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venerdì 11 gennaio 2008

Semi e fioriture di Gibran

1 : commenti

Devo ancora incontrare un ignorante
le cui radici non affondino nella mia anima.


(G. Kahlil Gibran - "Massime Spirituali")

Avevo attorno ai 18 anni quando mi fu regalato il mio primo libro di Kahlil Gibran (1883-1931), che è anche la sua opera giustamente più famosa "Il Profeta": uno dei libri più belli e profondi che sia mai stato scritto. Da allora ho letto altre sue opere, scoprendomi sempre vicino al suo modo semplice di osservare la vita, che pur tuttavia a certuni non appare semplice.


Ho messo insieme un piccolo percorso di brevi citazioni - tratte soprattutto da alcune sue opere "minori" - che hanno in comune immagini legate alla similitudine tra i cicli della natura - vegetativi, stagionali, meteorologici - e le maree dell'animo umano... nell'ottica del come in basso così in alto.

Il disegno accanto è dello stesso Gibran.



La solitudine è una tempesta silenziosa che spezza tutti i nostri rami secchi; e intanto spinge più in profondità le nostre radici vive dentro il cuore vivo della viva terra. (da "Sabbia e Schiuma") 

La tempesta è capace di disperdere i fiori ma non è in grado di danneggiare i semi. (da "Self-Portrait") 

Gli affetti del cuore sono come i rami del cedro; se l'albero perde un ramo robusto, soffre, ma non muore. Riversa tutta la vitalità nel ramo accanto, perché possa crescere e riempire il posto vuoto. (da "Le ali spezzate") 

In un campo ho veduto una ghianda: sembrava così morta, inutile. E in primavera ho visto quella ghianda mettere radici e innalzarsi, giovane quercia verso il sole. Un miracolo, potresti dire: eppure questo miracolo si produce mille migliaia di volte nel sonno di ogni autunno e nella passione di ogni primavera. Perché non dovrebbe prodursi nel cuore dell'uomo? (da "Gesù figlio dell'uomo") 

La tristezza è come un muro tra due giardini. (da "Sabbia e Schiuma") 

In autunno raccolsi tutti i miei dolori e li seppellii nel mio giardino. E quando Aprile ritornò e il bel tempo si risposò con la terra, crebbero nel mio giardino fiori bellissimi, diversi da tutti gli altri. I miei vicini vennero a vederli, e mi dissero tutti: "Quando tornerà l'autunno, e la stagione della semina, non vorresti darci un po' dei semi di questi fiori per poterli piantare nei nostri giardini?" (da "Sabbia e Schiuma")
Naturalmente mi è già capitato di parlare di Gibran sul blog; ricordo in particolare questi due contributi:

Il bambino che salvò le stelle

0 : commenti
Costretto a casa qualche giorno da un problemino di salute, ne approfitto per intervenire di più sul blog. Ho scoperto che circola su internet questa breve "parabola" di cui non si conosce l'autrice o l'autore. Fa bene al cuore; e dona serenità. Facciamone tesoro per le nostre azioni quotidiane.



***

Una tempesta terribile si abbatté sul mare.

Lame affilate di vento gelido trafiggevano l'acqua e la sollevavano in ondate gigantesche che si abbattevano sulla spiaggia come colpi di maglio, o come vomeri d'acciaio aravano il fondo marino scaraventando le piccole bestiole del fondo, i crostacei e i piccoli molluschi, a decine di metri dal bordo del mare.

Quando la tempesta passò, rapida come era arrivata, l'acqua si placò e si ritirò.

Ora la spiaggia era una distesa di fango in cui si contorcevano migliaia di stelle marine. Erano tante che la spiaggia sembrava colorata di rosa.

Il fenomeno richiamò molta gente da tutte le parti della costa. Arrivarono anche delle troupe televisive per filmare lo strano fenomeno.
Le stelle marine erano quasi immobili. Stavano morendo.

Tra la gente, tenuto per mano dal papà, c'era anche un bambino che fissava con gli occhi pieni di tristezza le piccole stelle di mare. Tutti stavano a guardare e nessuno faceva niente.

All'improvviso il bambino lasciò la mano del papà, si tolse le scarpe e le calze e corse sulla spiaggia. Si chinò, raccolse con le piccole mani tre piccole stelle di mare e, sempre correndo, le portò nell'acqua. Poi tornò indietro e ripeté l'operazione.
Dalla balaustrata di cemento, un uomo lo chiamò.
"Ma che fai ragazzino?"
"Ributto in mare le stelle marine. Altrimenti muoiono tutte sulla spiaggia" rispose il bambino senza smettere di correre.
"Ma ci sono migliaia di stelle marine su questa spiaggia: non puoi certo salvarle tutte. Sono troppe!" gridò l'uomo. "E questo succede su centinaia di altre spiagge lungo la costa! Non puoi cambiare le cose!".
Il bambino sorrise, si chinò a raccogliere un'altra stella di mare e gettandola in acqua rispose: "Ho cambiato le cose per questa qui!".

L'uomo rimase un attimo in silenzio, poi si chinò, si tolse le scarpe e le calze e scese in spiaggia. Cominciò a raccogliere stelle marine e a buttarle in acqua.
Un istante dopo scesero due ragazze ed erano in quattro a buttare stelle marine in acqua. Qualche minuto dopo erano in cinquanta, poi cento, duecento, migliaia di persone che buttavano stelle di mare nell'acqua.

