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martedì 5 giugno 2007

Il Poliamore

Ringrazio l'amico Mitri per l'inoltro di un articolo sulla trasformazione in atto dei rapporti sentimentali e sessuali (e di conseguenza della famiglia) vista dal filosofo francese Jacques Attali. Il suo pensiero appare provocatorio e assai lontano dalla morale comune. Ma le provocazioni stimolano la riflessione, tanto più ora che in Italia il tema della famiglia s'è fatto così scottante.
Trovo ineccepibile ed evidente il principio del poliamore. Scagli la prima pietra chi non ha mai sperimentato o constatato che donne e uomini possano provare intensi e sinceri sentimenti d'amore per più partner: contemporaneamente (anche se personalmente non mi sono mai spinto oltre 2!) così come sequenzialmente nel corso della loro vita.
Condivido in linea di principio l'idea che la famiglia "cattolica" sia al capolinea. Ci attendono mutamenti epocali tutt'altro che facili, e arroccarsi al passato, nuotare contro corrente, non sarà di aiuto ma anzi renderà più doloroso il passaggio. Per consentire al "mondo nuovo" di nascere bisogna lasciare il vecchio al suo destino. Ci sono tanti processi di trasformazione sociale in atto: dal patriarcato alla vera parità tra i sessi, dal consumo indiscriminato delle risorse allo sviluppo sostenibile, dai nazionalismi alle mulitietnicità, dalla religione di massa alla spiritualità individuale, dalla famiglia nucleare alla famiglia aperta, dall'amore al poliamore ecc. Sospetto però - devo essere sincero - che il poliamore sia un sentimento caratteristico di chi, consapevole o inconsapevole, si accontenta di avere accanto una persona che stima, a cui vuol bene, senza però amarla in modo profondo. E perciò continua a cercare in altri partner quello che non trova nel suo. Un vero grande amore non può per definizione essere un poliamore! Riflettete su questo, leggendo l'articolo che segue.
Amare più persone contemporaneamente è possibile. Anzi, è naturale. Fa parte della natura umana. Così come desiderare relazioni sessuali con persone diverse o cercare esperienze nuove e stimolanti. Solo la morale comune e le leggi si oppongono a queste esigenze dell'uomo e della donna contemporanei, generando una situazione di ipocrisia e ambiguità. E' la teoria del grande filosofo e sociologo parigino Jaques Attali che per primo ha teorizzato il 'Poliamore'. Tutto è nato da un articolo comparso sull'Express (magazine francese), in cui Attali teorizza il crollo della famiglia tradizionale a favore di una pluralità dei rapporti sentimentali e sessuali. Le élites intellettuali francesi lo hanno fatto proprio e ne stanno facendo un 'manifesto della società del futuro'. Un pensiero nuovo, che, facendosi forte di cambiamenti già esistenti, sovverte ogni tradizione. "Le società occidentali si muovono verso la dimensione del 'poliamore'. E' un'analisi che nasce nelle élites parigine destinata a diventare un trend generale. E' la teoria su cui Attalì sta studiando e scrivendo. E arriva anche in Italia, nella rigida Italia. Gli intellettuali ne sono molto colpiti". Massimiliano Panarari, politologo e studioso di Attali, spiega ad Affari in cosa consiste esattamente la 'teoria del poliamore'. "La famiglia naturale monogamica occidentale è destinata alla scomparsa a causa dell'evoluzione dei costumi, ma senza battaglie ideologiche o laiche, solo per una normale trasformazione della società. E' un processo che muove da due fattori: una mobilità sociale molto elevata, visibile tuttora (cosa che spinge anche Attali a definire la società di oggi 'liquida') e il riconoscimento, maturato lentamente dagli anni 60 a oggi, che uno degli obiettivi sociali più importanti è la felicità. Si è affermato il diritto al desiderio di felicità". Intendendo per felicità? "Proprio qui sta il cambiamento. Fino ad ora la felicità coincideva con la realizzazione di una vita accanto ad una sola persona, ora