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martedì 18 marzo 2008

Primo bilancio di Donne di Vrindavan a Perugia

1 : commenti
Inserisco alcune foto dell'esposizione di Donne di Vrindavan nella ex Chiesa S.M. della Misericordia a Perugia. E un primo bilancio:
  • 130 cataloghi venduti da un weekend all'altro.
  • 650€ già raccolti per l'attività di Guild of Service a Vrindavan.
  • Quasi 300 commenti e/o firme lasciate sul registro (nei prossimi post ne trascriverò un po') che corrispondono ad una stima (in difetto) di almeno 3000 visitatori.
  • 9 articoli su 5 testate locali (sto inserendo poco a poco la rassegna stampa sul blog della mostra) e un servizio sul TG3 Regione (appena riesco ad ottenerlo lo "youtubizzo" e inserisco anche qui).
E tante soddisfazioni. Il successo ottenuto dalle foto di Tamara e delle mie poesie, sia in quanto tali sia nel loro fondersi e integrarsi. Le tantissime persone che sono restate anche più di un'ora a vedere tutti i 40 pannelli. Il successo dell'iniziativa nonostante il tema affrontato fosse difficile e duro. Posso dunque affermare che è riuscita l'operazione di raccontare le vedove di Vrindavan a 360 gradi: con le fotografie, le liriche, le nostre introduzioni, gli approfondimenti di Rita Cacciaglia ed Ester Gallo, le storie ascoltate dalle stesse donne fotografate e infine i loro canti registrati dal vivo che - su richiesta - facevamo ascoltare. Una vera e propria esperienza sinestetica, capace di coinvolgere potentemente il visitatore. Unico cruccio, non avere fatto una bella documentazione fotografica di tutto questo, in particolare dei momenti in cui la sala era più gremita... al momento le inquadrature meno peggiori che ho recuperato sono queste.

venerdì 14 marzo 2008

Gli Italiani si comportano come gli altri Europei?

0 : commenti
Godiamoci l'ironia del grande Bruno Bozzetto... augurandoci che anche il resto dell'Europa si faccia due sane risate piuttosto che ridere e ridacchiare di noi italiani!

mercoledì 12 marzo 2008

I pericoli dell'India

4 : commenti
Strano avere avuto stamattina per telefono, dalla mia amica Vasu Dev Das dall'India, in anteprima la notizia che solo ora leggo sul sito del Corriere della Sera: si è scoperto che Scarlett Keeling, la quindicenne ragazza inglese trovata senza vita su una spiaggia di Anjuna (Goa) lo scorso 18 febbraio, non è morta per annegamento a seguito di uno "sballo" ma è stata uccisa con tutta probabilità dopo uno stupro. E mentre l'assassinio di Meredith lo scorso novembre a Perugia resta un caso isolato, a Goa le morti di turisti, in particolare quelli inglesi che prediligono la zona, è diventato un dato tutt'altro che episodico. Fine del paradiso degli hippyes.

Spostandoci dall'India meridionale a quella settentrionale, sono abbastanza preoccupato per Vasu, che di ritorno a Rishikesh a trovato la sua abitazione saccheggiata e devastata, questo il motivo della sua telefonata di stamane. È stato un atto di sfregio ed intimidazione nei confronti di una occidentale che ha sposato l'induismo e si è fatta consacrare babessa, uso accettato dagli Hindu moderati, ma osteggiato da quelli estremisti che ritengono certi riti riservati solo agli Indiani. Vasu a Rishikesh è sola: non ci sono uomini che possano proteggerla (cosa che in India ha peso) e pertanto è in pericolo.
Se leggesse queste righe qualche anima buona in grado di ospitare Vasu in India, o temporaneamente in Italia, la prego di contattarmi. Grazie.

C'è aria nuova in Umbria!

0 : commenti
Ma guarda un po' cosa scopro oggi. Che proprio qui da me, nella piccola verde Umbria, cronicamente tagliata fuori dalle principali arterie di comunicazione viarie, ferroviarie e aeree, ha sede quella fino a poche settimane fa sconosciuta Ariadsl che ha fatto man bassa delle licenze italiane del Wimax vincendo giganti del calibro di Vodaphone e 3 e ridimensionando ed oscurando persino Telecom. Però!
Riporto l'articolo letto sul sito di Repubblica.  

Tutte le previsioni puntavano su Telecom come vincitore a mani basse della recente asta per le frequenze Wimax. Ma a sbancare è stata una piccola - per ora - azienda umbra, Ariadsl, che già propone pacchetti "pre-wimax" dai costi allineati all'offerta su linea telefonica di altri operatori. Ariadsl si colloca fisicamente in terra d'Umbria ma la sua storia inizia davvero quando David Gilo, magnate israeliano in vacanza nella sua casa di Todi, ha avuto necessità di connettersi alla Rete. Scegliendo come provider Ariadsl. Comprendendo direttamente le difficoltà locali di diffusione della banda larga, Gilo decide però di acquistare assieme alla connessione per casa sua, anche l'azienda che glie la fornisce, grazie al suo fondo di Venture Capital. Per lanciarsi così nel promettente business del "senza fili": Gilo aveva infatti capitalizzato ai tempi della 'new economy', vendendo la sua società informatica a Intel per 1,6 milardi di dollari, quando le vacche erano grasse e ignare. L'intuizione di Gilo potrebbe farle tornare a pascolare felicemente. Il resto della storia è noto: la piccolissima azienda umbro-israeliana ha scalzato le offerte dei principali attori italiani nell'asta per le frequenze Wimax. Aggiudicandosi una serie di zone chiave che di fatto danno ad Ariadsl la possibilità di creare un network senza fili sulla gran parte del territorio nazionale previsto. Ariadsl potrebbe stabilire il suo quartier generale nel Marscianese, famoso per la produzione di mattoni e cotto, spostandosi dalla sede attuale di San Martino in Campo. E l'Umbria rischia così di diventare la principale antenna del web nazionale. Il sindaco di Marsciano, Gianfranco Chiacchieroni, a dispetto del nome non lascia trapelare notizie, ma l'accordo per l'insediamento di Ariadsl nell'area industriale del suo comune sarebbe cosa fatta. Gilo e la sua azienda hanno quindici anni di tempo per rientrare dell'investimento. Il Wimax è nato per colmare il 'digital divide' e far arrivare Internet dove i cavi non osano, ma in Italia potrebbe essere la chiave per aprire davvero un mercato certamente pieno di offerte, ma tutte equivalenti per non dire uguali. (t.t.)

