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giovedì 29 aprile 2010

Quante volte?


Quante volte bisogna sbattere la testa contro un muro prima di capire che ci si sta facendo male?
I disastri ambientali provocati dalle petroliere, ad esempio quelli che hanno coinvolto la Amoco Cadiz (1978), la Exxon Valdez (1989), la Haven (1991), non hanno minimamente spinto le grandi compagne petrolifere a mettere in discussione l'eticità dei loro profitti.
La notizia di questa settimana è l'esplosione e l'inabissamento il 22 aprile scorso della piattaforma di trivellazione off-shore Deepwater Horizon della British Petroleum (BP). Il petrolio sgorga dal tubo di trivellazione a circa 1550 metri di profondità e pare ci vorranno mesi per riuscire a bloccarne la fuoriuscita. La crescente marea nera, già oggi grande due volte la superficie del Belgio, incombe sulle sfortunatissime coste della Lousiana (le stesse flagellate nel 2005 dall'uragano Katrina che annichilì New Orleans) e, salvo miracoli, contaminerà per anni e anni l'intero Golfo del Messico. Chissà, forse la catastrofe ecologica e il conto che la BP dovrà pagare si annunciano talmente colossali, da far comprendere a chiunque estragga petrolio che molto presto il gioco non varrà più la candela. Lieviteranno i costi per assicurare le attività estrattive off shore degli idrocarburi. Le nazioni chiederanno maggiori garanzie di sicurezza per i loro territori. Tutto ciò sarà riversato sui prezzi del greggio, destinati a salire ancora, con effetti imprevedibili nell'attuale congiuntura economica negativa. Da questa ennesima tragedia ambientale, spero almeno che finalmente nasca tra i petrolieri, e soprattutto tra i governi, la volontà di riconvertirsi e puntare tutto, da subito, su idrogeno e altre fonti sostenibili.
Mutatis mutandis, gli incidenti di Three Mile Island (1979) e soprattutto quello epocale di Chernobyl (1986) non sono bastati a togliere alle lobby industriali dell'atomo facile, né ai politici che ne perseguono e proteggono gli interessi, il pallino di puntare sul nucleare "pulito" per far cassa. È l'umanità a essere stupida? Concediamole il dubbio, di certo acconsente fin troppo facilmente a farsi guidare da persone meschine e senza scrupoli.
Ora mi domando, cosa deve ancora succedere per convincere tutti che, al pari del modello di consumo basato sugli idrocarburi, anche il nucleare non s'ha più da fare?
Eppure, con le tecnologie esistenti, la produzione dell'energia può già essere trasferita in gran parte su fonti energetiche pulite e rinnovabili (solare, eolico, sfruttamento delle correnti marine, fusione fredda ecc.) o vettori energetici ugualmente non inquinanti come l'idrogeno. Va delocalizzata e parcellizzata, a livello di singole unità abitative, incentivando le famiglie a staccarsi dalle reti "pubbliche" dei gestori privati e a rendersi energeticamente autosufficienti, a fronte di un investimento iniziale ormai abbordabile. È scienza non fantascienza, tuttavia si fa ancora molto meno di quanto potrebbe e dovrebbe essere fatto.
Quante volte bisogna sbattere la testa contro un muro prima di capire che ci si sta facendo male?

P.S. Leggete anche "I conti del disastro (I)" e "I conti del disastro (II)" per comprendere la portata di quello che sta succedendo nel Golfo del Messico.

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