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sabato 31 gennaio 2009

ionoi-iovoi ®

una sola idea, poche sillabe
per comunicare tanto a tutti
   

giovedì 29 gennaio 2009

Scrivi che ti passa!

Nello stesso seminario in cui ho ascoltato la frase di Bacone di cui allo scorso post, hanno accennato a una campagna promozionale per l'uso dei profilattici messa in piedi qualche anno fa dalla L.I.L.A. (Lega Italiana per la Lotta contro l'AIDS). Per gadget distribuivano una penna biro metà della quale aveva un vano contenente un preservativo. Ma la genialata era lo slogan inciso sulla penna:


SE NON PUOI VENIRE SCRIVI!


:o)

Quant'è vero!

Chi ha moglie e figli ha dato ostaggi alla fortuna. 
 

Avrei parecchie cose da raccontare oggi... ma devo assolutamente recuperare un po' di sonno perduto, perciò mi soffermo solo su questa breve citazione. Mi ci sono imbattuto la settimana scorsa, a un seminario, condividendola in pieno: quant'è vero! Se amiamo qualcuno si crea necessariamente la possibilità che quella stessa fonte di gioia possa trasformarsi in fonte di dolore. Nonostante questo pericolo, è ovvio che valga sempre la pena di amare, anzi è proprio impossibile non farlo, salvo rinnegare la nostra natura umana. Cercando nel web l'aforisma di Bacone, per verificarne l'autenticità, ho però scoperto che, ricondotto al contesto da cui è stato estrapolato, aveva un significato ben diverso e per di più terribilmente maschilista!  
"Chi ha moglie e figli ha dato ostaggi alla fortuna, perché essi sono impedimento alle grandi imprese sia di bene che di male. Ma la causa più ordinaria di celibato è la libertà, certamente in certi spiriti egoisti e bizzarri, che sono sensibili ad ogni restrizione. Gli uomini non sposati sono ottimi amici, ottimi padroni, ottimi domestici, ma non sempre ottimi soggetti, perché son facili a prendere il volo, e quasi tutti i fuggiaschi son di quella condizione. Il celibato va bene per gli ecclesiastici, perché la carità difficilmente irrigherà il suolo se deve prima riempire una pozza. Certamente moglie e figli sono una specie di disciplina dell’umanità, e i celibi, sebbene siano molte volte più caritatevoli poiché i loro mezzi sono meno esausti, tuttavia sono più crudeli e duri di cuore perché la loro tenerezza non è spesso invocata."
(Bacone, Saggi, Del matrimonio e del celibato)

Onde evitare equivoci, il senso che preferisco attribuire alla frase - non me ne voglia Bacone - è questo: Chi ha marito o moglie o figli ha dato ostaggi alla fortuna.

mercoledì 28 gennaio 2009

Stramaledettamente buona!

All'inizio dello scorso mese di novembre ebbi... una vera e propria folgorazione! Mi dissi subito - Non è possibile che nessuno abbia già avuto questa idea... - ma è proprio quello che la ricerca su internet mi dimostrò. Allora passai qualche settimana a lasciarla decantare, a immaginare scenari e utilizzi... Ne parlai - o meglio la mostrai - solo a un'amica fidata, che è solita stare coi piedi per terra: anche lei giudicò che l'idea fosse - Stramaledettamente buona! -. Così prima di Natale sono andato nello studio legale di un compagno di liceo, specializzato giusto nella registrazione di brevetti, loghi, marchi e abbiamo individuato la strategia migliore per tutelare l'opera d'ingegno a cui s'allude. Prima ancora di capire bene come spenderla! Il 9 gennaio la domanda di registrazione è stata presentata all'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi e da allora ne decorrono gli effetti. Prometto che tra pochissimo ne parlerò sul blog. E passerò il weekend a creare un nuovo spazio web ad hoc. Intanto ditemi, avete mai provato a giocare coi pronomi personali al posto dei mattoncini lego? :-)

martedì 27 gennaio 2009

6 milliards d'Autres

Il Taccuino dell'Altrove, blog dell'antropologo Giovanni Gugg, è sempre fonte di spunti e analisi di grande interesse. Lì ho scoperto l'esistenza di 6 miliardi di Altri, progetto di Yann Arthus-Bertrand che raccoglie le testimonianze spontanee di 5000 persone di 75 nazioni intervistate sulle domande principali della vita. Giovanni ne parla con tale competenza e precisione che rimando per forza al post del suo blog.* Unico "problema": ci vogliono giorni per ascoltare tutte le interviste disponibili sul sito di 6 miliardi di Altri!

*Post scriptum di 3 anni dopo: purtroppo il blog di Giovanni non esiste più e il post è andato perduto.

lunedì 26 gennaio 2009

...e il palindromo del lunedì!

All'eros, ai "no", ridevi, Luigina mia; hai mani giulive d'ironia, sorella! 

Ci ho preso gusto coi palindromi; ho scoperto che mi vengono pure bene. Questo (55 lettere!) l'ho appena fatto ed è dedicato alla mia amica Luigina, ora in vacanza a Parigi.

domenica 25 gennaio 2009

Il palindromo della domenica

"I love"... e voli!

