altro. Finora sappiamo che si ferma di sabato, almeno da noi. Si regola sulla maggioranza della popolazione? Domenica, LEFE non mi parte nemmeno se mi metto a salmodiare in sanscrito.
Ma c’è di peggio: l’anomalia, se così si può definirla, è talmente assurda che non se ne può parlare, non si può uscire sugli Annali di Fisica Applicata con un articolo Comportamenti festivi di un prototipo di reattore a fusione fredda. Prima che qualcun altro faccia come Cohen, si accorga che qualcosa non va e ce lo venga a dire, ci vorranno mesi. Forse più.
Ho visto gente costretta a buttare via ricerche altrettanto serie per molto meno, solo per paura di coprirsi di ridicolo. O per critiche della cricca dei colleghi. Quelli che vanno in rete nei blog (magari rimanendo anonimi) e scrivono fiumi di cazzate avvelenate.
Dobbiamo cercare ancora. Ma non mi chieda di bestemmiare davanti a un esperimento, solo per vedere se sta acceso più a lungo.

Tiziana:
Senta, ci sarà senz’altro un motivo plausibile, una ragione, un’influenza di qualcosa che ... per esempio, avete controllato che non ci siamo degli apparecchi in Dipartimento che partono il sabato sera, automaticamente? Forse Zanardi in Spagna si è sbagliato. O LEFE soffre di mal d’auto...

Ferretti:
Sì, e no. Ossia, abbiamo controllato TUTTO, a meno che non ci sia qualche lavoro in corso di cui i colleghi non hanno mai parlato. E no, non c’è niente, tranne la festicciola che fanno i ragazzi moldavi che puliscono il Dipartimento ogni sabato sera tardi.

Tiziana: [imbarazzata e divertita]
Beh, questa poi. Non pensavo che lo sapesse. Io l’ho saputo da Felicina, la bidella che ha sposato Rodover, il romagnolo che fa il caposervizio dell’Unipuliz. Sono tanto carini, sa, e non toccano mai niente. Ma a lei, chi glie l’ha detto?

Ferretti:
Nessuno. Tre settimane fa c’ero anch’io, sono arrivato in laboratorio dopo cena alle dieci e mezza per vedere se LEFE si sarebbe fermato prima di mezzanotte. Non mi han visto entrare. Verso le 11 Dmitri, Cristian, Ivan e gli altri due, pulidores, finiti i lavaggi e lucidati i pavimenti, sono andati in biblioteca, hanno acceso un po’ di luci e tirato fuori stereo, salsiccia e boccia di vino. Dal laboratorio di sotto li ho sentiti...

Tiziana:
E cosa ha fatto?

Ferretti:
Ho aspettato che LEFE facesse fiasco come al solito. Quella sera è stato gentile, se ne è andato in anticipo, alle undici e venti, senza un lamento. Psssss. Allora ho staccato tutto, sono salito e ... mi sono unito alla festa. Cantavano in coro in moldavo. Avevano la balla triste; e io il morale in cantina. Alla fine chissà come avevo la balla triste anch’io. Ho detto a Dmitri che, OK, ero là come ospite non come direttore, ma di stare molto attento a non farsi beccare. Non tutti sono rilassati in questo Dipartimento.
Ma se lo vede il prof. Fortazzi prendere la parola in Consiglio e ringhiare tutto tirato: “Il Direttore comunichi FORMALMENTE a questo Consiglio con che autorità viene concesso a degli ESTRANEI di far uso delle strutture dipartimentali a fini che non rientrano in quelli istituzionali. Il Direttore deve rispondere FOR-MAL-MEN-TE”. Che razza di idiota. Ma ci si deve parare il fondoschiena, sa.

Tiziana:
Lo so bene -- Fortazzi è un cretino in ogni modo, riesce a essere aggressivo anche quando ti dice che è d’accordo con te -- il che non avviene spesso.

Ferretti: In mancanze di altre vittime, venderebbe sua madre e anche l’amante, pur di fare un dispetto a qualcuno.
Comunque i nostri amici sono stati molto gentili, premurosi. E il vino era ottimo. Anche la salsiccia — quella avanzata me l’hanno data da portare a casa e abbiamo ruttato aglio per tre giorni, Elisa e io. Ma credo che da allora non vengano più. E in fondo mi dispiace.
No, Zanardi non può essersi sbagliato. E non c’è nessuno in cantina che faccia andare cose strane di notte al sabato sera.


Tiziana:
Si fida di Zanardi?

Ferretti:
Sì, se non altro perché ha un 100% di dedizione rigida al lavoro, e 0% di immaginazione. Sa che mezza Bologna se la vede con sua moglie?

Tiziana:
Non dovrei saperlo, ma... beh, forse tutta Bologna. La signora ha dei problemi, credo.

