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sabato 30 agosto 2008

Cui prodest?

Ultimamente pensando a questo blog mi dico: cui prodest?

venerdì 29 agosto 2008

Bagdad Café (1987)

LA FANTASIA NEGLI ANNI '80 - Avevo 22 anni quando nel 1987 uscì un film che - come tanti - amai dalle prime inquadrature. Una fiaba moderna ambientata al Bagdad Café, sperduto motel per camionisti nel deserto dell'Arizona, USA. Pro: trama poetica, eleganza delle riprese, colori fotografia, attori in palla, la canzone "Calling You"... indimenticabile quanto l'intera pellicola. Contro: sconsigliato se non vi piacciono trionfi di buoni sentimenti e happy end. LA REALTÁ CAPOVOLTA NEL XXI SECOLO - I tank americani occupano i deserti dell'Iraq e la città di Bagdad. Dal 2003 e sine die. Non per prendersi un caffè, ma ben altro oro nero: l'espresso in tazzina più lo mandi giù e più ti tira su, al contrario il petrolio - coi prezzi del barile a tre cifre - più lo tiri su e più ti manda giù (su lui dai giacimenti e giù i nostri conti). Vent'anni fa Bagdad Café era una produzione europea (tedesca per la precisione) girata negli USA; nel nuovo secolo gli USA hanno coinvolto pure l'Europa nell'occupazione militare dell'Iraq. Baratterei volentieri la realtà d'oggi con quella fantasia di ieri!

giovedì 28 agosto 2008

Ricordi di Trento

Finalmente, dopo tre mesi, riesco a scrivere della mia trasferta a Trento a cavallo tra maggio e giugno. L'occasione era data dall'esposizione alla Sala Wolkenstein della mostra Donne di Vrindavan, con le belle foto di Tamara Farnetani accompagnate dalle mie poesie. Non è un caso che dopo due brevi post scritti in quei giorni (qui e qui), da allora non abbia più parlato di Donne di Vrindavan salvo a proposito della beneficenza fatta all'associazione umanitaria indiana Guild of Service col ricavato della vendita del catalogo della mostra... a proposito, può sempre essere richiesto al Comitato Internazionale 8 Marzo seguendo le istruzioni riportate in questa pagina del loro sito (scorrendo un po' verso il basso). Ho molti cari ricordi di quei giorni a Trento. I paesaggi dolci di vigne attorno alla città. L'ospitalità squisita dei tanti parenti di Tamara: Lucio, Stephen, zii e zie. La gentilezza e il sorriso della maschera che lavorava al Teatro, mi pare si chiamasse Sara. Le parole scambiate al volo col giornalista Federico Rampini. La fantastica serata a casa di Michele, il saggio della tavola da surf, in compagna dei suoi allegri amici... abbiamo mangiato e bevuto da Dio! L'incontro "casuale" con Vittorio. La passeggiata nel bosco e l'incontro con uno scoiattolo vero al posto di quello del logo del Festival dell'Economia. Le passeggiate nelle vie del centro... C'è stata anche una nota meno lieta - di cui non voglio parlare - che mi ha comunque portato a maturare la consapevolezza di avere già fatto tutto il possibile per il successo della mostra. Finché la settimana scorsa mi sono accordato con Tamara: continuerà lei a portare questo allestimento della mostra in giro per l'Italia. C'è già un data fissata in Toscana, a Vaiano (PR) dal 27 settembre al 12 ottobre. C'è l'interesse manifestato da parte dell'Amministrazione Comunale di Venezia. Quello manifestato dai Presidi del libro Laterza della Puglia. E molte altre ipotesi che Tamara, se vorrà, potrà concretizzare. Le auguro inoltre di riuscire a portare all'estero un nuovo allestimento della mostra, con approfondimenti antropologici in lingua inglese: so che ci sono già in ballo Monaco di Baviera, New Dehli e la East Cost degli USA. Per quel che mi riguarda cerco un nuovo progetto a cui prestare la mia penna.

mercoledì 27 agosto 2008

"Un posto vi attende in prima classe"

Ringrazio l'amica Angela per avermi inoltrato il file PowerPoint da cui ho copiato il testo che segue; probabilmente circola in internet da molto tempo.
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Questa scena è realmente accaduta su un volo della compagnia British Airways tra Johannesburg e Londra. Una donna bianca, di circa cinquanta anni, si siede accanto ad un nero. Visibilmente turbata chiama la hostess. Hostess: Qual’è il suo problema, Signora? Donna bianca: Ma dunque non vedete? Mi avete messo accanto a un negro. Non sopporto di stare accanto a uno di questi esseri disgustosi. Datemi un altro posto, per favore!! Hostess: Calmatevi quasi tutti i posti di questo volo sono occupati. Vado a vedere se c’è un posto disponibile. L‘hostess si allontana e ritorna dopo qualche minuto... Signora, come pensavo non ci sono più posti liberi in classe economica. Ho parlato al comandante che mi ha confermato che non ci sono più posti nella classe exécutive. Tuttavia abbiamo ancora un posto in prima classe. Prima che la Signora possa fare il minimo commento, l'hostess continua: È del tutto inusuale nella nostra compagnia permettere a un passeggero di classe economica di sedersi in prima classe. Ma, viste le circostanze, il comandante pensa che sarebbe scandaloso obbligare qualcuno a sedersi accanto a una persona così ripugnante. L'hostess si gira verso il nero e gli dice: Dunque, Signore se lo desiderate, prendete il vostro bagaglio a mano poiché un posto vi attende in prima classe. Tutti gli altri passeggeri, che, scioccati, assistevano alla scena, si alzarono e applaudirono...
Cari fratelli bianchi, quando sono nato ero nero quando sono cresciuto ero nero quando vado al sole sono nero quando ho paura sono nero quando sono ammalato sono nero quando morirò sarò nero... Mentre tu, uomo bianco, quando sei nato eri rosa quando sei cresciuto eri bianco quando vai al sole sei rosso quando hai freddo sei blu quando hai paura sei verde quando sei ammalato sei giallo quando morirai sarai grigio... e dopo tutto ciò hai la faccia tosta di chiamarmi uomo di colore.
Se ti batti contro il razzismo diffondi questo testo.
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martedì 26 agosto 2008