martedì 11 marzo 2008

Canzoni d'Italia

0 : commenti
Mi è toccato sentire un paio di volte alla radio la canzone che ha vinto Sanremo. Ora se appena annuso le sue note cambio immediatamente frequenza. Poco da commentare: banale nella musica, nell'arrangiamento e nelle parole, inascoltabile e tranquillamente dimenticabile! Decisamente carina invece Il solito sesso dell'ormai mitico Max Gazzè: E' da una settimana almeno che mi ronza in testa: è praticamente impossibile resistere alla tentazione di canticchiarla. Bravo Max, pezzo centrato in pieno. Sai farti perdonare anche la voce non proprio da virtuoso delle corde vocali. E non posso tacere sui Tiromancino... o sarebbe dire il gruppo di Federico Zampaglione. Sono almeno da 8 anni un loro fan. Ho adorato, quasi dalla prima all'ultima traccia, La descrizione di un attimo (2000) e In continuo movimento (2002). Ma già in Illusioni parallele (2004) ho trovato solo due canzoni (Imparare dal vento e La Terra vista dalla Luna) all'altezza dei due precedenti CD, a gusto mio naturalmente. Poi, per quello che ne ho ascoltato alla radio, non m'è venuta voglia per nulla di procurarmi L'Alba di domani (2007): ho avuto la precisa sensazione di un Federico in crisi creativa, sia nelle musiche che nei testi. Il rubacuori, la canzone presentata a Sanremo, di primo acchito m'è parsa francamente orribile... poi a successivi ascolti migliora un po' e si coglie qualche raffinatezze nell'arrangiamento registrato in studio. Quello che mi sconcerta di questa canzone e come stia in bilico tra il decollare e il precipitare... spesso una caratteristica di molti pezzi dei Tiromancino che però un tempo si risolveva in un salto deciso verso il cielo, complice anche l'originalità dei giri musicali e delle atmosfere sonore che erano un loro marchio di fabbrica. Forse è proprio quell'originalità e quel colpo di reni creativo che rimpiango... per questo dico che al momento i Tiromancino mi sembrano in fase di caduta libera.

Essere vedove in India

7 : commenti
Riporto dal catalogo di Donne di Vrindavan (ovvero dai pannelli in esposizione) la scheda biografica di Rita Cacciaglia e il suo approfondimento. A lato l'immagine simbolo di tutta la mostra (foto di Tamara Farnetani).

Vasu Dev Das (Rita Cacciaglia), 54 anni, dal 1988 vive in India a contatto coi più differenti strati sociali, caste, comunità religiose, abitanti di città, contadini di sperduti villaggi del Rajasthan o dell'Uttar Pradesh, dove l'esistenza - nonostante l'arrivo della TV, del cellulare, della moto - scorre simile a migliaia di anni fa nei gesti, negli atti, nell'abbigliamento, nella casa. Diventata profonda conoscitrice della società e delle culture indiane, i suoi resoconti sono stati spesso utilizzati per documentari, articoli, ricerche antropologiche. Su richiesta, accompagna viaggiatori desiderosi di scoprire un'India meno nota. Uno dei più interessati e attenti ascoltatori è stato il caro amico Tiziano Terzani, che “inquisiva” con curiosità su tutto ciò che riguardava questo vasto Paese.

