Siamo appassionati d’Amore, onestà, spiritualità, arte, poesia, politica, democrazia, sostenibilità, tecnologia, green-energy, medicina naturale, cambi di paradigma, rivoluzioni scientifiche e “tante cose infinite, ancor non nominate”. Siamo uno specchio capovolto della realtà: fuori c’è il patriarcato e guerre, prevaricazioni e disuguaglianza sociale; qui c’è una "società gilanica". Fuori c’è l’economia del petrolio, qui siamo pro mobilità elettrica, fotovoltaico, sistemi d'accumulo ecc.

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venerdì 9 novembre 2007

Invito per chi è di Roma e dintorni

0 : commenti

Care internaute e internauti di Roma e dintorni, vi invito tra una settimana
alla Libreria Il Rosso e il Nero dove presenterò insieme a Bianca Maria Casale Sospensioni di Gravità (ma qualche parola la diremo anche su Ventidue passi d'amore).
E se l'idea di un piccolo happening letterario non vi stuzzica abbastanza proveremo a prendervi per la gola: la libreria offrirà l'aperitivo con la gentile collaborazione della vicina formaggeria Quello di via Cassia.
Appuntamento dunque


VENERDI' 16 NOVEMBRE - ORE 18alla Libreria Il Rosso e il Nero
via Cassia 2040, zona Olgiata

Per vedere come arrivare alla libreria lascio il link di Google Maps: una volta aperta la pagina basta digitare nel box 'ricerca sulle mappe' "via cassia 2040" e comparirà la mappa. Oppure telefonate al numero 06 30880857 e fatevi spiegare a voce la strada.

Riflettendo a partire dal ballo...

1 : commenti
Non ho mai visto i miei genitori ballare. Credo che sia un imprinting importante per un bambino vederglielo fare. E vederli felici mentre lo fanno. Ma ad essere determinate non è il fatto che i tuoi genitori sappiano danzare o meno. I miei non hanno mai imparato a suonare uno strumento musicale ma ciò non mi ha impedito di divertirmi con la chitarra. Il problema è che mi hanno trasmesso - a parole e fatti - un messaggio tipo ballare non è una cosa seria, ballano i perditempo! Così quando da adolescente ho cominciato a muovere il corpo alle feste private o nei locali è stata una conquista difficile e graduale. Mi sono dovuto sposare con una donna che amava scatenarsi in discoteca per superare alla fine questo mio handicap. Non potevo fare a meno di seguirla in pista! E' questione di lasciarsi andare, sì. Ma ancor prima è questione di volontà. Significa riconoscere di avere un blocco e - accettandolo - scegliere di superarlo.

A quattro anni e mezzo, per una sospetta leucemia rivelatasi poi non tale, mi è stata praticata in ospedale una puntura lombare. È probabilmente il ricordo di quell'età più vivido e doloroso. C'erano tre infermieri a tenermi fermo, seduto sul lettino. Nel ricordo l'ago è praticamente un tubo! E quel che ho sentito quando si è infilato tra le vertebre fino al midollo è stato certamente il trauma fisico più acuto che ho provato, considerato che non mi sono mai rotto nessun osso e il dolore di qualche distorsione o strappo muscolare non è comparabile. Ringrazio Dio per avere una salute tutto sommato di ferro.
Non era leucemia dicevo, ma per un mese almeno sono stato ricoverato, con terapia di un paio di punture di cortisone al giorno, a natiche alterne! Dopodiché, per molti anni, ho avuto una vera e propria fobia degli aghi, mi bastava vederne uno (persino in TV!) per sentire dolore ed irrigidirmi. E quando dovevo fare un prelievo o un'iniezione sul serio, contratto com'ero, vedevo le stelle e i pianeti!
Be' tra i 33 e 35 anni la concomitanza di due situazioni mi ha fatto superare del tutto questa fobia: una crisi di ipertiroidismo (effetto di stress da superlavoro) e l'arrivo di mia figlia Arianna. Dal problema alla tiroide mi sono rimesso abbastanza velocemente (e grazie a terapie naturali, altro che Tapazol!) ma ho dovuto comunque fare frequenti analisi dei livelli di ormoni tiroidei nel sangue per qualche anno. Allo stesso tempo mia figlia cominciava a fare le prime vaccinazioni e prelievi e - come tutti i bambini - ne aveva una sana paura. Di necessità virtù. Da una parte dovendo io fare tutti quei prelievi via via mi son messo d'impegno a decontrarre i muscoli del braccio mentre l'ago penetrava in vena; così facendo sentivo sempre meno dolore. Dall'altra per tranquillizzare mia figlia quando un ago le si avvicinava dovevo io stesso vincerne la paura. E l'ho fatto. Ed è stato talmente semplice che ho capito quante energie avevo sprecato in tutti quegli anni a mantenerla viva.
Torniamo al ballo. Qui il problema era più profondo e subdolo. Non mi sono fatto male cadendo mentre ballavo da piccolo. Non ho da disfare un nodo annodato da me stesso. I miei genitori mi hanno dato come esempio/comando: non si balla. Il nodo me l'hanno stretto loro. Perciò, anche se alla fine in discoteca mi muovevo e divertivo pure, il ballo figurato di coppia dove l'uomo guida e la donna si lascia guidare è rimasto a lungo un concetto astratto! Poi casualmente in un laboratorio teatrale fatto all'inizio degli anni '90 sono stato "costretto" a imparare pochi passi di tango che, pur se caduti subito nel dimenticatoio, sono stati una sorta di seme che è germogliato dopo 15 anni! Infatti, anche se ho poco tempo per dedicarmici più seriamente, da un po' di mesi partecipo a un corso di tango... con alterni risultati. La mia testa dimentica facilmente quello che imparo (questo mi accade con tutto... speriamo bene per la vecchiaia!) e il corpo - che ha una propria intelligenza e memoria - non riesce ancora a lasciarsi andare al punto da sopperire con l'istinto alla mancanza di tecnica. Almeno nel ballo. Proprio perché in altre circostanze - ad esempio la sessualità o improvvisare sulla chitarra - sono istintivo e spontaneo, non sapere ballare rappresenta una grossa sfasatura. Il ballo stesso insomma mi evidenzia la convivenza interiore di tanti opposti e tante apparenti inconciliabilità. Un caos che - chi più chi meno - abbiamo tutti e che aiuta ad accettarci per quel che siamo, aiuta a farci godere la nostra umanità, ovvero la sfida, il gusto, la fantasia che nascono proprio dal riconoscersi imperfetti e contraddittori.
Invidio i bambini che hanno l'opportunità (come l'ha avuta mia figlia) di imparare a ballare facendolo come viene. Per un adulto il discorso cambia. Come per imparare a improvvisare musica serve una base di tecnica, così anche per ballare serve un minimo bagaglio di esperienza. Quello che devo fare è non assecondare l'input castrante che è arrivato dai miei genitori, non mollare, concedermi il tempo per fare entrare la danza dentro di me ed me dentro la danza, divertirmi a scoprire un modo di comunicare col corpo di una donna, complementare al sesso, imparare a farmi suonare dalla musica così come ho imparato ad ascoltarla e suonarla, sapermi muovere in sintonia con la partner di ballo quanto con la donna che fa l'amore con me, mutatis mutandis naturalmente... se no le balere si trasformerebbero in orgiastici Club Privé!