Da sinistra a destra e da destra a sinistra: palindromo piccolo ma evocativo e - a giudicare la ricerca a vuoto su Google - dovrei averlo appena inventato io.

Grazie Stella! ;o)

P.S. database dei palindromi online

sabato 24 gennaio 2009

La formula della coppia

Se c'è un termine che trovo sbagliato, riferito ai membri di una coppia, quello è metà (la mia metà, la mia dolce metà ecc.).

D'accordo, contiene l'idea dell'anima spezzata che vuole ricongiungersi con la propria metà gemella -- immagine senz'altro ispirata e romantica -- però sul piano di realtà terreno è forviante.

La vera coppia (se volete alchemica) di uomo e donna è necessariamente formata da due interi, mai da due metà.

posto M = F = 1/2

M + F <1

Posto M = F = 1

M + F >2

O se preferite lo scrivo così

1/2 + 1/2 < 1 

1 + 1 > 2

Chiaramente un nonsense matematico, ma un vero must del buonsenso!

Per chi avesse scordato algebra e notazioni matematiche: ho soltanto scritto che in ogni coppia in cui l'uomo e la donna si sentono "metà", un mezzo più un mezzo è minore di uno; mentre in ogni coppia in cui l'uomo e la donna si sentono "interi", uno più uno è maggiore di due.

P.S. E niente battute sul fatto che un post così l'ho scritto di sabato sera, please! :-)

venerdì 23 gennaio 2009

AAA CERCANSI FOTO... grazie Chiara!

Grazie Chiara, i tuoi suggerimenti mi hanno ispirato questa coppia di comportamenti opposti. Ho tenuto la celeberrima testata di Zidane a Materazzi agli ultimi Mondiali, ma ho sostituito le strette di mano tra i giocatori della Fiorentina con quella fantastica tra Stoner e Rossi al termine del MotoGP di Germania dello scorso anno. Un bel contrappunto nevvero? 


A dire il vero per illustrare quello che ho in mente funzionerebbero meglio immagini con parecchie persone: in questo senso la contrapposizione dei giocatori di due squadre che si comportano con fair play oppure vengono alla mani è davvero un'ottima idea, brava Chiara. Ma non sono ancora riuscito a trovare foto (di qualità sufficiente) in cui tali atteggiamenti siano inequivocabili. Allora, chi altro partecipa a questo gioco? ;o) 


 N.B. L'idea misteriosa è tutta nelle "parole" omesse e sostituite dai puntini... e l'uso ideale che immagino riguarda più sequenze video che foto statiche. Qui gli altri esempi di abbinamenti di immagini già pubblicati. Qui la spiegazione del senso di tutto ciò.