ESSERE VEDOVA IN INDIA

L’India è un paese di grandi contrasti e contraddizioni e vivervi per una donna non è cosa facile. In una società dove la religione gode ancora di grande autorità e le sue scritture ed i suoi insegnamenti sono seguiti oggi come migliaia di anni fa, essere una donna, una madre, può rivelarsi la più gratificante delle esperienze come l’incubo più aberrante; e proprio in nome della religione e della tradizione vengono frequentemente compiuti crimini atroci.
Si parla spesso del miracolo economico indiano, ma la maggior parte dell’India è tuttora rurale: su 1 miliardo e 130 milioni di abitanti (F=547.421.878, M=582.444.276)[1] il 72,2% vive nelle campagne, in zone sperdute dove i legami con la tradizione restano molto forti. Trattandosi di una società patriarcale, le vessazioni più pesanti colpiscono naturalmente le donne, sin da quando sono bambine e prima ancora col fenomeno dell'aborto selettivo. Il cibo migliore, le cure mediche, lo svago, il riposo, sono destinati ai maschi. Il maschio è “l’assicurazione” per il futuro: sposato rimarrà in famiglia portando anche l’aiuto della moglie che si prenderà cura dei suoceri.
La ragazza pertanto è “a perdere”, le cure sono “sprecate” per lei, è un peso: ci si deve procurare anche la dote per farla sposare, per “mandarla via”, e tante famiglie si riducono sul lastrico per le spese della dote e del matrimonio. Una volta sposata la donna va ad abitare dai suoceri e lì può trovare l’inferno: è l’ultima arrivata; se il marito ha altri fratelli ci saranno già altre cognate e a lei spetteranno i compiti più gravosi, pulire e cucinare per tutti; sarà soggetta a torture psicologiche e materiali. La cosa che più sgomenta in questi casi, è la mancanza di solidarietà femminile: predomina il senso di rivalsa sull'ultima arrivata, che dovrà scontare quello che hanno subito le altre.
Un tormento ancora più terribile è rimanere vedova. Secondo i testi sacri Hindu la donna non ha alcun valore senza un uomo accanto, che sia padre o fratello da piccola, o marito poi; e quando resta vedova è la fine anche per lei. Nelle famiglie hindu più conservatrici e superstiziose la vedova viene considerata portatrice di sfortuna, se non la “causa occulta” della morte del marito. Le viene tolta ogni proprietà e diritto. Deve vivere in povertà e isolamento, dedicando la vita che le resta alla memoria del defunto sposo. Non potrà più risposarsi. Le tagliano i capelli, le tolgono ogni simbolo di donna maritata, il mangalsutra (cordone della felicità), la collana di perline nere che corrisponde alla nostra “fede”, il bindi, piccolo tondino rosso sulla fronte, il sindur, la striscia rossa tra i capelli, i cerchietti di vetro che porta ai polsi, gli anelli alle dita dei piedi. Deve vestire solo un semplice sari bianco, il colore del lutto.
Anche se da molti anni è fuori legge, si sente ancora raccontare di casi, nelle zone rurali, in cui la vedova s'immola sulla pira funebre del defunto marito, rito chiamato sati; nei casi meno peggiori viene gettata fuori dalla casa dei suoceri, deprivata di tutto, soprattutto della dignità. Considerata ormai solo di peso, a volte viene allontanata dai suoi stessi figli. C'è chi va a elemosinare per la strada. Altre, in gruppetti, partono in pellegrinaggio, spesso a piedi, per visitare i luoghi sacri dell’India. Altre, le Sadhvi, portano all'estremo la scelta di una vita di penitenza e rinuncia e, se ne hanno la capacità, sotto consiglio del loro maestro spirituale, inizieranno a dare lezioni e insegnamenti religiosi. Altre ancora si rifugiano in luoghi sacri come la città di Varanasi, dove passano i loro ultimi anni chiedendo l’elemosina sulle rive del Gange, confidando che dopo la morte le acque sacre di questo fiume - considerato “la madre” - le accoglieranno nell’ultimo abbraccio, per donar loro la liberazione (Moksh) dal ciclo delle rinascite, così come viene stabilito nei testi sacri.
La maggior concentrazione di vedove, attualmente circa 20 mila (in India si stimano complessivamente 40 milioni di vedove), si ha nella città sacra di Vrindavan, specialmente quelle provenienti dalla regione del Bengala Occidentale - sulle orme del santo Chaitanya Mahaprabhu (1486-1533) - e dal Bangladesh. Qui dimostrano il loro amore per Krishna, il Dio nato in questa piccola cittadina, cantando incessantemente bhajan (canti sacri) negli che le accolgono. In cambio ricevono una ciotola di riso e ashramdhal (legumi), e qualche rupia. Questo certo non basta loro per mettere da parte i soldi necessari a pagare, in certi casi, l’affitto di stanzette umide e maleodoranti.
La vita di queste donne è dura, più di quanto in occidente si possa immaginare. Incuria, malnutrizione, sporcizia, malattie (dissenteria, tubercolosi, patologie di carattere sessuale) regnano nei locali che le ospitano. L'ashram più grande arriva ad ospitarne 2000, tutte insieme! Ma le più disgraziate rimangono per strada, alla carità dei passanti e dei pellegrini, rannicchiate sui marciapiedi, davanti ai circa 4000 templi di questa cittadina santa. Tante hanno anche figli piccoli da crescere, altre accudiscono quelle più malate e a volte semidementi. Alcune rimpiangono di non essere morte insieme al marito, piuttosto che dovere sopportare tanti tormenti e tante umiliazioni. Dobbiamo poi ricordare il numero incredibile di spose bambine, lasciate ben presto vedove da mariti anziani (si contano circa 55 milioni di bambine sposate prima dei 15 anni)[2]. La maggior parte, soprattutto le più giovani, diventano vittime di violenze sessuali perpetrate spesso da chi le ospita con intenzioni lucrose: raccolta di donazioni, riciclo di denaro “nero”, traffico di queste povere creature a fine di prostituzione.
Negli ultimi decenni, le donne più coraggiose si sono riunite intorno a una di loro, Mohini Giri[3] che, con il supporto dell'educazione ricevuta, ha saputo alzare la testa con dignità e ora può tendere una mano alle “sorelle” più sfortunate, a cui offre cure mediche, igiene, pulizia, un pasto sostanzioso, soprattutto delle basi educative e l’insegnamento di semplici lavori che permetteranno loro di impegnare positivamente la loro vita e ricavare dei piccoli ma utili guadagni. Non va dimenticato che in India l’analfabetismo è ancora una grave piaga: l'alfabetizzazione interessa solo il 61.0% della popolazione (F=47.8%, M=73.4)[4].
Le donne delle foto qui raccolte [ndr. allude alle 36 foto di Donne di Vrindavan] mostrano volti le cui rughe raccontano uno a uno i dolori passati. Ci guardano con occhi talvolta inespressivi o come persi in ricordi di tempi migliori e lontani, o saggi e luminosi, o pieni di dolore, o fieri ed orgogliosi. Sguardi in cui possiamo cogliere le immense contraddizioni dell'India, la sofferenza d'oggi e la speranza di domani. Sulla fronte di tutte si nota un segno, il tilak, il simbolo sacro ai Vaishnava (seguaci del Dio Vishnu e del Dio Krishna), che ogni mattina, dopo le abluzioni rituali, viene disegnato sulla fronte con una specie di gessetto. Ogni gruppo religioso ha un suo tilak fatto con materiali diversi e di forma differente a seconda della divinità adorata[5]. È simbolo di buon auspicio: queste donne lo portano in segno della loro fede e con la speranza di raggiungere al più presto il loro amato Dio.
A Vrindavan ci sono anche vedove cacciate da famiglie ricche ed “istruite”, con figli benestanti e decine di nipoti; ma in linea di massima le donne di casta più alta si rifugiano a Varanasi. Va infatti precisato che nemmeno le aree urbane, le caste elevate e le comunità più abbienti, sono esenti da questa vergogna, seppur in proporzione minore. Spesso la vedova viene tenuta a casa per mera convenienza sociale, una presenza “non vista”, non considerata, un peso da sopportare. Mi viene in mente un episodio raccontato da un giornalista italiano in visita a Mumbai. Seduto al caffè di un hotel a cinque stelle osserva una famiglia entrare. Il loro abbigliamento è emblematico del cambiamento a cui va incontro la società indiana: magliette e scarpe firmate per il padre e i due figli, maschio e femmina; un costoso sari di seta per la madre. Una ragazzina, la badante, accompagna la nonna vedova, avvolta in un sari bianco, come una nuvola candida e vaporosa.
A un certo punto la ragazza s'allontana. Dopo aver consumato, la famiglia decide di andare via e si alza. Anche la donna anziana tenta d'alzarsi, ma le cade il bastone e, impotente, resta seduta e sola senza che figlio, nuora e nipoti se ne preoccupino. Ritorna infine la ragazza e, aiutandola ad alzarsi, l'accompagna fuori.
È auspicabile che in una nazione ricca di tante potenzialità come l'India, dove dalla fine del 2007 il Presidente della Repubblica è una donna, Pratibha Patil, lo stesso governo possa finalmente riuscire, nel giro di non troppi anni, a migliorare le condizioni di vita di quelle tante donne che sin dalla nascita devono lottare per vivere, giorno dopo giorno. Non c'è futuro per un paese senza un domani migliore per le sue donne.

