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venerdì 30 aprile 2010

Una prova scientifica di "telepatia" in natura?

Ho ricevuto via mail un articolo che riporto qui integralmente. Scienziati danesi avrebbero scoperto le prove di una trasmissione di informazioni a distanza tra batteri senza contatto fisico, attraverso segnali elettrici. Se possono farlo i batteri perché non dovrebbero anche le forme di vita più evolute, esseri umani compresi?
Scoperta una sorprendente rete elettrica naturale simile a quella di "Avatar" 
Ricordate come, nel film "Avatar", tutti gli alberi dei boschi del pianeta Pandora comunicavano tra di loro attraverso una rete energetica globale formata dalle loro stesse radici? Ebbene, risulta che qui sulla Terra batteri molto semplici, molto meno complessi di un albero, sono ugualmente in grado di comunicare tra loro (senza fili) per mezzo di una serie di impulsi elettrochimici che, di fatto, formano una densa rete elettrica nei fondali marini in cui vivono. La sorprendente scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica Nature, è stata realizzata da un gruppo di ricercatori dell'università danese di Aarhus. Gli scienziati sono giunti a questa straordinaria conclusione in seguito allo studio di una serie di strati di fango prelevati dal fondo marino della baia della propria città. "Abbiamo appena aperto una porta, ma credo che questa scoperta cambierà il nostro modo di pensare circa la geochimica marina e la ecologia microbica", ha affermato uno degli autori della ricerca, Nils Risgaard Petersen. L'equipe di ricercatori, coordinata dal microbiologo Lars Peter Nielsen, si è imbattuta nella scoperta per puro caso. L'intento originale non era misurare la conduttività dei fondali della baia di Aarhus, bensì studiare una particolare specie di batteri locali, che hanno la peculiarità di ridurre i livelli di solfati nell' ambiente. Per misurare con esattezza la loro attività chimica, gli scienziati hanno prelevato campioni di acqua marina e sedimenti da diversi livelli del fondale. Al termine dell' esperimento, i campioni erano stati relegati in un angolo del laboratorio. Tuttavia, dopo alcune settimane, Nielsen si rese conto che nelle provette si verificava un fenomeno strano: al variare dei livelli di ossigeno nell' acqua di superficie, si producevano quasi immediatamente tutta una serie di fluttuazioni chimiche nei vari strati inferiori di fango. La reazione si produceva ad una distanza talmente grande (in relazione alle dimensioni di un batterio) e ad una velocità tale che era impossibile da spiegare con le nostre conoscenze sui sistemi tradizionali di trasporto chimico o diffusione molecolare. Inizialmente i ricercatori sono rimasti esterrefatti, e non riuscivano a comprendere ciò di cui erano testimoni - si trattava di qualcosa di materialmente impossibile: come era possibile che i batteri degli strati superiori di sedimento potessero essere "allacciati" in modi sconosciuti con quelli degli strati inferiori, molto più in profondità? Ma le prove erano schiaccianti, e appariva chiaro che qualunque variazione si presentasse nei batteri di superficie, si riproduceva quasi istantaneamente ai batteri che si trovavano in strati situati molto più in profondità. Il fenomeno appariva inesplicabile fino a quando non fu formulata l'azzardata ipotesi che potesse esistere una qualche forma di connessione elettrica tra i batteri. Questo avrebbe potuto spiegare la velocità delle reazioni, a prescindere dalla distanza. Ciononostante, accettare questa ipotesi era qualcosa che andava letteralmente contro tutto ciò che sappiamo oggi in materia. "Era impossibile risolvere questo paradosso fin quando formulammo l'idea ardita che il fondale marino potesse essere un sistema diffuso di onde elettriche senza fili generate in modo naturale", ha affermato Nielsen. 
Il segreto di "Avatar"
Come succede spesso nelle grandi scoperte scientifiche, la spiegazione più incredibile potrebbe rivelarsi quella esatta. Una volta confermata l'esistenza di questo sorprendente circuito elettrico, i ricercatori hanno condotto ulteriori esperimenti per confermare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che il responso dei batteri in profondità alle variazioni di ossigeno in superficie era effettivamente causato dal rapido trasporto di elettroni mediante onde senza fili che collegano i batteri tra loro. Nel corso delle loro ricerche, gli scienziati hanno provato che la connessione elettrica di un batterio con gli altri è possibile fino a una distanza di due centimetri, vale a dire 20.000 volte la dimensione di un singolo batterio. Alla domanda se avesse visto il film di J. Cameron, "Avatar", in cui i boschi della luna Pandora sono collegati elettricamente e formano una specie di "computer biologico", Nielsen ha confessato che uno dei suoi colleghi gli aveva detto la stessa cosa, e nel vedere i risultati dello studio gli aveva inviato un messaggio in cui gli diceva "hai scoperto il segreto di Avatar!" "Le similitudini - ha affermato lo scienziato - sono realmente sorprendenti".

