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venerdì 5 gennaio 2007

Cosa c'entra la Biblioteca di Babele?!

Nel primo post ho spiegato perché ho inaugurato questo blog. Ma perché mi sono lanciato nell'avventura dello scrivere? E perchè continuo a volere creare altri libri? Non c’è un vero è proprio perché, in primis è successo e c'è lo zampino... della Biblioteca di Babele!

Nemmeno due anni fa ho messo insieme il mio primo libricino (Ventidue passi d’amore conta una novantina di pagine) in pochi mesi e quasi senza volerlo, ché me ne sono reso conto quando ormai l'avevo già fatto. A quarant’anni compiuti, meglio tardi che mai!

La prima volta che mi prese fantasia di scrivere un libro avevo circa 12 anni. Allora divoravo soprattutto fantascienza, in particolare le opere dell'Editrice Nord - Serie oro. Chi è appassionato al genere sa bene a quali autori mi riferisco: Alfred E. van Vogt, Philip K. Dick, Jack Vance, Keith Laumer, Frederik Pohl, Frank Herbert, Kurt Vonnegut ecc. Queste letture mi appassionavano e stuzzicavano a imparare a scrivere bene. Così caricavo un foglio sulla Olivetti "Studio 44" dei miei genitori e folgorato da qualche idea "galattica" partivo in quarta a trasferirla sulla carta. Poi immancabilmente, dopo un paio di pagine, non sapevo più dove andare a parare e ricadevo sulla Terra! Dopo decine di tentativi con lo stesso esito capitolai: forse diventare uno scrittore non era destino!

Gli anni volano. Uno dopo l’altro ho percorso i sentieri della vita che, bivio per bivio, mi hanno portato qui. Liceo classico - perché andavo bene nelle materie umanistiche - piuttosto che quello artistico (disegnavo molto bene). Ingegneria - perché numeri e tecnologie mi hanno comunque sempre affascinato - invece che architettura (magari prima o poi...). Una "piccola" esperienza mistica che ha finito per trasformarmi da ateo in credente (ma non appartengo a nessuna Chiesa) dandomi un impulso nuovo. La laurea breve in servizio sociale dopo avere abbandonato ingegneria (nonostante avessi già superato 8 esami). Il lavoro di assistente sociale, prima nelle cooperative poi in Comune, dopo aver vinto un concorso e con esso il “mitico" posto fisso. Un paio di anni da pendolare. Poi una sede di lavoro vicina a Perugia. E intanto il grande amore e il matrimonio. Il primo nido di coppia e dopo una casa più grande per far crescere la famiglia. E l'incontro con Jung, astrologia, esoterismo, reiki ecc. E l'arrivo di Arianna: l'allegro filo che imbastisce la mia vita da papà. E una seconda laurea, quadriennale, in scienze politiche. E la professione di assistente sociale appesa al chiodo e nuove mansioni di lavoro, più gratificanti. E il desiderio di approfondire in corsi specifici una tecnica di meditazione (Vipassana). E la separazione dolorosissima da mia moglie, dopo 11 anni di vita insieme. E da qui una nuova inaspettata vita. Un primo nuovo amore, che mi ha lasciato in dote la pratica dei Cinque Tibetani e la pratica del qigong. E un nuovo grande amore, nato ad Assisi e sbocciato in Messico a Palenque... e un nuovo grande dolore, otto mesi dopo, nuovamente a Palenque e... click: finalmente è scattato qualcosa!