Così furono salvate tutte.
Perché un bambino aveva avuto il coraggio ci cominciare.

giovedì 10 gennaio 2008

I miei difetti

15 : commenti
Se tutti noi ci confessassimo a vicenda i nostri peccati, ridiremmo l'uno dell'altro per la nostra assoluta mancanza di originalità. Se tutti noi ci rivelassimo a vicenda le nostre virtù, ugualmente finiremmo per ridere.


(G. Kahlil Gibran)


Ho tanti difetti...

be' non così mostruosi come quelli del "tizio" a lato, scaturito dritto dritto dall'inconscio di Salvator Dalì!
.
Uno dei peggiori è che, come tanti, rido e sorrido meno di quanto questo mondo meriti e abbia bisogno.

E non so assolutamente dire alle persone quello che vogliono sentirsi dire. Anzi, quando provo a essere diplomatico finisco col fare più danni che bene.

Non sono un gran mago della comunicazione. Non posseggo un eloquio tale da conquistarmi simpatia, stima, fiducia, tramite la conversazione. Fatico a farmi capire da persone che hanno una visione del mondo diversa dalla mia. Recupero qualche punto scrivendo... ma scrivendo meditando su ogni parola, altrimenti prevale ancora la mia abilità nel farmi fraintendere. Insomma, non so "vendermi" bene.

Perciò sono negato anche nelle attività commerciali. Per esempio, ho conosciuto altri autori sconosciuti come me che hanno venduto quasi "porta a porta" migliaia di copie dei loro libri. Ammiro la loro disinvoltura. Per quel che mi riguarda, nemmeno i miei vicini di casa sanno che ho pubblicato qualcosa; mi affido - ahimè - unicamente alla distribuzione nelle librerie (che a volte manco si prendono la briga di ordinare un titolo di cui sono sprovviste).

Forse ho troppo bisogno di essere apprezzato per quello che faccio... come se solo così riuscissi a trovare la prova che il mio essere al mondo serva a qualcosa. Segno probabilmente che non mi amo abbastanza.

Sono talmente consapevole delle mie fragilità da diventare - accettandole - fin troppo propenso a perdonarmi. Questo mi dà una sorta di ingiustificabile sicurezza, spesso scambiata per sprezzatura, superbia, persino arroganza. Ma i miei veri amici sanno quanto sappia invece accettare buone critiche e giusti consigli; al punto che resto interdetto se qualcuno (che non mi conosce abbastanza) reagisce male a qualcosa che gli dico pensando - in buona fede - di fare il suo bene.

Quando vedo che le mie intenzioni sono state travisate, perdo il controllo di me: è come se mi venisse a mancare il terreno sotto i piedi. Allora mi chiudi e corazzo, il tono della voce diventa glaciale oppure cupo. Può sembrare rabbia, invece è la paura di avere perso la fiducia altrui.


Ma mi riconosco qualche punto a mio favore.

Ho smesso da molti anni di dire a qualcuno "mi hai deluso". È una frase che non significa niente. Al limite potrei dire: "siccome penso diversamente da te, sono rimasto deluso dal tuo comportamento; però riconosco che è più un problema mio che tuo".

Ho smesso da molti anni di correre quando sono in ritardo. Se qualcuno mi aspetta cerco di avvertire che tarderò. In ogni caso è matematico che quanto più cercassi di recuperare il ritardo tanto più rischierei seriamente di arrivare ancora più tardi.

Ho smesso da molti anni di arrabbiarmi nel traffico con altri automobilisti. Se per distrazione ostacolo qualcuno, mi viene istintivo sorridere e fare gesti distensivi; se vedo che l'altro cerca solo un pretesto per scaricare la sua rabbia lo fisso un po' stupito e non ci penso più. Se qualcuno ostacola me, porto pazienza e lascio correre. Non vale la pena arrabbiarsi per tali stupidaggini.

Ho smesso da qualche anno di portare rancore. E quando ho qualche ricaduta, passa in pochi minuti. Mi è capitato (più di 5 e meno di 10 volte) che qualcuno abbia voluto troncare ogni rapporto con me perché infastidito, deluso, turbato da qualche mio comportamento o parola. Io non sono mai riuscito a troncare con nessuno: proprio non riesco a concepirlo. Ho perdonato persino chi me l'ha fatta più grossa in tutta la mia vita: non auguro a nessuno di viversi quello che mi ha combinato la mia ex moglie! Oh, fuori sono stato veloce a voltare pagina, ma dentro ci sono voluti un po' di anni. Ricordo bene la sensazione del perdono... fu come un fiume in piena sgorgato dal cuore, nessun ragionamento, nessun pensiero, solo un'emozione di gioia incontenibile quasi fosse finalmente crollata una diga.

E do sempre una seconda, una terza, una quarta (finché c'è vita c'è speranza) possibilità a tutti... anche a costo di apparire ingenuo.

Nell'allegria, negli occhi e nei sorrisi di mia figlia, leggo che ho imparato a fare il genitore abbastanza bene, ma posso ancora migliorarmi.