Ferretti:
Zanardi qui sarebbe capace di dire puntiglioso da sotto i suoi baffetti e dietro agli occhialini, “No, non è esatto, signora Malaguti, non è esatto. Solo mezza Bologna, ovverossia la metà maschile, e poi si dovrebbero altresì eliminare i bambini, gli over sixty-five, statisticamente poco rilevanti, e coloro che soffrono di impotenza congenita o acquisita, che costituiscono lo zero virgola cinque della popolazione, secondo le statistiche dell’ASL”. Magari senza accorgersi che si sta parlando di SUA moglie.

Tiziana:
A me è simpatico. L’ultimo veteromarxista con meno di settant’anni rimasto in città. La sua vita privata dev’essere un inferno. Meno male che i bambini crescono bene...

Ferretti:
Sa perché Ezio Zanardi è così ... fedele alla linea, quella di casa e quella del partito -- beh, il partito non c’è più, ma in ogni modo...fedele al ricordo del medesimo? Sua madre, credo si chiamasse Zaìra, è scappata a 27 anni, quando lui ne aveva due. Scappata con un prete pugliese. Sono andati a vivere prima in Svizzera, poi in Danimarca. Lui faceva il barista, lei le pulizie. E il prete se la faceva anche con un’altra, mi pare. Una specie di ménage poligamo.
Così hanno lasciato il piccolo Ezio con il padre, Camillo. Un brav’uomo. Ma Ezio non ha mai digerito la cosa. E allora, per evitare che la moglie prenda e se ne parta, e ripeta quello che ha fatto sua madre, si è imposto di evitare qualsiasi pretesto, ricopre lei e i bambini di regali e di attenzioni e le lascia fare tutto quello che vuole, dentro e fuori dal letto. Ma odia i preti. Con ferocia. E sublima le corna con la teorizzazione della lotta di classe.

Tiziana:
Beh, però, anche la moglie, insomma... Zanardi non è proprio un maritino flessibile e gioioso. È puntiglioso, distaccato, rigidissimo, gli studenti dicono che a lezione sembra una versione bolognese di Peter Cushing.

Ferretti:
Però insegna bene. Noioso? Sì, ma imparano la fisica. Prevedibile? Sì, ma non perde una lezione, una riunione, o un appello di esame. Quanto alla ricerca, è .... beh, diciamo ... diligente. Secondo me si meritava di più dalla vita...

Tiziana: [meditabonda]
Non so se vi sia nessuno che possa dire di meritarsi qualcosa. A me il mondo sembra così casuale. Tranne il LEFE. [sorride] Quello sì che non è casuale. [prende il vassoio apre la porta, esce. Dopo trenta secondi bussa di nuovo alla porta ].

Ferretti:
Avanti!

Tiziana:
Professore, lui -- quello là, mi sa che è qui. Completo di impermeabile e borsa. Mi ha detto che vorrebbe essere ricevuto. Ma io quello l’ho già visto.

Ferretti:
Lo conosce? Ma chi è.

Tiziana:
Non so chi è, ma l’ho già visto. La settimana scorsa era qui, girava per il cortile, si mescolava con gli studenti, andava anche a lezione, faceva il simpaticone, teneva capannello... Non aveva l’impermeabile, però. Dopo un po’ i ragazzi l’hanno evitato. Le ragazze, almeno quelle che hanno un minimo di sale in zucca, non gli parlavano nemmeno. È un bell’uomo, ma ha qualcosa di sgradevole. E fa cose sgradevoli.

Ferretti:
Tipo, inseguire le persone per strada scomparendo a ogni incrocio?

Tiziana:
No, un’altra cosa. Sa il cortile dove la Luigina dà da mangiare ai gatti? Giovedì scorso. C’era una gazza caduta dal nido, già abbastanza grandicella, ma non abbastanza per volare. Mefisto, il gattone nero che fa un po’ da capogatto in cortile, l’aveva puntata. E la coppia di gazze, la mamma e il papà, cercavano di distrarlo, per attirarlo lontano dal piccolo. La gazza era comunque spacciata, ma non si può stare lì senza far niente. E quello la ... invece di allontanare il gatto, ha fatto scappare la coppia di gazze. Poi si è messo a guardare Mefisto che faceva la posta all’uccellino, passo dopo passo con il sedere per aria che gli vibrava per l’eccitazione. Roba da gatti. La gazza era quasi in corner, tra i due muri del parcheggio, terrorizzata. E — le giuro — quello guardava e guardava tenendo le braccia aperte, alzate come fanno i preti a messa, aveva la bocca aperta in una smorfia che era metà sorriso, metà non so, direi quasi fame, come se fosse stato lui il gatto. Io ero fuori per la sigaretta, appena ho capito la situazione ho preso su Mefisto (che con noi è buono come il pane), gli ho dato una girata e l’ho fatto scappare via. E guardi che non me la sono immaginata, quello là mi ha guardato con un odio da congelare i carboni accesi, e ha sibilato, proprio così, come una biscia; poi è scappato dentro prima che gli dicessi qualcosa. Non avevo mai visto tanta cattiveria in un ragazzo. Beh, un uomo. Peggio ancora. Sono entrata subito per dirgliene due e chiedergli una buona volta cosa veniva a fare in Dipartimento, ma... in effetti è strano, non l’ho trovato. E anche questa volta: non aveva detto a Bazzocchi di non farlo passare? È là fuori...