I conti del disastro (I)

Ho scritto ieri della catastrofe ambientale in atto nel Golfo del Messico, che già oggi ha raggiunto le coste della Luosiana. I media cominciano a inquadrare l'entità del disastro.
Quando studiavo ingegneria all'Università di Perugia - eh sì, 5 lustri fa facevo pure questo - il nostro docente di Fisica, l'esimio Prof. Franco A. Levi, ci esortava a stimare sempre l'ordine di grandezza di ciò che osservavamo, per esempio valutando a occhio il peso di un palazzo: se ben ricordo, chiamava tale operazione stima approssimata quantitativa. Questa ginnastica mentale ci aiutava anche nel processo inverso: ricostruire da un report numerico l'idea concreta del fenomeno/oggetto misurato. A seguito dell'inabissamento della piattaforma della British Petroleum (BP) nel Golfo del Messico, dal 22 aprile fuoriescono dal fondale marino sottostante 5.000 barili di petrolio al giorno. È chiaro a tutti cosa significhi questa cifra? 1 barile (unità di misura standard del greggio) corrisponde a circa 159 litri. 5.000 barili al giorno corrispondono a 795.000 litri al giorno (5.000 x 159). 795.000 litri al giorno (diviso 24) corrispondono a 33.125 litri all'ora. 33.125 litri all'ora (diviso 60) corrispondono a 552 litri al minuto. 552 litri al minuto (diviso 60) corrispondono a 9,2 litri al secondo. 1 litro corrisponde a 0,001 metri cubi, quindi 9,2 litri al secondo corrispondono a 0,0092 metri cubi al secondo (9,2 x 0,001), ovvero a un getto di 0,0092 metri quadri di sezione e della lunghezza di 1 metro. La superficie di un disco di 0,0092 metri quadri ha un diametro (d) in metri pari a due volte la radice quadrata di 0,0092/π. Perciò d = 0,054 m = 10,8 cm. Abbiamo quindi a che fare con un cilindro lungo 1 metro e di quasi 11 centimetri di diametro. Questo è il volume occupato dai 9,2 litri di petrolio che ogni secondo si aggiungono alle acque del Golfo del Messico. Il portavoce della BP ha dichiarato che ci vorranno almeno 3 mesi per bloccare la perdita nel Golfo del Messico (ha paragonato l'operazione a rimettere un tappo di sughero a una bottiglia di champagne appena aperta!). Auguriamoci che sia stato pessimista nella stima dei tempi, perché in 90 giorni, restando costante la perdita, si disperderebbero in mare 71.550.000 litri di idrocarburo (795.000 x 90), quasi il doppio del carico disperso in mare dalla Exxon Valdez nel 1989 di fronte alle coste dell'Alaska. Ma lì si trattava di zone quasi completamente disabitate, qui l'impatto può essere ancora più devastante. Vedo una sola morale in tutto ciò. Non è solo il nucleare che va contestato, ma tutto il modello economico basato sul petrolio. È ora di andare oltre. P.S. L'incidente della Exxon Valdez detiene il primato del maggior risarcimento per un disastro industriale. La Exxon Mobil, compagna proprietaria della petroliera, dovette assumersi l'onere della bonifica delle coste dell'Alaska,per un totale di circa 2 miliardi di dollari (coperti in gran parte delle assicurazioni); fu inoltre condannata in sede civile e penale a pagare 1 miliardo di dollari. Se tanto ci dà tanto, questo primato sarà infranto.

P.S. del 07.05.10 - "L’istituto svizzero di riassicurazione, Swiss Re, ha annunciato che i danni causati dalla marea nera nel Golfo del Messico potrebbero raggiungere il costo di 3,5 miliardi di dollari (2,7 miliardi di euro). Swiss Re "si attende che le perdite totali garantite da questo evento si attestino tra 1,5 miliardi e 3,5 miliardi di dollari”, ha indicato l’istituto in un comunicato. Il gruppo svizzero ha tuttavia informato che queste cifre potrebbero cambiare a seguito della difficoltà di predire l’evoluzione di questa catastrofe naturale. (fonte quotidiano.net)

giovedì 29 aprile 2010

Quante volte?