Infine, avrò sempre la speranza di riuscire a trasformare o volgere in mio favore (o di qualcun altro) qualcuno dei miei tanti difetti... qui ne ho nominati solo pochi!

Ali oltre la gabbia

0 : commenti

Il pensiero... è un uccello dell'immenso, che in una gabbia di parole può anche spiegare le ali, ma non volare.


(G. Kahlil Gibran)


Una chiosa al precedente post su Jung. Ringrazio Enrica per avermi ricordato l'esistenza di queste parole: le sottoscriverei una ad una, in ogni istante della mia vita.

martedì 8 gennaio 2008

Carl Gustav Jung

6 : commenti
Si sopravvive di ciò che si riceve,  
ma si vive di ciò che si dona.
(C.G. Jung)


Un po' con fare da funambolo e senza pretesa di esaustività, proverò a spiegare per linee generali (di più non sarei in grado) il pensiero di Jung, puntellando liberamente i miei ragionamenti con alcune sue frasi e aforismi cercati e trovati in rete. Mi getto in questa piccola impresa perché in Jung, meglio che in qualunque altro autore, convergono i sistemi di credenze nei quali mi riconosco. E siccome amo connettere e associare concetti volando con l'intuito piuttosto che mettendo consequenzialmente un pensiero in fila dietro l'altro, spero che dichiarandomi junghiano ciò che affermo sia compreso più facilmente... da chi comprende Jung almeno, ma ciò assomiglia a un serpente che si morde la coda: che l'uroboro mi sia propizio allora!
“Se una persona non capisce un'altra persona, pensa che quest'ultima sia pazza.”
A chi non è mai capitato di essere preso pazzo da qualcuno? Ammettiamo per esempio che provassi a parlare del rapporto intercorrente tra astrologia e libero arbitrio con persone che scambiano l'astrologia con le risibili previsioni degli oroscopi giornalieri. Sarebbe più facile per esse prendermi per pazzo che capire come gli accadimenti "prevedibili" dall'astrologia siano in primis esperienze interiori e che la forma esteriore che questi potranno assumere è del tutto secondaria! Naturalmente è sempre auspicabile, nel rispetto delle opinioni di ciascuno, che ad un atteggiamento di chiusura (che può essere reciproco) si riesca comunque a sostituire un dialogo poiché:
“L'incontro di due personalità è come il contatto di due sostanze chimiche: si produce una reazione così che entrambe ne saranno trasformate.”
Comunque proprio chi tende a reagire con avversione ed ostilità a una cosa che non capisce -- magari la stessa psicologia analitica di Jung -- farebbe meglio ad approfondirla:
“Tutto ciò che degli altri ci irrita può portarci alla comprensione di noi stessi.”
Della vastissima opera di Carl Gustav Jung (1875-1961) ho letto solo una piccola parte, ciò nonostante è una punto fermo della mia formazione, proprio nel senso di forma mentis. D'altro canto più conosco Jung e più scopro nelle sue parole il perché di tante mie istintive propensioni. È difficile dire quanto Jung sia figlio del pensiero moderno o quanto proprio il pensiero moderno sia debitore alla sua ricerca. Considerato in un primo tempo il “delfino” di Freud, Jung prese presto le distanze dal padre della psicoanalisi per fondare la cosiddetta psicologia analitica (o analisi junghiana). Si parla spesso della rivoluzione epistemologica della psicoanalisi di Freud, ma la vera rivoluzione fu quella della psicologia analitica di Jung. Mentre la prima è uno strumento essenzialmente terapeutico finalizzato ad affrontare la patologia mentale, la seconda si pone al servizio di chiunque, per favorirne il percorso di individuazione (in parole povere, riconoscere il senso del nostro essere al mondo) e finisce perciò col rivelarsi una vera e propria chiave (o se vogliamo la sistematizzazione di tante antiche chiavi) per la conoscenza dell'anima. Per inciso l'individuazione non può che essere un processo di sintesi degli opposti, sintesi che avviene più facilmente nella sfera delle emozioni -- dove gli opposti possono coesistere -- che in quella delle pensiero:
“L'amore è un concetto estensibile che va dal cielo all'inferno, riunisce in sé il bene e il male, il sublime e l'infinito.”
“Un uomo che non è passato attraverso l'inferno delle sue passioni non le ha superate.”
Freud, col concetto di inconscio, aprì il panorama culturale occidentale all'idea che l'uomo possa agire in base a pulsioni estranee alla sua sfera conscia, restò però legato alla visione positivista e razionale del XIX secolo. In altri termini, spalancò una porta ma non ebbe il coraggio di oltrepassarla, cosa che invece fece il suo allievo, accorgendosi che la psicoanalisi non toccava le cause profonde dell'essere e che la tradizione accademica non offriva risposte alle sue domande. Soffermiamoci un momento sulle principali differenze tra psicoanalisi e psicologia analitica. Per Freud la pulsione sessuale è alla base di tutte le dinamiche psichiche; per Jung è solo una tra tante cause. Per Freud l'inconscio è un contenitore, individuale e vuoto alla nascita, in cui via via si accumulano i contenuti rimossi dalla sfera conscia dell'Io; per Jung tutte le persone attingono a un medesimo inconscio collettivo, e sono dunque interconnesse tra loro e con ogni cosa. La psicologia analitica è un sistema di pensiero coerente per l'interpretazione dell'esperienza psichica umana, ma anche dell'universo che viene sperimentato; è un sistema che abbraccia razionalmente aspetti che i suoi detrattori bollano come irrazionali, non comprendendone i presupposti. L'inconscio collettivo ipotizzato da Jung è infatti il regno degli archetipi, delle forme-pensiero, dei simboli, dove il linguaggio in uso non è quello della mente ma quello dell'anima.
“Io sono semplicemente convinto che qualche parte del Sé o dell'Anima dell'uomo non sia soggetta alle leggi dello spazio e del tempo.”