Ferretti:
Adesso prendiamo il vitello per le corna e lo facciamo entrare. Vuole rimanere o ...

Tiziana:
Io da qui non mi muovo, se non le dispiace. Non si sa mai.

Ferretti:
Va bene. [sorride] A questo punto, faccia come l’infermiera nello studio medico, lo faccia accomodare e rimanga qui a far finta di far qualcosa.

Tiziana [va alla porta]: Prego, si accomodi. [Tiziana fa entrare il Senza Nome, che si piazza davanti alla scrivania di Ferretti e si siede a cavalcioni sulla sedia, senza dire una parola. Tiziana allibita si siede sull’altra sedia davanti alla scrivania].

Ferretti [Guarda attentamente il Senza Nome e annuisce]:
Buongiorno. Lei chiaramente mi conosce, visto che mi ha seguito dal via San Gregorio fino a qui stamattina. Con chi ho il piacere di parlare? Ah, le presento la bibliotecaria del DIpartimento, la dott.ssa Malaguti.

Senza Nome [volta la testa e fissa Tiziana]
La gazza è morta lo stesso. Senza cibo, fuori dal nido -- non durano più di sei ore. Morta. Morta un po’ alla volta. Divertente. Era meglio se lasciava fare al gatto.

Ferretti:
Lasci perdere - mi dice per cortesia come si chiama e perché è qui?

Senza Nome:
Le presentazioni? Non so se sia il caso. Vengo da lontano. Sono qui per una questione, diciamo, di business. Mi può chiamare Vincenzo, o Berto o come vuole. Non fa molta differenza.

Ferretti:
Va bene; Berto, allora. Cosa vuole?

Senza Nome:
Ma come, mi tratta così? Prof. Ferretti, sono venuto ad aiutarla.

Ferretti:
Aiutarmi?

Senza Nome:
So che c’è qualcuno che non paga il sabato...

Ferretti: [perplesso]
Sabato?

Senza Nome:
Non tutte le ciambelle vengono con il buco...

Ferretti:
Ciambelle?

Senza Nome:
Qualcuno fa le pentole ma non i coperchi...

Ferretti:
Pentole?

Senza Nome:
Ma ci sono le eccezioni. Ci sono anche quelli che fanno anche i coperchi. Gratis.

Ferretti:
Senta ... Berto ... venga un po’ al dunque, vedo che lei ama la metafora, è un esercizio di retorica creativa, ma ... non capisco. Perché mi ha seguito stamattina?-- O forse dovrei chiederle: come ha fatto a sparire tra via Rizzoli e le Torri, riapparire in Strada Maggiore, sparire dopo San Bartolomeo, ecc. ecc. E adesso riapparire qui, dopo che avevo detto chiaramente in portineria che oggi avrei ricevuto solo su appuntamento?

Senza Nome:
Lei non mi voleva vedere, lo so. Gliela devo proprio dire in soldoni?

Ferretti:
Ovvio.

Senza Nome:
LEFE.

Ferretti:
LEFE. Beh, cosa vuol sapere sul LEFE? Le misure preliminari sono on-line. Lei è un fisico?

Senza Nome:
So tutto sulle sue misure. Non le ho lette. Ma le conosco. Non sono un fisico, nel senso che lo intende lei. Ma sulla fysis — la natura delle cose — non per vantarmi ma me ne intendo.

Ferretti:
Non... OK, vada avanti. Cosa vuole sapere?

Senza Nome:
Cosa vuole sapere LEI? CI sono delle cose che lei vuole sapere.

Ferretti:
Tutti noi vogliamo sapere delle cose...

Senza Nome:
Io no. Le so già.

Ferretti:
Mi fa piacere. Ma torniamo al motivo per cui è qui. Cosa le serve?

Senza Nome:
Non ha capito? È lei quello a cui serve qualcosa.

Ferretti: [visibilmente infastidito]
Sarebbe?

Senza Nome[recita meccanicamente]:
“Il progetto LEFE, il Low Energy Fusion Enhancer, promette di rivoluzionare il modo in cui l’uomo genera energia nel suo ambiente, ma mai di domenica”.

[Ferretti e Tiziana si scambiano un’occhiata perplessa]

Ferretti:
È praticamente di dominio pubblico ... e allora?

Senza Nome:
Il suo amico Cohen direbbe “mai di Sabato”...

