Siamo appassionati d’Amore, onestà, spiritualità, arte, poesia, politica, democrazia, sostenibilità, tecnologia, green-energy, medicina naturale, cambi di paradigma, rivoluzioni scientifiche e “tante cose infinite, ancor non nominate”. Siamo uno specchio capovolto della realtà: fuori c’è il patriarcato e guerre, prevaricazioni e disuguaglianza sociale; qui c’è una "società gilanica". Fuori c’è l’economia del petrolio, qui siamo pro mobilità elettrica, fotovoltaico, sistemi d'accumulo ecc.

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domenica 15 giugno 2008

Due rive per ogni fiume

2 : commenti
Buona domenica, finalmente una giornata di sole... tra poco esco, vado ad aiutare una persona in difficoltà col PC e a fare una bella sfida a ping-pong! Poi una bella passeggiata e oggi pomeriggio l'inaugurazione di Lune di Primavera alla Rocca Paolina, in cima a Perugia. Giornata piena: chiamo a raccolta le mie energie!

Però non voglio essere troppo latitante su queste pagine web e inserisco questi versi di Pessoa, da poco incontrati su un altro blog.
Mi hanno folgorato... e sono giusto quello che mi serve per darmi la scossa stamattina!


Fiumi

Molti fiumi scorrono
verso molti mari.
Il mio pensiero è uno solo:
in quale di questi fiumi
potrebbe il mio cuore avere pace?

Due rive per ogni fiume.
Nessuna dove io possa vagare
sentendo i giunchi frantumarsi
e vedendo il fiume passare,
sebbene sembri fermo.

Forse c'è un altro
fiume, ma lontano in Me.
Lì potrò incontrare il Fratello
della mia eternità.
In quale Dio sarà?

(Fernando Pessoa)

Inaugurazione InfoJò rinviata...

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Causa avverse condizioni atmosferiche l'inaugurazione di InfoJò è rinviata, quasi sicuramente a sabato prossimo. Già... mancano giusto sette giorni all'arrivo dell'estate: qualcuno se n'è accorto!?!

venerdì 13 giugno 2008

Troppe cose da dire e fare... poco tempo per me

0 : commenti
Per parafrasare un'amica blogger, questo blog non credo abbia bisogno di riposo, ma io sì, assolutamente, e il mio blog al momento non può che prenderne atto!

Eppure avrei tante cose da scrivere.

A cominciare dalle persone conosciute a Trento a fine maggio: il super Michele e i suoi amici, Sara, Vittorio, gli ospitalissimi e gentilissimi parenti di Tamara, tutti gli zii, e Lucio e Daniele, e Valentina...

Senza dimenticare tutti gli altri nuovi amici conosciuti grazie a Donne di Vrindavan: Piero (che non so quando riuscirò ad andare a trovare a Pomaia), Daniela, Enrica e Gaetano, Lisa, Marie, Paola, Simonetta...

Mi piacerebbe parlare di Giovanni Allevi, dei suoi anagrammi, delle due volte che l'ho incontrato negli ultimi 10 mesi, di quel che ci siamo detti, del suo ultimo disco e del concerto inaugurale del nuovo tour che tra poco si terrà ad Assisi (a cui porterò anche mia figlia).

Vorrei spendere qualche parola sulla lavatrice brevettata in Inghilterra che consuma mezza tazza d'acqua per fare un lavaggio (e tanta elettricità in meno in proporzione), e dell'automobile elettrica concettualizzata in Giappone.

E spero naturalmente di trovare l'energia per raccontare della festa che abbiamo organizzato domani per salutare l'arrivo di InfoJò... lascio qui due foto dell'info-camper di InfoJò - almeno questo intanto - prima e durante la "personalizzazione" (la prossima volta lo mostrerò nella veste definitiva) e un'altra foto del palco a Santa Maria degli Angeli pronto a essere utilizzato domani sera.

La verità è che, ora come ora, l'unica cosa che sento è di essere stanco: non di quella stanchezza che va via con una buona dormita, bensì di quella che si accumula giorno dopo giorno, quella che penetra fino all'anima.

La bottiglia mezza piena tiene testa alla bottiglia mezza vuota, ancora bene... ma che fatica questo 2008!

mercoledì 11 giugno 2008

La donazione a Guild of Service

0 : commenti
Ho appena inserito sul blog Donne di Vrindavan i ringraziamenti arrivati dall'India per la donazione di 1500€ fatta a Guild of Service per la sua Ma-Dham a Vrindavan. Stamattina avevo anche inserito le ultime foto pervenuteci di questa nuova struttura di accoglienza.

Io e Tamara abbiamo fatto di tutto per fare questa donazione tramite il Comitato Internazionale 8 Marzo di Perugia, a costo di essere a tutt'oggi 1600€ in passivo tra le entrate degli sponsor e le spese sostenute della mostra.

Quel che davvero conta è che siamo riusciti ad aiutare realmente le donne di Vrindavan e ne siamo fieri, sperando che questo magari sia solo l'inizio: il primo fiore seminato in Umbria e sbocciato in India a Vrindavan.

Buona fortuna, Ma-Dham!

martedì 10 giugno 2008

Torna di moda Stachanov?!

