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venerdì 7 maggio 2010

De profundis per Monsanto?


Riporto un confortante articolo ricevuto oggi via e-mail. A quanto pare la Natura si sta prendendo una bella rivincita contro la Monsanto, la discussa multinazionale che ha fatto fortuna commercializzando in tutto il mondo sementi OGM resistenti ai pesticidi. È successo qualcosa che gli scienziati non avevano previsto, anzi avevano escluso a priori: le piante ogm hanno trasmesso a una "erbaccia" antagonista la loro resistenza ai pesticidi .
Il bello è che questa "erbaccia" è l'amaranto, una pianta originaria del centro-America che era centrale nell'alimentazione di Atzechi e Inca per il suo contenuto proteico, simile a quello della soia. In breve le coltivazioni di sementi ogm venduti a caro prezzo dalla Monsanto, stanno venendo soffocate da una pianta commestibile ad alto potere nutritivo... un'ottima notizia per quella parte del mondo che muore ancora di fame. Spero che la notizia sia vera. Quando Dio ci si mette, le cose le fa per bene!
E ora gustatevi l'articolo in questione (ho inserito un po' di link di approfondimento).

Effetto boomerang per Monsanto negli USA
24 Aprile 2009
5.000 ettari di terreno coltivati a soia transgenica hanno dovuto essere abbandonati dai contadini della Georgia e altri 50.000 sono gravemente minacciati.
Il panico è dovuto ad una “erbaccia” che ha deciso di opporsi al gigante agroalimentare Monsanto [...].
Questa pianta mutante prolifera e sfida il RoundUp, pesticida totale a base di glifosfato, a cui – secondo quanto pubblicizzato – non resiste nessuna erbaccia.
Quando la natura torna al comando
Fin dal 2004 un agricoltore di Macon, Georgia, città a circa 130 km da Atlanta, si rese conto che alcune varietà di amaranto resistono al RoundUp, con cui irrigava le sue piantagioni di soia.
I campi vittime di questa “erbaccia” infestante erano stati seminati con sementi RoundUp Ready, geneticamente manipolate con l’inserimento di un gene resistente al RoundUp, a cui – secondo quanto pubblicizzato – non resiste nessuna erbaccia.
Da allora la situazione si è aggravata, e il fenomeno si è esteso ad altri stati: Carolina del Sud, del Nord, Arkansas, Tennesse e Missouri.
Secondo un gruppo di scienziati dell’organizzazione britannica Center for Ecology and Hydrology, di Winfrith, nel Dorset, può esserci stato un transfer di geni tra la pianta ogm e alcune erbe indesiderate come l’amaranto.
Questa constatazione contraddice le avventate ed ottimistiche affermazioni dei sostenitori degli ogm, che insistevano nell’affermare che non fosse possibile una ibridazione tra una pianta geneticamente modificata e una non modificata. Essi insistevano sul fatto che ciò sarebbe semplicemente “impossibile”.
Secondo il genetista britannico Brian Johnson, specilizzato nello studio di problemi derivanti dall’agricoltura, “è sufficiente un solo incrocio su molti milioni di possibilità; una volta generata la nuova pianta, questa possiede un vantaggio selettivo enorme, e si moltiplicherà rapidamente.”
Il potente erbicida utilizzato, a base di glifosfato di ammonio, ha esercitato una pressione enorme sulle altre piante, che ha accentuato ancor di più la velocità di adattamento. Così, a quanto pare, un gene di resistenza agli erbicidi ha dato vita a una pianta ibrida, ottenuta da un incrocio tra il cereale che si intendeva proteggere e l’amaranto che si è rivelato impossibile da eliminare.
Al momento l’unica soluzione possibile sembra essere quella di etirpare le erbacce a mano, come si faceva anticamente – ma questo non è possibile se le piantagioni superano certe dimensioni. D’altra parte queste erbe infestanti sono profondamente radicate, difficili da estirpare – è stato così che 5.000 ettari di terreno coltivato hanno dovuto essere semplicemente abbandonati.
Molti agricoltori stanno pensando di rinunciare agli ogm e tornare alla coltivazione tradizionale. Perdipiù, questi semi geneticamente modificati costano di più, e la quantità di raccolto è fondamentale in questo tipo di agricoltura.
Il 25 Giugno 2005 l’inglese The Guardian pubblicava un articolo in cui si rivelava che geni modificati di cereali erano transitati su piante selvatiche, creando così piante resistenti agli erbicidi – cosa inconcepibile secondo gli scienziati del Ministero dell’Ambiente.
A partire dal 2008 la stampa specializzata statunitense ha riportato svariati casi di resistenza e il governo USA ha operato rilevanti tagli ai finanziamenti, che hanno obbligato il Ministero dell’Agricoltura a ridurre le proprie attività.
Alan Rowland, produttore e commerciante di sementi di Dudley, Missouri, afferma che negli ultimi tempi nessuno gli chiede più i semi Monsanto, che pure erano arrivati a costituire l’80% del suo volume d’affari. Oggi i semi ogm sono scomparsi dal suo catalogo, e la richiesta di sementi tradizionali aumenta continuamente.
Pianta diabolica, pianta sacra
È interessante notare che questa pianta “diabolica” agli occhi della agricoltura genetica era una pianta sacra per gli Incas e i popoli mesoamericani, ed è una delle piante alimentari più antiche del mondo. Produce 12.000 semi all’anno, le sue foglie sono più ricche di proteine della soia, contiene vitamina A, C e sali minerali.
Così questo boomerang, inviato dalla natura sulla Monsanto, [ha creato] una pianta che potrebbe alimentare l’umanità in caso di carestia. Sopporta quasi qualunque clima, tanto in regioni secche quanto in zone di monsoni o terre tropicali; non sembra avere alcun problema con gli insetti né con le malattie.
In francese ‘la marante’ significa ‘la graziosa’; così ora l’amaranto lancia la sfida alla potente Monsanto, come Davide sfidò Golia – e tutti sanno come andò a finire. Una lotta che all’inizio sembrava già segnata...
Se questi fenomeni si riprodurranno in quantità sufficiente – come sembra stia accadendo – presto Monsanto dovrà chiudere bottega. Ma, a parte i suoi dipendenti, davvero dispiacerà a qualcuno?

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