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venerdì 1 maggio 2009

Perché l'accordo FIAT-Chrysler può funzionare

Proprio il giorno della festa del lavoro, credo che ogni italiano abbia motivo d'essere felice dell'accordo siglato ieri tra Torino e Detroit. Il primo segnale di ripresa nel 2009 per l'Italia, e molto di più.
Negli ultimi anni l'industria dell'auto ha agito in maniera alquanto schizofrenica: proprio mentre la produzione di petrolio cominciava a non reggere più la domanda, ha fatto diventare di moda SUV e "carrarmati" a quattro ruote vari, di dimensioni e cilindrate sempre più "americane". In ciò ha cavalcato il senso di insicurezza e paura cresciuto nel mondo a partire dagli attacchi alle torri gemelle. Mi colpirono un po' di tempo fa le parole di un designer di automobili che spiegava come la linea di cintura delle auto (la linea ideale che delimita la base dei finestrini) sale e scende secondo le fasi attraversate dalla società: in periodi ottimistici e di espansione economica va giù (a scoprire il guidatore), in periodi pessimistici, di recessione e paura, va su (come a voler racchiudere e proteggere il guidatore). Ecco perché oggi molte autovetture assomigliano più a mezzi armati militari che civili! L'industria dell'auto è corsa dietro questo bisogno di rassicurazione psicologica del consumatore, e mentre si annunciava la prossima fine dell'era del petrolio ha spinto all'estremo la ricerca sui motori a scoppio, come a spremere il limone fino all'ultima goccia. Per i consumatori meno benestanti (e più ecologisti) ha invece buttato sul mercato sempre più auto a gas (GPL e metano) meno costose e meno inquinanti. Con meno vivacità di quanto sarebbe stato necessario, ha cominciato a esplorare strade alternative: auto elettriche, a batteria o a idrogeno, auto ibride con motore a combustione ed elettrico insieme. La FIAT pare avere trovato la furbata per dominare la transizione vincente (una fase intermedia che potrebbe tirare avanti anche per qualche decennio) tra l'auto alimentata da derivati del petrolio e quella totalmente pulita. Riporto da un articolo di www.repubblica.it come saranno le future ibride prodotte dalla FIAT: "Il segreto sta tutto nel cambio automatico a doppia frizione che ingloba al suo interno un piccolo motore elettrico, con batterie di nuova generazione agli ioni di litio e la possibilità di ricarica plug-in, ovvero da una presa di corrente. Sembra solo un prodigio della miniaturizzazione ma nasconde un enorme vantaggio: quello di poter montare questo sistema ibrido su qualsiasi macchina con grande facilità, sia in fase di progettazione che di montaggio. Così rispetto ai complicati sistemi ibridi proposti da Toyota e Honda questo della FIAT funziona a meraviglia anche su macchine molto piccole, con ovvi vantaggi sul fronte della riduzione di costi e, soprattutto, di consumi. Ironia della sorte, tocca proprio alla FIAT battere i giapponesi sul loro campo: quello della miniaturizzazione." Capito l'uovo di Colombo? Il motore elettrico sta dentro il cambio. Unendo questa idea ai suoi motori MultiAir a benzina e gasolio, in cui la casa Torinese ha raggiunto livelli di eccellenza mondiale per consumi ed emissioni ridotti, si ottiene un vantaggio tecnologico di tutto rilievo sul fronte della produzione: il gruppo FIAT-Chrysler potrà giocarlo a proprio favore per conquistare fette di mercato, avvalendosi di una rete di commercializzazione a questo punto estremamente capillare. Ecco perché gli USA hanno aperto le braccia all'Italia per questo matrimonio industriale. Purtroppo non si può passare in quattro e quattr'otto da un sistema di mezzi di trasporto su gomma inquinanti a un'altro a emissioni zero. Del resto se oggi avessimo tutte autovetture elettriche non saremmo in grado di produrre l'elettricità necessaria alle loro batterie e i prezzi dell'energia elettrica (anche quella a uso domestico) schizzebbero in su apocalitticamente! Ci vorranno decenni per mettere in piedi un sistema di produzione energetica globale totalmente pulito (il nucleare non lo è perché genera scorie altamente inquinanti), che possa garantire a tutto il mondo l'energia elettrica per i suoi mezzi di trasporto e comunicazione, per le sue abitazioni e le sue industrie. Sogno di vederlo realizzarsi prima di finire i miei anni.

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