Israele parli anche con Hamas

di DAVID GROSSMAN

Come le volpi del racconto biblico di Sansone, legate per la coda a un'unica torcia in fiamme, così noi e i palestinesi ci trasciniamo l'un l'altro, malgrado la disparità delle nostre forze. E anche quando tentiamo di staccarci non facciamo che attizzare il fuoco di chi è legato a noi - il nostro doppio, la nostra tragedia - e il fuoco che brucia noi stessi. Per questo, in mezzo all'esaltazione nazionalista che travolge oggi Israele, non guasterebbe ricordare che anche quest'ultima operazione a Gaza, in fin dei conti, non è che una tappa lungo un cammino di violenza e di odio in cui talvolta si vince e talaltra si perde ma che, in ultimo, ci condurrà alla rovina.
Assieme al senso di soddisfazione per il riscatto dello smacco subito da Israele nella seconda guerra del Libano faremmo meglio ad ascoltare la voce che ci dice che il successo di Tsahal su Hamas non è la prova decisiva che lo Stato ebraico ha avuto ragione a scatenare una simile offensiva militare, e di certo non giustifica il modo in cui ha agito nel corso di questa offensiva. Tale successo prova unicamente che Israele è molto più forte di Hamas e che, all'occasione, può mostrarsi, a modo suo, inflessibile e brutale.
Allo stesso modo il successo dell'operazione non ha risolto le cause che l'hanno scatenata. Israele tiene ancora sotto controllo la maggior parte del territorio palestinese e non si dichiara pronto a rinunciare all'occupazione e alle colonie. Hamas continua a rifiutare di riconoscere l'esistenza dello Stato ebraico e, così facendo, ostacola una reale possibilità di dialogo. L'offensiva di Gaza non ha permesso di compiere nessun passo verso un vero superamento di questi ostacoli. Al contrario: i morti e la devastazione causati da Israele ci garantiscono che un'altra generazione di palestinesi crescerà nell'odio e nella sete di vendetta. Il fanatismo di Hamas, responsabile di aver valutato male il rapporto di forza con Tsahal, sarà esacerbato dalla sconfitta, intaserà i canali del dialogo e comprometterà la sua capacità di servire i veri interessi palestinesi. Ma quando l'operazione sarà conclusa e le dimensioni della tragedia saranno sotto gli occhi di tutti (al punto che, forse, per un breve istante, anche i sofisticati meccanismi di autogiustificazione e di rimozione in atto oggi in Israele verranno accantonati), allora anche la coscienza israeliana apprenderà una lezione. Forse capiremo finalmente che nel nostro comportamento c'è qualcosa di profondamente sbagliato, di immorale, di poco saggio, che rinfocola la fiamma che, di volta in volta, ci consuma. È naturale che i palestinesi non possano essere sollevati dalla responsabilità dei loro errori, dei loro crimini. Un atteggiamento simile da parte nostra sottintenderebbe un disprezzo e un senso di superiorità nei loro confronti, come se non fossero adulti coscienti delle proprie azioni e dei propri sbagli. È indubbio che la popolazione di Gaza sia stata "strozzata" da Israele ma aveva a sua disposizione molte vie per protestare e manifestare il suo disagio oltre a quella di lanciare migliaia di razzi su civili innocenti. Questo non va dimenticato. Non possiamo perdonare i palestinesi, trattarli con clemenza come se fosse logico che, nei momenti di difficoltà, il loro unico modo di reagire, quasi automatico, sia il ricorso alla violenza. Ma anche quando i palestinesi si comportano con cieca aggressività - con attentati suicidi e lanci di Qassam - Israele rimane molto più forte di loro e ha ancora la possibilità di influenzare enormemente il livello di violenza nella regione, di minimizzarlo, di cercare di annullarlo. La recente offensiva non mostra però che qualcuno dei nostri vertici politici abbia consapevolmente, e responsabilmente, afferrato questo punto critico. Arriverà il giorno in cui cercheremo di curare le ferite che abbiamo procurato oggi. Ma quel giorno arriverà davvero se non capiremo che la forza militare non può essere lo strumento con cui spianare la nostra strada dinanzi al popolo arabo? Arriverà se non assimileremo il significato della responsabilità che gli articolati legami e i rapporti che avevamo in passato, e che avremo in futuro, con i palestinesi della Cisgiordania, della striscia di Gaza, della Galilea, ci impongono? Quando il variopinto fumo dei proclami di vittoria dei politici si dissolverà, quando finalmente comprenderemo il divario tra i risultati ottenuti e ciò che ci serve veramente per condurre un'esistenza normale in questa regione, quando ammetteremo che un intero Stato si è smaniosamente autoipnotizzato perché aveva un estremo bisogno di credere che Gaza avrebbe curato la ferita del Libano, forse pareggeremo i conti con chi, di volta in volta, incita l'opinione pubblica israeliana all'arroganza e al compiacimento nell'uso delle armi. Chi ci insegna, da anni, a disprezzare la fede nella pace, nella speranza di un cambiamento nei rapporti con gli arabi. Chi ci convince che gli arabi capiscono solo il linguaggio della forza ed è quindi quello che dobbiamo usare con loro. E siccome lo abbiamo fatto per così tanti anni, abbiamo dimenticato che ci sono altre lingue che si possono parlare con gli esseri umani, persino con nemici giurati come Hamas. Lingue che noi israeliani conosciamo altrettanto bene di quella parlata dagli aerei da combattimento e dai carri armati. Parlare con i palestinesi. Questa deve essere la conclusione di quest'ultimo round di violenza. Parlare anche con chi non riconosce il nostro diritto di vivere qui. Anziché ignorare Hamas faremmo bene a sfruttare la realtà che si è creata per intavolare subito un dialogo, per raggiungere un accordo con tutto il popolo palestinese. Parlare per capire che la realtà non è soltanto quella dei racconti a tenuta stagna che noi e i palestinesi ripetiamo a noi stessi da generazioni. Racconti nei quali siamo imprigionati e di cui una parte non indifferente è costituita da fantasie, da desideri, da incubi. Parlare per creare, in questa realtà opaca e sorda, un'alternativa, che, nel turbine della guerra, non trova quasi posto né speranza, e neppure chi creda in essa: la possibilità di esprimerci. Parlare come strategia calcolata. Intavolare un dialogo, impuntarsi per mantenerlo, anche a costo di sbattere la testa contro un muro, anche se, sulle prime, questa sembra un'opzione disperata. A lungo andare questa ostinazione potrebbe contribuire alla nostra sicurezza molto più di centinaia di aerei che sganciano bombe sulle città e sui loro abitanti. Parlare con la consapevolezza, nata dalla visione delle recenti immagini, che la distruzione che possiamo procurarci a vicenda, ogni popolo a modo suo, è talmente vasta, corrosiva, insensata, che se dovessimo arrenderci alla sua logica alla fine ne verremmo annientati. Parlare, perché ciò che è avvenuto nelle ultime settimane nella striscia di Gaza ci pone davanti a uno specchio nel quale si riflette un volto per il quale, se lo guardassimo dall'esterno o se fosse quello di un altro popolo, proveremmo orrore. Capiremmo che la nostra vittoria non è una vera vittoria, che la guerra di Gaza non ha curato la ferita che avevamo disperatamente bisogno di medicare. Al contrario, ha rivelato ancor più i nostri errori di rotta, tragici e ripetuti, e la profondità della trappola in cui siamo imprigionati.

da www.repubblica.it (20/01/09) - traduzione di A. Shomroni

giovedì 22 gennaio 2009

AAA CERCANSI FOTO... ESEMPI CONCRETI!

Martedì scorso ho spiegato il tipo di foto che sto cercando, per realizzare un "book", per presentare in modo convincente l'idea alla quale sto lavorando. Per essere un po' più chiaro ho scaricato sei foto da internet e le ho montate insieme due a due.