0 : commenti
In questo blog mi sono prefisso di citare e commentare notizie positive, capaci di infondere speranza, di buon auspicio insomma... a volte però, per dovere civico, non posso fare a meno di riprendere qualche "lancio" giornalistico che al contrario mi suscita qualche inquietudine, soprattutto se dipinge come lieta una notizia che tale non è. Sono rimasto stupefatto a leggere oggi sul sito de La Repubblica la notizia che i 27 Ministri del Lavoro dell'Unione Europea si sono appena accordati per far approvare al Parlamento Comunitario una norma che permetta al lavoratore, su base volontaria, una deroga al limite di 48 ore di lavoro settimanali: fino a 60 e persino 65 ore settimanali (in caso di "contratti a chiamata"). Mi stupiscono i commenti favorevoli del commissario europeo agli affari sociali Vladimir Spidla e del sottosegretario al lavoro Francesca Martini, che vogliono darci a intendere che si tratterebbe di una sorta di progresso, quasi una buona notizia per i lavoratori! Ancor più mi stupisce il tono ossequioso dell'articolo (un redazionale non firmato)... ho cercato su internet e non sono riuscito a trovare nessun commento a questa notizia. È questo il modo con cui l'Unione Europea vuole rendere competitive le nostre ore di lavoro rispetto a quelle cinesi? Retrocedendo su diritti faticosamente conquistati dai lavoratori nel XX secolo? Quando ero ragazzo mi insegnavano che la progressiva riduzione dell'orario di lavoro era una delle conquiste più importanti della società moderna, che le persone, grazie alla diffusione della meccanizzazione e dell'automatizzazione dei processi produttivi, avrebbero avuto sempre più tempo a disposizione per dedicarsi all'istruzione, coltivare la cultura, dedicarsi all'arte, allo sport ecc. Non in una prospettiva di edonismo e deresponsabilizzazione, bensì di sviluppo della consapevolezza e delle potenzialità di un uomo non più schiavo del lavoro-bisogno bensì protagonista del lavoro-gratificazione. Che fine hanno fatto queste visioni? Negli anni '60 e '70 Stachanov esemplificava un modello di lavoratore da non seguire più... ora sta per tornare di moda?! Se nell'Europa del XXI una persona ha potestà di scegliere di lavorare 65 ore alla settimana e sacrificare vita privata, interessi, affetti, pur di potere pagare un mutuo, questa non mi pare una conquista: è una tragedia sociale. Sono sempre più deluso da quest'Europa asservita agli interessi delle oligarchie industriali e bancarie. Vogliono riportarci al rango di sudditi, ridurci alla stregua di automi che passano 1/3 della vita a lavorare e produrre, 1/3 a comprare e consumare, 1/3 a dormire (sì dormire, in tutti i sensi). La notizia a cui faccio riferimento si trova qui.

lunedì 9 giugno 2008

Niente cani sul Minimetrò di Perugia?

2 : commenti
- Ecco l'uscita di Pian di Massiano, siamo arrivati a Perugia! -
- Ma questa è la periferia, come si arriva al centro storico da qui? -
- Tutto sotto controllo. Prima di partire ho controllato sul sito del Comune di Perugia e ho scoperto che da qualche mese hanno aperto un nuovo... lo chiamano Minimetrò e... oh eccolo lì, lo vedi!? -

Ascoltando il dialogo dei suoi genitori un bimbo sui sei, sette anni si avvicina al finestrino dell'auto, vede a un centinaio di metri due vagoncini argentei del Minimetrò incrociarsi lungo la sopraelevata rosso fuoco ed esclama:

- Wow che bello, ci voglio andare, ci voglio andare! -
- Sì solo un momento - gli dice il padre - ora parcheggiamo... ecco qui l'ingresso del piazzale... e andiamo a prenderlo. -
- Intanto metti il guinzaglio a Lilli, ricordati che hai promesso a me e al papà che in questo viaggio provi a badare tu a lei. -

- Woof, woof! -

- Ma certo! Vieni qui piccolina... -

- Woof, woof! -

- Fatto, l'ho messo. -

Pochi minuti dopo la famiglia sta per acquistare i biglietti all'ingresso del Terminal, quando l'addetto della sicurezza vede la cagnolina in braccio al bambino:

- Mi dispiace, ma gli animali non possono salire sul Minimetrò... -

Episodi come questo presto non si verificheranno più sul Minimetrò di Perugia. La Minimetrò S.p.a. mi ha assicurato che ha in corso la procedura di modifica del suo regolamento onde permettere anche agli amici a quattro zampe di viaggiare insieme ai loro proprietari sulla nuova metropolitana leggera sopraelevata del capoluogo Umbro.
Attualmente la Carta della Mobilità 2008 (Carta dei Servizi) della Minimetrò S.p.a. recita testualmente così:

Trasporto animali.
Non è consentito il trasporto di animali. È ammesso il trasporto gratuito, mettendosi preventivamente in contatto con il personale addetto, solo di cani guida, se in accompagnamento a persona non vedente, tenuti al guinzaglio e con museruola. In tal caso, non può salire più di un cane per ogni vettura ed il numero dei passeggeri trasportati non deve superare il numero massimo di 20 unità.
A parziale integrazione di quanto già previsto nella Carta della Mobilità, si precisa che è ammesso il trasporto gratuito, mettendosi preventivamente in contatto con il personale addetto, non solo di cani guida per ciechi in accompagnamento a persone non vedenti, ma anche di cani guida per disabili in accompagnamento a persone diversamente abili. Permangono le altre condizioni poste in essere relativamente al trasporto di animali. (07 marzo 2008)

Capisco che se volessi far salire un bovino a bordo possano sorgere difficoltà, ma gli animali domestici come cani e gatti che c'entrano? Ad esempio una mia amica con un Yorkshire Terrier, che di solito tiene in borsa (data la piccola taglia) o comunque al guinzaglio, tuttora non può viaggiare sul Minimetrò con la sua piccola Elettra. Una norma irragionevole, che fortunatamente chi di dovere ha già capito di dovere modificare.

