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martedì 12 agosto 2008

La psicomagia di Jodorowsky

"Non sono un ubriaco, ma neppure un santo. Un medicine-man non deve essere un 'santo'... Deve poter cadere in basso quanto un pidocchio ed elevarsi come un'aquila... Deve essere dio e diavolo insieme. Essere un buon medicine-man significa trovarsi nel mezzo di una tormenta e non mettersi al riparo. Significa sperimentare la vita in tutte le sue espressioni. Significa fare il pazzo ogni tanto. Anche questo è sacro."


CAPRIOLO ZOPPO
(stregone della tribù lakota)

Con questa epigrafe si apre un libro indispensabile per chi voglia approcciare Alejandro Jodorowsky, detto semplicemente Jodo, artista eclettico, autore teatrale, regista cinematografico, interprete di tarocchi e psicomago. Ma potete considerarlo "semplicemente" un fine conoscitore dell'animo e dell'inconscio umano, sempre che siate in grado di navigare, almeno a vista, tra psicoanalisi (jungiana) e sciamanesimo. In caso contrario sarete facilmente tra i suoi detrattori e lo considererete un mero ciarlatano. Scritto a metà degli anni '90 e pubblicato in Italia da Feltrinelli nella sua Universale Economica, Psicomagia è strutturato nella forma di una lunga e avvincente intervista fattagli dall'amico Gilles Farcet, che dà modo a Jodorowsky (80 anni il prossimo 7 febbraio) di ripercorrere le cinque tappe - atto poetico, atto teatrale, atto onirico, atto magico, atto psicomagico - che l'hanno portato a codificare la psicomagia come una vera e propria forma artistica di psicoterapia. La mia sarà una breve sintesi del libro, ottenuta intervallando i miei commenti ad alcuni dei passi che ho sottolineato durante la lettura.

L'ATTO POETICO. Figlio di profughi russi, Alejandro si riconosce la fortuna di essere nato in Cile, un paese che negli anni '50 aveva una fiorente scuola poetica e la cui stessa società (cosa non infrequente in america latina) era potentemente impregnata di poesia. Se oggi ci mettessimo ad attraversare in linea retta una città, dico proprio in senso letterale come facevano Jodo e il suo amico poeta Enrique Lihn, scavalcando muri, passando sopra le automobili parcheggiate, suonando alle porte per chiedere di poter entrare e uscire dalla finestra opposta, camminando "sempre in linea retta senza preoccuparsi degli ostacoli, agendo come se non esistessero", qualcuno chiamerebbe subito la polizia! Ispirate al motto futurista "la poesia è azione" del nostro Marinetti, siffatte azioni volevano "evidenziare il lato imprevedibile del mondo reale, contrario al rigido mondo dei nostri genitori". Un atto poetico crea "un'altra realtà in seno alla realtà ordinaria" però non deve mai arrecare danno alle persone, anzi "deve provocare un'impressione sempre positiva". Esempi recenti di atto poetico in Italia sono stati colorare di rosso l'acqua della fontana di Trevi (19/10/07) o ricoprire Trinità dei Monti di migliaia di palline colorate (16/01/08) come ha fatto Graziano Cecchini. Oppure a livello di villaggio globale il ballo attorno al mondo di Matt di cui mi sono occupato un mese fa.

L'ATTO TEATRALE è un atto poetico rappresentato in maniera strutturata, per rivolgersi a un pubblico... chiaramente, visti i presupposti eversivi di un atto poetico nel senso inteso da Jodorowsky, questo nuovo atto non può che dar vita a un teatro di avanguardia, messo in scena più facilmente su un autobus che sopra un palco, e a film totalmente sui generis e surreali quali El Topo (1971) o Sangue santo (1989)!