Tutto ciò che sfugge al mondo dello spazio e del tempo, può essere decifrato per via analogica meglio che per via analitica, tramite il concetto di sincronicità meglio che tramite quello di causa-effetto, in base alla corrispondenza alchemica tra microcosmo e macrocosmo piuttosto che mediante l'osservazione della realtà "a compartimenti stagni" verso cui è involuta la Scienza. Così Jung, senza preclusioni, solo guidato da un'estrema onestà intellettuale, trovò gli strumenti adatti a decifrare il linguaggio dell'anima in quelle sapienze antiche espulse e derise dal mondo accademico, come l'alchimia, l'astrologia, la cabala ecc.
“L'alchimia è, come il folclore, un grandioso affresco proiettivo di processi di pensiero inconsci. A causa di questa fenomenologia mi sono sottoposto allo sforzo di leggere da cima a fondo l'intera letteratura classica dell'alchimia”.
Oppure si rivolse a concezioni appartenenti a culture orientali, come la reincarnazione delle anime, la sincronicità insita nell'I-Ching taoista, la visione Zen della vita ecc. Poche persone hanno gettato ponti tra discipline diverse e colto i limiti e i nodi della cultura occidentale come Jung.
"Poiché l'europeo non conosce il proprio inconscio, non capisce l'Oriente e vi proietta tutto ciò che teme e disprezza in se stesso."
Ciò evoca il giudizio eurocentrico che dette Pasolini della cultura indiana: del tutto sprovvisto di strumenti concettuali e soprattutto spirituali per comprenderla, riuscì ad osservarne solo gli aspetti deteriori e decadenti, non l'essenza. In effetti è facile confondere tra loro accettazione e rassegnazione, saggezza e indolenza, fede e superstizione, consapevolezza e fatalismo. Al pari degli orientali, Jung credeva fermamente che ognuno raccoglie dalla vita esattamente le esperienze necessarie alla propria individuazione.
“Non mi sono accadute che cose inaspettate. Molto avrebbe potuto essere diverso se io fossi stato diverso. Ma tutto è stato come doveva essere; perché tutto è avvenuto in quanto io sono come sono.”
E si noti bene che tale atteggiamento mentale non è solo “esotico” e orientale; è squisitamente “esoterico”, radicato cioè nello stesso pensiero misterico occidentale. Jung non approdò a tali conoscenze per fideismo, ma perché verificò, nella sua esperienza clinica e personale, che riuscivano a spiegare il funzionamento e le ragioni della psiche meglio del cosiddetto pensiero scientifico. Prendiamo l'astrologia per esempio. I suoi detrattori negano che gli astri possano condizionare “magicamente” le azioni delle persone, e hanno ragione: non è questo il principio su cui si basa. Non si tratta di influenza bensì di corrispondenza. Ogni parte dell'universo, vivente o inanimata che sia, è interconnessa e l'uomo agisce all'interno di cicli cosmici che non ne negano il libero arbitrio, ma pongono dei semplici limiti, né più ne meno di quelli a cui è sottoposto chi governa una barca: dovrà tenere conto dello stato del vascello, delle provviste a bordo, delle correnti, delle maree, dei venti e delle condizioni atmosferiche in generale, poi compatibilmente con tutto ciò potrà andare dove vuole. L'astrologia si basa sul principio di sincronicità tra realtà psichica e realtà fisica, tra archetipi (segni e divinità) e corpi celesti (stelle fisse e pianeti). Oltre l'apparenza della materia, le leggi che governano i corpi celesti e quelle che governano i moti delle nostre vite sono analoghe. La realtà che sperimentiamo è costruita dal nostro pensiero quanto il nostro pensiero è costruito dalla realtà sperimentata: si tratta di due facce della medesima medaglia.
“La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell'universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell'anima.” “Nel tuo petto sono le stelle del tuo destino.”
Come ho già detto, le radici del pensiero di Jung appaiono tout court irrazionali a quanti collocano il baricentro delle loro sicurezze nella funzione razionale esercitata dalla mente, confondendo la propria coscienza con il proprio pensiero. E qui m'avventuro ulteriormente dentro un terreno in cui è facile essere frainteso, sperò perciò che mi verrà perdonato il tentativo di semplificare in poche parole argomenti su cui si potrebbe discutere in eterno. Il pensiero è una sorta di “interfaccia” con cui accediamo alla coscienza ma non è la coscienza stessa; è uno strumento usato dal soggetto, non il soggetto. Noi siamo infinitamente più del nostro pensiero. E la nostra coscienza è solo la punta d'iceberg della nostra anima. Nel concetto di inconscio di Jung entra prepotentemente l'anima, la spiritualità, il contatto col divino.
“La sofferenza è dovuta ad un ristagno spirituale, ad una sterilità psichica. Fede, speranza, amore e conoscenza è ciò di cui ha bisogno il paziente per vivere. Nessuno guarisce veramente se non riesce a raggiungere un atteggiamento religioso.”
Se lo scopo della vita fosse semplicemente essere felice, la maggior parte delle nostre esistenze risulterebbero prive di senso. Noi siamo qui per fare esperienza attraverso la vita e portare nel mondo materiale la luce della nostra anima.
“L'uomo ha bisogno di difficoltà: sono necessarie alla salute.”
"A quanto possiamo discernere, l'unico scopo dell'esistenza umana è di accendere una luce nell'oscurità del mero essere".
Sono consapevole che questo lungo discorso sarà risultato comprensibile soprattutto a chi già ha avuto modo di confrontarsi con la letteratura junghiana (di Jung stesso o di chi ne ha seguito il solco, Hillman in primis), ma spero ugualmente di essere riuscito ad incuriosire non dico qualche scettico, ma almeno qualche “mente aperta” che ancora non conosce, o conosce solo superficialmente, l'opera di questo grande uomo. Non sarebbe normale, anzi sarebbe ingiusto, e segno di una minore ricchezza intellettuale per tutti, se del mondo non coesistessero differenti visioni:
“La scarpa che va bene a una persona va stretta ad un'altra: non c'è una ricetta di vita che vada bene per tutti.”