Proprio oggi poi è entrato in vigore (tra non poche polemiche) il nuovo Piano Unico della Mobilità (PUM) della città di Perugia. Il PUM stravolge e riorganizza tutte le linee della rete-autobus dell'APM (Azienda Perugina della Mobilità) in funzione del Minimetrò inaugurato a fine gennaio scorso. I più maligni dicono che questa "rivoluzione" serve a favorire l'uso del nuovo mezzo di trasporto, al momento gettonato meno del previsto.
In previsione del PUM già a gennaio era entrato in vigore il biglietto "Unico": valido 70 minuti indifferentemente su autobus,
minimetrò e ferrovia urbana anche transitando tra questi diversi mezzi. A questo punto il divieto di accesso a cani (e gatti) sul Minimetrò diventa ancora più stridente: sull'autobus gli animali domestici, a guinzaglio e con la museruola (se previsto dalla legge per quella data razza) possono viaggiare, sul Minimetrò no.
Auguriamoci dunque che, come promesso, la Minimetrò S.p.a. revochi il divieto quanto prima.

sabato 7 giugno 2008

Non c'è niente da ridere

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Oggi il sito di Repubblica ha messo on line un'intervista di Riccardo Staglianò all'economista Jeremy Rifkin, di cui in passato ho già pubblicato il documento scritto a favore di una terza rivoluzione industriale basata sull'idrogeno come vettore energetico. Sono talmente in sintonia con le valutazioni espresse nell'intervista da Rifkin che voglio riportarla integralmente. Da poco ho stigmatizzato l'ottusità del governo Berlusconi a dipingere il nucleare come una scelta obbligata, alla faccia del referendum popolare che 21 anni fa lo bandì dal suolo italiano e alla faccia dei tantissimi pareri contrari provenienti dal mondo della ricerca scientifica. Ad esempio quello del premio Nobel Carlo Rubbia, che riesce a far nascere in Spagna le centrali solari che potremmo costruire in Italia... altro che energia da fissione coi problemi noti della sicurezza intrinseca, dello stoccaggio delle scorie, dell'esaurimento delle scorte di uranio di qui a pochi decenni! Il nucleare soddisfa gli interessi dei potenti gruppi industriali pronti a costruire le nuove "vecchie" centrali, questo è certo. Svegliati Italia!


Le centrali sono una "soluzione di retroguardia" e non risolveranno il problema 
Dopo l'incidente di Krsko il guru dell'economia all'idrogeno spiega perché l'Italia sbaglia 
Rifkin, l'energia fai-da-te così ci salveremo dal nucleare 
di RICCARDO STAGLIANÒ 


Una fatica inutile. Perché se anche rimpiazzassimo nei prossimi anni tutte le centrali nucleari esistenti nel mondo, il risparmio di emissioni sarebbe comunque un'inezia. Un quarto di quel che serve per cominciare a rimettere le briglie a un clima impazzito. Jeremy Rifkin non ha dubbi: quella atomica è una strada sbagliata, di retroguardia. Come curare malattie nuovissime con la penicillina. E non c'è neppure bisogno dei campanelli di allarme tipo Krsko per capirlo.
Basta guardare i numeri senza le lenti dell'ideologia. Proprio l'attitudine che, in Italia, scarseggia di più per il guru dell'economia all'idrogeno. Si vedrebbe così che l'uranio, come il petrolio, presto imboccherà la sua parabola discendente: ce ne sarà di meno e costerà di più. E che il problema dello smaltimento delle scorie è drammaticamente aperto anche negli Stati Uniti dove lo studiano da anni. "Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i rifiuti fossero radioattivi?" è il suo inquietante memento. Meglio puntare su quella che lui chiama la "terza rivoluzione industriale".


L'incidente all'impianto sloveno arroventa il dibattito italiano, a pochi giorni dall'annuncio del ritorno al nucleare. Cosa ne pensa?
"Ho parlato con persone che hanno conoscenza di prima mano dell'incidente, e mi hanno tranquillizzato. Non ci sono state fughe radioattive e il governo ha gestito bene tutta la vicenda. Ho lavorato con l'amministrazione Janša e posso dire che hanno sempre dimostrato una leadership illuminata nel traghettare la Slovenia verso le energie rinnovabili. Non posso dire lo stesso di tutti i paesi europei, ma posso lodare le politiche energetiche di Ljubljana".

E tutti vissero felici e contenti

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Una notizia a lieto fine appena letta sul giornale, cercata e ritrovata su internet e cooptata per il blog!

Lui è in coma da un anno, un giorno la sua compagna gli sussurra: "Ti prego svegliati. Se ti svegli, giuro che ti sposerò". Ed ecco l'happy end da libro delle fiabe: sabato prossimo convoleranno a nozze davvero, perché lui è uscito dal coma grazie a quelle parole. È una storia che mi emoziona e commuove, e colora e scalda di sole persino una mattina uggiosa di nuvole lente e avvisaglie di pioggia come questa.

Immagino che all'origine della favola della Bella Addormentata possa esserci proprio un episodio simile: una donna caduta in coma, il suo uomo che la veglia giorno dopo giorno con la determinazione del suo amore, finché un giorno un bacio la risveglia. Sarò anche scontato, ma adoro le favole a lieto fine!