NOTE

[1] Fonte: https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/in.html (stime al 13/12/2007).

[2] Fonte: Census of India 2001 (stima al 31/03/2006).

[3] Cognata settantenne dell'ex presidente indiano V. V. Giri, si batte da 40 anni per l'emancipazione femminile, anche come presidente della relativa Commissione nazionale. È presidente di Guild of Service, che gestisce vari centri in tutta l'India e in particolare a Vrindavan due case alloggio che ospitano oltre 600 vedove.

[4] Fonte: https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/in.html (stime al 13/12/2007).

[5] Le vedove di Vrindavan si fanno il tilak con le argille sacre dei luoghi dove è vissuto Krishna, giallo pallido o anche molto più scuro. Altri Vaishnava usano anche argille bianche, oppure polveri rosse ecc. Infine altri gruppi (per esempio Shivati) non usano l’argilla ma pasta di sandalo, ceneri sacre ecc.

L'inutile macchina del tempo

0 : commenti
Mi sono imbattuto in questo racconto breve epistolare di Luciano Coen e Achille C. Varzi (pubblicato su La Stampa del 3 agosto 2000). Ogni tanto un off topic gustoso nel blog ci vuole!
L'INUTILE MACCHINA DEL TEMPO

Spettabile Commissione Esaminatrice,
Non è nostra abitudine protestare contro le decisioni inappellabili, ma nel caso della richiesta di finanziamento per un progetto finalizzato alla costruzione di una macchina del tempo sottoposta dal nostro laboratorio ci sembra doveroso fare uno strappo alla regola. Obiettate (e l’obiezione ci è costata la perdita del finanziamento) che il nostro progetto è «interessante sul piano della speculazione logico-filosofica» ma «privo di prospettive sul piano delle ricadute applicative». Non condividiamo l’idea che il criterio principale per la valutazione della scientificità di un progetto sia l’esistenza di prospettive applicative, tuttavia conveniamo che si tratti di un criterio importante. Ci sorprende però che sia stato questo criterio a determinare la bocciatura del progetto. In tutta franchezza, non ci riesce di pensare a un progetto con prospettive applicative più rosee del nostro. Qualche esempio:
  • Incentivi turistico-culturali: Potremmo mandare intere gite scolastiche a vedere da vicino la Rivoluzione Francese, a osservare la costruzione delle piramidi, a videoregistrare le lezioni di Socrate.
  • Safari esotici: abbiamo già avuto richieste per una serie di battute di caccia ai dinosauri (tanto si sono estinti comunque).
  • Analisi degli errori del passato, per evitare che si ripetano in futuro.
  • Rilancio di Cinecittà, con enormi risparmi sulle produzioni in costume.
  • Soluzione dei grandi delitti ed enigmi della storia.
Eccetera eccetera. Conoscete forse un progetto più promettente sul piano applicativo?
Cordiali saluti,
Centro Ricerche Time Machine

Spettabile Centro Ricerche Time Machine,
Sarebbe sicuramente interessante poter utilizzare la macchina del tempo ai fini da voi proposti. Sarebbe anche bello poter rispedire nel passato l’arbitro di Italia–Francia a fargli fischiare la fine della partita al 92mo. Sarebbe auspicabile tornare nel passato per dare una borsa di studio al giovane Hitler e assicurargli una onesta carriera artistica che lo distragga dai suoi tristi propositi. Sarebbe magnifico poter fermare tutte le mani omicide che hanno agito nel passato. Tuttavia, supponiamo che un giorno riusciate davvero a costruire la macchina del tempo. Supponiamo che vi rechiate davvero nel passato, o che vi si rechi qualcuno da voi inviato. Come mai il passato a noi noto è comunque pieno di tutte le brutture che conosciamo? Come mai non siete intervenuti? Delle due, l’una. O questo prova che non riuscirete mai a costruire la macchina, oppure che siete malvagi e non la costruite a fin di bene. In un caso è la logica a suggerire di non finanziare il vostro progetto; nell’altro è l’etica.
Cordialmente,
La Commissione