Da bambino, forse stonato come una campana perché tali erano mio padre e mia madre, cantavo in continuazione improvvisando parole e musiche. Fingevo di essere un cantautore che si esibiva in pubblico... ed è una gioia oggi rivedermi in mia figlia, e sentirla diventare sempre più intonata! Mia madre non cantava per niente ma ascoltava molta musica, soprattutto lirica. Mio padre cantava, anche se con risultati atroci. In questo caso non ricevetti un "divieto" come nel caso del ballo. Ma mi fu ugualmente "sconsigliato" di seguire l'istinto.
Tra i sette e gli otto anni, ricordo perfettamente, corsi da mia madre a dirle: "Che ne dici se da grande faccio il cantante?". Lei rimase sconcertata: fino a quel momento avevo sempre sognato di diventare scienziato o astronauta. Mi rispose all'incirca: "Il cantante non è un mestiere... vedi, non si vive cantando. Tu devi studiare, impegnarti a scuola, laurearti. Poi troverai un lavoro che ti piace e ti farai una bella famiglia."
Ci rimasi malissimo. E smisi di cantare. Praticamente fino a quattordici anni. Ma almeno in casa c'erano parecchi vinili di musica classica e facevo scorrere spesso la puntina tra i loro solchi: questo mi aiutato ad avere orecchio. Quando poi ho scoperto anche la musica impegnata dei cantautori, il pop, il rock, lo swing, il blues, il jazz (proprio in quest'ordine), complice anche una cugina che strimpellava niente male, è nata la voglia di suonare la chitarra. Non sono diventato un musicista: fatte una decina di lezioni sono andato avanti da autodidatta, scambiando posizioni e tecniche con gli amici, e suono tendenzialmente a orecchio visto che il pentagramma lo leggo appena appena. Suonare è comunque una parte fondamentale della mia vita.
Accompagnandomi con la chitarra ricominciai a cantare, a sentire le note che intonavo correttamente e quelle che stonavo, sforzandomi di correggerle. A non vergognarmi di cantare di fronte ad altre persone. Finché quattro anni fa sono entrato nel Coro dell'Università di Perugia e ho fatto (e ancora ne ho da fare!) un bel salto di qualità. Ora cerco di cantare meno di gola e più di pancia, di sostenere le note senza farle calare, di arricchire la voce di diversi coloriture ecc. E aggiungo che quando ho fatto il provino d'ingresso erano incerti se mettermi tra tenori o baritoni. Ho scelto i primi proprio perché riconosco che la mia voce - pur essendo a metà tra le due estensioni - dà il meglio in basso che in alto. Tendo a fare sempre questo nella mia vita: piuttosto che imparare meglio quello che so fare in modo sufficiente mi stuzzica imparare quel che non so fare... e così via. Non sarò mai un buon tenore primo (quelli che salgono più in altro) e potrò essere un tenore secondo (baritonale) solo con la sufficienza. Non riesco a desiderare di essere un buon baritono: è più forte di me. Amo l'estensione piuttosto che la profondità in tutte le attività e conoscenze che vado ad approcciare. Quello che mi piace approfondire non sono le conoscenze ma le emozioni e i sentimenti. Non dico che sia la cosa migliore. Anzi. Però sento che il senso personale della mia vita passa proprio per questo vincolo.

Chi viene spesso su questo blog, sa che tendo a parlare poco di me. Non ho mai avuto un diario e nemmeno questo lo è. Se capita che scrivo dei fatti miei è solo perché credo - a torto o a ragione - che qualche mia esperienza possa essere generalizzata e qualcun altro possa trarre utilità a confrontarla con la propria. A me capita di farlo frequentemente con le esperienze altrui.

Tutto ciò è quello che mi è venuto da scrivere questa notte in cui - non so perché - mi sono svegliato prestissimo senza più sonno... Buongiorno!

giovedì 8 novembre 2007

Anche UmbriaLibri è andata!

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E' venuta fuori una bella presentazione oggi ad UmbriaLibri. La mia editrice (prima era soltanto la direttrice editoriale della A&B: ha fatto carriera!), venuta al volo da Roma, ha parlato giusto cinque minuti in apertura, per lasciare spazio ai relatori e a me, usando parole tali da commuovere... ok è di parte - è stata lei stessa a scegliere di pubblicarmi - però si sentiva che parlava col cuore.
Quanto a me ero relativamente rilassato e non mi sono dispiaciuto per come ho improvvisato... finalmente!
Ma bravissime sono state soprattutto
le mie due relatrici, Rosella De Leonibus e Marcella Bravetti, che hanno presentato, da due ottiche complementari, le mie poesie e ancor più il modo di scrivere poesia che mi appartiene.
Se non sbaglio i conti questa è stata la mia
diciassettesima presentazione: considerando che due anni fa non ne avevo fatta nemmeno una è che questa mi ha lasciato veramente soddisfatto do alla giornata di oggi come voto un bel 10... anche se è tutt'altro che finita visto che ora scappo al corso di tango e subito dopo correrò alle prove del coro dell'Università.
Peccato che c'erano solo una quindicina di persone... ma se tutti quelli che si sono scusati di non potere venire lo avessero fatto, la gente sarebbe rimasta in piedi!!!