Gli promette nozze, esce dal coma
Venezia, sabato il matrimonio in Comune

Gli aveva promesso di sposarlo per aiutarlo a svegliarsi dal coma e lui, aprendo gli occhi, le aveva subito indicato l'anulare sinistro, facendo il gesto dell'anello. E' questa l'incredibile vicenda di Anna Guarinoni e Guido Franzon, una coppia di Chirignago (Venezia), che ha deciso di sposarsi dopo aver vissuto momenti drammatici. Sabato ci sarà il lieto fine della loro storia con le nozze in Municipio.
Il matrimonio arriva dopo 12 anni di convivenza e un figlio di 5 anni. Una scelta fortemente legata alla promessa fatta in ospedale. "La decisione del fatidico sì è legata a quanto successo un anno fa quando per un'infezione lui era entrato in coma - ha spiegato Anna a 'La Nuova Venezia' -. ''Andavo a trovarlo tutti i giorni in ospedale. Gli parlavo sempre, anche se lui era immobile. Un giorno gli ho detto 'Guido, ti prego svegliati. Se ti svegli, giuro che ti sposerò".

E così è stato. Guido si è svegliato dopo qualche giorno, il 10 aprile del 2007. Sorridendo ha fatto il segno dell'anello, come a dire che una promessa va mantenuta. Per lui, maestro vetraio, il matrimonio era un sogno, il giusto coronamento del suo amore per Anna. Sabato sarà il grande giorno.
(da Tgcom)

L'infoJò in viaggio nel territorio...

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Vivo un periodo di soddisfazioni e gratificazioni personali sul piano professionale. Ma anche di poco tempo da dedicare a me stesso! Tra una settimana si inaugura il nuovo Servizio di animazione territoriale e promozione della salute dell'Ambito Territoriale 3 dell'Umbria (Assisi, Bastia Umbra, Bettona, Cannara, Valfabbrica). InfoJò è un servizio itinerante che si sposta nel territorio a bordo di un info-camper, così lo "slogan" che alla fine è stato ideato è "L'InfoJò in viaggio nel territorio... prova a prenderlo!". Era stato preso in considerazione anche "L'InfoJò a spasso nel territorio... prova a prenderlo!", ma con la campagna "terroristica" che il neoministro Brunetta sta facendo contro gli imboscati del pubblico impiego (solito discorso, basta qualche mela marcia e tutta la produzione di mele ne paga le conseguenze) abbiamo valutato che era decisamente meglio connotarlo come un servizio in viaggio piuttosto che a spasso!

Riporto il testo che tutta l'équipe InfoJò ha preparato per il pieghevole informativo del servizio.

L'infoJò in viaggio nel territorio... prova a prenderlo!


Identikit


InfoJò è un nuovo servizio di animazione territoriale e promozione della salute, promosso dai Comuni dell’Ambito Territoriale n. 3 dell'Umbria (Assisi, Bastia Umbra, Bettona, Cannara, Valfabbrica) per attivare e valorizzare le risorse del territorio, coinvolgendo e rendendo protagonisti i giovani che vi abitano.


Il team InfoJò lavora per diffondere nella comunità giovanile e adulta la cultura del benessere attraverso interventi di tipo educativo.

Il servizio si muove nel territorio con l'info-camper, confrontandosi e collaborando con varie realtà giovanili, al fine di programmare e realizzare azioni di animazione territoriale insieme alla cittadinanza.


per il benessere dei giovani


Attiva e valorizza le risorse del territorio.


Usa una comunicazione sociale efficace per promuovere la cultura del benessere.


Aumenta il grado di responsabilità verso se stessi e quello di tutta la comunità.


Rende protagonisti i giovani nelle diverse fasi e azioni: nel creare idee così come nell’attuarle.


Realizza eventi che coinvolgono la comunità (animazioni, esibizioni, concerti, concorsi ecc.).


Aiuta i giovani a sviluppare competenze psicosociali utili a fare scelte responsabili per la propria salute



per un confronto su temi che ci riguardano


Favorisce lo sviluppo delle competenze dei cittadini.


Incontra i giovani nei luoghi del territorio in cui si ritrovano abitualmente.

Crea occasioni di confronto e propone informazione su rischi specifici (alcol, nuove droghe/ nuove dipendenze ecc.) attraverso eventi e attività, distribuendo pubblicazioni sui rischi correlati all’uso di sostanze psicoattive e attivando una rete competente sul territorio.



per favorire il dialogo tra giovani e adulti


Favorisce lo sviluppo di reti di aiuto informali e gruppi di auto-mutuo aiuto.

Migliora le competenze comunicative dei genitori e degli educatori, prevedendo interventi di peer education e interventi di formazione sul tema dell’educazione socio-affettiva.

Invita a riflettere insieme su cosa significhi 'essere giovani oggi' in momenti d’incontro formali e informali, coinvolgendo le famiglie nelle progettazioni di territorio.


Incrementa la conoscenza dei servizi e delle risorse presenti sul territorio.

giovedì 5 giugno 2008

La donna misteriosa

3 : commenti
Troppo stanco per scrivere qualcosa di ampio respiro, anche stasera. Allora avvio giusto un nuovo discorso...
La donna misteriosa nella foto ha attraversato come una meteora un pezzettino della mia vita. Ormai è un paio d'anni che non la vedo. Magari spiegherò meglio in futuro chi è, come l'ho conosciuta e cosa mi è capitato frequentandola. Credo che sarebbe una storia istruttiva da ascoltare. Un po' di suspense non guasta!

martedì 3 giugno 2008

In arrivo post su Trento

0 : commenti
Ancora non ho scritto nulla sulla trasferta che ho fatto a Trento con la mostra Donne di Vrindavan. Ci sono troppe cose da dire e lo farò con calma, lasciando decantare un po' le impressioni. Per ora dico solo sono stato benissimo in quel di Trento e che i trentini si sono dimostrati veramente ospitali.

lunedì 2 giugno 2008

InfoJò apre il 14 giugno

0 : commenti
Finalmente ci siamo, l'Ambito Territoriale n. 3 dell'Umbria, per il quale lavoro, inaugura InfoJò, un nuovo Servizio di animazione territoriale e promozione della salute che sarà operativo nei Comuni di Assisi, Bastia Umbra, Bettona, Cannara e Valfabbrica. E' un progetto in cui c'è anche molta farina del mio sacco, anche nella campagna promozionale che sta per partire. Un grande grazie ai writers della zona e soprattutto al grafico Sandro Fiorentini, che si è aggiudicato l'incarico... devo dire che è stato davvero molto bravo.