Bartender, please fill my glass for me

Oggi. Tornato dal lavoro mi sono cambiato al volo, ho inforcato la bici e sono partito per un giro d'una decina di chilometri, da completare prima che tramontasse il sole. A metà esatta del percorso, i segni di un incidente appena avvenuto... una ragazza posava a terra un triangolo di segnalazione... un'auto ferma in mezzo alla strada... una moto a terra... persone che si prendevano cura di un motociclista supino sul bordo della carreggiata in attesa dell'ambulanza... Spero tanto sia tutto finito bene. Un nuovo giro di pensieri ha accompagnato quello delle ruote fino a casa... questo ne è il condensato. L'essere umano a volte è davvero sciocco. Invidia le gioie altrui senza avvedersi che per lo più sono apparenti. Si lamenta per un nonnulla dimenticando le sofferenze attorno a lui. Ricorda fin troppo bene i torti che ha subìto. Ma scorda facilmente ciò che gli è stato donato, a partire dalla vita. L'essere umano a volte dà il meglio di sé. Gli basta dedicarsi alle cose che lo appassionano per sentirsi vivo e felice. E una telefonata di una persona amica per tornare a ridere. Sopporta le traversie quotidiane, perché s'accorge che c'è sempre qualcuno che sta peggio da aiutare. Sa ricompensare chi lo ama con lo stesso zucchero. L'essere umano è fantastico. Guardate ad esempio che sonorità ti tirano fuori Dave Mathews e Tim Reynolds con due chitarre (e la voce di Dave)!
Lascio anche il testo e la traduzione dall'inglese, fatta ora al volo... Quando ascolto una canzone in lingua straniera non bado alle parole, è la musica a colpirmi. Una volta visto il testo, mi sono reso conto che era più consona al mio stato d'animo malinconico di ieri che a quello sorridente di stasera, pazienza... la canzone è bella lo stesso!
BARTENDER If I go Before I'm old Oh, brother of mine Please don't forget me if I go Bartender, please Fill my glass for me With the wine you gave Jesus that set him free After three days in the ground Oh, and if I die Before my time Oh, sweet sister of mine Please don't regret me if I die Bartender, please Fill my glass for me With the wine you gave Jesus that set him free After three days in the ground Bartender, please Fill my glass for me With the wine you gave Jesus that set him free After three days in the ground I'm on bended knees, I pray Bartender, please When I was young, I never think about it Now I can't get it out of my mind I'm on bended knees Father, please Oh, and if all this gold Should steal my soul away Oh, sweet mother of mine Please redirect me in this gold... Bartender, you see The wine that's drinking me Came from the vine that strung Judas from the Devil's tree His roots deep, deep in the ground Bartender, you see The wine that's drinking me Came from the vine that strung Judas from the Devil's tree His roots deep, deep in the ground In the Ground... I'm on bended knees Oh, Bartender, please I'm on bended knees Father, please When I was young, I never think about it Now I just wanna run and die I'm on bended knees Oh, Bartender, please Bartender, please...
BARISTA
Se me ne andassi prima di diventare vecchio oh fratello mio, per favore, non dimenticarmi se me ne vado. Barista, per favore, riempi il mio bicchiere per me con il vino che desti a Gesù, quello che lo rese libero tre giorni dopo la sepoltura. Oh, e se morissi prima del mio tempo oh mia cara sorella, per favore, non rimpiangermi se muoio. Barista, per favore, riempi il mio bicchiere per me con il vino che desti a Gesù, quello che lo rese libero tre giorni dopo la sepoltura. (2 V.) Sono in ginocchio e prego: barista, per favore... Quando ero giovane non ci avrei mai pensato adesso non riesco a levarmelo dalla mente. Sono in ginocchio: Padre, per favore... Oh, e se tutta questa ricchezza dovesse sedurre la mia anima oh mia cara madre, per favore indicami di nuovo la via in mezzo a questa ricchezza. Barista, tu capisci che il vino "che mi sta bevendo" viene dal tralcio di vite che appese Giuda all'albero del Diavolo... profonde le sue radici... profonde sottoterra. Sottoterra... Sono in ginocchio: barista, per favore... Sono in ginocchio: Padre, per favore... Quando ero giovane non ci avrei mai pensato adesso voglio solo correre e morire. Sono in ginocchio: oh barista, per favore... barista, per favore...

domenica 24 agosto 2008

Tre generazioni in Egitto

Se me l'avessero detto un paio di mesi fa... non ci avrei creduto! A luglio mia figlia ha compiuto 10 anni. Per la prima volta un mio pensiero frequente - quando sarà abbastanza grande voglio portarla con me a fare qualche bel viaggio - ha trovato eco in quest'altro: ...ma ormai è abbastanza grande! E m'è venuto in mente l'Egitto... le piramidi... il Nilo... perché no, in fondo quest'anno, in IV elementare, ha studiato la civiltà dei Faraoni, ne è stata pure parecchio affascinata. A questo punto, alla mia catena di pensieri s'è aggiunto un nuovo anello. Da quando andava al Ginnasio, mia madre sogna di vedere le piramidi e la Valle dei Re in Egitto. Poi, com'è suo tipico, non se lo è mai concesso: non perché le siano mancati mezzi e occasioni, ma perché tende ad appagarsi di ciò che legge e immagina più che di ciò che vive! Come posso andare con Arianna proprio nei posti che la nonna ha tante volte fantasticato di visitare? Risultato della somma di pensieri: Ok porterò in Egitto entrambe... e che Dio m'aiuti! Infatti passare una settimana (per di più in viaggio) insieme alla cara genitrice è una cosa inedita per me, cioè non capita da almeno vent'anni... e non a caso: è un'insegnante in pensione di Lettere, Latino, Storia e Geografia, con la forma mentis e la deformazione professionale della professoressa, unita a una logorrea che mi risulta simpatica solo a minime dosi. Così il primo a stupirsi di questa idea sono stato io. Portare mia madre e mia figlia a vedere le piramidi: quasi un atto psico-magico alla Jodorowsky! Immaginavo che mamma avrebbe avuto mille resistenze e invece no, giusto una manciata, equivalenti a un'adesione incondizionata: non sta nella pelle! C'è stata invece qualche resistenza iniziale dalla mia ex moglie: Arianna è ancora troppo piccola... si prenderà qualche malattia ecc. Poi non ha potuto negare il suo consenso, visto l'entusiasmo di Ari alla prospettiva del suo primo viaggio all'estero. Come si compete a ogni decisione importante, sono spuntati i soliti ostacoli tra idea e attuazione. Il fatto di partire con una persona di 76 anni ha comportato qualche paletto: trovare un aeroporto di partenza/arrivo non troppo lontano da Perugia (Bologna) e un pacchetto standard di un tour operator famoso per contenere le sue ansie (a partire dai vettori aerei utilizzati!), nonché un programma con 4 giorni in albergo e 3 in nave piuttosto che il contrario, visto che lei soffre il mal di mare (e pure il "mal di fiume"!). Inoltre l'unico periodo possibile era la prima o la seconda settimana di settembre: prima che inizi la scuola di mia figlia e quando posso prendere le ferie. Sotto ferragosto sono passato in agenzia e ogni soluzione che rispondesse a tali criteri era esaurita o fuori budget. Non mi sono scoraggiato, sentivo che questo viaggio si sarebbe concretizzato. Infatti il 23 agosto - il giorno del compleanno di mia madre! - è spuntata la disponibilità di 3 posti (in offerta) dal 1 al 9 settembre come li cercavo. Non vedo l'ora. Metterò in valigia la gioia di regalare un bel viaggio - un trait d'union tra tre generazioni - a chi mi ha messo al mondo, a mia figlia e a me stesso. E naturalmente la voglia di fare tante belle foto. PROGRAMMA In aereo fino a Il Cairo (soggiorno di 2 giorni e 3 notti): visita al Museo Egizio, alla Cittadella, Moschea di Mohamed Alì, Mercato di Khan El Khalili, Piramidi e Sfinge di Giza, Saqqara, Memphis, piramide di Zoser. In aereo fino ad Abu Simbel e visita al Tempio di Ramsete. In aereo fino a Aswan e da qui crociera sul Nilo (2 giorni e 3 notti) seguendone la corrente e facendo tappa a Kom Ombo, Edfu con le visite classiche lungo il tragitto (visite della diga, del Tempio di Philae, Tempio di Sobek e Haroeris, Tempio di Horus). Sbarco a Luxor, visita del Tempio di Luxor, del Tempio di Karnak, Valle dei Re e delle Regine, Tempio di Hatshepsut e Colossi di Memnon; ultimo pernottamento e ritorno il giorno dopo in Italia.

