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venerdì 30 aprile 2010

I conti del disastro (I)

Ho scritto ieri della catastrofe ambientale in atto nel Golfo del Messico, che già oggi ha raggiunto le coste della Luosiana. I media cominciano a inquadrare l'entità del disastro.
Quando studiavo ingegneria all'Università di Perugia - eh sì, 5 lustri fa facevo pure questo - il nostro docente di Fisica, l'esimio Prof. Franco A. Levi, ci esortava a stimare sempre l'ordine di grandezza di ciò che osservavamo, per esempio valutando a occhio il peso di un palazzo: se ben ricordo, chiamava tale operazione stima approssimata quantitativa. Questa ginnastica mentale ci aiutava anche nel processo inverso: ricostruire da un report numerico l'idea concreta del fenomeno/oggetto misurato. A seguito dell'inabissamento della piattaforma della British Petroleum (BP) nel Golfo del Messico, dal 22 aprile fuoriescono dal fondale marino sottostante 5.000 barili di petrolio al giorno. È chiaro a tutti cosa significhi questa cifra? 1 barile (unità di misura standard del greggio) corrisponde a circa 159 litri. 5.000 barili al giorno corrispondono a 795.000 litri al giorno (5.000 x 159). 795.000 litri al giorno (diviso 24) corrispondono a 33.125 litri all'ora. 33.125 litri all'ora (diviso 60) corrispondono a 552 litri al minuto. 552 litri al minuto (diviso 60) corrispondono a 9,2 litri al secondo. 1 litro corrisponde a 0,001 metri cubi, quindi 9,2 litri al secondo corrispondono a 0,0092 metri cubi al secondo (9,2 x 0,001), ovvero a un getto di 0,0092 metri quadri di sezione e della lunghezza di 1 metro. La superficie di un disco di 0,0092 metri quadri ha un diametro (d) in metri pari a due volte la radice quadrata di 0,0092/π. Perciò d = 0,054 m = 10,8 cm. Abbiamo quindi a che fare con un cilindro lungo 1 metro e di quasi 11 centimetri di diametro. Questo è il volume occupato dai 9,2 litri di petrolio che ogni secondo si aggiungono alle acque del Golfo del Messico. Il portavoce della BP ha dichiarato che ci vorranno almeno 3 mesi per bloccare la perdita nel Golfo del Messico (ha paragonato l'operazione a rimettere un tappo di sughero a una bottiglia di champagne appena aperta!). Auguriamoci che sia stato pessimista nella stima dei tempi, perché in 90 giorni, restando costante la perdita, si disperderebbero in mare 71.550.000 litri di idrocarburo (795.000 x 90), quasi il doppio del carico disperso in mare dalla Exxon Valdez nel 1989 di fronte alle coste dell'Alaska. Ma lì si trattava di zone quasi completamente disabitate, qui l'impatto può essere ancora più devastante. Vedo una sola morale in tutto ciò. Non è solo il nucleare che va contestato, ma tutto il modello economico basato sul petrolio. È ora di andare oltre. P.S. L'incidente della Exxon Valdez detiene il primato del maggior risarcimento per un disastro industriale. La Exxon Mobil, compagna proprietaria della petroliera, dovette assumersi l'onere della bonifica delle coste dell'Alaska,per un totale di circa 2 miliardi di dollari (coperti in gran parte delle assicurazioni); fu inoltre condannata in sede civile e penale a pagare 1 miliardo di dollari. Se tanto ci dà tanto, questo primato sarà infranto.

P.S. del 07.05.10 - "L’istituto svizzero di riassicurazione, Swiss Re, ha annunciato che i danni causati dalla marea nera nel Golfo del Messico potrebbero raggiungere il costo di 3,5 miliardi di dollari (2,7 miliardi di euro). Swiss Re "si attende che le perdite totali garantite da questo evento si attestino tra 1,5 miliardi e 3,5 miliardi di dollari”, ha indicato l’istituto in un comunicato. Il gruppo svizzero ha tuttavia informato che queste cifre potrebbero cambiare a seguito della difficoltà di predire l’evoluzione di questa catastrofe naturale. (fonte quotidiano.net)

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