Facendo riferimento alle antitesi che avevo proposto a titolo di esempio, la prima coppia è un tentativo di tradurre piste ciclabili piene di persone in bici / automobilisti incolonnati in mezzo ai fumi di scarico. 


La seconda coppia vuol richiamare invece una lezione fatta "in cerchio" / una lezione "frontale" ed "ex cathedra".

La terza infine missioni di pace / occupazioni militari. Sono gli scatti più decenti che ho trovato, ma si può di certo sperare in qualcosa di decisamente migliore, sia dal punto di vista qualitativo che per l'attinenza a quanto voglio rappresentare. Rinnovo l'invito a segnalarmi foto simili (anche spaiate naturalmente) .


Sta collaborando con me un esperto di marketing etico; stiamo costruendo una strategia che muova su due fronti: provare a sperimentare in piccola scala l'idea qui in Umbria e parallelamente bussare a qualche "porta" (a Roma o Milano) per proporne l'utilizzo a livello nazionale. Qualche bella foto ci aiuterebbe parecchio.


N.B. I puntini tra virgolette simboleggiano l'idea che dà un senso al tutto, ma che per ora tengo segreta... suspense! ;o)

Sette anime:
finalmente un Muccino che apprezzo

Continuo a scegliere di andare al cinema senza leggere recensioni (che quasi sempre anticipano la trama!) o chiedere pareri su quel mi attende, senza idee preconcette salvo quelle che posso essermi già fatto di registi e interpreti dalle loro opere precedenti.


Sette anime (meglio il titolo originale Seven Pounds, sette pesi) è il quarto film di Gabriele Muccino che vedo e il primo che mi piace. L'ultimo bacio (2001)... beh, non riesco proprio a ricordarmelo, quindi indubbiamente non mi colpì molto. Ricordati di me (2003) ahimè lo ricordo: se non mi piace l'Italia degli adoranti d'Arcore, veline e SUV, perché mai dovrebbe piacermi una fedele fotografia senza didascalie di siffatta Italia? Non parliamo poi de La ricerca della felicità (2006): se non mi piace la brutta fine che ha fatto il sogno americano, l'edonismo reaganiano, l'etica (protestante) del capitalismo, perché mai dovrebbe piacermi la storia di un povero cristo che sogna di farsi da sé per avere tanti soldi, una bella casa e una Ferrari rossa fiammante? Sarebbe questa la ricetta per ogni famiglia che vuol essere felice??


Concedevo a Muccino solo di distinguersi per buon uso del mezzo cinematografico, gusto nel ritmo del montaggio, nelle inquadrature e nell'infiocchettamento di un bel prodotto. Ma quanto a contenuti e messaggi dati allo spettatore, questi primi tre film per me valgono zero. Dati tali precedenti, non mi aspettavo nulla da Sette anime, proprio "nulla"! E invece stavolta Muccino mi ha convinto, anche se scopro ora che la critica ha stroncato quest'ultimo lavoro (del resto aveva apprezzato quelli che io ritengo insignificanti!).


L'idea su cui si basa il copione di Sette anime non era facile da rendere, si rischiava di scivolare o nell'inverosimile o nel "drammone". Invece tanto di cappello a un film che cammina sul filo senza cadere: la trama si svela un pezzetto alla volta - ci pare quasi di mettere insieme un puzzle - e non ve la svelerò di certo qui. Un perfetto meccanismo che somma indizi, particolari, frasi, scena dopo scena, fino a costruire un finale che porta a capire la storia giusto quando incombono i titoli di coda. La sceneggiatura è priva di un livello di analisi psicologica dei personaggi (un limite di tutte le opere di Muccino?), però un limite che in questo caso mi sembra strategicamente giustificato, onde evitare di rendere il soggetto eccessivamente pesante; è lo stesso spettatore chiamato a sopperire con le sue riflessioni e il suo transfert e il trucco funziona. Un film che contiene tanta tristezza, ma anche l'esempio luminoso di quanto sia possibile fare del bene al nostro prossimo, con un the end decisamente karmico, che nonostante tutto non riesco a non considerare lieto.


ASSOLUTAMENTE DA VEDERE, e - mi raccomando - salvo siate disincantati, cinici e vaccinati alle lacrime, portatevi un pacchetto di clinex: vi serviranno da metà film in poi e soprattutto per il finale! N.B. Penso che pochi film possono essere danneggiati come questo dal conoscerne la trama in anticipo; è un punto fondamentale.





Di Will Smith aggiungo solo che è un grande, capace di destreggiarsi stupendamente in ogni genere: commedia, fantascienza, drammatico ecc.