giovedì 21 agosto 2008

Olimpiadi dei giorni d'oggi

Nutro sentimenti contrastanti riguardo queste spettacolari Olimpiadi cinesi, ormai quasi all'epilogo. Avevo già accennato, qualche post fa, alle inquietanti suggestioni figlie dell'improponibile (speriamo!) confronto tra i giochi Olimpici del 1936 a Berlino e quelli in corso a Pechino, puntualmente alimentate questi giorni da chi accosta la saetta Usain Bolt al memorabile Jesse Owens.
Le vite umane dovrebbero valere molto più di qualche centesimo tolto o qualche centimetro aggiunto a un record mondiale. Ma è questo il messaggio che ci arriva da queste Olimpiadi? Sono alquanto disgustato dal rifiuto del CIO di tributare un minuto di silenzio alle vittime del disastro aereo di Madrid di ieri. Prima ancora, mi chiedo perché non sia stato dedicata qualche iniziativa alle migliaia di vittime dell'Ossezia. E se la denuncia del Dalai Lama di centinai di civili uccisi il 18 agosto dalle milizie cinesi in Tibet è vera, perché restare in silenzio? The show must go on sempre e innanzitutto? Temo che questa attenzione a non disturbare la pax romana nella quale si svolgono i Giochi, sia un segno di quanto le ex potenze economiche siano diventate dipendenti dai capitali della nuova grande Cina. Mi chiedevo alla vigilia se queste sarebbero state semplicemente Olimpiadi di campioni, oppure di eroi pronti a qualche gesto coraggioso in favore dei diritti umani. La risposta l'abbiamo avuta tutti: sono state innegabilmente Olimpiadi di grandi e straordinari campioni, ma pare che gli eroi mal s'addicano ad un mondo dove l'omologazione, l'inquadramento, l'irreggimentazione, prevalgono sul gesto coraggioso capace di testimoniare in favore delle minoranze, dei lutti, della libertà. Forse gli unici eroi di Pechino 2008 sono state le atlete Georgiana e Russa che si sono abbracciate sul podio esorcizzando il conflitto in corso, e pure gli attivisti pro-Tibet - tra il pubblico non tra gli atleti - arrestati fuori dagli stadi dalla Polizia cinese (quando non è impegnata ad oscurare qualche sito occidentale!). Eroi a parte. Dove sono i campioni di una volta, quelli che vincevano con umiltà? Oggi molti vincitori sembrano compiacersi di umiliare gli sconfitti... molti sconfitti si comportano come bambini capricciosi... lo avete visto l'atleta che ha buttato per terra la medaglia, perché di metallo inferiore a quello ambito? Alla faccia dello spirito decubertiano! E io - povero illuso - che sognavo che qualche medaglia fosse restituita in segno di protesta contro l'occupazione del Tibet! Ma certi atleti sono ancora "essere umani"? Erano proverbiali le atlete della CCCP mascolinizzate a suon di ormoni e peggio, cosa dire però di un Michael Phelps che si ingurgita 12.000 calorie al giorno... non è una forma di doping edule pure questo? Che succederà al metabolismo di questo sportivo quando smetterà di nuotare a livello agonistico? Che razza di esempio ci dà Phelps quando dichiara che la sua vita consiste in mangiare, nuotare, dormire e null'altro? Può ancora chiamarsi sport tutto questo? Si può ancora credere che l'importante non è vincere ma partecipare quando ai vincitori gli sponsor promettono premi da 6 zeri? Altro che medaglie! Non amo volgermi al passato, ma spero in futuro di rivedere piccoli grandi uomini come il nostro Pietro Mennea... che veramente correvano solo per la gloria e con il cuore prima ancora che con i muscoli!
P.S. Proprio poche ore dopo avere scritto queste righe ho letto una intervista a Margherita Granbassi, che un po' risponde a qualche mio dubbio sul comportamento troppo acquiescente degli atleti a Pechino, quasi avessero subito una qual sorta di plagio collettivo. I cinesi si sono dimostrati maestri nell'arte di ipnotizzare e "distrarre" le masse, camuffando la realtà e censurando persino in tempo reale le dirette. E tutto il mondo, dai governi nazionali al CIO, s'è dimostrato fin troppo attento - come fa chi ossequia chi ostenta le leve del potere - a non rompere il giocattolo olimpico che il popolo cinese ha introiettato - ahimè in buona fede - come elemento d'identità e orgoglio nazionale. L'autoritarismo del XXI secolo è subdolo: ha sempre più le forme esteriori delle democrazie e allo stesso tempo gli apparati di potere e di controllo psicologica delle coscienze ispirati a quelli delle dittature. La Cina è solo l'esempio più incombente e vistoso.

martedì 19 agosto 2008

Ma io so ancora perfettamente chi è lei!

Era da un po' che non ne pescavo più di storie come questa nella rete...
Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un'ottantina di anni arrivó per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice. Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9:00. Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un'ora prima che qualcuno potesse vederlo. Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita. Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita. Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta. L'anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie. Mi informai della sua salute e lui mi raccontó che era affetta da tempo dall'Alzheimer. Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po' tardi. Lui mi rispose che lei non lo riconosceva giá da 5 anni. Ne fui sorpreso, e gli chiesi :'E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi é lei'? L'uomo sorrise e mi batté la mano sulla spalla dicendo: ''Lei non sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi é lei". Dovetti trattenere le lacrime... Avevo la pelle d'oca e pensai: 'Questo é il genere di amore che voglio nella mia vita".
LO VOGLIO ANCHE IO! :-)

domenica 17 agosto 2008

Cosa non sa fare l'essere umano?