Spettabile Commissione,
Avrete notato dalle nostre proposte applicative che non ci siamo permessi di proporre viaggi a fini politico-militari o per modificare il corso della storia. Riteniamo infatti che questo sia vietato dalla logica. Secondo il nostro progetto i viaggi nel tempo sono possibili ma ciò non significa che si possa modificare il passato. Quel che è stato è stato. Per questo i nostri viaggi non hanno mai secondi fini. Non inviamo nel passato attori o eroi che cercano di cambiarlo, ma solo osservatori desiderosi di conoscerlo. E il modo migliore per conoscere un periodo storico è di farne parte. Questo significa che se l’arbitro di Italia–Francia se ne tornasse nel passato non riuscirebbe mai a fischiare prima del tiro di Wiltord, nemmeno se volesse. Non riuscirebbe a fischiare prima del tiro perché non ha fischiato, e il risultato non cambierebbe perché i fatti sono questi. Ma ciò non dimostra che sia impossibile andare nel passato. Anzi, per quanto ci è dato di sapere il signor Frisk potrebbe davvero essere un arbitro venuto dal futuro: egli non ha fischiato prima del tiro di Wiltord perché non fischierà prima del tiro, e non fischierà prima del tiro in quanto non ha fischiato. Noi non possiamo farci nulla.
Cordiali saluti,
Centro Ricerche Time Machine

Spettabile Centro Ricerche Time Machine, Grazie per i chiarimenti. Apprezziamo la distinzione tra modificare il passato (impossibile) e agire nel passato (possibile). Tuttavia essa non fa che confermare la nostra impressione iniziale: sul piano applicativo il vostro progetto è privo di valore. Se chi andrà nel passato vi è già stato, e se ciò che farà è ciò che già ha fatto, a che pro investire in una «Time Machine»?
Cordialità
La Commissione

lunedì 10 marzo 2008

Corsi e ricorsi

0 : commenti
Due anni e mezzo fa il primo libro. Quattordici mesi fa il secondo. Due giorni fa il via di un progetto che mi ha entusiasmato e coinvolto più che pubblicare libri. E adesso? Su quale nuovo sentiero muoverò i miei passi e sfogherò le mie inquietudini creative? Chiaro, una mostra fotografica itinerante è un impegno continuo, ma spero che altre persone l'adottino e si occupino di lei: vorrei poter continuare a partecipare a Donne di Vrindavan più come autore che come organizzatore. Anche perché quanto più le trasferte si allontaneranno da Perugia, tanto meno potrò conciliare le mie incursioni nel mondo dell'arte con il tempo da dedicare a mia figlia e al mio lavoro. Per inciso proprio sul terreno della mia occupazione sono in corso - in mezzo a tante cose che svolgo onestamente, ma senza coinvolgimento viscerale - due progetti che invece hanno molti punti di contatto con le mie passioni: la Peer education 2007/08 e il Progetto Infojò, in particolare il secondo, a cui dedicherò presto un po' di spazio su questo blog e che mi assorbirà energie anche fuori dalle 36 ore di lavoro canoniche. Però adesso penso ad altro. Penso a quale nuova idea materializzare per la quarta volta in una piccola risma di fogli rilegati da fare sfogliare ad altre persone, per far loro passare attraverso mani e occhi qualcuna di quelle emozioni intense per cui vale darsi la briga di vivere. E desidero anche qualche terremoto nella mia vita privata e sentimentale, perché no, direi che è giunto il tempo. Un po' come con la chitarra: ultimamente ho praticamente smesso di suonarla, però sto scoprendo il tapping... è stato un caso ma ora le mie dita han voglia di percuotere e pizzicare in modo diverso, come se fosse necessario un salto quantico tecnico prima di riassestarmi su nuove orbite di soddisfazioni personali nel tirar fuori suoni (e cantarci sopra quando mi ritrovo la voce). Non trovo di meglio di completare questo post con un disegno che ho fatto 21 anni fa, esattamente nel mezzo del cammin della mia vita! Corsi e ricorsi: alla stazione in attesa di un treno che riporti il cuore finalmente a casa. Fino a quando? :-).

domenica 9 marzo 2008

Ok, buona la prima!

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Ok, buona la prima, successo pieno! Grande affluenza di pubblico. Tantissimi apprezzamenti e complimenti ieri alla prima nazionale di Donne di Vrindavan. Tanti doverosi grazie! Agli Assessori del Comune di Perugia che sono intervenuti all'inaugurazione, Tiziana Capaldini e Andrea Cernicchi. A Giovanna, Chiara e Gianna del gruppo di musica indiana Ragini. A Monimbò - commercio equo e solidale per lo squisito rinfresco offerto ai tanti visitatori. Ma non era un semplice conviviale, perché l'obiettivo di Donne di Vrindavan è mettere sotto i riflettori il problema delle vedove in India. Con la vendita del catalogo della mostra, abbiamo iniziato a raccogliere i primi fondi da devolvere a Guild of Service per la sua attività umanitaria in favore delle donne di Vrindavan. Nella foto io, Marcella Bravetti, presidente del Comitato Internazionale 8 Marzo, e la fotografa Tamara Farnetani.

sabato 8 marzo 2008

8 marzo, giornata delle Donne (di Vrindavan)!

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Emozionato. Emozionato. Emozionato. Null'altro da aggiungere per spiegare il mio stato d'animo prima del vernissage di domani di Donne di Vrindavan.
Oggi Tamara e io abbiamo passato il pomeriggio alla Chiesa S. M. della Misericordia a preparare la sala. Resta solo da appendere i pannelli domattina e ci ritroveremo lì di buon'ora per farlo. Proverò anche il brivido, col permesso avuto per l'occasione dalla polizia municipale, di arrivare a scaricare il materiale con la mia Multipla nel cuore di Perugia, in Via Oberdan e praticamente a ridosso delle scalette di S. Ercolano: zona pedonale da sempre (a memoria mia) off limits per le auto.

Cosa c'entra la foto? Sono le corsie del nuovo MiniMetrò di Perugia, inaugurato giusto cinque settimane fa: un ardito collegamento urbano che mi ha evocato un collegamento d'idee altrettanto ardito, visto che il terminal del Pincetto sbuca proprio a quattro passi dalla sede della mostra!

giovedì 6 marzo 2008

Vigilia di Donne di Vrindavan

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Ci siamo: due giorni alla prima inaugurazione di Donne di Vrindavan a Perugia!
E ora posso anche dire che pochi giorni fa, a causa di un crollo dovuto a lavori di ristrutturazione in corso nello stabile, sono stati chiusi al pubblico i 4 ambienti secondari della Chiesa S.M. della Misericordia equivalenti a circa il 40% delle superfici espositive. Grazie alla grande disponibilità dei preposti uffici del Comune di Perugia - e al fatto che nessuno s'è perso d'animo - abbiamo comunque trovato il modo di sfruttare al massimo la sala principale, l'unica rimasta utilizzabile. Certo, l'allestimento non sarà quello che avevamo previsto: i pannelli saranno più ravvicinati... ma quel che importa è riuscire ad esporre la mostra dove è stato pubblicizzato.