P.S. Un dubbio: non sarà che questo film mi è piaciuto perché sotto sotto lo interpreto da un punto di vista spirituale che Muccino, in realtà, non ha per niente approfondito?

martedì 20 gennaio 2009

AAA CERCANSI FOTO
(please, datemi una mano a fin di bene)

Adesso, per prima cosa, non prendetemi per matto: datemi un po' di fiducia. Dopo avere dedicato metà 2007 e metà 2008 alla realizzazione del progetto della mostra Donne di Vrindavan, a novembre scorso - a partire da un fulmineo insight - ho iniziato a sviluppare un nuovo progetto che occuperà il mio tempo libero presumibilmente per tutto il 2009, se non oltre. Stavolta non si tratta di una pubblicazione, né di una mostra bensì di qualcosa di respiro assai più vasto... decisamente troppo per le mie forze! Per questo ho già iniziato a cercare le indispensabili collaborazioni. In questa sede e in questo momento è prematuro - per motivi di opportunità e per un po' di scaramanzia - svelare l'idea in questione. Lo farò poco per volta, mano a mano che il progetto progredirà, anche perché non escludo che proprio tramite il web possa coinvolgere le risorse e le persone che si renderanno necessarie. 


Veniamo al dunque. Per proporre in modo convincente il progetto avrei bisogno di fotografie che possano essere immediatamente associate ad azioni e comportamenti individuali capaci di contribuire al bene comune (oltre che al nostro stesso bene), capaci di costruire un futuro migliore per la collettività, capaci di aggregare la società attorno a ideali, pensieri, azioni, obiettivi positivi


Ugualmente mi servirebbero anche fotografie che mostrino esattamente l'opposto, vale a dire che possano essere immediatamente associate ad azioni e comportamenti individuali utili in primis al proprio vantaggio personale (a breve termine), contrari al bene della collettività (dunque contrarie al proprio bene a lungo termine), che mettono in forse il domani dei nostri figli, che tendono a spezzettare la società in parti non comunicanti ecc.  


Quelli che seguono sono esempi di antitesi che rispondono a quanto detto. Il primo gruppo di antitesi riguarda possibili raffigurazioni di situazioni concrete. Il secondo gruppo di antitesi riguarda concetti più generali, da personificare con qualsivoglia immagine pertinente. Ho volutamente mescolato le coppie invece che aggregarle per tematiche. Ci sono esempi più riusciti e altri meno, perciò non state a soffermarvi sui singoli statement, cercate di cogliere il quid che caratterizza immagini e concetti blu e il quid che caratterizza immagini e concetti rossi, in generale. 


famiglia a tavola per un pasto mediterraneo / famiglia che mangia frettolosamente al fast-food
famiglia che fa la raccolta differenziata / persone che scaricano rifiuti in una discarica abusiva
cibo, vestiti, medicinali distribuiti in un campo-profughi / soldati armati che rastrellano civili 
piste ciclabili piene di persone in bici / automobilisti incolonnati in mezzo ai fumi di scarico 
uomini e donne sorridenti che coltivano la loro terra / corpi dilaniati sui campi di battaglia 
writers che realizzano opere d'arte / vandali che distruggono proprietà pubbliche o private 
operai che costruiscono centrali solari, eoliche ecc. / addetti che stivano rifiuti nucleari 
giovani che suonano insieme / giovani seduti vicino... ciascuno assorto nel proprio i-pod 
giovani che giocano insieme a basket, volley ecc. / giovani in "sballo" da alcol o droghe
una badante che assiste anziani sereni / immigrati in fila per il permesso di soggiorno 
ragazzi e ragazze che ballano hip-hop insieme / bande di teppisti che si fronteggiano
una lezione fatta "in cerchio" / una lezione "frontale" ed "ex cathedra"
persone che leggono libri / persone che guardano un quiz in TV
bambini che giocano / bambini mandati a combattere eccetera... 


comportamenti che favoriscono il benessere psicofisico / eccessi che vanno in senso opposto 
diversità come opportunità di arricchimento / diversità come problema da cui difendersi 
missione umanitarie e di sviluppo internazionale / elemosina e carità a senso unico 
volontariato, altruismo e cooperazione / edonismo, egoismo e individualismo
sviluppo sostenibile / devastazione dell'ambiente e delle risorse naturali
dialogo tra culture diverse / incomunicabilità tra culture diverse
accoglienza e integrazione / paura dell'alterità e barriere
solidarietà e disponibilità / indifferenza e insensibilità
risparmio energetico / spreco di fonti non rinnovabili
democrazia partecipata / democrazia rappresentata
istruzione, cultura, arte / programmi trash in TV
missioni di pace / occupazioni militari
amore / possessività eccetera... 


PRECISAZIONI 


Le foto in questione dovrebbero ritrarre una o più persone che compiono l'azione che si vuole prendere a esempio positivo o negativo. PERSONIFICARE è parola d'ordine: NON cerco foto né di paesaggi inanimati né astratte, per quanto rappresentative dei concetti che ho illustrato. Ribadisco che quelli che ho dato SONO SOLO ESEMPI: va bene QUALUNQUE ANTITESI che contrapponga da una parte persone intese come membri attivi di una collettività, capaci di creare legami, collaborazioni, iniziative utili alla società (e al mondo); dall'altra persone che pensano solo al proprio tornaconto, che vedono perciò le altre persone come meri strumenti dei propri fini (o come specchio delle proprie paure). 


