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giovedì 1 aprile 2010

Lei Araba Fenice si diceva

Ho ritrovato l'appunto di una "risposta per le rime" che (quand'ero un po' più giovane) spedii a una cara donzella che, con sottile malizia e tanta simpatia, giocava a provocarmi a parole. Con lei, che si dilettava come me a scrivere, avevo intessuto un fitto scambio epistolare, intrigante e allo stesso tempo scherzoso, condito di prosa, poesia in rima baciata, anagrammi (dal suo nome ne trassi a centinaia) e altre quisquilie.
Pur se composta abbastanza di getto, in mezz'oretta, questa missiva in endecasillabi a rima alterna "alla Dante" (si fa per dire!), a rileggerla dopo tanto tempo, non mi pare proprio da buttar via. ;-)


Lei Araba Fenice si diceva, 
Chimera fata invece assai mi pare. 


Sovvienmi Adamo perso dalla Eva 
che offre a lui la mela per tentare. 


Sen va l'amor cortese alla favella, 
s'insinua amor carnale fra le membra, 
giacché lei ora mostrasi far bella 
e in gloria finirebbe, così sembra, 
se a quella danza cui ella m'invita 
ci unissimo una notte nel giostrare. 


Da regi e caballeri è cumcupita, 
in vero ché non puote lei desiare 
un parvus menestrello perusino. 


Sic sine dubio vuolesi far gioco 
a suggerirsi qui sul mio cuscino. 


Audace io penetrerei 'l suo foco 
se veramente lei volesse osare 
ad essere una Beatrix concedente. ...............................


(S. Panariel dei Seni)


Suvvia, non è una chicca? La firma d'autore, degna conclusione a tono, è ovviamente un mio anagramma. E che il Sommo Poeta mi perdoni se ho ardito scimmiottar la sua Commedia. Vi state chiedendo come finì la singolar tenzone tra me e la bella? Be', un cavalier par mio siffatti particolari li custodisce per sé, gelosamente. Buonanotte, per oggi ho scherzato abbastanza.

1 : commenti:

Caterpillar 1 ha detto...

e sviaggia un po'!

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