Incredibile questo video! Assolutamente incredibile! Signori e signori, giù il cappello e applausi a scena aperta allo statunitense Chris Bliss, giocoliere e attore teatrale, famoso nel mondo per performance gioco-musicali come questa. Qui la sua bravura è stata utilizzata da Fatboy Slim per realizzare il video di That Old Pair Of Jeans.
Già che ci siamo, vi invito a un breve tour musicale... Norman Cook è l'ex bassista degli Housemartins, un gruppo cult degli eighties's (c'è qualcuno che non ricorda The Caravan Of Love? Allora vada subito a riascoltarsela!) attivo dal 1983 al 1988. Poi con lo pseudonimo di Fatboy Slim dalla fine degli anni '90 è diventato ancora più famoso azzeccando una hit dietro l'altra: vi lascio i link a un po' di tormentoni, stranoti, ma che si ascoltano (e vedono) sempre con piacere:

Di nuovo in sella

Ieri ho ripreso la bici, dopo oltre due anni, armato delle migliori intenzioni a non appenderla più al chiodo. Bici nuova di zecca tra l'altro, ché la mia precedente mountain bike aveva più di vent'anni sulle ruote e non si teneva più insieme. E come battesimo non è stato niente male!
Mi scuso per chi non è di Perugia se farà un po' di fatica a seguire l'itinerario... Sono partito da casa alle 9:15. Da Pieve di Campo (km 0, lettera A sulla cartina) ho fatto poche centinaia di metri fino a Via Manzoni (190m s.l.m.) e da Ponte San Giovanni ho cominciato a salire per gli ampi tornanti di Via Assisana fino alla rotonda in cima a Via della Pallotta e da lì per Via Romana fino a Porta S. Pietro (km 6, 400-450 m s.l.m). Da qui in poi - per lievi saliscendi - ho costeggiato le mura urbiche: Viale Bonfigli (sfilando accanto a Porta S. Girolamo), Via Ripa di Meana, Via XIV Settembre, Porta Pesa, Via Pinturicchio. Arrivato accanto all'Arco Etrusco ho proseguito verso Elce per Via Fabretti, Via Innamorati, Via Annibale Vecchi e sempre dritto verso San Marco. Una breve pausa per la colazione al bar di San Marco (km 12, lettera B). Dopo nemmeno 1 km è iniziata la discesa che si è conclusa alle porte di Cenerente (km 15, circa 150m s.l.m.). Ho quindi ripreso a salire (con una pendenza molto lieve) lungo Strada Forcella in direzione Migiana del Tezio. Giusto una minima deviazione per scendere al Laghetto del Circoletto (Km 18, lettera C) dove mi sono sgranchito un attimo le gambe (e soprattutto il sedere: terribili i sellini nuovi!) e ho affrontato la salita che da qui in poi cominciava a farsi meno lieve, finché sono arrivato al valico tra Monte Tezio e Monte Bagnolo (km 21, penso attorno ai 500m s.l.m.), riaffacciandomi verso l'Appennino. Mi sono lasciato il bivio per Migiana del Tezio a sinistra e ho cominciato a scendere per Strada Montenero, qui ho trovato un tratto di strada bianca d'un paio di chilometri. A questo punto, visto che tutto procedeva bene ed erano ancora le 11:45, ho pensato che tornato a Ponte S. Giovanni, invece di puntare verso casa, potevo andare a pranzare da mio padre, che abita alla base di Torgiano... gli ho telefonato e mi ha detto di sì! Al km 25 è iniziata una fantastica discesa, ricca di curve e appena un paio di piccole contropendenze, al termine della quale sono arrivato a Ponte Pattoli (km 35, 210m s.l.m.) nuovamente nella valle del Tevere da cui ero partito. Ho preso la statale che passando per Villa Pitignano mi ha condotto fino alla prima rotonda di Ponte Felcino; sono passato sul ponte dall'altra parte del Tevere e mi sono immesso nel percorso ciclo-pedonale sterrato che costeggia il fiume fino alla pineta, qui ho preso la parallela strada bianca, più comoda e non frequentata dai podisti, fino al Parco di Ponte Valleceppi (lettera D), dove ho riempito la borraccia e scattato le due foto che ho inserito nel post. Ho ripreso il percorso sterrato che costeggia il Tevere fino all'altezza del canile dell'ENPA, da qui sono arrivato alle spalle del Centro Commerciale alla base di Collestrada e, rimesse le ruote sull'asfalto, ho costeggiato la superstrada percorrendo Via Valtiera fino a imboccare la statale per Torgiano dove sono arrivato verso le 13:00 (km 46, lettera D). Da mio padre mi sono rifocillato (veramente squisito il pranzetto preparato dalla sua compagna Marisa) e riposato un paio d'ore, guardando pure un po' di Olimpiadi in TV; poi ho ripreso il percorso, evitando di salire e ridiscendere dal paese, ma tagliando tra le vigne passando per la strada bianca dell'Olmone. Tornato definitivamente sull'asfalto, la Strada Tiberina Sud mi ha guidato fino a ridosso di Balanzano (dove abitavo prima di separarmi e dove tutt'ora vive la mia ex e il suo nuovo compagno). Ancora le ultime pedalate sulla Strada dei Loggi e sono finalmente ritornato a Pieve di Campo (km 55, lettera A)... casa dolce casa! Più tardi ho preso la Vespa e ho rifatto lo stesso tragitto, fermandomi ogni tanto ad appuntare le distanze parziali: ero troppo curioso di vedere quanti chilometri avessi effettivamente percorso... a occhio e croce avevo valutato una cinquantina e non m'ero sbagliato. Stamane mi sono aiutato con GoogleMaps per trovare nomi di strade e vie, ho scannerizzato una cartina e ci ho aggiunto il percorso di cui sopra con photoshop et voilà. Un giro in bici molto tranquillo, effettuato a velocità di crociera decisamente basse, specialmente sul finire, da Ponte Pattoli in poi: qui, dopo 40 km di asfalto non troppo impegnativo, i numerosi saliscendi della sterrata che costeggia il Tevere hanno stroncato le mie gambe fuori allenamento. Chissà che riprendendo a girare in bici almeno un paio di volte al mese, non riesca a riavvicinarmi alla condizione che avevo fino a qualche anno fa, quando pianura o salita che fosse riuscivo a permettermi sempre i rapporti del cambio più duri. Questa prima giornata in bici dopo tanto tempo, avrebbe un'appendice a prima vista negativa: ho avuto alla fine qualche dolore di troppo al ginocchio destro... del resto me la sono voluta, perché 55km come primo assaggio è un po' eccessivo! Ma la nota positiva è che il ginocchio destro è il mio ginocchio "buono"! A riportarmi a casa (senza problemi) è stato il ginocchio sinistro, proprio quello riguardo cui devo recuperare fiducia ancor più che forma. In questo periodo, ricevendo un trattamento shatsu ogni settimana, sono diventato particolarmente consapevole della mia accentuata bilateralità: lato destro sovraccarico e sinistro scarico. Asimmetria che ha causato pure la crisi avuta al ginocchio sinistro due anni fa. Quell'incidente mi ha portato ad accentuare questo squilibrio (tra yin e yang): non fidandomi più della gamba sinistra tendo sempre a poggiare sulla destra. Senza addentrarmi nei risvolti psicologici e simbolici di tutto ciò, dico semplicemente che ieri ho riacquistato fiducia nel mio lato sinistro e ridimensionato quella riposta sul lato destro: questo è bene!