Vi chiedo in primis di segnalarmi foto adatte a rappresentare quanto illustrato presenti SUL WEB ed eventualmente, se ne avete, fatte da voi. Il mio obiettivo è realizzare la mia idea a fin di bene e rientrare almeno nelle spese che sto sostenendo per concretizzarla, quindi non posso promettervi niente se non di menzionare e citare gli autori delle foto. Sottolineo che sto cercando di realizzare qualcosa di socialmente utile, che unisca e aggreghi, in modo trasversale e apolitico. Non è necessario che mi facciate avere coppie di immagini contrapposte come le antitesi che ho elencato a mo' di esempi, quello sarebbe il massimo... cercherò di accoppiare quelle che mi segnalerete, anche se non comprese tra gli esempi che ho dato, basta siano comunque rappresentative del "gruppo blu" o del "gruppo rosso". In questa fase mi basta potere rappresentare tre o quattro coppie blu/rosso.


Riassumendo. Non è un concorso e non si vince niente (al più posso regalarvi e spedire una delle mie pubblicazioni)! Posso solo promettere: 1) di raccontare sul blog come andrà sviluppandosi questa idea; 2) che il mio intento è creare qualcosa di utile e positivo per tutta la nostra nazione; 3) che in generale - secondo le possibilità che ho - amo sdebitarmi con chi mi aiuta. Ho tirato a bordo le cime, la vela è issata, vediamo se il vento di questo fantastico web 2.0 saprà sorprendermi ancora una volta!

lunedì 19 gennaio 2009

...e la febbre a mattina!

Ecco, c'era qualcosa che non mi tornava in tutta quella stanchezza di mia figlia iersera. E pure nella mia. Mentre s'addormentava ho avuto la sensazione che fosse un po' calda e un piccolo dubbio m'era sorto. Ma sono crollato dal sonno prestissimo anche io, dicendomi "ci penserò domani".
Stamattina. quando s'è svegliata. le ho fatto misurare la temperatura: 36,6°C, niente... eppure si sentiva debole... e l'occhio lucido e il faccino sbattuto mi sono parsi inequivocabili. Prima di farla vestire per andare a scuola, nuova misurazione e questa volta il termometro segnava 37,2°C. Chiamo in ufficio per spiegare la situazione, prendo un giorno di ferie al volo, con qualche telefonata sbrigo un po' di faccende urgenti di cui dovevo occuparmi al lavoro, dopodiché ho trascorso tutta la mattina con lei: abbiamo visto un DVD, letto qualcosa insieme, fatto qualche gioco. Quando il termometro è arrivato a segnare 38°C le ho dato 250mg di tachipirina; ora da una mezz'oretta dorme nel lettone, sotto le coperte, e la temperatura è calata.
E pensare che ieri mattina aveva corso una 800 metri campestre a Foligno con la sua squadra di atletica, arrivando prima della sua squadra e seconda assoluta, dietro una concorrente sempre classe 98-99 ma praticamente di un altro pianeta per allenamento ed esperienza (aveva persino un auricolare e l'allenatore durante la gara le suggeriva tattica e tempi!). Per Arianna si trattava invece della prima vera gara, a parte quelle di quando faceva skating qualche anno fa (un ambiente che si rivelò prematuramente agonistico!). Persino dopo l'arrivo, una volta andato via il fiatone non era stanca per niente. Tant'è che tornati a casa e fatti i compiti, non stava nella pelle per andare a pattinare sul ghiaccio nel primo pomeriggio. E quando siamo arrivati alla pista, visto che era mezza sciolta e stava pure cominciando a piovere, ho dovuto insistere per convincerla che non era aria: lei avrebbe pattinato in ogni caso. Siamo andati al cinema e dopo pure a far un po' di shopping, ed era ancora un grillo. Ero io semmai che non mi sentivo in forma, infatti per la prima volta in vita mia, anche se ci fossero state le condizioni per pattinare, avevo deciso di non entrare in pista insieme a lei, perché mi sentivo le gambe strane e un po' debole in generale.
Come al solito l'influenza mi fa l'occhiolino e se ne va. La debolezza ieri pomeriggio e la spossatezza a sera sono il mio modo di sfogare la febbre (rarissimo che mi salga la temperatura, al più poche linee) e già stamattina mi sento benone. Quest'inverno poi sto prendendo, proprio per rafforzare le difese immunitarie, echinacea e rosa canina, e mi pare funzionino. Le do anche ad Arianna quando sta con me, non a caso non era mai successo che arrivasse a gennaio senza una malattia. Vediamo se anche la convalescenza sarà veloce.
S'è svegliata... corro! :-)

domenica 18 gennaio 2009

Il sospiro del mare a sera

George Braque (1982-1963), Barche
Troppe cose questi giorni... per entrambi: io e mia figlia andiamo a letto adesso, ore 20.20! Così presto a lei non capita da almeno un anno, a me da molti più. Reset! Chi mi ha lasciato un commento abbia pazienza, risponderò appena posso. Adesso ho bisogno di riparare in porto, mettermi tranquillo a riva, assecondare il sospiro del mare a sera. Buona notte.

Da Corot a Picasso, da Fattori a De Pisis

Si conclude oggi - ahimè - la più interessante mostra di pittura che abbia visto da molti anni a questa parte.

Nonostante fosse proprio qui a Perugia, in pieno centro storico a Palazzo Baldeschi, e molti amici me ne avessero parlato più che bene sin da settembre, rimanda rimanda ho rischiato seriamente di perdermela; mi sono comunque perso sul serio il suo catalogo, andato ormai esaurito.