Quante volte bisogna sbattere la testa contro un muro prima di capire che ci si sta facendo male?
I disastri ambientali provocati dalle petroliere, ad esempio quelli che hanno coinvolto la Amoco Cadiz (1978), la Exxon Valdez (1989), la Haven (1991), non hanno minimamente spinto le grandi compagne petrolifere a mettere in discussione l'eticità dei loro profitti.
La notizia di questa settimana è l'esplosione e l'inabissamento il 22 aprile scorso della piattaforma di trivellazione off-shore Deepwater Horizon della British Petroleum (BP). Il petrolio sgorga dal tubo di trivellazione a circa 1550 metri di profondità e pare ci vorranno mesi per riuscire a bloccarne la fuoriuscita. La crescente marea nera, già oggi grande due volte la superficie del Belgio, incombe sulle sfortunatissime coste della Lousiana (le stesse flagellate nel 2005 dall'uragano Katrina che annichilì New Orleans) e, salvo miracoli, contaminerà per anni e anni l'intero Golfo del Messico. Chissà, forse la catastrofe ecologica e il conto che la BP dovrà pagare si annunciano talmente colossali, da far comprendere a chiunque estragga petrolio che molto presto il gioco non varrà più la candela. Lieviteranno i costi per assicurare le attività estrattive off shore degli idrocarburi. Le nazioni chiederanno maggiori garanzie di sicurezza per i loro territori. Tutto ciò sarà riversato sui prezzi del greggio, destinati a salire ancora, con effetti imprevedibili nell'attuale congiuntura economica negativa. Da questa ennesima tragedia ambientale, spero almeno che finalmente nasca tra i petrolieri, e soprattutto tra i governi, la volontà di riconvertirsi e puntare tutto, da subito, su idrogeno e altre fonti sostenibili.
Mutatis mutandis, gli incidenti di Three Mile Island (1979) e soprattutto quello epocale di Chernobyl (1986) non sono bastati a togliere alle lobby industriali dell'atomo facile, né ai politici che ne perseguono e proteggono gli interessi, il pallino di puntare sul nucleare "pulito" per far cassa. È l'umanità a essere stupida? Concediamole il dubbio, di certo acconsente fin troppo facilmente a farsi guidare da persone meschine e senza scrupoli.
Ora mi domando, cosa deve ancora succedere per convincere tutti che, al pari del modello di consumo basato sugli idrocarburi, anche il nucleare non s'ha più da fare?
Eppure, con le tecnologie esistenti, la produzione dell'energia può già essere trasferita in gran parte su fonti energetiche pulite e rinnovabili (solare, eolico, sfruttamento delle correnti marine, fusione fredda ecc.) o vettori energetici ugualmente non inquinanti come l'idrogeno. Va delocalizzata e parcellizzata, a livello di singole unità abitative, incentivando le famiglie a staccarsi dalle reti "pubbliche" dei gestori privati e a rendersi energeticamente autosufficienti, a fronte di un investimento iniziale ormai abbordabile. È scienza non fantascienza, tuttavia si fa ancora molto meno di quanto potrebbe e dovrebbe essere fatto.
Quante volte bisogna sbattere la testa contro un muro prima di capire che ci si sta facendo male?

P.S. Leggete anche "I conti del disastro (I)" e "I conti del disastro (II)" per comprendere la portata di quello che sta succedendo nel Golfo del Messico.

martedì 27 aprile 2010

Non faccio quel che voglio, ma quel che odio


Riporto un breve passo della Lettera ai Romani di San Paolo (7,14-25): molto da meditare!



L'uomo 
dominato 
dal peccato

14Noi certo sappiamo che la Legge è spirituale. Ma io sono un essere debole, schiavo del peccato. 15Difatti non riesco nemmeno a capire quel che faccio: non faccio quel che voglio, ma quel che odio. 16Però se faccio quel che non voglio, riconosco che la Legge è buona. 17Allora non sono più io che agisco, è invece il peccato che abita in me. 18So infatti che in me, in quanto uomo peccatore, non abita il bene. In me c'è il desiderio del bene, ma non c'è la capacità di compierlo. 19Infatti io non compio il bene che voglio, ma faccio il male che non voglio. 20Ora, se faccio quel che non voglio, non sono più io ad agire, ma il peccato che è in me.
21Io scopro allora questa contraddizione: ogni volta che voglio fare il bene, trovo in me soltanto la capacità di fare il male. 22Nel mio intimo io sono d'accordo con la legge di Dio, 23ma vedo in me un'altra Legge: quella che contrasta fortemente la Legge che la mia mente approva, e che mi rende schiavo della legge del peccato che abita in me. 24-25Eccomi dunque, con la mente, pronto a servire la legge di Dio, mentre, di fatto, servo la legge del peccato. Me infelice! La mia condizione di uomo peccatore mi trascina verso la morte: chi mi libererà? Rendo grazie a Dio che mi libera per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.

lunedì 26 aprile 2010

Non ora, non qui

Molto del destino di ciascuno dipende da una domanda, una richiesta che un giorno qualcuno, una persona cara o uno sconosciuto, rivolge: d'improvviso uno riconosce di aspettare da tempo quella interrogazione, forse anche banale ma che in lui risuona come un annuncio, e sa che proverà a rispondere ad essa con tutta la vita.