Ferretti: [sorpreso e turbato].
Questa da dove l’ha presa? Mi ha hackerato il computer?

Senza Nome:
Non ne avrei bisogno. Ma lo so. E so anche cosa succede se il vostro reattore parte di martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato mattina.

Ferretti:
Ha parlato con Zanardi? Guardi che questa è una cosa molto grave.

Senza Nome:
No, non ho parlato con Zanardi. Anche se ho parlato a lungo con sua moglie ieri mattina mentre lui era in laboratorio. Tra due lenzuola.

Ferretti: [furibondo].
Non la bevo. La moglie di Zanardi non sa proprio niente. E lei è un grandissimo maiale, oltre che uno stronzo, scusi la parola. Non credo che la sig.ra Zanardi avrebbe niente a che fare con uno come lei: per quanto abbia un’idea molto particolare del matrimonio, lei non è proprio il suo tipo. Adesso mi dice esattamente cosa sa e chi gliel’ha detto, visto che è venuto qui per parlare di questo!

Senza Nome [imperturbabile]:
Lei capisce benissimo cosa so. E so molto di più, so che avete usato un catalizzatore a base di ossido di stronzio ottenuto da micropolveri, utilissimo per bloccare i gamma in eccesso prodotti da LEFE, ed equilibrare la reazione, ma del tutto irrilevante (si fidi, si fidi) ai fini del “riposo sabbatico” che LEFE si fa tutte le settimane alle undici e rotte di sabato. E se lei avesse chiesto qualcosa in più al suo amico il prof. Cohen, a cui ovviamente non può avere ancora risposto, le avrebbe detto che il suo LEFE kasher si è fermato esattamente un’ora prima del tramonto di venerdì sera, tutte le volte che l’ha fatto andare. Oy Gevalt ! Ovviamente Cohen ha cercato di far ripartire l’apparecchio sabato mattina — lui non è particolarmente osservante e ha accesso al laboratorio sette giorni su sette — l’ottimo LEFE non se l’è nemmeno sognata di ripartire per tutta la giornata, però al tramonto del Sabato sera, tàcchete e via a tutto vapore. E ha funzionato perfettamente fino al venerdì sera successivo. Altro che i giri di Zanardi tra Portogallo e Spagna.

Ferretti:
OK, furbetto, non so come ha fatto a sapere queste cose. Alòra. Se lei non mi convince di non aver bucato il mio computer, io la denuncio. E potrei denunciarla anche per stalking.

Senza Nome:
Ci sono i cacciatori e le prede, Professore. Ma lei non è il cacciatore qui. Quanto al suo computer, tsk, tsk, lei è troppo sospettoso. Ci pensi su: come potrei sapere da Cohen cose che lui non ha scritto -- e quando dico non ha scritto, dico che non le ha scritte — nè a lei nè a nessun altro. E non ha nemmeno un tirapiedi cornuto come Zanardi per aiutarlo. Cohen ha lavorato da solo, e non ne ha parlato con nessuno...

Ferretti:
Bene. Credo che questo sarà un ricevimento lungo, e sono contento che ci sia qui la collega. Il suo modo di fare è inqualificabile, e in circostanze normali l’avrei buttata fuori dallo studio cinque minuti fa. Però adesso lei mi dice chi l’ha mandata, perché è qui, e come ottiene queste informazioni.

Senza Nome:
Non glielo dirò. Le potrei però dire come può risolvere il suo problemino con LEFE.

Ferretti:
Guardi, ovviamente LEFE è importantissimo. Ma non sono ricattabile, e da come lei è partito, ho la netta impressione che lei mi vuole ricattare. Ma insomma, lei chi è ?

Senza Nome [si alza in piedi e cambia voce]:
Mo veh, grande professore! Non l’hai mica ancora capito? Io queste cose le so perché sono qui da molto prima di te, molto prima di questa città, anche molto prima di questo mondo malato e stanco. Sono qui da prima che voi uomini giraste sulla terra nudi, affamati, sempre a caccia di bacche, bestie e radici.
Usami un po’ di rispetto! Sono un caro amico e collega di colui che si è ribellato quando QUELLO LÁ ci ha presentato il suo progetto per questo insignificante lurido pianetino. Non contento della nostra devozione adorante, LUI ha voluto popolare questo luogo di scimmioni poco intelligenti, ma dotati di una cosina proprio carina ... un’anima immortale come le nostre. Una bella pensata, non ti pare? Perle ai porci. Al che gli abbiamo fatto sapere: no, non ci stiamo, è un’offesa a quello che siamo noi, i tuoi figli più antichi. L’uomo...un’investimento in obbligazioni spazzatura. E LUI poi ... beh sai benissimo come è andata a finire.
[mentre parla, si eleva attorno al lui una nuvola di fumo solforoso, puzzolente. Il Senza Nome si rivolge a Tiziana, visibilmente inorridita]: Mi dispiace infastidirla con un odorino sgradevole, signora. Ma la verità a volte fa puzza, anche più della menzogna.