Tornerò a parlare più estesamente di InfoJò e della sua giornata inaugurale: SABATO
14 GIUGNO. Questo intanto è il programma della giornata:


Ore 10 - Assisi

Sala della Conciliazione del Palazzo Comunale


DIPENDENZE OGGI.
Malattia o bisogno esistenziale?

Parliamone con Sabino Acquaviva
e Massimo Clerici



Ore 21 - Santa Maria degli Angeli

Piazza Garibaldi


INAUGURAZIONE DI INFOJO'
saluto delle autorità dei Comuni dell'Ambito Territoriale 3


concerto di musica rock

con la collaborazione di Ass. UMM e Sala Musica Newsic


Proiezione videoclips
(progetto peer education 2007/08)

video box
sul camper InfoJò

animazioni a cura delle Coop. Sociali ASAD e La Goccia

Se leggera ti farai io sarò vento

5 : commenti


Incantevole è una canzone del 2005 dei Subsonica che mi ha colpito da subito per la sua eleganza cristallina, l'atmosfera tesa in cui la forza dell'amore sembra cancellare ed esorcizzare quello che non va... al limite mi ricorda (libera associazione di idee!) When the world is running down, you make the best of what's still around dei mitici Polici.

Incantevole
(Subsonica)

Se leggera ti farai io sarò vento 
per darti il mio sostegno senza fingere 
se distanza ti farai io sarò asfalto 
impronta sui tuoi passi senza stringere mai. 
Se battaglia ti farai io starò al fianco 
per darti il mio sorriso senza fingere 
se dolore ti farai io starò attento 
a ricucire i tagli senza stringere mai.

Fuori è un giorno fragile ma tutto 

qui cade incantevole 
come quando resti con me. 
Fuori è un mondo fragile 
ma tutto qui cade incantevole 
come quando resti con me.

Se innocenza ti farai io sarò fango 
che tenta la tua pelle senza bruciare. 
Se destino ti farai io sarò pronto 
per tutto ciò che è stato a non rimpiangere mai.

Fuori è un giorno fragile 
ma tutto qui cade incantevole 
come quando resti con me. 
Fuori è un mondo fragile 
ma tutto qui cade incantevole 
come quando resti con me.

Fuori è un giorno fragile 
fuori è un mondo fragile. 
Fuori è un giorno fragile 
fuori è un mondo fragile 
(ad libidum mentre riprende il rit. a sfumare)


PER CHI SUONA LA CHITARRA

Il giro della strofa è SI9 - SOL7+ - FA#m - MIm9; quello del ritornello è SI9 - MIb9 - Do#9 - SOL#; quello dell'inciso è SIm - FA# - SI7/DO - DO#.
Attenzione: si passa dalla strofa al ritornello per un DO#9 e tra un giro del ritornello e l'altro ci sta bene far sentire, quando si è in SOL# e prima di riprendere dal SI9, un LA# di passaggio, come abbellimento o come accordo.

Sono tutt'altro che sicuro del nome che do a questi accordi quindi ne specifico le diteggiature (ovviamente queste sono solo alcune di quelle possibili, comunque nel complesso abbastanza fedeli a quelli suonati da Samuel):
SI9 (2-2-4-4-2-2) 
SOL7+ (3-x-4-4-1-x) 
FA#m (2-4-4-2-2-2) 
MIm9 (0-2-2-0-0-2) 
MIb9 (6-6-8-8-6-6) 
Do#9 (4-4-6-6-4-4) 
SOL# (4-6-6-1-4-4) 
SIm (2-2-4-4-1-2) 
FA# (2-4-4-1-2-2) 
SI7/DO (2-3-4-2-4-2) 
DO# (4-4-6-6-6-4)

Un monumento all'anticonsumismo

0 : commenti
Riporto dal sito de La Repubblica un articolo di Vittorio Zucconi su una lampadina (nella foto accanto) accesa pressoché ininterrottamente da 107 anni.

Perché è una bella parabola di tante cose.

Di come anche ciò ch'è fragile e destinato a spegnersi - l'amore tra le persone ad esempio - possa durare per tutta una vita. Non è certo la regola generale, comunque una preziosa possibilità per tutti. Lo credo e lo crederò sempre, pur se sono separato e divorziando!

O, prosaicamente, di come il Mercato premi chi produce beni che si deteriorano e vanno sostituiti piuttosto che robusti e duraturi: le lampadine prodotte da Shelby erano decisamente migliori di quelle di Edison, ma a fallire fu il primo!

O ancora, magicamente, di come anche gli oggetti inanimati possano caricarsi di significati, quasi abbiano una loro propria vita, quasi siano posseduti da un ghost in the machine!

Insomma
una lampadina che fa l'occhiolino all'amore immortale, la linguaccia all'obsolescenza tecnologica e che forse è un po' magica come la Lampada d'Aladino! Ma il suo filamento di carbonio non potrà restare incandescente in eterno: prima o poi si spezzerà. Alora significherà semplicemente che un'epoca s'è chiusa e un'altra ne inizia, si spera migliore.