Il Re del Mondo

Credo che questo vecchio brano di Battiato che alterna tonalità maggiore e minore, qui splendidamente riscritto per orchestra sinfonica, sia una giusta didascalia per il mio stato d'animo... ma il Re del Mondo ci tiene prigioniero il cuore...

domenica 25 aprile 2010

Felicità...

C'è un'ape che se posa 
su un bottone di rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.

sabato 24 aprile 2010

Buon 25 Aprile!

E anche quest'anno, ahimè, non mancherà qualche nota un po' stonata. Come nel Trevigiano, a Mogliano, dove il sindaco leghista Giovanni Azzolini ha caldamente suggerito alla banda di suonare la Canzone del Piave al posto di Bella ciao, forse confondendo la I Guerra Mondiale con la II! O come a Salerno, dove il presidente della Provincia Edmondo Cirielli (PdL) ha espunto dal manifesto celebrativo i riferimenti alla Resistenza e alla lotta di liberazione dal nazifascismo. Di fronte a questi tentativi di revisionismo storico, chiamiamolo così, iscriviamoci all'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia. Basta condividerne il patrimonio ideale, i valori e le finalità, e voler contribuire, in qualità di antifascista, concretamente, alla realizzazione e alla continuità nel tempo degli scopi associativi dell'ANPI, "con il fine di conservare, tutelare e diffondere la conoscenza delle vicende e dei valori che la Resistenza, con la lotta e con l'impegno civile e democratico, ha consegnato alle nuove generazioni, come elemento fondante della Repubblica, della Costituzione e della Unione Europea e come patrimonio essenziale della memoria del Paese." Io m'iscrivo (qui le informazioni complete su come fare)!

giovedì 22 aprile 2010

23 aprile 2010... occhio!

Il tema di questo anno è il libro come avvicinamento e dialogo tra culture, ed è quasi lapalissiano che i buoni testi servono anche a questo.

Per festeggiare la giornata e incentivare a far scorta di letture già in prospettiva estate, una delle mie librerie on line preferite, Il Giardino dei Libri, applica a tutti i libri acquistati il 23 aprile il 15% di sconto! (ATTENZIONE: sconto prorogato fino alle ore 12:00 del 27 aprile, inserendo negli ordini il codice SC24APR)


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 :-) Buoni acquisti e buona lettura!

P.S. Oggi 22 aprile era la Giornata mondiale della terra, che da parte mia festeggio ogni giorno con una raccolta differenziata ai limiti del maniacale. Domani 23 aprile quella del libro... dopodomani che è???

mercoledì 21 aprile 2010

Pieghe

Anime aperte
ci apriamo ancora.
E ancora.
Mai paghe di cercarsi.
In piena luce.
Nella penombra.
Più giù. Nei nostri corpi
densi di pieghe.
Accartocciati.
Da spianare all'infinito. Sì
come srotolarsi di orchidea
dai sepali al labello,
muovesi un mare
tra riflessi d'incarnato.
Liquido bagliore
raggrumato di nuovo in pelle.
Che ora combatte
per vibrare vita dentro vita.
Quaggiù.

Ho accostato a queste parole "Pieghe", dipinto di Gottardo Ciapanna trovato per caso nel web!

Piccolo manuale per anime poetiche

Per scrivere poesie 
non pensare parole 
annota
il battito dei pensieri 
come non fossero tuoi, 
ma pioggia,
sopra una terra straniera e arsa. 
Poi quando i semi spuntano, al sole, 
raccogli pure fogli 
e petali di fiore
però attenta,
non scordare le radici: 
è la notte a far nascere le stelle. 
E sorpresa 
di tutto ciò che senti, infine 
il frutto di tanta fatica 
fallo parola e aspetta 
l'anima che ti legga.

lunedì 19 aprile 2010

Contro il partito della doppietta facile

Ringrazio di cuore i 28 deputati del PdL che non voteranno a favore dell'estensione della stagione di caccia oltre il 31 gennaio, appoggiando la lotta della ventina di associazioni che stanno facendo sit-in sotto Montecitorio: ALTURA, Amici della Terra, Ambientalisti italiani, Associazione vittime della caccia, CTS ambiente, ENPA, Fare verde, Greenpeace, Italia nostra, LAC, LAV, Legambiente, LIDA, LIPU, Memento naturae, Mountain wilderness, No alla caccia, OIPA, VAS, WWF).