Pregio e particolarità di Da Corot a Picasso, da Fattori a De Pisis, evento organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, sono l'ospitare, in due sezioni distinte, opere della Phillips Collection di Washington e della Galleria d'arte Ricci Oddi di Piacenza. In entrambi i casi si tratta di raccolte private messe insieme più o meno nello stesso periodo da dei ricchi collezionisti d'arte, Duncan Phillips (1986-1966) negli Stati Uniti e Giuseppe Ricci Oddi (1868-1937) in Italia, e divenute in seguito dei veri e propri musei.

Da Washington è arrivata in Umbria una selezione di quadri dei maggiori maestri dell'impressionismo e delle maggiori avanguardie europee del Novecento tra cui Jean-Baptiste Camille Corot (1796-1875), Gustave Courbet (1819-1877), Édouard Manet (1832-1883), Paul Cézanne (1839-1906), Claude Monet (1840-1926), Henri Rousseau (1844-1910), Vincent Van Gogh (1853-1890), Vasilij Vasil'evič Kandinskij (1866-1944), Pierre Bonnard (1867-1947), Pablo Picasso (1881-1973), George Braque (1882-1963), Amedeo Modigliani (1884-1920).

Da Piacenza è invece arrivata una selezione di opere dei protagonisti della pittura italiana tra Ottocento e Novecento tra cui Giovanni Fattori (1825-1908), Giuseppe de Nittis (1846-1884) Giacomo Grosso (1851-1920), Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), Carlo Carrà (1881-1966), Felice Casorati (1883-1963), Amedeo Bocchi (1883-1976), Massimo Campigli (1895-1971), Filippo De Pisis (1896-1956). La prossima volta che mi troverò tra Lombardia ed Emilia, senz'altro non dimenticherò di visitare la Galleria Ricci Oddi.

Anche se come personaggio "televisivo" lo trovo alquanto arrogante e irritante, riconosco a Vittorio Sgarbi, curatore della mostra, il merito di avere allestito un percorso ricco, completo, coerente e stimolante a cui è pressoché impossibile restare indifferenti, mentre e facilissimo restare incantanti di fronte a numerose tele... come quelle che ho qui inserito (dall'alto a scendere):
  • Jean-Baptiste Camille Corot, Veduta dei giardini Farnese di Roma
  • Amedeo Bocchi, La colazione del mattino
  • Amedeo Modigliani, Elena Povoloski
  • Giacomo Grosso, Allo specchio
P.S. Il quadro della mostra che forse mi ha colpito di più era di George Braque, ma nonostante abbia cercato in lungo e in largo su internet non riesco a trovarne nessuna riproduzione. Un'opera degli ultimi anni di questo artista francese, oltre il suo periodo cubista: un paesaggio con una bicicletta appoggiata a un palo, uno scroscio di pioggia e colori densi e incredibili... mi pare s'intitolasse Il temporale o qualcosa di simile.

sabato 17 gennaio 2009

Semplicemente un mito

Vedrai, Vedrai è del 1965, proprio come me... questa versione un po jazz, solo voce e piano, esalta - se è possibile esaltarlo ancora di più - l'immenso talento di Tenco. Ma ve lo immaginate Battisti, De André, Tenco quanto si divertono insieme Lassù?



Vedrai vedrai
(Luigi Tenco)

Quando la sera
tu ritorni a casa
non ho neanche voglia di parlare
tu non guardarmi
con quella tenerezza
come fossi un bambino
che rimane deluso
Si lo so
che questa
non è certo la vita
che hai sognato un giorno per noi
Vedrai vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà
Vedrai vedrai
che non sei finito sai
non so dirti come e quando
ma vedrai che cambierà
Preferirei sapere che piangi
che mi rimproveri d'averti delusa
e non vederti sempre così dolce
accettare da me
tutto quello che viene
Mi fa disperare
il pensiero di te
e di me che non so darti di più
Vedrai vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà
Vedrai vedrai
che non sei finito sai
non so dirti come e quando
ma vedrai che cambierà.

Il volto noir di Perugia

Nero Perugino, Edizioni Futura, Perugia, 2008 (ISBN88-95132-29-7): quattro racconti di altrettanti maestri del giallo italiano Massimo Carlotto, Michael Gregorio, Giampiero Rigosi, Grazia Verasani per raccontare il volto noir di Perugia; una pubblicazione regalata alla cittadinanza dall'assessorato alla cultura del Comune in occasione delle festività natalizie.