La lampadina infinita
di Vittorio Zucconi
06 maggio 2008

WASHINGTON - Quando s' illuminò per la prima volta, la Regina Vittoria era in agonia, Guglielmo Marconi si preparava a trasmettere il suo primo segnale radio transatlantico e Vittorio Emanuele III era da pochi mesi salito sul trono d' Italia. Era il gennaio del 1901 e centosette anni sono trascorsi da quando i pompieri di Livermore, in California, accesero una lampadina da 4 watt nella loro caserma. Era poco più di un lumino, donata da un benefattore civico per aiutarli a trovare le lanterne a petrolio nel buio e da allora non si è più spenta. Brilla, se il verbo non fosse eccessivo, da un milione di ore, fioca ma fedele come una lampada votiva perennemente illuminata per attenuare la paura del buio di un' America che oggi la venera come il totem delle proprie speranze. La parabola della lampadina immortale è molto più di un incredibile - ma vero - record da Guinness dei Primati, dove infatti è debitamente registrata, o un «freak», una bizzarria da museo delle stranezze. Prodotto da una società dell'Ohio in concorrenza con Thomas Edison, la Shelby, quel bulbo di vetro soffiato con un filamento di carbonio all' interno spesso come una matita, è una preghiera laica, una candela che la nazione accende nei momenti di incertezza, e che guarda come al piccolo segno della continuità e della speranza. Viene puntualmente e periodicamente riscoperta, dai giornali, dalle radio, dalle televisioni, sempre quando la nazione attraversa momenti di difficoltà collettiva, di incertezza economica, di guerre amare, per rincuorarsi. I nostri ragazzi muoiono al fronte, le case sono pignorate, le banche rischiano di saltare, ma se la lampadina dei pompieri continua a funzionare, passerà anche questa notte, come tutte le altre. Sta appesa, con un filo di 60 centimetri, al soffitto della caserma al numero 4555 di East Street, a Livermore, località che il mondo ha sentito nominare perché ospita i laboratori di ricerca delle più sofisticate armi per le guerre del futuro e dunque racchiude, come fra parentesi ironiche, lo ieri e il domani della tecnologia. Fu celebrata negli anni '70, uno dei decenni più amari del dopoguerra americano, da un giornalista della Cbs, Charles Kuralt, un reporter che aveva abbandonato guerre, politica e catastrofi per dedicarsi alle «minimalia», alle piccole storie della vita, e spiegava che «dietro ogni finestra illuminata, c' è una storia umana dal raccontare». Poi fu riscoperta dalla televisione pubblica, dai settimanali, dal canale tv via satellite Discovery e oggi, in questo 2008 di ansie economiche e di incertezze morali, riesumata dal Los Angeles Times. Tutti, partendo dalla stessa domanda: come è possibile che una lampadina prodotta nel 1901, con i mezzi e le tecnologie che a noi appaiono rudimentali, possa funzionare ininterrottamente per un secolo? Attorno a essa si raccolsero come investigatori per una causa di beatificazione, ispettori e ingegneri, scettici e increduli, raggiungendo tutti la stessa conclusione: la lampadina Shelby da 4 watt funziona effettivamente e ininterrottamente dal gennaio del 1901. Gli esperti della General Electric, la casa che assorbì il fabbricante originale, ipotizzano che il basso voltaggio e quindi l' assenza di calore intenso, la perfetta montatura del bulbo che garantisce il sottovuoto all' interno, il robusto spessore del filamento di carbonio e il fatto che non sia stata sottoposta allo shock dell' accensione e dello spegnimento, che accorcia la vita delle lampadine, possano essere il segreto della sua longevità. Ma i pompieri di Livermore, le vestali in elmetto, ascia e tute ignifughe che la custodiscono, sorridono alle interpretazioni materialistiche. Per loro, quella lampadina ha poteri magici, non è un oggetto di vetro, rame e carbonio, ma è una reliquia. «In essa - racconta il capo del battaglione di vigili del fuoco alle migliaia di visitatori che vanno a vederla e oggi possono anche controllare attraverso una web camera via internet se sia sempre accesa - brilla la luce dei colleghi che hanno dato la vita per salvare la vita di altri». Che abbia poteri sovrannaturali è, appunto, un atto di fede indimostrabile, come per tutte le reliquie. Oggi è rigorosamente proibito toccarla e comunque sarebbe necessaria una scala da autopompa per raggiungerla. Ma per decenni, quando la Shelby 4 watt era una semplice lampadina vecchia, aveva saputo sopravvivere a tutto. I vigili a riposo si divertivano a colpirla con palle di lattice, scommettendo su chi facesse più centri. E la lampadina continuava a funzionare. A mano a mano che la leggenda si diffondeva, generazioni di giovani chiamati all' inutile olocausto del Vietnam passavano per toccarla e assorbire dal suo vetro tiepido l' essenza di qualche protezione magica. I vigili del fuoco stessi, quando suonavano le sirene dei cinque allarmi, per indicare gli incendi più gravi, la accarezzavano come porta fortuna e più di una moglie incinta fu aiutata a raggiungerla col pancione, per trasmettere al nascituro le radiazioni di lunga vita. Fu per questo che la lampadina immortale conobbe il proprio momento di crisi. Le vestali - i pompieri - decisero che era troppo facilmente raggiungibile. Decisero di alzarla e fu chiamato un elettricista per il delicato intervento sul filo ancora originale, avvolto in tessuto di tela. Sotto lo sguardo ansiosi dei parenti della lampadina, l' elettricista tagliò e ricongiunse, interrompendo per la prima volta il flusso di elettroni. Per 22 minuti, la lampadina si spense, come un paziente sottoposto a trapianto cardiaco, ma non morì. Il filo fu riallacciato, l' interruttore aperto per la prima volta dopo 93 anni e il filamento riprese a emettere luce. Dal Texas, dalla città di Fort Worth, dove un' altra lampadina longeva è accesa ininterrottamente in un teatro da 88 anni, chiesero la immediata squalifica della rivale della California, per quei 22 minuti di coma, ma i curatori del Guinness, dopo ampio e articolato dibattito, sentenziarono che la continuità non era stata interrotta, proprio come un paziente non muore durante un bypass o un trapianto. La reliquia dell' America di Teddy Roosevelt, di Thomas Edison, del petrolio scoperto in Texas proprio nel 1901, poteva ancora essere venerata. Resta così il tributo a un modo di produrre oggetti pre-consumistico, prima che «l' obsolescenza pianificata» dalle industrie di oggi in automobili, elettrodomestici, computer, per costringerci a rimpiazzarli, diventasse la norma. Un monumento all' anticonsumismo, come scoprì il signor Shelby, il suo fabbricante, costretto al fallimento perché produceva lampadine che non morivano mai.