Ecco il testo integrale della lettera che i 28 deputati della maggioranza hanno inviato oggi al capo del governo:

Caro Presidente, in riferimento alla Legge Comunitaria 2009 sulla caccia abbiamo appreso, con sorpresa, dello stravolgimento subito dalla stessa al Senato sulla delicatissima questione della elaborazione del calendario venatorio. La Commissione Agricoltura della Camera ha confermato tale impostazione, che prevede delega piena alle regioni, indicando nel prolungamento dei termini della stagione venatoria la sola possibilità di modifica, con l’ alibi di ottemperare a prescrizioni comunitarie che, al contrario, ci richiamano a una più rigorosa valutazione del calendario, per garantire la salvaguardia delle biodiversità delle specie animali. Avendo seguito la vicenda alla Camera con attenzione ed equilibrio, e con il pieno sostegno di tutte le associazioni animaliste e ambientaliste italiane, oltreché della stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, sentiamo il dovere, per correttezza, di comunicarLe che non intendiamo legittimare con il nostro voto il cedimento politico di alcuni a una piccola lobby di settore e a meno di 750 mila cacciatori. Né, tanto meno, alla loro volontà di sparare indiscriminatamente tutto l’anno e contro qualsiasi specie animale. Sia chiaro che la nostra iniziativa è dettata solo ed esclusivamente da un problema di coscienza e non ha nulla a che vedere con la situazione politica interna al nostro partito.
Con la stima di sempre, On. Fiorella Ceccacci Rubino On. Gabriella Giammanco On. Barbara Mannucci On. Giuliano Cazzola On. Benedetto Della Vedova On. Fabio Granata On. Paola Frassinetti On. Manuela Repetti On. Enrico La Loggia On. Michaela Biancofiore On. Margherita Boniver On. Flavia Perina On. Gennaro Malgieri On. Fiamma Nirenstein On. Pietro Lunardi On. Francesco Paolo Sisto On. Lucio Stanca On. Salvatore Torrisi On. Annagrazia Calabria On. Maurizio Iappicca On. Gianni Mancuso On. Roberto Tortoli On. Elvira Savino On. Gabriella Carlucci On. Elena Centemero On. Santo Versace On. Basilio Catanoso On Paola Pelino
Speriamo che questa presa di posizione serva a far desistere il resto della maggioranza dall'approvare una norma completamente all'opposto delle richieste comunitarie di maggiore protezione per gli uccelli migratori!

sabato 17 aprile 2010

Quousque tandem abutere, Silvi, patientia nostra?

Riporto il comunicato diramato oggi da Libertà e Giustizia circa l'apologia dell'omertà improvvisata ieri in conferenza stampa dal nostro inenarrabile presidente del consiglio dei ministri, carica istituzionale che non merita più lettere maiuscole, ma solo lettere di sdegno.

L'ufficio di presidenza di Libertà e Giustizia, a nome dell'associazione tutta:

1) esprime a Roberto Saviano la profonda riconoscenza per il lavoro civile che continua a compiere, sfidando le minacce della criminalità organizzata e dei complici in “colletto bianco” che da sempre la sostengono con parole, silenzi, comportamenti, ispirando e gestendo la sciagurata politica di distruzione di anime, vite, risorse del territorio e dell'ambiente.

2) Libertà e Giustizia esprime orrore per le dichiarazioni di Silvio Berlusconi su Gomorra, chiede al presidente del Consiglio se quando parla è cosciente del carattere di incitamento che possono avere le sue parole.

3) ritiene che le forze politiche che in Parlamento non condividono le dichiarazioni di Berlusconi, pretendano che si presenti alle Camere per spiegare la sua esternazione e per dare il sostegno esplicito del governo a un italiano che tiene alti i valori di quell'Italia civile e coraggiosa che si batte per il riscatto delle terre abbandonate al predominio delle mafie più spietate e sanguinose.

(17/04/2010)
VEDI ANCHE:

Con Saviano contro tutte le mafie

"Un paese in cui si attaccano gli scrittori e la letteratura è considerata qualcosa di sovversivo è profondamente malsano". (Nathan Englander)

"Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene" (Paolo Borsellino)

Riporto integralmente la risposta di Saviano alle accuse rivoltegli ieri dal Presidente del Consiglio dei Ministri, accuse totalmente prive di fondamento, ma soprattutto colpevolmente irresponsabili in quanto pronunciate da un capo di Stato.

Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di "supporto promozionale alle cosche". Non sono accuse nuove. Mi vengono rivolte da anni: si fermi un momento a pensare a cosa le sue parole significano. A quanti cronisti, operatori sociali, a quanti avvocati, giudici, magistrati, a quanti narratori, registi, ma anche a quanti cittadini che da anni, in certe parti d'Italia, trovano la forza di raccontare, di esporsi, di opporsi, pensi a quanti hanno rischiato e stanno tutt'ora rischiando, eppure vengono accusati di essere fiancheggiatori delle organizzazioni criminali per il solo volerne parlare. Perché per lei è meglio non dire. è meglio la narrativa del silenzio. Del visto e taciuto. Del lasciar fare alle polizie ai tribunali come se le mafie fossero cosa loro. Affari loro. E le mafie vogliono esattamente che i loro affari siano cosa loro, Cosa nostra appunto è un'espressione ancor prima di divenire il nome di un'organizzazione. Io credo che solo e unicamente la verità serva a dare dignità a un Paese. Il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine o da chi commette il crimine? Il ruolo della 'ndrangheta, della camorra, di Cosa nostra è determinato dal suo volume d'affari - cento miliardi di euro all'anno di profitto - un volume d'affari che supera di gran lunga le più granitiche aziende italiane. Questo può non esser detto? Lei stesso ha presentato un dato che parla del sequestro alle mafie per un valore pari a dieci miliardi di euro. Questo significa che sono gli scrittori ad inventare? Ad esagerare? A commettere crimine con la loro parola? Perché? Michele Greco il boss di Cosa Nostra morto in carcere al processo contro di lui si difese dicendo che "era tutta colpa de Il Padrino" se in Sicilia venivano istruiti processi contro la mafia. Nicola Schiavone, il padre dei boss Francesco Schiavone e Walter Schiavone, dinanzi alle telecamere ha ribadito che la camorra era nella testa di chi scriveva di camorra, che il fenomeno era solo legato al crimine di strada e che io stesso ero il vero camorrista che scriveva di queste storie quando raccontava che la camorra era impresa, cemento, rifiuti, politica. Per i clan che in questi anni si sono visti raccontare, la parola ha rappresentato sempre un affronto perché rendeva di tutti informazioni e comportamenti che volevano restassero di pochi. Perché quando la parola rende cittadinanza universale a quelli che prima erano considerati argomenti particolari, lontani, per pochi, è in quell'istante che sta chiamando un intervento di tutti, un impegno di molti, una decisione che non riguarda più solo addetti ai lavori e cronisti di nera. Le ricordo le parole di Paolo Borsellino in ricordo di Giovanni Falcone pronunciate poco prima che lui stesso fosse ammazzato. "La lotta alla mafia è il primo problema da risolvere... non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le giovani generazioni le spinga a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale della indifferenza della contiguità e quindi della complicità. Ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo mi disse: la gente fa il tifo per noi. E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l'appoggio morale dà al lavoro dei giudici, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze". Il silenzio è ciò che vogliono. Vogliono che tutto si riduca a un problema tra guardie e ladri. Ma non è così. E' mostrando, facendo vedere, che si ha la possibilità di avere un contrasto. Lo stesso Piano Caserta che il suo governo ha attuato è partito perché è stata accesa la luce sull'organizzazione dei casalesi prima nota solo agli addetti ai lavori e a chi subiva i suoi ricatti. Eppure la sua non è un'accusa nuova. Anche molte personalità del centrosinistra campano, quando uscì il libro, dissero che avevo diffamato il rinascimento napoletano, che mi ero fatto pubblicità, che la mia era semplicemente un'insana voglia di apparire. Quando c'è un incendio si lascia fuggire chi ha appiccato le fiamme e si dà la colpa a chi ha dato l'allarme? Guardando a chi ha pagato con la vita la lotta per la verità, trovo assurdo e sconfortante pensare che il silenzio sia l'unica strada raccomandabile. Eppure, Presidente, avrebbe potuto dire molte cose per dimostrare l'impegno antimafia degli italiani. Avrebbe potuto raccontare che l'Italia è il paese con la migliore legislazione antimafia del mondo. Avrebbe potuto ricordare di come noi italiani offriamo il know-how dell'antimafia a mezzo mondo. Le organizzazioni criminali in questa fase di crisi generalizzata si stanno infiltrando nei sistemi finanziari ed economici dell'occidente e oggi gli esperti italiani vengono chiamati a dare informazioni per aiutare i governi a combattere le organizzazioni criminali di ogni genealogia. E' drammatico - e ne siamo consapevoli in molti - essere etichettati mafiosi ogni volta che un italiano supera i confini della sua terra. Certo che lo è. Ma non è con il silenzio che mostriamo di essere diversi e migliori. Diffondendo il valore della responsabilità, del coraggio del dire, del valore della denuncia, della forza dell'accusa, possiamo cambiare le cose. Accusare chi racconta il potere della criminalità organizzata di fare cattiva pubblicità al paese non è un modo per migliorare l'immagine italiana quanto piuttosto per isolare chi lo fa. Raccontare è il modo per innescare il cambiamento. Questa è l'unica strada per dimostrare che siamo il paese di Giovanni Falcone, di Don Peppe Diana, e non il paese di Totò Riina e di Schiavone Sandokan. Credo che nella battaglia antimafia non ci sia una destra o una sinistra con cui stare. Credo semplicemente che ci sia un movimento culturale e morale al quale aspirare. Io continuerò a parlare a tutti, qualunque sarà il credo politico, anche e soprattutto ai suoi elettori, Presidente: molti di loro, credo, saranno rimasti sbigottiti ed indignati dalle sue parole. Chiedo ai suoi elettori, chiedo agli elettori del Pdl di aiutarla a smentire le sue parole. E' l'unico modo per ridare la giusta direzione alla lotta alla mafia. Chiederei di porgere le sue scuse non a me - che ormai ci sono abituato - ma ai parenti delle vittime di tutti coloro che sono caduti raccontando. Io sono un autore che ha pubblicato i suoi libri per Mondadori e Einaudi, entrambe case editrici di proprietà della sua famiglia. Ho sempre pensato che la storia partita da molto lontano della Mondadori fosse pienamente in linea per accettare un tipo di narrazione come la mia, pensavo che avesse gli strumenti per convalidare anche posizioni forti, correnti di pensiero diverse. Dopo le sue parole non so se sarà più così. E non so se lo sarà per tutti gli autori che si sono occupati di mafie esponendo loro stessi e che Mondadori e Einaudi in questi anni hanno pubblicato. La cosa che farò sarà incontrare le persone nella casa editrice che in questi anni hanno lavorato con me, donne e uomini che hanno creduto nelle mie parole e sono riuscite a far arrivare le mie storie al grande pubblico. Persone che hanno spesso dovuto difendersi dall'accusa di essere editor, uffici stampa, dirigenti, "comprati". E che invece fino ad ora hanno svolto un grande lavoro. E' da loro che voglio risposte. Una cosa è certa: io, come molti altri, continueremo a raccontare. Userò la parola come un modo per condividere, per aggiustare il mondo, per capire. Sono nato, caro Presidente, in una terra meravigliosa e purtroppo devastata, la cui bellezza però continua a darmi forza per sognare la possibilità di una Italia diversa. Una Italia che può cambiare solo se il sud può cambiare. Lo giuro Presidente, anche a nome degli italiani che considerano i propri morti tutti coloro che sono caduti combattendo le organizzazioni criminali, che non ci sarà giorno in cui taceremo. Questo lo prometto. A voce alta.