Avevo già scritto poesie, sempre a ridosso di periodi particolari. E ne ho scritto un nuovo mucchietto tra il 2003 e il 2004 mentre vivevo, sospeso tra l'Italia e le suggestioni del Messico, quella "storia d'amore non coronata da lieto fine, ciò nonostante perfetta" che mi ha fatto finalmente fare "click". Giusto 22 piccole poesie. Hanno decantato un anno in un cassetto, mentre il senso di quell’ultima esperienza sedimentava senza rumore in me. Ed ecco arrivare l'amore intenso di una donna speciale, che ha agito sulle mie velleità letterarie come la pietra filosofale sul piombo. Così all’improvviso e “per caso” ho scoperto tanti concorsi letterari a cui potevo partecipare. Avevo oltre vent’anni di poesie da parte, perché non provare? Ne ho rispolverato un paio, altre le ho composte ex novo per dei bandi a tema. Uno in scadenza chiedeva una silloge di sette liriche: c’erano le 22 poesie scritte un anno prima, perché non attingervi? Ho sentito che era un delitto separarle e renderle orfane. Come 22 sorelle raccontavano una loro storia comune. Indicavano una stessa meta. Insieme formavano un cerchio di 22 passi che, pure se miei, contenevano un messaggio più grande di me. Al diavolo quel premio letterario! Mi sono messo a riordinare e armonizzare quelle 22 poesie per me stesso! Ho scoperto che il loro vero ordine non era sempre quello della loro venuta al mondo, piuttosto era suggerito dal loro contenuto. E ho visto nel percorso che indicavano non solo rispecchiata e raccontata la mia vita, ma forse svelato l'abbozzo del suo significato. È nata l'impellenza di un prologo e un epilogo attorno alle poesie, per fissarne bene il messaggio. Intanto le poesie si erano intessute alla trama di un codice di numeri. Così ho aggiunto una postilla sulla numerologia... un’altra sugli antichi Maya... e altre intuizioni, suggestioni, immagini, simboli, attratti come fuscelli da un vortice sempre più impetuoso. Solo a questo punto ho capito di avere scritto un "libro". Che farne?

L’ho inviato per posta elettronica ad alcuni buoni amici coetanei, più qualcun altro molto più anziano. Risultati: due pareri perplessi e scettici e otto entusiasti che mi invitavano a cercare di pubblicarlo. Pubblicarlo? Da dove s'inizia? Cerco su internet, mi documento, spulcio siti che dispensano saggi consigli agli aspiranti scrittori. Seleziono le e-mail di una trentina di piccoli editori, li contatto spiegando a grandi linee l’idea ormai intitolata Ventidue passi d’amore: una decina rispondono di spedire il "manoscritto" per valutarlo. Stampo e rilego in casa, artigianalmente, le copie necessarie. Spedisco. Passano un paio di mesi senza nessuna risposta. Poi cominciano ad arrivare i primi “no grazie”. Qualcuno mi propone di pubblicarlo a mie spese, a cifre non proprio modiche! Un editore di narrativa e saggistica suggerisce di rivolgermi a chi pubblica solo poesia. Un editore di poesia mi suggerisce di provare con un editore generalista: è un testo sui generis, un azzardo stamparlo. Intanto una mia poesia viene menzionata a un concorso letterario; alla premiazione conosco un’autrice che ha appena pubblicato il libro d'esordio con una casa editrice romana (scoprirò poi in realtà che è siciliana). Prendo i riferimenti, contatto la direttrice editoriale, le mando la bozza, dopo cinque giorni mi chiama: la pubblicheranno! In cambio m'impegno all'acquisto di 200 copie a metà prezzo di copertina. Dal momento che ho ripreso in mano le 22 poesie sono passati nemmeno cinque mesi. Altri quattro e il libro è stampato. Nove mesi esatti, per nascere! Com’è successo tutto ciò? Ho scritto Ventidue passi d’amore o le sue parole hanno scelto me?

La Biblioteca di Babele, descritta magistralmente da Jorge Luis Borges nell’omonimo racconto contenuto nella raccolta Finzioni (1941), contiene tutti i libri che sono stati scritti e che saranno scritti, tutti quelli che avrebbero potuto essere scritti o che potranno esserlo, in tutte le lingue viventi, morte, da venire, possibili e impossibili, immaginabili o inimmaginabili ecc. Forse proprio da lì, dove abitavano prima di arrivare nella mia vita, l’energia e le emozioni dei Ventidue passi mi hanno riconosciuto e scelto per condensarsi in un libro. Questa è la fortuna che accade a ogni autore. Qualcuno lo chiama talento. Io preferisco ispirazione, ciò che fa sì che uno scrittore sia più un tramite dei suoi libri che un genitore.

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