lunedì 7 gennaio 2008

In ricordo di Michael Hedges

0 : commenti
Tra i miei chitarristi moderni preferiti c'è l'indimenticabile Michael Hedges (1953-1997), grande innovatore dell'uso della chitarra acustica e virtuoso della tecnica del tapping, che consiste nel suonare lo strumento tramite la percussione delle corde sulla tastiera - sia con le dita della mano sinistra che della destra - piuttosto che pizzicandole in maniera canonica solo con la mano destra all'altezza del centro della cassa. 

Il rischio in cui spesso cade chi fa uso del tapping è quello di strafare; il tocco caratteristico di Hedges è invece un esempio cristallino di equilibrio tra percussione e arpeggio (fingerstyle) delle corde. Fino a ottenere le sonorità eteree, ma allo stesso tempo calde, intense e piene di dinamica dal lieve al forte, di quello che ritengo il pezzo più famoso in assoluto di Hedges: Aerial Boundaries, dall'omonimo album del 1984 e godibilissimo nel sottostante video, che permette di capire bene perché questo musicista sia un punto di riferimento per tutti i chitarristi che vogliano cimentarsi con tali sonorità. 


domenica 6 gennaio 2008

Diavolozoppo e le donne

0 : commenti
Grazie Sara, per avermi inoltrato questo estratto da Fiabe italiane di Italo Calvino (1923-1985) che ci osserva dall'eternità attraverso la foto accanto.
Di solito si dice che le donne ne sappiano una più del diavolo, ma in questa storia è il diavolo stesso a non volerne più sapere delle donne.
Di certo al mondo ci sono altrettante povere diavole quanto poveri diavoli a dovere inghiottire tanti bocconi amari da parte della persona che amano. Non è impossibile, ma quant'è difficile, un'unione duratura che arricchisca entrambi. Ci sono "coppie-fiammifero" che durano il tempo di una rapida combustione, "coppie-brace" che si accontentano di vivere sotto le loro ceneri, "coppie-fiamma" che bruciano finché hanno legna... e qualche "coppia-stella" che brilla, brilla e brilla.
Ora, semplicemente,
gustiamoci questa fiaba - suppongo di matrice popolare - nella rielaborazione del grande Calvino.