mercoledì 7 novembre 2007

Il potere delle parole

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Cito un breve quanto significativo brano da Il Dito e la luna. Gli insegnamenti dei mistici dell'islam di Gianluca Magi (Edizioni Il Punto d'Incontro, 7,00 €)
Il potere delle parole Un giorno un maestro illustrava agli allievi la notevole efficacia psicologica delle parole e come gli uomini soggiacciano a tale potere come in stato d'ipnosi. «Le parole, in se stesse, non hanno importanza, sono solo fattori secondari, non fatti reali. Eppure gli uomini si cibano esclusivamente di parole anziché di realtà. Reagiscono positivamente o negativamente in base a parole amabili o ingiuriose». «Non sono minimamente d'accordo!», ribatté un allievo alzatosi improvvisamente in piedi, «Le parole non hanno un tale potere su di noi!». «Lurido schifoso cane rognoso!», lo ingiuriò il maestro preso da un violento raptus, «Chi ti ha detto di alzarti! Rimettiti subito a sedere o ti faccio cacciare via a pedate!». L'allievo, cianotico in volto dall'ira, ribatté: «Ma come, proprio tu, un maestro che reagisce in questo modo indegno? Mi meraviglio di un tale comportamento! Vergognati!». «Chiedo umilmente perdono», rispose pacato il maestro, «Non so cosa mi è successo. Non era mia intenzione né offenderti né umiliarti. Ti prego ancora di scusarmi». A quelle parole l'allievo si rasserenò e tornò tranquillamente a sedersi. A quel punto il maestro disse:«Potete ora osservare il potere delle parole? Poche parole ingiuriose hanno ferito una persona e hanno provocato in lui un uragano d'ira. Poche parole amabili lo hanno gratificato e reso tranquillo. Qualche parola può significare ira o tranquillità! Le parole sono solo fattori secondari, non realtà effettive. Eppure l'uomo non riesce a scrollarsele di dosso e, come imprigionato, soggiace al loro potere».
Riporto anche la prefazione al libro, scritta da Gabriel Mandel Khan, maestro sufi di Franco Battiato, in cui viene ben evidenziato il filo che lega insieme la trazione sufi, il pensiero zen e le parabole di Gesù.
Le storie qui presentate sono state tutte saccheggiate dall'immenso tesoro dell'Oriente sufi e riconvertite in moneta corrente per il distratto e frenetico Occidente. In ciò viene seguita una tipica strategia sufi: riformulare la forma esteriore dell'insegnamento e adattarla alla cultura, al tempo e al luogo nel quale si trova ad operare. È necessario, infatti, ritradurre in parole comprensibili all'uomo contemporaneo le parabole dei mistici dell'Islam. I tempi cambiano e i modi di un'epoca e di un luogo non funzionano in un altro tempo e in un luogo differente. Con una breve parabola, i Sufi sono capaci di trasmettere la conoscenza con più rapidità ed efficacia di una spiegazione discorsiva, logica o filosofica. Le storie sufi sono ideate per avere un preciso effetto: inviare alle mente condizionata dell'allievo un messaggio impossibile da esprimere in modo diretto. Ogni storia è una chiave in grado di aprire una porta; offre un modo di vedere la realtà, un suggerimento su come affrontare i problemi della vita quotidiana. Nell'insegnamento sufi il percorso narrativo e quello spirituale sono molto vicini. Leggendo queste storie si coglie come la loro intenzione sia di risvegliare nel lettore un'autentica visione del mondo che ruota attorno all'idea per cui la realtà viene vista com'è e non come si vorrebbe che fosse. Attraverso una sorta di esperienza hanno il compito di liberare certe emozioni per illuminare certi nostri limiti e certe nostre possibilità. I sufi chiamano ishara la storia che ha la funzione di indicare un insegnamento particolare e prolungato. Così come ishara è l'indicazione fatta col dito per mostrare qualcosa. Questo è il senso delle storie qui contenute: mostrare. In Oriente si dice: «Se qualcuno vi indica la luna, guardate la luna e non il dito puntato a indicarla». Questo detto vale anche per queste storie: non si può comprendere la luna analizzando il dito. Ma seguendo la direzione del dito si potrà giungere a vedere la luna. Il dito non è la luna. Tuttavia può indicare la via. Come sorseggiando un buon tè goduto in uno stato d'animo rilassato, ci s'inebrierà a poco a poco di questi brevi racconti che esaminano, in un modo speciale, la condizione umana, addormentata, inconsapevole e soggettiva. Il lettore è invitato a non sforzarsi di afferrarne il senso, poiché saranno le storie stesse ad afferrare il suo cuore. La conoscenza che offriranno non sarà cercata ma ricevuta. In questo modo la vita di ciascuno diverrà un cammino.

Saggezza "lapidaria"

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Recupero da una presentazione PowerPoint ricevuta un paio d'anni fa questa piccola "parabola".

Una storia racconta di due amici che camminavano nel deserto.

In qualche momento del viaggio cominciarono a discutere, ed un amico diede uno schiaffo all'altro, questi addolorato, ma senza dire nulla, scrisse nella sabbia: IL MIO MIGLIORE AMICO OGGI MI HA DATO UNO SCHIAFFO.

Continuarono a camminare, finché trovarono un'oasi, dove decisero di fare un bagno. L'amico che era stato schiaffeggiato rischiò di affogare, ma il suo amico lo salvò. Dopo che si fu ripreso, scrisse su una pietra: IL MIO MIGLIORE AMICO OGGI MI HA SALVATO LA VITA.

L'amico che aveva dato lo schiaffo e aveva salvato il suo migliore amico domandò: "Quando ti ho ferito hai scritto nella sabbia, e adesso lo fai su una pietra. Perché?"
L'altro amico rispose: "Quando qualcuno ci ferisce dobbiamo scriverlo nella sabbia, dove i venti del perdono possano cancellarlo. Ma quando qualcuno fa qualcosa di buono per noi, dobbiamo inciderlo nella pietra, dove nessun vento possa cancellarlo."

IMPARA A SCRIVERE LE TUE FERITE NELLA SABBIA E AD INCIDERE NELLA PIETRA LE TUE GIOIE.