sabato 16 agosto 2008

Un lampo di 9 secondi e 69

Un destino scritto nel nome! Oggi il giamaicano Usain Bolt ha vinto a Pechino l'oro nei 100m, stabilendo in 9 secondi e 69 centesimi il nuovo primato mondiale della specialità: lampo sulla carta d'identità (bolt in inglese significa lampo) così come sulle piste. E data l'età (solo 22 anni!) e la facilità disarmante con cui ha staccato di ben 20 centesimi gli avversari, farà certo parlare di sé - e potrà ritoccare il suo già incredibile record - ancora molte volte. Su quanto il nostro nome possa influire sulla nostra sorte rimando alla storia zen di Grandi Onde, un lottatore giapponese di sumo. E dalle stelle alle stalle. Sarà lietissima del record di Bolt la Procter&Gamble, che produce l'omonima marca di detersivo: la pubblicità a costo zero migliore della storia!!! :-)

venerdì 15 agosto 2008

Un bel ferragosto alle terme di Rapolano

Chi l'avrebbe detto: anche in un 15 agosto così piovoso, io, Roberto e Roberta, siamo riusciti ad azzeccare la quadratura del cerchio solare... almeno fino alle 16.30, poi il tempo è definitivamente peggiorato sotto i colpi di un'improvvisa grandinata. Però prima di allora abbiamo sguazzato a lungo - da stamattina alle 10 - da una vasca termale all'altra, facendoci anche un ottimo picnic con le cose portate da casa. Eravamo a uno degli impianti termali presenti a Rapolano, in provincia di Siena: un'ora scarsa d'auto da Perugia. Avevo avuto altre due proposte su dove e come passare il ferragosto in compagna, ma l'idea di Roberta di andare alle terme, considerate le pessime previsioni del tempo, mi è sembrata la più saggia, allettante e pure ad hoc rispetto ai miei attuali problemi di pelle. Per Roberto poi è stata la prima volta a Rapolano, e ne è stato piacevolmente sorpreso. Conosco Roberto da qualche mese, e Roberta da qualche settimana, siamo 3 nuovi amici uniti dal piacere di chiacchierare, dal prendere la vita "con filosofia" e anche dal nostro status di single, con qualche distinguo come ci ha sottolineato Roberta: Roberto (separato) e io (ormai quasi divorziato) siamo sì single ma single di ritorno! Roberto è una new entry della mia cerchia, a sua volta lui mi ha presentato Roberta... così oggi ci siamo ritrovati noi tre, pochi ma buoni, con gli altri nostri amici in vacanza fuori Perugia o in qualche caso persino a lavorare, e s'è ritornati a casa felici di avere trascorso una giornata serena e decisamente rilassante. Domani se il cielo si riapre, farò un bel giro in bici... a due anni da un brutto incidente al ginocchio (ne accennai in uno dei primi post di questo blog) mi sento finalmente in grado di risalire in sella, senza paura che il menisco mi faccia scherzi. Buon "dopo ferragosto" a tutti allora... e non preoccupatevi se fuori piove: il sole che più conta ce lo portiamo dentro!

giovedì 14 agosto 2008

Un incidente spaventoso

È diversi giorni che mi scorrono davanti le immagini dello spaventoso incidente verificatosi lo scorso 8 agosto sulla A4 (la Trieste-Venezia) tra Cessalto (TV) e e San Donà (VE). Le ho viste su internet nel video registrato da una telecamera della Società Autostrade che inquadrava il tratto dove si è verificata la tragedia. Immagini che si sovrappongono al ricordo di altre immagini... Un paio di mesi fa, dopo essere uscito dal lavoro ad Assisi, mi sono trovato imbottigliato e incolonnato in superstrada come non era mai successo in 12 anni che compio quel tragitto: avrei impiegato addirittura un paio d'ore per arrivare a casa a Perugia quando di norma basta un quarto d'ora. S'era verificato un incidente e vicino all'uscita di Ospedalicchio tutti noi automobilisti potemmo realizzarne la gravità. Solo tanta fortuna, aveva evitato che ci fossero state vittime. Un autoarticolato proveniente da Perugia nel bel mezzo d'un rettilineo aveva sbriciolato il boston centrale e invaso in diagonale la nostra direzione di marcia fino a schiantarsi sul guardrail opposto, qui la motrice era rimasta incastrata senza cadere nella scarpata, completamente distrutta ad altezza ruote ma con la cabina di guida sostanzialmente integra. Ora il traffico di entrambe le direzioni procedeva a passo d'uomo sulle due corsie dell'unica carreggiata ancora percorribile. La sorte aveva voluto che nessun altro autoveicolo transitasse al momento del salto di carreggiata del pesante automezzo altrimenti - lo pensai io e sicuramente tutti quanti osservavano la scena - sarebbe stata una mattanza. Il giorno dopo ripercorrendo il rettilineo dove il camion aveva sbandato constatai l'assenza di qualunque tentativo di frenata... dunque un malore o un colpo di sonno. Vedere il video dell'incidente sull'A4 per me è stato "rivedere" proprio quello che per un istante, con un brivido, avevo immaginato sarebbe accaduto qui a Ospedalicchio se altri autoveicoli fossero transitati nel momento dell'incidente. Ecco quel che raccontano le immagini... nel momento in cui il camion bianco diretto verso Venezia divelve lo spartitraffico, sta sopraggiungendo in direzione Trieste un camion rosso e due auto in fase di sorpasso: ci rendiamo conto che nessuno potrà evitare l'impatto. Solo la seconda auto, se solo avesse rispettato la distanza di sicurezza dalla prima, forse avrebbe potuto cavarsela. Invece viaggia ad alta velocità appiccicata al veicolo precedente, colpevolmente al di sotto della distanza di sicurezza... un comportamento irresponsabile, che purtroppo vedo ripetersi spesso attorno a me, per mano soprattutto di neopatentati che scambiano l'asfalto delle strade con quello dei circuiti, per inesperienza e incoscienza. In un istante il camion bianco invade la carreggiata opposta il conducente del camion rosso viene travolto subito, gli stop delle due auto sulla corsia di sorpasso si accendono disperatamente per un istante. La prima auto scompare nel camion, come un fantasma che attraversa un muro, e già la seconda fa la medesima fine. Poi esplodono i serbatoi di benzina, dei camion e delle auto, e scoppia l'inferno. Durissimo il bilancio dell'incidente, alla fine si conteranno 7 vittime: i due camionisti, 3 persone sulla prima auto e 2 sulla seconda. Nel frattempo la Morte, come appagata della strage appena compiuta, sfiora e raggela altre persone coinvolte coi loro mezzi sulla carreggiata di sinistra, le lascia però uscire miracolosamente vive, per ricordarlo e raccontarlo. Questo video mi ha suscitato tante emozioni. In primis la pietà per le vite scomparse allora che in una manciata di secondi l'A4 s'è trasformata in un teatro di guerra... poi il senso d'ineluttabilità del nostro destino: quando assume la forma di un TIR che d'improvviso ti taglia la strada a pochi metri, hai appena il tempo di capire che non puoi far nulla per evitare la fine... poi l'amarezza per le norme di sicurezza non rispettate: da quanto tempo non dormiva il camionista che ha provocato la propria morte e quella di altre persone? Questa tragedia mostra drammaticamente come la nostra vita sia appesa a un fragile filo: un camion che ci piomba addosso non distingue l'automobilista prudente da quello folle. Essere prudenti e responsabili è chiaramente un dovere, per noi e ancor più per gli altri, ma non è garanzia di nulla. Proprio di fronte a scene come questa - drammatiche quanto quelle dell'11 settembre, delle guerre recenti, di tutte quelle di cui abbiamo memoria - mi chiedo come facciano così tante persone a non credere che la vita continui anche dopo la morte. Che senso avrebbe nascere in un mondo difficile come questo se tutto finisse qui? Se non ci fosse un dopo vivremmo solo per riempirci alternativamente di piaceri e di sofferenze, in attesa che una sorte capricciosa, che premia i buoni quanto i cattivi e punisce i cattivi quanto i buoni, ci soffi via... no, non riesco a crederlo. Che siamo qui solo di passaggio, da un prima a un dopo, per me è evidente quanto è vero che il sole tramonta per risorgere la mattina seguente. Prego che quelle persone che hanno incontrato una sorte così spietata, così come tutti coloro che muoiono similmente in conflitti o assassinati o straziati in qualsivoglia modo feroce, allorché trapassano a miglior vita, non s'arrestino alle soglie del Cielo, ma possano subito volare, col loro corpo di luce, Là dove l'unica legge che vince è quella di Dio e del suo Amore.