giovedì 29 maggio 2008

Donne di Vrindavan a Trento

6 : commenti
Mi collego al volo da Trento, dove la mostra Donne di Vrindavan è allestita nella Sala Wolkenstein del Teatro Sociale (Palazzo Festi), per precisare che l'orario di apertura è esclusivamente dalle ore 15 alle 20 e solo fino a sabato 31 maggio (non 2 giugno come previsto dal programma del Festival dell'economia). Non mi è facile entrare in internet qui... ecco il motivo della telegraficitá!

domenica 25 maggio 2008

In partenza per Trento

5 : commenti
Domani parto per Trento per l'esposizione della mostra Donne di Vrindavan dal 27 maggio al 2 giugno alla Sala Wolkestein di Palazzo Festi. L'orario da programma e dalle 15 alle 20, ma Tamara e io assicureremo l'apertura anche durante la mattina (più sul tardi che sul presto!). Non so se avrò modo e tempo di collegarmi a internet in trasferta; spero di sì, così vi dirò anche qualcosa in diretta del Festival dell'Economia da cui siamo ospitati, che ha un calendario di eventi veramente fitto. Arrivo a questo appuntamento con le energie al lumicino: mi ci volevano proprio queste ferie!

sabato 24 maggio 2008

Al felino che fa le fusa e graffia in ogni donna

1 : commenti
Le Chat
(Charles Baudelaire)

Viens, mon beau chat, sur mon coeur amoureux;
Retiens les griffes de ta patte,
Et laisse-moi plonger dans tes beaux yeux,
Mêlés de métal et d'agate.

Lorsque mes doigts caressent à loisir
Ta tête et ton dos élastique,
Et que ma main s'enivre du plaisir
De palper ton corps électrique,

je vois ma femme en esprit. Son regard,
Comme le tien, aimable bête,
Profond et froid, coupe et fend comme un dard,

Et, des pieds jusques à la tête,
Un air subtil, un dangereux parfum,
Nagent autour de son corps brun.



Il Gatto

Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
trattieni le unghie della zampa,
e lasciami sprofondare nei tuoi begli occhi striati
di metallo e d'agata.

Quando le dita indugiano ad accarezzare
la tua testa e il dorso elastico
e la mano s'inebria del piacere di palpare
il tuo corpo elettrico,

vedo la mia donna in spirito. Il suo sguardo
come il tuo, amabile bestia,
profondo e freddo, taglia e fende come un dardo,

e, dai piedi fino alla testa,
un'aria sottile, un minaccioso profumo
circolano attorno al suo corpo bruno.

Ringrazio Arzach per avermi fatto incontrare questa sensuale poesia.

Notizie fresche sulla fusione fredda

0 : commenti
Pubblico un articolo preso dal sito de Il Sole 24 ore, in fondo al post spiego perché intendo dare spazio su Ventidue passi d'amore e dintorni alla fusione fredda.

Nucleare
la fusione fredda funziona
di Ludovica Manusardi Carlesi (22/05/08)

Ce l'hanno fatta: il primo esperimento pubblico di Yoshiaki Arata di Condensed Matter Nuclear Science, meglio nota come fusione fredda è stato un successo. Poche ore fa all'Università di Osaka è stata dimostrata, di fronte a un pubblico qualificato, la realizzazione di quello che viene definito ormai "Arata Phenomena". La prova è stata compiuta facendo diffondere Deuterio gassoso su una matrice a struttura nanometrica di 7 grammi composta per 35% di palladio e per il 65% di ossido di zirconio alla pressione di 50 atmosfere, la metà della pressione di una idropulitrice per autolavaggio. Il calore, prodotto fin dall'inizio, e cioè in concomitanza dell'immissione del Deuterio, ha azionato un motore termico che si è messo in moto cominciando a girare. Dopo circa un'ora e mezzo l'esperimento è stato volutamente fermato per effettuare le misure della presenza di Elio-4 a testimonianza dell'avvenuta fusione. Non sono state evidenziate emissioni di origine nucleare pericolose (l'elio-4 è inerte). L'energia riscontrata è stata circa di 100.000 Joule, equivalente grosso modo a quella necessaria per riscaldare di 25 gradi un litro di acqua ( si tenga presente la modesta quantità della matrice nanometrica, 7 grammi). Quanto all'Elio, la quantità è assolutamente confrontabile e compatibile con l'energia prodotta, ed è la firma inequivocabile dell'avvenuta fusione nucleare. Al di là delle quantità misurate, si apre ora un capitolo nuovo nella comprensione dei comportamenti e delle reazioni che hanno luogo nella materia condensata, comportamenti che sembrano differire dai modelli fin qui seguiti dalla fisica nucleare classica. A partire da oggi inizia un'altra fase, altrettanto delicata, legata principalmente a due fatti: la ripetizione dell'esperimento con una quantità maggiore di Palladio-Zirconio per ottenere quantitativi maggiori di energia; l'estrazione dalla matrice dell'elio senza danneggiarla e poterla così riutilizzare.