Ferretti: [spaventato]
Chi .... chi sei?

Senza Nome:
Professore mio bello -- non c’è lingua umana che possa pronunciare il mio nome. Ma come ti ho detto, potrei essere Vincenzo. O Berto, o chiunque. Il primo significa “vittorioso”, il secondo “famoso”. E in fondo lo sono. Tutt’e due. Finora, da quella volta là, non ho perso una partita. E io e il mio oscuro Signore, un tempo assai luminoso, e anche gli altri, siamo ... in un certo senso ... una cosa sola. E siamo molto famosi.
E adesso parliamo di affari.

[Ferretti non riesce a dire niente, rimane inchiodato alla scrivania e guarda nel vuoto.]

Senza Nome [si risiede]:
Beh, sei rimasto senza parole? Come quelle vignette della Settimana Enigmistica? Scommetto che stai pregando. Ma non ti servirà a molto, sai. Sono bravo a evitare certe trappoline. Allora, parliamo. Ecco quanto: io ti do quello che ti serve.

Ferretti: [con un filo di voce]
Cosa?

Senza Nome [apre la cartella e tira fuori un fascicolo di carte rilegate a spirale]:
Vedi questa bella cartellina. Te la lascio qui, anzi apro e ti faccio vedere cosa che c’è dentro.
Leggi, omuncolo mortale, e impara. Pagina do-di-ci.

[Ferretti prende il fascicolo con enorme cautela e incomincia a leggere. Chiaramente, la cosa, nonostante il disagio, lo interessa. A un certo punto, solleva la testa e guarda Senza Nome fisso negli occhi.]

Ferretti:
Cosa vuoi tu da me?

Senza Nome: [facendo il simpaticone]
Mo’ niénta, carissimo umano. Ti lascio questa cartella. Tutta tua. Non essere presuntuoso, la superbia è il primo peccato, credimi. Non voglio mica la tua anima, né tantomento un contratto idiota, magari firmato con il tuo sangue — quell’imbecille di Faust insisteva per firmare con il sangue, senza sapere che era già dannato per il solo fatto di desiderare quello che non si può, non si deve desiderare. Mio cugino M. si è scomodato per niente, il buon dottore sarebbe venuto da noi lo stesso. Ma il regalino con la condizionale l’avuto in ogni modo, ci siamo divertiti. Eterna giovinezza, finché, in fondo solo pochi anni dopo, si è disperato del tempo che lo mangiava dentro, anche se fuori era rimasto roseo e bello come un porcellino. “Du bist so schön”, e zac, abbiamo presentato la cambiale ed è venuto a trovarci. Sta ancora giù da noi. Ma dovrebbe in fondo esserci grato; noi siamo dei benefattori e stiamo sempre ai patti, anche quando non ci servono.
Ripeto, con enfasi: non voglio nulla da te. Né io né i miei fraterni colleghi. Tu sei libero di prendere tutto quello che vuoi con queste informazioni, che ti consentiranno di far funzionare LEFE 24 h. su 24, 365 giorni all’anno. E ribadisco: tra te e il tuo [pausa , come se faticasse a pronunciare la parola] Dio ... ci stai solo tu, non ti dannerai certo se pubblichi un articoletto o due su Nature. Ma se lo farai, darai all’umanità l’occasione per uscire da una fame di energia che vi porterà, alla fine, a delapidare questo mondo peggio delle dieci piaghe d’Egitto, a consumare tutte le sue antiche e sapienti risorse, per poi estinguervi ... oh, sì, estinguervi, è assolutamente sicuro ... tra circa centodieci anni. Senza contare le distruzioni, le pestilenze, le guerre per l’acqua, il carbone, il petrolio, l’uranio -- tutto quello che oggi pochi hanno, tutti vogliono, e sempre più vorranno tutti. Care le mie locuste bipedi ...anche la guerra nucleare, oh sì, un gran bel pasticcio vi aspetta, in meno di cinquant’anni. A meno che...

Ferretti:
A meno che cosa?

Senza Nome:
A meno che tu non renda pubbliche queste informazioni, dimostri che si può far funzionare LEFE come si deve, permettendo a tutti, poveri e ricchi di questa strapazzata terra, di accedere a un’energia infinita. L’energia è l’unica vera scoperta: con l’energia, tutti potranno avere acqua, cibo, calore, prosperità.
Ma c’è dell’altro, nemmeno lo immagini...

Ferretti:
No, non me lo immagino. Mettiti al mio posto. Uno sconosciuto con il teletrasporto mi segue come per mezz’ora, e mi viene a dire che è il diavolo, o chi per esso. E mi propone un patto. Senza chiedermi niente. Dovrei immaginarmi qualcos’altro?

