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domenica 4 novembre 2007

India: speranze e contraddizioni

Il televisore è di certo l'elettrodomestico che utilizzo meno: anche facendo solo un paio di lavaggi a settimana la mia lavatrice sta accesa molto di più! Devo essere stanco e in aria di influenza per accendere la TV... un po' come mi sento oggi! Ma così mi sono imbattuto in Licia Colò che intervistava Federico Rampini, ospite de Alle falde del Kilimangiaro per presentare la sua ultima fatica, La speranza indiana (Mondadori, 15 €), proprio uno dei libri di cui ho riportato la recensione ieri. Nel ribadire che l'India è il paese delle contraddizioni (e delle speranze), Rampini ha fornito tutta una serie di dati ed esempi per suffragare ciò. Cito a memoria qualcuna di queste contraddizioni e speranze.
La stragrande maggioranza della popolazione vive con circa un dollaro al mese (ben al di sotto della soglia di povertà) ma allo stesso tempo il trend vede ogni anno l'1% di essa (circa 10 milioni di persone!) uscire dalla povertà. Le grandi multinazionali dell'informatica (Microsoft, IBM, Intel ecc.) stanno concentrando i loro investimenti a Bangalore (nella foto), la nuova Silicon Valley del pianeta. E l'India sta formando in questo campo di sviluppo ottimi tecnici, ricercatori e scienziati: basti pensare al caso di Ajay Puri, bambino prodigio genio dell'informatica.
L'India vanta un tasso di sviluppo economico secondo solo a quello della Cina. Contemporaneamente ha e avrà a lungo il tasso di sviluppo demografico più alto del mondo. Una combinazione di fattori di cui non è facile prevedere l'esito. I governi indiani stanno portando avanti, nel contesto di un regime democratico, una rivoluzione epocale: il ridimensionamento progressivo del sistema sociale basato sulle caste. Ad esempio da diversi anni vengono riservate alle caste inferiori cospicue quote di posti di lavoro pubblico, a dispetto chiaramente degli interessi delle caste superiori. E' un mutamento tutt'altro che indolore visto che confligge con la religione Indù (o per lo meno con le frange più tradizionaliste) e con gli interessi della caste privilegiate, che hanno detenuto per secoli il potere economico e politico. Al di là della contrapposizione col Pakistan e della presenza di minoranze religiose estremiste che fomentano azioni terroristiche, l'India è una nazione dove il 15% di popolazione di fede islamica è ben integrata con la società prevalentemente induista. Non dimentichiamo che nell'età d'oro dell'Impero Moghul (XVI-XVII secolo) l'India fu a tutti gli effetti indo-islamica e proprio il sincretismo tra le due religioni produsse una società ricca, raffinata e colta, ben oltre le nazioni europee di allora, basti pensare alla bellezza del TajMahal. Benché nel sistema sociale indiano degli ultimi secoli la donna sia stata evidentemente oppressa e privata dei diritti - pari all'uomo - di cui godeva in precedenza, i segni di emancipazione sono più che evidenti. Una delle personalità politiche più importanti dell'India, Sonia Maino Gandhi, è donna; e pure di nazionalità italiana e appartenente alla minoranza cattolica. Ultima cosa che mi ha colpito. Una ricerca ha rivelato che quello indiano è il popolo del mondo che oggi ha il maggior grado di fiducia per il proprio futuro... e qui penso si trovi il vero segreto dell'annunciato probabile "miracolo economico" indiano. Fa bene Rampini a ribaltare un giudizio che dette Pasolini sugli Indiani: oggi siamo noi occidentali i pessimisti e i rassegnati, non certo loro!

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