martedì 12 agosto 2008

La psicomagia di Jodorowsky

"Non sono un ubriaco, ma neppure un santo. Un medicine-man non deve essere un 'santo'... Deve poter cadere in basso quanto un pidocchio ed elevarsi come un'aquila... Deve essere dio e diavolo insieme. Essere un buon medicine-man significa trovarsi nel mezzo di una tormenta e non mettersi al riparo. Significa sperimentare la vita in tutte le sue espressioni. Significa fare il pazzo ogni tanto. Anche questo è sacro."


CAPRIOLO ZOPPO
(stregone della tribù lakota)

Con questa epigrafe si apre un libro indispensabile per chi voglia approcciare Alejandro Jodorowsky, detto semplicemente Jodo, artista eclettico, autore teatrale, regista cinematografico, interprete di tarocchi e psicomago. Ma potete considerarlo "semplicemente" un fine conoscitore dell'animo e dell'inconscio umano, sempre che siate in grado di navigare, almeno a vista, tra psicoanalisi (jungiana) e sciamanesimo. In caso contrario sarete facilmente tra i suoi detrattori e lo considererete un mero ciarlatano. Scritto a metà degli anni '90 e pubblicato in Italia da Feltrinelli nella sua Universale Economica, Psicomagia è strutturato nella forma di una lunga e avvincente intervista fattagli dall'amico Gilles Farcet, che dà modo a Jodorowsky (80 anni il prossimo 7 febbraio) di ripercorrere le cinque tappe - atto poetico, atto teatrale, atto onirico, atto magico, atto psicomagico - che l'hanno portato a codificare la psicomagia come una vera e propria forma artistica di psicoterapia. La mia sarà una breve sintesi del libro, ottenuta intervallando i miei commenti ad alcuni dei passi che ho sottolineato durante la lettura.

L'ATTO POETICO. Figlio di profughi russi, Alejandro si riconosce la fortuna di essere nato in Cile, un paese che negli anni '50 aveva una fiorente scuola poetica e la cui stessa società (cosa non infrequente in america latina) era potentemente impregnata di poesia. Se oggi ci mettessimo ad attraversare in linea retta una città, dico proprio in senso letterale come facevano Jodo e il suo amico poeta Enrique Lihn, scavalcando muri, passando sopra le automobili parcheggiate, suonando alle porte per chiedere di poter entrare e uscire dalla finestra opposta, camminando "sempre in linea retta senza preoccuparsi degli ostacoli, agendo come se non esistessero", qualcuno chiamerebbe subito la polizia! Ispirate al motto futurista "la poesia è azione" del nostro Marinetti, siffatte azioni volevano "evidenziare il lato imprevedibile del mondo reale, contrario al rigido mondo dei nostri genitori". Un atto poetico crea "un'altra realtà in seno alla realtà ordinaria" però non deve mai arrecare danno alle persone, anzi "deve provocare un'impressione sempre positiva". Esempi recenti di atto poetico in Italia sono stati colorare di rosso l'acqua della fontana di Trevi (19/10/07) o ricoprire Trinità dei Monti di migliaia di palline colorate (16/01/08) come ha fatto Graziano Cecchini. Oppure a livello di villaggio globale il ballo attorno al mondo di Matt di cui mi sono occupato un mese fa.

L'ATTO TEATRALE è un atto poetico rappresentato in maniera strutturata, per rivolgersi a un pubblico... chiaramente, visti i presupposti eversivi di un atto poetico nel senso inteso da Jodorowsky, questo nuovo atto non può che dar vita a un teatro di avanguardia, messo in scena più facilmente su un autobus che sopra un palco, e a film totalmente sui generis e surreali quali El Topo (1971) o Sangue santo (1989)!

L'ATTO ONIRICO. In un certo senso Jodorowsky mette insieme il pensiero di Jung e Castaneda e ci spiega che interpretare un sogno non significa spiegarlo ma "continuare a viverlo in uno stato di veglia per capire dove ci porta. La fase successiva, che supera ogni tipo di interpretazione, consiste nell'entrare nel sogno lucido, in cui si è coscienti del fatto che si sta sognando, e questa consapevolezza ci dà la possibilità di lavorare sul contenuto del sogno." Arrivando ad un tale controllo dello stato onirico si scopre che "...nella vita come nel sogno, per rimanere lucidi bisogna prendere le distanze, agire senza identificarsi con l'azione" e che allora "Ciò che ci intimorisce perde qualsiasi potere nel momento in cui spettiamo di combatterlo."

L'ATTO MAGICO. A questo punto Jodo si chiese chi "fosse l'artista benefico, il mago buono, capace di creare opere d'arte dotate di forze così positive da indurre l'osservatore all'estasi". "Nella psicomagia spetta all'inconscio decifrare l'informazione trasmessa dal cosciente". "E se ti rivolgi all'inconscio con il suo linguaggio, ti risponderà subito". Dopo avere osservato a lungo all'opera, sia come paziente che come aiutante, una stregona messicana di nome Pachita che curava ogni giorno decine e decine di persone, capì che "in ogni adulto, perfino in quello più sicuro di sé, dorme un bambino desideroso d'amore, e che il contatto fisico è più efficace di qualsiasi parola per stabilire una relazione di fiducia e rendere il soggetto disponibile a ricevere". Se a questo aggiungiamo che quando uno stregone "finge un'operazione, il corpo umano reagisce come se fosse sottoposto ad un intervento autentico" ci avviciniamo a comprendere le basi psicologiche su cui si fonda l'efficacia della magia. Il segreto degli sciamani è quello di sapere "come rivolgersi direttamente all'inconscio tramite il suo linguaggio, (...) attraverso le parole, gli oggetti o le azioni." "In tutte le culture si ritrova il concetto della forza della parola, la convinzione che l'espressione di un desiderio in una determinata forma possa provocarne la realizzazione".