Senza Nome:
Guarda l’Appendice. Pagina 66.

[Ferretti apre il fascicolo e legge: APPENDICE 1. Implicazioni teorico pratiche della teoria Ferretti/Zanardi: universi n-dimensionali e spostamento nello spazio a velocità transluminari]

Ferretti:
Non abbiamo mai scritto nulla del genere, non abbiamo formulato nessuna ipotesi su come funziona LEFE.

Senza Nome:
Ma lo farete, lo farete. Basta usare uno scanner e zac, una pubblicazione da Nobel. È un regalone, sai. Se non lo vuoi fare tu, vorrà farlo Zanardi, poverino. Vuoi negargli l’unica soddisfazione della sua vita? Qui c’è tutto: teoria, schemi, suggerimenti su come progettare, fare, costruire un prototipo. Capiscimi bene: non c’è abbastanza spazio su questa terra per voi ometti. Vi moltiplicate come conigli. Siete sempre affamati: mangiate tutto quello che c’è -- alla fine, non vi basterrebbe nemmeno il LEFE per campare. Trenta miliardi di uomini in pochi anni. Dove vi metterete? Dovrete andare oltre, ma non su Marte, Titano, Europa -- postacci freddi, viscidi, non ci metto piede nemmeno io. Ma là fuori, anche senza uscire da questa piccolissima e noiosa galassia, ci sono ancora milioni di mondi abitabili, carini, pieni di vita vegetale, animale, anche intelligenze che nemmeno t’immagini (qualcuna davvero simpatica, qualcuna proprio no, beninteso). E con un paio di settimane di viaggio o anche meno, eccoti lì, terza stella a sinistra, weekend con tutta la famiglia, cane compreso. Una passeggiata. Usando la stessa quantità di energia che sta nella batteria della tua Volkswagen scassatissima (ricordati di cambiarla, a proposito, sta per cioccare). Insomma, stai sulla porta di un universo infinito. E tutto sta in queste settanta paginette. Leggere bene le istruzioni. Non si accettano resi.

Ferretti:
Perché?

Senza Nome:
Perché cosa?

Ferretti:
Perché tu, voi, fate questo? Chi vi ha dato il potere di interferire così con noi, con le nostre scelte? Come pensate di potere toglier il limite del LEFE, che è in effetti ... biblico, anche se non lo capisco e non so perché?

Senza Nome [ridacchiando]:
Hai ragione. Non ci è dato inventare cose nuove per voi, ma solo insozzare, frenare, impedire, modificare, trattenere, raccogliere, eventualmente distruggere. Ma soprattutto corrompere. In sé, LEFE funzionerebbe benissimo. Siamo proprio noi che l’abbiamo, eh, taroccato. Leggi bene a pagina 33 del manualino di istruzioni. C’è scritto chiaramente come togliere il blocco.
Vedi, c’è una piccola scappatoia. Se voi non l’aveste inventato, non avremmo potuto darvelo. Non è consentito. Ma nel momento che l’invenzione è interamente umana, una piccola clausola nelle norme che regolano i limiti del nostro ... ehm ... interessamento alla vostra specie ci consente di ... mettere mani in una certa maniera nel suo funzionamento. Mi spiego: abbiamo dotato LEFE del riposo festivo. Un obbligo chiaro, ben raccomandato dal patto che LUI ha dato all’Uomo. Pertanto, introducendolo, abbiamo solo ... rispettato, aumentato, diciamo ... fatto lievitare il dettato divino, anche se la cosa un pochino, capiscimi, ci ripugnava. Ma è consentito, o quantomeno non è proibito a uno di noi far rispettare la Legge. E devi ammettere che la trovata è assolutamente grandiosa e geniale — sarà anche scontato dirlo, ma lo dico lo stesso: assolutamente diabolica. La più grande invenzione umana dal fuoco in avanti messa in scacco matto da un sacro codicillo.
Ma soltanto oggi, per te, piccolo mio, e solo per te, grande offerta. Ti diamo la possibilità di sganciare LEFE dal dì di festa. Il blocco l’abbiamo inserito noi, ma vi possiamo spiegare anche come toglierlo. Purché siate voi a scegliere di farlo.

Ferretti [pensa un attimo]:
Ma... mi stai dicendo che se aveste lasciato le cose com’erano, LEFE avrebbe funzionato?