DIAVOLOZOPPO

Diavolozoppo stava a Casacalda. Gli uomini morivano, arrivavano a Casacalda dritti dritti e trovavano Diavolozoppo che chiedeva: – Hei, amici, qual buon vento? Perché tutti quaggiù? E i morti: – Per causa delle donne.
Diavolozoppo, a furia di sentir questa risposta, si mise una gran curiosità in corpo, e poi una gran voglia di levarsela: la curiosità di sapere come andava questa faccenda delle donne.
Si vestì da Cavaliere e se ne andò Palermo. C’era una ragazza a un balcone, gli piacque; e si mise lì sotto a passeggiare. Passeggia passeggia, più passeggiava più gli piaceva; e la mandò a chiedere in sposa. Non voleva dote, la pigliava con camicia indosso e basta, ma con questo patto: che tutto quel che voleva glielo doveva domandare finché era fidanzata, perché dopo maritata, stesse attenta, che lui non intendeva sentirsi domandare più nient’altro. La ragazza accettò il patto, e il Cavaliere le fece la roba, tanta che ne aveva da vestirsi per tutta la vita. Si sposarono, e una sera di teatro andarono fuori insieme per la prima volta. A teatro, si sa le donne come fanno: cominciò a guardare l’abito della Marchesa, i gioielli della Contessa, vide la Baronessa con un cappello diverso dai trecento cappelli che lei aveva, e cominciò a ballarle la gola dalla voglia d’averne uno uguale. Ma c’era il patto di non domandare più niente al marito; e la sposa cominciò a fare il muso. Il marito se ne accorse: – Rosina, che c’ è? Qualcosa che va male? – No, no, niente...
– Ma non ti vedo giusta.
– Davvero, non ho niente.
– È meglio che se hai qualcosa me lo dici.
– Allora, se lo vuoi sapere, è un’ingiustizia che la Baronessa abbia un cappello come io non l’ho e che non te lo possa chiedere, ecco cos’ho!
Diavolozoppo saltò su come un mortaretto: – Aaah! Allora è vero che gli uomini vanno tutti all’Inferno per colpa di voialtre donne! Ora ho capito.
La piantò in asso in pieno teatro e se ne andò.
Andò a Casacalda e lì se ne stava con un suo compare, raccontando tutto quel che gli era capitato a prender moglie. E il compare disse che si sarebbe piaciuto di provare a prender moglie anche lui, ma lui voleva la figlia d’un Re, per vedere se anche per i Re era la stessa cosa.
– E provate, compare mio! – disse Diavolozoppo. – Sapete cosa possiamo fare? Io m’incorporo nel corpo della figlia del Re di Spagna. La figlia del Re di Spagna con un diavolo incorporato in corpo cade malata, il Re getta un bando: “Chi fa tornare sana la mia reale figlia avrà in premio la sua reale mano”. Voi venite vestito da medico, io appena sento la vostra voce mi scorporo dal corpo di lei, lei guarisce e voi la sposate e siete Re. Vi va l’idea, compare?
Così fecero, e tutto così avvenne, affinché il diavolo compare fu introdotto presso la Reginetta malata. Rimasto solo, cominciò a dire a bassa voce: – Compare Diavolozoppo! Ehi, compare! Son qui: potete uscire e lasciar libera la Reginetta! Ehi, Diavolozoppo, mi sentite? Ma delle promesse dei diavoli è sempre meglio non fidarsi. Infatti si sentì la voce di Diavolozoppo: – Che? Che c’è? Ah, sì, sì, stavo tanto bene... ma perché, poi, andarmene? Chi sta bene non si muova...
– Compare, cosa m’avevate detto, allora? Volete scherzare? Il Re a chi fallisce la prova fa tagliar la testa! Compare! Ehi, compare!
– Sì, io ci sto bene! E voi credete che io me ne vada!
– Ma come? E io ci lascio le cuoia!
– Ma non mi dite! Ma lasciate andare! Tanto, di qua non me ne vado neanche a schioppettate!
Il povero compare a pregarlo, a scongiurarlo: ma non c’ era verso. Ormai il tempo prescritto stava per scadere; il finto medico andò dal Re e gli disse: – Maestà, per guarire vostra figlia mi manca solo una cosa; che voi facciate sparare i cannoni delle vostre fregate.
Il Re andò alla finestra. – Fregate, fuoco!
E i cannoni delle fregate: – Bum! Bum! Bum!
Diavolozoppo che da dentro il corpo della Reginetta non vedeva niente domandò: – Compare, cosa sono tutte queste cannonate?
– Entra una nave in porto, e spara a salve.
– E chi arriva?
Il compare andò alla finestra. – Oh! Arriva vostra moglie!
– Mia moglie! – fece Diavolozoppo. – Mia moglie! Ma io scappo! Io scappo subito! Io non ne voglio sentire neanche l’odore!
Dalla bocca della Reginetta uscì una saetta di fuoco e su quella saetta Diavolozoppo scappò via, e la Reginetta all’istante si sentì guarita.
– Maestà! È guarita, Maestà! – chiamò il compare.
Bravo! – fece il re, – la mano e la corona sono vostre.
E così cominciarono i guai per il diavolo compare.

E chi l’ha detta e chi l’ha fatta dire di mala morte mai debba morire.

1 € a Telefono Azzurro

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Una mail arrivata oggi mi ha fatto scoprire che si può donare 1 € a TELEFONO AZZURRO mandando un SMS al 48582: giusto un cappuccino in meno per qualche un sorriso in più!

sabato 5 gennaio 2008

Capirsi e non capirsi, pietre e foglietti

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In questi primi giorni del 2008 ho ritrovato la serenità che avevo perso negli ultimi del 2007, complice anche un improvviso e fastidioso mal di schiena, ormai - è il caso di dirlo - alle spalle. 

Di amici con cui posso parlare senza timore di essere frainteso ne ho più di cinque, meno di dieci: quelli che se pure dico una parola di troppo non s'inalberano, perché mi conoscono bene e sanno che possono fidarsi delle mie intenzioni e delle mie azioni. Sono pochi, non mi capita facilmente d'incontrare persone che non si fermino alla superficie delle parole.

venerdì 4 gennaio 2008

Come d'incanto... Dille che l'ami!