Contavamo di preparare l'allestimento con calma venerdì pomeriggio, invece potremo sistemare tutto solo sabato mattina: vediamo se saremo bravi ad aprire lo stesso per le 10 o appena un po' più tardi.

domenica 2 marzo 2008

Il popolo di Sparta!

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Ritoccare i manifesti elettorali è diventato un vezzo nazionale, anche se ormai è davvero come sparare sulla Croce Rossa! Aleggia evidentemente la speranza che prima o poi una risata li seppellirà, senza distinzioni di destra, centro o sinistra. Che i candidati non sappiano più cosa inventarsi è palese, ne è segno il proliferare di improbabili foto in posa e di slogan quanto mai surreali. E ciò stuzzica ancora più l'inventiva satirica degli elettori-ritoccatori! Sul sito de La repubblica c'è una bella selezione di queste finte pubblicità politiche, in continuo aggiornamento. Personalmente do il mio Oscar a quella del Popolo di Sparta: molto più che un semplice rimaneggiamento di testo a un manifesto preesistente... ci sono tante finte pubblicità elettorali che fanno sganasciare quanto è più di questa, ma qui la creatività ha toccato una vetta! :-)

venerdì 29 febbraio 2008

India: tra passato e futuro

12 : commenti
Riporto il link a due interessanti brani letti sul sito del Corriere della sera: Banda larga e telefono, boom in India, e Web e telefono, motori della rivoluzione, entrambi estratti da un reportage di Ambra Craighero. Una lettura utile per confermare, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto l'India stia attraversando una fase di mutamento epocale in cui coesiste il passato ed il futuro. Spero che il governo indiano - oltre che con un obiettivo ambizioso quale quello di dare l'accesso a internet a banda larga a tutti i suoi cittadini entro il 2010 - presto possa ugualmente stupirci mettendo in atto azioni concrete per sollevare le condizioni di vita della stragrande maggioranza del popolo indiano e in particolare delle sue donne (il non-status sociale delle vedove nelle zone più rurali e tradizionaliste è un esempio emblematico).

Ambra Craighero, vive e lavora a Monza, ha iniziato a fotografare a 19 anni e ora, studente alla Facoltà di Lettere alla Sapienza di Roma, collabora con diversi giornali ed è responsabile per la Lombardia della Free Lance International Press. Con il reporter Roberto Dotti ha collaborato lo scorso anno al “Tractatus Teologico – Photographicus”. (fonte)
 

P.S. Cercando notizie su Ambra Craighero mi sono infine imbattuto in un interessante blog fotografico, Acabhnews, con tantissimi scatti di questa fotografa, relativi al reportage in questione: da vedere!

giovedì 28 febbraio 2008

"Bambole" di e con Candelaria Romero

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PERUGIA - Sabato 15 marzo, ore 17:30Chiesa S.M. della Misericordia, Via Oberdan 54.

In occasione di Donne di Vrindavan, la mostra fotografica di Tamara Farnetani organizzata insieme al Comitato Internazionale 8 Marzo di Perugia, nella sede espositiva verrà messo in scena lo spettacolo teatrale Bambole, di e con Candelaria Romero. Storie di famiglia, di zie, nonne, mamme, nipoti, cugine, vicine di casa, amiche, per sentito dire, alternate a testimonianze e fatti di cronaca raccolti dal materiale di Amnesty International, Campagna "Mai più violenza sulle donne".
Bambole
va a toccare situazioni quotidiane di violenza domestica così come casi di abusi contro le donne nelle carceri Russe, maltrattamenti e violenze sulle detenute, immagini tratte dal libro “Bruciata viva”, per poi concludere con il video prodotto da Amnesty International.

Candelaria Romero (nella foto) nasce nel 1973 a San Miguel de Tucuman (Argentina) da genitori scrittori. Nel 1976 la famiglia è costretta ad espatriare a causa della locale dittatura e nel 1979 i Romero ricevono asilo politico in Svezia, dove Candelaria ha seguito i laboratori T.E.A. (Taller de Esperimentaciòn Artìstica) partecipando ai corsi di scrittura ed iniziando contemporaneamente la sua formazione teatrale, diplomandosi nel 1991 presso il Ginnasio d’Arte Drammatica di Stoccolma. Dal 1992 risiede e lavora a Bergamo dove svolge attività teatrale e di scrittura.

martedì 26 febbraio 2008

Ciao angioletti, riposate in pace

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Gravina, Puglia, 5 giugno 2006: due bambini svaniscono nel nulla. Nessuna traccia profonda, nessuna "pistola fumante", molti indizi per mettere insieme ricostruzioni plausibili di cosa fosse accaduto.
Venti mesi dopo un ragazzino cade nel pozzo di una costruzione recintata e abbandonata, a due passi dal Municipio e dalla stazione ferroviaria di Gravina: si ferisce seriamente ma si salva perché non era solo e i suoi compagni di gioco possono cercare aiuto.
In fondo al pozzo, dopo il salvataggio, un'atroce scoperta: i soccorritori rinvengono i corpi ormai mummificati di due bambini il cui riconoscimento appare scontato. Le ultimi esili speranze di ritrovare Ciro e Tore Pappalardi vivi si spezzano. La ferita di chi ha continuato a piangere per le loro vite non scomparirà, ma avrà la pace della verità; tutta la comunità di Gravina, pur nel dolore immenso di questo lutto, avrà la "consolazione" di sapere se fu tragico incidente o efferato delitto.
Nessuna vita è mai inutile. La vita dei fratellini Pappalardo ha avuto una conclusione tragica, ma ha lasciato tracce profonde in tantissime coscienze, tracce che potranno evolvere in infiniti modi. Perciò non è la loro morte a doverci spaventare, ché le loro anime continuano ad esistere, semmai il dolore e l'angoscia che può averla accompagnata. Ciro e Tore hanno sicuramente assolto una missione importante, difficile da comprendere qui dove non si può vedere. Ho fede che sia così.