Senza Nome[ridendo]:
Ma bravo Ferretti. Certo che sì. Ma prima che la tua macchinetta fosse accettata da tutti, sarebbero passati dieci anni. O forse la cosa non sarebbe mai partita. E il collasso industriale, stando ai nostri conti, non è molto lontano. E poi, avresti potuto finire in un fosso. Un deplorevole incidente d’auto. Inchiesta chiusa. Gli interessi dei petrolieri e la stupidità umana sono immensi. Non potevamo rischiare di posticipare il vostro ... benessere. Noi sappiamo tante cose, ma non sappiamo tutto.
Invece, adesso, tutti sono a conoscenza del fatto che l’apparecchio non funziona di domenica, e Cohen ne sa anche di più. E quando arriverà la soluzione, ci sarà una valanga di consensi, una rivoluzione. Nessuno vorrà ammettere che un limite misterioso c’era (cosa molto imbarazzante): l’anomalia verrà dimenticata, e fra pochi mesi LEFE diventerà un oggetto comune.
In tre anni, non avrete più bisogno del petrolio se non per fare plastica e smacchiatore. E fra dieci anni non avrete più bisogno nemmeno del petrolio. Tutto sarà riciclabile.

Ferretti:
Perché lo fate?

Senza Nome:
Abbiamo i nostri motivi.

Ferretti:
E sarebbero?

Senza Nome:
Nostri. E basta. Non rispondo. Allora, lo vuoi tu o non lo vuoi? [fa per rimettere nella cartella il fascicolo]. Prendere o lasciare. Grande offerta solo per oggi. Non ci sono obblighi, ripeto, c’è scritto in prima pagina, carattere Tahoma 14. Niente clausole nascoste in corpo otto (a proposito, fatti controllare la vista, ha una cataratta che sta maturando nell’occhio destro). Ma lo devi volere: devi pensare tu a fare di questo magnifico giocattolo la vostra ... salvezza . Quell’altra cosa, l’anima, rimane affare tuo. È una cosa squisitamente individuale, come la responsabilità penale. Va’ pure in chiesa, vai al tempio, alla moschea, va’ in pellegrinaggio a Benares o a Lhasa o a Gerusalemmme, e cerca di non andare al diavolo. Consiglio da amico, beninteso. Per tutto il resto, apri la porta all’infinito. Fuori è bello.

[Ferretti rimane in silenzio. A un certo punto Tiziana si alza, prende un astuccio dalla borsetta e va alla porta. Dall’astuccio tira fuori un rosario e lo appende alla maniglia.

Tiziana:
Eh no, caro mio, non te la cavi con così poco. Ecco qua. Il rosario di mia nonna. Un caso che ce l’avessi con me, dovevo portarlo dall’orefice perché si è rotta la catenina. Mia nonna, pover’anima, ci credeva in certe cose. In paese si diceva che sapesse guarire, liberare le persone dal malocchio. Una specie strega buona. Era veneta -- e mi raccontava le storia di sua nonna — la me nona me dixeva — che era una stria come lei, storie di malefizi e guarigioni, di diavoli che abitano nel secchio del pozzo, o su per la cappa del camino, o in una teiera mezza rotta. Ma lo sai che il diavolo non riesce a passare dalle porte dove c’è una croce? [Senza Nome fa per lanciarsi sulla porta ma viene come respinto da una forza invisibile]. Sicché, mio piccolo diavolo, pènsaci — ci sono le inferriate -- che sono croci anche quelle -- alle finestre dello studio. E adesso risponderai a una domanda, una sola come è mio diritto, se non vuoi che vada a farmi prestare un po’ di acqua santa dal parroco e te la spruzzi in faccia: cosa ci guadagnate a fare così?

[Senza Nome dapprima da segni di nervosismo e quasi panico, poi si ricompone, assume un’aria solenne e parla con voce beffarda]
Piccola insignificante figlia della prima peccatrice, insetto della terra, ricordati quello che sta scritto: molti sono i chiamati, pochi gli eletti.
Quanti sono quelli che, quando lasciano questo piacevole mondo che state rovinando a manetta, finiscono da noi? Molti, moltissimi, infinitamente di più di quelli che tu possa immaginare. Siamo legione laggiù. Il miglior trucco del diavolo è farti credere che non esiste. E chi ha tempo per preoccuparsi del diavolo oggi? State troppo bene, e più voi umani vivrete bene, nutriti, soddisfatti, dediti al superfluo e soprattutto al piacere — per non dire della vostra propensione allo sfruttamento, la tortura, lo sterminio, il genocidio, e tanti tanti piccoli peccatucci minori — tanto più, quando lascerete questo bel posticino ... ci verrete a trovare. Avervi come graditi ospiti nell’albergo della megalopoli di Dite ci dà una certa soddisfazione. Diciamo che ci piace ... mettere in comune quello che abbiamo con gli altri.
Allora, cosa credi, stupida donna? Pensi che noi si voglia correre il rischio che vi estinguiate fra pochissimi anni? No, mia cara, questa è la partita più importante giocata dal giorno in cui Uomo e Donna mangiarono il Frutto, la nostra seconda grandiosa vendetta contro di Lui.
Andàtevene per il mondo, e poi per i mondi, arrivate alle stelle, alle infinite galassie. Crescete e moltiplicatevi — sta scritto così no?. Continuate a esplorare, a conoscere, a scoprire. Ma sicuramente continuerete anche ad ammazzare, rubare, prosciugare, rovinare tutto quello che trovate, spassandovela e diffondendovi come formiche in tutti i cantoni del cosmo. L’universo è immenso, e le vostre anime continueranno a nutrire casa nostra fino alle fine dei tempi, certo a sommo dispetto di Colui che volle mettere l’immortalità in un corpo fatto di protoplasma puzzolente, disonorando noi, i primogeniti, gli spiriti eterni incorrotti dalla materia. [Imita la voce di Guccini] “Che volete che vi dica, andate, fate”. Ecco Ti ho risposto. Ora fammi uscire. [lascia la cartelletta sulla scrivania e si alza in piedi].
Non ci vedremo più. Almeno, ve lo auguro caldamente.