L'ATTO ONIRICO. In un certo senso Jodorowsky mette insieme il pensiero di Jung e Castaneda e ci spiega che interpretare un sogno non significa spiegarlo ma "continuare a viverlo in uno stato di veglia per capire dove ci porta. La fase successiva, che supera ogni tipo di interpretazione, consiste nell'entrare nel sogno lucido, in cui si è coscienti del fatto che si sta sognando, e questa consapevolezza ci dà la possibilità di lavorare sul contenuto del sogno." Arrivando ad un tale controllo dello stato onirico si scopre che "...nella vita come nel sogno, per rimanere lucidi bisogna prendere le distanze, agire senza identificarsi con l'azione" e che allora "Ciò che ci intimorisce perde qualsiasi potere nel momento in cui spettiamo di combatterlo."

L'ATTO MAGICO. A questo punto Jodo si chiese chi "fosse l'artista benefico, il mago buono, capace di creare opere d'arte dotate di forze così positive da indurre l'osservatore all'estasi". "Nella psicomagia spetta all'inconscio decifrare l'informazione trasmessa dal cosciente". "E se ti rivolgi all'inconscio con il suo linguaggio, ti risponderà subito". Dopo avere osservato a lungo all'opera, sia come paziente che come aiutante, una stregona messicana di nome Pachita che curava ogni giorno decine e decine di persone, capì che "in ogni adulto, perfino in quello più sicuro di sé, dorme un bambino desideroso d'amore, e che il contatto fisico è più efficace di qualsiasi parola per stabilire una relazione di fiducia e rendere il soggetto disponibile a ricevere". Se a questo aggiungiamo che quando uno stregone "finge un'operazione, il corpo umano reagisce come se fosse sottoposto ad un intervento autentico" ci avviciniamo a comprendere le basi psicologiche su cui si fonda l'efficacia della magia. Il segreto degli sciamani è quello di sapere "come rivolgersi direttamente all'inconscio tramite il suo linguaggio, (...) attraverso le parole, gli oggetti o le azioni." "In tutte le culture si ritrova il concetto della forza della parola, la convinzione che l'espressione di un desiderio in una determinata forma possa provocarne la realizzazione".

L'ATTO PSICOMAGICO. "Che tu abbia o non abbia fede (nell'atto 'magico' da compiere per ottenere un risultato psicoterapeutico), devi avere la volontà di seguire alla lettera le istruzioni (prescritte dallo 'psicomago')". "Per risolvere un problema non basta identificarlo. Non serve a niente essere consapevoli se non si passa all'azione". "La gente desidera smettere di soffrire, è vero, ma non è disposta a pagarne il prezzo, a cambiare, a cessare di definirsi in funzione delle sue adorate sofferenze". Per vincere questa sorta di inerzia, serve assumersi la responsabilità di realizzare un'azione concreta, in grado di scardinare abitudini, automatismi e coazioni a ripetere: l'atto psicomagico diventa il mezzo per trasformare la consapevolezza conscia in un comando dato all'inconscio,perché solo la "collaborazione" dell'inconscio può guarire i nostri "blocchi" psichici. Jodorowsky ci racconta molti esempi di atto psicomagico, riporto il seguente perché è uno dei più brevi. "Un ragazzo si lamenta di 'vivere tra le nuvole', di non riuscire a 'tenere i piedi per terra' né ad 'avanzare' verso un'indipendenza economica. Prendo le sue parole alla lettera e gli propongo di trovare due monete d'oro e di incollarle alle suole delle scarpe, perché calpesti oro tutto il giorno. A partire da quel momento, scende dalle nuvole, mette i piedi per terra e comincia a camminare... In questo atto mi sono servito addirittura delle parole usate dal mio paziente." In conclusione, la psicomagia parte dall'assunto che nessuna presa di coscienza di noi stessi vale a cambiarci a meno che non si sostanzi in un'agire concreto. Più o meno quel che comprese Freud quando prese atto che, a differenze delle sue prime supposizioni, per rimuovere una nevrosi (abreazione) non bastava rendere consapevole il paziente del trauma da cui s'era originata. Si tratta di un concetto implicito nel pensiero magico dello sciamanesimo, che opera proprio tramite riti che parlano direttamente "ai nostri dei". Al pari dello sciamano uno psicomago prescrive un rito che usa il linguaggio simbolico dell'inconscio per comunicare direttamente con esso, superando e vincendo le censure e le resistenze della nostra parte conscia. Se dopo tanta "teoria" volete rifarvi la bocca, leggetevi (o rileggetevi) questa saggia storia che Jodo ama raccontare durante i suoi seminari.

