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mercoledì 28 marzo 2007

Salinas e il tempo

Che incrocio nel tuo polso  
del tempo contro il tempo!  
Orologio, freddo, avvinto,
vigile, attende  
che scorra il tuo sangue
nel battito. Ti opprimono  
ordini, da fuori:
tic tac, tic tac,  
la voce, lì, nella macchina.
Alla tua vita infinita,
senza termine, gettano  
lacci puerili i secondi.  
Ma il tuo cuore  
là in fondo afferma
- sangue che va e viene  
in te, con il tuo amore -
il suo essere, il suo ritmo, diverso.  
No. I giorni, il tempo,  
non ti saranno mai contati  
in una sfera bianca,  
tre, quattro, cinque, sei.  
Le tue indolenze, i tuoi impulsi,  
il grande ardore senza calcolo,
non si possono dire in cifre.  
Sentili tu, spogliata
di orologio, nel polso:
battito contro numero.
Amore? Vivere? Ascolta
il sommesso tic tac  
che ormai sono vent'anni  
vibrò la prima volta
in una carne vergine  
del tatto della luce,  
per offrire al mondo  
un conteggio diverso,  
unico, nuovo: tu.
(da La voce a te dovuta, di Pedro Salinas)
 
Quando qualche anno fa incontrai questa poesia di Salinas ne fui folgorato. Anche perché nello stesso periodo m'interessavo a come era stato concettualizzato diversamente il tempo dalle culture succedutesi sulla Terra. C'è il tempo lineare, quantitativo, automatico e meccanico, a cui veniamo educati nella società in cui viviamo, e quello circolare, qualitativo, armonico, connesso ai ritmi naturali del cosmo, che concepivano per esempio i Maya e gli indiani americani, così come i Taoisti cinesi. Questa poesia di Salinas esprime perfettamente tale iato, che qui esplode nello scontro tra il tempo scandito dall'orologio al polso di una giovane donna e il suo ritmo cardiaco, tra le regole e il mistero della vita che pulsa in lei. 

Ed ecco alcune note sull'autore trovate su un sito che mi piace!
Pedro Salinas nasce a Madrid, il 27 novembre 1891 e vi trascorre la prima giovinezza. Dopo due anni di studi in Legge, si iscrive alla facoltà di Lettere, e consegue la laurea di letteratura spagnola.Già nel 1911 pubblica i suoi primi versi, poi rinnegati come "raccapriccianti". Nel 1914 inizia a viaggiare, tenendo lezioni presso le principali istituzioni universitarie europee. Nel 1915 si sposa. Rimane tre anni a Parigi come lettore di spagnolo alla Sorbona; al rientro in patria vince un concorso per la cattedra di lingua e letteratura spagnola e opta per la sede di Siviglia dove insegnerà per nove anni. Tra il '22 e il '23 è a Cambridge per otto mesi come visiting professor, e sempre nel '23 esce la sua traduzione di Proust, "En busca del tiempo perdido". Nel '28 si trasferisce a Madrid, presso il Centro di Studi Storici. Nel '36 parte per gli Stati Uniti per un temporaneo incarico, ma non tornerà più in patria. Massachusetts, Vermont, Baltimora California, Puerto Rico, sono alcuni dei luoghi in cui si reca per insegnare e per tenere conferenze sulla poesia e la realtà nella letteratura spagnola. Morirà a Boston, il 4 novembre 1951. I suoi resti riposano nell'antico cimitero di Santa Maddalena, a San Juan de Puerto Rico, accanto al mare che cantò nel poema El Contemplado. Collaboratore delle principali riviste letterarie spagnole ("España", "Prometeo", "Revista de Occidente") è stato amico di tutti i grandi scrittori, poeti e intellettuali della sua epoca, da Unamuno a Valle Inclán, da Machado a Ortega y Gasset, García Lorca, Rafael Alberti, Juan Ramón Jiménez.

4 : commenti:

Ideavagante ha detto...

Notte senza tempo

Come nubi d'incenso
salgono note d'anima
mentre all'orizzonte il sole muore.
I capelli, scoloriti
mi ricordano che la vita è fragile vela
ma il cuore s'aggrappa, vive nello zaino
dell'immenso amore che mi dai.
Raccoglio in silenzio
il passaggio dei miei giorni
delle mie notti:
come un tempo mi interroghi
con l'ansia del tuo sguardo
come un tempo ti rispondo
inventando per te giochi di primavera.
Le nostre mani
anche stasera, sono un accordo di sole
addormentano dolori
che a volte sfiniscono.
Mi esce un fiume di poesia
ti guardo negli occhi
e un velo di arcobaleno ci avvolge
presagio di una notte senza tempo.

Poesia di Giovanni Formaggio.

Betty ha detto...

La nostra Vita si snoda, a volte senza districarsi mai, tra i limiti spazio-temporali che che ci separano da ciò che è immobile ed eterno, mentre conviviamo con le nostre "Barricate Misteriose" ....

Tratto da "Le Barricate Misteriose"
autrice: Silvia Bre

Io sempre m'avvinghio al pensiero
che più si tormenta, che parte levriero
a una gara, e appena si quieta
mi prende la pena: fa piangere noi
fare a meno del luogo e del tempo

a noi che del tempo eseguiamo
le parti modeste, le ore che allevano
il mondo nel cielo
lasciandovi spazi più nuovi e ogni gesto.

Che ferma è la vita, che uguale
nel rivoli sparsi riposa il suo regno per sempre
ancora lo imparo, m'insegno.

chiara ha detto...

...grazie... questa poesia è di un intensità che lascia senza parole...

Daniele ha detto...

la adoro infatti! ;)

lieto di avertela fatta conoscere allora, baci

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