È giunto il momento di occuparsi approfonditamente del Metodo Di Bella su questo blog, una vicenda che ricorda sempre di più quella della fusione fredda. Lo spunto ci viene dato da un articolo di Vincenzo Brancatisano pubblicato il 29 luglio scorso sulla Gazzetta di Modena, di cui riporto incipit e conclusione:
"Centenario con il botto per il professor Luigi Di Bella. L'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo), diretto dal professor Umberto Veronesi, ha appena certificato che la cura Di Bella è efficace nella cura di tumori.Meglio non poteva andare per il fisiologo modenese, morto nel 2003, ideatore della discussa multiterapia anticancro, basata su farmaci biologici, nato a Linguaglossa in provincia di Catania nel luglio del 1912, proprio cent'anni orsono. Per commemorare l'evento è appena uscito il libro “Il poeta della scienza”, l'ennesima biografia del medico, un'opera corposa firmata stavolta dal figlio Adolfo."
"Per far pubblicare lo studio i ricercatori hanno dovuto però eliminare il cognome contestato: “Non avrebbero mai accettato un lavoro che portasse il nome Di Bella”, ha dichiarato uno dei conduttori. Il professor Luigi Di Bella, che riposa nel cimitero di Fanano, forse non sarebbe rimasto sorpreso."
Qui l'articolo integrale: L’istituto di Veronesi “promuove” Di Bella.
Per chi vuole approfondire segnalo e rendo disponibile - col consenso dell'autore - una densa sintesi dedicata a chi vuole realmente capire la vicenda di Bella. L'ha preparata qualche sttimana fa Andrea Michielin, che da molti anni si interessa all'argomento:
Un altro articolo da segnalare è quello di Gioia locati uscito il 30 aprile 2012 su Il Giornale: Metodo Di Bella, guerra tra medici. Assolutamente da leggere il commento che ne fecero i figli di Di Bella:
Questo l’articolo della coraggiosa giornalista Gioia Locati. Che non è “dibelliana”, ma unicamente interessata alla verità, nella consapevolezza che questa significa vita o morte di milioni di esseri umani.
Quanto alla Prof.ssa Formigli, ci sembra che il mettere le mani avanti sul falso perpetrato (“…non ho voluto io quella frase…”) sia un rimedio peggiore del male. Ci perdoni professoressa, ma ha o no la responsabilità dello studio condotto e dei suoi sottoposti? E’ o no al corrente che il suo “studente di farmacia” è stato ospitato per due anni nel Laboratorio di via Marianini? Che ha potuto visionare lavori, videocassette di conferenze, scritti inediti del Prof. Luigi Di Bella?