L'ATTO PSICOMAGICO. "Che tu abbia o non abbia fede (nell'atto 'magico' da compiere per ottenere un risultato psicoterapeutico), devi avere la volontà di seguire alla lettera le istruzioni (prescritte dallo 'psicomago')". "Per risolvere un problema non basta identificarlo. Non serve a niente essere consapevoli se non si passa all'azione". "La gente desidera smettere di soffrire, è vero, ma non è disposta a pagarne il prezzo, a cambiare, a cessare di definirsi in funzione delle sue adorate sofferenze". Per vincere questa sorta di inerzia, serve assumersi la responsabilità di realizzare un'azione concreta, in grado di scardinare abitudini, automatismi e coazioni a ripetere: l'atto psicomagico diventa il mezzo per trasformare la consapevolezza conscia in un comando dato all'inconscio,perché solo la "collaborazione" dell'inconscio può guarire i nostri "blocchi" psichici. Jodorowsky ci racconta molti esempi di atto psicomagico, riporto il seguente perché è uno dei più brevi. "Un ragazzo si lamenta di 'vivere tra le nuvole', di non riuscire a 'tenere i piedi per terra' né ad 'avanzare' verso un'indipendenza economica. Prendo le sue parole alla lettera e gli propongo di trovare due monete d'oro e di incollarle alle suole delle scarpe, perché calpesti oro tutto il giorno. A partire da quel momento, scende dalle nuvole, mette i piedi per terra e comincia a camminare... In questo atto mi sono servito addirittura delle parole usate dal mio paziente." In conclusione, la psicomagia parte dall'assunto che nessuna presa di coscienza di noi stessi vale a cambiarci a meno che non si sostanzi in un'agire concreto. Più o meno quel che comprese Freud quando prese atto che, a differenze delle sue prime supposizioni, per rimuovere una nevrosi (abreazione) non bastava rendere consapevole il paziente del trauma da cui s'era originata. Si tratta di un concetto implicito nel pensiero magico dello sciamanesimo, che opera proprio tramite riti che parlano direttamente "ai nostri dei". Al pari dello sciamano uno psicomago prescrive un rito che usa il linguaggio simbolico dell'inconscio per comunicare direttamente con esso, superando e vincendo le censure e le resistenze della nostra parte conscia. Se dopo tanta "teoria" volete rifarvi la bocca, leggetevi (o rileggetevi) questa saggia storia che Jodo ama raccontare durante i suoi seminari.

lunedì 11 agosto 2008

Buon viaggio Isaac soul-man Hayes!

Post di tributo al grande Isaac Hayes, che ci ha lasciato ieri a 65 anni. Questo cantante e compositore statunitense è legato ad un mio ricordo indelebile dell'infanzia. Avevo 7 anni: a Natale 1972 mio padre aveva comprato il primo mangianastri che avessi mai visto, una grande novità della Philips. Tra le prime audiocassette acquistate (tra cui l'album dei Nuovi Angeli con Donna Felicità!) c'era un the best of con le colonne sonore dei più famosi film di allora che ascoltavo in continuazione. Ricordo ad esempio i temi de Il padrino, Anonimo Veneziano, Love Story e soprattutto quello del film Shaft (1971): la sua musica - incredibilmente seventy's - non la scorderò mai! Proprio la combinazione tra fiati ed effetto wa-wa della chitarra dà il particolare sound di questo pezzo e degli anni '70 in generale. Giudicate voi stessi gustandovi il tema di Shaft nel video che segue, diretto dallo stesso Isaac Hayes.
Altra canzone composta da Isaac Hayes è l'indimenticabile Soul Man, uno dei pezzi più celebri utilizzati dalla soundtrack di Blues Brothers (1980) di John Landis, con John Belushi (incontenibile e indimenticabile) e Dan Aykroyd (spalla eccezionale)... un vero film-mito degli anni '80, e della mia adolescenza.

