Questo pomeriggio.
- Quando torniamo alla festa degli aquiloni?
- Quando c'è: verso il primo maggio.
- Ancora così tanto?
- Eh sì, la fanno solo una volta all'anno.
- Che dici pa'! Vuoi dire che è quasi passato un anno dall'ultima volta?
- Siamo a febbraio, due. Maggio, cinque. Cinque meno due, tre: sono passati nove mesi, quasi un anno sì.
- Ma non è possibile! A me sembra che sono passati tre mesi, al massimo quattro mesi...
- Come passa in fretta il tempo eh (a dire il vero a me da bambino non passava mai, che strano...), tra poco finisci la scuola elementare, l'anno prossimo inizi la media. Bello crescere, no?
- Sì, però è tutto troppo veloce
- (Eddagli, io questa sensazione l'ho avuta per la prima volta dopo i vent'anni: quanto corrono i bambini di oggi!)
- Però, papà, è una cosa buona: così anche la scuola mi finisce prima, vero?
- Quando una cosa ci annoia sembra non finire mai, se una cosa ci interessa il tempo vola. Sempre.
- Sarebbe meglio il contrario.
- Eh sì, è vero, sarebbe molto meglio il contrario: ci annoiamo e allora il tempo passa in fretta; ci divertiamo e non finisce mai!
- Sì, sarebbe bellissimo.
- Tocca dirlo a Dio... Dio! Non potevi crearla un po' meglio 'sta faccenda del tempo? Dai, sistemala un po'! (Ma no dico per dire, va bene così. Se la felicità non finisse mai ci verrebbe sicuramente a noia. E un attimo di noia ci renderebbe felici. Che roba!)
P.S. quando guido e parlo con mia figlia contemporaneamente metto da parte congiuntivo e consecutio temporum.