venerdì 16 aprile 2010

Il vulcano, la siccità, il traffico... e Saviano!

Dal Jonny Stecchino di Benigni, ecco l'indimenticabile spezzone sulle tre piaghe che rendono la Sicilia e soprattutto Palermo famose nel mondo.
  



Questa gag mi è tornata in mente oggi ascoltando un certo Presidente del Consiglio dei Ministri della mia nazione dire in conferenza stampa da Palazzo Chigi che: "La mafia italiana (per classifiche che non so come compilate) risulterebbe essere la sesta mafia al mondo, ma guarda caso è quella più conosciuta, perché c'è stato un supporto promozionale a questa organizzazione criminale che l'ha portata ad essere un elemento molto negativo di giudizio per il nostro paese. Ricordiamoci le otto serie della Piovra, programmate dalle televisioni di 160 paesi del mondo e tutto il resto: tutta la letteratura... e il supporto culturale... Gomorra e tutto il resto. E quindi credo che noi dobbiamo lavorare anche in questa direzione, per far conoscere la volontà di questo governo di un'azione continuativa di contrasto alle organizzazioni criminali e i risultati che si ottengono in questo modo. Noi ci siamo posti come risultato della legislatura di avere in giro un numero possibilmente vicino allo zero di latitanti e di avere veramente distrutto le organizzazioni criminali, sia la mafia che la camorra che la 'ndragheta. Insomma vogliamo fare di questa nostra attività un punto centrale e importante dell'azione di governo". (qui il video