martedì 6 novembre 2007

Tranelli e balzelli

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Mah, esula decisamente dai contenuti che mi piace affrontare di più in questo blog, però mi sono capitati da poco due episodi che mi sembra utile condividere.
Immagino che molti negli scorsi mesi si sono imbattuti nelle offerte di un paio di nuovi contratti ENEL - sottolineo ENEL - chiamati Bioraria e Energia pura casa, che dovrebbero compensare l'utente rispetto ai nuovi aumenti delle tariffe elettriche. A metà ottobre ho compilato il form sul sito www.enel.it e stampato i documenti da rispedire a ENEL firmati... ma leggendoli qualcosa non mi ha convinto così li ho messi da parte per studiarmeli con calma quando ne avessi avuto tempo, cosa che non si è verificata! Me ne ha fatto ricordare l'esistenza una email inviatami da ENEL il 29 ottobre scorso: Gentile Cliente, La ringraziamo della fiducia accordataci con la scelta della nostra offerta Energia Pura Casa che Le permette di aiutare l'ambiente e bloccare il prezzo dell'energia elettrica per 24 mesi. A seguito della Sua richiesta, formulata attraverso il nostro sito internet, e delle verifiche da noi effettuate, ad oggi non risulta ancora pervenuta la copia cartacea dei documenti necessari al perfezionamento del Suo contratto. Le ricordiamo che ha tempo fino al 31 ottobre per beneficiare del prezzo a Lei riservato con la Sua richiesta, pertanto qualora non avesse ancora provveduto La invitiamo ad inviare al più presto i documenti sotto riportati al numero verde fax 800 90 55 75 oppure all'indirizzo Servizio Clienti Enel Energia Casella Postale 8080 85100 Potenza I documenti necessari sono i seguenti: 1) la richiesta di fornitura completa dei dati inseriti on line (con 2 firme obbligatorie). Se sceglie come modalità di pagamento l’addebito diretto su conto corrente (RID), è necessaria una terza firma nell’apposito spazio; 2) le Condizioni Tecnico Economiche (con 1 firma obbligatoria); 3) la Richiesta di recesso per cambio fornitore compilata e firmata. Se non ha conservato copia della documentazione cartacea sopra richiesta, non si preoccupi poichè ha tempo fino al 31 ottobre 2007 per richiedere nuovamente l'offerta via Web e beneficiare del prezzo precedentemente scelto e mantenere tutti i bonus evidenziati. Le ricordiamo che l'adesione via Web a quest'offerta Le garantisce, oltre al welcome bonus di 2.000 Punti Energia, un extra bonus di 1.000 Punti Energia. Qualora avesse già provveduto ad inviare la documentazione, La preghiamo di non considerare valida questa comunicazione in quanto la Sua richiesta è già in corso di lavorazione. Cordiali Saluti Servizio Attivazione Clienti WEB Enel Energia
A questo punto la faccenda mi ha decisamente insospettito: ENEL si prende tutto questo disturbo per ricordarmi che rischio di perdere l'opportunità di pagare di meno la sua bolletta?! Inverosimile!!! E poi io ho già la domiciliazione bancaria della bolletta ENEL: perché devo fare una nuova disposizione alla mia banca? E perché devo recedere dall'ENEL per aderire ad una nuova offerta contrattuale dell'ENEL stessa?! Mi si riaccende un dubbio avuto la prima volta che lessi l'offerta Energia pura casa: non sarà mica riservata soltanto a chi è utente di una società fornitrice di energia diversa da ENEL? Rileggo con calma le informazioni sul sito e sui moduli stampati e non trovo nulla né a conferma né a disconferma di questa ipotesi. Consulto allora l'elenco telefonico e decido di chiamare il numero verde dell'ENEL: 800900800 dopo tempi biblici di attesa finalmente mi risponde un operatore. "Buonasera, sono ..., in che cosa posso esserle utile?" "Buonasera, volevo informazioni sull'offerta Energia pura casa che ho trovato sul sito dell'ENEL...", ma vengo subito interrotto. "No, non siamo noi, quella è un'offerta di ENEL Energia, noi siamo ENEL distribuzione. Deve chiamare il numero verde di ENEL Energia, 800900860." "Ma ho visto il logo dell'ENEL... è quello sono sicuro..." "Sì ma ENEL si è divisa in due società distinte: ENEL Distribuzione ed ENEL Energia." "Ed entrambe hanno lo stesso logo anche se sono due società diverse???" "Sì." "Insomma, mi sta dicendo che il sito www.enel.it e tutte le pubblicità che passano in TV sono di ENEL Energia e non di ENEL Distribuzione?" "Esattamente." "Ma allora se www.enel.it è il sito di ENEL Energia quale è il sito di ENEL Distribuzione?" "Facile, è www.eneldistribuzione.it" "D'accordo allora vado a vedere lì, grazie." "Di niente, buonasera." Curiosissimo, digito sul mio browser www.eneldistribuzione.it e vengo immediatamente reindirizzato su www.enel.it/sportello_online/elettricita (provare per credere!). E noto allo stesso tempo che se provo dalla home di www.enel.it ad andare su qualcuna delle nuove offerte tariffarie vengo reindirizzato su www.enel.it/enelenergia. Non voglio mettermi a fare supposizioni su cui prodest tutto ciò... ma sospetto che non giovi certo al consumatore! Cercando tramite Google ho subito trovato molti forum in cui si parla di questa confusione e del fatto che tante persone stanno lasciando ENEL Distribuzione (ciò quella che per tutti è ENEL e punto) per passare ad ENEL Energia scoprendo solo a posteriore di avere cambiato gestore. Ricapitolando, una campagna pubblicitaria martellante invita i consumatori ad aderire alle nuove offerte di ENEL senza minimamente spiegare che non si tratta della stessa ENEL che attualmente ci fornisce l'energia elettrica ma di un altro gestore. Mi chiedo: è realmente legale tutto ciò? E se anche lo è siamo dentro i confini di una corretta e trasparente informazione? Mi aspetto che da un giorno all'altro la questioni trovi eco sui mass media e di avere qualche risposta. E dopo gli sconvolgenti tranelli di ENEL "Dr Jekill Distribution and Mr Hyde Energy" veniamo ai nuovi balzelli di Poste Italiane. Qualche giorno fa ho trovato nella cassetta della posta un avviso (primo tentativo di consegna) che mi pregava di recarmi dopodomani alle Poste a ritirare un pacco. Al giorno indicato vado a ritirarlo, pago il contrassegno, firmo e mentre sto aspettando il pacco, l'impiegato mi mostra un'ulteriore ricevuta e mi spiega che ci sono altri 50 centesimi da pagare per la custodia. "E che novità è questa?", domando. L'impiegato mi spiega che in realtà la tassa di custodia (così c'è scritto sulla ricevuta di consegna del pacco) è sempre esistite ma finora Poste Italiane non la reclamava, da qualche mese invece sì. In parole povere se dobbiamo ricevere un pacco possiamo risparmiare 50 centesimi soltanto se il postino ci trova a casa! Obietto che ho comprato un libro da un negozio on line che indicava chiaramente che le spese di spedizione erano 3,50 € non 3,50 € più 50 centesimi. Ma mi viene risposto che le spese di spedizione sono una cosa e la tassa di custodia un'altra. Dulcis in fundo l'impiegato aggiunge che se tutti gli utenti di Poste Italiane protestassero per questo nuovo balzello magari Poste Italiane ci ripenserebbe. E mi fa l'esempio di una tassa di 1,50 € introdotta tempo fa su qualche operazione di cassa (non ricordo più quale) che a furor di popolo Poste Italiane ha dovuto eliminare. Come dire: "Noi ci si prova, e se voi incassate i colpi bassi le Poste incassano di più!" Spero di vedere presto spuntare una petizione (è che non so come si faccia a crearne una) per abolire questo ennesimo balzello: la firmerei subito! E dopo questo post un po' alla Grillo, in attesa di tornare a parlare di poesia o di cose che nutrono l'anima e danno un po' di speranza per il futuro, vado a nanna e vi saluto.