2 : commenti
Per confermare la "linea editoriale" decisamente elastica, olistica e ondivaga di questo blog, dopo aver letteralmente dato i numeri nel precedente post, occupiamoci ora di Come d'incanto, una delle ultime produzioni Disney, che oggi sono andato a vedere con mia figlia. Diversi genitori e piccini me ne avevano parlato bene, anzi benissimo, ma francamente mi aspettavo un mieloso collage di luoghi comuni, confezionato ad uso di un pubblico di bambini... e invece sono rimasto incantato! E' una commedia delicata, una rivisitazione dei classici temi cari a Walt Disney di cui è quasi impossibile non innamorarsi. La trama del film è costruita sul contrasto tra l'innocenza dei personaggi del mondo delle fiabe - in primis la "novella Biancaneve" Giselle (la brava e bella Amy Adams - nella foto) e il "suo" principe Edward - da una parte, e le aspettative e la forma mentis della gente di New York dall'altra. Il finale è una variante del classico "e vissero felici e contenti", dove le due coppie "predestinate" - una nata nel regno delle favole, l'altra nella Grande Mela - si rimescolano: una sorpresa che non si fa fatica ad immaginare già una ventina di minuti prima del the end, ma che non delude e soprattutto commuove davvero tanto. Mi è poi piaciuta una canzone tra tutte "Dille che l'ami", destinata - non dubito - a diventare un classico nel suo genere. Ho cercato senza successo il testo di Dille che l'ami su internet, così l'ho ricostruito ascoltando. Ho reso possibile scaricare il pdf con il testo cliccando qui. Ho anche aggiunto gli accordi (per chitarra): il ritmo è un reggae suonato con pennate swing, salvo la parte che "copia" veloce le note battute dal vibrafono (che ho indicato con "A"). Ho reso possibile scaricare il pdf con il testo e con gli accordi cliccando qui. DILLE CHE L'AMI (La riesci a conquistare...................................(B2) se dici ciò che hai nel cuore.) . RE....SOL.RE..SOL.RE.SOL.RE.LA Che fai per dirle che l'ami......,,,,,,,,,,,,,,,,,,..,.....(A) RE.SOL.RE.SOL.---RE.. LA..SOL. LA e dirle ciò che hai nel cuore RE....SOL..RE..SOL.RE...SOL.RE.LA qual è il tuo trucco per dirle SI...FA#.MI.SOL...LA...MI “Cara tu sei grande”. Hai tanti modi per farlo.........,,,,.,,,,,,,,,,,..,,,,,...(A) che trucchi usi per dirlo qual è il tuo modo per dirle “Cara io ti amo”. ......RE............SOL.. ...........LA.......RE...SOL..LA Deve capire che per te lei è speciale,,,,................(B) .....RE...............SOL.. ............... .LA....SI se non sai dimostrarlo si domanderà (PRIMA VOCE) ...............RE.SOL.LA.RE “Chissà se lui mi ama,,,,..................................(B2) SOL....LA...SI chissà se sogna me.” (SECONDA VOCE) RE....SOL.RE SOL.RE.SOL.RE.LA Che fai per dirle “Ti amo”,,,,............................(A) RE.SOL.RE.SOL........RE.. LA. SOL..LA per dirle ciò che hai nel cuore RE..SOL.....RE.SOL.RE.SOL.RE.LA qual è il tuo modo per dirle .SI.FA#.MI.SOL.LA.MI “Cara io ti amo”. ...............SI.........................MI................DO#m...FA#. Potresti scrivere qualcosa a cui non può resistere.....(C) ......SI...................MI.............DO#m...FA#. cogliere un fiore bello come lei; ....SOL#m. cerca di dirle ogni giorno ......DO# che tipo di uomo sei; .MI..............SOL tanto lo so, tanto lo so .LA.......RE... che lo vuoi.................................................(in coda A) Dovrai seguire l'istinto,,,,...............................(A) guardarla come un dipinto e dirlo in modo convinto quanto sia preziosa. Ogni donna sogna d'incontrare il vero amore.........(B) e le piacerebbe che non finisse più (PRIMA VOCE) e in fondo so che questo,,,,............................(B2) è proprio ciò che vuoi. (SECONDA VOCE) Che fai per dirle “Ti amo”,,,,..........................(A) per dirle ciò che hai nel cuore qual è il tuo trucco per dirle “Cara io ti amo”. Magari tienila stretta mentre balla insieme a te.....(C) dille che è tutto quello che vuoi tu: ti troverà favoloso e ti amerà di più; tanto lo so che questo è quello che vuoi...........................................(in coda A) (PRIMA VOCE) Ascolta il tuo istinto,,,,..................................(B2) saprà che tu sei suo. (SECONDA VOCE) lallà lallà la la lallà,,,,....................................(A) lallà lallà la la lallà lallà lallà la la lallà la la la la la la Potresti metterti i vestiti del colore adatto a lei......(C) preparare un picnic magico per voi; giura di amarla per sempre mentre guardi gli occhi suoi; tanto lo so, tanto lo so tanto lo so, tanto lo so tanto lo so, tanto lo so sarà così. (PRIMA VOCE)...............................................(B2) Vedrai che poi saprà che tu ami lei. (SECONDA VOCE) Che fai per dirle “Ti amo”,,,,............................(A) per dirle ciò che hai nel cuore. Dovrai seguire l'istinto guardarla come un dipinto. Che fai per dirle “Ti amo” per dirle ciò che hai nel cuore Deve capire che per te lei è speciale. Lo svolgimento del finale non è proprio uguale alle parti B2 e A come ho indicato, ma si ricava facilmente ad orecchio (è pure più semplice).
E' una canzone che trasmette gioia di vivere ed amare. Cosa chiedere di più?! Ho già cominciato a cantarla insieme a mia figlia, anche per il bel gioco delle due voci, femminile e maschile (e volendo di due strumenti musicali insieme) nelle parti B2 e A, che rende inevitabile cedere alla tentazione di cantarla e suonarla!

martedì 1 gennaio 2008

Iniziamo il 2008 dando un po' di numeri!