P.S. Ho sempre cercato in tutti i modi di trovare un senso a ciò che sembra non avere senso; il cattolicesimo non me lo ha dato. Ho guardato altrove per arrivare a mettere insieme qualche frammento di risposta, anche nelle parole di Gesù, ma non nella tradizione e traduzione della chiesa apostolica romana. I popoli sono divisi dalle differenze di religione molto più che dalle diverse lingue che parlano: è tempo di andare oltre queste divisioni.

sabato 23 febbraio 2008

L'acqua che nutre contro la lava che brucia

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Su internet, come su tutti i mezzi d'informazione, ci sono tantissime voci che raccontano le cose che non vanno, vuoi per dovere di cronaca, vuoi per senso di giustizia, vuoi per bisogno di satira. Certo, a volte qualcuno tende a proporre la notizia ad effetto, a fare sensazione, populismo, scandalismo fine a se stesso: la "solita" parte destruens che prevale su quella costruens insomma. Ma sono derive di un moto ondoso di contro-informazione utile e necessario, che serve a mantenere le coscienze attente e critiche, a non lasciarle adagiare sul mare piatto di una vita da lavoratori e consumatori con tanti punti e pochi a capo. Per questo ho scelto di apparecchiare le pagine di questo blog con racconti, citazioni, notizie "positive" e confortanti, tali da farci guardare al futuro pure con ottimismo, affermazione che ormai a molti suona quasi come una bestemmia. Si sa, la bottiglia mezza vuota si nota subito mentre quella mezza piena tende a diventare invisibile, per questo preferisco dedicare la mia attenzione al pieno piuttosto che al vuoto. Non che non veda il dolore, la sofferenza, la crudeltà, l'odio che erutta come magma attorno a noi, non che voglia vivere coltivando il mio orticello indifferente alle colate laviche circostanti, semplicemente ci si deve anche fermare a riposare prima di riprendere a combattere, e questo blog, come tutte le cose che mi piace scrivere e proporre, serve umilmente a questo. Se si dispone di acqua fresca a sufficienza, persino il cammino della lava infuocata può essere deviato e bloccato.

venerdì 22 febbraio 2008

"Beh aggiùstati, che cosa ti ci vuole!"

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Le idee a volte producono oggetti o attività capaci di cambiare la nostra immagine del mondo e da qui suscitarci ulteriori idee e così via. Così nacque la clava (nella celebre scena del prologo di 2001: Odissea nello spazio), il fuoco, la ruota, le arti, la navigazione, la scrittura, la stampa, la teoria copernicana, la penicillina, la radio, la teoria della relatività, la televisione e internet... Naturalmente si potrebbero citare molte più invenzioni, scoperte, teorie, e soppesarne vantaggi e svantaggi per l'umanità e per il pianeta, ma voglio sviluppare un altro discorso.

Arriva in questi giorni dalla Francia la notizia del brevetto di un nuovo materiale (simile alla gomma) con la proprietà di autoripararsi, che apre scenari che vanno ben oltre la possibilità di creare collant anti smagliatura (!) o giocattoli per bambini indistruttibili (!) o un vetro che cade e rimbalza senza rompersi (!) o vernici e rivestimenti che si auto-riparano se graffiati (!) o la realizzazione, in medicina, di tessuti biocompatibili in grado di auto-rigenerarsi (!)... cose che di per sé già renderebbero migliore la nostra vita quotidiana. Come dicono i ricercatori francesi che hanno prodotto questo materiale (toccherà anche trovargli un bel nome!) è solo questione di vedere dove arriverà la fantasia umana nell'escogitarne usi e applicazioni, mescolandolo o integrandolo ad altre sostanze.

Però, nei miei voli pindarici, la rivoluzione più grande quest'incredibile invenzione la farà nel pensiero delle persone, creando nuove metafore e nuove mappe cognitive: infatti anche le visioni del mondo e gli ideali hanno bisogno di immagini concrete per attecchire nella coscienza collettiva. Immaginiamo che ci si strappi o rompa qualcosa... e che riaccostando i lembi o i frammenti in pochi minuti quell'oggetto si rimetta insieme e ricomponga... è proprio l'immagine che serve a questa società del "chi rompe paga e i cocci sono suoi". Uno ti urla "Basta mi hai rotto!" e tu gli rispondi "Beh aggiùstati, che cosa ti ci vuole!". L'antidoto perfetto alla mentalità imperante che recita "ormai il danno è fatto e non c'è più niente da fare". Questa "magica" gomma invece sa voltare pagina, perdonare i torti subiti e ricominciare da capo. Perdona chi incautamente o involontariamente l'ha danneggiata. Perdona - per così dire - se stessa, perché non si "colpevolizza" se viene temporaneamente meno alla sua integrità! Il suo processo di auto-riparazione è semplice e soft, amorevole, pressoché cristico, democratico e alla portata di tutti. Già perché - da quello che si legge e sperando che non si tratti di iperboli giornalistiche - sembrerebbe che i costi di produzione siano bassi e che la sostanza sia ecologica, in quanto composta essenzialmente da materie organiche capaci di creare un forte legame idrogeno.