13 : commenti:

la cesira ha detto...

Già "purtroppo" la sola meditazione non basta, bisogna entrare nell'azione ... credo però una cosa molto importante. Quando si passa all'azione il pensiero che ci porta ad essa deve essere puro, chiaro ed immediato, puro nel senso che non ci devono essere interferenze egoiche, chiaro perchè altrimenti non è al servizio dell'azione, immediato per mantenerlo puro o non farlo marcire.
E' perciò fondamentale il pensiero o forse ancor meglio dire l'intuito che porta ad un pensiero senza "scopo di lucro".
Nella nostra società per agire così bisogna essere veramente liberi... specie da denaro e potere. Forse non avere niente è la cosa migliore, questo è il prezzo che ci chiede la fede?
Smettere di zoppicare con tutte due le gambe? scegliere il potere o la libertà?
Tu che sei vicino di casa di S.Francesco e respiri la sua aria che ne dici?

* DANIELE PASSERINI * ha detto...

Assisi è uno dei posti dove meno si respira l'aria francescana, credimi. Triste dirlo, ma è così. Al limite tocca andare sul monte, il Subasio: lì a contatto con la natura, lontani da santini, crocifissi e souvenir e macchine fotografiche, un po' di quell'aria ancora si respira.

Il pensiero puro di cui parli è un obiettivo verso cui tendere, prima ancora che un punto d'arrivo raggiungibile... a meno di non conseguire la buddhità, l'illuminazione, il vero Sé ecc. Ora, è vero che non dobbiamo porci limiti, ma al pensiero totalmente puro (in questa mia incarnazione) realisticamente non ambisco, a un pensiero il più puro possibile sì. Un pensiero totalmente privo di interferenze egoiche, alla fin fine, sarebbe un po' disumano... siamo esseri imperfetti, solo accettando ciò possiamo tendere verso la perfezione, tendere.

Sono consapevole di avere 1000 difetti, e cerco di lavorarci sopra, anche sporcandomici le mani. Purtroppo vedo spesso molte persone (non parlo di te, ché ti sento su una lunghezza d'onda simile alla mia) che hanno quasi ribrezzo del proprio ego, al punto di buttarsi direttamente all'inseguimento del Sé. Ma solo cadendo dentro il nostro ego, sporcandoci le mani appunto, facendosi un mazzo (magari con anni di analisi, però seria, che vada a farci lavorare sui contenuti sepolti nell'inconscio fino a farli emergere) si può in seguito puntare verso il Sé. Se si fugge direttamente verso il Sé rischiamo semplicemente di sostituire un ego con un altro ego mascherato da Sé.

Parallelamente a tutto ciò, che deve coinvolgere in un sano equilibrio sia il livello intellettuale che quello emotivo, è imprescindibile avanzare anche nel livello spirituale... sono proprio le esperienze mistiche quelle che più ci rendono consapevoli dei limiti del nostro piccolo ego e con ciò della nostra stessa identificazione con esso... sono loro ad aprirci la porta verso il lungo e difficile (ma pieno di ricompense) cammino verso il vero Sé. Perdona la logorrea, ma penso che ci siamo capiti!!! :-)

Un caro abbraccio

Anonimo ha detto...

per chi fosse interessato vi comunico che Alejandro Jodorowsky terrà un seminario a Padova organizzato dall’Associazione Madreterra intitolato “La via iniziziatica” gli argomenti saranno la Psicogenealogia e il Tarocco curativo e creativo. per maggiori informazioni visitate il sito www.madreterraitalia.it tel 049660184 - 3389161574 mailto: info@madreterraitalia.it ciao a tutti

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti vi informo che il 21 e 22 febbraio 2009 si terrà a Padova un corso di Tarocchi di Marsiglia tenuto da Moreno Fazari che è primo collaboratore ed assistente di Alejandro Jodorowsky da parecchi anni a Parigi. Fazari introdurrà gli arcani maggiori secondo la scuola di Jodorowsky in una “due giorni” molto interessante.
Per maggiori informazioni visitate il sito http://www.madreterraitalia.it o telefonate al numero 049660184.