domenica 10 agosto 2008

Dalla Grotta dei Cinque Laghi ai meandri del Polo Unico Ospedaliero di Perugia

L'escursione speleologica alla Grotta dei Cinque Laghi di domenica scorsa ha avuto un'appendice alquanto pruriginosa, che l'ha resa ancor più indimenticabile, anche se stavolta in senso negativo. Alla sera, addormentandomi, avevo qualche sensazione di fastidio alla pelle, ma non ci ho dato peso. Martedì mattina, uscito dalla doccia, guardandomi allo specchio mi sono finalmente accorto della costellazione di macchioline rosse che mi portavo ai fianchi (vedi foto). Durante la giornata hanno fatto capolino pure sotto le ascelle, dietro i gomiti, sulla schiena e sulle cosce. Ho la pelle sensibile e qualche arrossamento estivo non è esperienza nuova per me, ma questo sfogo somigliava più a morbillo che a eritema solare o irritazione da sudore. Durante la mattina mi telefona la mia amica Lu', compagna d'escursione. Non faccio in tempo a dirle dello sfogo che mi racconta di avere una fastidiosa eruzione cutanea lei stessa. Confrontiamo le sintomatologie e non c'è alcun dubbio: abbiamo lo stesso identico sfogo... qualcosa di infettivo preso in grotta entrando a contatto, per quanto bardati, col fango? Impossibile, troppo breve il tempo d'incubazione. E allora? Telefono a Maria Grazia, le descrivo quel che è accaduto a me e Lu'. Ha per caso sentito qualcun altro del gruppo? Ci sono state altre eruzione cutanee simili? Si prende l'impegno di fare subito un giro di telefonate. Detto fatto. Dopo pochi minuti parte la suoneria del mio cellulare, è Desirèe, anche lei si trova gli stessi problemi di pelle. Il pomeriggio stesso, dopo il lavoro vado dal mio medico e gli racconto tutto. È mercoledì pomeriggio, eccomi all'ingresso dell'ospedale per la visita dermatologica urgente prescritta dal medico di base: dubbioso della diagnosi ha voluto che mi facessi vedere da uno specialista. Apro una parentesi. Il complesso ospedaliero di Perugia, dai primi del '900, si trovava a ridosso del centro storico, sul lato nord-est della città, nella zona di Monteluce. Poi una ventina di anni fa è stata aperto l'Ospedale Silvestrini, in zona S. Sisto - S. Andrea delle fratte, frazioni della periferia a sud-ovest del capoluogo. Ai due lati opposti di Perugia, l'Ospedale Silvestrini e quelli di Monteluce hanno continuato per molti anni a lavorare in tandem. A seguito di un piano decennale di lavori (dal 1996 al 2006) e all'impressionante ampliamento dell'ex-Silvestrini (ribattezzato Polo Unico Ospedaliero S. Maria della Misericordia), è stato realizzata la progressivo migrazione di tutti i reparti dalla vecchia sede alla nuova mega-struttura. Il pronto soccorso di Monteluce ad esempio è stato chiuso già 3 o 4 anni fa. Proprio in questi giorni si conclude il trasloco, che per quanto possa essere stato gestito nel migliore dei modi (?) ha comunque creato inevitabili disagi sia negli operatori sanitari che nei pazienti, entrambi sballottati da una parte all'altra della città. Dunque mi reco al CUP del S. Maria della Misericordia pensando di pagare il ticket prima della visita. Uno degli addetti al front-office mi spiega gentilmente che devo prima portare l'impegnativa al reparto. Gli chiedo per cortesia di delucidarmi su dove sia la Dermatologia, so solo che s'è trasferita da Monteluce da pochissimi giorni. Mi rimanda a un punto informativo lì vicino. Perfetto. Peccato che, come svolto l'angolo, al punto informativo non v'è traccia di alcun impiegato. Piuttosto che aspettare decido di andare a naso, in fondo ho un buon senso di orientamento e sono stato parecchie volte in questo ospedale, anche se questa è la prima volta che ci torno dopo la messa a regime dell'ampliamento. Dal livello -1 in cui è ubicato il CUP salgo al livello zero, quello principale, da cui si diramano praticamente tutti i percorsi; procedo verso i lunghi e ampi corridoi in stile aeroportuale che collegano la struttura originaria alle nuove "stecche" (le chiamano così) aggiunte alla planimetria originaria. Nessuno in giro! Faccio un centinaio di metri ed ecco davanti a me un nuovo info-point, stavolta non sguarnito; ci sono altri visitatori che stanno chiedendo indicazioni... ma questa voce la conosco... è la mia caposettore al Comune di Assisi! Ricordo che proprio da oggi è in congedo poiché doveva far ricoverare suo padre in Otorino per un intervento urgente. Per inciso, secondo le statistiche propinate agli Italiani dal rocambolesco ministro Renato Brunetta, poiché ella sta godendo le sue ferie retribuite (previste per legge in ogni contratto di lavoro privato o pubblico), in questo momento stesso viene conteggiata dal ministero come assenteista: sarebbe da ridere se non fosse da piangere! Ci salutiamo e mi presenta l'anziano genitore. Si sono appena informati di come raggiungere il reparto di Otorinolaringoiatria. Cerco Dermatologia? Posso andare con loro: Otorino, Oculistica e Dermatologia sono accorpati in un unico reparto! Altri 200 metri e arriviamo agli ascensori della stecca successiva. Saliamo al livello 4. A questo punto francamente se fossi stato solo mi sarei smarrito. Nessun cartello a indicare Dermatologia. Nessuno a cui chiedere. Fortuna che la mia caposettore conosce la strada da fare, infatti è già stata al reparto per accordarsi circa il ricovero del padre: al punto informativo aveva soltanto chiesto conferma che non esistesse un percorso più breve e semplice! Iniziamo a percorre in senso longitudinale tutta la stecca, 200 o 300 metri, sempre dritto, passando Psichiatria, Pediatria e altri reparti, che non ricordo, e aprendo 4 o 5 porte frangi fiamme. Tutto nuovo di zecca, ma sempre poche persone, tutto molto surreale, quasi come se stessimo attraversano un set cinematografiche piuttosto che un ospedale vero! Finalmente arriviamo a destinazione, "in bocca al lupo" per augurare un felice intervento e vado a chiedere per la mia visita. Faccio vedere la mia impegnativa a un infermiere. Chi mi ha detto di venire qui? Il mio medico di base. Però gli ambulatori forse sono ancora a Monteluce, non lo sa con sicurezza nemmeno lui: telefona, s'informa, mi dice che va bene lì, di aspettare, tra poco arriverà un medico a visitarmi. Infatti dopo una ventina di minuti eccolo. Mi fa entrare nell'ambulatorio... e si sfoga! Non è possibile lavorare in queste condizioni: il Polo Unico è stato progettato da incompetenti... mancano spazi adeguati... gli ambulatori sono senza lavandini... spostarsi da una stecca all'altra è pazzesco... mi spiega che questi giorni di trasloco sono stati drammatici, per chi lavora lì, ma soprattutto per noi utenti. Anch'io lavoro nel settore pubblico come lui, e vivendo la situazione dall'interno dell'apparato non posso che concordare: i servizi funzionavano meglio 10, 20 anni fa. Manca davvero poco per essere allo sfascio: sempre meno personale, sempre più funzioni a cui assolvere con sempre meno fondi. La visita medica è più breve della chiacchierata. Gli racconto quel che è successo, mi osserva attentamente l'epidermide e non ha dubbi: acari del sottobosco, con cui sono venuto a contatto non in grotta ma dopo esserne uscito, durante il pic-nic. Malefici ragnetti invisibili! Lasciano nella pelle una sorta di rostro (un po' come fa l'ape) e questa è la causa della fastidiosa irritazione. Datomi le prescrizioni del caso, il dottore è praticamente mortificato a precisare che ora devo tornare al CUP, pagare il ticket e riportargli la ricevuta... ammette che è assurdo ma non può farci nulla. Andando verso il CUP incontro nuovamente la mia caposettore che ha appena ricoverato il padre. Ci sediamo un attimo a chiacchierare. Visto che è architetto (responsabile del piano regolatore di Assisi) le chiedo come giudica il nuovo ospedale Perugino. Lo liquida come roba concepita 20 o 30 anni fa, e aggiunge che nessuno ai nostri giorni dovrebbe più progettare siffatti "mostri": le stecche parallele sono state collegate da corridoi sospesi solo al livello zero, in questo modo spostarsi tra i livelli superiori di edifici diversi diventa un'autentica gara a ostacoli. I collegamenti perpendicolari andavano fatti, se non a tutti i piani, almeno a piani alterni. E non avrebbero fatto male a prevedere dei tapis-roulant come negli aeroporti! Torno al CUP e pago il ticket. Questa volta l''addetto all'info-point c'è ed è bello che impegnato a spiegare un itinerario assai complicato, a giudicare dalla faccia di chi ascolta. Torno a Dermatologia a lasciare la ricevuta. Durante il mio su e giù noto un paio di anziani disorientati, con dei fogli in mano, decisamente in crisi di orientamento. Faccio finalmente per la quarta ed ultima volta lo stesso percorso e riguadagno l'uscita dopo un paio d'ore. Nonostante il passaggio dall'aria condizionata all'afa è stato un autentico sollievo! Tra tutto ho calcolato che per fare questa visita dermatologica ho camminato dentro l'ospedale quasi un paio di chilometri... più che dentro la Grotta dei Cinque Laghi! Malasanità? No, semplicemente sanità mal programmata.