P.S. Questa notizia mi ha fatto ricordare quel film della Disney con Robin Williams intitolato Flubber - un professore tra le nuvole (1997). Flubber era il nome dato a una sorta di gelatina verde dalle caratteristiche davvero sorprendenti. Ecco, mutatis mutandis, la sostanza in questione la battezzerei proprio così: il flubber!

giovedì 21 febbraio 2008

Oltre il 4% dei confini conosciuti

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"L'essenziale è invisibile agli occhi"
(Antoine de Saint-Exupéry)


Per chi ha curiosità e tempo di gettare uno sguardo sulle ultime frontiere dell'astrofisica e di ampliare la propria visione del cosmo, segnalo sul sito de La Repubblica un interessante articolo di Luigi Bignami sulla materia oscura, della quale, dopo tanti annunci e smentite, pare sia stata finalmente provata l'esistenza.
La rivoluzione copernicana proiettò l'uomo dal centro alla periferia dell'universo... bazzecole. Le teorie sul fatto che la vita sia un fenomeno comune nell'universo abbondano; ormai la frequente scoperta di nuovi sistemi solari adatti ad ospitarla non fa più notizia... quisquilie infatti. Probabilmente è ormai solo questione di tempo perché siano scoperte prove di vita extraterrestre... ma questo è niente. Ora persino l'universo visibile si sta dimostrando ben poca cosa rispetto a ciò che potrebbe essere l'universo vero: la materia che noi conosciamo - gli atomi che compongono i gas interstellari, le stelle, i pianeti, i nostri corpi - sarebbe appena il 4% di ciò che esiste; un altro 24% sarebbe composto da materia scura (invisibile) e il rimanente 74% sarebbe energia oscura.
La visione che la fisica moderna sta mettendo insieme richiama alla mente quelle date dai mistici o dai chiaroveggenti: la materia sarebbe letteralmente un velo (di Maya) che copre e nasconde una realtà invisibile, alternativa, straordinariamente estesa e ramificata, quantitativamente e qualitativamente predominante rispetto a ciò che noi vediamo e consideriamo reale.

Tra l'altro si aprono nuove prospettive epistemologiche: materia ed energia oscure non possono essere rilevate direttamente dai nostri strumenti (fatti di atomi), lasciano però tracce indirette, che costituiscono una sorta di "pistola fumante", quella da cui Dio - perdonate l'immagine un po' azzardata - avrebbe sparato il big bang! Si tratta dell'effetto detto lente gravitazionale: per quanto invisibile anche la materia scura possiede una massa, pertanto può deviare la luce e dunque lasciarci una sorta di "ombra" della sua posizione.
Ci vorrà ancora molto tempo per vedere metodologie simile applicate a tutti i fenomeni metafisici che ad oggi la scienza ha negato perché invisibili? Riusciremo a dimostrare l'esistenza dell'anima con la testa oltre che col cuore? Si dice che il XXI secolo e (e la cosiddetta Età dell'Acquario) concilierà insieme scienza e spiritualità, intanto già comincia a mettere la tecnologia al servizio di un'idea si sviluppo sostenibile. Tanti piccoli segnali convergono in questa direzione, sempre più numerosi. Il Piccolo Principe da lassù fa il tifo per noi.

Eclissi del 21 febbraio 2008

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Ecco una sequenza di foto dell'eclissi di stanotte, scattate e montate al volo dopo una levataccia nel cuore della notte! Prime prove di uso della mia nuova reflex: peccato solo che non avessi un cavalletto.
Ma giocare all'astrofilo fotoamatore forse non figura nella top-ten delle cose con cui mi piace esprimermi, perciò aggiungo - visto che siamo in tema - una mia poesia tratta da Sospensioni di gravità, la quarta del "settenario dell'Inverno".

Alterno fare

Ad un tratto ti eclissi
dissimulato il volto

.
Poi candida ritorni

Luce di bianco acciaio
mi cadi sopra il petto

All'ombra dei tuoi dubbi
arrugginisci e vieni

Così ti tengo stretta
rido e gioco:
...............il bimbo
salta a colpir la luna.


Sospensioni di gravità è un libro strettamente legato al nostro satellite (e alla donna e al mare). Raccoglie ventotto poesie (7x4) collegate alle quattro fasi lunari e ai sette Pianeti dell'astrologia antica, ovvero ai sette giorni della settimana. Contiene sette "orbite di lettura" introduttive e quattro "eclissi" conclusive in prosa. Prosa e poesia, numeri e parole; la sintesi di apparenti opposizioni; una formula simile a quella di Ventidue passi d'amore, ma con un respiro più vasto.

P.S. Alterno fare è anagramma di colei (nome e cognome) che ispirò i versi.

mercoledì 20 febbraio 2008

Batterie ad acqua e telefoni a idrogeno!

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Una vera rivoluzione! Al posto delle batterie attuali, inquinanti e costose, tra qualche anno i nostri telefonini (o altri apparecchi elettronici) saranno alimentati dall'elettricità generata da una "cella a combustibile" ad idrogeno. Ma il bello della faccenda è che l'idrogeno verrà prodotto, dentro lo stesso apparecchio, da piccole, ecologiche, economiche batterie ad acqua che, come dice il nome, vanno semplicemente ad acqua. E non si tratta di fantasie: Samsung e Motorola hanno già annunciato (rispettivamente qui e qui) le vicine applicazioni commerciali di questa nuova tecnologia. Di link sulle batterie ad acqua se ne trovano veramente tanti su Google, provare per credere: un giorno potremo ricaricare la batteria del telefonino persino con una leccata!
Tutto questo però solo per piccoli dispositivi; avere un'automobile che fa il pieno d'acqua è ancora roba da fantascienza e forse è meglio così, se no pure l'acqua schizzerebbe sopra i 100 dollari al barile!
Scherzi a parte, le batterie ad acqua sono un altro di quei bei segnali che mi piace annotare su questo blog. Il segno della svolta in atto verso una tecnologia finalmente responsabile ed ecocompatibile. Vorrei vedere presto qualcosa di concreto anche per abbattere la quantità dei rifiuti urbani. Meno imballi usa e getta, al bando pellicole di PVC e contenitori di polistirolo e compagna: via libera solo a confezioni ecologiche e biodegradabili. Ci vuole tanto?
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