Parlare di nucleare a proposito di fusione fredda, come recita il titolo dell'articolo de Il Sole 24 ore è corretto, ma fuorviante. In questo caso si tratta di nucleare pulito (senza radioattività), non del nucleare sporco delle nuove centrali che il neoeletto Governo vuole costruire. Ovunque il nucleare è diffuso sta venendo rimpiazzato (vedi ad esempio quel che succede nel resto del mondo), ma certo c'è in Italia qualche gruppo industriale, ben introdotto tra chi ha le leve del potere, pronto a costruire le nuove centrali... chi ci guadagnerà non sarà né l'ambiente né i cittadini! Per di più Scajola ci promette centrali di terza generazione che nessuno ormai vuole più, veri e propri fondi di magazzino. Investire oggi sulle centrali nucleari del tempo che fu è segno di ottusità mentale. Il deficit energetico non si risolve con le megacentrali ma al contrario con la delocalizzazione e parcellizzazione della produzione dell'energia e naturalmente con la riduzione degli sprechi. Il nucleare sporco è l'ultimo sussulto del modello di produzione di energia centralizzata: solo un'energia prodotta in questo modo può essere venduta e permettere la sopravvivenza di un mercato dell'energia. In realtà è ormai tecnicamente possibile per ogni famiglia diventare energeticamente autosufficiente, ma questo ovviamente disturba chi vende l'elettricitò. La fusione fredda oggi sembra ancora qualcosa di esotico, poco accreditato dalla scienza "ufficiale", ben lontana da applicazioni pratiche. Attenzione: questo presto verrà clamorosamente smentito. Quello proveniente da Osaka è solo un primo segnale di una svolta epocale in cui la fusione fredda avrà un ruolo importante, accanto a solare, eolico, idrogeno ecc. In particolare proprio l'Italia sarà leader mondiale nell'accreditamento scientifico e utilizzo commerciale della fusione fredda... e se mi sbilancio così tanto e perché lo so da fonte certa. Presto ne sentirete delle belle sulla fusione fredda!

venerdì 23 maggio 2008

Durezza

2 : commenti
Devo essere molto cambiato in sei anni anni. 
Altro che, sento di essere una persona diversa, sicuramente migliore e con quel po' di orgoglio che discende da questa consapevolezza.
Naturalmente ogni disgrazia ha il suo lato positivo. 
Infatti la separazione mi ha costretto a cambiare, a contare su me stesso, mi ha fatto imparare che nella vita non ci si può fidare di nessuno, proprio di nessuno. 
E non c'è soluzione: se ami una persona non puoi che fidarti (se l'amore è vero va a braccetto con la fiducia) ed è chiaro che non c'è persona al mondo che può farci più male di quella che amiamo. 
Lei, se il suo cuore gira con il vento, ci strazierà. 
Allora, nel caso questo calice amaro tocchi proprio a noi, possiamo solo cercare di essere forti, dimostrare a noi stessi che possiamo ricominciare da capo, confidare che il migliore dei mari sia ancora da navigare, sempre.
Tutti abbiamo affrontato tradimenti, delusioni, umiliazioni... si può ritrovare la gioia, sempre. 
Oggi penso di essere capace di amare in maniera più profonda e matura di quando mi sposai, ma allo stesso tempo sento di essere diventato più duro; non è poi un male, perché questa durezza la riservo, quando serve, solo a chi vuole approfittarsi della mia buona fede, calpestare i miei sogni, usarmi strumentalmente per le sue necessità. 
Finché vivrò non permetterò più a nessuna persona, nessuna, di farsi scudo di chi più amo al mondo per impormi e farmi subire le scelte che più convengono a lei: sei anni fa ho alzato bandiera bianca pur di non rischiare di colpire lo scudo; se mi ritroverò ancora nella medesima situazione stavolta farò in modo di andare a segno senza colpire lo scudo. 
Infine: donna avvisata, mezza salvata e a buon intenditor poche parole...

martedì 20 maggio 2008

Il Roseto-Ragazzi di Dania Lupi

0 : commenti
Con grandissimo piacere presento oggi il Roseto-Ragazzi dell'amica Dania Lupi (la poetessa delle rose): ho avuto la fortuna di ascoltare, soprattutto per telefono, la genesi di questo progetto sin dall'estate scorsa, ed è proprio grazie a tutta la positività ed energia di Dania che ora sta finalmente venendo alla luce. L'idea di Dania è giustamente ambiziosa: prevede il recupero dei giardini della Biennale di Venezia per realizzarvi un roseto didattico, dove assieme alle piante si pianteranno pensieri, testimonianze e conoscenze e assieme ai fiori spunteranno consapevolezza, luce dell'anima e poesia, coinvolgendo un gruppo di 21 ragazzi (e facciamo pure 22, su!) tra i 14 e i 18 anni ciascuno dei quali "adotterà" e si prenderà cura di 100 rose. Tra 2 anni, al termine del primo round di questo sorta di scuola di poesia - insegnata tramite la metafora antica del giardiniere - ci sarà un roseto vero e proprio e probabilmente più di una sorpresa.

Il primo appuntamento è dunque giovedì 22 maggio, alle ore 11 (brava Dania, hai scelto ottimi numeri!) al Liceo Foscarini di Venezia. Per maggiori particolari cliccate sulla locandina.
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