Prefazione 
di Giovanna Zucconi

Corso Vannucci è sempre vuoto, i ristoranti e gli stomaci sono sempre pieni, il vento non smette mai di soffiare, si calpestano piccioni morti, circolano stranieri intabarrati. È vero? Verissimo: di quella verità che solo l'immaginazione possiede. Perugia è forse la città italiana che meglio sa quanto il racconto mediatico della violenza possa diventare, a sua volta, violenza. Quanto possa, e forse voglia, distorcere, stravolgere, esasperare, dunque falsificare. Del resto, dalla Canzone di Marinella di Fabrizio De Andrè fino alla recente amplificazione artata dell'insicurezza per scopi politici, ben sappiamo che il delitto si lascia piegare agli usi più diversi, sublimi o miserabili che siano. Né (Perugia lo sa) il giornalismo è di per sé garanzia di realtà: non fosse che per motivi quantitativi. Vista una, cento, un milione di volte, anche la sequenza di un bacio fra due studenti perde innocenza. Ora però quattro scrittori, che sono poi cinque, scrostano dalla città le immagini morbosamente replicate e le parole surreali emesse laddove invece ingenuamente si presume venga distillata la realtà: sui giornali e nei telegiornali. Perugia, con i suoi luoghi e le sue ombre e i suoi pendii e la sua luce solare, torna a essere nuda, vuota, puro teatro dell'immaginazione. Qui finalmente può accadere, e accade, tutto. Qui incontrate un sicario grullo e una visitatrice che molto cammina, qui un giustiziere autonominatosi castigatore del Male acquista cappa e spada su internet proprio mentre un prussiano settecentesco scende dalla carrozza e rimane senza fiato. Qui corso Vannucci è sempre vuoto, eccetera. Tutto vero, verissimo. Diceva una eccellente scrittrice americana, Grace Paley, che si scrive di quello che non si capisce e non si conosce: "scrivere è un atto investigativo". Appunto.

venerdì 16 gennaio 2009

L'abbuffata di Bankitalia...
ma v'andasse di traverso!

Scandaloso!!! Leggete e sdegnatevi per gli altarini o meglio le tavolate che Franco Bechis rivela su Italia Oggi del 7 gennaio 2009: un grazie di cuore a questo giornalista che mette il dito sulla piaga degli sperperi "fine impero" delle nostre caste dirigenziali.

Banca d'Italia, l'abbuffata 
Maxi-appalto per la ristorazione di Draghi. 
Ogni pasto a 76 euro
Crisi o non crisi, la tavola sarà bandita. La Banca d'Italia sta per assegnare un maxi-appalto per la ristorazione di Mario Draghi e dei membri del direttorio, e dei dirigenti comprensivo della mensa interna per il personale. Valore 24,5 milioni di euro per un triennio, con prezzi da alta ristorazione. Settantasei euro a pasto per colazioni di lavoro e buffet di alta rappresentanza, 52 euro a testa per le colazioni di lavoro ordinarie, 42 euro per quelle un po' più leggere. Al top la scelta dei menù e dei vini che Bankitalia pretende indicando nel bando ogni esigenza, comprese le etichette delle case viti vinicole. Sorprese anche per la mensa dei dipendenti, che in tavola potranno festeggiare perfino il Carnevale... Non che siano previsti grandi trattamenti di favore. Per una colazione di lavoro di alta rappresentanza per i 76 euro verrà dato un primo, un secondo,.un contorno e un dolce. Prima o l'aperitivo o se il tempo stringe un anti· pasto seduti. Nel primo caso prosecco, tartine e scaglie di grana. Nel secondo capesante con aragosta in vinaigrette. Di primo nidi di crespelle con polpa di granchio, poi lamelle di spigola e mazzancolle in bellavista. Contorno a scelta fra patate al vapore e asparagi all'agro (si resta leggeri) e dolce di scaglie di millefoglie con cioccolato. Tutto annaffiato da chardollay bianco Lison di Primaggiore. Nei 76 euro anche il caffè finale. Per il menù di lavoro ordinario a 52 euro capesante, riso ai funghi, spigola bollita, contorni di stagione e torta di frutta. Vino rigorosamente bianco, Vintage Tunina dello Jerman. Ma in questo caso nel prezzo sono comprese sigari e sigarette per la chiacchierata finale dopo il caffè e perfino una scelta dal carrello dei superalcolici. Più popolari i buffet a soli 42 euro a persona: aperitivo con Bellini o Rossini, tartine, crocchettine, spiedini di formaggi e salumi, frittini vari, permette alla vodka, crespelle, salmone alla russa o filettini di pollo al curry, verdure marinate, frutta,mousse e semifreddi. Scelta fra vino bianco (Regaleali conte Tasca di Almerita) e Rosso (Santa Cristina Antinori). Vini, spumanti, coca cola e aranciata nei brunch (l'appalto regola anche quelli). E una miriade di menù di stagione e giornalieri anche per la mensa dipendenti, che avrà sorprese ogni vigilia di feste importanti. Compreso il periodo di Carnevale, in cui crisi o non crisi a chi lavora a palazzo Koch non verranno negate le tradizionali frappe (così si dicono a Roma, ma altrove bugie, cenci, galani, chiacchiere...). La tavola di Banca d'Italia: un bel segnale contro il pessimismo generale... [link originale]
Franco Bechis 
Alla faccia di chi risparmia il centesimo al supermercato per arrivare alla fine del mese! Troppa disparità sociale può solo originare da un lato arrogante opulenza, arroccamento, distacco dal "Paese reale", difesa dei privilegi "neofeudali", dall'altro sempre maggiori difficoltà quotidiane, malcontento, sdegno ecc. In conclusione un crescente conflitto sociale. Per la cronaca: il martedì e il giovedì, quando rientro in ufficio, mi spetta per pranzo un buono pasto da 5,25€ e per quel che mangio basta e avanza!