Cristina ha detto...

Ciao sono Cristina fan accanita di Jodorowsky....sono stata a dicembre al seminario di Padova sempre organizzato da Madreterra e vi devo dire che è stato grandioso....!!!
incredibile altro che dottori e dottoroni......
ciao cristina

Daniele Passerini ha detto...

Ad Anonimo e Cristina,
non me ne vogliate, anch'io trovo Jodorowsky una bellissima persona ma i vostri commenti mi suonano un pochino "spammeggianti"! ;O)

Ciò detto, approfitto per dire che mi sono prenotato per il weekend con Jodo il 7-8 marzo a Firenze, organizzato dall'Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia. Sarò felice di raccontare su questo blog come andrà questa esperienza, a cui mi approccio rigorosamente con un livello di aspettativa neutro.

Cristina ha detto...

Quando anche tu parteciperai al seminario o week end o come lo vuoi chiamare, con Jodorowsky capirai il perchè del mio entusiasmo.....non è un mio parente e non sono la sua agente....ma al seminario di Padova con poche e semplice parole mi ha cambiato la vita!! perciò... viva Jodorowsky...!!!
ciao Cristina

Daniele Passerini ha detto...

Ciao Cris, piacere,
no no, l'entusiasmo lo capisco... già solo i libri di Jodo che ho letto mi hanno entusiasmato e un'amica che lo ha incontrato me ne ha parlato con lo stesso tono che hai usato tu. Preferisco solo non pormi aspettative... un modus vivendi che ho maturato con l'esperienza (sono uno che tende a entusiasmarsi anche troppo, credimi)... ma quando dico atteggiamento "neutro" intendo comunque aperto, stanne certa.

So per certo che la "magia" di Jodo è proprio quella, con poche parole, di indurre le persone a trasformarsi. Ci credo e ti credo... se no non mi prenotavo per il seminario, ti pare! :)

Un abbraccio

P.S. a dire il vero non ho pensato che potessi essere sua parente... ma che potessi lavorare per "Madreterra" il dubbio m'è venuto! :)
Beninteso, non ci sarebbe nulla di male.

Anonimo ha detto...

sto per iscrivermi a un seminario di due giorni con alejandro e cristobal. ma ho scoperto che il num di partecipanti può arrivare a 120 (!!!) dato che il prezzo non è proprio “accessibile” sono andata un pò in crisi domandandomi se in un seminario così oceanico ci sia la possibilità A) di contattare da vicino jodo senior B) di fare comunque un’esperienza reale e non puramente intellettuale. qlcn ha già partecipato a qualche seminario e può chiarirmi un pò le idee? grazie

Daniele Passerini ha detto...

Potrò dirti qualcosa al riguardo tra un paio di settimane (il 7 e l'8 sarò all'incontro con Jodo a Firenze): sono molto curioso! Una persona che conosco, che ha partecipato già a un paio di questi incontri "plenari", me ne ha parlato in modo entusiastico.

Invito chiunque passi di qui sapendone di più, a lasciare un suo contributo. Ne saremo grati io e l'anonima mano che ha scritto il precedente commento.

Giuliana ha detto...

Ciao, io ho partecipato al seminario di Padova con Alejandro Jodorowsky e il suo collaboratore/interprete Fazari e posso dire che è stato formidabile!! Nonostante Jodo non sia piu un ragazzino ha mostrato un'energia e vitalità in teatro incredibile...per due giorni e senza pause.....ha stretto la mano e parlato con tutti firmando autografi e conversando amabilmente.
Giuliana

Katia ha detto...

CIAO a tutti, potete aiutarmi? sapete se Jodorowsky fa un corso in Veneto?
Grazie in anticipo!!!!
Katia

Daniele Passerini ha detto...

Ecco il resoconto della mia esperienza al seminario di Firenze!

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