domenica 4 novembre 2007

India: speranze e contraddizioni

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Il televisore è di certo l'elettrodomestico che utilizzo meno: anche facendo solo un paio di lavaggi a settimana la mia lavatrice sta accesa molto di più! Devo essere stanco e in aria di influenza per accendere la TV... un po' come mi sento oggi! Ma così mi sono imbattuto in Licia Colò che intervistava Federico Rampini, ospite de Alle falde del Kilimangiaro per presentare la sua ultima fatica, La speranza indiana (Mondadori, 15 €), proprio uno dei libri di cui ho riportato la recensione ieri. Nel ribadire che l'India è il paese delle contraddizioni (e delle speranze), Rampini ha fornito tutta una serie di dati ed esempi per suffragare ciò. Cito a memoria qualcuna di queste contraddizioni e speranze.
La stragrande maggioranza della popolazione vive con circa un dollaro al mese (ben al di sotto della soglia di povertà) ma allo stesso tempo il trend vede ogni anno l'1% di essa (circa 10 milioni di persone!) uscire dalla povertà. Le grandi multinazionali dell'informatica (Microsoft, IBM, Intel ecc.) stanno concentrando i loro investimenti a Bangalore (nella foto), la nuova Silicon Valley del pianeta. E l'India sta formando in questo campo di sviluppo ottimi tecnici, ricercatori e scienziati: basti pensare al caso di Ajay Puri, bambino prodigio genio dell'informatica.
L'India vanta un tasso di sviluppo economico secondo solo a quello della Cina. Contemporaneamente ha e avrà a lungo il tasso di sviluppo demografico più alto del mondo. Una combinazione di fattori di cui non è facile prevedere l'esito. I governi indiani stanno portando avanti, nel contesto di un regime democratico, una rivoluzione epocale: il ridimensionamento progressivo del sistema sociale basato sulle caste. Ad esempio da diversi anni vengono riservate alle caste inferiori cospicue quote di posti di lavoro pubblico, a dispetto chiaramente degli interessi delle caste superiori. E' un mutamento tutt'altro che indolore visto che confligge con la religione Indù (o per lo meno con le frange più tradizionaliste) e con gli interessi della caste privilegiate, che hanno detenuto per secoli il potere economico e politico. Al di là della contrapposizione col Pakistan e della presenza di minoranze religiose estremiste che fomentano azioni terroristiche, l'India è una nazione dove il 15% di popolazione di fede islamica è ben integrata con la società prevalentemente induista. Non dimentichiamo che nell'età d'oro dell'Impero Moghul (XVI-XVII secolo) l'India fu a tutti gli effetti indo-islamica e proprio il sincretismo tra le due religioni produsse una società ricca, raffinata e colta, ben oltre le nazioni europee di allora, basti pensare alla bellezza del TajMahal. Benché nel sistema sociale indiano degli ultimi secoli la donna sia stata evidentemente oppressa e privata dei diritti - pari all'uomo - di cui godeva in precedenza, i segni di emancipazione sono più che evidenti. Una delle personalità politiche più importanti dell'India, Sonia Maino Gandhi, è donna; e pure di nazionalità italiana e appartenente alla minoranza cattolica. Ultima cosa che mi ha colpito. Una ricerca ha rivelato che quello indiano è il popolo del mondo che oggi ha il maggior grado di fiducia per il proprio futuro... e qui penso si trovi il vero segreto dell'annunciato probabile "miracolo economico" indiano. Fa bene Rampini a ribaltare un giudizio che dette Pasolini sugli Indiani: oggi siamo noi occidentali i pessimisti e i rassegnati, non certo loro!

giovedì 1 novembre 2007

I mille volti dell'India tra miseria e speranza

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Ma che bella giornata di sole!!! Sono appena rientrato da una ritemprante passeggiata nel bosco (pure in dolce compagna): ci voleva proprio un'immersione tra i colori dell'autunno e il pulsare di farfalle, mosche, grilli, ali e cinguettii in quest'ultimo sprazzo di tepore prima che si riaffaccino le avvisaglie dell'inverno.
Visto che ultimamente parlo parecchio di India, prendo da www.repubblica.it di un paio di giorni fa le recensioni su quattro nuovi libri sull'India scritte da Dario Olivero.

POLITICA
Non ci sono soltanto reportage, cifre, dati e analisi economiche e sociali sul grande gigante indiano nel nuovo libro di Federico Rampini, La speranza indiana (Mondadori, 15 euro). Ovviamente ci sono e raccontano - dai nuovi tycoon alla mafia di Bollywood, dal sistema castale al fascino spirituale che l'India ha sempre esercitato - la dinamicità e il chiaroscuro di quella parte di Oriente meno sotto i riflettori della Cina. Ma ci sono anche categorie più generali che forse servono a capire meglio il nostro Occidente che sembra aver perso fiato e vigore critico verso il mondo. Facile era dire mezzo secolo fa che l'India era condannata a breve all'eutanasia economica, democratica e sociale. Così facile che ci cascarono tutti, dagli inglesi da poco sloggiati a Pasolini che Rampini cita all'inizio per poi ribaltarne la prospettiva. E trarre le seguenti conclusioni. Esiste un Paese che ha conosciuto uno sviluppo economico simile a quello indiano e che contemporaneamente si è mantenuto entro il recinto democratico? Né Europa né Stati Uniti ci sono riusciti durante la prima rivoluzione industriale per non parlare, sottolinea Rampini, dell'odierno neocapitalismo russo o cinese. Esiste un paese che si trova al centro di questioni universali prioritarie come il problema alimentare e che può mettere alla prova il sistema democratico e vedere se sia in grado di sconfiggere una fame endemica? Quale altro paese è un laboratorio così vasto per sperimentare le tensioni dei nazionalismi e dei fanatismi religiosi oppure scioglierli in un modello di tolleranza? Conflitti, tensioni, contraddizioni, preoccupazioni ecologiche e diseguaglianze: tutto vero. Ma anche dinamismo, ottimismo, consapevolezza. Tutte cose che l'Occidente ha smarrito, troppo chiuso nella paura di perdere tutto ciò che ha, intimorito da un avversario giovane (ma in realtà millenario) che rischia di cancellare la visione paternalistica di chi sta a Ovest di un Est ormai vastissimo. Forse noi siamo diventati i pessimisti, noi siamo rassegnati, noi siamo quelli che Pasolini riferendosi agli indiani chiamava i senza speranza.

FILOSOFIA
C'è la passione e c'è la rinuncia: il Kamasutra e l'arahat buddista del Piccolo veicolo. C'è il fondo oscuro e imperscrutabile dell'energia sessuale umana e c'è il distacco della ragione: il tantrismo e il samkhya. C'è il più antico Inno alla creazione del mondo contenuto nei Veda, un'esplosione di energia universale. E c'è chi, come Gautama Siddharta, ha dedicato vita e pensiero a liberarsi da questo mondo. C'è chi è pronto a dibattere fino alla fine dei tempi sull'esistenza dell'atman, la cosa più simile all'anima occidentale, e chi si dichiara ateo totale. Eppure tutti più o meno sono d'accordo sul ciclo delle nascite e sulle cause del nostro vagare da una vita all'altra fino alla fine del nostro tempo. Meraviglioso paese l'India per i filosofi. Terra di grandi speculazioni e di soluzioni molto pratiche, di sconfinate acrobazie verso l'infinito e di maniacali catalogazioni del finito, di psicologie nascoste nei miti, sistemi logici e meditazioni che si innestano gli uni sugli altri. Ma come si conciliano queste contraddizioni e soprattutto la più vistosa, quella tra passioni e ascesi? La grande tradizione italiana dello studio della filosofia indiana da Tucci a Vecchiotti a Gnoli a Filippani Ronconi, è fortunatamente ancora viva. Come dimostra questa raccolta di saggi dal titolo Passioni d'Oriente a cura di Giuliano Boccali e Raffaele Torella (Einaudi, 18,50 euro).