Ferretti si alza in piedi; Tiziana toglie il rosario dalla porta, Senza Nome esce con un inchino. Ferretti chiude la porta e rimane in piedi e guarda Tiziana in silenzio.

Ferretti.
Non so come ringraziarla Tiziana. Se non altro, almeno questa volta, la scelta è nostra.
[pausa]
O no?

[SIPARIO]

24 : commenti:

Paul ha detto...

!!!

Paul ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Enrico Maria Podestà ha detto...

Che c'era nella cartelletta?

indopama ha detto...

wow,
mi piace quando il Caso infila certi discorsi al momento giusto.
hehehe

sono solo un misero test ha detto...

Bela Alex!

a me che sono diventato grande in piazza Aldrovandi e' sembrato di tornare a fare il chierichetto durante le bendizioni pasquali :-D

jeanvargant ha detto...

cosa hai fumato?

Valeria ha detto...

Gorgeous!!!!!!!!!!!

bertoldo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
bertoldo ha detto...

basta con le religioni , non devono entrare in nessun aspetto della vita umana e devono essere cancellate .

Paul ha detto...

Ho riconosciuto tutti i personaggi ed i luoghi, molto realistico.
Però si vede che è un'opera di fantasy...
Ma figurati un reattorino nucleare, che immaginazione!!!

indopama ha detto...

bertoldo, sono d'accordo con te sulla religione, e' una benda sugli occhi per far muovere tutti come dei robot. semplice routine che non apporta nessuna conoscenza utile.

gianni mnemonic ha detto...

È solo un povero diavolo .....in fondo

bertoldo ha detto...

io invece no , quello che racconti è ancora più indecifrabile di una religione ...quindi un livello più alto di disinformazione .

indopama ha detto...

bertoldo,
siccome il giudizio e' SOGGETTIVO ognuno e' libero di giudicare ogni cosa buona oppure cattiva.
non sono dentro le situazioni il buono ed il cattivo, a me le lasagne piacciono ai balinesi no. eppure le lasagne sono sempre le stesse.

questa e' vita reale ma se tu la vuoi chiamare disinformazione sei LIBERO di farlo, anche se mentire a se' stessi porta sempre qualche casino.

non cambia niente per me, cambia molto per te.

bertoldo ha detto...

non si tratta di buono o cattivo ma di non spostare gli ostacoli sempre in un punto più lontano e irraggiungibile ...

bertoldo ha detto...

per me non cambia niente sò come sono fatti gli ostacoli anche se cambiano forma ...

indopama ha detto...

:-)

GPT ha detto...

Congratulazioni molto carina!!!!

Tizzboom ha detto...

@Daniele: io il racconto l'ho letto, difficile pero` dire a cosa corrisponda cosa. Si possono solo fare supposizioni, il che non e` il massimo, ma credo la cosa sia ovviamente voluta.

LUCA B ha detto...

Un bel racconto...
Quella del reattorino in macchina....beh..... me lo immagino già l'E-CAT nel bagagliaio della mia car....40.000 Km di autonomia....heheheheheheh!!!!
Sarò lo sceicco di me stesso......altro che FAUST!!!! BOI FAUST.

Valeria ha detto...

Un bravo investitore non dovrebbe tralasciare nulla, specie questi cambiamenti EPOCALI

http://www.contropiano.org/it/esteri/item/8527-la-sfida-dei-brics-all%E2%80%99occidente?tmpl=component&print=1

ci siamo molto più vicini di quanto tu non creda....

Anto ha detto...

ahahaha, bellissimo racconto, Alex, bravo!

robi ha detto...

Valeriaaaaaaaa
basta dir un qualcosa fuori tema e subito parti alla carica
stanno trascinandoti in ot in tutti (quasi)i posts

PS va la s plurale?

Valeria ha detto...

oddio!!
ahahhaha...Mi sono sbagliata!!

e dire che mi sono pure incazzata con Antonio, perchè non legge quello che posto!!!

ahhahahaa...e ci credo!...Come poteva, poraccio!?

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