si comincia a concepire l'idea che la vita possa essere un susseguirsi di rapporti d'amore autentici. Non si parla della poligamia di certo mondo arabo dove le donne fanno le componenti degli harem a un uomo, ma di rapporti che possono essere anche contemporanei senza perdere la loro autenticità". Quasi una rivoluzione di cui s'intravvedono i presupposti... "Ci sono delle avanguardie. Come in ogni movimento culturale. Non possiamo non tenere conto del fatto che in parte già esistono e sono molto diffuse in forma adulterina e ipocrita. La cosa che manca è la formalizzazione sociale di un nuovo modo di concepire i rapporti e la società ovvero una pluralità degli stili di vita che già esiste". Il passo che manca? "E' un diritto che si deve affermare". C'è una fascia sociale maggiormente predisposta ad accettare questo tipo di cambiamento? "Non è un caso che la nuova mentalità si affermerà prima nel ceto borghese parigino, per poi diffondersi anche là dove la Chiesa ha uno speciale impatto sulle classi inferiori. La cosa fondamentale è che il cambiamento venga inteso come un elemento in più a favore dei diritti. Poi il singolo è libero di decidere". La teoria è nata in Francia? L'Italia? "Qui la situazione è più critica. La Chiesa esercita più potere che in Francia, paese tendenzialmente laico. E il grado di ipocrisia che descrivevo prima in Italia per molte ragioni è portato all'esasperazione. C'è difficoltà nel tutelare le coppie di fatto tra uomo e donna che non sono sposate, figuriamoci... Un bel ritratto della nuova tendenza è la realtà dipinta da Ozpetek nei suoi film: una società mista, plurale e diversificata, ma omogenea e pacificata". Il sesso che ruolo ha? "Ha una componente fondamentale. Per un processo iniziato sull'onda degli anni Sessanta, ma poi rallentato. Si parte dall'idea che il sesso sia la base di un rapporto sentimentale, da vivere in libertà. Poi è molto forte l'idea della varietà e della sperimentazione. E' un bisogno fisico e mentale. Non riconoscerlo è totale ipocrisia. Da qui l'esigenza che l'uomo contemporaneo ha di avere un maggior numero di partner sessuali". E la religione che fine farà? "Diventerà una risposta per la spiritualità del singolo. Una serie di precetti residuali ad uso dell'individuo, dice Attali". I figli? Sparsi con quanti padri?... No scherzi a parte: l'esigenza di avere figli? "Rimane, sia per le donne che per gli uomini. E' la matrice dell'affermazione di femminilità e virilità". Insomma complessivamente questa 'società del futuro'? "In Francia c'è un libro di Attali, che sta polverizzando i record, sulla società europea tra 50 anni. In Italia è in traduzione. Si prevede il disastro ecologico, culturale, che lui identifica con la morte della borghesia illuminata. Una luce: una società meno coercitiva sui piani morali. Ulrich Beck, Anthony Giddens sono due teorici della globalizzazione che si occupano dello stesso tema e stanno teorizzando il 'processo di contrattualizzazione dei rapporti sentimentali': la fine dell'amore eterno poiché tutto è come un contratto a tempo e non c'è più unilateralità...".
(intervista di Virginia Perini)

2 : commenti:

riccardo de Sangro ha detto...

Ho visitato il sito per un interesse diretto all'argomento. Del tutto ignaro del poliamore, ho involontariamente trattato lo stsso argomento nel mio romanzo Il capriccio della Dea edito da Guida Napoli (dic. 2010). L'esigenza di dare una svolta ai miei personaggi in armonia con la tesi ho ipotizzato un rapporto a quattro adulti consenzienti in nome dell'amore e della procreazione. Riccardo de Sangro ricdes@tiscali.it

Daniele ha detto...

Onorato di questa visita.
Dopo varie disavventure sentimentali, di cui però mi rimane una fantastica figlia adolescente, a me basterebbe trovarne una sola di compagna da amare (e soprattutto che mi ami sul serio)... ma quella giusta stavolta!!! ;-)

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