PSICOLOGIA
Sudhir Kakar, considerato uno dei padri della psicanalisi indiana, ha legato il suo nome anche al romanzo Mira e il Mahatma, la storia di Madeleine Slade, figlia di un ammiraglio britannico che divenne l'allieva prediletta di Gandhi. Ora ha scritto Indiani, ritratto di un popolo (tr. it M. T. Gabriele, Neri Pozza, 16 euro). E' una specie di analisi della psiche collettiva indiana attraverso le sue dinamiche sentimentali e sociali e trasversale alle caste e ai legami familiari. La storia filosofica e religiosa di matrice hindu viene calata nelle questioni fondamentali come matrimonio, sesso, vita, morte, cibo, abitudini quotidiane. Una delle conclusioni che si possono trarre è che se esiste questo grande serbatoio collettivo nonostante l'infinita varietà multiculturale, multietnica e multireligosa indiana, questo è in grado di decidere più del singolo sulle scelte di vita. Se esiste è con esso che occorre fare i conti quando si affronta il rapporto tra modello indiano e influenze occidentali o tra induismo moderato e flessibile o induismo nazionalista che quel serbatoio salvaguarda e difende da ogni cambiamento.

RITRATTI
Un viaggio fotografico in cento istantanee per vestire di immagini quello che a parole è sempre difficile. In particolare quando si cerca di rispondere alla domanda: come sta cambiando l'India? Come sta reagendo a quanto gli stessi indiani stanno facendo al loro paese? E allora ecco decine di foto (un esempio correda queste righe) che raccontano la sopravvivenza della vecchia India con la nuova, degli slum e di Bollywood, del traffico da grande metropoli e dei lenti riti del fiume sacro, dei cellulari e dei bus scassati, delle ragazze al pub e dei veli islamici. Si intitola L'India in 100 immagini di Francesca Marino (Laterza, 24 euro).

Quel che emaniamo ci torna indietro

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Una storiella piccola piccola per illustrare un grande principio della vita. Un ragazzino e suo padre passeggiavano tra le montagne... all'improvviso il ragazzino inciampò, cadde e, facendosi male, urlò: "Ahhh!!!" Con suo gran stupore il bimbo sentì una voce venire dalle montagne che ripeteva: "Ahhh!!!" Con curiosità, egli chiese: "Chi sei tu?" E ricevette la risposta: "Chi sei tu?" Dopo il ragazzino urlò: "Io ti sento! Chi sei?" E la voce rispose: "Io ti sento! Chi sei?" Infuriato da quella risposta egli urlò: "Codardo". E ricevette la risposta: "Codardo!" Allora il bimbo guardò suo padre e gli chiese: "Papà, che succede?" Il padre gli sorrise e rispose: "Figlio mio, ora stai attento. Gridò: "Tu sei un campione!" E la voce rispose: "Tu sei un campione!" Il figlio era sorpreso ma non capiva. Allora il padre gli spiegò: "La gente chiama questo fenomeno ECO ma in realtà è VITA. La Vita, come un'eco, ti restituisce quello che tu dici o fai. La vita non è altro che il riflesso delle nostre azioni. Se tu desideri più amore nel mondo, devi creare più amore nel tuo cuore; se vuoi che la gente ti rispetti, devi tu rispettare gli altri per primo. Questo principio va applicato in ogni cosa, in ogni aspetto della vita; la Vita ti restituisce ciò che tu hai dato ad essa. La nostra Vita non è un insieme di coincidenze: è lo specchio di noi stessi."
PARABOLA ZEN

Dalla leggenda di Jack O'Lantern al neopaganesimo

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Passata la notte di Halloween, un tuffo nel folklore irlandese per parlare della storia di Stingy Jack detto anche “Ne'er-do-well” (“non ne combino una giusta”), giocatore d'azzardo, burlone e ubriacone dalla cui leggenda nasce il simbolo di Halloween: la zucca intagliata con un volto grottesco illuminato dalla luce di una candela posta al suo interno.
Una sera di Halloween, dopo l'ennesima sbronza, a Jack apparve il Demonio intenzionato ad impossessarsi della sua anima da peccatore. Jack chiese al Diavolo che gli venisse concesso di bere un ultimo bicchierino. Ottenuto il permesso, si lamentò del fatto che non aveva nemmeno un soldo per pagare la consumazione, così pregò il Demonio di trasformarsi in una moneta da 6 pence. Avvenuta la mutazione, Jack afferrò la moneta e la mise nel suo portafoglio, avente la caratteristica di una croce ricamata sopra. Imprigionato irrimediabilmente, per riottenere la libertà, il Diavolo accettò il patto proposto da Jack, che consisteva nel posticipare di un anno la sua morte. La vigilia di Ognissanti seguente, il Diavolo si ripresentò per ottenere l'anima dell'uomo. Questa volta Jack gli propose una scommessa: non sarebbe più riuscito a scendere da un albero. Il Diavolo sorrise ed accettò, salendo su un albero lì vicino. Fu allora che Jack incise sulla corteccia una croce, che impediva al Diavolo di saltare giù. Con la vittoria in pugno, Jack propose al Diavolo un patto: egli avrebbe cancellato la croce, se lui si fosse impegnato a non tentarlo più. Dopo circa un anno, Jack morì. Al suo bussare alle porte del Paradiso venne risposto che non sarebbe potuto entrare perché aveva condotto una vita dissoluta piena di peccati. Giunto all'Inferno, anche il Diavolo gli negò il permesso di entrare, perché ancora offeso per come era stato raggirato dall'uomo. Tuttavia, il Diavolo donò a Jack un tizzone che gli illuminasse la strada nel limbo oscuro. Jack si ingegnò per far durare più a lungo quella luce e la ripose in una rapa svuotata, ricavandone così una lanterna. Da allora, nelle notti della vigilia di Ognissanti è possibile scorgere la fiammella di Jack, che vaga alla ricerca della sua strada. Da allora Jack fu soprannominato Jack O'Lantern (ma anche Hob O'Lantern, Fox Fire, Corpse Candle, Will O' The Wisp). In questa storia (che, attenzione, ha tante varianti) si parla di una rapa e non di una zucca, perché? Circa 700.000 Irlandesi migrarono negli USA a causa della Grande carestia di patate che colpì l'isola a metà del XIX secolo: nel nuovo continente non ebbero più a disposizione le rape e ricorsero alle grosse zucche gialle, facilmente reperibili nella nuova terra e ben più grandi. Nella rievocazione di Halloween re-importata in Europa dall'America l'aspetto horror prevale su quello spirituale. In realtà le radici di questa festività sono profonde e affondano nella tradizione rituale e nel calendario celtico: la notte di Samhain a cavallo tra il 31 ottobre e 1 novembre e quella di Beltaine a cavallo tra il 30 aprile e il 1 maggio, astronomicamente corrispondenti (all'incirca) ai punti intermedi tra gli equinozi e i solstizi, sono momenti in cui si aprono le porte tra il nostro mondo e quello degli spiriti. Si tratta di celebrazioni assai importanti per neo-pagani. Apro una parentesi sul mondo neo-pagano che per certi versi mi affascina e apprezzo, per altri trovo, nelle persone in cui ho avuto sorte d'imbattermi, francamente troppo apodittico, estremista e persino conservatore... ma preciso che si tratta di una presa di posizione che ha a che fare più con la mia sensibilità "a pelle" che con una conoscenza puntuale dell'argomento. Semplificando assai, i Neo-pagani si contrappongono con orgoglio da una parte al Cattolicesimo (e generalizzando al Cristianesimo in toto) reo di avere spezzato il legame antico dell'umanità con Dei, Spiriti e Forze della Terra e di avere radicato nelle coscienze il senso del peccato e della colpa. Allo stesso tempo si contrappongono alla New Age con la forza di chi difende e conserva una tradizione plurimillenaria rispetto a chi costruisce una sintesi a volte un po' semplicistica di tutte le Fedi e di tutte le visioni spirituali del pianeta. In realtà - per quel che ho osservato - lo stesso movimento neo-pagano mette insieme cosmogonie provenienti da epoche e culture diverse (pantheon greco e dività celtiche ad esempio) e contempla derive quali la moderna stregoneria della Wicca (che specialmente per un adolescente in formazione trovo pericolosa) su cui reindirizzerei le stessi critiche rivolte alla New Age. Questo per quel che riguarda le "ombre", per chi comunque volesse approfondire le "luci" del Neo-paganesimo lascio questi link: - http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Ruo_Samhain03.htm (da cui si può accedere anche alla home) - http://it.wikipedia.org/wiki/Portale:Neopaganesimo - http://www.neopaganesimo.it/