2 : commenti
Ed eccoci dentro il 2008. Come sempre tutto d'un fiato. Lo scorrere del tempo non fa credito, non ci da modo di tergiversare e passare gradualmente da un calendario all'altro: un attimo fa vivevi nel 2007, scocca la mezzanotte, l'anno "vecchio" viene stecchito da un infarto e di colpo nasce quello nuovo, punto e a capo! Che dimensione paradossale quella del tempo, verrebbe davvero voglia di vivere in un mondo a 5 dimensioni per spostarsi sulla linea temporale così come facciamo liberamente nello spazio, fino ad avere tutto il passato ed il futuro in un unico onnicomprensivo presente. Tornando a questioni più terrene, a mia figlia ieri ho fatto osservare che tutte queste tre affermazioni sono vere:
  1. ha 9 anni (e mezzo) compiuti;
  2. sta vivendo nel suo 10° anno di vita;
  3. per "annotare" la sua vita servono già 11 calendari.
Queste complicazioni logiche del linguaggio umano la lasciano divertita e un po' disorientata... figuriamoci il sottoscritto che si ritrova allora a giocare coi numeri 42, 43, 44! Va be', così mi abituo per tempo all'effetto che mi farà portarli. E mentre tutto passa e si trasforma, in questo momento siamo nell'anno 5768 del calendario ebraico, 5109 (?) di quello induista-vedico, 4645 (?) di quello tradizionale cinese, 2551 (?) di quello buddista, 2000 di quello etiopico, 1929 di quello indiano ufficiale (Saka), 1724 di quello copto, 1428 di quello musulmano, 1386 di quello curdo (persiano) et cetera, ciascuno con un capodanno che cade in un diverso giorno dell'anno solare: insomma una immane Babele cronologica! Stamattina ho così scoperto che non è per nulla facile trovare i dati sulle diverse date su internet (ecco perché per correttezza in mancanza di riscontri ho lasciato tre punti interrogativi su altrettante date): i siti migliori di conversione da calendario a calendario in cui mi sono imbattuto sono questo e quest'altro. Dalla numerazione degli anni ai numeri delle vite, perché no? Nel mondo in questi giorni siamo stimati essere circa 6 miliardi e 650 milioni di persone (per la stima esatta "al secondo" cliccate qui!)... mi prende sempre un senso di vertigine al pensiero di questi "numeri", vedasi anche l'augurio di buon anno che avevo lasciato un paio di giorni fa sul blog. E dalle grandi cifre del tempo e del mondo a quelle piccoline di questo blog, giunto al giro di boa dell'anno nuovo. Si tratta dei semplici dati estrapolati da Shinistat, il contatore gratuito che ho inserito ad aprile 2007. Nonostante il mio impegno sul blog non sia più lo stesso della scorsa primavera e nonostante quasi tre mesi di assenza (quando Telecom mi ha lasciato senza ADSL), il trend degli ultimi mesi è confortante. E se all'inizio erano soprattutto gli amici e conoscenti a cui avevo dato il link ha visitarmi ora non è più così. Come capita spesso a me, cercando tramite Google, di trovare informazioni (e sorprese) sulle pagine di qualche altro blog, sono contento di vedere che anche il mio comincia ad assolvere alla medesima funzione. N. VISITE IN SEGUITO A RICERCHE DA MOTORI DI RICERCA (aprile-dicembre 2007) APRILE..................109 MAGGIO................108 GIUGNO................103 LUGLIO.................133 AGOSTO.................90 SETTEMBRE.............99 OTTOBRE..............120 NOVEMBRE.............459 DICEMBRE..............904 totale..................2125 N. VISITE TOTALI (aprile-dicembre 2007) (Shynistat conteggia il primo accesso al sito da parte di un visitatore per sessione, indipendentemente dal numero di pagine viste. Il periodo di tempo necessario affinché l’accesso dello stesso visitatore venga nuovamente conteggiato come visita, è di 30 minuti) APRILE.................438 MAGGIO...............376 GIUGNO...............237 LUGLIO................392 AGOSTO...............164 SETTEMBRE...........271 OTTOBRE.............540 NOVEMBRE..........1158 DICEMBRE...........1271 totale................4847 N. PAGINE VISTE (aprile-dicembre 2007) (Quando una pagina del blog viene scaricata dal visitatore, essa viene indicata da Shinystat col termine “Pagina vista”) APRILE..............1259 MAGGIO.............668 GIUGNO.............354 LUGLIO..............688 AGOSTO.............265 SETTEMBRE.........370 OTTOBRE............883 NOVEMBRE.........1731 DICEMBRE..........1938 totale...............8156 Per chiudere il cerchio di numeri di oggi, questo è il 182esimo post di questo blog (quasi tutti miei salvo una manciata scritti da Betty e Daniela): in questo primo anno il blog è cresciuto di 15 contributi al mese in media. Non so se riuscirò a mantenere questo ritmo, però quello che è certo è che scrivere qua sopra mi piace e mi stimola. Buon 2008 a tutti!
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