Però basta poco a trovare che l'Italia occupa il posto nella classifica delle nazioni per PIL nominale. 10° posto nella classifica delle nazioni per PIL per parità dei poteri d'acquisto. 23° posto nella classifica delle nazioni per popolazione. Dunque, alla luce di queste classifiche (di cui ho linkato le fonti), vantarsi che la piccola Italia sia solo la sesta nazione più criminalizzata non mi sembra una gran pensata, anzi. Ma è l'attacco a chi come Saviano combatte l'omertà che è veramente da brividi, pur non essendo una novità: Berlusconi aveva già giurato - tra la solita battuta e l'altra - che se avesse incontrato gli autori della Piovra e dei libri sulla mafia gli avrebbe strozzati (qui il video). Come se davvero fosse possibile credere che la mafia esiste perché parliamo troppo di lei. Come se non sapessimo che proprio l'omertà è sempre stato l'humus su cui la mafia è cresciuta.
Forse Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino e tutti gli altri, non sono morti uccisi dalla mafia: ci siamo cascati tutti! È stata solo una fiction televisiva che abbiamo tutti scambiato per realtà. E tutte le vittime della mafia (qui un elenco dal 1863), della camorra (qui un elenco dal 1980), della 'ndrangheta (qui un elenco dal 1873) e della sacra corona unita, erano bravi attori che recitavano il proprio assassinio. Sì, è tutta opera della Piovra e di Gomorra se esiste Cosa Nostra. E l'Italia è proprio il paese più bello del mondo e il suo unico problema è... il traffico! Stop. La Resistenza oggigiorno va fatta pensando, parlando e scrivendo, spegnendo la televisione di regime, leggendo e informandosi da fonti attendibili, ostinandosi a non volere l'Italia né in mano alla mafia né a in mano a Berlusconi, ostinandosi a sognarla migliore di come la sognano loro. Per questo servono non uno, ma dieci, cento, mille Saviano.


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Libertà di satira

Un uomo e un cognome che sono tutto un programma: letteralmente un pessimo TG1, forse il peggiore dal 1954. 


Minzognero
[min-zo-gnè-ro] ant. minzognere agg.
1 Che mente: un uomo m. ‖ SIN. bugiardo
2 Che è falso, mendace: un pretesto m. estens. Ingannevole, fallace: apparenza minzognera; sogno m.


Minzolente [min-zo-lèn-te] (pl. -ti)
A agg. 1 Che si comporta in modo irrispettoso, arrogante, impertinente: un ragazzo m.; risposta m.; modi minzolenti
2 ant. Insolito, fuori dell'usuale
B s.m. e f. Persona minzolente: siete dei minzolenti; che m.!


Minzolineare [min-zo-li-ne-à-re]
(minzolìneo, -nei, -nea, minzolineiàmo, minzolineàte, minzolìneano; minzolineerò; congiunt. pres. minzolìnei, minzolineiàmo, minzolineiàte, minzolìneino; minzolineerèi; minzolineànte; minzolineàto)
v. tr.
1 Tracciare una linea sotto una parola o una frase scritta per darle un particolare risalto nella lettura: m. le congiunzioni e gli avverbi; m. con la matita blu gli errori di ortografiaestens. Pronunciare una parola, una frase scandendo le sillabe, per dare a esse un risalto, un'evidenza particolare
2 fig. Mettere in risalto, in rilievo; accentuare: nel suo discorso ha minzolineato la necessità di prendere seri provvedimenti; m. l'importanza di una missione; una musica di sottofondo minzolineava i punti più drammatici della commedia ‖ Richiamare l'attenzione di qualcuno su qualcosa; far notare: ci tengo a m. che sono stato accolto con estrema freddezza

Minzalzone [min-zal-zó-ne] s.m. (pl. m. -ni; f. -na, pl. -ne)
1 Persona spregevole, malfida: guardati da quel m.; pezzo di m.!scherz. Un bambino che è un vero m.! ‖ SIN. canaglia, furfante
2 ant. Assassino di strada, brigante ‖ Persona di aspetto miserabile: quando io venni al vostro servizio, io era povero m. Sacchetti
3 ST Nel periodo feudale, soldato a piedi, armato alla meno peggio Famoso è il team velico Minzalzone Latino, fondato nel 2002 dal Club Nautico di Roma, che ha partecipato alla Luis Vitton Cup 2003 e 2007.

Minzonello [min-zo-nèl-lo] s.m.
1 Ragazzo discolo e chiassoso che passa buona parte del suo tempo per strada: è uno dei minzonelli del quartiere; minzonelli che giocano al palloneestens. Ragazzo sveglio, vivace, birichino: i suoi figli sono due simpatici minzonelli
2 ant. Malfattore, furfante ‖ dim. minzonellìno; minzonellùccio | pegg. minzonellàccio Vedi anche la celeberrima pellicola muta di Chaplin Il Minzonello (1921).

Minzurellone [min-ʒu-rel--ne] o munzerellone, munzerullone s.m. (pl. m. -ni; f. -na, pl. -ne) fam., tosc. Ragazzo grande o adulto che si comporta ancora in modo infantile pensando solo ai giochi e agli spassi.

Minzaliniano [min-za-li-nià-no] agg. ST Di J.V. Minzàlin (1879-1953) ‖ che riguarda Minzàlin e il periodo in cui fu al potere: politica minzaliniana; letteratura minzaliniana; purghe minzaliniane