mercoledì 31 ottobre 2007

Le cose importanti, la sabbia... e il caffè!

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Ebbene sì, sono un collezionista di quella che una volta ho sentito definire con sufficienza "saggezza in cucchiai"... un po' sciropposa, mielosa o nutellosa che dir si voglia insomma! Un tipo di saggezza sbandierata da certa new age fino all'eccesso... eppure ammetto di apprezzarla, perché si tratta spesso di parabole moderne, efficaci, peer to peer, semplici... niente che richieda una profonda digestione cerebrale, solo pura e semplice osmosi di cuore!
C'è tanta gente che trova irritanti a priori le "catene" attraverso cui vengono veicolate queste piccole o grandi perle, allora mi diverto a liberarne il contenuto dalle "catene" del loro contenitori, come anche nel caso di questa storiella tratta da un file PowerPoint.


LA STORIELLA DEL BARATTOLO

Un professore, davanti alla sua classe di filosofia, senza dire parola, prende un barattolo grande e vuoto di maionese e procede a riempirlo con delle palle da golf.
Dopo chiede agli studenti se il barattolo è pieno. Gli studenti sono d'accordo e dicono di si.

Allora il professore prende una scatola piena di palline di vetro e la versa dentro il barattolo di maionese. Le palline di vetro riempiono gli spazi vuoti tra le palle da golf. Il professore chiede di nuovo agli studenti se il barattolo è pieno e loro rispondono di nuovo di si.

Il professore prende una scatola di sabbia e la versa dentro il barattolo. Ovviamente la sabbia riempie tutti gli spazi vuoti e il professore chiede ancora se il barattolo è pieno. Questa volta gli studenti rispondono con un sì unanime.

Il professore, velocemente, aggiunge due tazze di caffè al contenuto del barattolo ed effettivamente riempie tutti gli spazi vuoti tra la sabbia. Gli studenti si mettono a ridere in questa occasione.

Quando la risata finisce il professore dice:

"Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita… Le palle da golf sono le cose importanti come la famiglia, i figli, la salute, gli amici, l'amore; le cose che ci appassionano. Sono cose che, anche se perdessimo tutto e ci restassero solo quelle, le nostre vite sarebbero ancora piene.
Le palline di vetro sono le altre cose che ci importano, come il lavoro, la casa, la macchina, ecc.

La sabbia è tutto il resto: le piccole cose.
Se prima di tutto mettessimo nel barattolo la sabbia, non ci sarebbe posto per le palline di vetro ne' per le palle da golf. La stessa cosa succede con la vita. Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia nelle cose piccole, non avremo mai spazio per le cose realmente importanti.
Fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità: gioca con i tuoi figli, prenditi il tempo per andare dal medico, vai con il tuo partner a cena, pratica il tuo sport o hobby preferito. Ci sarà sempre tempo per pulire casa, per tagliare le erbacce, per riparare le piccole cose... Occupati prima delle palline da golf, delle cose che realmente ti importano. Stabilisci le tue priorità: il resto è solo sabbia…"


Uno degli studenti alza la mano e chiede cosa rappresenta il caffè. Il professore sorride e dice: "Sono contento che tu mi faccia questa domanda. E' solo per dimostrarvi che non importa quanto occupata possa sembrare la tua vita, c'è sempre posto per un paio di tazze di caffè con un amico!"

martedì 30 ottobre 2007

L'India non è un paese facile

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Appena ne avrò l'occasione e soprattutto i mezzi andrò certamente in India. Perché è il regno della contraddizione. D'accordo, l'intero pianeta Terra è una contraddizione, ogni società umana è un compromesso che lega insieme mille contraddizioni. Ma l'India, da quello che ho sempre letto e sentito, lo è all'ennesima potenza, in un modo che sconvolge tutti i cinque sensi, cuore e mente alle persone di matrice europea in particolare.

Se ricordo bene c'è stato un periodo, forse nel XVIII secolo, in cui in certe parti dell'India
le culture induista e islamica hanno convissuto pacificamente, nella ricchezza e raffinatezza, con reciproco rispetto: poi tutto è imploso al punto che oggi l'India è allo stesso tempo una delle potenze tecnologiche emergenti e una nazione con grandi fasce di popolazione che versano in povertà, è dilaniata dalle lotte religiose tra indù e mussulmani, è divisa tra i movimenti laici popolar-democratici e quelli braminici difensori della stratificazione sociale in caste, è un faro della spiritualità per tanti occidentali e allo stesso tempo teatro di sofferenze quotidiane per tantissimi suoi abitanti, patria di yogi che risvegliano la kundalini e di militari che ostentano la bomba atomica...

Eppure l'esperienza di tanti viaggiatori dell'India testimonia che proprio questo caos è un humus fertile a fare spuntare alla coscienza l'armonia e la coerenza segreta che soggiace dietro al velo di Maya. Insomma, come un cieco ha bisogno di "ostacoli" per potersi orientare, allo stesso modo in India di "ostacoli" ne troviamo talmente tanti da guidarci a vedere Dio!
P.S. Mentre cercavo una foto da associare a questo post, mi sono imbattuto nel blog (intitolato IndianMonsoon) di una delle tante persone che sta viaggiando in India... le parole che vi ho trovato - caustiche, vivide, vere come possono esserlo quelle di chi è dentro ciò di cui parla - esprimono perfettamente quanto ho tentato - inadeguatamente - di esprimere io stesso: immaginare l'impatto di stare in India è ben poca cosa rispetto al viverlo.
Ecco il link al post di IndianMonsoon (da cui ho mutuato anche il titolo del mio post):
http://www.freeblogging.it/indianmonsoon/generale/L-India-non-un-paese-facile.html

lunedì 29 ottobre 2007

Questo è buono!

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Riordinando la posta elettronica ho ritrovato una email ricevuta da un'amica di mailing list un paio di anni fa. Aveva appena partecipato a una presentazione di un libro di Alejandro Jodorowsky (nella foto), personaggio incredibile ed eclettico, creatore della psicomagia, esperto di tarocchi (li legge gratuitamente da anni, ma per aiutarci a conoscere noi stessi, non per predire il futuro), scrittore, regista cinematografico. Le era rimasta impressa una storiella inerente al bene e al male che Jodorowsky aveva raccontato a proposito degli ostacoli della vita. L'ho cercata invano su internet; la riporto perciò (con minimi adattamenti) nella versione che m'è arrivata dalla mia amica.
C'era un villaggio sulle Ande con a capo un vecchio saggio. Un giorno uno del paese andò dal saggio dicendogli: le galline del villaggio sono tutte morte! Il vecchio saggio stette in silenzio e rispose: "Questo è buono!" L'uomo andò via sconsolato chiedendosi cosa ci fosse di buono nella morte delle galline. Il giorno dopo lo stesso uomo corse di nuovo dal vecchio saggio urlandogli e ansimando che tutti i cani del paese erano morti! Il vecchio saggio, pensò un attimo e rispose: "Questo è buono!" Il contadino non osò contraddire il saggio, ma era seriamente preoccupato della salute mentale del vecchio... "Cosa c'è di buono," si disse, "nella morte di tutti i cani? I bambini piangono! Gli adulti hanno perso i loro fedeli amici!" Il giorno dopo, questa volta veramente fuori di se, il contadino tornò dal vecchio saggio e con impeto gli urlò: "Vecchio non si riesce ad accendere il fuoco nelle case del villaggio, non c'è modo né di scaldarsi, né di nutrire i nostri figli!" Il saggio lo guardò attentamente e rispose: "Questo è buono!" Stavolta l'uomo sbraitò contro in vecchio urlandogli contro di tutto e di più e tornò al paese convinto che tutti dovevano far allontanare il vecchio saggio perché era impazzito. Il giorno dopo giunsero da lontano dei banditi che volevano depredare, derubare tutti gli abitanti del paese, ma guardandosi intorno notarono, le galline morte, i cani morti, i comignoli delle case che non fumavano... si guardarono perplessi e il capo banda disse: "Questo paese è disabitato! Andiamocene via!" L'universo ha un disegno perfetto: tutto quello che accade è perfetto sia nel bene che nel male! A buon intenditor...
Se questo post ti è piaciuto leggi anche La psicomagia di Jodorowsky.

domenica 28 ottobre 2007

Le quattro lezioni

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Ancora una delle tante "catene" che circolano sotto forma di e-mail o powerpoint allegati. Qualcuno le potrà trovare melense e buoniste, io le apprezzo per quel che sono: piccole parabole di buon senso che scaldano un po' il cuore.



Prenditi un po’ di tempo, stai tranquillo/a e leggi attentamente queste bellissime parole e poi rifletti su ciò che hai appena letto, sicuro che avrai modo di capire molte cose...

PRIMA LEZIONE


...dopo qualche mese alla facoltà di medicina, il professore ci diede un questionario. Essendo un buon alunno risposi prontamente a tutte le domande fino a quando arrivai all'ultima che era: "Qual è il nome di battesimo della donna delle pulizie della scuola?" Consegnai il mio test lasciando questa risposta in bianco e, poco prima che finisse la lezione, un alunno domandò se l'ultima domanda del test avrebbe contato ai fini del voto. "E' chiaro!", rispose il professore. "Nella vostra carriera voi incontrerete molte persone. Hanno tutte il loro grado d'importanza. Esse meritano la vostra attenzione, anche con un semplice sorriso o un semplice ciao". Non dimenticai mai questa lezione ed imparai che il nome di battesimo della nostra donna delle pulizie era Marianna.

SECONDA LEZIONE


In una notte di pioggia c'era una signora di colore, al lato della strada, il temporale era tremendo. La sua auto era in panne ed aveva disperatamente bisogno di aiuto. Completamente inzuppata cominciò a fare segnali alle auto che passavano.
Un giovane bianco, come se non conoscesse i conflitti razziali che laceravano gli Stati Uniti negli anni '60, si fermò per aiutarla. Il ragazzo la portò in un luogo protetto, le procurò un meccanico e chiamò un taxi per lei. La donna sembrava avere davvero molta fretta, ma riuscì ad annotarsi l'indirizzo del suo soccorritore e a ringraziarlo.
Passati sette giorni, bussarono alla porta del ragazzo. Con sua grande sorpresa era un corriere che gli consegnò un enorme pacco contenente una grande TV a colori, accompagnata da un biglietto che diceva: "Molte grazie per avermi aiutata in quella strada quella notte. La pioggia aveva inzuppato i miei vestiti come il mio spirito e in quel momento è apparso Lei. Grazie a Lei sono riuscita ad arrivare al capezzale di mio marito moribondo poco prima che se ne andasse. Dio la benedica per avermi aiutato. Sinceramente, Mrs. King Cole"

TERZA LEZIONE

Qualche tempo fa quando un gelato costava molto meno di oggi, un bambino di dieci anni entrò in un bar e si sedette al tavolino. Una cameriera gli portò un bicchiere d’acqua.
"Quanto costa un Sundae?" chiese il bambino.
"Cinquanta centesimi" rispose la cameriera.
Il bambino prese delle monete dalla tasca e cominciò a contarle.
"Bene, quanto costa un gelato semplice?".
In quel momento c'erano altre persone che aspettavano e la ragazza cominciava un po' a perdere la pazienza.
"35 centesimi!" gli rispose la ragazza in maniera brusca.
Il bambino contò le monete ancora una volta e disse: "Allora mi porti un gelato semplice!".
La cameriera gli portò il gelato e il conto. Il bambino finì il suo gelato, pagò il conto alla cassa e uscì.
Quando la cameriera tornò al tavolo per pulirlo cominciò a piangere perché lì, ad un angolo del piatto, c'erano 15 centesimi di mancia per lei. Il bambino aveva chiesto il gelato semplice e non il Sundae per riservare la mancia alla cameriera
.

QUARTA LEZIONE

In tempi antichi un re fece collocare una pietra enorme in mezzo ad una strada. Quindi, nascondendosi, rimase ad osservare per vedere se qualcuno si prendeva la briga di togliere la grande roccia in mezzo alla strada.
Alcuni mercanti ed altri sudditi molto ricchi passarono da lì e si limitarono a girare attorno alla pietra. Alcuni persino protestarono contro il re dicendo che non manteneva le strade pulite, ma nessuno di loro provò a muovere la pietra da lì.
Ad un certo punto passò un campagnolo con un grande carico di verdure sulle spalle; avvicinandosi all’immensa roccia poggiò il carico al lato della strada tentando di rimuovere la roccia. Dopo molta fatica e sudore riuscì finalmente a muovere la pietra spostandola al bordo della strada.
Tornò indietro a prendere il suo carico e notò che c'era una piccola borsa nel luogo in cui prima stava la pietra. La borsa conteneva molte monete d'oro e una lettera scritta dal re che diceva che quell'oro era per la persona che avesse rimosso la pietra dalla strada.

Il campagnolo imparò quello che molti di noi neanche comprendono: "Tutti gli ostacoli sono un'opportunità per migliorare la nostra condizione".

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